Truffa per acquisire Casino: in tre rischiano 8 mesi

Scritto da , 14 Gennaio 2016
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Rischiano otto mesi di carcere, un sostanzioso risarcimento danni ed  una sanzione di 400 euro per aver tentato di truffare un noto professore. Nella prossima udienza, fissata per il 2 febbraio, il giudice monocratico Cantillo, dopo l’arringa difensiva dell’avvocato Antonio Calabrese (si sono costituiti parte civile anche i legali Meo e Franco), deciderà in merito alla vicenda che vede alla sbarra Roberta Cappella, classe 1973 di Napoli, Aniello Criscuolo, classe 1965 di Ascea, e Marco Buonomo, classe 1973 di Casalnuovo di Napoli. Sono accusati di concorso in truffa e di occupazione di suolo di proprietà privata.
Nello specifico gli imputati in concorso tra di loro, con artifici e raggiri consistiti nel dichiarare contrariamente al vero, nell’ambito della stipula del contratto di compravendita avente ad oggetto l’immobile sito in Vietri sul Mare costituito da terreno agricolo e connessi fabbricati rurarli, denominato Casino, intervenendo Croscuolo Aniello e Cappella Roberta, rispettivamente quale parte venditrice e parte acquirente che “il venditore era diventato proprietario per compiuta usucapione a seguito di possesso esclusivo, pacifico, pubblico ed ininterrotto ultraventennale”, inducendo in tal modo in errore il notaio rogante in ordine ai presupposti per il rogito del contratto e la conseguente trascrizione nei registri immobiliari dell’atto pubblico di compravendita”. Nello specifico compivano atti idonei e diretti in modo non equivoco a procurarsi l’ingiusto profitto consistente nell’acquisto della proprietà del predetto fondo con corrispondente danno per i cointestari dello stesso”.  Inoltre viene contestata l’invasione arbitraria del fondo sito in Vietri sul Mare, località Fuenti e l’immobile esistente di proprietà di proprietà del professore salernitano (Riccardo Pirro) e di altre tre persone (Annamaria Giodano, Giulio Giordano e Vincenzo Pappalardo), dopo aver sostituito il lucchetto di chiusura di accesso alla proprietà, esposto per consuetudine e necessità alla pubblica fede in tal modo distruggendolo o comunque disperdendolo”. Da evidenziare che il pubblico ministero, in sede di requisitoria, ha chiesto la restituzione dell’immobile o il sequestro conservativo. Il due febbraio la decisione del giudice monocratico del Tribunale di Salerno.
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