Tesi dedicata ad “Oreste, il mio amico speciale” Maria Luisa Perazzo commuove il web

Scritto da , 3 settembre 2018
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Erika Noschese

“Vorrei un bambino diversamente abile per ogni classe, quanta ricchezza! E vorrei che quell’insegnante che lo ritiene un ostacolo alla sua lezione smettesse, oggi, di insegnare e che il genitore del primo della classe che è preoccupato perché suo figlio non può avere tutto il programma finito,comprendesse che può avere un figlio laureato con il massimo dei voti e arido nell’anima ed infelice nella vita per non aver mai incontrato una diversità che gli educasse l’anima. Vorrei tanto una società senza inutili, vorrei una comunità che usa il noi ed ho voglia di combattere contro chi non la pensa così”. Inizia così la dedica della neo laureata salernitana, Maria Luisa Perazzo che ha dedicato la sua tesi di laurea ad un amico speciale: Oreste, un ragazzo autistico che ha frequentato le scuole elementari e medie con Maria Luisa. La vita li ha divisi per ben 10 anni eppure non si sono mai dimenticati. Nel frattempo la vita continua, per entrambi. Maria Luisa si laurea e dedica la sua tesi proprio a quel compagno di scuola che mai ha dimenticato perchè «è lui che mi ha fatto aprire le porte del mio futuro, mi ha fatto capire a cosa dovevo dedicarmi perchè sono mirata a svolgere la mia professione sulle categorie deboli e prediligo i disabi», ha raccontato la giovane salernitana, laureata in Scienze Motorie. «Oreste è un ragazzo autistico che ha avuto una fase di calo sia pre che durante l’adolescenza. Era difficile da gestire ma io penso che anche le persone che lo seguivano non sapevano comprendere le sue esigenze. Dopo 10 anni però ho trovato Oreste in una condizione diversa, ha finalmente trovato il suo equilibrio», ha poi aggiunto la neo laureata. Maria Luisa, credi che al giorno d’oggi sia difficile per un ragazzo disabile emergere in una società come la nostra? «Se ha accanto le persone giuste no». Per un ragazzo autistico quanto è difficile vivere e realizzare i propri sogni, soprattutto a Salerno? «Fino alle scuole medie, un ragazzo è più seguito. Dal liceo in poi, tutto cambia perchè, da come ho potuto constatare, alle scuole superiori, questo essere seguiti non c’è; ad un certo punto li fanno anche ritirare ed è la cosa che mi dispiace di più. Paradossalmente, però, è recente la storia di un ragazzo che è arrivato alla maturità ed è emerso che tutti gli erano vicini: un’intera classe si è commossa per il suo esame di stato. C’è anche il paradosso: molti non riescono ad arrivare al diploma ma qualcuno ancora ce la fa. Dovrebbero esserci aiuti al di fuori della scuole: essere seguiti in modo continuo tra famiglia, scuola, associazioni. Ci dovrebbe essere una sorta di continuità che c’è e non c’è. A Salerno ci sono associazioni e lo sto scoprendo nel corso degli anni, ci sono persone che se ne interessano ma forse bisognerebbe parlarne e diffondere un po’ di più perchè l’attenzione cala sempre». Oreste come ha preso la notizia della dedica? «Non che l’avessi sottovalutato perchè so che ragazzo è ma vedere la sua faccia incantata mi ha colpito. Erano 10 anni che non ci vedevamo ma lui ricordava tutto, anche i sabato sera in pizzeria con le nostre famiglie. Io in questi anni l’ho portato sempre con me e forse è stato così anche per lui».

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