Traffico di migranti, la miniera d’oro di Stefano Fuso: «In Italia, su di loro sono l’unico che ha vinto tutto»

Scritto da , 4 aprile 2018
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Erika Noschese

“I migranti sono oro e nessuno controlla, ad eccezione dei cittadini”. E’ questo, in sintesi, quanto mostra l’ultima puntata dell’inchiesta Bloody Money di Fanpage   che per 5 mesi, con il pentito Nunzio Perrella, ha girato l’Italia per rivelare il traffico di rifiuti in Italia. Un’inchiesta, questa di fanpage, che ha coinvolto anche l’ormai ex assessore al Bilancio del Comune di Salerno, Roberto de Luca. In quest’ultima puntata le telecamere hanno svelato l’impero messo in piedi dall’imprenditore Stefano Fuso che è passato dal rilevare ditte in fallimento ai centri d’accoglienza per guadagnare fino a 12milioni di euro all’anno. Per Fuso si palesa la volontà di cedere la sua azienda, la Punto Riciclo dell’imprenditrice Mardegan, vincitrice di un premio dell’Unione Europea per 140mila euro. A svelare il “gioco” Vito, un noto ingegnere che da 30 anni lavora nel settore dei rifiuti e che si occupa di consulenze per conto della Punto Riciclo, l’azienda di Vedelago (Treviso), considerata fiore all’occhiello del riciclaggio dei rifiuti urbani, nonostante la presenza di catrame e altri rifiuti tossici. “I migranti sono oro e nessuno controlla, ad eccezione dei cittadini”. E’ questo, in sintesi, quanto mostra l’ultima puntata dell’inchiesta Bloody Money di Fanpage   che per 5 mesi, con il pentito Nunzio Perrella, ha girato l’Italia per rivelare il traffico di rifiuti in Italia. Un’inchiesta, questa di fanpage, che ha coinvolto anche l’ormai ex assessore al Bilancio del Comune di Salerno, Roberto de Luca. In quest’ultima puntata le telecamere hanno svelato l’impero messo in piedi dall’imprenditore Stefano Fuso che è passato dal rilevare ditte in fallimento ai centri d’accoglienza per guadagnare fino a 12milioni di euro all’anno. Per Fuso si palesa la volontà di cedere la sua azienda, la Punto Riciclo dell’imprenditrice Mardegan, vincitrice di un premio dell’Unione Europea per 140mila euro. A svelare il “gioco” Vito, un noto ingegnere che da 30 anni lavora nel settore dei rifiuti e che si occupa di consulenze per conto della Punto Riciclo, l’azienda di Vedelago (Treviso), considerata fiore all’occhiello del riciclaggio dei rifiuti urbani, nonostante la presenza di catrame e altri rifiuti tossici.  «Io sui profughi in Italia sono l’unico che ha vinto tutto», ha dichiarato, senza mezzi termini, Fuso, spiegando di essere in possesso di alcuni immobili ad Eraclea, «quelli dove ci sono più migranti», spiega ancora. Stefano Fuso è entrato nel business dei migranti mettendo in case rimaste sfitte i profughi in cambio dei finanziamenti da parte dello Stato. Fuso sembra guadagnare più dai migranti che dai rifiuti, per sua stessa ammissione. Infatti, spiega, la prefettura paga circa 32 euro al giorno, 2 vanno ai migranti e su mille profughi all’anno c’è un utile di circa 600mila euro. «È un giro d’affari di 10 milioni di euro», dice ancora l’imprenditore. I migranti, nei suoi centri d’accoglienza, hanno più volte rischiato la vita non solo per la totale assenza di sicurezza ma anche a causa del cibo:  la pasta, infatti, era quella prossima alla scadenza che «ti cedono per 5 centesimi. Non è che dobbiamo dargli il pranzo di Natale». A loro, infatti, spettava solo riso scotto, con sugo sopra e con del pollo. Rigorosamente prossima alla scadenza.  Nessuno addetto ai controlli, o meglio ci sono stati ma nessuna irregolarità è stata rilevata anche grazie alle forti amicizie di Fuso che vanta conoscenze con il prefetto: «Devi avere un prefetto a favore che te li mette dentro e che fa di tutto perché tu possa vincere». Riscaldamenti al minimo, acqua non depurata grazie alla manomissione della centralina e tanti, troppi soldi, che entrano nelle tasce di chi “lavora” sulle spalle di queste persone che arrivano in Italia nella speranza di ricominciare una nuova vita. Ma, le donne, si prostituivano tranquillamente, anche per 5 euro e nessuno ha mai detto nulla. Tutti colpevoli, nessuno paga. Ma in Italia, questo altro non è che la normalità.Erika Noschese

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