Un poeta alla ricerca nel cielo della propria anima

 

Convince la lettura scenica di Anna Bonaiuto delle 75 cartelle di Porno-Teo-Kolossal di Pierpaolo Pasolini

 

Di OLGA CHIEFFI

 Teatro Diana affollato, l’altro ieri sera, per la lettura scenica delle settantacinque cartelle del treatment di PierPaolo Pasolini, che porta il titolo di Porno-Teo-Kolossal, affidato alla spontanea interpretazione di Anna Bonaiuto. Lo spettacolo firmato dal regista Francesco Saponaro si apre con la voce di Eduardo De Filippo che piange la morte di Pierpaolo Pasolini, rassicurando tutti che un giorno anche i suoi oppositori gli avrebbero dato ragione (e così è stato!). La cometa del viaggio di Epifanio, si palesa su Napoli e incomincia il lunghissimo viaggio facendo incontrare al Re Mago con il servo Nunzio, tanti napoletani in giro per il mondo. Napoli, diceva Pasolini, è rimasta l’unica vera grande città dialettale. L’adeguamento ai modelli del centro, a norme imposte dall’alto nella lingua e nel comportamento, è soltanto superficiale. Sono secoli che i napoletani si adattano mimeticamente a chi è sopra di loro”. La Bonaiuto ha scelto una lettura semplice, scorrevole, affabulante, si trova ad ordinare le carte sulla scrivania di PierPaolo, una poltrona rosa polvere sulla destra, un leggio per  il messaggio finale del testo. Carmela, Canzona Appassiunata, l’evocazione di “Bandiera rossa”, fischiata dalla stessa Anna Bonaiuto, la quale si è alternata nelle diverse voci, dal napoletano nobile di Eduardo, al romanesco di borgata che avrebbe dovuto essere quello di Ninetto Davoli, all’idioma partenopeo dall’accento nordico per l’amico napoletano incontrato nella pericolosa Gomorra. Infatti, il viaggio ha tre tappe attraverso tre città simboliche, Sodoma (Roma), Gomorra (Milano), Numanzia (Parigi), con finale a Ur nell’Oriente indiano, inscenanti l’insensata permissività, la violenta rivolta contro qualunque diversità, il fascismo neocapitalista al potere. Per “stoica” ironia, Pasolini doppia se stesso nella figura di un vecchio ingenuo e saggio, distaccato e partecipe, segnato dalla squisita aristocrazia dell’intelligenza che soltanto i veri popolani hanno. L’immagine di Epifanio, il Re Mago è quella di un poeta che insegue l’utopia nel cielo della propria anima, un’utopia politica e religiosa, alonata da un sorriso. Derubati di tutto dei vestiti e anche del prezioso presepio del Seicento meccanico, tutto d’oro, dono per il Messia, giungono alla grotta miseramente vuota, polverosa, dove un bambino arabo già vendeva i gadget della Nascita di Gesù, il quale era già stato dimenticato. Epifanio muore non regge al dolore, Nunzio il servo si trasforma in un angelo e cominciano il viaggio per il Paradiso, scomparso anch’esso. Ma nel Nulla attanagliante la porta resta aperta “Nun esiste la fine” E’ inutile cercare una chiusa alla storia cinematografica del poeta Pasolini. Tutto risulterebbe troppo retorico, o forse anche patetico. Pasolini era un intellettuale d’azione, capace di mettere in contraddizione la propria teoria, di esercitare una critica incessante nei confronti della società, sbagliando, ricredendosi, ma senza mai perdere il contatto della quotidianità. La speranza che qualcosa accada è in quella confusione di voci e i rumori della vita quotidiana nell’emozioni che possono offrire i canti di povera gente, sciocchi canti di moda, e, infine, canti rivoluzionari…do fa sol la la la. Standing ovation per Anna Bonaiuto e appuntamento a venerdì 22 gennaio con il cartellone della Casa del Contemporaneo al teatro Diana con “E’ la terra un’unica finestra” di Franco Scaldati, per la regia di Matteo Bavera, una produzione del Teatro Garibaldi di Palermo.