Nocera I. Paga 30 centesimi in più del prezzo imposto per ogni biglietto ferroviario

NOCERA INFERIORE. Arrivare a “farsi lo sgobbo” o a prendere il pizzo sul biglietto del treno proprio non era immaginabile. Eppure è accaduto, visto che nelle due Nocera, città che assieme contano oltre 75mila abitanti, ad agosto 2015, non è possibile acquistare un biglietto per prendere il treno. Biglietterie chiuse. Rivendite esterne altrettanto e qualcuno, in puro stile delinquente, ha trovato il suo utile: il sovrapprezzo sul ticket. E così, in omaggio al ricatto silenzioso «o paghi 30 centesimi di più o prendi la multa sul treno», un papà nocerino è stato costretto a sottostare alla tangente pur di essere in regola ed acquistare due biglietti a prezzo maggiorato, per un totale di 60 centesimi, da un rivenditore esterno.
Tutto è partito da un desidero, quello di un figlio, di poter fare in una domenica d’agosto il suo primo viaggio in treno. Ed un papà, rispetto ad una richiesta così “semplice” non può che dire si. Invece, quello che agli occhi di tutti può sembrare un semplice viaggetto in treno fuori porta, si è rivelato molto più complicato di quanto previsto. “Il programma – spiega il papà – era presto e fatto. Partiamo da Nocera Superiore ed in 20 minuti siamo a Salerno. Vado alla stazione per comprare due biglietti e sco che non solo non esiste biglietteria, ma che nemmeno c’è traccia di una distributrice automatica. Esco ed entro nell’edicola lì di fronte, ma non li vendeva”. Il papà nocerino non si arrende. Prova ai bar del circondario, ma nulla. Si sposta di 400 metri dalla stazione, ma anche qui nulla. “Però – continua – mi danno utili informazioni. A cavallo delle ferie, le Ferrovie non hanno fatto recapitare i biglietti per cui niente”. A questo punto il giovane papà si reca nella vicina Nocera Inferiore. Stazione più grande, più servizi. Ed invece.. Biglietteria chiusa e distributrice automatica senza carta caricata. “Quando ho scoperto che Bar ed edicola della Stazione erano chiusi ho deciso evidentemente di desistere. Mentre riflettevo sul fatto che le due città coprono un bacino di utenza di quasi cinquantamila abitanti e che non esiste di fatto un servizio biglietteria per gli utenti, arriva da un anziano signore la soluzione”. Al papà viene data una indicazione molto utile. C’è un posto, forse non autorizzato alla vendita dei biglietti delle ferrovie dello Stato, che può aiutarlo.
Parola d’ordine: mi manda il signore con il giornale? Il papà, non senza qualche imbarazzo acquista i due biglietti, con un sovrapprezzo di 60 centesimi. “Certo ho fatto contento il mio bambino – ci dice – ma rifletto su tutta questa storia. L’Italia, mi disse un vecchio amico, non è molto diversa da quella del dopoguerra certo, ma scoprire di dover ricorrere al mercato nero per prendere un treno mi sembra troppo”.                  Lucia Trotta




Pagati otto dei 14 stipendi ai dipendenti de La Quiete. Terminato lo stato di agitazione

Pellezzano/Salerno. Pagati otto dei 14 stipendi ai dipendenti de La Quiete. Terminato lo stato di agitazione. Si parla ora di rilancio della struttura. Domani su Le Cronache tutti i particolari




NOCERA INF. Arrestato 45enne con 25 dosi di eroina

COMUNICATO DEL 1 LUGLIO 2015

 

 

Ancora un buon risultato della Polizia di Stato salernitana nell’ambito dell’attività di contrasto allo spaccio di droga nel territorio provinciale.

Alle ore 11.05 odierne, personale della Polizia di Stato appartenente al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Nocera Inferiore, nell’ambito di una specifica attività d’indagine, con pedinamenti ed appostamenti, ha arrestato un uomo 45enne nato a Nocera Inferiore ed ivi residente, responsabile del reato di detenzione al fine di spaccio di sostanza stupefacente.

 

L’uomo infatti, è stato bloccato mentre era in possesso di 25 cilindretti di plastica contenenti sostanza stupefacente del tipo eroina, per un peso lordo complessivo di gr 22,20, ed alcuni contenitori di metadone.

 

Nel corso della successiva perquisizione domiciliare, sono stati trovati e sequestrati altri contenitori di metadone ed altra sostanza stupefacente del tipo marijuana per un peso di gr.0.9.

 

Il 45enne è stato pertanto arrestato e condotto presso la Casa Circondariale di Salerno, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 

Gli agenti hanno proceduto, inoltre, al sequestro dell’autovettura utilizzata dallo spacciatore per commettere il reato. Sono in corso ulteriori indagini.

 




Procura per Agro, Valle dell’Irno e Cava: esporre frutta e verdura in strada è un reato

AGRO NOCERINO/VALLE DELL’IRNO/CAVA DE’ TIRRENI. Vendere o esporre frutta, verdura e ogni prodotto alimentare su aree vicino al traffico dei veicoli determina il cattivo stato di conservazione della merce che è penalmente perseguibile. Tempi duri per molti commercianti ambulanti, specie dei mercati rionali, ma anche per molti fruttivendoli che sono soliti esporre sui marciapiedi a confine della strada la merce.  Negli scorsi giorni, il procuratore Gianfranco Izzo ha inviato una circolare ai carabinieri, alla guardia di finanza, ai Nas, all’Asl Salerno, e alla polizia locale e ai comuni dell’Agro nocerino, di Cava de’ Tirreni e della Valle dell’Irno per richiamarli ad un’attenta vigilanza su queste trasgressione delle merci esposte agli agenti inquinanti, ad un corretto rilascio di autorizzazioni per l’occupazione di suolo pubblico.  «Il commerciante che depositi e venda prodotti ortofrutticoli all’aperto, su marciapiedi o bancarelle in zone esposte alla circolazione dei veicoli, esponendoli in tal modo ad agenti atmosferici ed inquinanti», scrive il procuratore che sottolinea come la Cassazione ha ribadito che in questi casi si viola la legge 283/162 . «Esporre frutta e verdura, o prodotti ittici, od alimentari in genere, sul banco o carretti all’aperto (abitudine facilmente riscontrabile praticata dai rivenditori di prodotti alimentari, in particolare prodotti ortofrutticoli, ed ittici, nonché alimenti preparati per es. carciofi ecc.) costituisce violazione dell’articolo 5, lettera b, della legg283/2962…» per esposizione e vendita di merce in cattivo stato di conversazione, anche quando non siano modificate le caratteristiche intrinseche del prodotto. «Non è necessario –scrive il procuratore- accertare la sussistenza di un concreto danno per la salute o un concreto deterioramento del prodotto», polizia, carabinieri, finanzieri e vigili urbani possono procedere alla denuncia penale per il solo fatto che la merce sia esposta vicino al transito di auto o alle intemperie». Tutto questo significa che la stragrande maggioranza dei fruttivendoli non potranno esporre più sui marciapiedi o per strade al loro merce e soprattutto guai seri anche in molti mercati rionali. Uno ad esempio, quello sul trincerone di Nocera Inferiore, dove gli operatori alimentari sono a pochi centimetri dal transito delle auto e, quelli nella parte dell’incrocio con via Siciliano, sono praticamente a ridosso. I Comuni avranno la forza di far rispettare queste norme con maggiore severità, specie imponendo alla polizia municipale i controlli sui banchi alimentari esposti alle intemperie e sui marciapiedi e agli spuntisti?




SARNO/SALERNO. cammina a piedi nella galleria ferroviaria S.Lucia: denunciato 49enne di Sarno dalla polfer

Gli agenti della Polfer sono intervenuti, intorno alle ore 17.00, sulla linea ferroviaria da Salerno a Napoli, all’interno della galleria S. Lucia, ove era stata segnalata la presenza di un uomo che camminava a piedi, con gravissimo rischio per la sua incolumità.

Proprio in quel momento, infatti, stava transitando nella galleria il treno I.C. 1589 al cui macchinista è stato dato il segnale di stop. Contemporaneamente è stata interrotta la circolazione treni sulla stessa linea ferroviaria, limitatamente al binario pari, con deviazione sulla linea Salerno – Napoli via Cava de’ Tirreni di alcuni treni ad alta velocità e intercity e soppressione di altri treni regionali, e impostata la marcia “a vista” dei convogli sull’altro binario.

Gli agenti della Polfer, procedendo appiedati, sono entrati in galleria al fine di rintracciare l’uomo, avendo appreso, inoltre, che il macchinista del treno fermo lo aveva visto procedere sui binari e ne aveva richiamato l’attenzione, ma quest’ultimo, incurante della segnalazione, aveva proceduto a percorrere la linea ferrata, in direzione Nocera Inferiore.

I poliziotti hanno continuato a percorrere la galleria alla ricerca dell’uomo e giunti al km 10+000, luogo privo di illuminazione e molto pericoloso da percorrere anche a causa della presenza di detriti, lo hanno individuato e bloccato circa un’ora e mezza dopo l’inizio dell’intervento.

Frattanto altro personale della Polfer, salito a bordo di un carrello delle FF. SS. che ha percorso la linea ferrata marciando a vista, è giunto sul posto ed ha caricato a bordo sia l’uomo che i colleghi che lo avevano rintracciato, (due dei quali hanno riportato delle lesioni a causa delle asperità del tragitto percorso a piedi e della presenza di detriti pericolosi), riportandoli indietro presso la Stazione di Salerno alle ore 18.50.

Da questo momento è stata ripristinata la normale circolazione dei treni sulla tratta ferroviaria.

L’uomo, identificato per un cittadino 49enne di Sarno (SA), già noto alle forze dell’ordine per alcuni precedenti di Polizia, dopo essere stato soccorso e messo in salvo, è stato deferito all’Autorità Giudiziaria per il reato di interruzione di pubblico servizio.




CAVA DE’ T. Furti nei supermercati, arrestati due stranieri

La Polizia di Stato ha tratto in arresto due cittadini dei paesi dell’est europeo, ponendo fine ad una serie di furti commessi in danno di un supermercato.

I due stranieri, nel corso degli ultimi giorni, avevano rubato più volte dagli scaffali dell’esercizio commerciale, occultandoli sotto gli abiti, generi alimentari e soprattutto diverse bottiglie di super alcolici.

Il direttore del supermercato, insospettito dalla frequente presenza dei due stranieri all’interno del locale e temendo eventuali loro reazioni violente, ieri pomeriggio ha chiamato telefonicamente il numero di emergenza “113” chiedendo l’intervento della Polizia.

I due uomini sono stati individuati nelle vicinanze dai poliziotti del locale Commissariato di Pubblica Sicurezza e più tardi, intorno alle ore 20.00, sono stati bloccati nei pressi dell’uscita dell’esercizio commerciale dopo che avevano perpetrato l’ennesimo furto.

Gli agenti, infatti, hanno trovato addosso ad uno dei due una bottiglia di liquore asportata dagli scaffali del negozio.

Vistisi scoperti, i due stranieri hanno reagito con violenza, dapprima minacciando e poi scagliandosi contro i poliziotti, alcuni dei quali hanno riportato lesioni a seguito dell’aggressione, ma sono stati ben presto bloccati e portati presso gli uffici del locale Commissariato per l’identificazione.

I due stranieri, identificati per O. D., nato in Ucraina, di anni 40 e J. P., nato in Polonia, di anni 37, già noti alle forze dell’ordine per diversi precedenti, sono stati arrestati per furto, resistenza, lesioni, minaccia e oltraggio a Pubblico Ufficiale e sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Salerno a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.




Camerota. Abusi edilzi: sei persone denunciate dalla forestale

Il Corpo Forestale dello Stato accerta abusi edilizi, occupazione di suolo demaniale e deturpamento di bellezze naturali nel comune di Camerota (SA).

 

Camerota- Nell’ambito dell’attività di contrasto agli eco-illeciti mirati alla prevenzione e repressione dei reati in materia urbanistico edilizia e di difesa del patrimonio ambientale, gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, hanno denunciato 6 persone all’A.G. responsabili di aver commesso abusi edilizi, deturpamento di bellezze naturali e, invasione ed occupazione di suolo demaniale pubblico nel comune di Camerota in tre differenti località.

L’attività svolta dal Comando Stazione Forestale di San Giovanni a Piro, ha consentito di rilevare la presenza

di strutture abusive, realizzate in zone  soggette a speciale protezione incluse nel perimetro del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni.

I Forestali durante un controllo in materia urbanistico-edilizia, alla località “Lentiscelle” in agro del comune di Camerota, rilevavano all’interno di un terreno agricolo, la presenza di un cantiere edile in opera e, di tre persone intendi ad effettuare lavori, i quali, alla vista dei militari si davano alla fuga dileguandosi nella fitta vegetazione.

Durante il sopralluogo, si riscontrava in fase di realizzazione un fabbricato di circa mq. 200 con una volumetria di circa mc.700, ed altri interventi edilizi di cui: la realizzazione di una stradina, la pavimentazione esterna del corpo di fabbrica, aiuole e muretti di contenimento in pietra e cls ed altro.

Le indagini svolte, hanno consentito di individuare il proprietario del terreno quale committente dei lavori, mentre gli accertamenti svolti in collaborazione con l’UTC del comune di Camerota, hanno permesso di appurare che le opere erano state realizzate in assenza di titolo edilizio e  degli occorrenti nulla osta degli Enti preposti.

Accertate le violazioni, le Giubbe Verdi ponevano sotto sequestro l’intera area.

 

Alle località “Mingardo” e “Cala del Cefalo” della Frazione Marina di Camerota, gli Agenti della Forestale a seguito di accurate indagini, hanno appurato una serie di abusi realizzati su suolo pubblico Demaniale, a pochi passi dal mare, consistenti nell’ installazione di prefabbricati, roulottes, gazebi e, la realizzazione di due aree di parcheggio destinate e di supporto alla balneazione durante la stagione estiva per lo svolgimento di attività turistiche; il tutto realizzato senza alcun titolo e nulla-osta rilasciato dagli Enti preposti.

 

I sei, denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania, dovranno rispondere di violazione in materia urbanistico edilizia, di distruzione e deturpamento di bellezze naturali e occupazione abusiva di suolo demaniale.




Italia Nostra vuole impugnare l’autorizzazione paesaggistica

di Andrea Pellegrino

Italia Nostra vuole impugnare l’ultima autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune ed ha chiesto il rinvio della discussione di stamattina al Consiglio di Stato, dove è fissata l’udienza sul ricorso proposto dalla società Crescent srl. Dopo l’avvocatura dello Stato anche Italia Nostra vuole che sia messa in discussione l’ultima autorizzazione paesaggistica che avrebbe dovuto riavviare, secondo Palazzo di Città, l’iter per la realizzazione del Crescent, dopo l’annullamento delle precedenti autorizzazioni con sentenza del Consiglio di Stato. Per i legali dell’associazione ambientalista e del Comitato “No Crescent” l’autorizzazione prodotta dalla commissione locale per il paesaggio (riunitasi lo scorso 13 febbraio) sarebbe “illegittima” e nulla. Insomma una carta con nessun valore, secondo Oreste Agosto e Pierluigi Morena che vorrebbero, prima della discussione sulla richiesta di chiarimenti prodotta dal costruttore Rainone, contestare ed impugnare l’atto della Clp. Se accettata la richiesta, stamattina l’udienza a Palazzo Spada slitterà e con molta probabilità si aprirà un nuovo contenzioso. A spingere per la richiesta di chiarimenti c’è, oltre la società appaltatrice, anche il Comune di Salerno che ha già depositato proprie memorie che difendono il lavoro fino ad ora svolto, compreso il nuovo parere favorevole alla realizzazione della mezza luna di Bofill. D’altronde se non si realizzasse l’opera, per Palazzo di Città sarebbe un gran problema sotto il profilo finanziario. Soprattutto all’indomani della diffida già giunta dai Rainone che avrebbero quantificato il danno in 44 milioni di euro, che secondo una clausola contrattuale nel caso della mancata realizzazione (per qualsiasi motivo) dovrà essere risarcito direttamente dalle casse comunali. Ma al momento il Comune sostiene la sua tesi con convinzione. L’avvocatura comunale, infatti, ha valutato legittimo l’iter seguito fino ad ora dalla commissione per il paesaggio. In particolare, scrive Aniello Di Mauro, dirigente del settore avvocatura di Palazzo di Città: «è di tutta evidenza che il consiglio di stato ha invitato le amministrazioni interessate ad esaminare il progetto originario senza tener conto di sopravvenienze di fatto, documentali e normative». E non solo, sempre secondo il dirigente del settore legale: «Quanto emerge dalla sentenza va espresso “ora per allora”». Dunque, per il Comune, dapprima la commissione per il paesaggio deve fornire il nuovo parere e successivamente dovrebbe esserci della soprintendenza che dovrebbe ratificare semplicemente la legittimità del primo. Un iter che non ha convinto, però, neppure l’avvocatura dello Stato intervenuta su richiesta del Ministero dei Beni Culturali, costituitosi nel giudizio di stamattina.




La Trattativa graziò il boss Sorrentino

di Simone Di Meo

E veniamo così alla seconda puntata del reportage di «Cronache del Salernitano» sui personaggi della camorra locale che spuntano, qua e là, nell’indagine sulla presunta trattativa tra Stato e mafia su cui è in corso, a Palermo, il relativo processo. Alla sbarra, nel capoluogo siciliano, ci sono ex ministri della Prima Repubblica (Calogero Mannino e Nicola Mancino) e criminali efferati di Cosa nostra (Totò Riina e Leoluca Bagarella su tutti, i capi dell’«ala stragista» dei Corleonesi) ed esponenti di vertice degli apparati di sicurezza e investigativi dell’epoca (il generale Mario Mori, autore dell’arresto proprio di Riina, e il suo «braccio destro», il colonnello Giuseppe De Donno). L’ipotesi investigativa della procura palermitana si regge tutta su un assunto: in cambio della cessazione della strategia del tritolo (strage Falcone e Borsellino, attentati sul continente nel biennio 1992-1993) lo Stato avrebbe offerto un ammorbidimento delle condizioni carcerarie per circa trecento detenuti appartenenti alla criminalità organizzata, non solo siciliana. Una sorta di «do ut des» che avrebbe permesso di impedire nuovi episodi di violenza dopo quelli registrati a Firenze (via dei Georgofili, 26-27 maggio 1993: 5 vittime), Milano (eccidio di Via Palestro, 27 luglio 1993: 5 morti) e Roma (bombe di San Giovanni in Laterano e San Giorgio in Velabro, 28 luglio 1993). Tra questi criminali, a leggere gli atti dell’istruttoria siciliana, ci sono anche quattro esponenti della camorra salernitana. Nella prima puntata, pubblicata il 2 marzo scorso, abbiamo raccontato la storia di Pietro Del Vecchio, al quale il 30 novembre 1993 non venne prorogato il regime di carcere duro. Stavolta, ci occupiamo invece di Francesco Sorrentino di Sant’Egidio del Monte Albino, nato l’8 gennaio del 1949. Anche nei suoi confronti, il 2 novembre 1993 viene disapplicato il 41bis firmato dal Guardasigilli dell’epoca appena un anno prima. Le prime notizie su di lui risalgono al 25 maggio 1988 quando i carabinieri di Catanzaro lo arrestano insieme ad altre sette persone in un rocambolesco e fortunoso blitz a Lamezia Terme. Sorrentino a quel tempo è un personaggio emergente della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, l’uomo che ha in mente di sfidare lo strapotere criminale di Cosa nostra e dei suoi nuovi padroni: i Corleonesi. È latitante per essersi sottratto, insieme ad altri due malavitosi, al soggiorno obbligato, Sorrentino. Si è rifugiato in Calabria dove è entrato, presumibilmente, in contatto con alcuni esponenti della mafia locale. A portare i carabinieri al covo dei tre campani sono però 4 rapinatori, legati alla mafia catanese, che poco prima hanno tentato un colpo da 200 milioni di lire nella filiale catanzarese del Banco di Napoli. Messi in fuga dall’arrivo delle forze dell’ordine, i banditi vanno a rifugiarsi nel residence «Lamezia Golfo» dove sono nascosti (e chissà se lo sospettavano) anche i camorristi. All’arrivo dei carabinieri scattano i ferri ai polsi per tutti: in galera finiscono i 4 mafiosi, colpevoli dell’assalto all’istituto di credito, e pure i tre camorristi latitanti che si sono visti scoperti nel rastrellamento. Passano gli anni e il nome di Sorrentino continua a ripetersi nelle informative di polizia giudiziaria sui nuovi assetti della Nco cutoliana. Nell’ottobre 1994, il criminale di Sant’Egidio del Monte Albino viene coinvolto in una maxi-retata della Dda di Salerno che porta in galera tredici camorristi per reati che vanno dall’associazione camorristica agli omicidi al tentato omicidio. È un lavoro mastodontico della Direzione distrettuale antimafia di Salerno che ha scoperchiato il vaso sugli anni di violenza che hanno insanguinato l’agro-nocerino-sarnese al tempo della battaglia, senza esclusione di colpi, tra i killer cutoliani e i fedelissimi di Carmine Alfieri. Nel fascicolo finiscono cinque esecuzioni, tutte risalenti a quindici anni prima, tra le quali quella dell’avvocato Giorgio Barbarulo di Nocera Inferiore. Agli indagati viene contestato anche un tentativo di omicidio e un attentato dinamitardo a scopo estorsivo contro il Mobilificio Petti di Nocera Inferiore. Gli altri omicidi che vanno ad allungare il capo di imputazione sono quello del brigadiere degli agenti di custodia della casa circondariale di Salerno, Antonio Caputo, ucciso per aver tentato di impedire il controllo interno del carcere da parte dei gruppi criminali; di Stefano Manna, ucciso nella lotta scatenatasi tra la Nuova camorra organizzata e la Nuova Famiglia, perché ritenuto vicino a Pasquale Galasso; di Nicola Russo, ammazzato perché ritenuto vicino al capo clan dei Saccone, Giuseppe Olivieri; e di Luciano Forino, ucciso per reazione all’attentato dinamitardo che il fratello di quest’ultimo, Mario, aveva compiuto in prossimità dell’abitazione di Raffaele Cutolo. Quando scattano le manette, per questo procedimento, a Sorrentino è già stato revocato il carcere duro su decisione del ministro di Grazia e giustizia dell’epoca. (2.continua – la III puntata sarà pubblicata domenica 16 marzo)




Crescent, la stangata del Mibac

di Marta Naddei

Salerno ha un nuovo “nemico”: il Mibac. Otto pagine di fuoco che compongono la costituzione in giudizio e la presentazione del ricorso in via incidentale da parte del Ministero per i Beni e le Attività culturali sulla vicenda Crescent. Otto pagine con cui, l’Avvocatura dello Stato smantella la nuova autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla Commissione locale per il paesaggio del Comune di Salerno e l’iter intero intrapreso da Palazzo di Città, su istanza della Crescent srl, per riavviare le ruspe, sostanzialmente riducendo la Soprintendenza a mero organo ratificatore del parere comunale. Martedì, presso il Consiglio di Stato, all’udienza sul ricorso presentato dalla Crescent srl – per richiedere chiarimenti sulla sentenza emessa dagli stessi giudici di Palazzo Spada lo scorso 23 dicembre e con cui vengono azzerate tutte le autorizzazioni paesaggistiche per la mezza luna di Bofill e per l’annullamento delle note del Mibac (che bocciava il parere della Commissione locale per il paesaggio) e della Soprintendenza di Salerno (con cui Gennaro Miccio comunicava che si sarebbe attenuto alle disposizioni superiori) – ci sarà dunque anche l’avvocato Chiarina Aiello in rappresentanza del Ministero per i Beni culturali. E nelle otto pagine depositate presso la cancelleria di Palazzo Spada c’è una dettagliata decostruzione della tesi portata avanti dal Comune di Salerno e dalla società Crescent, con tanto di richiesta di sospensione della loro efficacia e contestuale annullamento. Una costituzione in giudizio che si fonda sulla inammissibilità del ricorso della società in quanto sono stati impugnati atti «che non hanno valore provvedimentale» perché, si legge, «l’amministrazione statale non è la parte tenuta ad iniziare l’esecuzione della sentenza». Ma la vera bomba, l’Avvocatura dello Stato la lancia sulla nuova autorizzazione della Commissione locale per il paesaggio e sulla «errata esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato da parte del Comune di Salerno». In sostanza, secondo il legale del Mibac, l’amministrazione comunale si è mossa secondo un vecchio articolo del Codice dei beni culturali (il 159 che prevedeva il regime “transitorio”), anziché secondo i dettami dell’articolo 146 che nel 2010 ha abrogato la precedente normativa, prevedendo il parere preventivo vincolante del Soprintendente nel merito della compatibilità paesaggistica dell’intervento e che l’autorizzazione paesaggistica, al di fuori di alcune ipotesi specificamente individuate, «non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione anche parziale degli interventi». Insomma, a dover dare un giudizio di merito e di conformità deve essere la Soprintendenza di Salerno. In base a questi presupposti, secondo l’Avvocatura dello Stato consegue «la nullità del provvedimento di autorizzazione adottato dal Comune perché «ha sottoposto la nuova autorizzazione al mero vaglio successivo di legittimità della Soprintendenza, e non, correttamente, al parere preventivo di merito sul medesimo». Un parere, quello rilasciato dalla Commissione, che comunque di per sé sarebbe elusiva rispetto a quanto disposto dalla sentenza del Consiglio di Stato: perché «si limita ad una semplice descrizione» – con nessun rendering presentato e con un disegno fatto a mano dall’architetto Pasquale Cirino che lo ha addirittura firmato con una farfalla – «dei componenti dell’edificio, del contesto in cui è collocato, del rapporto tra edificio e contesto, ma non dà conto di aver effettuato, con quali considerazioni ed effetti, il giudizio di compatibilità del manufatto con i valori tutelati dal vincolo paesaggistico, che deve essere alla base dell’autorizzazione paesaggistica». Insomma, il documento prodotto dalla commissione comunale è qualcosa di molto vicino ad una carta straccia, anche perché – si legge ancora nel ricorso dell’avvocato Aiello – «non vengono minimamente riportate le motivazioni del decreto di apposizione del vincolo paesistico, in modo da ponderarle con le caratteristiche dell’intervento con particolare riguardo alla caratteristica specifica che è l’enormità delle dimensioni sia in assoluto che in rapporto agli edifici circostanti». Una bella mazzata sulle tesi presentate dal Comune di Salerno e dalla Crescent che, forse, a questo punto qualche domanda dovranno pur farsela.