Terremoto: Lotito a Unomattina parla di Amatrice e si commuove

Scritto da , 23 settembre 2016
lotito

Il Presidente della Lazio e co proprietario della Salernitana,visibilmente commosso, parla della “sua” Amatrice in diretta su Raiuno durante il programma Unomattina. Amatrice, oggi, per Lotito, è lacrime, non più corse e gioia di quando era un fanciullo e giocava nei pressi della chiesa di Sant’Agostino  di fronte casa del nonno Enrico.   Amatrice oggi è un urlo disperato, non strilli e vociare di bambini e ragazzi, il suo teatro antico.

Amatrice era l’oratorio della chiesa dove lui sognava di diventare un portiere di quelli grandi e bravi, giocando tra i pali della squadretta poi squadra vera, «Non ero il capitano, non potevo esserlo, ero il più giovane. Vincemmo il trofeo delle sessantanove frazioni che compongono la città dell’Amatrice. Così la chiamo io, così dice la storia, una città che batteva anche moneta».

La storia è antica, la cronaca è feroce e su questa Claudio Lotito ritrova e conserva le memorie «che nessuno potrà cancellare, che nessun terremoto potrà mai portarmi via. Amatrice è sconfitta ma non battuta, come nel calcio può rivincere, deve rialzarsi, là dove è stata messa in ginocchio. Qui è caduta, qui risorgerà, non altrove, con le stesse forze, con l’energia e la dignità che da sempre hanno accompagnato questa terra. Tra queste strade ho trascorso la mia infanzia, qui la mia adolescenza, qui la mia maturità, quando ho trovato le idee per la mia attività imprenditoriale, frutteti, zootecnica, campi di grano. Sono crollate case, scuole, chiese, palazzi ma i campi non hanno sofferto come gli uomini.

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