Teatro Verdi: i palchi ritornano a vivere

Scritto da , 23 Dicembre 2020
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Questa sera alle ore 20, in streaming dal massimo, gli auguri del coro con un programma eterogeneo tra musica sacra, operistica e popolare, con i coristi schierati nei palchi

Di Olga Chieffi

Palchi popolati, questa sera, al teatro Verdi per il concerto del coro del massimo che augurerà le buone feste, in streaming, a partire dalle ore 20, accompagnato dal pianoforte di Lucrezia Benevento e diretto, da Felice Cavaliere, che vedrà appunto i coristi schierati tra stucchi e velluti. La serata principierà sulle note dell’ Aria sulla quarta corda di Bach, ovvero il secondo movimento della Suite n.3 BWV 1068 per orchestra, in cui si ammirerà, attraverso le voci, la perfezione dell’intreccio delle parti. Si proseguirà con “Jesus bleibet meine Freude” il celeberrimo corale di Johann Sebastian Bach, tratto dalla Cantata BWV 147. Esso è caratterizzato da un flusso melodico ininterrotto eseguito dal tastoerista, che si intreccia con gli interventi saltuari del coro. La melodia strumentale si interrompe solo durante due versi cantati dal coro, “Jesus bleibet meine Freude” e “Jesus wehret allem Leide”, quasi a voler sottolineare il senso statico di quelle parole: Cristo resta in eterno la gioia dell’anima e può fermare la sofferenza umana. In tutti gli altri versi la melodia esprime il flusso ininterrotto di energia spirituale che promana da Cristo, come espresso dal testo con termini quali “linfa”, “forza”, “consolazione”. Verrà, quindi, elevato l’ “Ave verum corpus” di W. A. Mozart, scritto nell’anno della sua morte, opera che rappresenta uno dei momenti più alti del compositore austriaco, per la sua struggente e intima semplicità. A sigillo del primo set dedicato alla musica sacra, il Gioacchino Rossini dei Péchés de vieillesse.La figura materna è molto importante e riaffiora nei Péchés, quella terrena così come quella celeste: alla Madonna infatti Rossini dedica alcuni tra i più bei brani Ave Maria per coro e organo, Ave Maria su due note , che ascolteremo. Il secondo set sarà invece interamente dedicato ai grandi cori verdiani. Apertura riservata al Nabucco: appena finita la Sinfonia ecco gli Ebrei che scappano terrorizzati nel Tempio di Salomone a Gerusalemme: il re assiro, Nabucco, sta arrivando! “Gli arredi festivi già cadono infranti” cantano spaventati, da un lato il terrore, dall’altro la preghiera rivolta a Dio perchè “l’assiro stranier” non regni sul trono di David. L’attacco del coro è robusto ed estremamente incisivo, così da farci entrare immediatamente nel dramma. Il lamento che si leva alto e sonoro viene contrastato da una triste e dolce pagina delle Vergini “Gran Nume che voli”, con ripresa del coro e interessanti chiaroscuri. “Va’, pensiero, sull’ ali dorate; va’, ti posa sui clivi, sui colli, ove olezzano tepide e molli l’aure dolci del suolo natal!”, il più famoso coro del melodramma italiano, col suo salto musicale di ottava su “ali”, come a spiccare idealmente il volo verso una libertà agognata, un diritto umano. E’ uno dei temi del Risorgimento il coro della sete dall’Atto IV, quel “O Signore dal tetto natìo”, celeberrima pagina da “I Lombardi alla prima Crociata”, con l’inizio all’unisono che ha una sua dignità, per poi disperdere la sua forza in trilli e acciaccature. Ed è il momento di Traviata, con quel Verdi mondano del II atto: è in corso una gran festa in maschera nel palazzo di Flora Bervoix, percorso da sciami d’ospiti e d’intrattenitori, il coro ha eseguito “Noi siam le zingarelle” “E’ Piquillo un bel gagliardo”, per chiudere con l’immancabile brindisi liberatorio “Libiam nei lieti calici”. Gran finale con le canzoni del Natale principiando da White Christmas, di Irvin Berlin, quel  78 giri, che ottiene un successo planetario, regalando a Berlin l’Oscar per la migliore canzone e giungendo con Crosby il 3 ottobre 1942 al primo posto nella classifica americana. White Christmas è il maggiore, ma non l’unico, successo “natalizio” di Bing Crosby: Silent Night, versione inglese della tardo romantica Stille Nacht, che qui ascolteremo nella versione originale di Gruber, resta da oltre duecento anni la ninna-nanna più dolce da cantare vicino alla grotta illuminata da una candela. Messaggio universale con il brano con cui il coro si congederà dal pubblico, purtroppo, virtuale del massimo cittadino, ovvero la world music di Jay Althous, di “Uma familia” dal sabor brasiliano, sulle tracce lontane di “Mas que nada”, musica che racconta della vita, che celebra il ritmo del corpo, musica strutturata per raccogliere energia, per comunicarla, “dividerla” e restituirla a tutti noi.

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