«Travolti dall’era digitale Occorre stare al passo con i tempi»

Scritto da , 5 luglio 2018
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Erika Noschese

L’Easy Riders è solo l’ultimo degli storici esercizi commerciali che ha deciso di abbassare definitivamente la saracinesca. Una notizia che ha colto di sorpresa i tanti salernitani che vedevano nel noto locale di via Roma un punto di ritrovo nei fine settimana. Così, torna prepotentemente a galla la preoccupazione per una crisi che sta investendo sempre più il mondo del commercio e che porta, ad oggi, a parlare di “movida morta”. A fare il punto della situazione Giuseppe Venturiello, presidente Confcommercio di Salerno.

Presidente, un altro storico locale chiude i battenti, l’Easy Riders. E’ effettivamente così complessa la questione commercio a Salerno e oggi si può parlare di movida morta in città?

«La questione del commercio non è complessa solo a Salerno ma in Italia e nel mondo perchè sono cambiate le dinamiche che riguardano il commercio nel senso che con la nascita dei player come Amazon, e con il mondo digitalizzato il negozio tradizionale ed il mondo del commercio tradizionale stanno soffrendo ma non solo a Salerno bensì in tutta Italia. Noi come associazione di categoria stiamo cercando, negli ultimi anni, di formare i negozianti per far sì che possano condividere momenti di mondo fisico con il mondo online per cercare di recuperare quello che con gli anni hanno perso per cui l’unica via di fuga è quella di investire sull’online e cercare di recuperare il bacino di clienti che oggi si è spostato in maniera vertiginosa dal fisico al digitale».

Lei crede dunque che il digitale possa aver influito negativamente?

«Il digitale non è che ha influito negativamente. Il digitale, a chi lo sa interpretare e a chi lo sa prendere cavalcandone l’onda, è stato un grande successo mentre chi si è fatto travolgere e non è stato pronto a cambiare, ovviamente il digitale lo ha travolto. Per questo bisogna sempre essere pronti a cambiare, veloci nell’evoluzione delle cose e cercare di adeguarsi ad un mondo che è cambiato».

La chiusura di tutte queste attività commerciali è collegata ancora alla crisi economica o è solo un tentativo, magari mal riuscito, di stare al passo con i tempi e dunque l’era digitale?

«Sicuramente la crisi economica non è scomparsa e il fatto che siamo tra i paesi con la più alta tassazione in Europa non aiuta e non facilita. Abbiamo una burocrazia che alle imprese, in particolar modo alle piccole e medie imprese, non facilita e a questo si unisce una crisi economica che non è ancora terminata per cui il negozio sta soffrendo. Il mondo digitale potrebbe essere un ausilio, un aiuto ma non è l’unica causa che ha creato e portato alla crisi all’interno dei negozi perché questa crisi è una crisi economica che già da diverse anni ha colpito il mondo del commercio e non solo». Movida a Salerno quali soluzioni si possono trovare per favorire i giovani? «Io penso che Salerno come città negli ultimi anni abbia investito molto per quanto riguarda sia complessi di sinergia tra pubblico e privato sia per quanto riguarda spazi da dedicare ai giovani. Quello che è cambiato e sta cambiando negli ultimi anni è come i giovani vivono il mondo della città, rispetto a come la vivevamo noi 20 anni fa. Per cui bisogna cercare sempre di più di coniugare le esigenze della nuova generazione con quelli che sono poi i nuovi spazi e le nuove frontiere di Salerno come città ma credo che negli ultimi anni si stia lavorando in questa direzione. Ovviamente ci si augura che si possa lavorare sempre di più e sempre meglio ma credo che tanto sia stato fatto».

L’Easy Riders è solo l’ultimo dei locali storici che decide di abbassare le saracinesche. Cosa si potrebbe fare per evitare che la città perda ancora locali storici?

«Sicuramente ogni situazione è diversa dall’altra e bisognerebbe poi andarle a studiare nel singolo caso per cui non voglio neanche cimentarmi nel dare giudizi o regole. Dispiace per l’Easy Riders come è dispiaciuto in questi anni per tanti altri locali perché ogni volta che chiude un’attività non è solo un’attività economica che va via ma è soprattutto un punto di ritrovo, come quello che noi definiamo il negozio di vicinato che rappresenta la sentinella del territorio legata a tradizioni della città stessa. Dispiace ma non voglio cimentarmi in giudizi su quest’attività in particolare perché poi bisognerebbe conoscere numeri, contenuti e forme della chiusura. Ciò che posso dire è che da rappresentante del commercio, del turismo e dei servizi sono dispiaciuto».

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