Un Festival che fatica a convincere gli appassionati

Scritto da , 10 Luglio 2019
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A villa Rufolo dopo lo sfarzo barocco dell’Accademia di Santa Cecilia è il momento ancora degli studenti con il Coro e l’Orchestra della Sorbonne diretti da Sébastien Taillard.

Di LUCIA D’AGOSTINO

Stasera alle ore 20, sul Belvedere di Villa Rufolo il Coro e l’Orchestra della Sorbonne diretti da Sébastien Taillard. Nella Città della Musica faranno tappa i 120 giovani musicisti dell’orchestra della Sorbonne Université, che provengono per lo più dal Dipartimento di musica e musicologia, formati anche grazie alle partnership con il Pôle Supérieur Paris Boulogne-Billancourt e le Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse de Paris.La Choeur et Orchestre Sorbonne. Le formazioni eseguiranno D’un Soir Triste e D’un Matin de Printemps di Lili Boulanger, compositrice francese di fine ottocento, Romeo e Giulietta di Hector Berlioz e la Sinfonia n.3 in mi bemolle maggiore Op.55 “Eroica” di Beethoven. Purtroppo, è un RavelloFestival decisamente in tono minore quello che è stato inaugurato da poco nella città della musica della Costiera Amalfitana, e il cui programma ha già lasciato scontenti appassionati italiani e stranieri che ogni anno davvero attendono gli appuntamenti in cartellone per programmare una vacanza, anche di qualche giorno, con concerto. Ed è bastato assistere all’esibizione dell’Accademia Barocca di Santa Cecilia di domenica scorsa per toccare con mano la perdita del fascino internazionale, da sempre prerogativa di una delle rassegne musicali più prestigiose ed amate in Italia e all’estero. Certo il concerto dedicato ad Antonio Vivaldi ed ai Concerti a molti stromenti (RV574, 535, 577, 576, 162, 562) non ha deluso le attese degli appassionati di musica barocca, o di qualche neofita vacanziero che trovandosi a Ravello non si è lasciato sfuggire la suggestione di musica dal vivo raffinata nello splendido Belvedere di Villa Rufolo. Molto del successo dell’esecuzione, del resto, è stata trainata dalla personalità e dal fascino eclettico del direttore dell’orchestra Federico Maria Sardelli, classe 1963, istrionico musicista e compositore, nonché pittore e autore satirico. Nulla da eccepire sull’esecuzione di un ensemble che Vivaldi lo pratica con sapienza e ricercatezza grazie anche alla meritoria attività di Sardelli membro, tra l’altro, del comitato scientifico dell’Istituto Italiano Antonio Vivaldi presso la Fondazione G. Cini di Venezia. Un’attività filologica, quella di Sardelli, dell’opera vivaldiana portata avanti negli anni con passione e competenza se è vero che sono sue le prime rappresentazioni, incisioni ed edizioni mondiali di alcune opere inedite del compositore e violinista veneziano. La musica barocca, di cui Vivaldi (1678-1741) è considerato tra i massimi esponenti, spesso da chi non la conosce in maniera approfondita è considerata tra le espressioni meno facili all’ascolto della musica classica, a volte, addirittura, percepita come ostica. Un concerto come quello di domenica scorsa concilia con il genere grazie anche alla felice scelta di un programma amabile e sorprendente. Hanno spiccato RV162 e RV562 in cui il violino è al centro dell’esecuzione per spericolatezza e virtuosismo pur dialogando con altri strumenti, caratteristica che ha definito, poi, la scelta di tutti gli altri brani. E così il concerto, pur di altissimo livello, che in passato avrebbe rappresentato una voce tra le prestigiosissime orchestre internazionali ospiti ogni anno della rassegna, quest’anno sembra essere tra i pochi di qualche spessore. E non perché le orchestre italiane, intorno alle quali ruota tutta la programmazione di quest’anno, siano meno importanti ma perché limitarsi a queste sembra un campanilismo di ritorno che ad un festival di tale importanza non giova affatto.

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