Un bel YES! Per le ance del Martucci

Scritto da , 24 Giugno 2019
image_pdfimage_print

Gli Ensemble di sassofoni e di clarinetti del Conservatorio Statale di Musica ‘Giuseppe Martucci di Salerno’ hanno brillantemente chiuso la VI edizione del Festival di Musica da Camera ‘Sant’Apollonia’

 

Di Gaetano Del Gaiso

Giunge alla sua degna conclusione la VI edizione del Festival Musica da Camera ‘Sant’Apollonia’, rassegna istituzionalizzata dal Conservatorio Statale di Musica ‘Giuseppe Martucci di Salerno’ e animata dal Dipartimento di Musica d’Insieme, in collaborazione con l’Associazione Bottega San Lazzaro e i docenti Fulvio Artiano, Rossella Clementi, Antonio Fraioli, Cristina Iacoboni, Antonio Ramous, Francesca Taviani e Michela Trovajoli. Una prova davvero molto interessante, quella sostenuta dai giovani musicisti fra nuovi volti e consolidate presenze, con musiche di Roberto di Marino, Jérôme Naulais, Robert Stark, Gioacchino Rossini, Johannes Brahms, Saverio Mercadante, Johann Strauss II e George Gershwin. Si parte con il Quartetto II per quartetto di sassofoni del compositore di Garniga Vecchia Roberto Di Marino, in tre movimenti, ognuno di essi sviluppato su una forme di danza uruguaiane, argentine e spagnole (Tango, Milonga, Tanguillo), dalle concupiscenti, melancoliche, tribolanti nuances che affrescano le pareti del complesso sconsacrato di Sant’Apollonia con immagini ‘fadesche’ e barocche, dal tratto agile e leggero, avulso da plumbee marcature e innesti discontinui, brillantemente eseguito dai giovanissimi Nico Chirichella (sax soprano), Gabriele Santuosso (sax contralto), Lucio Fauceglia (sax tenore) e Simone Loffredo (sax baritono). Si passa poi al Tango de Toquades, del trombonista e compositore francese Jérôme Naulais, che sconfina ben oltre il naturale confine la Francia, e il paese di cui ha deciso di adottare i linguaggi e le forme per questa sua pièce spigliata e sensuale. Ancora un’ottima prova per il quartetto Chirichella-Santuosso-Fauceglia-Loffredo, che riesce a coinvolgere anche il ritaglio più vetusto del proprio pubblico. E’ il turno del duo Chirichella-D’Auria, che ha eseguito una trascrizione per due sax di Maddalena Calabrese della Serenata op.49 di Robert Stark, in quattro movimenti. I due, hanno celebrato la memoria del tedesco di Klingenthal con concentrazione e posatezza, nonostante la disinvoltura e la leggerezza dei loro sguardi rivelasse comunque una solida preparazione alla base di un’esecuzione perfettamente bilanciata e che si è dileguata, soverchiata da un roboante applauso. La seconda parte del concerto è stata dedicata al clarinetto, di cui il maestro Antonio Fraioli descrive i principi tecnici e di funzionamento con perizia e savoir faire, introducendo, a seguito di questa pillola enciclopedica, una sua trascrizione per il ‘Moderato’ dalla Sonata a quattro n°3 Giaocchino Rossini per quartetto di clarinetti, che stupiscono per la compattezza ed omogeneità di esecuzione, e per il timbro arioso e gutturale, suadente e grintoso. E’, toccato, quindi, alla danza ungherese n°5 di Johannes Brahms, in una trascrizione di Marco Mazzini per quartetto di clarinetti. Il quartetto composto da Almerigo Di Martino, Gaetano Apicella, Elpidio Buonpane e Francesco Abate gioca con la danza, dilatandone e restringendone i tempi a proprio piacimento, con sorprendente sinergia e calibrazione degli attacchi e delle pause, regalando al proprio pubblico uno show dall’intenzione quasi farsesca, culminato in un vigoroso ‘YES!’ che lancia il pubblico in un applauso accorato e genuino. E’ il momento del Notturno di Saverio Mercadante, originariamente concepito per due clarinetti, corno e fagotto, proposto, per quartetto di clarinetti, in cui è stato possibile percepire il rigore formale della letteratura musicale strumentale della fine ‘700 proprio nel dispiegamento del suo tracciato melodico, avulso di salti particolarmente ampi o da intrecci melodici ricercati. Con il Perpetuum mobile op.257 di Johann Strauss II in una trascrizione di David Shorr, i giovani musicisti sono stati nuovamente messi alla prova, per i giochi virtuosistici a cui si concede lascivamente il viennese, per questo mordace e fugace divertissement. Un breve siparietto fra i musicisti apre le porte per l’ultima esibizione della serata, sul celeberrimo brano di George Gershwin ‘Oh, lady be good’, con cui il festival ha rinnovato il suo appuntamento per il 2020.

 

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->