TikTok spopola in piena pandemia Forchielli: «Perdita di privacy, nulla da fare»

Scritto da , 29 Luglio 2020
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La quarantena imposta dall’emergenza Covid-19 ha portato il boom globale di download Tik Tok (app cinese). Nel mese di maggio la piattaforma di analisi, Sensor Tower ha riferito che il social network cinese è stato scaricato oltre 2 miliardi di volte a livello globale. Nonostante i dati abbiano confermato che il maggior numero di download siano stati rappresentati da India e Stati Uniti, ieri la rete televisiva Al Jazeera comunica che il Pakistan ha lanciato il suo ultimatum, accusando l’app di incoraggiare ‘contenuti immorali, osceni e volgari’. Il governo indiano inoltre, afferma che Tik Tok, insieme ad altre 58 applicazioni software cinesi, costituisce una minaccia alla sicurezza nazionale a causa dei problemi di privacy dei dati utente. Lunedì, Donald Trump in occasione della campagna di rielezione ha chiesto ai sostenitori di firmare una petizione contro l’app cinese, appoggiando l’India. Lo stesso giorno il BRI (Bureau of Industry and Security) ha aggiunto altre società cinesi alla lista dei controlli sulle esportazioni per impedire l’accesso alla tecnologia statunitense e mantenere la leadership nel settore high-tech. I recenti progressi dell’AI arrivano a dare spiegazioni raffinate ai pattern comportamentali degli individui controllando le masse nel bene e nel male. Si deduce che questo incida sulla salute mentale dei giovani i quali per primi vengono attirati dai messaggi subliminali, tramite quello che viene chiamato ‘Inconscio Artificiale’. Le grandi potenze (in particolar modo l’America) sanno come confezionare i loro prodotti e smuovere i mondi. Oggi abbiamo il piacere di ascoltare la lezione matura del professore Alberto Forchielli. I suoi sermoni morali-satirici vanno per lo più ai giovani. Nel tentativo di spingerli al rifiuto delle frivole distrazioni e sollecitandoli a nutrirsi di curiosità. Lui stesso è sempre in giro per il mondo e spesso in diretta tv da Boston, Hong Kong, Bangkok e molte altre città in cui vive. Alberto Forchielli deve le proprie abilità strategiche a 35 anni di esperienza manageriale nell’ambito dello sviluppo di affari internazionali. In particolare, il focus su SEA (South East Asia), Stati Uniti e Cina, gli ha permesso di comprendere visioni del mondo differenti. Trovandosi nella spaccatura tra il popolo orientale, che accetta di avere delle leggi e dei principi di base che devono essere rispettati e l’universo occidentale che mette in discussione tutto, dubita e resiste. Incontrando il professore Forchielli sembra che ci sia qualcosa di ineluttabilmente coerente in tutto ciò che riguarda sé stesso e il suo lavoro: anche il suo aspetto fisico, la modestia quasi imbarazzante con cui considera l’impegno impiegato dal Master ad Harvard, quando gli italiani si potevano contare sulle dita di una mano, fino ad oggi. Infondo bisogna aver coltivato una sincera umanità per puntare sulle nuove generazioni, che sembrano affermare le loro convinzioni per poi contemplarle con il massimo dubbio. Eppure, Alberto Forchielli ha capito che il migliore complimento che si può fare agli altri è mostrare interesse per loro e così sempre più giovani lo seguono quando è in diretta e leggono i suoi libri, perché ne hanno fiducia. Onestà è la parola che viene in mente guardandolo la prima volta. Se per noi ragazzi, Tik Tok è intrattenimento per gli USA sembra essere una faccenda politica. Come sopravvivere a queste forze invisibili, in Italia dove la Digital Transformation non si è ancora affermata? “Bisogna solo stare attenti a non divulgare informazioni troppo personali. E poi,sotto certi aspetti queste forze invisibili sono anche simpatiche. A me propongono tanti argomenti divertenti che mi interessano. Però purtroppo sulla perdita della privacy non c’è niente da fare e io per principio non dico mai niente di personale che potrebbe essere pubblico. Mi rendo conto che è difficile sopravvivere a tutto questo e c o n t e m p o r a n e a m e n t e aprirsi all’altro ma chiudersi non è l’alternativa. La prudenza è necessaria perché non si divulghino cose che giochino contro. Nel complesso non sono terrorizzato dalla mancanza di privacy perché dall’esplosione ‘on line’ la qualità della mia vita è migliorata: sono molto più efficiente, informato e riesco a stare in contatto con tanti amici che altrimenti avrei perso. Sicuramente la rete diffonde notizie anche contraddittorie e non è un gran posto dove ottenere delle informazioni. Inoltre, bisogna gestire le fonti affidabili, saper cercare. L’esperienza è necessaria a riconoscere la caratura istituzionale dei dati che ci vengono mostrati. Si resta confusi se non ci si fida delle istituzioni. In Italia attualmente, ci si fida dei personaggi- giullari che salgono al potere perché il popolo non è educato a sufficienza. Bisogna saper ascoltare gli altri, gli insegnati, studiare e mettere in moto la capacità critica e solo in seguito si può prendere una posizione. Sulla Digital Transformation ho solo da dire che siamo un popolo arretrato, un popolo del Sud: le cose da noi partono dopo e finiscono dopo e questo è così da sempre eccetto che nel periodo del Rinascimento.” L’Italia è il Paese che riceverà più aiuti economici per la ripresa dopo il Covid-19, il recovery fund, opportunità di rinascita per l’UE sarà capace di opporsi alle conseguenze devastanti che il virus ha portato? “Direi di no, una rinascita presuppone una presa di coscienza e questa al momento non c’è. Tutti incaricano gli altri di cambiare e nessuno cambia per sé. Prima del crollo economico bisogna riparare a quello sociale ma servirebbe un grosso trauma per capire davvero i problemi che ci circondano. Le piccole tragedie familiari che l’agoscia ipermoderna ha scaturito (l’epidemia della depressione tra i giovani è una di queste) non bastano. Servirebbe un trauma collettivo che manifestandosi, risvegli tutti gli italiani. Per esempio, qui tutti sappiamo che un problema dell’Italia è la spesa pensionistica e quindi ciascuno di noi cerca di andare in pensione prima che può per salvarsi la pelle. Se, ad un futuro pensionato o ad uno in corso, gli dici che bisogna cambiare la cifra, andrà su tutte le furie e questo è difficile da correggere.” Nel suo libro ‘Muovete il culo! Lettera ai giovani perché facciano la rivoluzione in Paese di vecchi” pubblicato nel 2017, ci parla della ‘Great Generation’, quella degli eroi che hanno creato soluzioni ai problemi del dopoguerra. Il filosofo Theodore Zeldin, classe 1933, è un esponente di questa generazione, studioso eccentrico dell’Università di Oxford, ancora oggi è al servizio dei giovani proprio come lei. Nel trattato ‘La Conversazione’ già nel 1998, confidava in un millennio più avventuroso che riuscisse a risolvere i conti del 900’ lasciati in sospeso attraverso una Nuova Conversazione. Un pensiero diverso che unisce le discipline, la filosofia con la matematica, la psicologia e la fisica quantistica, ecc. Attualmente, la STEM sembra aver iniziato in parte questo percorso. Quale background culturale si prospetta per la Generazione Z? “Ma mi auguro che sarà un background più quantitativo, improntato al futuro e meno orientato al passato perché solo così si potrà progredire anche se non sono sicuro che questo avverrà. La Cina è un paese dove la gente è produttiva e lungimirante in grado di far propri tutti i cambiamenti per questo sono più avanzati di noi pur venendo da una grande povertà. La loro ricchezza però è stata la capacità di trasformarsi e di convertire i progetti in azioni sociali. Tra l’essere e l’avere, la Cina ha scelto di fare.” Nel 2016, ha pubblicato ‘Il potere è noioso. Il mondo globalizzato raccontato dai più anarchici degli economisti. Anarchico spesso è sinonimo di ribelle. Nella società liquida di oggi, per noi giovani non esistono più tabú o limiti che non si possano valicare. Cosa c’è di più ambizioso che diventare un leader? “Farsi i Cazzi propri! Non è che tutti devono sognare di fare il leader, uno potrebbe voler essere un buon padre di famiglia, uno scienziato o di girare il mondo. Io ho scritto ‘Il potere è noioso.’ per far capire quanto possa essere seccante l’esercizio del potere. I soldi, la rete non sono niente contro il potere del legame familiare. Le famiglie italiane non devono perdere di vista l’obbiettivo di crescere dei figli sani. In Cina le famiglie lasciano ai giovani l’opportunità di emanciparsi molto presto ma restano sempre molto attaccati al nucleo di origine.” Chi dice che non si può costringere la storia a ripetersi, verrà presto smentito. La ‘Via della seta’ iniziativa proposta nel 2013, attraverserebbe tutta l’Asia Centrale fino alla Spagna e anche l’Italia sarà coinvolta nel progetto che sarà attuato già nel 2040. Il percorso seguito da Marco Polo si reinventa dopo otto secoli. Come prepararsi a questa colossale novità? “Bisogna risanare i valori democratici del Paese perché attraverso la ‘Via della seta’ interverranno valori autocratici e dittatoriali molto violenti. Bisogna contrapporre a questi la visione di una società libera. Con il potere economico la Cina tenderà a imporre i propri principi che rischierebbero di capovolgere le nostre deboli democrazie. Se riuscissimo ad apprezzare della libertà di cui godiamo, capire l’importanza e fare di tutto per preservarla potremmo essere pronti a questa iniziativa e conservare la nostra identità. I cinesi non sono disposti a cambiare, sono trent’anni che tutti sperano che assimilino qualcosa del pensiero Occidentale ma questa scommessa ormai è persa. Più passa il tempo e invece di aprirsi, si chiudono.” Andrea Orza

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