Piero De Luca insiste I Cinque Stelle frenano

di Andrea Pellegrino

La partita dei sottosegretari si fa sempre più dura. Conte vorrebbe chiudere per oggi ma i tempi nelle ultime ore si sono allungati. Problemi interni ai partiti. Dal completamento dell’esecutivo nazionale ne discendono equilibri governativi, equilibri interni ai partiti e anche posizionamenti in vista delle prossime elezioni regionali. A partire proprio dalla Regione Campania dove i De Luca (padre e figlio) creano non pochi problemi (politici) sia interni al Partito democratico che nel Movimento 5 Stelle. Naturalmente dai grillini campani il no secco all’ingresso di Piero, che sognerebbe il posto che fu del padre all’epoca del governo Letta. Dunque al Mit, il ministero delle infrastrutture che nel primo governo Conte ha visto il salernitano Andrea Cioffi (M5s) come sottosegretario di Toninelli. Ma De Luca jr si “accontenterebbe”, secondo ultime indicazioni, anche del Mise o degli Affari europei. Un nome, quello di Piero De Luca, che nelle ultime ore sta creando forti fibrillazioni e che sarebbe stato oggetto perfino di una telefonata tra Di Maio e Zingaretti. Pressioni campane per escluderlo dal governo anche per i rapporti tesi tra il papà governatore e il gruppo regionale del Movimento 5 Stelle. La famiglia De Luca avrebbe cacciato gli artigli (politici) per imporre la propria linea e, oltre che a quella di Renzi, pare che negli ultimi giorni siano finiti dritti sotto l’ala protettiva di Paolo Gentiloni. Il veto dei partner di governo, però, c’è. Così come c’è su un altro campano: Lello Topo, ex consigliere regionale finito in Parlamento alle ultime elezioni nazionali. Da De Luca jr dipende il destino di un altro salernitano in pole position per l’ingresso a Roma: si tratta di Tommaso Pellegrino, sindaco di Sassano, presidente nazionale del Parco del Cilento, amico di Renzi e di Francesco Boccia. Fu proprio lui a far scattare la freccia di Cupido tra l’attuale ministro dem e Nunzia De Girolamo. Un posto quasi sicuro invece c’è (o ci sarebbe) per Nicola Oddati, tra l’altro tra i zingarettiani di ferro. Lo stesso Oddati fa parte della segreteria nazionale del Nazareno. Ma spinte ci sono anche per Paolo Siani e per il rettore Gaetano Manfredi. Poi dalla corrente di Umberto del Basso de Caro e di Franceschini, che qui nel salernitano conta il sostegno di Tino Iannuzzi. Trattative in corso anche in casa Cinque Stelle, dove i salernitani Cioffi e Tofalo cercano la riconferma. Probabile quella del primo, in bilico quella del secondo. Leu e Pd vorrebbero i posti al ministero dell’Ambiente. In pole ci sarebbe per Liberi e Uguali, Rossella Muroni, ex presidente di Legambiente ma ci sarebbero spinte anche dal salernitano Federico Conte tra i protagonisti dell’accordo sul Conte bis.




De Luca jr sogna un posto nel governo ed apre al Movimento 5 Stelle in Campania

di Andrea Pellegrino

Fatto il governo, i partiti sono alle prese con lo scacchiere dei sottosegretari. Pd, Cinque Stelle ma anche Leu e Partito socialista, attendono i loro posti in MaZinga, secondo uno schema già definito all’atto della composizione del Conte bis. Caselle che ora devono coincidere ai nomi che i partiti indicheranno per completare l’esecutivo nazionale. Con molta probabilità ciò avverrà entro la fine della prossima settimana. L’uscente governo vedeva, tra i salernitani, due sottosegretari del Movimento 5 Stelle: Angelo Tofalo alla Difesa ed Andrea Cioffi al Mit. Più probabile che nel Conte bis ci sia la riconferma di Cioffi, ingegnere salernitano, più vicino agli ambienti di vertice pentastellati. Ma i veri nodi da sciogliere sono tutti interni al Partito democratico, alle prese con le richieste che arrivano da casa De Luca. Il primogenito Piero, deputato dem, vicino ai renziani, vorrebbe entrare nel governo, semmai nello stesso posto (al Mit) occupato dal padre all’epoca dell’esecutivo Letta. A quanto pare De Luca jr potrebbe accontentarsi anche degli affari europei, il cui ministero è retto dal campano Enzo Amendola. Ma la partita per i De Luca è doppia all’interno del Nazareno: in prospettiva, c’è da valutare il ruolo del governatore alle prossime elezioni regionali, ed in particolare, quale effetto avrà MaZinga sulla Campania. Ed è proprio Piero De Luca, ieri a Salerno per una iniziativa promossa da “Campania Libera” (la civica ideata dall’ex sindaco di Salerno), ad aprire al Movimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni regionali. «Se ci dovessero essere le condizioni anche in Campania per una sintesi del programma politico ma che parta dall’attuale esperienza di successo di governo regionale, siamo pronti a ragionale con tutte le forze ed anche con il Movimento 5 Stelle». Ma tornando al completamento della squadra di governo, sul foglio di Zingaretti ci sono anche altri campani: come Nicola Oddati, membro della direzione nazionale del Partito democratico o Tommaso Pellegrino, sindaco di Sassano e presidente del parco nazionale del Cilento. Naturalmente le trattative sono serrate e le richieste aumentano sempre di più. Infine sperano anche altri due salernitani: Federico Conte di Leu, tra gli artifici dell’accordo con il Pd ed il Movimento 5 Stelle e Vincenzo Maraio, segretario nazionale del Partito socialista Italiano.




Da Napoli annunciano: O De Luca o l’Armato

di Andrea Pellegrino

Stretta finale sui sottosegretari del Governo Renzi. E se l’area cuperliana in Campania punta tutta su Umberto del Basso de Caro che dovrebbe approdare alla giustizia, l’area renziana è ancora alle prese con il caso De Luca. A quanto pare, confermato il veto del Nuovo Centrodestra su un possibile ritorno al Mit del sindaco di Salerno, si studia un nuovo posizionamento romano di Vincenzo De Luca, anche in considerazione dei malumori interni allo stesso Partito democratico. Poche chance, a questo punto, per la portualità; pare che la soluzione intermedia sia una delega al Cipe, accompagnata da fondi strutturali o coesione territoriale. Ma c’è comunque una intera area, soprattutto partenopea, che non vorrebbe De Luca a Roma. Infatti, quest’ultima linea, vedrebbe la presenza – per l’area della maggioranza – di Teresa Armato, ex assessore regionale, vicina da sempre alle posizioni di Antonio Bassolino. La Armato, oltre ad accontentare Napoli, riuscirebbe ad essere garanzia delle diverse anime interne al Pd e bloccherebbe, senza dubbio, la scalata a Palazzo Santa Lucia di Vincenzo De Luca. Ma il primo cittadino di Salerno avrebbe calato anche la carta Bonavitacola, quale ultima spiaggia prima di abbandonare Roma e il Governo Renzi. Il deputato salernitano (prossimo successore di De Luca a Palazzo di Città) dovrebbe essere immune da veti e condizionamenti e con molta probabilità potrebbe addirittura approdare ai Trasporti. Ancora, all’interno del Partito democratico regionale lavora per approdare a Roma, Enzo Cuomo, ex sindaco di Portici, oggi parlamentare che con Piccolo e Topo, starebbe trattando con Lotti & C a Palazzo Chigi. Probabile per lui una delega all’ambiente. In calo le quotazioni di Pina Picierno, così come per Tommaso Pellegrino, ex deputato e attuale sindaco di Sassano. Il suo nome pare sia stato avanzato dal sindaco di Pollica Stefano Pisani qualche giorno fa ai vertici dello staff nazionale renziano ma, a quanto pare, Pellegrino, seppur primo fan di Renzi, pagherebbe il recente sostegno al documento Boccia (lettiano e marito della De Girolamo). Nella pattuglia governativa campana, dovrebbero trovare spazio Giuseppe De Mita, in vista anche di una nuova intesa politica con la famiglia di Nusco. Ed ancora per il Nuovo Centrodestra di Alfano resta in pole la proposta Peppe Esposito. In casa socialisti c’è una doppia opportunità per l’ex assessore regionale Marco Di Lello: per lui c’è un posto come sottosegretario o la guida nazionale del partito. Questa mattina il Consiglio dei Ministri potrebbe ufficiale la lista all’attenzione, fino a ieri sera, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio e di Luca Lotti, braccio destro del premier Renzi, in odore di nomina a Palazzo Chigi. Ma le nomine non finiranno qui: dopo i sottosegretari, Matteo Renzi ed il suo Governo dovranno definire un’altra cinquantina di incarichi di prestigio. In questa partita dovrebbe entrare il gruppo storico affezionato al “rottamatore” che, al momento, è rimasto ai margini lasciando spazio ai big.




De Luca ci riprova, nomina vicina

di Andrea Pellegrino

La diplomazia (Fulvio Bonavitacola) è a lavoro da giorni e ieri pomeriggio a Roma è approdato anche Vincenzo De Luca. Sono le ultime ore per trattare un incarico, prima del vertice del Consiglio dei Ministri di domani che nominerà i nuovi (si parla di sessanta) sottosegretari. Il sindaco di Salerno, escluso dalla prima rosa, sembra che ora punti dritto ad un posto da sottosegretario. Per lui ci sarebbero le deleghe alla coesione territoriale e fondi strutturali, seppur sul tavolo della trattative ci sarebbe sempre la prima richiesta, avanzata già la scorsa settimana al neo premier Renzi: ossia la portualità, delega ambita da De Luca fin dall’inserimento al Ministero alle Infrastrutture e Trasporti. Secondo indiscrezioni, più probabile la prima ipotesi, rispetto ad un ritorno di De Luca al Mit, alla cui guida è stato riconfermato Maurizio Lupi. Insomma il sindaco di Salerno (che se nominato dovrà lasciare la poltrona di primo cittadino), si occuperà di mezzogiorno e fondi strutturali. E non dovrebbe essere in cattiva compagnia. Dal Sud dovrebbe arrivare all’interno del Governo Renzi anche Michele Emiliano (sindaco di Bari) il cui nome già figurava nella lista dei ministri. Anche il coordinatore regionale del Pd della Puglia si occuperà di Mezzogiorno. D’altronde l’esecutivo nazionale, ad oggi, ha escluso la Campania e tutto il Sud. Ora tra i sessanta sottosegretari, il cui elenco parziale si trova nelle mani di Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, dovrebbero esserci numeri rappresentanti delle regioni meridionali. Quanto a De Luca, ormai si tratta dell’ultima chiamata. Nonostante le sue dichiarazioni rassicuranti di qualche giorno fa (“resto a Salerno, mi riposo”) il suo obiettivo resta ben fissato nell’incarico di Governo. Solo che, con molta probabilità, questa volta, con l’incarico romano e con le conseguenti deleghe, la storiella della “decadenza” dalla carica di sindaco non potrà durare a lungo.




L’ammissione di De Luca: «Non sono incompatibile perché non sono viceministro»

di Andrea Pellegrino

In una lettera al presidente del Consiglio comunale De Luca nega di essere viceministro. Nulla di falso: il sindaco di Salerno, infatti, non ha ricevuto nessuna delega da parte del suo ministro. A quanto pare, nonostante le sollecitazioni, Maurizio Lupi sembra sia riuscito a tenere a distanza quel che dovrebbe essere il suo vice. Alla fine De Luca allo stato è sottosegretario al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, nonostante fino ad oggi si firmi viceministro, nonché sul sito istituzionale dello stesso ministero figuri sotto questa veste. Alla base mancherebbe l’atto formale, ossia la proposta del governo e il decreto del presidente della Repubblica. L’unico tra coloro che furono annunciati da Enrico Letta durante la conferenza stampa in cui furono elencati sottosegretari e viceministri. Ma a Palazzo di Città ora carta canta e la mancata attribuzione delle deleghe per il sindaco De Luca diventa causa principale per respingere l’incompatibilità con la carica di primo cittadino. La nota indirizzata al Presidente del Consiglio comunale è data 9 agosto ma solo ieri, in occasione della conferenza dei capigruppo che ha stilato l’ordine del giorno per la seduta consiliare in programma lunedì, è uscita allo scoperto. Ebbene, si legge: «Allo stato pur avendo prestato giuramento nelle mani del Presidente del Consiglio, e controfirmato per accettazione l’atto di nomina, lo scrivente Vice Ministro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non ha ricevuto l’attribuzione di nessuna delega. Ne consegue che alcuna incompatibilità sussiste tra la carica di sindaco e di vice ministro». E se da un lato De Luca potrebbe non avere tutti i torti, sotto il profilo formale, sotto quello sostanziale resta comunque il doppio incarico. Seppur non viceministro, De Luca è sottosegretario del Governo Letta e l’incompatibilità potrebbe essere la stessa. Una vicenda, quella della mancata attribuzione delle deleghe, sollevata più volte dal comitato No Crescent nell’ultimo periodo e che ora è stata confermata dallo stesso primo cittadino. Restano due problemi: l’uno politico tra De Luca, il suo partito e il suo governo per le mancate deleghe e l’altro tecnico, in quanto con molta probabilità nonostante l’ultima nota, non si potrà sottrarre dalla procedura di decadenza, già avviata a Palazzo di Città.