Passaporto negato ad una Italo brasiliana. L’intervento dei legali salernitani Liguori e Savastano che presentano ricorso al Tar

di Pina Ferro

Cittadina Italo Brasiliana si vede negare il passaporto italiano solo perché si era rivolta, per le pratiche di rilascio, ad una particolare agenzia; solo grazie all’intervento di due avvocati salernitani la vicenda viene risolta. Purtroppo, nelle condizioni di Elonia Centenaro Da Silva vi sono numerosissimi cittadini italo brasiliani come hanno sottolineato gli avvocati del foro di Salerno Francesco Liguori e Valentina Savastano. Elonia Centenaro Da Silva ha la cittadinanza italiana come attestato dal sindaco di Florida (Sicilia). La donna si è vista negare il rilascio del passaporto italiano da parte del Consolato italiano solamente perché per il disbrigo delle pratiche necessarie al rilascio del documento, la donna si era rivolta all’agenzia Zanetta il cui responsabile è stato condannato in primo grado per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per fine di lucro. Il parere negativo (di estremi sconosciuti) sarebbe stato inoltrato dalla Questura per effetto della possibile inattendibilità della documentazione alla base della richiesta della cittadinanza della Centenaro da Silva. Insomma, siccome il responsabile dell’agenzia aveva precedenti specifici erano state fatte determinate ipotesi che hanno portato al diniego del passaporto italiano. A questo punto la cittadina informata che in un caso analogo al suo si era espresso il Tar- Tribunale amministrativo regionale di Roma, la donna ha pensato di seguire la stessa strada e lo ha fatto rivolgendosi ai due legali salernitani. Francesco Liguori non era nuovo alla questione: già in passato si era occupato di casi simili ottenendo esiti favorevoli. Gli avvocati Liguori e Savastano hanno presentato un ricorso al Tar documentando l’infondatezza della motivazione del mancato rilascio del passaporto italiano. Presentato il ricorso al Tar viene fissata l’udienza per il prossimo 18 marzo. Nel frattempo da consolato viene rilasciato il passaporto.




Il Tar blocca il maxi concorso della Regione Campania

di Erika Noschese

Non sarebbe stato rispettato il principio dell’anonimato delle prove. Sarebbe questa la motivazione che ha spinto il Tar Campania a bloccare il maxi concorso fortemente voluto dal governatore De Luca. Dopo la prima prova, infatti, alcuni partecipanti hanno fatto ricorso al tribunale amministrativo regionale, contestando il mancato rispetto del principio dell’anonimato delle prove, che risponde all’esigenza di “salvaguardare” la segretezza degli autori delle prove scritte fino a quando la correzione non sia stata ultimata. La procedura per l’assunzione di 950 unità a tempo indeterminato per la categoria D è dunque sospesa, almeno fino al prossimo 6 ottobre quando ci sarà l’udienza pubblica. Di fatti, i candidati esclusi, assistiti dallo Studio legale Leone Fell & C., avevano fatto ricorso per contestare le modalità operative con cui Formez e Commissione Ripam hanno gestito la selezione. Secondo la sentenza del Tar Campania, infatti, “sussistono i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare”. Gli esclusi, difesi da Francesco Leone, Simona Fell e Ciro Catalano, hanno contestato il mancato rispetto del principio dell’anonimato delle prove che avrebbe dovuto garantire la parità di trattamento tra i candidati e la valutazione obiettiva degli elaborati. Nello specifico, i candidati, in conformità alle indicazioni contenute nelle istruzioni per lo svolgimento della prova preselettiva, hanno apposto sul foglio “risposte a lettura ottica” e sul “cartoncino anagrafico” due talloncini identici, contenenti lo stesso codice a barre e, immediatamente al di sotto, identico il codice numero di sei cifre. I fogli relativi alle risposte e i cartoncini contenenti i dati anagrafici, però, rilevano dallo Studio legale, non sono stati chiusi in busta sigillata e priva di generalità all’ esterno dai candidati. Il Tar ha rilevato inoltre che nonostante l’utilizzazione di sistemi ottici di correzione, idonei ad assicurare massima rapidità delle operazioni di valutazione, la fase di correzione delle prove preselettive si è immotivatamente protratta per tre mesi. Lo stesso studio legale ha proposto ricorso anche per la selezione parallela, per l’assunzione di 1.225 unità di personale a tempo indeterminato presso diversi enti della Regione Campania. Per il concorso è stata fissata l’udienza cautelare per il prossimo 25 febbraio. «Anche per il concorso per 1.225 unità – ha detto Francesco Leone – abbiamo denunciato la violazione dell’anonimato e, pertanto, immaginiamo che anche quella procedura sarà sospesa dal Tar Campania nei prossimi giorni». «La violazione dell’anonimato – ha evidenziato Ciro Catalano – è avvenuta per tutti i concorsi gestiti dal Formez e dalla Commissione interministeriale Ripam». Intanto, la Regione Campania, rende noto che – in aggiunta ad analoghe iniziative comunicate dal Formez, dalla Funzione Pubblica e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – ha dato mandato all’Avvocatura di ricorrere al Consiglio di Stato per chiedere l’immediata sospensiva dell’ordinanza della Quinta Sezione del Tar Campania che ha bloccato la procedura Ripam per il cosiddetto “Concorsone”, gestito dal Formez, per l’assunzione di 950 unità Categoria D presso le pubbliche amministrazioni della Campania. L’amministrazione regionale confida su una decisione positiva da parte del Consiglio di Stato, essendo, la procedura e le modalità di selezione del Concorsone, identiche a quelle attuate dal Formez per altri maxi-concorsi pubblici. LE REAZIONI A chiedere le dimissioni del governatore De Luca il questore della Camera dei Deputati Edmondo Cirielli secondo cui è necessario sospendere tutte le prove. «Siamo di fronte all’ennesima figuraccia di Vincenzo De Luca. E’ arrivato il momento che si dimetta per il bene dei campani», ha infatti dichiarato il parlamentare di Fratelli d’Italia. E ancora: «Dov’è, dunque, la trasparenza tanto rivendicata dal governatore pro tempore della Regione? Il concorso – aggiunge il deputato salernitano – venga subito sospeso nel suo complesso. Fare andare avanti le prove, per gli altri profili, sarebbe da irresponsabili. Come al solito quando agisce il Pd ci sono sempre più ombre che luci. E’ evidente, ancora una volta, la responsabilità politica di De Luca che continua a prendere in giro migliaia e migliaia di diplomati e laureati che sperano, invano, di poter essere valutati con meritocrazia e trasparenza. Ora il M5S, che governa insieme al Pd di De Luca la nostra Nazione, dimostri di non essere complice del governatore e ci aiuti a mandarlo a casa il prima possibile». Parla, invece, di «macchina inceppata al primo ostacolo» l’europarlamentare della Lega Lucia Vuolo che etichetta il tutto come «l’ennesima sconfitta politica di Vincenzo De Luca». «Il maxiconcorso elettorale di De Luca presa in giro per decine di migliaia di candidati», ha invece dichiarato capogruppo regionale M5S Valeria Ciarambino. «Le ultime parole famose di celebrazione del maxiconcorso elettorale, già tramutatosi in maxiricorso, De Luca le ha pronunciate anticipando di qualche minuto la sentenza del Tar che sospende le prime procedure di assunzione. E se, come temiamo, le procedure in base alle quali non sarebbe stato garantito l’anomimato fossero state adottate per tutte le prove, rischiamo di trovarci al cospetto di una enorme presa in giro per candidati che hanno realmente creduto nel sogno di un’occupazione – ha poi aggiunto la Ciarambino – De Luca ha oggi il solo e unico dovere di chiedere scusa alle decine di migliaia di candidati che hanno studiato giorno e notte, inseguendo un sogno costruito attorno ad annunci esclusivamente propagandistici. Un piano lavoro fallito in partenza, al pari della becera strategia elettorale messa in piedi dal governatore della Campania».




Il Tar dà ragione alle Fonderie Pisano Annullata la revoca regionale dell’Aia

di Erika Noschese

«Nonostante il processo in corso per inquinamento ambientale si continua ad inquinare l’ambiente con emissioni nocive, non c’è altro da dichiarare». Parla così il presidente del Codacons Campania, Enrico Marchetti, che denuncia i miasmi prodotti dalle fonderie Pisano, lo storico opificio di via di Greci, al centro di numerose polemiche e di alcuni procedimenti giudiziari. Il Codacons, infatti, ha presentato innumerevoli denunce nel corso di questi anni vista la grave situazione per gli abitanti di Salerno e della Valle dell’Irno che per decenni hanno convissuto con le fonderie Pisano. «Il processo in fase avanzata ha fatto sperare in una soluzione, forse, anzi certamente, non rapida, ma la speranza di una soluzione, una lucetta accesa l’ha fatta vedere – ha dichiarato Marchetti – Purtroppo stamattina (ieri per chi legge ndr, ancora, i miasmi hanno svegliato i residenti delle zone adiacenti e non solo alle fonderie Pisano». Nelle scorse ore, inoltre, numerosi sono stati i cittadini salernitani che si sono rivolti al coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori per segnalare i cattivi odori prodotti dallo stabilimento di Fratte. Il Codacons, dal canto suo, ha chiesto l’intervento della Procura di Salerno affinchè coinvolga immediatamente Arpac e Noe. Intanto il Tar Salerno (Sezione Seconda), ha emesso sentenza favorevole. alle Fonderie Pisano nel processo amministrativo che vede a vario titolo coinvolti la Regione Campania, l’Arpac, l’Asl Salerno, il Comune di Salerno, il Ministero dell’Interno, le intervenute Associazione Forum Ambientalista e Associazione di
Volontariato “Salute e Vita” e che riunisce i sei giudizi che ruotavano intorno alle modalità di svolgimento dell’attività industriale delle
Fonderie Pisano, questione che ha portato anche alla revoca dell’AIA rilasciata alle Fonderie. Nel complesso bilanciamento tra la salvaguardia dei valori ambientali e quella dei diritti (acquisiti) di una realtà industriale – con molti dipendenti – preesistente anche alla
prima normativa comunitaria in materia ambientale, il Tar ha accolto la tesi delle Fonderie, assistite da in ogni fase e procedimento dalla jv FFT – Fatigato Follieri Teta, con il socio di Enrico Follieri & Associati, avvocato Enrico Follieri, coadiuvato dal socio dello stesso Studio prof. avvocato Francesco Follieri, nonché dall’avvocato Lorenzo Lentini. Con la sentenza il Tar Salerno ha annullato la revoca dell’AIA comminata dalla Regione, nonché la successiva sospensione dell’attività irrogata dalla Regione per una presunta violazione delle prescrizioni dell’AIA (a seguito della sospensione della revoca, concessa dal Tar Salerno alle Fonderie e confermata dal Consiglio di Stato) e ha accertato che il progetto di revamping dell’impianto non deve essere assoggettato a Valutazione di Impatto Ambientale, né a Valutazione di Incidenza.




Il “Canasta” deve rimuovere sedie e tavolini: la decisione del Tar

di Erika Noschese

Il bar “Canasta” deve rimuovere sedie e tavolini posizionati nello spazio antistante il locale. A stabilirlo una sentenza del Tar Salerno. I giudici si sono pronunciati definitivamente sul ricorso presentato dalla società “Ristobar”, difesa dall’avvocato Marcello Fortunato contro il Comune di Salerno per la rimozione degli arredi mobili quali tavolini e sedie antistanti il pubblico esercizio del Gran Caffè Canasta sul lungomare Trieste. A sollevare la questione erano stati i residenti del condominio Palazzo Luongo, difesi dagli avvocato Rosaria e Gaetano D’Emma che, di fatto, chiedevano la rimozione del dehors. Le società ricorrenti sono la proprietaria e l’affittuaria di un pubblico esercizio sito nella piazza Mazzini del Comune di Salerno. L’affittuaria dell’esercizio ha ottenuto i titoli abilitativi per posizionare tavolini e sedie sull’area antistante, ma il Comune lo scorso 27 settembre 2017 ha annullato tali titoli in sede di autotutela, avendo rilevato che si tratta di un’area privata soggetta ad uso pubblico. Ne è nata una battaglia giudiziaria prima dinanzi al tribunale amministrativo regionale e poi al Consiglio di Stato; quest’ultimo ha definitivamente respinto il ricorso proposto avverso tale atto di autotutela ma il 6 maggio 2019 le società che gestiscono il locale hanno presentato istanza per mantenere in loco i tavolini e le sedie ed altra istanza per ottenere la concessione dell’area. Lo scorso 4 giugno 2019 il Comune di Salerno ha respinto l’istanza con cui è stata rilevata la mancanza dell’assenso del “condominio Palazzo Luongo”, nonché l’atto del 5 giugno 2019, che ha respinto l’istanza volta ad ottenere un titolo abilitativo avente ad oggetto l’utilizzo del suolo in questione e il 14 maggio 2019 ha fissato un termine per la spontanea rimozione di tavolini e sedie. Rimozione che non è avvenuta tanto da rendere necessario l’intervento della polizia municipale. Il 7 giugno 2019, il condominio “Palazzo Luongo”, difeso dagli avvocati Rosaria e Gaetano D’Emma, ha chiesto il rigetto del ricorso, per l’assenza dei titoli che possono consentire alle ricorrenti di utilizzare ulteriormente l’area in questione. Si è costituito il Comune di Salerno difendendo la legittimità dei propri atti e chiedendo il rigetto del ricorso. Il rigetto dell’istanza delle società si è basato espressamente sul fatto che il condominio Palazzo Luongo non ha dato il suo assenso all’utilizzo dello spazio in questione mediante l’occupazione di sedie e tavolini. Il presidente del Tar Salerno, Leonardo Pasanisi, ha dunque dichiarato improcedibile il ricorso incidentale, condannando le ricorrenti al pagamento nei confronti di ciascuna delle parti costituite delle spese del presente giudizio che liquida in euro 2mila euro.




Cofaser, ricorso di Luigi Napoli dichiarato inammissibile dal Tar

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno ha respinto integralmente il ricorso proposto da Luigi Napoli (difeso da Antonio Bruno e Renata Pepe) contro il Cofaser (Consorzio Farmacie Servizi) e, nell’accogliere in pieno l’eccezione preliminare formulata dall’avvocato Nicola Scarpa difensore del Cofaser, lo ha dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice adito, rientrando la controversia nel perimetro di cognizione del giudice civile. Il ricorrente, dirigente di ruolo e precedente direttore generale del Cofaser, aveva impugnato dinanzi al Tar la delibera del Consiglio di Amministrazione del Cofaser numero 272 dell’8/7/2019 , nella parte in cui era stato istituito, a norma e per gli effetti del Decreto legislativo 165/2001, l’Ufficio Disciplinare (Upd) del Cofaser, ed altri atti con i quali era stata generata la procedura disciplinare e disposto nei suoi confronti un procedimento disciplinare finalizzato al suo licenziamento, ed altresì, Luigi Napoli ha richiesto al Tar di Salerno il risarcimento di tutti i danni patiti in relazione del presunto illegittimo agire del Cda della Cofaser e dei comuni di Mercato San Severino e Sarno. “Ritiene il Collegio che è fondata la eccezione di inammissibilità formulata dalla amministrazione intimata. La disciplina del riparto della giurisdizione in materia di pubblico impiego è contenuta nell’articolo 63 del D.Lgs. n. 165 del 2001. Il Legislatore, nel separare la competenza del giudice ordinario da quella del giudice amministrativo, distingue tra atti di micro-organizzazione e atti di macroorganizzazione pubblicistici, la cui adozione, ai sensi dell’art. 4, commi 1 e 2, D.lgs. n. 165/2001, è rimessa agli organi di indirizzo politico-amministrativo. Più precisamente tra gli atti di micro-organizzazione rientrano quegli atti organizzativo-gestionali aventi natura privatistica, comprensivi, oltre che degli atti di gestione in senso stretto del singolo rapporto (la sanzione disciplinare, i trasferimento, l’assegnazione delle mansioni, il licenziamento), anche degli atti di organizzazione minore, adottati dai dirigenti, al pari degli atti di gestione dei rapporti, nell’esercizio della capacità e dei poteri del privato datore di lavoro, nell’ambito e sulla base degli atti organizzativi di carattere generale”, hanno scritto i giudici del Tar sezione di Salerno.




Stop al ripascimento del litorale, Tar accoglie la richiesta della Cem

di Erika Noschese

Il ripascimento del litorale salernitano dovrà aspettare. Il Tribunale amministrativo regionale della sezione di Salerno, infatti, ha accolto la sospensiva presentata dalla Cem, la ditta seconda classificata per l’aggiudica dei lavori che sono invece stati vinti dalla Rcm dei fratelli Rainone. Si tratta del bando di 7 milioni di euro relativi agli interventi di difesa, riqualificazione e valorizzazione della costa del Comune di Salerno per il tratto di spiaggia che va da Pastena (zona Polo Nautico) fino a Torrione (Torre Angellara). A rendere nota la decisione del Tar Salerno il gruppo facebook nonchè associazione Figli delle Chiancarelle. Il progetto esecutivo in oggetto – si legge nella relazione illustrativa che accompagnava il bando di gara – completa lo scenario delle opere di difesa dell’intero Ambito 3, interessando quindi il tratto di litorale salernitano compreso tra il Polo Nautico e le strutture sanitarie in località Torre Angellara. E più precisamente riguarda il ripascimento dell’arenile esistente lungo Via Leucosia e il rifiorimento della barriera soffolta costituita da tratti e varchi ricompresi nell’intervento di I stralcio esecutivo, deficitari di materiale. I lavori di ripascimento dovevano iniziare tra marzo e aprile 2020 e terminare gli interventi entro cinque mesi ma con la decisione del Tar tutto è rinviato e non si esclude che la ditta dei fratelli Rainone possa presentare nuovamente ricorso.




Il presidente Gallozzi presenta ricorso al Tar contro il Comune

di Erika Noschese

Ancora un ricorso al Tar per il presidente del Marina D’Arechi Agostino Gallozzi. Questa volta, dinanzi al tribunale amministrativo regionale, ha chiamato il Comune di Salerno. La questione – a detta dell’avvocato Matteo Baldi – sarebbe in via di risoluzione. Alla base della questione, la sabbia che avrebbe “invaso” il porto turistico della città capoluogo; la zona in questione, di fatto, è stata recentemente interessata dai lavori di ripascimento del litorale. Gallozzi, dal canto suo, avrebbe proposto al Comune di Salerno e al dirigente del settore Ambiente Luca Caselli di utilizzare la sabbia per i successivi lavori di ripascimento che dovrebbero iniziare a breve, ad opera della Rcm Costruzioni del gruppo Rainone, er il tratto di spiaggia che va da Pastena (zona Polo Nautico) fino a Torrione (Torre Angellara). Il direttore del settore Ambiente, dal canto suo, avrebbe confermato che i lavori non andrebbero ad intaccare il Marina d’Arechi, ricordando – come riportano anche I Figli delle Chiancarelle – che la progettazione del ripascimento riguarda tre ambiti di intervento, e non solo quello nei pressi del porto turistico. Infine Caselli ha precisato che la proposta di Gallozzi potrebbe essere presa in considerazione, ma solo dopo che sarà stabilita “la natura dell’insabbiamento e si scongiuri che la stessa non derivi da danno ambientale”. Il presidente del Marina d’Arechi ha di fatti lamentato l’insabbiamento dell’ingresso del porto, presentando così ricorso al Tar. Nonostante ciò, stando a quanto sostiene il legale di Gallozzi, il contenzioso sarebbe in via di risoluzione definitiva, spiegando che il Comune avrebbe accettatato di utilizzare la sabbia in eccesso per i lavori di valorizzazione della costa salernitana che riguarderà tutto il territorio della città capoluogo.




Venditori ambulanti pronti a far ricorso al Tar di Salerno

di Erika Noschese

Potrebbe finire dinanzi ai giudici del tribunale amministrativo regionale la vicenda che coinvolge gli ambulanti salernitani, in possesso di regolare licenza per svolgere la loro attività in città. Dopo il “no” dell’amministrazione comunale che, di fatto, ha negato il sottopiazza della Concordia agli ambulanti e dopo l’incontro con l’assessore al Commercio Dario Loffredo nulla è stato fatto. Nei giorni scorsi però i venditori ambulanti in possesso di regolare licenza hanno chiesto all’amministrazione comunale di poter utilizzare lo spazio di fronte al bar Canasta, soprattutto in questo periodo di Luci d’Artista dove l’affluenza è maggiore e avrebbero la possibilità, di conseguenza, di lavorare di più. L’amministrazione comunale, dal canto suo, ha bocciato anche questa proposta, suscitando l’ira dei lavoratori che sembrano intenzionati a fare ricorso al Tar di Salerno per far valere le loro ragioni. Di fatto, in un primo momento, il Comune aveva individuato quale luogo per svolgere la loro attività lavorativa la zona di Mercatello. Ipotesi rifiutata dagli ambulanti in quanto, soprattutto nel periodo natalizio, la zona orientale è poco frequentata e, di conseguenza, non avrebbero riscontro economico. L’assessore Loffredo, dal canto suo, ha più volte ribadito che non ci saranno più i mercatini ambulanti sul lungomare di Salerno, che presto potrebbe essere al centro di un intervento di riqualificazione, per restituire alla città capoluogo uno dei suoi fiori all’occhiello. Al momento però tutte le ipotesi avanzate dagli ambulanti sembrano essere state scartate dall’amministrazione Napoli, impegnata a cercare soluzioni alternative che possano andar bene agli stessi ambulanti che però non vorrebbero allontanarsi dal centro cittadino dove vi è sempre un maggiore afflusso di visitatori e turisti.




Decadenza dell’assegnazione dei lotti dell’Area Pip di Eboli: il Tar respinge il ricorso presentato dalla società “Il segno”

Decadenza dell’assegnazione dei lotti dell’area Pip di Eboli: il Tribunale amministrativo regionale respinge il ricorso presentato dalla società “Il Segno Fin. Arc. Srl”. La società in questione si era rivolta ai giudici amministrativi presentando istanza avversa al provvedimento di decadenza dall’assegnazione dei lotti C23 e C25 in area Pip (piani di insediamento produttivo). «Non avevamo dubbi di avere intrapreso la strada giusta per garantire uno sviluppo imprenditoriale alla città e nuove occasioni occupazionali – commenta il sindaco di Eboli, Massimo Cariello – I giudici hanno sentenziato che la decadenza dell’assegnazione di lotti non utilizzati è un atto legittimo, che non solo qualifica l’azione amministrativa in favore dello sviluppo, ma sottolinea la trasparenza dei provvedimenti assunti dal Settore Attività Produttive del Comune di Eboli, guidato in modo impeccabile da Francesco Mandia. Abbiamo avviato le procedure di revoca dei lotti assegnati da oltre 10 anni e non utilizzati, puntando a garantire possibilità a chi vuole veramente investire nella nostra area industriale, assicurando nuova economia e lavoro per il territorio. Per questo abbiamo resistito al ricorso, riportando una grande e significativa vittoria, grazie all’opera dell’avvocato Ernestina Iorio del nostro ufficio legale». L’iniziativa dell’Amministrazione comunale, sulla quale è giunta la sentenza di legittimità del Tar che ha respinto un ricorso contro la decadenza dei lotti assegnati, è un segnale politico forte, che giunge dopo anni in cui le Amministrazioni del passato non erano intervenute. «Il messaggio forte di questa Amministrazione – spiega il vicesindaco con delega al patrimonio, Cosimo Pio Di Benedetto – è che chi vuole investire nella nostra zona industriale lo può fare, con la massima collaborazione del Comune se si rispettano le regole e si garantisce attività, economia e lavoro». L’intervento dell’Amministrazione comunale, rafforzato dalla recente sentenza, pone adesso le condizioni per un definitivo sviluppo dell’area industriale. «E’ una sentenza che rafforza maggiormente il percorso intrapreso dell’Amministrazione per un rilancio definitivo dell’area industriale e delle attività sul territorio – sottolinea il presidente della commissione consiliare attività produttive, Cosimo Naponiello -. Con l’approvazione del nuovo regolamento abbiamo reso trasparente il percorso per le imprese esistenti e quelle che vogliono investire, garantendo la salvaguardia del territorio e della salute dei cittadini e creando le precondizioni per uno sviluppo che sia strutturale ed occupazionale».




Poche ore per il sostegno I genitori fanno ricorso al Tar

di Erika Noschese

Finisce dinanzi al Tar di Salerno la vicenda che vede protagonista un alunno diversamente abili dell’istituto comprensivo statale di Buonabitacolo. A causa di un ridimensionamento dell’organico, infatti, il Miur aveva deciso di decurtare le ore del personale docente specializzato sul sostegno. L’alunno si era così ritrovato a passare da 18 ore settimanali a 9 ore, riconosciute per l’anno scolastico 2019/2020. A chiedere l’intervento del tribunale amministrativo regionali i genitori dell’alunno, A.B. e M.B., difesi dall’avvocato Giuseppe D’Amato – convenzionato con il sindacato Gilda degli Insegnanti – che avevano chiamato in causa il ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Salerno e l’istituto comprensivo di Buonabitacola. Il presidente Francesco Riccio, infatti, è stato chiamato a decidere dell’orario scolastico ora in vigore presso la scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Statale di Buonabitacolo per la classe 2 A per l’anno scolastico 2019/2020 e del relativo decurtamento delle ore settimanali di sostegno per il loro figlio in assenza di apposita valutazione sul fabbisogno effettivo individuale e quindi del documento che ne stabilisca la finalità concreta e le quantifichi espressamente, in relazione alla patologia di cui il disabile è portatore. Il Tar ha dunque accolto la domanda cautelare in quanto l’alunno ha ottenuto l’assegnazione di diciotto ore di sostegno settimanali, sulla base del piano educativo individualizzato e della diagnosi funzionale. L’udienza di merito è sta fissata per il 10 giugno 2020 così permettendo all’alunno di poter concludere serenamente l’anno scolastico. «Con il sindacato Gilda degli Insegnanti di Salerno, di cui sono il legale referente, abbiamo immediatamente preso a cuore la vicenda’ supportando la famiglia nella giusta lotta contro il sopruso ricevuto. Si tratta di un importante risultato poiché il Tar di Salerno, mostrando sensibilità verso una tematica molto delicata, ha di fatto pienamente riconosciuto la preminenza del diritto dell’alunno disabile ad essere seguito da un insegnante di sostegno nel processo di piena integrazione scolastica e sociale rispetto alle fredde logiche burocratiche dell’Amministrazione Scolastica», ha dichiarato l’avvocato D’Amato.