Tommaso Biamonte: l’idea e la realtà

Scritto da , 28 Agosto 2020
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Questa sera, alle ore 19, Don Claudio Raimondo, nella chiesa dell’Annunziata, celebrerà una messa in suffragio, a dieci anni dalla scomparsa. Amalfi, città di cui fu sindaco  lo ricorderà con un convegno il 31 agosto

Di OLGA CHIEFFI

Il 28 agosto del 2010 ci lasciava Tommaso Biamonte ex Deputato PCI. Oggi, alle ore 19, Don Claudio Raimondo, guida spirituale della parrocchia della  SS.Annunziata celebrerà la Santa Messa per ricordare la sua figura di uomo buono. Calabrese di ferro, nato quel 15 novembre del 1921, tra i monti di Gimigliano, nello stesso anno della scissione di Livorno, che dette vita al Partito Comunista Italiano per mano di Antonio Gramsci e Amedeo Bordiga, Tommaso partecipò alla Resistenza, membro della gloriosa “Brigata Garibaldi”, per poi trasferirsi a Salerno e legare il suo nome a quello della famiglia Chieffi, sposando nell’aprile del ’48 Franca, la secondogenita di Italo e sorella di Mary, primo consigliere comunale donna nel 1946. Il compagno Tommaso sostenuto dalla famiglia Amendola, in particolare da Giorgio e Pietro, bruciò le tappe, divenendo consigliere comunale, alla guida di un’opposizione critica e fattiva del regno di Don Alfonso, il Sindaco-patriarca. Di lì, nel 1968 varcò per la prima volta la soglia della Camera dei Deputati, con a fianco Gaetano “Ninì” Di Marino. Ma la carriera di Tommaso non si è mai limitata a sedere sugli scranni delle due camere del governo, da Deputato, ancora, e da Senatore, nonché da primo cittadino di Amalfi. Proprio la città Repubblica marinara, che governò dal 1973 al 1974 e i compagni della Costa di Amalfi lo onoreranno con un convegno lunedì 31 agosto, nel salone Morelli del Palazzo Municipale, alle ore 18. Ad analizzare quegli anni, moderati da Massimiliano Amato, saranno Alfonso Andria, Carmelo Conte, Andrea De Simone, Salvatore Forte, Luigi Gambardella e Antonio Salzano. La caratteristica di Tommaso è stata quella di aver sempre mantenuto il suo ruolo di combattente, di antifascista, di riformista, con lo sguardo rivolto alla “res publica”, senza opportunismi, o cercando relazioni amicali con “altri”, mantenendo il rapporto stretto invece con la “gente”, con il popolo, quel filo rosso, che i grandi ideologisti, diverse volte spezzavano, cercando di toccare una luna. Quando la Storia, quella lacerante e tremenda del Novecento, è la linea che comanda, le altre linee si indeboliscono, faticano a correre per i loro tracciati, e qualcosa dell’ esistenza si perde, si aliena. E’ nel rileggere la storia che ogni volta ritroviamo il senso dell’ umanità, non nella vita di un singolo, o di un pezzo dominante della società, ma nella volontà di un’ emancipazione collettiva. Migliorista e meridionalista, è stato a fianco di Emanuele Macaluso e Giorgio Napolitano, uomini chiave della cosiddetta “nebulosa berlingueriana”, prodotti della covata di Amendola, sostenitori del rigore economico e di una politica dalle larghe intese, indirizzati maggiormente verso un sano pragmatismo, più che divenire baluardi degli ultimi residui ideologici. Una vita, la sua, trascorsa quale difensore dei diritti della gente, dei più umili, sino a chiudere la sua carriera quale esponente Senior della CGIL. Tommaso ha, fino alla fine, mantenuto un dialogo aperto con tutti, non  limitandosi mai ad una ricostruzione asettica delle vicende politiche vissute in prima persona, ma continuando viceversa il tentativo di racconto intenso e partecipe del proprio vissuto innanzitutto umano, attraverso un’analisi retrospettiva, non scevra peraltro da nette autocritiche, tenute insieme da curiosità culturale, sensibilità sociale e riflessione politica. Il pensiero va ad un Tommaso eterodosso, indagatore della realtà, mai accomodante verso se stesso, non revisionista, ma critico e disposto alla rilettura del passato, consapevole di quella che un suo collega Pietro Ingrao definisce “la complessità dei cieli sopra di noi” che impedisce la riduzione dogmatica della varietà dell’esistenza umana.

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