CORONAVIRUS. SALERNO, UIL FPL: SERVONO ALLOGGI PER LAVORATORI A RISCHIO

Si mettano a disposizione camere d’albergo o locali della Curia salernitana, con la preghiera di intercedere presso l’Arcivescovo di Salerno, per alleviare le preoccupazioni del personale coinvolto”. È questa la richiesta che i vertici della Uil Fpl provinciale hanno inoltrato al primo cittadino di Salerno. “Siamo preoccupati – scrivono – per l’emergenza in atto e dunque, viste le informazioni raccolte dai lavoratori che stanno fronteggiando il picco di questi giorni, c’e’ la necessita’ di fronteggiare situazioni assistenziali con utenti a rischio”. Per la Uil Fpl, quindi, serve porre in isolamento il personale coinvolto nell’emergenza senza che si metta a repentaglio la salute dei propri cari nelle rispettive abitazioni.




Ospedale del Mare, Verdoliva mette alla porta 120 precari

Manifesteranno sotto la sede della Regione Campania a Santa Lucia mercoledì 24 aprile. Vogliono risposte dal governatore Vincenzo De Luca i 120 precari, tra infermieri e operatori socio-sanitari – in forze all’Ospedale del Mare di Napoli – che nei giorni scorsi si sono visti recapitare lettere di “benservito” dal direttore sanitario su disposizione del commissario straordinario dell’Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva. L’invito era quello di procedere alla programmazione delle ferie del personale con contratto a tempo determinato con scadenza nell’anno in corso. La Asl ha intenzione di reclutare i nuovi infermieri per gli ospedali, compreso quello del Mare, attingendo alla graduatoria che risulterà dal concorso bandito dal Cardarelli quando ai vertici dell’azienda sanitaria locale c’era ancora Mario Forlenza. I migliori sessanta saranno assunti dal Cardarelli, mentre tutti gli altri, fino a esaurimento della platea di 1.800 idonei, entreranno nelle varie strutture dell’Asl e nell’Ospedale del Mare. Prenderanno il posto, dunque, anche di questi 120 “avvisisti” che quattro anni fa risposero a un bando pubblico dell’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno per poi essere dirottati sul nascente nosocomio della periferia orientale di Napoli. Contribuirono alla sua apertura, esoprattutto all’avvio del Pronto Soccorso in una zona di frontiera per Napoli e dintorni, mandando avanti reparti totalemente sguarniti. In assenza di proroghe o altri provvedimenti, l’emergenza è dietro l’angolo: con 120 unità in meno il rischio non riguarderebbe solo le difficoltà nel prestare assistenza al pronto soccorso con un numero inferiore di sanitari ma si potrebbe persino arrivare alla chiusura forzata di alcuni reparti. “Ci sono 120 sanitari che vedranno scadere il proprio contratto di lavoro presso la Asl Napoli 1 Centro senza alcuna possibilità di rinnovo e a breve, all’ospedale del Mare verrà a mancare il loro prezioso contributo – denuncia una nota sindacale inviata da Fp Cgil, Cisl, Uil, Nursind, Ugl Sanità, Fials, Fsi e Nursing up alla direzione dell’Asl e alle principali istituzioni regionali oltre che alla Prefettura di Napoli – La loro assenza rischierebbe di portare al collasso l’intero nosocomio e non ci sono garanzie sulla conclusione in tempi ragionevoli ed entro le imminenti scadenze dei contratti a termine, delle procedure concorsuali dell’azienda Cardarelli, da cui dovranno arrivare nuove e definitive assunzioni”, si legge nel documento.Che punta il dito anche sulla necessità di formare i neoassunti “prima di essere pienamente operativi, come previsto dalle vigenti norme contrattuali. Le probabilità che alle ormai croniche carenze di personale si aggiungano quelle del personale che a breve lascerà l’azienda sono molto alte”. Per questi motivi la rete dei sindacati ha formalmente richiesto l’intervento del Presidente della Giunta regionale della Campania, del Commissario straordinario dell’Asl, del Prefetto di Napoli e di tutti i livelli istituzionali coinvolti nell’amministrazione della regione e del comparto sanitario, affinchépossa essere individuata una soluzione.




Scafati. Comunali: per ora astensione dallo straordinario, ma la vertenza potrebbe inasprirsi

Un mese fa, Cgil,Cisl e Uil avevano proclamato lo stato di agitazione dei dipendenti del Comune per i tagli al fondo salariale accessorio. Ma il primo cittadino Pasquale Aliberti aveva risposto, in un primo momento, accusando i dipendenti di chiedere più soldi a fronte di un minor carico di lavoro. Lo stesso sindaco, in altre occasioni, si era complimentato con i lavoratori comunali per il loro impegno nonostante fossero da tempo in sottorganico. A Palazzo Mayer, infatti, lavorano la metà dei dipendenti necessari per portare avanti una macchina amministrativa come quella scafatese. Dopo un primo incontro avvenuto tra le Rsu e il sindaco in Prefettura il 4 febbraio, c’era stata un'apertura dalla parte pubblica per la ricontrattazione del fondo per il lavoro straordinario. Nonostante la pubblica amministrazione avesse riconosciuto le ragioni delle rimostranze dei sindacati e si era resa disponibile ad una riapertura dei termini di contrattazione della costituzione del fondo salario accessorio fino al 24 febbraio non è stato raggiunto alcun accordo. Da qui la decisione delle Rsu di invitare i loro iscritti dall'astenersi dallo svolgimento di qualsiasi prestazione di lavoro straordinario. A serio rischio dunque la funzionalità della macchina comunale, soprattutto sul versante sicurezza di cui si occupa la polizia locale. Proprio dal comando di via Pietro Melchiade erano arrivate in massa, in segno di protesta, le cancellazioni dalle sigle sindacali, non ritenute in grado di tutelare i lavoratori. Il comandante dei caschi bianchi sembra si sia fatto garante di un incontro con Aliberti ma anche questo appuntamento sarebbe stato disatteso per ben due volte e rimandato alla prima decade marzo. Pure l'anno scorso ci sarebbe stato un accordo tra l'Amministrazione e la polizia locale, accordo puntualmente disatteso, quindi non si escluderebbero a breve anche astensioni dal lavoro per dare un forte segnale di protesta. (g.a.)




Scafati. Tagli dI 300mila euro al salario accessorio, stato di agitazione dei comunali

Comune: acque agitate tra i dipendenti, si va verso lo stato d’agitazione e lo sciopero. Assemblea sindacale, ieri, tra i dipendenti comunali aderenti alla Cgil, Cisl, e Uil, guidati dai sindacalisti Giovanni Santonicola, Alfonso Rianna e Maria Bonaria Spiga. L’incontro si è tenuto all’auditorium dell’istituzione Scafati Solidale presso il centro commerciale Plaza. I lavoratori hanno discusso del taglio, circa 300mila euro previsto dall’Amministrazione, per il fondo salario accessorio, con cui si pagano la reperibilità, la turnazione, lo straordinario, l’indennità di comparto ed altre competenze spettanti ai lavoratori. I sindacati hanno lamentato la mancata presenza di un assessore con delega al personale e il modo di rapportarsi del primo cittadino con loro. Non è andato per niente giù che il sindaco abbia convocato a gruppi i dipendenti comunali per parlargli, deligittimando “la rappresentanza sindacale eletta dal 98% dei dipendenti, mentre la politica  è stata  eletta appena dal 50% dei cittadini “, ha ricordato Santonicola(Cisl).  Rianna (Cgil) ha rimarcato la mancanza di confronto con la politica “Decidono senza mai interfacciarsi con noi, con questa amministrazione sono sempre i dipendenti e i fondi a loro destinati a pagare per tutto” .  Spiga (Uil) ha definito “inaccettabile il taglio di 300mila euro al fondo”. Erano presenti circa 90 dipendenti sui 170 del Comune e non sono mancate le rimostranze da parte qualche lavoratore seduto nel pubblico che ha contestato i sindacati, troppo tenero a loro dire nel difendere alcuni interessi dei lavoratori. Verso i sindacati  sono arrivati anche accuse dure: “Dovete togliervi il vizio di andare a braccetto dei politici,”. Le Rsu hanno chiesto ai dipendenti unione, di non fare lo straordinario anche se richiesto, essere pronti a denunciare il Comune e, ove è giusto, non aver paura di andare anche contro i dirigenti  “perché a Scafati abbiamo prima dei dirigenti che denunciano il Comune per avere quello che gli tocca” , il riferimento era alla segretaria Immacolata Di Saia che ha intrapreso una causa civile per avere circa 100mila euro non retribuiti. Anche il taglio del 15% allo straordinario  elettorale di maggio non è andato giù. Nella seduta  si è  precisato anche che il lavoro previsto nei progetti obiettivo, attenzionati dalla Corte dei Conti, sono stati svolti  e  se errori ci sono stati siano i dirigenti a pagare e non loro. L’assemblea si è conclusa con una decisione unanime: non si dovrà  svolgere alcun lavoro fuori dagli orari previsti. Oggi, sarà inviato un documento in Prefettura in cui si annuncia lo stato di agitazione, probabilmente propedeutica ad uno sciopero che si potrebbe avere a breve. A tergo dell’assemblea le Rsu unite hanno accusato il Comune di clientelismo per come è strutturato: “Non è possibile avere cinque dirigenti d’area e ben 18 posizioni organizzative su circa 170 dipendenti di cui 40 vigili urbani, le posizioni organizzative dei  dirigenti vengono pagate con il prelievo di 160mila euro  dal fondo incentivante dei dipendenti” chiosano  i sindacalisti.
«Bene hanno fatto le associazioni sindacali unite dei dipendenti del Comune  a rivendicare i propri diritti ed in particolare a contestare la riduzione di 300mila euro  del  Fondo Salario Accessorio -afferma Marco Cucurachi del Pd-. Accerteremo nella competente Commissione Garanzia la regolarita’ dell’operato dei competenti Dirigenti, la correttezza e la legittimita’ degli atti adottati. Si corrispondono 100mila euro a Nek per un concerto musicale e contestualmente si riducono le risorse per i dipendenti, che hanno come unica fonte di reddito lo stipendio».  E la risposta di Aliberti non tarda ad arrivare. Su facebook scrive: «Perplesso dall’annuncio dello stato di agitazione di alcuni Dipendenti Comunali‬ guidati dalla violenza verbale di alcuni Sindacalisti.  Si chiede l’aumento dello stipendio e di lavorare meno. È giusto, invece, valorizzare chi lavora e raggiunge gli obbiettivi, come abbiamo sempre fatto, fino a rischiare le indagini e le contestazioni della Corte Dei Conti. Quanta ingratitudine, per la serie  CORNUT‬&MAZZIATI».

 

 

dipendenti scafati

Gennaro Avagnano




Salerno. Piano comunale di alienazione «sbagliato e deleterio»

La riproposizione del piano comunale delle alienazioni, esattamente come accaduto in precedenza, non trova riscontri favorevoli.
Dopo la valanga di ricorsi incassata la prima volta – alcuni dei quali sono ancora in fase di giudizio pendente dinanzi alla sezione locale del Tribunale amministrativo regionale, come quello relativo all’area di via Vinciprova (su cui pare sussista anche una sorta di vincolo di “utilità sociale”) – anche questo secondo tentativo di vendere i beni di proprietà dell’amministrazione comunale sembra destinato a suscitare numerose polemiche ed opposizioni.
Nella giornata di ieri sono stati i sindacati ad esprimere – così come fatto anche l’altra volta – le proprie perplessità in merito all’ennesimo tentativo di privatizzare quel po’ di beni pubblici ancora rimasti a Salerno.
In particolare, la vendita delle aree dell’ex cementificio, di via Vinciprova e di piazza Mazzini (il famoso lato interno di piazza della Concordia) – zone attualmente tutte adibite ad aree di parcheggio gestite da Salerno mobilità – comprometterebbe diverse situazioni tanto per quel che concerne i lavoratori della municipalizzata quanto per quel che riguarda una pratica questione di viabilità.
L’eventuale cessione delle aree individuate dal Comune, con la possibilità – per i nuovi proprietari – di realizzare nuove volumetrie nel cuore di Salerno (due anni fa, in piazza Mazzini, pare fosse prevista la nascita di un centro commerciale al posto dell’attuale parcheggio) , rischierebbe di comportare una vera e propria congestione del centro cittadino che resterebbe senze tre strategiche zone di sosta. Timori che furono avanzati anche in occasione della prima proposizione del piano di alienazione dei beni comunali.
Per i segretari provinciali di Filt Cgil (Amedeo D’Alessio), Fit Cisl (Sergio Galdi), Uiltrasporti (Gennaro Scarano) e Cisal terziario (Giovanni Giudice), la paventata vendita di queste tre aree, in merito a cui esprimono profonda preoccupazione, «è sbagliata e deleteria».
E i rappresentanti dei sindacati di categoria spiegano anche le motivazioni alla base delle loro perplessità in merito alla manovra voluta da palazzo di città.
«La vendita delle suddette aree, comporterebbe, infatti, non solo la perdita di circa il 50% degli attuali ricavi della Salerno Mobilità, con gravi ripercussioni sui lavoratori, ma penalizzerebbe anche il sistema di mobilità cittadina già fortemente deficitario» – dichiarano congiuntamente in una nota.
«Si tratta di una decisione dannosa ed inappropriata, rispetto alla quale, in data odierna (ieri per chi legge, ndr), abbiamo rinnovato una richiesta di incontro al Sindaco facente funzioni del Comune di Salerno Vincenzo Napoli».
(man)




Operaio della Italcementi finisce in ospedale per una crisi di nervi

di Francesco Carriero

Avere costantemente sulla propria testa la spada di Damocle di un possibile licenziamento può causare uno stress tale da far perdere la testa. E se a questo si aggiungono, presunte, pressioni psicologiche, non si fa altro che innescare una bomba pronta ad esplodere. Ed è quello che è successo ieri mattina presso la sede della Italcemneti, dove un lavoratore, nel corso del proprio turno di lavoro, a seguito di uno scambio di vedute al quanto acceso con il proprio capo reparto, è stato colto da una crisi emotiva, che ha reso necessario l’intervento di una autoambulanza del 118 che ha trasportato al pronto soccorso l’operaio. A denunciare l’increscioso episodio è stata la Rsu aziendale, di cui il lavoratore fa parte. Massimo è il riserbo sul motivo del litigio tra l’operaio e il suo caporeparto, ma stando a quel poco trapelato, sembra che l’episodio fosse il culmine di una serie di pressioni psicologiche, che le maestranze quotidianamente vivono all’interno dello stabilimento salernitano, a causa dello “stato di salute” precario della Spa, che dopo aver messo in cassa integrazione diversi lavoratori, rischia di dover tagliare definitivamente un gran numero di maestranze. Dopo il battibecco, la direzione dello stabilimento ha richiamato formalmente il lavoratore, combinandoli anche una sanzione pari alla perdita di tre ore lavorative. Questa decisione, assieme alla pressione alla quale il lavoratore, secondo i membri della Rsu, era da giorni sottoposto, avrebbe scatenato la forte crisi di nervi. All’uomo, che presentava evidenti difficoltà cognitive ( non ricordava il proprio nome e non riconosceva i colleghi) è stata formulata una prognosi di 5 giorni, nel corso dei quali i sottoporrà ad una cura a base di ansiolitici per curare la sua alterazione emotiva. «Stiamo vivendo – afferma Raffaello Della Monica della Rsu Italcementi – una situazione critica. Siamo sotto costante pressione psicologica e temiamo per il nostro posto di lavoro. C’è chi approfitta di questa situazione per aumentare la pressione e il nostro collega non ha retto. Quello di oggi (ieri per chi legge ndr) è un episodio increscioso, che lede l’immagine dell’azienda. Un vero e proprio dramma nel dramma». Intento Cgil Fillea e Feneal Uil hanno inoltrato a Confindustria una richiesta di incontro urgente con i vertici aziendali. I sindacati, infatti, sono convinti che un clima di tensione, specie in un periodo di crisi così intensa che ha direttamente coinvolto la Italcementi, da anni è interessata da mobilità volontaria e cassa integrazione, non giovi al risanamento e al rilancio dell’azienda stessa. «Questa situazione – afferma Luigi Adinolfi, segretario della Cgil Fillea – nasce da lontano, dalla situazione dei lavoratori di Italcementi che si aggrava sempre più. Questo clima di tensione all’interno dello stabilimento peggiora solo una situazione già drammatica». Sulla stessa lunghezza d’onda anche la segretaria della Feneal Uil Patrizia Spinelli: «In passato – spiega – c’è sempre stato un clima di collaborazione e dialogo con il direttivo di Italcementi. Proprio alla luce di questo rapporto abbiamo chiesto un incontro al fine di risolvere questo increscioso episodio nel migliore dei modi e stemperare la tensione all’interno di un’azienda che si avvia verso la mobilità».




I sindacati pro Crescent: «Si riprendano i lavori»

di Andrea Pellegrino

«Si riprendano i lavori». I sindacati sono tutti con il Crescent. In poche ore Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil sono scesi in campo a sostegno dell’opera pubblica (attualmente sequestrata dalla Procura della Repubblica) di Santa Teresa. «C’è un allarme per i dipendenti», fanno sapere contestando, così, chi come il comitato No Crescent e Italia Nostra sostengono che l’unica via d’uscita, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, sia l’abbattimento dell’ecomostro privato. Da contraltare Ciancio – segretario regionale della Fenail Uil – inaugura il suo «Si Crescent», mentre Adinolfi della Fillea Cgil, vorrebbe lo sblocco dei lavori per garantire «occupazione – dice – agli oltre 150 operai del cantiere che, attualmente, si trovano senza stipendio e senza la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali», ed infine De Blasio (Filca Cisl) che chiede addirittura ai parlamentari salernitani «una nuova legge sul sistema dei controlli e dei vincoli paesaggistici». Un appello quello della Cgil che ha annunciato «iniziative di sensibilizzazione nei prossimi giorni», e quello della Uil che vorrebbe aprire il confronto «senza strumentalizzazioni o interessi di parte» anche sulla realizzazione dei box di Piazza Cavour ma ribadendo forte e chiaro di essere «contro l’abbattimento o il sequestro prolungato del Crescent». Ancora la Filca Cisl che attraverso il segretario provinciale Fernando De Blasio chiede che «la magistratura faccia chiarezza in tempi rapidi sulla vicenda del Crescent che, per il momento, ha prodotto due vittime: la trasformazione del territorio ed i lavoratori dell’azienda rimasti senza reddito e senza ammortizzatori sociali. Le procedure giudiziarie, tra l’altro, stanno anche avendo un effetto sulla capacità di attirare investimenti privati in tutto il territorio della Provincia di Salerno». Ma non solo: De Blasio ha ricordato che «nelle scorse settimane, la Cisl di Salerno, nel corso del suo Consiglio Generale, ha fatto appello a tutti i parlamentari del salernitano al fine di farsi promotori di una iniziativa legislativa per cambiare l’attuale sistema di controlli e di vincoli di natura paesaggistica». Ma ieri è stato anche il giorno del verdetto di Michele Buonomo, segretario regionale di Legambiente che nel ricordare la sua «storica contrarietà all’edificio Crescent», oggi resta cauto anche all’indomani «delle scelte che ha fatto nel corso degli anni la città di Salerno attraverso il voto». Insomma si scaldano i motori in vista dell’udienza di Riesame sul dissequestro del Crescent fissata per il 20 gennaio ma soprattutto all’indomani di una sempre più complessa vicenda amministrativa che potrebbe riportare all’avvio dei lavori, dopo la pronuncia del Consiglio di Stato che ha annullato le autorizzazioni paesaggistiche rilanciate dal Comune per la costruzione della mezza luna di Bofill. Sembra, infatti, che l’incontro con il Soprintendente Gennaro Miccio al Comune di Salerno non sia andato come previsto. Lo stesso Soprintendente pare abbia espresso le sue perplessità in merito alla procedura da seguire, o peggio ancora dal nuovo iter da istruire nel caso in cui si dovesse ritornare – come sembra – all’anno zero per il Pua completo di Santa Teresa. Ieri mattina, inoltre, il primo cittadino, all’indomani appunto del vertice con il Soprintendente Miccio, avrebbe convocato l’assessore Mimmo De Maio, i dirigenti del settore urbanistico Davide Pelosio e Bianca De Roberto ed il dirigente del settore legale Aniello Di Mauro. Da superare per ora c’è il Riesame del 20 gennaio ed a quanto pare la principale tesi difensiva si baserebbe proprio sull’aspetto paesaggistico. Ultima curiosità dell’intensa giornata a Palazzo di Città: dopo 15 giorni dalla pronuncia dei giudici di Palazzo Spada, il sindaco De Luca ha deciso di pubblicare sul sito web del Comune di Salerno l’intera sentenza. Un modo – spiega De Luca – «per far comprendere che il giudizio di merito dell’organo di giustizia amministrativa istituzionalmente competente sgombra finalmente il campo da ogni infondato elemento di preoccupazione ed ogni possibile strumentalizzazione inerenti l’operato del Comune di Salerno. Nelle prossime settimane, accogliendo l’indicazione in tal senso pervenuto dal Consiglio di Stato, saremo impegnati con le altre istituzioni competenti per dare completa soluzione anche alle osservazioni in materia paesaggistica».