Un pirotecnico quattro mani - Le Cronache
Spettacolo e Cultura

Un pirotecnico quattro mani

Un pirotecnico quattro mani

 

Stefano Schirosi e Gabriella Stea questa sera in concerto a Sapri ospiti delle domeniche musicali dell’ Associazione “Antonio Vivaldi”

 

Di OLGA CHIEFFI

Continua la primavera dell’ Associazione musicale “Antonio Vivaldi” di Sapri, che nel suo fitto cartellone ospiterà questa sera, nell’Auditorium Carlo Pisacane, alle ore 19,45, un quattro mano composto da Stefano Schirosi e Gabriella Stea. Un vero spettacolo pirotecnico e funambolico il programma proposto dai due pianisti che si aprirà con il Gounod del Valzer del Faust un miracolo di bellezza e di piacevolezza sonora. La struttura è quella della scena dell’opera: durante un ballo popolare all’aperto Faust incontra per la prima volta Margherita, e le rivolge la parola. Il tenero duettino tra i due giovani interrompe dunque il Valzer. Ma l’ascoltatore noterà come la successiva ripresa del Valzer avvenga sotto il segno di Mefistofele, che aveva provocato l’incontro di Faust e Margherita. Seguirà una trascrizione della breve fantasia orchestrale España, che ebbe la prima esecuzione proprio sotto la bacchetta di Lamoureux. Fu subito un grandissimo successo ed è tuttora tra le opere più note di Chabrier. Da questo brano furono tratte trascrizioni per pianoforte a due o a quattro mani e per altri strumenti, e anche la versione che ascoltiamo oggi, che non è una vera trascrizione, ma piuttosto una mélodie o chanson che utilizza lo stesso materiale tematico dell’opera originale. Il brano interpreta con rara efficacia il gusto per la musica spagnola, che a partire da Bizet (Carmen), passando per Debussy (Ibéria) sino a Ravel (Boléro) produsse una lunga serie di capolavori francesi ispirati al folklore iberico. Il significativo in scaletta l’omaggio a Valery Gavrilin, compositore di Leningrado, vissuto una sessantina di anni tra il 1939 ed 1999, con una spiccata tendenza verso il neoromanticismo alla Shostakovich, venato da dissonanze laceranti o comicissime a seconda dei casi. Saranno proposti dei piccoli “sketches” dal sapore vagamente operettistico, che riproducono varie situazioni ritmiche: dal “Galop” alla  tarantella, sino al giocoso ritmo sincopato da cinema muto. Durante un suo viaggio in Spagna, Glinka conobbe a Madrid Felix Castilla, ottimo chitarrista, che fu poi il primo interprete della melodia popolare spagnola che costituirà la base del Capriccio brillante sulla Jota aragonese (ouverture spagnola n. 1), eseguito per la prima volta a Varsavia nel 1847 sotto la direzione dello stesso compositore e che stasera ascolteremo per quattro mani. Ascolteremo, quindi C.V. Alkan, il cui immaginario di pianista lo spinge a ogni sperimentazione per trovare la “sensazione giusta” ed è per questo che alcuni suoi contemporanei non esiteranno a ribattezzarlo il “Berlioz del pianoforte”. L’omaggio pronunciato nel 1857 da Hans von Bülow, genero di Liszt, rammenta con pertinenza quanto Alkan si fosse fatto promotore di nuove sonorità pianistiche mentre negli stessi anni in cui Berlioz rivedeva senza complessi le acquisizioni dell’orchestrazione moderna. Era del tutto naturale che egli si dedicasse anche a trascrivere per il proprio strumento numerose pagine orchestrali, come quelle dal Don Giovanni di Mozart. Ma in lui – come in Liszt – talvolta l’arrangiamento trascende il modello e trascina il pubblico in una rilettura di strabiliante virtuosismo.  Finale di serata affidata al  Bolero di Maurice Ravel, uno dei pezzi più sconcertanti che la storia della musica conosca, una vera e propria ossessione sonora, un’allucinante tensione melodica e ritmica che esplode poco prima della fine, in una liberatrice modulazione al Mi maggiore, che allenta l’insopportabile tensione.