Truffa all’Università: chiesta la condanna per il prof Salerno

Scritto da , 26 maggio 2016

Truffa all’Università di Salerno: pene che vanno dai tre anni e sei mesi a due anni e cinque mesi ed un sequestro di beni per un valore di un milione e 668mila euro a carico degli otto imputati tra docenti universitari, professori e tecnici.

Questa la richiesta del Pubblico Ministero Rocco Alfano, al termine della requisitoria, al Gup (giudice udienze preliminari) Renata   Sessa. La sentenza è attesa per il prossimo 1 luglio. Gli otto imputati hanno chiesto il rito abbreviato.

Ieri mattina dinanzi al gup, sono comparsi il professore Saverio Salerno, il docente Ciro D’Apice, il ricercatore Antonio Raia e il commercialista Carmine Capozzi, Salvatore Montefusco (segretario personale di Salerno e nell’organico del personale tecnico del Diem, il Dipartimento di ingegneria dell’informazione ed elettrica e matematica applicata), Carole Montefusco (assegnista al Diem), Luca Romanelli (dipendente tecnico del Diem) Simonetta Rotondi (moglie del commercialista Capozzi e sua collaboratrice), assistiti dall’avvocato Giuseppe Della Monica.

Il Sostituto procuratore dopo aver ripercorso tutte le tappe della vicenda e delle indagini ha chiesto la condanna per tutti e otto gli imputati ed in caso di condanna, il sequestro dei beni per il valore della truffa posta in atto pari a un milione e 668mila euro.

Finanziamenti pubblici destinati alla ricerca ma finiti nelle tasche di quelli che, per la Procura di Salerno, sarebbero i componenti di una vera e propria associazione a delinquere. Gli imputati, secondo l’accusa, avrebbero intascato,

in cinque anni un milione e 668 mila euro.
La posizione più grave è quella del professore Saverio Salerno, che per il sostituto procuratore Rocco Alfano è la mente del raggiro. Ieri mattina il professore ha reso delle dichiarazioni affermando di essere innocente ed ha spiegato che cosa è un polo d’eccellenza” e provocatoriamente come “è possibile trasformare un Polo d’eccellenza in una banda…”.

Intorno al Diem ruotava – secondo gli inquirenti – un nucleo di società di ricerca e consorzi che sarebbe riuscito a truffare lo Stato, l’Unione europea e la Regione Campania. I consorzi e le società erano state costituite con lo scopo statutario di sviluppare progetti di ricerca in grado di trovare applicazione nelle imprese, e che però sarebbero state utilizzate per interessi personali. Così il “Polo d’eccellenza” ideato dal professore Salerno (al vertice per anni dei maggiori centri di ricerca sull’applicazione delle scienze matematiche) sarebbe diventato una centrale della truffa, che drenava fondi pubblici, gonfiava le ore di lavoro e favoriva la vendita di prodotti informatici elaborati da società controllate da alcuni degli imputati.

Le indagini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza parlano di «un radicato sistema di artifizi e raggiri» che dietro lo schermo dell’eccellenza nascondeva il perseguimento di interessi privati. Il magistrato ritiene tra l’altro che il sodalizio utilizzasse, per ottenere i finanziamenti, «centri di ricerca e consorzi universitari creati ad hoc, nonché dipartimenti universitari, mentre l’interesse effettivo ed esclusivo era principalmente quello di produrre e sviluppare l’unico prodotto commerciale esistente, Iwt (Intelligent web teacher), di proprietà della Moma spa, società commerciale direttamente riconducibile ai soggetti posti al vertice della organizzazione», in particolare Salerno e Raia. Inoltre sarebbero stati presentati a Ministero, Regione e Unione europea rendiconti di spesa manipolati, in cui si elencavano costi per l’impiego di personale «che in realtà in quel progetto non avevano mai operato o aveva lavorato per un numero inferiore di ore a quanto formalmente rendicontato».
p.f.

Consiglia