Scafati/Pompei. I comitati: “Ci stanno ammazzando”. In piazza per il diritto alla salute

Di Adriano Falanga

Stanchi delle promesse inutili, dei se, dei ma, dei però, dei vedremo. Hanno sfilato in 500 per protestare contro l’inerzia delle istituzioni, che da anni fanno scaricabarile sulle responsabilità di chi ha permesso di ridurre una fertile terra di confine scafatese in una pericolosa bomba ambientale. Presenti gran parte dei consiglieri comunali, con il sindaco Pasquale Aliberti e la moglie, consigliere regionale Monica Paolino. In questa zona si vive con la paura di ammalarsi, ma nel frattempo si respira aria malsana. Sono costretti a vivere chiusi in casa, perché tenere la finestra aperta è praticamente impossibile. Zanzare, topi, e l’immancabile puzza del canale San Tommaso fanno da cornice ad un disagio divenuto oramai insostenibile. Chiacchiere tante, fatti pochi, anzi, al San Tommaso si sono associati anche il ripetitore telefonico installato in una proprietà privata, e il sito di stoccaggio regionale dei rifiuti gestito dalla Helios. Tutto questo in poche decine di metri, in località Cappelle. Qui i residenti vivono con la costante paura di essere in una terra dei fuochi nostrana, dove “gli insetti sono più grandi, diversi dal solito, fanno molto più paura e i topi mangiano i gatti” racconta Domenico, un anziano che vive sulle sponde del San Tommaso, e alle spalle il sito della Helios, dove ogni giorno arrivano decine di autocompattatori da ogni angolo campano. Dai mezzi in sosta puntualmente scorre il rivolo di percolato che inevitabilmente finisce nel suolo. Non solo, complice il caldo, anche la tipica e pungente puzza di “monnezza” accompagna le “felici” giornate che già regala il San Tommaso. Gli abitanti denunciano un aumento delle patologie oncologiche “qui tutti hanno un parente o un conoscente ammalato di questa patologia” e chiaramente, la causa è in ciò che respirano quotidianamente.

1-canale san tommasoIl San Tommaso nasce ad Angri, serviva per irrigare la fertile ed estesa campagna di confine, oggi raccoglie le acque reflue di Angri, e attraversando il quartiere Mariconda, in territorio pompeiano, confluisce nel Sarno. Insomma, tecnicamente è una vera fogna a cielo aperto, e la puzza costante e nauseante lo attesta. “In centro sono più fortunati di noi – spiega Michele – perché loro il problema della puzza lo vivono due mesi l’anno, durante la stagione conserviera. Qui invece tutto è all’ordine del giorno”. La soluzione del problema dovrebbe essere il collegamento della rete fognaria angrese al collettore sub 1 che porta le acque al depuratore. Lavori iniziati anni addietro, poi interrotti. L’Arcadis, ente regionale competente, ha spiegato che la ripresa dovrebbe esserci entro Agosto di quest’anno, tempo necessario previsto: 2 anni. Una previsione ottimistica, che non prevede intoppi od ostacoli tecnico finanziari. Alternative non paiono esserci, e comunque nel migliore dei casi significa altri due anni ancora di disagi e degrado. Secondo i manifestanti si potrebbero quantomeno individuare e interrompere i tanti scarichi abusivi di origine anche industriale che pure contribuiscono al problema.

1-antenna1-heliosLa Helios stocca e seleziona i rifiuti, lavorandoli. Il sito è in area Pip e sembra che le autorizzazioni siano state concesse in una conferenza di servizi da enti sovracomunali. Non è chiaro fino a che punto il Comune può intervenire, soprattutto dal momento in cui burocraticamente la posizione dell’azienda appare in regola. E lo stesso può dirsi per il ripetitore Wind, installato in una proprietà privata. In un primo momento, dopo le proteste dei residenti, il primo cittadino Pasquale Aliberti aveva sospeso, con una ordinanza, la sua installazione. E’ durata poco, perché il Tar su ricorso del gestore telefonico ha rigettato l’ordinanza. Insomma, sembra che da queste parti la terra dei fuochi sia legale, rispetto a quanto accade nel casertano. I manifestanti promettono che questa è solo la prima di una serie di iniziative mirate non solo a sollevare le coscienze, ma soprattutto per chiedere soluzioni immediate e definitive.

1-protesta cappelleIL COMITATO “CAPPELLA E OLTRE”: “SUBIAMO VIOLENZA AMBIENTALE”

“L’ idea di costituire un comitato è nata una mattina di febbraio, quando noi della contrada Cappelle abbiamo subito l’ennesima “violenza ambientale”, perché veniva istallato in un’aria privata un ripetitore WIND”. Umberto Acanfora è uno dei promotori del Comitato Cappella e Oltre, nato da pochi mesi ma quanto basta per aver sollevato il problema al punto tale da smuovere chi fino ad oggi sembrava essere indifferente o peggio ancora rassegnato. “Dopo varie riunioni a casa di amici e constatando che la maggior parte della cittadinanza era d’accordo, abbiamo deciso, con l’appropriazione di tutti, di costituire il consiglio direttivo del comitato contrada CAPPELLA E OLTRE – ricorda Acanfora – non solo per l’antenna ma anche per gli altri problemi che minacciano la salute dei cittadini della contrada”. La loro è una battaglia per il diritto alla salute, da queste fortemente messo in discussione. Non puntano il dito contro qualcuno in particolare, ma contro tutti coloro che hanno fatto poco, o che non hanno mai preso davvero sul serio il problema.

2-umberto acanfora “Alle istituzioni contestiamo il fatto che avrebbero potuto fare di più sia per quanto riguarda il controllo del territorio, del resto per legge sono i responsabili della salute dei cittadini, sia per una migliore valutazione della parte burocratica”. Da un lato l’amministrazione comunale ha riqualificato la zona, attraverso la ripavimentazione stradale, con la segnaletica e la piazzetta Santa Maria Delle Vergini, dall’altro però ha mostrato inerzia nel momento in cui lo stesso territorio veniva “violentato” dal punto di vista ambientale. “Vivo a Cappella da 10 anni e devo dire che ho trovato una comunità di persone oneste e collaborative, ma per quanto riguarda le problematiche ambientali è umanamente invivibile” l’amara riflessione di Acanfora, che poi snocciola dati sul Comitato: “Contiamo circa 200 adesioni, che crescono di giorno in giorno con la speranza di poter dare un valido contributo per la risoluzione delle problematiche. Concludo ringraziando tutti i membri del Comitato per il lavoro svolto finora”. Il Comitato, per il tramite dei legali Raffaella Cavallaro e Teresa Silvestri ha già diffidato la Regione Campania, il Noe, il Consorzio di Bonifica e la Asl ad attivarsi per la pulizia, il controllo e il monitoraggio del canale.

CASCIELLO: “DA SEMPRE IN PRIMA LINEA CONTRO LO SCEMPIO AMBIENTALE”

3- vecchia protesta di cascielloAnche prima di diventare consigliere comunale, Mimmo Casciello portava avanti la sua battaglia contro lo scempio ambientale che si stava consumando sotto i suoi occhi. Vive a Cappelle da sempre, a pochi metri dal Canale San Tommaso. Lui stesso negli anni passati ha dovuto lottare una battaglia contro una grave malattia. L’ha vinta, ma molti suoi concittadini perdono ancora. Ha presentato denunce in Procura, e a ritmo incalzante incontra i responsabili Arcadis per accelerare la ripresa dei lavori al collettore sub 1. Ha aderito al Comitato, sposandone chiaramente la battaglia e sostenendone la causa. Qualcuno però lo accusa di essere troppo “istituzionalizzato” e poco incisivo. “E’ giunto il momento di unirsi in un’unica grande manifestazione, lasciando da parte i colori politici per asserire a gran voce le esigenze del nostro territorio – spiega Casciello – stasera vogliamo sottolineare, in maniera forte ma pacifica, tutta la nostra esasperazione in modo da sensibilizzare l’intervento di ogni istituzione di qualsiasi ordine e grado, rispetto ad una situazione divenuta oramai davvero insostenibile”. Dal mondo politico solidarietà bipartisan ai manifestanti, finalmente sembrano accorgersi di loro. Il punto però non è la loro presenza oggi, bensì il loro impegno costante a partire da domani.

cappelle san tommaso

 

 




Scafati. Dossier: Fiume Sarno e tumori, una Terra dei Fuochi 2?

Di Adriano Falanga

Di Tumori e Fiume Sarno Cronache ne ha già ampiamente parlato, pubblicando in tempi non sospetti i dati del Registro Tumori della Asl di Salerno, i quali, ricordiamo, sono fermi al 2009 e non avevano evidenziato incidenze tali da poter lanciare un allarme sanitario. Eppure i medici di famiglia scafatesi raccontano, nel loro privato, tutt’altro. Così come anche nell’immaginario collettivo degli scafatesi, da queste parti si muore di tumore più che altrove. La causa? L’inquinamento del fiume Sarno. Sono decenni che se ne parla, e nonostante il corso d’acqua (che all’origine nasce ed è anche oggi assolutamente pulito) risulta essere tra i più inquinati d’Europa, non esiste un vero e certificato studio ufficiale e istituzionale che possa sollevare i dubbi. Tante le fonti, ma spesso sono discordanti tra loro. Nel 2006 fu istituita in Parlamento una commissione d’inchiesta sulle cause dell’inquinamento del Sarno, la relazione finale fu presentata il 12 aprile 2006 e relatore fu il senatore Roberto Manzione. Un documento di oltre 200 pagine, che vide l’audizione di sindaci, carabinieri ambientali, rappresentanti di enti istituzionali locali sanitari, quali le Asl, medici e chiunque potesse essere utile agli approfondimenti. Il quadro che ne emerse fu molto chiaro, preciso e dettagliato, e soprattutto fortemente critico. Secondo la Commissione lo stato di gravissimo degrado del bacino del fiume Sarno è dovuto alla combinazione di tre principali fonti di inquinamento: quelle urbane, dovute all’assenza di rete fognarie, ai pozzi neri disperdenti. Poi ci sono le fonti agricole, derivate dall’uso indiscriminato di fertilizzanti chimici, fitofarmaci, diserbanti. Infine le fonti industriali, derivate dall’assenza di idonei impianti di depurazione per il trattamento degli scarichi non trattati degli stabilimenti conciari, conservieri, cartari e tipografici. Sarebbero oltre 200, secondo il rapporto parlamentare, le industrie conciarie principalmente concentrate nel territorio solofrano. Le imprese conserviere sono invece una novantina, e quasi tutte concentrate nell’agro nocerino sarnese. Queste aziende sono accomunate dalla necessità di usare molta acqua per i loro processi industriali. Tra le tre fonti la principale causa di inquinamento è però quella urbana, secondo la commissione d’inchiesta i comuni del bacino del Sarno dispongono di allacciamenti fognari per circa il 30% delle relative popolazioni. La carenza di reti fognarie comunali fa si che i reflui domestici finiscano per essere recepiti nei corpi idrici superficiali. Ancora oggi, ad esempio, circa i tre quarti degli scarichi civili scafatesi finiscono direttamente, e legalmente, nel fiume Sarno, senza essere depurati. La relazione parlamentare fornisce anche ulteriori ed interessanti analisi. Vengono citati i frequenti episodi di allagamento dovuti alle esondazioni dei corsi d’acqua legati al fiume Sarno: “questi comportano il rilascio nei terreni di sostanze inquinate e questo rilascio non può non destare grande preoccupazione e indurre a ritenere urgentissimo e prioritario il completamento e la messa in funzione del sistema depurativo e fognario” cosa che sta avvenendo, seppur con lentezza, oggi. Le sostanze depositate dalle esondazioni possono essere volatili, da qui la pericolosità dovuta alla loro respirazione. Ad oggi, non esiste uno studio certo sulla loro tossicità e sull’impatto con la popolazione. Se ne deduce che ad essere pericoloso per la salute non è tanto lo scorrere dell’acqua inquinata, bensì gli allagamenti provocati. Unico studio analizzato dalla commissione è un rapporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità del 1997, il quale “segnalava nella zona del fiume Sarno un indice di mortalità per cancro e leucemia superiore del 17% rispetto ad altre zone del mondo”.

MORBO DI PARKINSON E INQUINAMENTO DEL SARNO: IL COLLEGAMENTO

SarnoIl morbo di Parkinson può essere una patologia la cui incidenza territoriale potrebbe essere correlata al fiume Sarno inquinato? La Commissione parlamentare d’inchiesta del 2006 ha ritenuto necessario uno studio completo sulla base di alcune considerazioni: tra le cause scatenanti il morbo di Parkinson vi sono l’alimentazione e le cause ambientali esterne. E’ dimostrata una maggiore diffusione della malattia in campagna, probabilmente a causa dell’esteso ricorso a erbicidi e diserbanti. “Dai dati forniti dal Centro Ricerche sulla Psichiatria e le Scienze Umane di Nocera Inferiore, si evince che diversi giovani di età compresa fra i 17 e 30 anni con sintomi del morbo di Parkinson, sono stati tutti inviati alla struttura di Neurofisiologia del DSM dell’Asl Sa 1, e che – si legge nella relazione parlamentare – tutti questi pazienti provengono da Scafati e dintorni”. Un allarme non di poco conto, quello lanciato dai senatori nel 2006. “In conclusione si ritiene che possa esservi un rischio salute per l’inquinamento del fiume Sarno, per cui sarebbe utile e necessario – scrive la commissione – uno studio epidemiologico approfondito. Lo studio potrà rilevare l’incidenza delle patologie tramite interviste porta a porta, l’incidenza tramite indagini nei presidi ospedalieri, l’analisi dei dati riguardanti l’inquinamento del fiume per verificare la presenza di sostanze tossiche che possono essere fattori importanti delle patologie. Occorre pertanto un organismo che coordini le varie fasi, ne sintetizzi i risultati per programmare tutti gli interventi da porre in essere e risponda di tutto quanto prodotto e del risultato finale, che deve essere il risanamento del Sarno e la piena tutela della salute della popolazione interessata”, così si concludeva la relazione parlamentare prodotto nel 2006.

I DATI DEL REGISTRO TUMORI DELL’ASL SA1

Registro_TumoriUn allarme preoccupante, viviamo in una terra dei Fuochi? Quanto c’è di vero nel sostenere che il Sarno inquinato sia direttamente responsabile di un aumento delle patologie tumorali in città? L’Asl di Salerno qualche anno fa ha presentato il dossier “I Tumori in provincia di Salerno 2008-2009”, una sintesi dettagliata e approfondita dei dati del Registro Tumori della provincia di Salerno, istituito in seno al Dipartimento di Prevenzione dell’Asl. Numeri ufficiali, ma soprattutto istituzionali. Dalla sintesi del coordinatore del Registro, il dottor Luigi Cremone, possiamo leggere: “l’incidenza e, di conseguenza, la mortalità per tumori in provincia di Salerno, sono inferiori rispetto alla media nazionale”. Stringendo l’analisi sul distretto interessante la città di Scafati, il dottor Cremone spiega: “osserviamo un maggiore rischio di contrarre un tumore epatico nei distretti di Angri-Scafati, analoghe differenze tra Nord e Sud della provincia si rilevano anche per i tumori polmonari”. Fermo restando che il dato statistico vede Scafati in linea con la media nazionale, resta prevalente la morte per cancro al fegato. “Un fenomeno endemico risalente ad almeno trent’anni fa, ben conosciuto e studiato negli anni. Oggi il dato è in calo in quanto abbiamo imparato a conoscere il virus dell’epatite C, causa principale del cancro al fegato” aggiungeva il dottor Arturo Iannelli, del Registro Tumori di Salerno e membro del consiglio direttivo dell’Airtum, l’associazione nazionale che raccoglie e certifica i dati di tutti i registri italiani. L’epatite C inoltre non si trasmette tramite l’alimentazione o l’atmosfera, ma solo tramite sangue. Questo esclude quindi una diretta relazione con le acque inquinate del Sarno. I Registri tumori sono strutture impegnate nella raccolta di informazioni sui malati di cancro residenti in un determinato territorio, raccolgono i dati anche se un paziente residente va a curarsi in una struttura fuori regione, questo significa che i dati sopra tengono conto anche di chi è andato a curarsi a Milano, per fare un esempio. Unico neo, sembra che il Registro dei Tumori di Salerno con l’aggiornamento ufficiale dei dati sia fermo ancora al 2009.

BRIGIDA MARRA: “ORA CHIEDO CHIAREZZA”. MA I 39 COMUNI SNOBBANO L’INCONTRO

4-vertice sindaciA chiedere chiarezza su ciò che è stato prodotto dopo il rapporto della commissione parlamentare d’inchiesta del 2006 è la consigliera delegata alla Sanità Brigida Marra. La forzista, dopo aver raccolto dati e informazioni utili, ha capito che di fatto la questione Sarno e patologie tumorali correlate, presenta ancora oggi enormi, quanto pericolose falle. Tanti i dubbi sollevati dai senatori, poche, se non nulle, le certezze derivanti. Da qui la sottoscrizione di un documento da presentare all’Istituto Superiore della Sanità, in cui si chiede di presentare uno studio preciso e dettagliato su quanto la stessa commissione ha chiesto fin dal 2006. La Marra ha ben pensato che la firma di tutti e 39 i comuni interessati dal fiume Sarno sarebbe stata certamente vincolante per l’Ente sanitario nazionale. Peccato però che la riunione di giovedi sera è stata un flop clamoroso. Presenti appena 6 comuni su 39, tra i quali due non interessati direttamente dal corso d’acqua. Oltre Scafati sono stati presenti i rappresentanti dei Comuni di Solofra, Pompei, Montoro, Casola e Pimonte. “Sono anni che partecipo a questi tavoli tecnici, ed è sempre stato così, anzi, oggi ci sono pure più partecipanti£ ha detto polemicamente l’assessore Santa Cascone, della vicina Pompei, quasi a rincuorare una arrabbiata e delusa Brigida Marra: “chi non è presente oggi sarà ritenuto responsabile”. Dal dibattito è emersa la unanime volontà di andare avanti in ogni sede e luogo, considerata l’importanza dell’argomento trattato. “Anche se il mio comune non è attraversato dal fiume Sarno, sono qui perché la mia comunità è vicina ai comuni interessati e sensibile al problema, ritenendolo di tutti” così il sindaco di Casola Domenico Peccerillo. “All’Istituto Superiore della Sanità abbiamo chiesto di accertare lo stato di salute dei cittadini che vivono nei territori interessati dal fiume Sarno.  Lo scopo è quello di dimostrare che l’inquinamento del Sarno sta avendo gravi ricadute sulla salute dei cittadini al fine di ottenere in questo modo, finalmente un intervento risolutorio da parte del Governo Nazionale” le conclusioni della Marra.

 

 




Scafati. Domani sindaci a confronto sui problemi dell’inquinamento del Sarno.

Di Adriano Falanga

Confermato il tavolo tecnico istituzionale dei sindaci delle città interessate dal fiume Sarno. L’evento pubblico, promosso dal sindaco Pasquale Aliberti e dalla consigliera delegata alla Sanità Brigida Marra, si terrà giovedì 18 febbraio alle ore 17:30, presso la sala consiliare della biblioteca Morlicchio. L’evento è stato voluto perché oggi, dopo anni di discussioni, polemiche, confronti, non esiste un vero e proprio studio recente che possa chiarire, senza dubbio alcuno, eventuali relazioni tra patologie oncologiche e inquinamento del Sarno e dei suoi affluenti. I dati della Asl sono scarni, e il registro Tumori è aggiornato al 2009. E’ certo che il Sarno è inquinato, come sono certe anche le cause, ma restano dubbi sulle conseguenze socio sanitarie per le popolazioni che vivono sulle sue sponde. Ecco perché si rende necessaria la sinergia tra gli enti interessati. “Per tutto quanto letto e approfondito sul fiume Sarno, credo francamente che al pari della terra dei fuochi rappresenti più che mai una grave minaccia per la vita dei nostri figli – spiega Brigida Marra – Il Sarno è stato definito il fiume più inquinato di tutta l’Europa tanto che nel 2003 venne istituita una commissione d’inchiesta parlamentare i cui lavori sono stati conclusi nel 2006 che ha attraverso una cospicua attività istruttoria rilevato la grave situazione in cui versa il Sarno l’aumento  delle malattie neoplastiche nei territori dei 39 comuni interessati e che abbiamo per questo motivo deciso di riunire a Scafati”.

Tanti i nodi da sciogliere: “quali azioni sono state messe in campo dal governo nazionale a seguito dei lavori svolti dalla commissione? Qual è attualmente e questo lo chiediamo all’Istituto Superiore della Sanità, lo stato di salute dei cittadini che risiedono nei suddetti territori? Quali azioni di controllo sono state avviate per impedire il fenomeno degli scarichi abusivi nel fiume? Insomma, in che termini intendono agire di fronte ad un tema così serio? Che legame c’è infine tra l’inquinamento del fiume e i tumori, questo è quello che vogliamo capire insieme – conclude la Marra – senza distinzione di colore politico ma, semplicemente interrogando la coscienza di ognuno di noi”.




Scafati. Fiume Sarno e tumori. “Tenere alta l’attenzione”

Di Adriano Falanga

Fiume Sarno ed eventuale incremento delle patologie oncologiche, continua ad approfondire l’amministrazione comunale. “Come più volte ribadito la salute dei cittadini non può avere colore politico. Questo è il motivo per il quale, nell’ambito delle attività che a nome dell’amministrazione e in qualità di consigliere delegato alla Sanità sto portando avanti già da tempo, recandomi prima all’Asl, poi in Regione e finanche al Ministero della Salute – ha scritto in una nota Brigida Marra – oggi ho accettato di incontrare i giovani di Scafati Arancione, parte politica opposta, che mi hanno manifestato la loro volontà di partecipare alle attività che stiamo mettendo in campo sul tema”. Gli arancioni sono stati promotori di una petizione per istituire il Registro dei Tumori in città. “Nelle more dell’esame dei dati che ci sono stati forniti dall’ASL di Salerno sul Registro Tumori, a seguito di richiesta di accesso agli atti, provvederemo già nei prossimi giorni ad invitare, così come concordato con i Dirigenti del Ministero della Salute, i sindaci dei Comuni dell’Agro interessati dal Fiume Sarno – prosegue la Marra – L’incontro sarà finalizzato ad intraprendere insieme iniziative successive, inclusa la richiesta all’Istituto Superiore della Sanità, al fine di conoscere il profilo di salute e le cause di mortalità dei cittadini dei nostri territori nonché le modalità e i termini di attuazione del programma di prevenzione per le malattie neoplastiche”. Soddisfazione anche da Francesco Carotenuto: “L’incontro è stato proficuo sotto molti aspetti: quello politico, a dimostrazione che la politica deve si contrapporsi, ma ha l’obbligo e la responsabilità di deporre le armi dello scontro quando si tratta di temi che esulano da visioni contrastanti; sociale, perché attraverso una nostra campagna di sensibilizzazione e di mobilitazione popolare abbiamo provato a coinvolgere i tanti cittadini, i quali, apponendo la loro firma, hanno voluto darci mandato di mediare e portare all’attenzione delle istituzioni un problema di notevoli proporzioni sociali”.




Scafati. Tumori e fiume Sarno: il consigliere Marra al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore della Sanità

Si è tenuto questa mattina l’incontro presso il Ministero della Salute richiesto dal consigliere con delega alla Sanità Brigida Marra a nome del Sindaco e dell’Amministrazione, per discutere della grave situazione in cui versa il fiume Sarno e la sua presunta connessione con lo sviluppo delle malattie tumorali. Fanghi, miasmi, inquinamento  e pericolo per la salute dei cittadini, questi gli argomenti su cui si è discusso per circa due ore.

Il consigliere comunale con delega alla Sanità, Brigida Marra: “Un incontro assolutamente costruttivo quello a cui oggi ho preso parte, un tavolo tecnico a cui hanno partecipato il Direttore del settore Prevenzione e i suoi collaboratori e nel corso del quale ho esposto la grave situazione in cui versa non Scafati e l’intero territorio dell’Agro. Ho ribadito che stiamo morendo nell’indifferenza del Governo Nazionale, che gli amministratori si sentono impotenti e abbandonati. A seguito di ampia discussione, durante la quale ho esibito materiale fotografico nonché, le varie richieste inoltrate tra l’altro, al Registro Tumori di Salerno e all’Airtum, siamo riusciti a concordare un cronoprogramma di atti ed attività da mettere in campo con la previsione di un incontro che sarà presenziato dal Ministero della Salute, dall’Istituto Superiore della Sanità da tenersi a Scafati ed al quale,  sarà importante prendano parte tutti i comuni dell’Agro,  la Regione Campania, nonché, l’ASL, l’Arpac e l’Airtum. Esistono temi, rispetto ai quali le battaglie vanno condotte insieme e soprattutto, rispetto ai quali, percepisci il vero senso della politica costruttiva, quella che l’Amministrazione Aliberti ogni giorno prova a mettere in campo”.




Scafati. Fiume Sarno e tumori: Marra convocata dal Ministero della Salute

Prosegue l’attività di ricerca del consigliere con delega alla Sanità, Brigida Marra in merito al possibile collegamento tra inquinamento del fiume Sarno e tumori sul nostro territorio: “A seguito delle azioni fino ad ora intraprese, ovvero richiesta di accesso agli atti al Registro Tumori di Salerno e incontro al Ministero della Salute, comunico che ho già ricevuto dal Responsabile Ufficio Registro Tumori di Salerno, dott.ssa Anna Luisa Caiazzo su supporto cd i dati a loro disposizione. Inoltre, a seguito della richiesta inviata al Ministero, questa mattina sono stata convocata per il giorno 26 ottobre 2015 ore 11 presso gli uffici di “Sicurezza Ambientale e Prevenzione Primaria” del Ministero della Salute dal Direttore dott.ssa Liliana La Sala al fine di conoscere lo stato delle attività che il Ministero e quindi il Governo Nazionale intende mettere in atto per ripristinare, tutelare e garantire il Diritto alla Salute dei cittadini di Scafati e dei restanti Comuni dell’Agro attraversati dal Fiume Sarno. Come promesso non ci fermeremo, la salute dei cittadini continuerà ad essere sempre al centro delle azioni messe in campo dall’amministrazione Aliberti”.




Scafati. Tumori e Fiume Sarno, Marra: “Andiamo avanti per tutelare la salute dei cittadini”

Prosegue l’attività del consigliere con delega alla Sanità, Brigida Marra in merito al possibile collegamento tra inquinamento del fiume Sarno e aumento casi di tumori sul nostro territorio: “Nelle more di ottenere quanto richiesto all’Ufficio Registro Tumori di Salerno, ho deciso di richiedere un incontro con il Dirigente dell’Ufficio IV del Ministero della Salute, competente in questo caso. I dati richiesti al Registro Tumori infatti, serviranno per conoscere l’incidenza e l’eventuale aumento di neoplasie nell’area dell’Agro ed in particolare, a Scafati mentre, dal Ministero voglio conoscere quali sono le attività concrete messe in campo e che il governo intende adottare, per tutelare la salute dei cittadini. Non mi fermerò, anzi, attraverso l’aiuto di persone competenti in materia sanitaria, intraprenderò tutte le azioni possibili, compreso il ricorso all’autorità giudiziaria per il risarcimento dei danni subiti dai cittadini. È ampio il materiale a disposizione e di cui intendo anche fare richiesta ufficiale ai dipartimenti di oncologia medica presso le facoltà di medicina delle Università presenti nell’ambito della Regione Campania e che, hanno affrontato la problematica del fiume Sarno. Anche al fine di coadiuvare concretamente l’attività straordinaria che sempre ha svolta in questi anni il Sindaco Aliberti, ritengo sia giusto, andare avanti per tutelate in ogni sede la salute dei nostri cittadini”.




Scafati. Fiume Sarno, ora la paura è quella dei tumori

Di Adriano Falanga

L’attenzione sul fiume Sarno non cala, dopo le denunce sul forte inquinamento, il più delle volte illegale, che il periodo estivo sembra inequivocabilmente accentuare, arriva la preoccupazione sul rischio tumori. “A seguito delle tante preoccupazioni e segnalazioni dei cittadini, ho sentito il dovere umano, morale ed istituzionale di intervenire – così il consigliere delegato alla Sanità, Brigida Marra – E’ necessario a mio avviso acquisire dati ufficiali che possano provare la connessione inquinamento Sarno-malattie neoplastiche. Ho in più occasioni ribadito che la salute e la vita dei cittadini, rappresentano nel mio mandato politico una priorità assoluta per la quale continuerò sempre a battermi”.

La consigliera di maggioranza ha scritto al Registro dei Tumori di Salerno per avere dati certi. “Attenderò di acquisire i dati per poter dare seguito, in caso di esito positivo a tutte le azioni che riterrò opportune anche, ovviamente qualora sarà necessario, ricorrere alle competenti autorità giudiziarie in caso di inerzia degli organi istituzionali preposti”. Questa testata nel febbraio di quest’anno ha già pubblicato i dati del Registro dei Tumori relativi al territorio scafatese. Registro che però è fermo e non più aggiornato. Riproponiamo al proposito l’articolo.




Scafati. Registro Tumori, dati nella media

Riproponiamo di seguito l’articolo di Adriano Falanga del 6 febbraio 2015. Sono resi noti i dati del Registro Tumori e gli interventi dei responsabili istituzionali.

Il Sarno è ben noto essere il fiume più inquinato d’Europa. Nel tratto che attraversa Scafati il corso d’acqua è praticamente morto, in esso non c’è vita, ma veleno. Sull’inquinamento del fiume Sarno non c’è nulla da dimostrare, essendo un dato appurato, certo e indiscutibile. Complice anche le esondazioni degli ultimi giorni, il fiume finisce sotto accusa e sui social network gira questa frase: “Il Sarno uccide, a Scafati si muore di tumore più che altrove”. Un allarme preoccupante, viviamo in una terra dei Fuochi? Quanto c’è di vero nel sostenere che il Sarno inquinato sia direttamente responsabile di un aumento delle patologie tumorali in città? L’Asl di Salerno qualche anno fa ha presentato il dossier “I Tumori in provincia di Salerno 2008-2009”, una sintesi dettagliata e approfondita dei dati del Registro Tumori della provincia di Salerno, istituito in seno al Dipartimento di Prevenzione dell’Asl. Numeri ufficiali, ma soprattutto istituzionali. Dalla sintesi del coordinatore del Registro, il dottor Luigi Cremone, possiamo leggere: “l’incidenza e, di conseguenza, la mortalità per tumori in provincia di Salerno, sono inferiori rispetto alla media nazionale”. Stringendo l’analisi sul distretto interessante la città di Scafati, il dottor Cremone spiega: “osserviamo un maggiore rischio di contrarre un tumore epatico nei distretti di Angri-Scafati, analoghe differenze tra Nord e Sud della provincia si rilevano anche per i tumori polmonari”. Fermo restando che il dato statistico vede Scafati in linea con la media nazionale, resta prevalente la morte per cancro al fegato. “Un fenomeno endemico risalente ad almeno trent’anni fa, ben conosciuto e studiato negli anni. Oggi il dato è in calo in quanto abbiamo imparato a conoscere il virus dell’epatite C, causa principale del cancro al fegato” aggiunge il dottor Arturo Iannelli, del Registro Tumori di Salerno e membro del consiglio direttivo dell’Airtum, l’associazione nazionale che raccoglie e certifica i dati di tutti i registri italiani.

L’epatite C inoltre non si trasmette tramite l’alimentazione o l’atmosfera, ma solo tramite sangue. Questo esclude quindi una diretta relazione con le acque inquinate del Sarno. I dati, ovviamente, non assolvono il Sarno -che era e resta inquinato- possono però dimostrare che a Scafati non si muore di cancro più che altrove, e questo a prescindere delle dirette responsabilità (tutte da dimostrare, purtroppo) che ha il fiume Sarno nell’incidenza di queste patologie. “Si tratta di una questione molto tecnica a cui oncologi di fama non hanno ancora dato risposta – così Antonio Squillante, direttore generale Asl, che conclude – certamente i dati statistici parlano chiaro”. E questi dicono che Scafati è in linea con il dato nazionale. Esistono poi altri studi di molto precedenti all’istituzione del Registro dei Tumori che sostengono dati contrastanti, tra cui un rapporto OMS del 1997 che segnalava nella zona del fiume Sarno “un indice di mortalità per cancro e leucemia superiore del 17% rispetto alle altre zone del mondo”. Dato non confermato dal Registro dei Tumori, a quanto pare. I Registri tumori sono strutture impegnate nella raccolta di informazioni sui malati di cancro residenti in un determinato territorio. Sono necessari perché in nessuna struttura ospedaliera italiana, pubblica o privata, c’è l’obbligo di archiviare i dati relativi alla diagnosi e alla cura dei tumori. Raccolgono i dati anche se un paziente residente va a curarsi in una struttura fuori regione, questo significa che i dati sopra tengono conto anche di chi è andato a curarsi a Milano, per fare un esempio. Le informazioni raccolte includono il tipo di cancro diagnosticato, il nome, l’indirizzo, l’età e il sesso del malato, le condizioni cliniche in cui si trova, i trattamenti che ha ricevuto e sta ricevendo e l’evoluzione della malattia. Unico neo, sembra che il Registro dei Tumori di Salerno con l’aggiornamento dei dati sia fermo ancora al 2009. Ci è stato detto: “sollecitate Provincia e Asl ad adoperarsi per riattivare in pieno il Registro”.




Amianto e tumori: Battipaglia attende risposte

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Il Comitato Civico e Ambientale e quell’amianto che non va più via: la lunga storia che vede coinvolti gli uomini del gruppo di tutela ecologica, guidato da Cosimo Panico,  le amministrazioni comunali e i vertici regionali e provinciali s’arricchisce di un ulteriore documento.

Panico, infatti, ieri mattina s’è presentato per l’ennesima volta al cospetto dello sportello dell’Ufficio Protocollo e ha consegnato tra le mani dei dipendenti di Palazzo di Città un’altra richiesta di incontro.

Al centro dello scritto c’è sempre la celebre delibera di giunta comunale n°26 del 29 gennaio del 2010: all’epoca, infatti, gli assessori battipagliesi istituirono l’Osservatorio Locale sull’Ambiente, un’équipe composta da valenti medici, che avrebbe dovuto elaborare un carteggio pieno zeppo di dati relativi alla mortalità causata da neoplasie.

Quel che venne fuori dalle prime riunioni, in effetti, fu un incremento esponenziale dei decessi provocati da tumori: in molti (oltre ai soci del circolo Legambiente “Vento in Faccia”, di cui Panico, all’epoca, era vicepresidente, hanno fatto sentire le proprie preoccupazioni anche i militanti del Movimento 5 Stelle e di Civicamente) calcolarono uno spaventoso due più due, ipotizzando che l’aumento delle morti tumorali fosse causato dalla forte presenza dell’amianto entro i confini del comune di Battipaglia.

L’asbesto, in effetti, può essere alla base di una lunga sfilza di neoplasie, primo fra tutti il mesoltelioma: è vero che il Ministero della Sanità, con il decreto ministeriale del 6 settembre del 1994, mise un po’ di chiarezza nella confusa normativa relativa all’utilizzo a scopi edilizi della sostanza cancerogena, ma è altresì vero che, con il decreto legislativo n°152 del 3 aprile del 2006, lo Stato obbligò gli enti locali a provvedere al censimento di tutti gli immobili edificati con dell’amianto.

In Italia, però, accade frequentemente che gli obblighi vengano visti come dei semplici e cortesi inviti, ed è per questo che, a Battipaglia, una vera e propria individuazione dell’asbesto non è mai stata compiuta.

Colpa delle amministrazioni comunali che si son susseguite nel tempo? Senz’altro, ma non esclusivamente. Secondo le leggi nazionali, infatti, anche le regioni dovrebbero intervenire a sostegno dei censimenti e delle rimozioni dell’amianto: l’ex-commissario prefettizio, Mario Rosario Ruffo, qualcosa a riguardo la sapeva e, sollecitato da Panico e da tanti altri battipagliesi, inviò una lettera a Stefano Caldoro, governatore della Regione Campania, sollecitando un incontro per discutere del legame tra le neoplasie e l’incidenza dell’amianto sulla mortalità tumorale. Da Palazzo Santa Lucia, però, non arrivò alcuna risposta.

Il Comitato Civico e Ambientale, dunque, è tornato alla carica, richiedendo a Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della triade commissariale che regge le sorti dell’azione amministrativa battipagliese, di farsi promotori di qualsiasi operazione tesa a far rientrare la presenza dell’amianto entro i consentiti parametri dell’indice di degrado inferiori al valore di 45.

Iorio e i suoi, però, hanno messo su già nello scorso giugno una task-force per la tutela ambientale del territorio, all’interno della quale in molti hanno chiesto il ripristino delle consuetudinarie azioni dell’Osservatorio, affinché si possa procedere alla realizzazione di un preciso e dettagliato registro dei tumori: al momento, però, tutto tace.

Chi vivrà vedrà? Stando alle attuali condizioni biologiche e ambientali, la domanda che sorge spontanea è tristemente monca: chi vivrà?