Un pianoforte tra Romanticismo e Novecento

Scritto da , 13 marzo 2016
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Questa sera, alle 19,15, Giuseppe Lo Cicero si esibirà nell’auditorium “Carlo Pisacane” di Sapri

 

Di OLGA CHIEFFI

 

Continua la stagione cameristica dell’Associazione “A.Vivaldi”, di Sapri,  che questa sera, alle ore 19,15, ospiterà nell’ormai abituale cornice dell’auditorium “Carlo Pisacane”, il pianista  Giuseppe Lo Cicero. La serata principierà con un portrait di Fryderyk Chopin. In apertura il notturno op.15 n°2 in Fa diesis maggiore datato 1830, che a Cortot sembrava “nato dagli incanti del crepuscolo”, uno dei più celebri, e dei più tipicamente romantici. Seguiranno due Scherzi, il primo op.31 n°2, composto nel 1837, una pagina dagli accentuati contrasti dinamici, assai articolato e complesso nell’architettura e nell’armonia, molto ampia è anche la gamma di intonazioni, di caratteri espressivi che vi si susseguono senza soluzione di continuità, e il quarto op.54 in Mi maggiore del 1842, sobrio, sereno e anche lievemente sentimentale. Si passerà, quindi allo Studio op.8 n°2 di Aleksandr Skrjabin, sulle combinazioni poliritmiche, in cui ripensa in termini moderni la tradizione romantica di Chopin. Si passerà, quindi al Claude Debussy de’ La plus que lente con giungiamo al 1910, nella piena maturità debussyana. Forse ispirata da una piccola scultura conservata sul caminetto della sua abitazione parigina, questa deliziosa pagina, con le sue movenze sornione, con la sua sinuosa linea melodica sostenuta da morbide e allusive armonie, rappresenta una geniale e irriverente rivisitazione del valzer lento. Finale con Sergej Rachmaninov con la Sonata n°2 in Si Bemolle composta nel 1931, articolata in tre movimenti che si succedono senza soluzione di continuità, la Sonata inizia con un appassionato Allegro agitato in cui attraverso una scrittura altamente virtuosistica e servendosi del contrasto fra le atmosfere espressive dei due temi principali Rachmaninov dà vita a una pagina intensa ed emozionante. Sette battute di Non allegro introducono direttamente all'incantevole Lento centrale, la cui malinconica melodia in 12/8 – che poi si va via via, animando e gonfiando nel corso di una serie di variazioni – sembra rievocare quella del Momento musicale in si minore op. 16 n. 3 del 1896; ma i toni, che lì erano quelli un po' declamatori di una disperazione livida e cupa, si fanno qui più distesi e misurati, evocando un'atmosfera pervasa da uno spleen delicato. Il ritorno delle sette battute di transizione (L'istesso tempo) prelude all'esplosione dell'Allegro molto finale, in cui la Sonata ritrova lo slancio impetuoso del movimento d'apertura ma in un contesto espressivo sempre più brioso e positivo, fino alle trionfali pagine conclusive in tonalità maggiore.

 

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