Todaro: Iacuzzo “Ha lasciato la sua memoria e i racconti dell’orrore vissuto all’umanità

Scritto da , 15 agosto 2017
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Fedele Di Nunno

Quando una persona muore, i ricordi della sua vita restano nei racconti dei familiari e delle persone che lo avevano conosciuto. Antonio Iacuzzo ha lasciato la sua memoria all’umanità, affinchè non dimentichi l’orrore dei campi di concentramento. È morto il 13 agosto l’ultimo deportato del campo di concentramento di Dachau di Salerno. Il giornalista Enzo Todaro, che ha collaborato con Iacuzzo nella stesura delle sue memorie pubblicate nel ‘91, ha voluto rendere onore alla sua memoria. Cosa le ha suscitato la notizia della morte di Antonio Iacuzzo? «Mi ha rammaricato moltissimo, era un uomo di grande umiltà e semplicità. Un uomo vero. Non ha mai fatto pubblicità della sua storia, è sempre rimasto dietro le quinte preferendo raccontare di persona, nelle scuole del territorio, il suo terribile passato. Questo comportamento l’ha avuto da sempre, infatti quando fu catturato, gli fu chiesto se intendesse collaborare come radiotelegrafista per il Reich, oppure essere arrestato e deportato? Da uomo fiero della sua patria quale era, rispose che aveva prestato giuramento al re e alla patria, non avrebbe mai potuto vendersi ai tedeschi per la sua “libertà”». Quali sono i racconti della vita nel campo che gli sono rimasti più impressi? «Dopo che fu deportato a Dachau, gli vennero inflitte le pene più crudeli. Quelle che mi raccontava sempre, poiché lo avevano sconvolto emotivamente, rappresentano la cattiveria dei tedeschi nei confronti dei prigionieri. Un giorno fu costretto a mangiare del letame con dell’erba da un soldato. Un’altra volta, si finse morto dopo aver ricevuto un colpo in testa dal calcio del mitra di un soldato. Sono scene che, purtroppo, sono marchiate in eterno nella mente». Come lo ha conosciuto? «Il dottor Mario Fiore, un giurista alla Corte dei Conti, me lo indicò come persona da intevistare poiché aveva una storia unica da raccontare. E’ stato anche un grande intagliatore. Nel 91’ abbiamo editato insieme un opuscolo che racchiude le memorie di Antonio Iacuzzo. Umile qual era, ha girato nelle scuole per raccontare la sua storia perché non voleva che si dimenticasse mai ciò che è successo in quei campi di sterminio del Reich e che non si verificassero mai più. Indossava sempre in queste occasioni il fazzoletto al collo di deportato, era fiero del suo terribile passato». Qual è stato il suo ultimo desiderio? «Voleva che editassero la nuova edizione di quell’opuscolo poiché nel racconto iniziale delle sue memorie aveva dimenticato una parte di quei giorni strazianti. Mi sono rivolto a moltissime persone ma nessuna istituzione ha deciso di rendere omaggio ad un uomo che non ha mai venduto il suo patriottismo. Mi ha lasciato i suoi appunti, scritti di pugno suo, affinchè li dattilografassi per lui e li trasmettessi ad un editore per aggiornare la sua storia. Spero che qualcuno prima o poi decida di pubblicarli. Il mio impegno civile di giornalista è quello di fare da garante affinchè la sua memoria continui».

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