Tindaro Granata in Antropolaroid

Scritto da , 2 ottobre 2015

 

Questa sera, alle ore 21, sul palcoscenico del Teatro del Giullare, secondo appuntamento della rassegna teatrale Per voce sola/Parole della nostra scena, ideata ed organizzata da Vincenzo Albano

 

Di Olga Chieffi

Secondo appuntamento, questa sera, al Piccolo Teatro Del Giullare, per la rassegna teatrale Per voce sola/Parole della nostra scena, ideata ed organizzata da Vincenzo Albano di ErreTeatro, con il contributo dell’assessorato alla Cultura del Comune di Salerno, retto da Ermanno Guerra, e la collaborazione di Pura Cultura, mediapartner dell’evento. In scena, alle ore 21, l’associazione Proxima Res presenta una prima assoluta per la Campania, “Antropolaroid” uno spettacolo, ideato e recitato da Tindaro Granata, che nasce dalla forma narrativa del cunto siciliano, fenomeno ottocentesco di trasmissione orale. Il cunto parte da un’introduzione che porta il pubblico nel contesto dell’azione, e in un secondo momento si descrivono i luoghi e le persone che compongono il racconto, per poi passare ai dialoghi e all’azione. Tindaro Granata parte dalla storia della sua famiglia per condurci in terra siciliana. Qui si intrecciano storie di mafia e storie d’amore; emigrazione, violenza e suicidi. Dalla morte di Francesco Granata, Tindaro ci racconta tutti i personaggi prima presentandoli e facendoceli ascoltare. Diventa di volta in volta donna innamorata, vecchia “secca e arida”, bambino balbettante e uomo d’onore. Solo in scena, accompagnato da una sedia, un lenzuolo e un maglioncino che diventa velo delle vecchie del suo paese, Tindaro Granata propone un lavoro sulla memoria e sulla passione per la propria storia e le proprie origini, vincendo nel 2011 il Premio della critica teatrale 2011 e nel 2012 il Premio Alessandro Fersen. Lo stesso Tindaro Granata, giovane attore di talento, grande sensibilità artistica, un “animale da palcoscenico” che lavora molto bene con la voce e il corpo, mix non così facile da trovare ancora in molti attori contemporanei che trascurano troppo spesso questo aspetto, ha un percorso artistico molto particolare. Non ha infatti seguito la tradizionale strada dell’Accademia, avendo iniziato nel 2002 con un “Pulcinella”  in versione teatrale con la regia di Maurizio Scaparro a fianco di  Massimo Ranieri,  per poi lavorare con Roberto Guicciardini, Cristina Pezzoli, Carmelo Rifici e molti altri fino a ottenere proprio quest’anno il “Premio Melato” come attore emergente. Non solo attore dunque, ma anche autore e regista di se stesso in questo “Antropolaroid” che potrebbe essere definito un monologo a quattordici voci ( tanti sono infatti i ruoli recitati in scena) nel quale ripercorre la storia della sua famiglia siciliana, interpretando i personaggi più importanti della sua vita, i nonni, i genitori, gli amici. Tante foto istantanee, scattate una dopo l’altra in un arco di tempo che dagli anni Venti arriva ai nostri giorni,  fissando momenti tragici come la malattia, la morte, la guerra, la povertà, la mafia, passando dalla smorfia di dolore alla leggerezza del sorriso. Il comico e il tragico viaggiano in questa pièce parallelamente insieme sui binari della vita, attraverso le diverse sfumature della voce dell’attore il quale passa con disinvoltura da quella roca e mascolina del nonno o del padre, a quella femminile della madre o della zia zoppa che insegna a ballare il valzer ad un parente colpito dalla meninigite. Si parte dal settembre 1925 quando il bisnonno Francesco Granata si impicca dopo aver scoperto di avere un tumore, fino ad arrivare  al giorno in cui Tindaro parte per Roma per inseguire il suo sogno di fare l’attore per staccarsi da una realtà nella quale non si riconosce più. Quello stesso giorno il suo amico Tino Badalamenti si impiccherà dopo essere partito su una nave della marina militare.

 

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