Scafati. Si scrive Paolino si legge Aliberti, la tesi del riesame e le testimonianze della difesa

Di Adriano Falanga

<<Ancora oggi, tutt’ora in carica come consigliere regionale è la moglie Monica Paolino che ha beneficiato, durante le elezioni regionali del 2015, dell’accordo del marito con il clan ed è stata lei a tenere il comizio nella proprietà della sorella di Ridosso Romolo, padre di Luigi e zio di Gennaro, oltre che fratello di Salvatore, ucciso in un agguato di camorra>>. Il Tribunale del Riesame accentra l’attenzione, accogliendo le richieste della DDA, sull’attività politico istituzionale della Paolino. Secondo i giudici infatti <<Tale circostanza rende, di fatto, perdurante e quindi attuale e concreta la possibilità per l’Aliberti di attuare, attraverso l’influenza politica della moglie, accordi con i clan in cambio di ulteriori favori politici>>. Il profilo delineato dagli ainquirenti restituisce un consigliere regionale “di facciata”, si scrive Paolino ma si legge Aliberti e a rafforzare la tesi, il pm Montemurro ha depositato le dichiarazioni di Patrizia e Raffaele Sicignano, assieme a quelle di Daniela Ugliano. Gli ultimi due di fatto ex assessori e consiglieri della giunta sciolta per infiltrazioni camorristiche. E’ stata Patrizia Sicignano ad accompagnare personalmente Monica Paolino nei comizi organizzati dal clan Ridosso-Loreto, il primo presso un noto bar di Scafati (ritenuto un flop) e il secondo presso l’abitazione di Anna Ridosso. Della caratura criminale di queste persone il comitato elettorale ne era a conoscenza, in quanto, secondo la Sicignano, sulla scarsa presenza di persone nel bar la moglie di Giovanni Cozzolino avrebbe esclamato: “stai zitta! Non sai chi sono queste persone, potrebbero essere 6 o 7 persone che portano 6-700 voti”. Secondo Raffaele Sicignano invece, ogni decisione politica della Paolino non avveniva senza il preliminare assenso del marito. Secondo il riesame, Aliberti merita quindi il carcere perché <<da casa ha la possibilità di continuare a influenzare le scelte politiche della moglie convivente e utilizzare anche diverse persone di fiducia quali l’ex staffista Giovanni Cozzolino e a mantenere attiva l’attenzione politica della cittadinanza sulla sua persona interagendo sul profilo istituzionale Facebook, sia personale che della moglie>>.

l’ex assessore Raffaele Sicignano

A testimoniare il contrario la difesa dell’ex sindaco ha presentato le testimonianze di Mirra Antonio, responsabile della segreteria della Paolino, di Vincenzo Paolillo, ex politico paganese, Domenico Di Giorgio, già sindaco di Montecorvino Pugliano e Martino Melchionda, ex sindaco di Eboli. Secondo il riesame però queste dichiarazioni <<non mutano il dato che l’Aliberti possa utilizzare la moglie per attuare i patti politici che ha stretto con la criminalità, anche per favorirne l’elezione>>. Melchionda inoltra avrebbe ammesso l’appoggio elettorale alla Paolino in cambio dell’incarico di presidente del Consorzio Farmaceutico propostogli da Aliberti. Paolillo avrebbe sì confermato l’autonomia dell’azione politica della consigliera regionale, ma ammesso pure che in ogni caso esaminato si è sempre arresa alle scelte del marito. Scriverà più avanti il riesame <<Si rammenta che seppur Aliberti si mostra contrariato a parlare con Andrea Ridosso che si vuole addirittura candidare nelle sue liste, candida poi Barchiesi, zio di Alfonso Loreto, esponente apicale del clan. E fa partecipare la moglie ad un comizio organizzatole proprio da Andrea Ridosso e ad un altro a casa di Anna Ridosso, zia dei cugini Luigi e Gennaro>>.

LA “BOCCIATURA” DELLE TESTIMONIANZE

Avendo la Suprema Corte di Cassazione confermato parzialmente la precedente ordinanza, come nel caso di specie sui gravi indizi di colpevolezza e sulla qualificazione giuridica dei fatti, il Tribunale è deputato a deliberare soltanto sul punto della decisione che ha costituito oggetto di annullamento con rinvio, e cioè l’esigenza della custodia cautelare in carcere. E’ per questo motivo che vengono definite “irrilevanti” le dichiarazioni raccolte dal collegio difensivo e depositate a favore dell’ex sindaco. Tra i testi figurano gli ex consiglieri comunali Andrea Granata, Nicola Acanfora, Antonio Pignataro, Brigida Marra, Teresa Formisano e Berritto Carmela. C’è poi l’ex presidente Acse Eduardo D’Angolo, il presidente della Scafatese calcio Vincenzo Cesarano, dell’ex direttore generale Acse Salvatore De Vivo e ancora i componenti della famiglia Semplice: Salvatore, Aniello e Laura, quest’ultima consulente legale della Scafati Sviluppo, dichiarata fallita. <<Si tratta di dichiarazioni che non ineriscono il profilo delle esigenze cautelari bensì quello della ricostruzione indiziaria dello scambio elettorale politico mafioso>> scrive il riesame. In parole semplici, trattano di circostanze che involgono la configurabilità dei reati ascritti all’ex sindaco, sui quali il Collegio non è chiamato ad esprimersi. In questa sede infatti i giudici sono chiamati esclusivamente a decidere sulla misura restrittiva da applicare.




Scafati. Teresa Formisano: “rifarei tutto”. Il punto sul panorama politico

Di Adriano Falanga

<<Rifarei tutto. Ho sempre agito con un grande senso di responsabilità e ho fatto della politica un servizio. Perché non dovrei!?>>. Teresa Formisano, ex capogruppo di Forza Italia, è con Brigida Marra e Carmela Berritto parte della squadra rosa dell’amministrazione uscente, sciolta per infiltrazioni criminali. Tra le tre è stata però quella “politicamente più esposta” e la sua prima esperienza consiliare le ha anche “regalato” un avviso di garanzia per aver convocato un consiglio comunale nonostante il Presidente in carica non sia mai stato impedito. Erano i tempi della “fretta e furia” per chiudere la pratica decadenza di Pasquale Aliberti. Quel Presidente del Consiglio, Pasquale Coppola, con il quale aveva fatto coppia in campagna elettorale, riuscendo a centrare l’obiettivo dell’elezione. Ancora convinta che convocare quel consiglio contro il parere del Prefetto sia davvero stata una scelta giusta? <<Far parte di una squadra significa condividere scelte e percorsi, quindi abbiamo fatto la scelta giusta, tutti insieme>> A due mesi dall’insediamento della commissione, come valuta il loro operato e come trova la città? <<È ovvio che gestire una città non è semplice, soprattutto per chi si trova davanti un percorso già avviato. Siamo ancora all’inizio, difficile giudicare l’operato della Commissione>>. Cosa suggerisce di fare alla triade? <<Di lavorare per il bene della città e di non tralasciare tematiche importanti, come i servizi sociali per continuare a garantire i servizi essenziali alla comunità>> Il comune ha un disavanzo di oltre 31 milioni di euro. Saranno tempi di tagli e stallo per nuove opere e servizi come cultura, politiche sociali, sport, eventi. Vi sentite in parte responsabili? <<Sentirci responsabili per aver messo in campo opere, servizi, cultura, politiche sociali, mi sembra un controsenso. Se solo guardassimo i bilanci dei comuni della Campania ci potremmo rendere conto del difficile momento economico generale in cui versano gli enti>> Farete ricorso al Tar contro lo scioglimento? <<Sicuramente>>. (Il termine ultimo per presentarlo è il 15 aprile, ndr). Sarà ricandidata? <<Troppo presto per dirlo. Dopo quello che è accaduto in questi ultimi mesi lo sconforto è grande, soprattutto quando si è operato in totale trasparenza e nell’interesse del prossimo. Chi vivrà vedrà>> Chi sarà il futuro leader del centrodestra? <<Non ho la sfera di cristallo, ma sicuramente dovrà essere una persona seria, capace di operare per il bene cittadino e di mettere insieme più anime>> E chi invece tra gli alibertiani? <<La stessa cosa>>.

IL RICORSO

maggioranza-alibertiLe elezioni sono lontane, molto lontane. Un anno e mezzo in politica equivale almeno a due o tre “era geologiche” e avere la presunzione di intravedere futuri papabili oggi è fuorviante. Un dato però è certo, tra gli alibertiani c’è un profondo sconforto e senso di ingiustizia, e nonostante la frenetica attività investigativa, ad oggi restano compatti attorno al loro leader indiscusso: Pasquale Aliberti. Presenteranno ricorso al Tar avverso il decreto di scioglimento, Aliberti lo aveva promesso, e questo perché ritengono esserci palesi discordanze con quanto il ministro Marco Minniti ha scritto nella sua relazione, frutto, ovviamente, di una sintesi di quanto prodotto in sei mesi dalla commissione d’accesso voluta dal Prefetto Salvatore Malfi. E se da un lato c’è chi lo sconsiglia, come l’ex assessore Raffaele Sicignano, gli alibertiani sono però convinti che un tentativo vada comunque fatto. E così a firmare potrebbero esserci i fedelissimi: Mimmo Casciello, Brigida Marra, Teresa Formisano, Carmela Berritto, Francesco Vitiello, Alfonso Pisacane, Dalila Borriello, Diego Del Regno (come ex consiglieri comunali) Annalisa Pisacane, Antonio Fogliame, Nicola Acanfora, Giancarlo Fele come ex assessori. In forse Diego Chirico. Come in forse sarà l’adesione di Roberto Barchiesi, con l’ex primo cittadino perno centrale dell’inchiesta Sarastra. Forse pochi per dare un maggior impulso all’esposto, considerato che consiglieri e assessori firmatari non rappresentano l’ex maggioranza eletta (composta da 15 esponenti). Numeri risicati, anche per lanciare le basi di una futura coalizione di centrodestra. E’ chiaro che le indagini ancora in corso (entro settembre dovrà esserci l’avvio del processo) rallentano ogni tentativo di imbastire un ragionamento politico. Anche perché Aliberti in questo delicato frangente non può vestire (almeno ufficialmente) i panni del leader politico. Quanto ai papabili, qualcuno avrebbe scommesso, in altri tempi, su Giancarlo Fele. Ma l’ex vicesindaco non è sembrato voler mettersi a capo della “rinascita alibertiana”, almeno non in questo momento politico.

CENTROSINISTRA IN FERMENTO

3-pd-scafatiDiversa l’atmosfera in casa centrosinistra, da queste parti si parla ampiamente di elezioni. Non comunali però, per quelle c’è tempo e comunque sono conseguenziali alle elezioni politiche e soprattutto al congresso del PD. Si discute all’interno del circolo di via Giovanni 23°, in gioco c’è la futura leadership del partito, importante tassello per determinare il candidato sindaco da opporre al centrodestra e soprattutto al M5S. Non manca nulla ai democrat e in prospettiva congresso sono emerse le tre anime che compongono il circolo. I renziani sono decisamente la maggioranza e a capo c’è la segretaria Margherita Rinaldi, con Michele Grimaldi e Vittorio D’Alessandro per l’ex gruppo consiliare. Buona la rappresentanza di Michele Emiliano, che ha raccolto l’adesione di Marco Cucurachi e Michelangelo Ambrunzo, entrambi consiglieri uscenti. Terza è la componente facente capo al ministro Orlando. A portare avanti la sua candidatura sono l’avvocato Giuseppe Vitiello e una nutrita fetta di ex componenti di “Primavera Non Bussa”, in primis la vice segretaria Regina Scarico. Fuori dai confini del Pd si guarda in ottica elezioni politiche, e in questo contesto ritorna Mirko Secondulfo, che dopo aver guidato Sel ed essere confluito nel Pd, oggi è a capo degli “scissionisti” dalemiani di Articolo 1 – Democratici Progressisti. La nascita di Sinistra Italiana potrebbe rappresentare un trampolino di lancio politico per Raffaella Casciello, già reduce di un brillante risultato elettorale alle ultime regionali. E poi c’è il frenetico e mai stanco attivista in orbita De Magistris, Francesco Carotenuto, a capo del laboratorio politico Scafati Arancione

IL M5S PRONTO AL GRANDE SALTO

1-simLoro continuano a mostrarsi “attivisti”, ma i militanti di Scafati in Movimento sono politicamente maturati e consapevoli che le elezioni comunali del 2019 potrebbero essere la loro grande opportunità. Non parlano di candidature, il M5S è un “partito” al momento appetibile e in una città come Scafati potrebbe rappresentare la “scalata” di qualcuno che ufficialmente non può esprimersi in prima persona. Un po’ come accaduto a Roma, dove si scrive M5S ma tutto sommato, si legge “centrodestra”. I militanti ne sono consapevoli, e seppur hanno intensificato i loro tour in giro per la città a fare proselitismo, tengono ben salde le redini del movimento locale. Fare passi falsi potrebbe compromettere la loro scalata a Palazzo Mayer e l’unico modo per non cadere in errore è parlare di contenuti, prima ancora del contenitore. Tutti al momento sembrano esorcizzare una propria candidatura alla prima poltrona, e gli storici Giuseppe Sarconio o Ivan Piedepalumbo sembrano guardare più alla poltrona da consigliere che al sindacato. C’è tempo ancora, al momento l’imperativo è soltanto uno: evitare scalate esterne e indesiderate. Non risulta essere operativo l’ex candidato sindaco del 2013, Eugenio Panella.

 

 




Scafati. Lo Stato al capezzale del Comune. L’ex assessore Sicignano: “non firmo il ricorso”

Di Adriano Falanga

Nel giorno in cui l’ex sindaco Pasquale Aliberti pubblica sulla sua pagina Facebook le sue “memorie difensive” contro il provvedimento di scioglimento del consiglio comunale, Palazzo Mayer ospita un summit molto importane, tra la prefetto Gerardina Basilicata, la vice prefetto Maria De Angelis, il generale dei carabinieri Mario Cinque, comandante della Legione Carabinieri Campania, il comandante provinciale dei Carabinieri colonnello Antonino Neosi, il comandante della compagnia di Nocera Inferiore tenente colonnello Francesco Mortari, il comandante della locale tenenza maresciallo Antonello Catapano e due ufficiali della Direzione Investigativa Antimafia, tra cui il capitano Fausto Iannaccone, oramai di casa a Palazzo Mayer. Un tavolo di confronto tra i diversi rappresentanti istituzionali dopo due settimane dall’insediamento della triade commissariale, priorità assoluta la questione sicurezza, mai scemata in città.  Le indagini dell’antimafia non si arrestano, la settimana scorsa sono stati sentiti alcuni impiegati dell’ufficio Piu Europa, in merito anche alla vicenda Ex Copmes. Nel frattempo a “casa Aliberti” si pensa seriamente all’esposto da presentare al Tar per impugnare il decreto di scioglimento. Regista dell’operazione l’avvocato ed ex consigliera Brigida Marra. Gli alibertiani ne sono certi, nella relazione presentata dal ministro Marco Minniti, sintesi di quella da 36 pagine del Prefetto di Salerno Salvatore Malfi, vi sarebbero numerose incongruenze, se non palesi inesattezze, stando a quanto chiarito dall’ex primo cittadino. <<Il ricorso è un atto dovuto>> secondo la Marra. <<In qualità di ex consigliere comunale non posso tacere rispetto a quanto sta accadendo nella nostra città. Una città che amo e per la quale ho lavorato impegnando tutte le mie energie, affinché raggiungesse risultati importanti in tutti i settori, dalle opere pubbliche al sociale – così l’ex capogruppo di Forza Italia, Teresa Formisano – Non posso tacere quando leggo ‘dicerie’ fondate sul passaparola o sul ‘Mi hanno detto che…’, non posso tacere quando si vuole gettare fango, solo per odio personale, su un’intera classe politica. Lo scioglimento del Comune è oggi un dato di fatto, ma noi presenteremo ricorso, perché crediamo fortemente nelle buone cose fatte sino ad oggi. Scafati non merita il chiacchiericcio sterile e fino a se stesso>>.

1-maggioranza A sottoscrivere il ricorso i fedelissimi, tra cui certamente Mimmo Casciello, Brigida Marra, Teresa Formisano, Diego Del Regno, Carmela Berritto. Non è esclusa anche la firma di Michele Raviotta, mentre non ci sarà la firma di Pasquale De Quattro, consigliere dimissionario nel momento dello scioglimento. In dubbio anche la firma di Roberto Barchiesi, ritenuto dagli inquirenti, e citato nello scioglimento come “l’uomo del clan”. Barchiesi fa sapere di non essere stato ancora informato di nulla, essendo preso dal lavoro. Tra l’ex giunta non mancherà la firma del vicesindaco Giancarlo Fele, e degli assessori Nicola Acanfora, Antonio Fogliame, Annalisa Pisacane, mentre in dubbio è la partecipazione di Diego Chirico e certamente non firmerà l’ex assessore al Bilancio Raffaele Sicignano, che liquida l’iniziativa con un “non ritengo sia una buona idea”. Dall’opposizione è Mario Santocchio che tuona: <<Dico al medico del gruppo Igiene Urbana, Am Tecnology e Helios che sta diventando patetico perché continua a non rispondere a tema utilizzando la tecnica del manipolatore. Relativamente al Polo Scolastico in questi anni abbiamo fatto numerose interrogazioni alle quali mai abbiamo risposte pertinenti, iniziando dall’affidamento della gestione della progettazione a finire alla gestione dell’appalto –puntualizza l’ex consigliere di Fdi – Ribadiamo il nostro giudizio negativo sul suo operato, la città esce danneggiata non è riuscito a fare le opere nonostante ci fossero le risorse. Altri aspetti deve chiarirli davanti al suo giudice naturale, troppo facile rispondere alle domande a piacere, a mezzo social network>>.




Scafati. Formisano sollecita l’opposizione: “Approviamo il fondo di solidarietà Tari”

Di Adriano Falanga

Teresa Formisano, capogruppo di Forza Italia e presidente della commissione Affari Sociali, lancia l’appello ai colleghi consiglieri: “approviamo il fondo di solidarietà Tari”. La proposta era all’ordine del giorno durante l’ultimo consiglio comunale, ma l’opposizione, che nell’Assise, ricordiamolo, è diventata maggioranza, decise per il rinvio in commissione, per ulteriori approfondimenti. Una decisione che è sembrata più che altro come un segnale agli alibertiani, chiaro ed inequivocabile, sulla loro mancanza di numeri per poter andare avanti nel governo della città. “Tale proposta, ampiamente discussa nella commissione da me presieduta, prevede la destinazione del fondo di solidarietà sociale, ammontante a circa 150 mila euro, nella quota del 70% alla tutela delle fasce deboli mediante riduzione del tributo Tari dovuto e per una quota del 30% alla tutela dei commercianti locali i cui esercizi abbiano subito danni per inondazioni – scrive in una nota ai colleghi la Formisano – in entrambi i casi la misura tiene conto del particolare momento di crisi vissuto dalle famiglie e dal commercio cittadino, con un intervento concreto di sostegno”. Non alza i toni l’alibertiana, consapevole dell’importanza dell’argomento, ma ancora di più della necessità di avere l’avallo delle forze di opposizione, onde approvare la delibera. L’argomento potrebbe arrivare di nuovo in Assise già la settimana prossima, nel corso del terzo consiglio comunale per il procedimento di decadenza dei consiglieri Mimmo Casciello e Marco Cucurachi.




Scafati. Passata la festa, si torna alla politica. Domani voto al bilancio, Aliberti cerca voti

Di Adriano Falanga

La fine della festa Patronale coincide con il ritorno alla quotidianità per gli scafatesi. E con essa, ritorna anche la discussione politica. Dunque, dove eravamo rimasti? Alle dimissioni di Alfonso Carotenuto da presidente della commissione Lavori Pubblici, e alla sua dichiarazione di passaggio in minoranza. Una brutta tegola sulla testa di Pasquale Aliberti, che vanifica tutto il lavoro di “mediazione” che ha portato all’inciucio con il Cotucit di Michele Raviotta e Filippo Quartucci. Non bastano i voti dei due ex di opposizione per garantire il proseguo della consiliatura. Il 16 giugno il Bilancio passò grazie ai 13 voti raggiunti per il rotto della cuffia, compreso lo stesso voto del sindaco. Questo significa che il passaggio di Raviotta in maggioranza garantisce solo 12 dei 13 voti necessari. L’addio di Alfonso Carotenuto può segnare anche l’addio anticipato alla seco0nda consiliatura targata Aliberti. E questo capita nel periodo più difficile e buio non solo del primo cittadino, ma della stessa città di Scafati, ad oltre venti anni dallo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. Aliberti in questi giorni di festa ha voluto restare con la sua famiglia, prendendo parte alla sola messa del Lunedi con il Vescovo, monsignor Beniamino Depalma, e alla processione per il centro storico al seguito di Maria delle Vergini. “La mia attività politica è cresciuta all’ombra di Maria” disse il sindaco in occasione della tradizionale visita che l’immagine della Madonna fa alla Casa Comunale. Aliberti lo raccontano essere sereno sul piano giudiziario, la sue “fede” nella magistratura è pari quasi a quella in Maria Santissima. Meno però sull’aspetto politico, anche se indiscrezioni lo vogliono oramai rassegnato, quasi certo di non trovare quei voti necessari per arrivare fino al 2018. Carotenuto è partito per le ferie, difficilmente sarà presente domani sera, mentre Identità Scafatese è decisa a tenere ferma la sua posizione e non votare il bilancio. Aliberti questo lo sa, e neanche insite più di tanto a cercare nuovi accordi, sarebbe solo un inutile tentativo di prolungare l’agonia di un’amministrazione oramai al tramonto. Eppure, in questa profonda frattura tra le fila della maggioranza poco c’entrano le vicende giudiziarie. Ad incrinarsi sono stati in primis i rapporti umani tra alcuni ex colleghi, forse inaspriti anche dalla nascita di due blocchi contrapporti: fedelissimi contro autonomi. Uno scontro cresciuto nel tempo, la cui origine affonda le radici nella triste pagina rappresentata dal tentativo, fallito, di decadere per un terzo mandato. Ed è questa la colpa maggiore del primo cittadino. Non aver evitato lo scontro tra i suoi ma anzi, l’averlo favorito non frenando la nascita degli “ultras”, che non si sono mai risparmiate reciproche e velenose accuse. Oggi restano i cocci, ma risultano scarsi i tentativi di metterli assieme. Il primo mediatore, il vice sindaco Giancarlo Fele, è in ferie. C’è ansia e preoccupazione in città, e questa si respira tra i corridoi di Palazzo Mayer. Il confine con la querelle giudiziaria dovrebbe essere lontano, distinto e distante dall’attività politica. Ma nella sostanza è tutto molto flebile e sottile. I confini sono combacianti, e l’eco delle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto, avvalorate da diversi testimoni, influenzano gli umori del palazzo il cui destino sembra irrimediabilmente compromesso. “E’ corruzione elettorale”, questo passaggio del Gip Donatella Mancini può palesare ottimismo negli indagati, ma segna comunque la condanna a morte dell’amministrazione comunale. E’ il riconoscimento della commistione tra politica e clan, tra clan e imprenditoria, tra clan e appalti pubblici. La veridicità e gravità delle accuse saranno accertate dalla Magistratura, fatto sta che l’influenza del clan su Palazzo Mayer e l’indotto che ruota attorno ad esso sembra essere accertata. Lo testimoniano i contatti, anche senza evidenza di reato, che i Ridosso avevano con gli esponenti politici. “Passiamo in maggioranza perché il commissariamento avrebbe fatto male alla città” dichiarò Michele Raviotta in consiglio comunale, a questo punto la domanda potrebbe anche cambiare: “ma il commissariamento, è davvero il male minore?”

LE ALIBERTIANE BLINDANO IL SINDACO E ZITTISCONO IL PD

1-formisano-marra--292x300Da Palazzo Mayer nessuna nota ufficiale, come continua a restare in silenzio Roberto Barchiesi, entrato in un secondo momento nell’inchiesta ma a pieno titolo, avendo avuto un ruolo importante nel patto elettorale Aliberti-Ridosso, secondo le testimonianze del pentito e di alcuni teste fino ad oggi ascoltati dalla Procura Antimafia. Come sempre più spesso capita, al social network Facebook vengono riservati i pensieri personali. “Le grandi ‪‎verità iniziano come calunnie, bestemmie o maldicenze. Poi però, quando le si conoscono fino in fondo, possono anche rendere voi altri ‪folli – scrive Pasquale Aliberti sulla sua pagina – Cambia finalmente la ‪‎prospettiva, si vede la ‪‎luce ma le persone che ci ‪vogliono bene sono restate sempre lì, al proprio posto. ‪Grazie di cuore”. Insomma, il rigetto degli arresti appare come un primo segnale positivo, nonostante la motivazione del gip Mancini sia tutt’altro che a favore. “Capisco il rammarico e la delusione di coloro che in questi mesi hanno postato il borsone da viaggio. Dopo undici lunghi mesi la verità inizia a prendere forma”, è la positiva visione di Brigida Marra, la pasionaria alibertiana, che con Teresa Formisano e Carmela Berritto non ha mai prestato le spalle al loro leader. “Aliberti è smentito dal Gip. L’inchiesta dimostra in modo inequivocabile che l’Aliberti che parla è diverso da quello che opera – dall’opposizione Mario Santocchio – un uomo senza scrupoli disposto a tutto per il potere. Gli rinnoviamo la richiesta di dimissioni”. E il Pd fa appello al Prefetto, in vista del voto consiliare di mercoledì sera, minacciando addirittura di non prendere parte alla seduta. La replica arriva da Teresa Formisano: “Sono sconcertata dall’atteggiamento assunto da alcuni consiglieri di opposizione che si permettono di giudicare, accusare e dare sentenze al posto di chi di dovere. Da loro in questi anni non mi sembra di aver sentito proposte per la Città, l’unica loro preoccupazione è sempre stata quella di mandare a casa Pasquale Aliberti”. Non usa mezze misure la forzista: “La violenza verbale usata in una fase delicata per la vita di persone e famiglie oneste dimostra tutta la loro aggressività e odio nei confronti del Sindaco oltre che un certo infantilismo da social network. E loro sarebbero l’alternativa? Farebbero bene in questa fase fare silenzio, lasciare che le indagini vadano avanti e che la magistratura, organo competente, faccia il suo dovere. Che fine ha fatto il loro essere garantisti? Ah già, è a convenienza” la stoccata della Formisano.

SIM: “BORRIELLO? ALTRA YES WOMAN”

1-dalila borriello“Mercoledì prossimo ci sarà la seduta di consiglio comunale, all’ordine del giorno c’è l’entrata del neo consigliere Dalila Borriello al posto di De Quattro; che non mantenendo l’impegno preso con gli elettori nel 2013 ha lasciato l’assise in cambio della poltrona al cfi”. Scafati in Movimento punta la lente d’ingrandimento sulla surroga della new entry Borriello, dandola il “benvenuto” in stile cinque stelle: “A Scafati non esiste solo lo scambio di voti ma anche lo scambio di poltrone, il nostro primo cittadino in questo è maestro. Una yes woman al posto di uno yes man”. Un attacco frontale quello degli attivisti: “Non possiamo non definirli così. Perché altrimenti il Sindaco Aliberti non avrebbe mai permesso a De Quattro di andare al Consorzio delle Farmacie. Il sindaco è sicuro di poter contare sulla new entry altrimenti avrebbe adottato la strategia seguita per Casciello: non farlo assessore ordinandogli di non muoversi dal consiglio comunale, per non far entrare la mente pensante, l’ex assessore Giacinto Grandito”. Non manca una pesante stoccata all’indirizzo della giovane candidata in lista Aliberti Sindaco: “La Borriello entra ed accetta di sedere in una coalizione su cui pendono gravi accuse e che, come si evince dalle indagini, dalle dichiarazioni dei pentiti e da quelle degli imprenditori, risulta essere vincente con il supporto dei voti del clan Ridosso-Loreto. Entrare e beneficiare di un posto in una assise in virtù di un quorum raggiunto con i voti della camorra è fuori da ogni logica per chi intende la politica come esempio di onestà e legalità”.

 




Scafati. Terremoto su Scafati Solidale, a rischio gli atti prodotti dai cda

Di Adriano Falanga

Rischia di provocare l’ennesimo terremoto politico istituzionale la delicata questione legata alla Scafati Solidale. Un “papocchio” burocratico amministrativo che può seriamente assumere i contorni di un grave errore gestionale con pesanti ricadute sugli atti prodotti in questi anni dalla Scafati Solidale. L’ente ha improvvisamente subito una metamorfosi, diventando “settore organizzativo” tramite bacchetta magica, e perdendo la sua natura di “istituzione”. Questo spiega il perché il cda non è stato più nominato dopo le improvvise dimissioni dei componenti Luca Celiberti e Raffaele Di Rosa e dopo che l’Anac aveva revocato il presidente Andrea Granata. Sette anni di bandi, gare, graduatorie, concessioni di contributi e gestione delle politiche sociali in coordinamento con il Piano di Zona rischiano di finire davanti alla corte dei conti. E tutto questo spiega anche l’insistenza del Comune di Scafati di modificare lo statuto fin dall’ottobre 2015, senza però riuscirci. In più consigli comunali infatti l’argomento è stato ritirato in fretta e furia, senza passare neanche per la discussione. A scoprire le carte è Michele Grimaldi, consigliere comunale del Pd, che in una interrogazione comunale precisa ogni punto di criticità emerso. Un quesito simile sul tema è stato protocollato anche dal collega Michelangelo Ambrunzo. “Il sottoscritto consigliere comunale chiede di conoscere: Se secondo l’amministrazione comunale “Scafati solidale” sia una Istituzione ex art. 113 del T.U.E.L., un settore del Comune o una ibrida forma amministrativo-organizzativa; Perché, nel caso venisse “Scafati solidale” considerata un settore, risulti essere dotata di un Consiglio di amministrazione, il quale aveva ed ha (sempre secondo lo Statuto) poteri gestionali e decisionali in materia di politiche sociali; Perché ci si sarebbe accorti di tali anomalie solo dopo lunghi sette anni; Se l’assunzione del dottor De Lorenzi Gaetano, soprattutto alla luce dei rilievi mossi a tal proposito dalla relazione del MEF inoltrata all’amministrazione di Scafati nei mesi scorsi, sia in conformità alle norme ed ai parametri sanciti ex articolo 110 del T.U.E.L” chiede Grimaldi. La “trasformazione” dell’ente da Istituzione a Settore Organizzativo l’ha prodotta la delibera di consiglio comunale n.25 del 30/05/2016 a firma del Sindaco Pasquale Aliberti, e avente oggetto l’adeguamento del PEF 2016 inerente il servizio di gestione integrata del ciclo dei rifiuti. Al comma 2 si proponeva <<di demandare al competente settore Istituzione Scafati solidale l’individuazione dei criteri per utilizzare i fondi destinati ad agevolazione sociali>>. “Durante il Consiglio comunale dell’8 Giugno 2016, a domanda esplicita dello scrivente – continua Grimaldi –  in merito al perché di tale doppia dicitura, l’Assessore Diego Chirico, il presidente pro tempore del Consiglio comunale Teresa Formisano e la segretaria Generale Immacolata Di Saia, rispondevano ed affermano che “Scafati solidale” era da considerarsi un “settore”, non essendo mai stata una Istituzione”.

1-grimaldi Fatto grave secondo il piddino, che a riprova della sua tesi presenta una cospicua documentazione, anche istituzionale, in cui è dimostrato senza dubbio alcuno la natura di Istituzione della Scafati Solidale. “Con delibera di Consiglio comunale del 7 del 17/02/2009 è stata costituita l‘Istituzione “Scafati solidale; Sul sito web della suddetta Istituzione, nella sezione presentazione, è possibile leggere: L’Istituzione ‘Scafati Solidale’ inaugurata l’8 luglio 2010; Nell’adunanza del 10 dicembre 2015 il Consiglio dell’Autorità nazionale anticorruzione, in riferimento a “Scafati solidale” afferma:  <<Si evidenzia che – come chiarito dallo statuto – si tratta di un’Istituzione costituita ai sensi dell’art. 113-bis comma 1 lett. d) del d. lgs. n. 267/2000 (T.U.E.L.); Nella determina dirigenziale numero 36 del 26/05/2014, firmata dal responsabile del settore servizi sociali Vittorio Minneci, si legge: Con deliberazione di consiglio n.7 del 17/02/2009 è stata costruita la struttura organizzativa dell’ente denominata Istituzione “Scafati Solidale” per i servizi sociali del comune di Scafati ed è stato approvato con lo stesso atto il relativo regolamento, riconoscendo anche un’indennità ai membri del cda”. Grimaldi chiarisce ancora: “Il De Lorenzi Gaetano, poco tempo dopo la sua nomina, in qualità di dirigente del settore staff “Scafati solidale”, firmava la “Proposta di deliberazione di consiglio comunale numero 15 del 12/04/2016, avente oggetto “Modifica di regolamento del settore “Scafati solidale”. In tale proposta di delibera affermava che tali modifiche del regolamento erano proposte <<al fine di chiarire che il settore organizzativo del comune di scafati denominato “Scafati solidale” non ha personalità giuridica ai sensi dell’art 113 del 267/00, ma il termine “Istituzione” è stato utilizzato come mera descrizione dell’ufficio che è una articolazione dell’organizzazione amministrativa del comune di Scafati>>”. Una brutta storia davvero, che potrebbe avere un risvolto giuridico economico non indifferente per la città e per coloro che negli anni si sono succeduti nel Cda. “In data 27 aprile 2016 la Commissione consiliare Statuto ha chiesto in forma scritta e orale al dirigente De Lorenzi Gaetano una relazione scritta e approfondita in merito a tale proposta di delibera, relazione non ancora pervenuta” termina Grimaldi. Si attende adesso la replica dell’amministrazione.




Scafati. L’aut aut di Identità Scafatese, Marra replica: “dal voto non si scappa”. E’ crisi

Di Adriano Falanga

Il voto al Rendiconto 2015 si avvicina, e come da premessa il gruppo Identità Scafatese intende fare sul serio. Esprimere un voto favorevole mercoledì sera significa prendere atto del pre dissesto, e di conseguenza, esporsi legalmente, anche con il proprio patrimonio, ad eventuali quanto possibili conseguenze negative. E’ certamente un voto politico, ma la maggioranza o parte di essa intende, prima di votarlo, dare un proprio contributo per uscire dal deficit strutturale. Anche a costo di non far trovare i numeri a Pasquale Aliberti. Emendare il Consuntivo non è possibile però diventa necessario, se non indispensabile, farlo sul Bilancio di Previsione 2016, che dovrebbe arrivare in aula entro Giugno. L’ufficio finanziario guidato dal ragioniere capo Giacomo Cacchione, con la collaborazione dell’assessore al Bilancio Raffaele Sicignano e a stretto braccio con il primo cittadino, in questi giorni sta apportando tutta una serie di emendamenti per riportare nei parametri i conti del Comune. Si parla di tagli, e di razionalizzazione delle risorse. Non è però ancora noto su quali voci si vada a intervenire e se una fetta di consiglieri alibertiani dimostra fiducia in Cacchione, un’altra fetta ha optato per una propria serie di proposte. Altro che tagli ai contributi per feste e manifestazioni, Identità Scafatese chiede un netto taglio con la linea amministrativa passata, un deciso cambio di rotta che sia segnale inequivocabile di cambiamento. O azzeramento, considerati gli emendamenti. Stefano Cirillo, Daniela Ugliano, Bruno Pagano e Roberto Barchiesi ieri mattina hanno messo sul tavolo di Aliberti un pacchetto di proposte, ma che hanno il sapore di un aut aut, più che “suggerimenti” finanziari. Insomma, prendere o lasciare, e in ballo c’è il proseguo della consiliatura. Aliberti ha attentamente valutato le proposte dei suoi consiglieri “ribelli” chiedendo però qualche giorno di tempo per confrontarsi con il ragioniere capo sulla loro fattibilità.

1-identita scafateseA margine del vertice, Identità Scafatese ha diffuso la lista delle richieste, considerandoli “punti imprescindibili per essere ancora di supporto a questa amministrazione”. Nel dettaglio: Azzeramento giunta e CdA partecipate con successiva rimodulazione secondo criteri di professionalità e competenza. Riduzione dei compensi degli stessi; Eliminazione dei dirigenti esterni; Eliminazione staff; Presenza nei CdA delle partecipate di un membro nominato dall’opposizione a scopo di controllo; Tagli alle spese di comunicazione, limitando le stesse alla mera informazione sull’attività amministrativa; Eliminazione delle deleghe ai consiglieri. Finiscono quindi sotto la scure i cda della Scafati Sviluppo e dell’Acse, seppur non citato, è chiaro che il foglio di via va anche a Giovanni Cozzolino, fac totum del primo cittadino, e unico componente dello staff, escludendo l’addetto stampa. Via i dirigenti a tempo determinato, tra cui Maria Gabriella Camera. Ma soprattutto, azzeramento della Giunta e delle deleghe ai consiglieri comunali. Un chiaro segnale politico questo, che verte nella direzione di una ridistribuzione delle deleghe, prendendo atto del mutato equilibrio politico in seno alla maggioranza. Non è scritto, ma è palese che la nuova giunta dovrà essere espressione della squadra di maggioranza, perché gli accordi elettorali prevedevano un esecutivo politico, plasmato con il Manuale Cencelli alla mano, o meglio, frutto dei consensi delle diverse liste. Via Antonio Pignataro, già “graziato” nella rimodulazione di gennaio, via Diego Chirico, rimasto senza un gruppo di riferimento. Via Antonio Fogliame, che non godrebbe di supporto consiliare, e in bilico anche Nicola Acanfora, dopo che Roberto Barchiesi ha garantito supporto esterno al neo gruppo guidato da Cirillo. Solide solo le posizioni di Raffaele Sicignano, Annalisa Pisacane e Giancarlo Fele. Un assist all’opposizione è la richiesta di un loro delegato nei cda delle partecipate. Insomma, niente operazioni di facciata, o si cambia verso o si va tutti a casa, secondo Identità Scafatese.

L’ANATEMA DI BRIGIDA MARRA: “DIGNITA’ NON IN VENDITA, POSSIAMO PURE ANDARE A CASA”

2-marra alibertiSe Identità Scafatese bussa, Brigida Marra risponde. Forse sapevano che non sarebbe passato tutto liscio i quattro rappresentanti di Identità Scafatese, ed infatti la replica alle loro proposte non tarda ad arrivare. Pasquale Aliberti lascia alla sua fedelissima, in gruppo con Teresa Formisano, Carmela Berritto e Diego Del Regno, di prendere una posizione netta e alternativa. “Dal voto non si scappa” è l’ammonimento della Marra. “Mercoledì 25 maggio il Consiglio comunale è chiamato a votare il bilancio consuntivo la cui funzione è precisamente quella di rendicontare e certificare alla fine dell’anno, le entrate e le spese effettivamente sostenute dalla gestione comunale. Si tratta pertanto, di approvare ciò che è stato prodotto nell’anno precedente – scrive sulla sua pagina Facebook la forzista – È per questa ragione, quindi, che quali consiglieri comunali riteniamo che lo stesso vada approvato e votato e che, al contrario rappresenta un comportamento irresponsabile e contraddittorio l’eventuale voto contrario. Il mandato politico ricordiamo a noi stessi, ha inizio dal giorno successivo all’elezione e impone a ciascun consigliere di svolgere con continuità e coerenza un attività di controllo politico- amministrativo che, non può certamente esercitarsi a singhiozzo”. Un braccio di ferro politico tutto interno alla maggioranza, uno scontro senza freni, anche al costo di andare tutti a casa. La Marra ammonisce pesantemente i colleghi Cirillo, Barchiesi, Ugliano e Pagano. “L’attività di un politico deve svolgersi unicamente nell’interesse della città e pertanto, riteniamo senza se e senza ma che l’approvazione del consuntivo rappresenti un adempimento obbligatorio che rietra nella più ampia attività a cui è chiamato il consigliere comunale che ha condiviso l’operato dell’amministrazione ovvero, che l’ha tacitamente condivisa restando inerte rispetto alla stessa”. Infine l’anatema: “Se qualcuno invece, ha pensato di utilizzarlo per dettare legge, per quanto ci riguarda possiamo anche terminare qui la corsa perché la nostra dignità non è in vendita e riteniamo valga di più di qualsiasi ruolo pubblico”. A questo punto, indipendentemente dall’esito del voto, Pasquale Aliberti non può non aprire una sua riflessione personale, e decidere se ci siano ancora le condizioni per andare avanti o meno.

IL CASO DE QUATTRO

3-de quattroCon Roberto Barchiesi e Nicola Acanfora, Pasquale De Quattro aveva dato il via al gruppo Uniti per Scafati. Un’operazione che ha comportato l’entrata in giunta di Acanfora. I due consiglieri poi hanno lentamente espresso posizioni più “marginali”, fino ad arrivare al no alle dimissioni anticipate, chiudendo definitivamente il discorso Decadenza e ricandidatura per Pasquale Aliberti. Ufficialmente il gruppo non è sciolto, e i rapporti tra i tre restano saldi, ma ciò che vale nella vita non vale in politica perché la coppia De Quattro-Barchiesi è di fatto separata “in casa”. Il secondo è componente esterno di Identità Scafatese e coautore della serie di emendamenti “imprescindibili” per il voto al bilancio, presentati al primo cittadino. Espressione in giunta del gruppo è Raffaele Sicignano, guarda caso assessore al Bilancio. Sicignano ha già votato, com’e giusto che sia, il Consuntivo 2015 e Previsionale 2016, ma questo non sembra convincere il suo stesso gruppo. O i rapporti sono tesi, oppure c’è dietro una precisa volontà politica. Da queste manovre si è distaccato De Quattro, che ha scelto di non aderire a nessun gruppo. Il perché è nella “promessa” di un posto nel Consorzio Intercomunale delle Farmacie, dove Scafati è socio maggioritario, determinandone le scelte di gestione. Non a caso ne è capo l’ex presidente del consiglio del primo sindacato Aliberti, il dottor Andrea Inserra. De Quattro dovrà però dimettersi, facendo spazio alla giovane Dalila Borriello, prima non eletta e proveniente direttamente dall’esperienza del Servizio Civile. Una ventata di aria nuova, che andrebbe a restituire un maggior equilibrio nelle diverse componenti di maggioranza. Tutto è però teorico, e nulla ufficiale, perché in tempi di commissione d’accesso ogni nomina di tipo politico può apparire “sospetta”. E così il buon De Quattro rischia di restare col cerino in mano, isolato dal suo gruppo in consiglio comunale e impossibilitato a sedersi nel Consorzio. Tocca prendere una posizione, e decidere se allinearsi ai suoi amici, oppure tenere un profilo basso e accondiscendente con la linea alibertiana, assieme al resto del gruppo di maggioranza.




Scafati. Nasce il “gruppo dei cinque”: sfida tra fedelissimi e malpancisti della maggioranza

Di Adriano Falanga

I fedelissimi sfidano i malpancisti, e al “gruppo dei 4” di Identità Scafatese si oppone il costituendo “gruppo dei 5”. Brigida Marra, Teresa Formisano, Carmela Berritto, Diego Del Regno e un ritrovato Mimmo Casciello avrebbero mostrato interesse ad unire gli intenti. La notizia è stata data nel corso della riunione di lunedì sera, e avrebbe provocato l’ira di Identità Scafatese, che l’ha intesa come una provocazione. Fatto sta che ultimamente dalla maggioranza traspare voglia di fare gruppo, come se la stessa maggioranza non fosse più una sola squadra. “Nessuna frattura con altri componenti di questa maggioranza, alla quale assicuriamo massima lealtà in un’ottica di assoluta condivisione con il programma politico Orgogliosi di Scafati guidato dal Sindaco Pasquale Aliberti – spiega Casciello, a nome del gruppo – Nasce invece, semplicemente una nuova piattaforma tra coloro che condividono uno stesso percorso politico. Un laboratorio di idee che getta le basi per affrontare in chiave costruttiva le proposte degli altri gruppi”. Non un unico gruppo, ma una sorta di “alleanza di intenti”, almeno è così che l’intendono i cinque costituendi. Non è deciso ancora il nome e neanche il portavoce. “Ci siamo resi conto che in questo momento particolare forse è più giusto continuare in gruppo che singolarmente – aggiunge Teresa Formisano – non bisogna mal pensare quando siamo noi a prendere decisioni simili”. Getta acqua sul fuoco Daniela Ugliano: “Mi sembra una cosa normale che ci possano essere delle affinità diverse tra i vari membri della maggioranza, mi auguro che queste siano propositive, d’altronde la politica si dovrebbe proprio basare sui gruppi . Forse per troppo tempo nella nostra amministrazione abbiamo avuto una manifestazione individualistica della politica, che non sempre ha dato ottimi frutti”. Si prova a ricucire lo strappo, cercando di trovare una sintesi che possa portare l’amministrazione a superare lo scoglio del voto al Bilancio. Tante le ipotesi, tra cui quella delle dimissioni del primo cittadino, sostenute pare, anche da Giancarlo Fele, vicesindaco. Più che altro la posizione di Fele appare però come un tentativo di andare in “avanscoperta” e scoprire chi, tra i consiglieri di maggioranza, vogliono davvero un Aliberti dimissionario. Un dato però è certo, quasi a nessuno piace l’idea di votare il Consuntivo 2015 grazie ai voti di Michele Raviotta e Filippo Quartucci. La squadra di Governo deve restare quella uscita dalle urne nel 2013, ragion per cui può risultare necessario ritrovare Pasquale Coppola e Pasquale Vitiello. Ma questi hanno già fatto sapere di essere disposti al dialogo ad una sola condizione: Pasquale Aliberti dimissionario. Il sindaco starebbe facendo le sue valutazioni, molto dipende anche dal piano di riequilibrio finanziario che il dirigente Giacomo Cacchione riuscirà a presentare. I tagli, si sa, vanno contro il consenso elettorale e non piacciono mai a nessuno.




Scafati. Deleghe ai consiglieri, ci sono ma non si “vedono” ancora

Di Adriano Falanga

Hanno firmato il 16 febbraio scorso, ma delle loro deleghe non c’è ancora traccia. Il lettore ricorderà certamente la rimodulazione delle deleghe alla giunta, che ha rischiato di far vacillare seriamente la maggioranza, dopo che Pasquale Aliberti aveva ridimensionato alcuni suoi assessori. Il primo cittadino ha tenuto per se deleghe importanti quali Piu Europa, Pip, Manutenzione, Avvocatura, Sanità, Ambiente, Politiche Sociali. E molte di queste le avrebbe girate ad alcuni consiglieri comunali, nell’ottica di una maggiore partecipazione. Cosicché a Teresa Formisano erano andate le politiche sociali (anche in un comunicato stampa è stato certificato) a Brigida Marra la Sanità, a Diego Del Regno l’Avvocatura, Daniela Ugliano all’Ambiente. Sul web erano apparse pure foto celebrative con i dovuti ringraziamenti per la fiducia riposta. Ad oggi, però, di quelle deleghe sindacali non c’è ancora traccia sull’albo on line. E questo significa che nulla è stato ufficializzato. Mimmo Casciello rifiutò di firmare la delega alla Manutenzione dopo che questa non fu abbinata, come da accordi con il sindaco, al Piu Europa e al Pip. Nonostante ciò, il consigliere di maggioranza si adopera come se fosse stato comunque delegato, e non solo, è piuttosto operativo anche sui social network, che usa come “sportello segnalazioni del cittadino”. Lo stesso Casciello è l’unico a non percepire, per sua scelta, nessun gettone di presenza per le sedute di commissione e di consiglio comunale.




Scafati. Dia a Palazzo Mayer, è scontro Forza Italia-Fdi

Di Adriano Falanga

Colpa dei “trombati della politica” se la Magistratura, sia ordinaria che l’antimafia, ha avviato una serie di indagini contro l’attuale amministrazione guidata da Pasquale Aliberti. Questo è in sintesi “l’Aliberti pensiero” su quanto sta accadendo in città dal settembre dello scorso anno. Non solo, c’è anche chi ritiene che la Magistratura debba estendere le indagini all’intero ciclo del mandato sindacale (ammesso che non sia già così) e quindi partire, facendo tabula rasa, fin dal 2008. Ed è ciò che pensa Nello Aliberti, fratello del primo cittadino, indagato con esso dalla Direzione Distrettuale dell’Antimafia di Salerno. In un post sulla sua pagina Facebook Aliberti junior scrive infatti: “La procura a Scafati sta indagando su presunte infiltrazioni camorristiche e questo è un dato di fatto. Le indagini riguardano solo gli ultimi due anni oppure anche il primo mandato elettorale?” si chiede pubblicamente il fratello del primo cittadino, poi entra nel dettaglio: “Nei primi 5 anni l’avvocato Santocchio e il dottor Salvati ricoprivano ruoli primari: Assessore Urbanistica e vicesindaco. Gli stessi che oggi fanno attacchi feroci. La Procura quando ci interrogherà anche a noi?”. Parole inquietanti, una provocazione oppure queste parole vogliono dire altro?”. Restando in tema social network, il post del primo cittadino sui “trombati della politica” di sabato scorso ha scosso tutti, arrivando a provocare le reazioni dei vertici nazionali dei partiti dei cinque pseudo “wanted” pubblicati da Aliberti: Mario Santocchio, Cristoforo Salvati, Michele Grimaldi, Vittorio D’Alessandro e Marco Cucurachi. Sdegno da Matteo Orfini ed Emondo Cirielli e solidarietà ai loro consiglieri comunali. Un polverone che forse Aliberti non si aspettava: “Tutto questo per aver pubblicato un post su Facebook, in cui con ironia, parlavo di “‪‎Trombati Dal Popolo”. Sono ‪‎minacce? Possibili azioni contro la mia persona? È certo che alcuni di loro hanno già dimostrato tutta la loro ‪‎violenza: …mi fai paura”. Poi, a voler stemperare gli animi: “nella domenica delle Palme chiedo scusa a chi si è sentito offeso”. Scuse durate non più di un’ora, quando in un altro post il primo cittadino mira direttamente all’onorevole Cirielli. “Quello che ha governato con la minaccia politica provando, attraverso i suoi, a volte personaggi di dubbia chiarezza, a farmi sfiduciare negli anni in cui abbiamo governato insieme. Quello che ha gestito il Cstp, Iacp e Asl a Salerno con metodi e azioni su cui molta chiarezza c'è da fare. Quello che ordinò fossi sfiduciato da capogruppo in provincia perché voleva diventassi nemico feroce della Carfagna, quello che ordinò ai suoi di farmi scomparire politicamente, allineandosi con la sinistra, perché non lo avevo sostenuto alle elezioni politiche del 2013 – continua la lunga disamina Pasquale Aliberti –  quello che schiaffeggiò pubblicamente Gasparri in piazza ad Amalfi, quello che mi impose, politicamente, la presidenza del consorzio Cfi al dottor Memoli che poi ritrovai a lui vicino alle elezioni amministrative a Salerno, quello che mi suggerì, con dolcezza politica, di nominare consulente all' avvocatura il suo fido Marcello Feola. Si proprio lui – la conclusione –  lo stesso che da anni prova a distruggerci solo perché mai mi sono politicamente inginocchiato ai suoi piedi”. E, qualora il concetto non fosse ancora chiaro, ci pensa la capogruppo di Forza Italia Teresa Formisano, a ribadirlo: “Come al solito quando parla Pasquale Aliberti è uno scandalo. Loro possono offendere, vomitarci addosso ed è tutto tranquillo. Ma dico vi mettete solo per un minuto nei panni di chi dal 2008 subisce violenti attacchi alla sua persona? Sicuramente per chi fa politica c'è da aspettarselo ma non da chi sta prima con te e poi quando si rende conto che tornaconti personali non potranno esserci si scaglia contro così – spiega, sempre sul social network, la forzista – Volevo solo ricordarvi che nel 2009 una bella parte della squadra di Pasquale Aliberti ha contribuito a gran voce a far eleggere a Presidente della Provincia L'Onorevole Edmondo Cirielli, seppur in tanti non l'ho conoscevamo ma l'abbiamo fatto sempre con quella convinzione di politica che purtroppo oggi non esiste più”. Infine: “La magistratura è giusto che indaga anzi chi ha sbagliato deve pagare, ma non si può pensare di fare politica con le denunce a tutti i livelli tutti i giorni si inizia dall'Anac, Finanza, Carabinieri, Dia, Corte dei Conti, Tribunali. La politica si risponde con la politica” chiosa la Formisano.