Il Tar boccia il Comune: niente finanziamento per la Multimedia valley

di Andrea Pellegrino

Niente finanziamento per il “Giffoni Multimedia Valley”. Il tribunale amministrativo di Salerno ha respinto il ricorso del Comune di Giffoni Valle Piana (assistito dall’avvocato Marcello Fortunato) contro il provvedimento di autotutela da parte della Regione Campania del finanziamento del progetto del Multimedia Valley della cittadella del Cinema. Provvedimento – emesso nel marzo 2018 – non viziato, per i giudici amministrativi che hanno accolto la tesi difensiva dell’avvocatura regionale, rappresentata dall’avvocato Maria Imparato. Al centro gli incarichi che il Comune di Giffoni Valle Piana ha conferito in fase di progettazione. Troppi e senza il rispetto di alcuni criteri, per gli uffici regionali ed ora anche per i giudici del Tar di Salerno. In particolare si tratta di trentadue incarichi affidati a professionisti, a trattativa privata, per un importo complessivo di 630mila euro, con il conseguente sforamento delle soglie imposte dal finanziamento europeo. «Un artificioso frazionamento degli incarichi e un conseguente loro affidamento a trattativa privata», per gli uffici regionali. «Le delibere che hanno condotto all’affidamento degli incarichi di consulenza non risultano conformi al quadro normativo», per il tribunale amministrativo che, inoltre, eccepisce che «le delibere sono state pubblicate esclusivamente sull’albo comunale, non osservando, dunque, i principi di imparzialità e di trasparenza». Per questi motivi, dunque, «il provvedimento (della Regione Campania, ndr) è immune da vizi».




L’impianto di compostaggio made in Scafati “frenato” dal Tar

Il Tar frena sull’impianto di compostaggio made in Scafati e da realizzare in provincia di Benvento, a Sassinoro: parola ai tecnici, bisognerà attendere il prossimo 22 ottobre e soprattutto la perizia chiesta dal Tribunale Amministrativo Regionale della Campania all’ Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale. Panchina di riposo per lady Rosaria Longobardi e suo marito Michele Genovese, insieme al figlio ex assessore di Scafati, Diego Chirico, che dovranno far passare anche questa estate rischiando di far restare la loro prima opera, un’incompiuta. Proprio questo ente, stando a quanto chiesto dai giudici della quinta sezione provvederà, nel termine di quindici giorni dalla comunicazione dell’ordinanza del Tar, a individuare, nell’ambito del proprio organico, il tecnico in possesso delle necessarie competenze a cui delegare la verificazione della posizione dell’impianto. Si cerca di accertare se l’impianto ricade nella fascia di corridoio ecologico del Fiume Tammaro (300 mt) e a distanza inferiore a metri 250 dalle abitazioni limitrofe. Un dato che secondo i ricorrenti, ovvero il comitato civico “Rispetto e tutela del territorio” di Sassinoro, il Comune di Sassinoro, di Morcone, imprenditori e enti comunali, provinciali e intere comunità non sarebbe emerso nelle relazioni presentate dalla Regione Campania dalla società New Vision S.r.l.

Nel mirino c’è l’autorizzazione della Regione Campania, alla realizzazione e gestione di un impianto di messa in riserva, trattamento e recupero rifiuti per la produzione di compost, nel comune di Sassinoro, (su una città da 600 abitanti) su richiesta della ditta New Vision. L’impianto sorge in un’area molto ricca da un punto di vista naturalistico ed ha una capacità di trattamento pari 22.000 tonnellate annue di FORSU (Frazione Organica Rifiuti Solidi Urbani). Su quell’impianto, c’è in corso una battaglia tra Comuni della valle del Tammaro, Comitato di tutela e Provincia, contro la Regione Campania e la società New Vision: guerra legale, giudiziaria, politica e civile. Il comitato ha interpellato il Governo e la Procura di Benevento: davanti a possibili legami politici, però si era già accesa un’altra luce, quella della Procura Antimafia di Salerno che indaga. A volere quell’impianto, che sta costando in avvocati più di quanto potrebbe fare onestamente guadagnare, è la società che fa capo a Rosaria Longobardi (amministratrice unica della società), scafatese doc di nota famiglia di imprenditori, ex delegata nazionale del Pd a Pompei e parte attiva dei dem, suo marito Michele Genovese, neurochirurgo ex candidato sindaco in quota Pdl a Pompei, sua sorella Carmela Longobardi e la nipote, Maddalena Sessa, poco più che 30enne. Lady Longobardi, è madre di Diego Chirico, ex assessore della Giunta di Angelo Pasqualino Aliberti, sciolta per camorra. Fedelissimo dell’ex sindaco soggetto tuttora a restrizioni per voto di scambio politico mafioso, l’avvocato Chirico risulta indagato insieme alla moglie Roberta Iovine (ex dipendente a tempo del piano di zona dell’Agro) nel procedimento Sarastra, per abuso d’ufficio. Il 10 aprile è atteso in tribunale davanti al pm dell’Antimafia di Salerno, Vincenzo Montemurro. Intanto però, resteranno tutti a riposo: i combattenti beneventani stanno stringendo il campo ed è diventato difficile evitare le mine. Ora la parola passa ai giudici amministrativi ed ai magistrati. Tutto mentre il ministro Sergio Costa del MoVimento 5 stelle sta per dare il suo assenso alla realizzazione del parco nazionale del Matese, proprio dove quella società vorrebbe costruire un impianto per trattare i rifiuti organici.




«De Luca condannato? Sarebbe un fannullone passivo»

Brigida Vicinanza

Non ci sarebbero prove per condannare Vincenzo De Luca, attuale governatore della Campania ed ex sindaco di Salerno, nel processo Crescent. Sono gli avvocati della difesa, che dopo le dichiarazioni spontanee dello stesso presidente di venerdì, provano a giocarsi il tutto per tutto, nella fase delle arringhe difensive prima della sentenza. Un’udienza durata due giorni, dove per consentire all’avvocato Castaldo, di terminare il suo intervento è stato necessario anche il sabato mattina. Nonostante De Luca, venerdì sia stato il miglior “avvocato di se stesso”, i legali del presidente della Regione Campania, hanno continuato nella difesa, provando a convincere il collegio giudicante della totale estraneità dei fatti dell’ex primo cittadino e mantenendo la linea da sempre portata avanti, ovvero che la Procura avrebbe forzato le accuse e non ci sarebbero prove effettive del coinvolgimento di De Luca, per i reati contestati. «Quella compiuta dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, è un’istigazione metafisica», in cui il governatore «rappresenta un ologramma». E’ la metafora utilizzata, durante la discussione al processo Crescent di ieri mattina, dall’avvocato dell’ex sindaco di Salerno, Andrea Castaldo, per sostenere la sua tesi secondo cui, non avendo De Luca incontrato e conosciuto alcuni esponenti della Soprintendenza, non avrebbe potuto certamente istigarli. «Tant’è vero – ha sottolineato il legale napoletano – che al termine delle dichiarazioni spontanee rese dal presidente De Luca, la Affanni, si è avvicinata a lui per presentarsi. Quindi abbiamo un istigatore che non conosce l’istigato. Ma, al di là di questo, ci sono prove di un incontro? Si sono mai incontrati? No». La vicenda giudiziaria, che si concluderà con l’udienza del prossimo 28 settembre, è legata alla sdemanializzazione, in favore del Comune, dell’area a Nord del lungomare cittadino, con successiva allocazione della struttura, la costruzione residenziale a forma di mezzaluna firmata dall’archistar Riccardo Bofill e i relativi permessi di costruire rilasciati. Tra gli imputati, oltre al presidente della Giunta regionale campana, implicato per falso ideologico, abuso d’ufficio e reati urbanistici, ci sono altre 21 persone, tra cui gli esponenti della giunta comunale dell’epoca, imprenditori, dipendenti comunali ed ex esponenti della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici. Castaldo ha sottolineato come l’accusa abbia messo su «una caccia alle streghe, figlia di un sospetto di corruzione. Di che parliamo? Di una mega associazione per delinquere?». Poi, l’avvocato ha concluso: «In caso di condanna da parte del tribunale, si consegnerà, dell’amministratore pubblico, un atteggiamento di fannullone passivo». Dunque, adesso si dovrà attendere soltanto la fine di settembre per capire le sorti anche di altri esponenti dell’attuale giunta regionale, che rischierebbero la sospensione dall’incarico.




L’appartamento al Crescent acquistato dal “giudice” Regolare ma fa discutere

Sono 8 gli appartamenti venduti ufficialmente al Crescent e tra questi vi è quello del giudice Ezio Fedullo. Una “polemica” sollevata nei giorni scorsi, a poche ore dall’udienza del processo che vede imputato l’ex sindaco di Salerno e attuale governatore della Campania Vincenzo De Luca che probabilmente sarà presente proprio domani al Tribunale di Salerno per rendere alcune dichiarazioni spontanee. Ma tra Fedullo e il Crescent c’è stato un solo “contatto”. L’ex giudice del Tar di Salerno – oggi in Consiglio di Stato infatti non ha mai partecipato alle udienze al Tar che rigurdavano l’opera sulle autorizzazioni paesaggistiche ma è stato consigliere del collegio nell’udienza sul ricorso presentato dalla Cogefer contro Comune ed Rcm per i diritti edificatori del “palazzone” oggetto di polemiche. Il giudice era presente nel collegio anche per le udienze relative all’opera pubblica di Piazza della Libertà. La denuncia e i dubbi arrivano da Rita Peluso, IL CASO / Fu componente del collegio giudicante al Tar in una causa contro Rainone cittadina salernitana, che dopo aver effettuato le verifiche del caso ha “scoperto” l’acquisto dell’appartamente da parte del giudice. “In seguito ad ispezione ipotecaria effettuata risulta che il dottor Ezio Fedullo ha acquistato un appartamento ed un garage nell’edificio Crescent – scrive Rita Peluso – ad oggi risultano solo 8 atti di vendita, regolarmente trascritti e pubblicati sull’Agenzia dell’Entrate- Ufficio Provinciale di Salerno- Territorio, Servizio Pubblicità Immobiliare. Fedullo, già magistrato in servizio al Tar di Salerno oggi è magistrato del Consiglio di Stato”.”Risulta dalla lettura del titolo del notaio – ha concluso poi la Peluso – che il prezzo pagato per gli immobili oggetto della vendita è di 1 milione e 700mila euro interamente pagato”. Dunque una nuova polemica che va ad inserirsi all’interno del complicato caso Crescent e che già fa discutere.




False dichiarazioni, la Soget esclusa a Torre Annunziata

Brigida Vicinanza

La Soget prova a partecipare alla gara di affidamento per la riscossione dei tributi al Comune di Torre Annunziata, ma viene bocciata per “colpa” della sua iscrizione al casellario dell’Anac (non dichiarata in sede di partecipazione) dopo la “denuncia” da parte del Comune di Salerno. Dopo aver presentato anche un ricorso al Tar, la società per la riscossione presente anche a Palazzo di Città di Salerno, perde anche in sede di tribunale amministrativo. Dunque, una bocciatura che vale la perdita dell’affidamento del servizio anche in un altro Comune della Regione Campania, su esempio della situazione attuale che insiste sul Comune di Salerno. Ma a non prendere provvedimenti è proprio l’amministrazione comunale di Palazzo Guerra, che nonostante le segnalazioni di “illegalità” con cui opera la società, continua a mantenere in vita l’affidamento. A ritornare nuovamente sulla questione è il consigliere di Forza Italia Roberto Celano, che da tempo si batte per i contribuenti salernitani da anni oramai vessati dalla Soget che a quanto pare continua a riscuotere quote non dovute, sfidando la legge. In particolare, nella sentenza, viene sottolineato che l’esclusione della Soget dalla gara in questione è stata disposta “per essere venuta meno, ai servizi prestati presso i Comuni di Salerno e San Vitaliano, all’obbligo di dichiarare tutte le situazioni ed eventi – si legge – rilevanti ai fini del possesso dei requisiti di partecipazione, più precisamente, per non aver dichiarato, quanto ad una penale contrattuale irrogatale dal Comune di Salerno nell’anno 2016, che il provvedimento di irrogazione della sanzione era stato annotato nel casellario tenuto dall’Anac (avendo affermato, invece, che “non risulta ancora iscritto al casellario Anac”). Il Tar dunque respinge il ricorso della società contro il comune di Torre Annunziata presentato per l’annullamento dell’esclusione dalla gara. «Appare, dunque, ormai ineludibile la nuova iscrizione nel casellario Anac come richiesto dal Comuue di Torre Annunziata, per falsa dichiarazione, che comporterebbe in conseguenza l’interdizione per mancato possesso dei requisiti – scrive Celano in una nota – Si ritiene, dunque, che non si possa più fingere di nulla ed appare doveroso un intervento immediato dell’Amministrazione e dei vari responsabili in indirizzo. La Soget, “braccio armato”, per anni utilizzata dalla vorace amministrazione progressista, per far cassa e resistere in ogni modo dal default, parrebbe non avere più i requisiti e per questo è stata legittimamente esclusa dalle gare in altri Enti». Ma adesso il Comune di Salerno, dovrà prendere dei provvedimenti, o almeno è ciò che si augura il consigliere di opposizione che in un’interrogazione prova a comprendere l’amministrazione di Palazzo Guerra come si comporterà.




Bar “Canasta”: il Tar rigetta il ricorso della proprietà

Brigida Vicinanza

Il “Bar Canasta” perde il ricorso al Tar. Nulla da fare per il dehors del bar di piazza Mazzini, la proprietà difesa dall’avvocato Marcello Fortunato aveva impugnato gli atti comunali nonchè la delibera di consiglio comunale approvato lo scorso anno. In giudizio si è costituito anche il condominio Palazzo Luongo, assistito dall’avvocato Rosaria D’Emma. Secondo i giudici del tribunale amministrativo regionale infatti, il ricorso è infondato e condannano dunque la proprietà al risarcimento in favore del Comune di Salerno e del condominio di Palazzo Luongo di mille euro ciascuno, oltre alle spese legali. Dunque, nulla da fare per i titolari dell’esercizio commerciale. Quella delibera “incriminata” passò in consiglio comunale lo scorso anno con il voto contrario di due esponenti della maggioranza, ossia di Leonardo Gallo (Moderati per Salerno) e Corrado Naddeo (capogruppo di Campania Libera) e l’astensione del consigliere comunale d’opposizione Dante Santoro. Qualcuno già ipotizzò allora ricorsi alla giustizia amministrativa. E così è stato. Ad essere contestato, in particolare, fu l’articolo in cui si prevede l’esenzione massima delle occupazioni di suolo pubblico non oltre i cinquanta metri quadri. Una questione – quindi – quella dell’occupazione di suolo pubblico e dei dehors che non riesce proprio a trovare una quadra, in un lungo contenzioso tra amministrazione comunale e i commercianti di Salerno, che ora sono ancora di più sul piede di guerra dopo le ultime decisioni adottate dall’amministrazione comunale e alle quali dovranno adeguarsi entro e non oltre la fine di questo mese, a quanto pare. Ma quello del regolamento dei dehors sarà una problematica inserita in una polemica senza fine. Non sono esclusi infatti ulteriori ricorsi e procedimenti che vedranno sicuramente sul banco degli imputati il Comune di Salerno.




Beffato da un timbro: “Cambia Pellezzano” bocciata, oggi il ricorso in extremis

Adriano Rescigno

L’ora più buia per Giuseppe Pisapia, il sindaco uscente di Pellezzano che, ad oggi, salvo ribaltamento della situazione da parte della giustizia amministrativa, viene escluso dalla competizione elettorale per la riconquista di Palazzo di Città. Un impedimento burocratico si pone dunque tra Pisapia e la cabina elettorale, probabilmente la mancanza di un timbro a causare l’invalidità della lista composta dai sedici: Antonella Aliberti, Piergiorgio Braca, Giovanni Cimmino, Giovanni Congiagioco, Giuseppe Criscuolo, Piero De Martino, Lidia De Sio, Luigi Elia, Pietro Giella, Marzia Giordano, Giovanni Moccia, Antonio Rizzo, Maria Rosaria Scuoppo, Biancamaria Siniscalco, Giorgio Triggiano, Ermanno Villari. Un finale di fuoco dunque per “Cambia Pellezzano” i cui rappresentanti per tutta la giornata di sabato hanno tentato di capire le ragioni dell’esclusione ed ovviamente di evitarla ma per la commissione la situazione è chiara: la lista non si presenta, tra animi accesissimo e l’esasperazione del clima balcanico vigente per le strade del Comune a nord di Salerno ormai da settimane. Nonostante l’episodio al limite del paradossale vista la maniera certosina in cui è preparata la campagna elettorale, il candidato alla carica di sindaco sembra non perdersi d’animo: «Domani mattina (oggi per chi legge – dichiarazioni a cura di E. Noschese) faremo ricorso al Tar. E’ solo una questione puramente burocratica che possiamo risolvere massimo in un paio di giorni. Se dovessimo avere problemi anche con il tribunale amministrativo regionale allora ci rivolgeremo al Consiglio di Stato», ha dichiarato Giuseppe Pisapia che tutt’ora resta fiducioso e pronto a sfidare i suoi avversari. A dare man forte si aggiunge anche il dirigente provinciale di Forza Italia, Roberto Celano, in quanto tra le fila di “Cambia Pellezzano” è presente un azzurro, Piergiorgio Braca. Scenario del tutto inimmaginabile per l’ex sindaco al quale potrebbero essere privati i sogni di gloria facendo aprire nuovi ragionamenti politici in quanto i sostenitori di Giuseppe Pisapia potrebbero essere dirottati su uno dei due candidati rimasti soli a quale punto a contendersi il demanio elettorale: Francesco Morra con Impegno Civico e Claudio Marchese con Pellezzano Libera; il spario però ancora deve calare.




Frales, il Tar boccia il Comune «Non è motivato il diniego»

Andrea Pellegrino

«Nessuna motivazione sul diniego per l’ampliamento di Frales a Matierno». Il Tar di Salerno annulla tutti gli atti e riapre la complessa partita politica e tecnica che da anni ruota intorno alla variante di Matierno. Già i giudici amministrativi si erano pronunciati, invitando l’amministrazione comunale a concludere il procedimento. Poi lo stop, prima in commissione urbanistica e poi in Consiglio comunale. Da qui il nuovo ricorso (ora accolto) da parte della proprietà dell’opificio. Secondo il Tar, «l’apicale principio di trasparenza, traduzione, nel procedimento, del regime democratico, impone, nondimeno, che siano espresse in maniera chiara e comprensibile al destinatario le ragioni dell’eventuale diniego al provvedimento». Ed in particolare non sarebbe di sostegno neppure il parere della commissione urbanistica e la dichiarazione di voto del consigliere Sara Petrone. «Detto parere – scrivono – non reca alcuna motivazione, non potendosi, a tali effetti, utilizzare la dichiarazione di voto del consigliere Petrone, che, essa stessa, fa riferimento, a quanto “già dichiarato in commissione urbanistica del 25 maggio 2017” (nel verbale del 30 dicembre 2017 la dichiarazione Petrone è così formulata: “allo stato degli atti, soprattutto in relazione alla prevista utilizzazione della superficie del volume che dovrebbe essere creato dall’attuale piano di copertura, si esprime parere sfavorevole, non rispondendo, la prevista destinazione, alle esigenze pubblicistiche che consentono la deroga. Il progetto, opportunamente modificato, nel senso di prevedere una destinazione produttiva pure al detto livello, potrebbe essere oggetto di una diversa valutazione”), invero di non perspicua comprensione; e tanto, inoltre, perché la dichiarazione di voto è rimasta tale e non è stata trasfusa in contenuto motivazionale dell’atto consultivo». Condannato, inoltre, il Comune di Salerno al pagamento delle spese legali.




Conflitto di interessi tra Iren e Comune, la Blachere vince davanti al Tar

Brigida Vicinanza

Il Tar di Salerno accoglie il ricorso della Blachere Illumination ed annulla gli atti sull’affidamento delle Luci d’Artista. La società francese infatti contestava la gara con cui il Comune capoluogo che aveva affidato alla holding Iren di Torino l’edizione 2018 delle luminarie. Ci sarebbe dunque conflitto di interesse tra il Comune e la società torinese che sarebbe entrata di diritto tra le società salernitane, ovvero in Salerno Energia. “Sulle luci d’artista e sulla gara finalmente una prima pagina di chiarezza. Si vada fino in fondo”. Con queste parole Gaetano Amatruda, vice coordinatore provinciale di Forza Italia Salerno,è stato fra i primi ieri mattina a dare notizia della decisone del Tar sulla procedura di gara per le istallazioni delle luci d’artista. Il Tar di Salerno ha appunto accolto la tesi dell’impresa francese Blachere Illumination, che contestava la gara con cui il Comune di Salerno aveva affidato alla holding Iren di Torino l’installazione delle Luci d’Artista. “Finalmente un po’ di luce su una pratica di cattiva amministrazione. Era strana la gara come erano strani gli affidamenti diretti degli anni scorsi, sempre agli stessi. La giustizia farà il suo corso, che nessuno dovrà strumentalizzare, ma e’ sulle responsabilità politiche e sul metodo del sistema De Luca che bisognerà ancora lavorare. Con coraggio”ha concluso Gaetano Amatruda che da tempo segnalava la vicenda sulle Luci. Respinta intanto la richiesta di risarcimento danni, nonostante l’appalto adesso sia andato di diritto proprio alla Blachere. «Il ricorso perso è la riprova di una conduzione folle della vita amministrativa del Comune di Salerno, da parte di questo governo cittadino». Ha dichiarato il consigliere di giovani salernitani-demA, Dante Santoro, commentando la notizia del ricorso vinto. «Era grande quanto un grattacielo la situazione di conflitto d’interesse della Iren, lo avevamo detto anche in più occasione però la saccenze e l’inettitudine delle persone che abbiamo al potere a Salerno ci sta travolgendo. È un danno d’immagine per la città – ha concluso poi Santoro – sarà probabilmente un danno economico e speriamo che sia l’ultima delle sciagure che si sta abbattendo in questi mesi anche se temiamo sia l’ultima di una lunga serie». Opposizione in campo dunque, ma adesso tocca all’amministrazione comunale di Salerno difendersi, anche se ancora non è chiara la linea da adottare da Palazzo di Città.

Caso Luci, Criscuolo (FdI): «La Iren incompatibile, era chiaro da subito»

di Erika Noschese

«La Giustizia Amministrativa ha oggi fatto luce su di una vicenda che fin dall’origine appariva viziata da palese illegittimità. La Iren Spa non poteva in alcun modo essere aggiudicataria dell’appalto perché socia della Salerno Energia. La fondatezza del ricorso proposto dalla Blanchere Illumination seconda graduata, determina l’inefficacia immediata del contratto stipulato con la Iren condannata in solido con la stazione appaltante al pagamento delle spese processuali pari a 4000 euro. Dalla sentenza emerge la gravità di una violazione di legge che avrebbe potuto essere sanata in autotutela evitando l’ennesima prova di incompetenza fornita dal Comune di Salerno. Anche questa volta l’illegittimità ricadrà sulle tasche dei cittadini incolpevoli, vista la dura condanna in termini economici decretata per le casse del Comune». Lo hanno dichiarato l’avvocato Elena Criscuolo, coordinatrice cittadina di Fratelli d’Italia ed il professor Gherardo Maria Marenghi, responsabile dello sportello di consulenza amministrativa del partito, commentano la decisione del Tar Campania di Salerno che ha annullato l’aggiudicazione dell’appalto triennale per le luci d’artista a suo tempo assegnata dal Comune di Salerno alla Iren Spa. La sentenza del Tar ha suscitato non poche polemiche da parte del centro destra di Salerno. La Lega di Salerno parla di “ingenuità” nel trattare una vicenda così delicata che «ha messo in crisi lo svolgimento della manifestazione Luci d’Artista», come spiegato dal coordinatore cittadino Cristian Santoro. «Dobbiamo purtroppo rilevare ancora una volta “l’ingenuità” con la quale la vicenda è stata trattata o forse dovremmo dire meglio l’arroganza? L’arroganza di credere di essere al di sopra della legge, giustamente punita dal Tribunale Amministrativo competente». «Appare ovvio come l’attribuzione alla Iren Spa (socia di Salerno Energia) sia in evidente conflitto d’interessi, anche un bambino lo capirebbe. Pertanto viene da chiedersi perché il Comune di Salerno abbia agito in questo modo e soprattutto perché a pagarne le conseguenze in termini di immagine ed economici debbano essere i cittadini salernitani ed una città con un bilancio di cassa già pesantemente in negativo», ha detto ancora il coordinatore della Lega.

«Gravi risvolti economici per la città di Salerno»

di Erika Noschese

La vicenda Luci d’Artista approda nuovamente in Commissione Trasparenza. Dopo la decisione del Tar di Salerno che ha accolto il ricorso della Blanchere Illumination, infatti, il presidente Antonio Cammarota ha indetto per la giornata di lunedì una nuova audizione durante la quale saranno ascoltati il neo assessore al Bilancio Della Greca e l’ingegnere Elvira Cantarella, comandante della Polizia Municipale. La Commissione Trasparenza, già nel mese di ottobre, si è occupata della vicenda a causa dell’incompatibilità: la Iren, infatti, è la società che detiene Salerno Energia, partecipata del Comune. «L’istruttoria della Commissione fu sospesa, su ordine del presidente, per evitare che in prossimità della sospensiva già programmata si determinasse in forza del potere di acquisizione degli atti da parte della commissione, un vantaggio o svantaggio a carico dell’ente Comune di Salerno», ha ricordato l’avvocato Cammarota, a proposito delle anomalie che furono riscontrate, sia in ordine a bozzetti già riferiti in precedenti edizioni, come per esempio quella dei Pinguini, sia in ordine a bozzetti riferibili all’aggiudica Iren che però non corrisposero all’effettiva installazione come le palle di luci a mare.«Altre perplessità – ha ricordato ancora Cammarota – sorsero in ordine all’installazione che doveva essere a carico di Iren ma fu fatta dal Comune di Salerno si attese l’esito del giudizio. Ora, bisogna leggere la sentenza immediatamente». Dunque, nuova convocazione per la Cantarella e per Della Greca, per capire se e in che misura vi sia un’esposizione da parte del Comune di Salerno in ordine al bando e alle sue conseguenze, alla luce della sentenza del Tar richiedendo all’avvocato Di Mauro oltre ai provvedimenti giudiziari anche di conoscere la volontà o meno di andare in Consiglio di Stato e se con un difensore esterno. «Rimangono tutte intere le perplessità sul conflitto di interessi ma anche sull’opportunità di procedere al bando pubblico avendo invece espresso più volte l’idea che col marchio Luci d’Artista dovesse essere governata in house attraverso l’istituzione del marchio anche l’installazione delle luci», ha aggiunto Antonio Cammarota, parlando di risvolti economici gravi per il Comune di Salerno, oltre che per le spese legali, anche per la possibilità che la stessa Iren possa procedere.




«Stiamo vivendo un’inferno» Forte ha annunciato battaglia

Erika Noschese

Il comitato e associazione Salute e Vita, presieduto da Lorenzo Forte, annuncia battaglia. Dopo la decisione del Tar di Salerno di riaprire lo storico opificio di Fratte, Forte e i membri del comitato annunciano nuove iniziative per tentare di bloccare, nuovamente, il lavoro delle Pisano, a partire dal presidio indetto per lunedì mattina nei pressi del tribunale durante l’udienza del Riesame. I lavoratori dell’edificio di via Dei Greci hanno ricominciato la loro attività solo nella giornata di mercoledì 4 aprile ma tre giorni sembrano bastare per far scoppiare nuove proteste e diffide da centinaia di cittadini, non solo al comitato Salute e Vita ma anche alle forze dell’ordine, a causa dell’odore nauseabondo e delle polveri nere provenienti dalle fonderie. «Purtroppo, questa decisione del Tar di Salerno di concedere la sospensiva alle fonderie ha riportato l’inferno in questo territorio che comprende Salerno, Baronissi e Pellezzano», ha detto Lorenzo Forte nel corso dell’assemblea tenutasi ieri pomeriggio presso la chiesa di Santa Maria dei Greci. «Dal 4 aprile, giorno in cui il mostro ha ricominciato a riemettere fumi, ad oggi, siamo stati chiusi in casa, con centinaia di segnalazioni a noi del comitato e alle forze dell’ordine perché le persone sono quotidianamente esposte a questi miasmi e alle polveri neri provenienti dalla fonderia», ha poi aggiunto, spiegando che dal sequestro del dicembre 2016, ad oggi, nulla è cambiato. Intanto, nella giornata di lunedì è prevista la nuova udienza del Riesame che dovrà decidere se rimettere quel «legittimo sequestro» che fu tolto nel dicembre 2016. Dunque, il Riesame dovrà esprimersi seguendo «le ferre regole» della Cassazione che avrebbe individuato una serie di errori gravi da parte del Riesame, «la cui responsabilità, innanzitutto morale, è ricaduta sulla popolazione perché se nel dicembre 2016 le Pisano non venivano dissequestrate, nel 2017 le fonderie sarebbero state chiuse sotto il sequestro che la Procura aveva messo e quindi si sarebbe impedito l’avvelenamento che abbiamo subito, come certificato dall’Arpac», ha dichiarato Lorenzo Forte, in merito ai controlli effettuati da maggio ad ottobre 2017, secondo cui le Pisano non avrebbero rispettato alcuni punti fondamentali dell’Aia, creando rischio diossina, certificato per la prima volta. Ragion per cui, la Procura ha sequestrato diverse tonnellate di metalli pesanti che erano in olio esausto, nonostante le bolle presentate dalla fabbrica che parlavano invece di metalli puliti mentre erano pieni di olio esausto.

La Regione Campania diffida le Fonderie Pisano

Nuova diffida che cade sulle Fonderie Pisano. Dopo la sentenza del Tar che aveva sospeso qualche giorno fa la revoca dell’Aia per un difetto formale da parte della Regione Campania, da Palazzo Santa Lucia adesso arriva un nuovo “avvertimento” alla proprietà dello stabilimento di via dei Greci. Con un documento ufficiale infatti la Regione ha diffidato i Pisano “ad assolvere entro 60 giorni alle prescrizioni Arpac”, ovvero a “sistemare” quelle carenze e mancanze descritte nella relazione finale, dopo i controlli dell’ente per la protezione dell’ambiente. Ad attendere il riesame del 9 aprile intanto ci sono gli operai ai quali ancora non è stata bloccata la procedura di licenziamento collettivo proprio in vista della decisione della prossima settimana. Intanto, il comitato Salute e Vita ha avviato una raccolta firme per una denuncia-querela contro le Pisano.