Tragedia di Ferragosto: «Condannate Cosentino»

Scritto da , 9 Novembre 2012
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Omicidio e naufragio colposi: il pubblico ministero Katia Cardillo ha chiesto 3 anni e 6 mesi di reclusione per Armando Cosentino, il 36enne salernitano che, la sera del 15 agosto, era al timone del gommone che, impattando contro un’imbarcazione, provocò la morte della 33enne Serena Palermo. Ieri, davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Salerno, vi è stata la requisitoria del magistrato; quindi il rinvio al prossimo 24 gennaio quando, dopo le discussioni dei legali di parte (l’imputato è assistito dall’avvocato  Luciana Capuano) i giudici si ritireranno in camera di consiglio e quindi pronunceranno il verde. I fatti, oggetto del procedimento giudiziario, risalgono al ferragosto 2010 quando Armando Cosentino, risultato positivo all’esame dell’alcol test e che, tra i suoi precedenti, annovera proprio un paio di episodi per guida in stato di ebbrezza in compagnia della moglie Nadia Attianese, di Serena Palermo e del fidanzato di quest’ultima, Sabatino D’Alessio, avevano deciso di trascorrere la festività più calda dell’anno con una gita a Capri. Una giornata di mare e relax: poi la cena a Maiori in Costiera, quindi la decisione di rientrare. Le condizioni del mare erano buone, il cielo era terso e illuminato dalla luna. Tante le imbarcazioni erano in attesa dello spettacolo pirotecnico per la festa dell’Assunta. I quattro, stavano rientrando a Salerno: al timone vi era proprio Armando Cosentino. Il gommone correva veloce sull’acqua, forse troppo. L’alta velocità, unita allo stato di alterazione dovuto all’alcol, sarebbero state le cause della tragedia. Improvvisamente l’impatto: il gommone, nella sua folle corsa, si è scontrato contro un’imbarcazione con a bordo sette persone. E’ stata proprio la violenza dell’impatto a far sbalzare Serena dal gommone. La giovane è caduta in acqua e si è impigliata con il costume nelle eliche del natante. Immediati i soccorsi che, però, non sono serviti a strappare la giovane alla morte. La Procura ha aperto un fascicolo: da subito sono emerse le responsabilità di Armando Cosentino che, il 19 agosto 2010, si è visto notificare l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari firmata dal Gip del tribunale di Salerno Giovanna Le Rose su richiesta del pubblico ministero Katia Cardillo. Ieri la requisitoria del Pm, a gennaio la sentenza.

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