Scafati. Tagli agli stipendi di sindaco e giunta: c’è l’ok. Sicignano mai revocato da assessore

Di Adriano Falanga

Taglio alle retribuzioni della giunta e del sindaco del 20%, la proposta di Raffaele Sicignano, ex assessore dimissionario al bilancio, viene condivisa dalla giunta comunale. La proposta, condizione imprescindibile per il ritiro delle sue dimissioni, attende solo l’atto deliberativo. Sono circa 50 mila euro lordi annuali che le casse comunai andranno a risparmiare, a cui bisogna aggiungere uno stipendio mancante conseguenza della riduzione dell’esecutivo a sei componenti. Un totale lordo che oscilla sugli 80 mila euro. Nel dettaglio, ogni assessore percepisce una retribuzione lorda mensile di 2.340 euro, il vicesindaco 2.920 e il primo cittadino 3.900. Solo Annalisa Pisacane, delegata a scuola e giovani, ha già un’indennità ridotta del 50% in quanto dipendente non in aspettativa, cioè, che non ha lasciato il lavoro. Nonostante ciò, l’unica donna dell’esecutivo alibertiano ha comunque accettato di ridursi ancora di un ulteriore 20% il proprio stipendio. “Mi sembra un atto dovuto, e l’ho fatto ben volentieri, nonostante alcuni colleghi erano contrari” spiega la Pisacane. “Senza dubbio d’accordo” anche Diego Chirico e Nicola Acanfora. Non risponde Giancarlo Fele, mentre Antonio Fogliame ha accettato pur mostrando qualche perplessità: “Può essere un segnale importante per la città, ma non credo sia questo il metro di valutazione dell’impegno di un amministratore nell’interesse della città”, insomma, ridursi lo stipendio serve a ben poco, se poi l’amministratore lavoro poco o male, il ragionamento dell’assessore alla Cultura. Il risparmio non andrà a favore di un fondo, o di una qualche opera opera pubblica, come chiedevano gli attivisti di Scafati in Movimento. Il motivo è semplice, si taglia per risparmiare sul bilancio, notoriamente in deficit strutturale. La proposta potrebbe interessare anche il presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola, che pure percepisce la stessa retribuzione di un assessore. “Aderisco a condizione che vengano tagliati del 30% gli stipendi dei dirigenti e soprattutto vengono eliminate le varie premialità che questi percepiscono, facendo lievitare alcuni stipendi ben oltre i 100 mila euro. Addirittura ho appreso che qualcuno deve addirittura tornare soldi indietro” ironizza Coppola, riferendosi alla segretaria comunale Immacolata Di Saia, a cui gli ispettori del Mef avevano contestato errate retribuzioni, somme che la professionista casertana sta già restituendo. E alla professionista casertana, vero e unico braccio destro di Pasquale Aliberti, va la palma d’oro di dirigente più pagato del 2015. La Di Saia ha percepito nell’anno appena concluso una retribuzione lorda di 139.100 euro, compresi 39 mila euro di diritti di segreteria anche per anni pregressi e indennità per convenzione. Nel 2014 portò a casa 123.260 euro. E’ stato un buon 2015 anche per i restanti quattro dirigenti d’area. Porta a casa 113.130 euro l’architetto Maria Gabriella Camera (nel 2014 erano 103 mila). La professionista a capo dell’area Lavori Pubblici ha percepito 96.370 euro di retribuzione a cui si sono aggiunti 16.760 euro di incentivi legge Merloni. Alla Camera segue la dottoressa Laura Aiello, nel 2015 ha percepito un compenso lordo di 88.730 euro, compresa la retribuzione di posizione e di risultato. Nel 2014 erano 81.310. Seguono, poi, gli altri due dirigenti di Palazzo Mayer, la dottoressa Anna Sorrentino e il dottor Giacomo Cacchione, nel 2015 hanno portato a casa 78.510 euro lordi a testa, nel 2014 erano 73.310. Quest’anno Palazzo Mayer ha un nuovo dirigente, l’ingegnere Nicola Fienga, che Aliberti ha voluto a capo del settore Urbanistica. A voler essere maligni, il risparmio frutto del taglio del 20% alla giunta andrà “coperto” dalla retribuzione di Fienga. Insomma, niente tagli, solo somme che vengono spostate. Purtroppo.

SICIGNANO: “SONO IN GIUNTA PER I MIEI CONSENSI ELETTORALI”

2-sicignanoSulle dimissioni di Raffaele Sicignano c’è però una zona d’ombra. Questi ha ben due volte protocollato le sue dimissioni irrevocabili, ma il primo cittadino oggi lo ha riconfermato assessore, senza passare per l’emissione di un nuovo decreto. Questo fa sì che il primo cittadino non debba ricorrere alla ricognizione interna in salsa “rosa” per il rispetto delle quote rosa. Tecnicamente, Aliberti infatti non avendo revocato Sicignano, questi, nonostante l’irrevocabilità delle sue dimissioni, è restato comunque in giunta. Lo Statuto Comunale concede 45 giorni di tempo al primo cittadino per sostituire gli assessori dimissionari, cosa che non ha fatto, e quindi Sicignano in realtà non ritorna, ma resta dove stava. Un aspetto comunque da approfondire. Ad ogni modo, questi incassa la fiducia e tira avanti. “È stata proprio la sua volontà di accettare le mie indicazioni a convincermi a rientrare, così come l’iniziale rifiuto delle stesse da parte della maggioranza, mi costrinse a dimettermi – spiega oggi Sicignano – Ribadisco da assessore al bilancio che la mia continuerà ad essere una politica di tagli e che mi aspetto, dopo la riduzione della giunta a 6 componenti, anche la riduzione dei compensi di sindaco e assessori ed altre misure che mi riservo di suggerire nel corso del mio mandato. Ritengo che chi voglia il bene della città debba collaborare in questa direzione, e sono pronto ad accettare tutti i suggerimenti che possono arrivarmi anche dalle varie opposizioni”. Oltre alle riduzioni di giunta e stipendi, Sicignano ha registrato forse la vittoria più importante: il ritorno della delega alla Manutenzione. Questo, secondo i malpensanti, lo avrebbe spinto a rientrare nonostante le posizioni contrarie di Identità Scafatese. “Mai nessuna distanza ho preso nei confronti del gruppo Identità Scafatese, al quale resto vicino politicamente e personalmente – chiarisce ancora l’assessore – Volendo essere più chiari credo che nessuno degli assessori dell’attuale giunta possa definirsi in quota ad alcun gruppo; le nomine sono state fatte rispecchiando il criterio dei consensi elettorali come è avvenuto, del resto, per il presidente del consiglio e per il vicesindaco. Sono pronto a rinunciare al mio assessorato se non dovessi avere il consenso di parte dell’attuale maggioranza, qualora si dovesse scegliere un criterio diverso per la nomina della giunta”. Secondo Sicignano quindi, a sedere in giunta sono i più votati del 2013. Non è così purtroppo, e Mimmo Casciello lo sa bene, essendo stato capolista Udc e più votato di almeno tre degli attuali assessori in carica.




Cstp: per i lavoratori torna l’incubo della decurtazione dello stipendio

di Marta Naddei

Torna l’incubo del taglio in busta paga per i dipendenti del Cstp. Nonostante l’incontro di ieri avente ad oggetto la cassa integrazione in deroga e le modalità della sua applicazione si sia concluso con un aggiornamento a domani mattina, alla presenza del commissario giudiziale Raimondo Pasquino (fortemente rischiesta dalle organizzazioni sindacali), la situazione rischia di diventare ben presto nuovamente incandescente.
A quattro mesi esatti di distanza dalla scadenza del quadrimestre di fuoco per i lavoratori del Cstp che dovettero rinunciare al 7% sul proprio emolumento mensile (che con tutte le voci accessorie si tramutava in un taglio sostanziale del 18%) per contribuire al salvataggio della propria azienda, ora per loro il pericolo è quello di rimetterci nuovamente.
Alla riunione di ieri mattina, alla presenza di segretari e delegati delle organizzazioni sindacali di categoria, il direttore generale dell’azienda Antonio Barbarino(delegato dal commissario Pasquino) e il liquidatore Mario Santocchio hanno ribadito la necessità che ora, a ricapitalizzazione quasi ultimata, anche i lavoratori facciano la propria parte. I dubbi, forti, dei sindacati sono sulle modalità della cassa integrazione che l’azienda vorrebbe applicare con le precedenti modalità, da sempre indigeste a lavoratori e parti sociali perché considerate inique; dall’altro lato sono stati preavvisati della nuova scure, pari alla precedente, che potrebbe abbattersi sui salari delle maestranze. Tutto ciò in considerazione del fatto che il Cstp potrebbe chiudere l’anno con una perdita vicina ai quattro milioni di euro e, tramite la decurtazione salariale dei lavoratori, si vorrebbe arginare l’emorragia. Un esperimento che già lo scorso gennaio non diede i frutti sperati causando danni ai soli dipendenti dell’azienda.
Ma il liquidatore Mario Santocchio ha confermato la tesi: «Con i soci che hanno quasi ultimato la ricapitalizzazione, tocca ai dipendenti fare la propria parte. Ora bisogna intervenire con la cassa integrazione e la riduzione del costo unitario del lavoro».
Il copione, dunque, è sempre lo stesso. Con buona pace dei lavoratori




Cuozzo: «Non ci sarà taglio del 10%». Ma le aziende dovranno ridurre comunque le percorrenze

«Non ci sarà alcun taglio del 10% per le aziende di trasporto pubblico locale». L’assessore provinciale ai trasporti Michele Cuozzo risponde ai sindacati di categoria dopo il duro affondo relativo alla delibera 151 della Giunta provinciale con cui l’ente di palazzo Sant’Agostino stabilisce che «con efficacia dal primo agosto 2013 e fino al 31 dicembre sono destinate ai servizi di tpl sul territorio le sole risorse disponibili, al lordo dell’aliquota Iva, nei limiti dei trasferimenti appositamente destinati alla Regione Campania, a valere sul bilancio di sua competenza», dando mandato al settore competente di richiedere alle aziende una rimodulazione delle percorrenze. Effettivamente, per i cinque mesi in questione la “riduzione” ammonterebbe a circa il 3,8%, dal momento che il calcolo del 10% è su base annua. E l’assessore Cuozzo, quest’oggi, si riunirà con le aziende proprio per cercare di trovare soluzioni alternative che possano evitare anche di applicare la riduzione del 3,8%. «La Provincia continua a fare sacrifici per salvare il trasporto pubblico locale – afferma Michele Cuozzo – Lo sforzo profuso dalla Provincia non è stato vano. Se da un lato è stata avviata la richiesta del rimborso dell’Iva a mezzo di una programmata azione legale nei confronti della Regione Campania, dall’altro sono state reperite risorse aggiuntive per evitare l’indiscriminato taglio conseguente alla politica del Governo centrale. L’incontro teso ad evitare ripercussioni sul servizio ed effetti sull’occupazione. Di certo per il 2013 non ci sarà nessun taglio del 10%». Intanto, però, le aziende di trasporto hanno ricevuto la nota firmata dall’ingegnere Giovanni Coraggio e dal dottor Alfonso Longobardi con cui viene richiesto un piano di rimodulazione delle percorrenze. Già, perché taglio di risorse significa anche chilometri in meno da effettuare. Ad esempio, per quanto riguarda le due aziende più grandi del territorio, per il periodo che va agosto a dicembre, il taglio chilometrico è piuttosto consistente. Per quanto riguarda Sita Sud, i km in meno per i prossimi cinque mesi, saranno circa 250mila, mentre per Cstp la riduzione delle percorrenze si aggirerà intorno ai 400mila km. Il totale dei km mancanti per tutte le aziende sarà di un milione.

Marta Naddei