Toledo Suite: trovatori del terzo Millennio

Scritto da , 19 febbraio 2016
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Questa sera, alle ore 21, Enzo Moscato, insieme a Paolo Cimmino e Claudio Romano saranno ospiti della stagione del Teatro Diana di Salerno

Di OLGA CHIEFFI

 

Toledo Suite “…Viaggio obliquo e fantasioso nel flusso canorio-migratorio di/tra i generi musicali più diversi che tutto consegna alla forma canzone dai trovatori ai coevi chansonniers…” sarà questo l’atteso quarto appuntamento al Teatro Diana di Salerno, nell’ambito della stagione di Casa del contemporaneo, questa sera, alle ore 21 e domenica alle 18. Un viaggio dove i suoni ci attireranno verso ciò che sopravvive e persiste come risorsa culturale e storica, capace di resistere, turbare, interrogare e scardinare la presunta unità del presente, per dirla con Iain Chambers, in compagnia di Enzo Moscato uno dei patron di questa Casa di Claudio Romano, alla chitarra, mandolino chitarra portoghese mandola, Paolo Sasso al violino  e Paolo Cimmino  a tabla tamburi a cornice cajon darabuka. La musica non “rappresenta” uno stato preesistente, ma promuove un divenire sociale sensorio. I suoni, le pratiche musicali, sulle immagini semplici create da Mimmo Palladino, ci avvertono del collasso potenziale e irreversibile della rappresentazione: il suono circola libero e dissemina una sfida critica inattesa. La strada dei tre trovatori del terzo millennio è stata tracciata da Pasquale Scialò, dalla Romanzetta di Viviani al Brecht-Eisler di “The little Radio”, per passare a “Scalinatella” e intonare “Cremation” di Lou Reed, per poi ritornare a Napoli per  “Fuoco a ‘mmare” e ancora l’omaggio alla Duras con “IndiaSong”, un salto nel jazz classico con “All of me”. Da Napoli arriviamo in Germania, in America, nei cafè-chantant, in Oriente, per tornare tra i vicoli, tra la guerra, ascoltando Viviani e i suoi ricordi, immagini di un tempo che è stato, dove il clamore e il rumore appaiono sbiaditi. Partendo da un microcosmo simbolico riusciamo a sbarcare nel mondo intero. Immancabile la presenza della ricerca linguistica, non parliamo solo delle lingue straniere, soprattutto il francese, ma del lavoro approfondito sulle sonorità delle parole, a qualsiasi lingua esse appartengano. Un suono o un genere musicale particolare non rappresenta semplicemente, né esprime, le questioni culturali e la presenza storica di una comunità, di un gruppo sociale, o di una sottocultura particolari. Non fa semplicemente questo. Il suono è espropriato. Se le musiche contribuiscono inevitabilmente alla sintonizzazione culturale e storica del mondo che attraversano, la loro fluidità e l’immanenza differenziata del loro transito è tuttavia irriducibile a un singolo momento di assenso culturale. Toledo Suite, al di là dell’intensità dell’interpretazione musicale, ci farà riflettere sull’affiliazione culturale e storica della musica – per rifarci a Edward Said – non attraverso il ricorso statico alle “origini”, quanto, piuttosto, alla comprensione più suggestiva, più fluida, e più libera degli “inizi” dei brani, che sono sempre visitati dai fantasmi di altre canzoni. E’ così che insieme ai nostri cari trovatori i suoni si distribuiranno su mille piani, per deterritorializzare e riterritorializzare i paesaggi culturali e le storie ricevute in eredità.

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