Tristan Murail: attraversare il confine

Scritto da , 19 ottobre 2015
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Abbiamo incontrato il compositore francese in occasione della sua masterclass nell’ambito del V Festival di musica elettroacustica del Conservatorio “G.Martucci” di Salerno

Di Pantaleo Cammarano

 La chiusura della prima parte del V festival di musica Elettroacustica “Confini Mediterranei” organizzato dai docenti del Conservatorio “G.Martucci” di Salerno Silvia Lanzalone e Giancarlo Turaccio, è stato affidata al compositore francese Tristan Murail. Tristan Murail si trova come compositore contemporaneo, all’interno di un particolare approccio musicale cosidetto “spettralista” insieme a Gérard Grisey, inventore della musica “spettrale” a cavallo degli anni ‘70,  e amico cofondatore della rivista L’Itinéraire (1973) insieme a Dufourt (che ha adoperato per primo il termine di musica “spettrale” nel 1979) e Roger Tessier. La denominazione di musica spettrale trae origine dall’uso di spettrogrammi che permettono la rilevazione scientifica delle componenti armoniche di un suono: quest’analisi certosina dà luogo ad una nuova interpretazione del processo compositivo, decretata dall’unione di ‘idee’ sonore tra loro diverse e da legare all’interno dell’armonia del brano. Per la produzione della musica spettrale si fa largo uso delle componenti tecnologiche ma, sebbene non ne facesse uso, Giacinto Scelsi (1908-1988) ne fu grande anticipatore così come lo fu per la musica minimalista. L’armonia ed il timbro, “fusi” assieme nella musica di Murail infatti, sono già presenti nella musica di Scelsi, che ha favorito inoltre una sorta di congiunzione tra la Scuola di Darmstadt (dove nacque la musica seriale tra l’altro), che operò nel secondo dopoguerra con insegnanti come Webern e Messiaen – il secondo, diretto maestro di Murail – tra i più noti, e musicisti come John Cage che scelsero l’happening. La musica di Scelsi per una nota sola (Quattro pezzi su una nota sola per orchestra da camera, 1959) insieme al Quartetto per archi n. 4 (1964), in cui ogni nota di uno strumento rappresenta un programma, – che per Scelsi è la stessa nota riprodotta da diverse corde – sono arrivate sei anni prima del pentagramma di Xenakis, dove ogni dito della mano corrisponde ad uno specifico. Abbiamo incontrato il Maestro al termine della due giorni di seminario, durante il quale ha iniziato i numerosissimi allievi che sono intervenuti da ogni parte d’Italia, ai suoi particolari metodi compositivi.

Quali sono i progetti cui sta attualmente lavorando?

Sto lavorando ad un quartetto d’archi.

 Come vede l’insegnamento di questa disciplina in Italia?

Io non ho esperienza dell’insegnamento in Italia, ma quello che posso dire che é molto piacevole stare qui a Salerno; ho trovato l’ensemble degli strumenti di grande livello e molto interessante e sono molto stupito in positivo di questa istituzione.

Si legge nella sua biografia che ha conseguito due lauree in lingua araba. Che influenza ha la musica araba sulla sua ricerca?

Lo studio della lingua araba non ha particolarmente influenzato la mia posizione nei confronti delle tradizioni musicali di questo paese, però sono sempre stato interessato alle culture musicali extraeuropee e, quindi, alla loro strutturazione del tempo ed al loro uso dei microintervalli, ma non solamente nella musica araba anche in quella indonesiana, cinese, giapponese.

Il nostro festival ha nel suo prologo un omaggio a Giacinto Scelsi. Che rapporti ha avuto con questo autore?

Ho incontrato Giacinto Scelsi quando sono stato a Roma per il Prix de Rome a Villa Medici dal ’71 al ’73. Era un momento in cui Giacinto Scelsi era ignorato del tutto non solo dall’ambiente italiano, ma anche internazionale. Una volta tornato in Francia ho fondato l’Ensemble Itinéraire e poiché ero stato molto incuriosito dalla ricerca compositiva di Scelsi, grazie anche ad altri colleghi che erano in residenza con me a Villa Medici, abbiamo potuto eseguire tantissima sua musica. Abbiamo potuto eseguire molte prime assolute di musica di Scelsi anche perché molti suoi brani erano stati composti e mai eseguiti.

É ospite del Festival “Confini Mediterranei”, cosa indica per lei il Confine?

Il confine per un artista è sempre ciò che si vorrebbe realizzare ma che non si riesce a fare e che si vorrebbe cercare sempre di attraversare.

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