Un agognato ritorno in teatro

Ieri mattina si è svolta la conferenza stampa di presentazione delle Feste al Massimo, quindici appuntamenti che punteggeranno questo periodo, uno splendido preludio in streaming a quando, a fine emergenza, il Verdi potrà riabbracciare il proprio pubblico

 Di OLGA CHIEFFI

 Conferenza stampa in presenza e in streaming, ieri mattina, “Le Feste al Massimo”. Era indubbio che quanti hanno abitudine a frequentare teatri e sale da concerto non avrebbero mai perso l’occasione di varcare di nuovo la soglia del Verdi. Emozione palpabile per tutti, per il Sindaco Enzo Napoli, per l’assessore Antonia Willburger, per il Maestro Antonio Marzullo, per il regista Riccardo Canessa, per il baritono Paolo Bordogna che inaugurerà stasera il cartellone. Esiste un legame stretto tra il pensiero filosofico dell’esistenza e della ragione umane e il sapere del progettare-costruire, entrambe hanno un comune, e fondamentale riferimento, lo spazio. Noi uomini della fine ereditiamo il concetto di spazio come extensio, con esso Cartesio pensava lo spazio quale pienezza e continuità della materia e, quindi, quale medium del movimento, del tendere avanti a sé, quale sinonimo dell’amplificazione. Il teatro determina una cosa come cosa-per-l’uomo, che diventa condizione dell’esistenza, punto di riferimento dell’esperienza, l’esistenza razionale, e, quindi assumendo la caratteristica comunicativa o sociale di “luogo familiare”. Uno spazio che può considerarsi il segno, nel suo divenir parola, suono, immagine, che diventa di-segno, archè, principio in quanto da-dove della progettualità, essenziale punto di dipartimento di ogni pensiero che, per essere se stesso deve discernere, giudicare, orientarsi, criticare e che, da stasera, riprenderà a restituire qualcosa di una drammaturgia segreta, che porterà tutti a “fare parte della scena”, al fianco dei protagonisti e degli organizzatori. Così, dopo, il messaggio del sindaco e del suo assessore alla cultura Antonia Willburger, reduci da un’estate ricchissima di spettacoli, tre mesi di performance che poche città in Italia hanno potuto offrire, l’invocazione a riaprire al più presto i luoghi di cultura come già in altre nazioni è stato accordato, la voce del Maestro Daniel Oren è riecheggiata in teatro. Lui, come tutti noi, crede allo spazio deputato e, naturalmente, allo spettacolo completo, poiché il pubblico fa parte di esso. Quindici gli appuntamenti allestiti a quattro mani da Daniel Oren e Antonio Marzullo, che vedrà i riflettori puntati sulla Napoli del Settecento, centro all’epoca della musica. Un repertorio quello settecentesco, da sempre richiesto a gran voce dai musicofili salernitani, perché il nostro teatro si presta incantevolmente all’operazione, ma avremo anche il repertorio popolare dell’epoca, il 13 dicembre con Peppe Servillo e le canzoncine napoletane, e ancora il Mozart strumentale l’11 con il violino di Salvatore Quaranta e il 15 con il pianista Alessandro Taverna, per un mese nel segno della grande musica.