Uccise D’Elia, 24 anni a Marciano. La Corte d’Assise e D’Appello ha confermato la sentenza di primo grado a carico del killer vesuviano che travestito da carabinieri prelevò e trucidò il giovane

Scritto da , 22 febbraio 2017
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Pina Ferro

Travestito da carabiniere la sera del 12 marzo 2012 prelevò, uccise e nascose il il cadavere di Maurizio D’Elia. La Corte d’assise e d’Appello conferma la condanna di primo grado, 24 anni, per Vincenzo Marciano, originario di Torre Annunziata, e negli anni addietro killer a pagamento per conto dei clan vesuviani, e poi una vita da insospettabile postino nei Paesi Bassi. E’ stato lo stesso Marciano.oggi pentito, a confessare l’omicidio di Maurizio d’Elia avvenuto a Montecorvino Rovella e altri delitti al vaglio della Dda di Napoli e Salerno.
Vincenzo Marciano faceva parte del commando di napoletani che quella sera, travestiti da carabinieri prelevarono in un circolo di Montecorvino Rovella, Maurizio D’Elia. Finsero una perquisizione poi lo caricarono su un’auto per portarlo in aperta campagna dove, il giovane fu ucciso e sotterrato. I suoi resti non sono mai stati trovati. Marciano oltre a fare i nomi già noti dei suoi complici ha anche sostenuto che nel commando era presente un’altra persona, anch’egli insospettabile della provincia di Napoli che partecipò all’agguato. L’uccisione di Maurizio D’Elia fu commissionata da Biagio Giffoni, all’agguato partecipò Carmine Izzo detto il “piccolino” già condannato a 30 anni, anch’egli collaboratore di giustizia. D’Elia fu portato in una zona isolata di Olevano dove fu picchiato, interrogato sotto tortura e ucciso. I tre napoletani furono accompagnati in auto da Carmine La Pietra a bordo di una Opel Vectra. L’omicidio fu inquadrato nella faida tra il clan Pecoraro di Bellizzi e il clan Giffoni (Battipaglia e Eboli), in contrapposizione per il controllo del noleggio dei videopoker nella Piana.
D’Elia era indicato quale autore dell’agguato mortale in cui fu ucciso Giuseppe Esposito, Peppe ’o ribotto, capozona di Pontecagnano per conto del clan Pecoraro. Ecco perché D’Elia – nelle intenzioni del capoclan Giffoni e del nuovo alleato Angelo Frappaolo – doveva essere rapito, interrogato e quindi ucciso. La scelta dei sequestratori toccò a Pasqualino Garofalo, frequentatore dei boss del Vesuviano.

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