Giudizi ad opera conclusa

Se la prossima scadenza del caso Crescent arriverà con la decisione del Tribunale del Riesame il giorno 20 gennaio sul dissequestro o meno del cantiere di Piazza della Libertà, a noi premeva sondare gli umori delle due categorie professionali, architetti e ingegneri, che in qualche modo avessero anche i requisiti “tecnici” per esprimersi in proposito. La sorpresa è stata la nostra nel renderci conto che il dibattito sull’argomento si è talmente esasperato da creare una specie di cortocircuito paranoico in cui è stato quasi impossibile trovare tra loro qualcuno disposto a esprimere la propria opinione, peggio ancora stranamente se favorevole, autorizzandoci a riportarne il nome. Insomma una sorta di timore eventuale, in caso di parere negativo, di purghe staliniane da parte di De Luca che pure non ha mai contribuito a smorzare i toni e per carattere e per scelte amministrative; oppure, in caso di parere favorevole, di pavidità a schierarsi in qualche modo casomai gli eventi successivi non dovessero dar loro ragione. Perché la questione Crescent prima ancora che intervento urbanistico, prima ancora che opera architettonica che trasformerà la città, è diventato un caso politico dove si sa che le lotte avvengono ultimamente senza esclusione di colpi. Certo il momento è delicato date le implicazioni giudiziarie, ma questo riguarderebbe al limite le istituzioni, e le persone, coinvolte in decisioni giuridiche e non certo i semplici cittadini, fossero pure ingegneri e architetti. Detto questo l’architetto quarantasettenne Emiddio Amato non si è sottratto alla nostra sollecitazione.

Cosa pensa del Crescent da addetto ai lavori?

Prima di entrare nel merito, se sia bello o brutto ammesso che sia facile darne un giudizio estetico, credo che sia stato un intervento urbanistico necessario che ha restituito un pezzo della città alla fruibilità dei cittadini, laddove prima c’era solo degrado e che era sostanzialmente inutilizzato. La città potrà insomma usufruire di una area prima inaccessibile. Poi si può discutere del tipo di struttura e il metodo con cui è stato portato avanti il progetto; è che in Italia c’è la tendenza a parlare molto e a fare poco. Io dico che una volta finita l’opera, una volta che gli spazi verranno utilizzati si potrà giudicare la valenza dell’opera, quando cioè la città lo avrà assimilato, fatto propri perché è lì che si valuta la consistenza di un intervento urbanistico.

Ma a lei piace il Crescent?

Su questo ci sarebbe molto da ragionare. Qualsiasi opera di trasformazione urbana come il Crescent e Piazza della Libertà suscita commenti anche fortemente contrastanti. Per me è un intervento che identifica bene la carriera dell’architetto Ricardo Boffill chiamato a progettarla. La questione è semmai se fosse opportuno un progetto architettonico di Boffill a Salerno. Anche in questo caso mi riserverei un giudizio a opera finita; è solo allora, come dicevo prima, che qualsiasi intervento che trasforma una città può misurare la propria portata. Non dimentichiamo però che Boffill è pur sempre un architetto di fama mondiale. Ora grazie a Piazza della Liberto vedremo riallacciare questa zona al Lungomare con una terrazza vera sul mare, quel mare che ritornerà ad essere valorizzato e costituirà nuovamente e meglio l’elemento di identificazione di Salerno. Prima c’era una sorta di tappo al Lungomare, ora la passeggiata verrà ricollegata al porto riqualificando un’area degradata e abbandonata a se stessa. Così la Stazione Marittima, il Crescent diverranno realmente elementi di attrazione in Europa grazie ad interventi urbanistici che stanno finalmente vedendo la luce.

Non pensa che un’opera di tale impatto avrebbe avuto bisogno di un consenso più ampio?

Detto in soldoni certe decisioni vano affrontate con un certo decisionismo altrimenti non si fa nulla. Il confronto è giusto ma poi se non si opera si rimane sempre fermi. Qui si tratta di un recupero urbanistico che porta a compimento un processo incominciato venti anni fa con l’architetto Oriol Bohigas.

E gli interventi giudiziari?

Non voglio entrare nel merito; la giustizia faccia il suo corso anche se finora non mi sembra abbia rilevato granché.

Assolve esteticamente il Crescent?

Diciamo che mi riservo di valutarne la portata a opera finita, quando i cittadini la utilizzeranno. Piuttosto provocatoriamente non mi viene da chiedermi come Boffill si sposi alla città o come Zaha Hadid si integri alla stessa, ma come Boffill possa convivere con Hadid, uno è classicheggiante l’altra è futurista.




Centrale del Latte: il vero affare è sui terreni edificabili

di Andrea Pellegrino

Lo stesso primo cittadino nell’ultima seduta consiliare l’aveva annunciato: intorno alla Centrale del Latte di Salerno ci sono dei terreni, edificabili naturalmente. Testualmente De Luca disse (si legge nel verbale della seduta consiliare): «Possiamo fare intorno alla Centrale del Latte una piattaforma agroalimentare di valore meridionale», per poi proseguire spiegando: «Avevamo fatto dei sondaggi perché intorno alla Centrale del Latte c’è una grande area libera. Abbiamo verificato che quell’area era intrinsecamente collegata al Pua, quindi non poteva essere separata ed accorpata, a meno che la centrale non promuova essa stessa una Pua per valorizzare anche l’area intorno». Insomma la Centrale del Latte (dismessa al 100 per cento) dovrebbe essere solo uno dei tasselli dell’operazione. Tant’è che è sempre De Luca a svelare: «Questo è uno dei motivi di valore della centrale e dell’operazione anche di dismissione che noi facciamo, perché si può tranquillamente ipotizzare di ampliare tutta la struttura intorno alla centrale per realizzare quella piattaforma agroalimentare, latte, prime lavorazione, seconda – terza gamma, che è quello a cui si può realisticamente puntare». Certo è che occorrerà attendere il bando per conoscere meglio le condizioni ma secondo molti il quadro sembra che sia già abbastanza chiaro. Chi acquisterà totalmente la storica Centrale del Latte di Salerno potrebbe acquisire anche i terreni intorno, per poi presentare al Comune un suo progetto di riqualificazione e utilizzo delle aree. Insomma nuove costruzioni sotto il simbolo de “Il Nostro”. Tutto questo con il concreto rischio di vedersi una produzione trasferita in chissà quale stabilimento del gruppo che acquisterà la Centrale del Latte di Salerno che da pubblica passerà totalmente ai privati, con tutte le conseguenze del caso.




De Luca si lamenta: 4800 euro di stipendio sono pochi

A margine della trasmissione “Salerno città europea” del 19 luglio il Sindaco e Vice Ministro Vincenzo De Luca ha dichiarato ironicamente: “Tra un’incompatibilità e l’altra saremo impegnati in una vigorosa battaglia affinché lo stipendio di un membro del Governo non parlamentare e non residente a Roma sia equiparato al compenso mensile dei braccianti e manovali agricoli. Attualmente lo stipendio del membro di governo che si trovi nella condizione descritta, la mia appunto, ammonta a 4800 euro, ai quali va detratta la somma di 3000 euro per vivere a Roma durante la settimana. Infine sono anche io molto “desolato” nel constatare che nel mese di maggio non mi è stato più pagato lo stipendio di Sindaco ed al tempo stesso non mi è stato pagato – come sarebbe stato giusto – quello di Vice Ministro”.




M5s, interrogazione di Tofalo contro De Luca

Il deputato del Movimento 5 Stelle Angelo Tofalo, firmatario di una interrogazione contro De Luca;. «La combriccola degli incompatibili sferra un attacco improvviso per inserire nel decreto omnibus del fare il concetto dell’autoconservazione. L’emendamento è bipartisan e porta le firma di deputati di Pdl, Pd e Sel. Il primo firmatario è Nunzio Abrignani (Pdl), a seguire ci sono le sigle del democratico Nico Stumpo del Pd e della vendoliana Martina Nardi. Per l’ennesima volta – denuncia Tofalo – il partito unico delle maggioranze mescolate e delle comode minoranze d’opposizione dedica il proprio tempo a conservare diritti acquisiti mentre il paese muore inascoltato». L’interrogazione è stata inviata al presidente del Consiglio Enrico Letta, al ministro dell’Interno Angelino Alfano e al ministro della Pubbica Amministrazione e Semplificazione Gianpiero D’Alia. Questo il testo: «Premesso che: Il Decreto Legislativo n. 39 dell’8 aprile 2013 sull’incompatibilità, ha creato nel contesto istituzionale salernitano una serie di abusivi alle cariche pubbliche. L’accumulo di cariche istituzionali se prima considerato esecrabile ma non perseguibile, è diventato dalla pubblicazione del D.Lgs 39 sulla G.U. del 19-4-2013 ufficialmente fuori legge. Nel contesto salernitano è stata fin’ora prassi consolidata assistere ad occupazioni istituzionali (soprattutto in ambito provinciale) con doppi o tripli incarichi. L’occupazione è l’attestato di riconoscenza verso il potentato locale di turno e gratificazione per il bacino di voti o di interessi . Con la pubblicazione del DLgs 39/2013, gli occupanti avrebbero dovuto decidere in non più di 15 giorni quale delle due posizioni abbandonare: chiunque non l’abbia fatto è a norma di legge un abusivo. L’Amministrazione Provinciale di Salerno guidata da un Presidente non eletto a suffragio universale ma collocato dal suo predecessore Cirielli a mantenere le posizioni di potere annovera abusivi tra le sue fila: 1.1. Amilcare Mancusi: assessore al Bilancio, Personale e politiche Socio-Sanitarie ed al contempo sindaco di Sarno; 1.2. Marcello Feola : Assessore ai Lavori Pubblici e Viabilità alla Provincia di Salerno fino alle elezioni politiche 2013 ora diventato Presidente del CdA Amministratore Delegato Arechi Multiservice Società partecipata della provincia di Salerno; 1.3. Giovanni Moscatiello: già Segretario generale della provincia di Salerno e allo stesso tempo sindaco di Baronissi. Inoltre il Segretario nella Pubblica amministrazione è il “responsabile del piano anticorruzione” Atteso che lo stesso agli organi di stampa ha dichiarato che alle prossime comunali dovrà rinunciare ad una delle due cariche: Moscatiello pur sapendo di essere fuori legge resiste fino a quando il ministro non lo fa decadere. (intanto dice di dimettersi agli organi di stampa ma allo stato risulta ancora essere Segretario Generale della Provincia di Salerno e Sindaco di Baronissi) 1.4. Antonio Squillante: direttore generale dell’Asl Salerno1. Il ruolo può essere ricoperto soltanto da chi per i 5 anni precedenti non si sia eletto né si sia candidato per nessuna competizione elettorale che avesse come territorio di riferimento l’area amministrata con il nuovo incarico. Il fatto che Squillante sia stato negli ultimi 3 anni: candidato a sindaco di Angri, consigliere comunale di Angri, assessore provinciale è più che sufficiente per far rientrare anche il direttore generale dell’Asl Salerno tra la categoria degli abusivi. 1.5. Senza tener conto dell’avvicendamento tra i due presidenti fatto dall’avv. Adriano Bellacosa: assessore all’ Ambiente, Affari legali, Contenzioso, Risorse del Mare, Legalità e Trasparenza amministrativa. Già assessore provinciale dal 2009 al 2011 si era dimesso per candidarsi come sindaco alle elezioni per il comune di Nocera Inferiore. Ha perso ed è tornato ad occupare il posto di Assessore alla Provincia di Salerno; Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, nominato viceministro alle infrastrutture dal governo Letta e, di conseguenza, incompatibile in termini di legge per una delle due cariche. Egli come l’On. Cirielli approfittando di un buco nella legge gioca sull’equivoco dichiarando a una Tv locale, come riportato da quotidiani locali, “Ci sono due strade, la prima è che il sindaco di dimetta ma questo significare paralizzare l’attività del Consiglio e buttare al vento anni di lavoro e certamente io non lo avrei mai fatto. La seconda strada è quella della decadenza del sindaco decretata dal consiglio comunale.(art. 53 D.Lgs 267/2000) In questo caso si garantisce al Consiglio di continuare a lavorare e portare avanti le attività che sono in corso”. Per quanto sopra illustrato Chiedo a risposta scritta: 1.di sapere dagli organi in indirizzo, se ci sono interventi in corso, ovvero, perché non sia stato dato corso all’applicazione del D.Lgs 8 aprile 2013, n. 39 (GU n.92 del 19-4-2013 ) “Disposizioni in materia di inconferibilita’ e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma dell’articolo 1, commi 49 e 50, della legge 6 novembre 2012, n. 190 “ nella Provincia di Salerno; 1.di conoscere quali provvedimenti siano in itinere da parte del Ministro della Pubblica Amministrazione e Semplificazione in applicazione degli articoli di cui al Capo V –VI – VII e VIII del citato D.Lgs n. 39 relativamente a Giovanni Moscatiello ( Segretario generale della Provincia di Salerno e allo stesso tempo Sindaco di Baronissi), atteso che il Segretario nella Pubblica amministrazione è il “responsabile del piano anticorruzione”; 2.quali sono le ragioni, che hanno impedito ad oggi l’applicazione del DLgs 39/2013 e i nomi dei responsabili che non hanno provveduto a quanto previsto nella legislazione italiana».




Emendamento bipartisan: De Luca resta sindaco e vice ministro

Salta l’ incompatibilità tra le cariche di parlamentare e di sindaco di comune superiore ai 5.000 abitanti sino alle prossime elezioni amministrative. Lo prevede un emendamento bipartisan approvato dalle commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera. Nella manovra dell’agosto 2011 era stata introdotta l’incompatibilità tra la cariche di parlamentare e le «cariche pubbliche elettive di natura monocratica» dei comuni con una popolazione maggiore ai 5.000 abitanti. Tale incompatibilità, prevedeva la norma, sarebbe scattata dalle successive elezioni politiche, che si sono poi svolte nel febbraio 2013. L’emendamento approvato oggi (primi firmatari Ignazio Abrignani del Pdl, Nico Stumpo del Pd e Martina Nardi di Sel) stabilisce che l’incompatibilità scatterà invece con le prossime elezioni comunali. Quindi permette ai sindaci che sono stati eletti lo scorso febbraio in Parlamento, di concludere il loro mandato da primo cittadino. Secondo il primo firmatario dell’emendamento Abrignani, i sindaci-deputati interessati dalla nuova norma approvata alla Camera sono in tutto 18.«Lo spirito di questo emendamento è consentire il completamento del mandato per i sindaci eletti prima della legge del 2011 – ha confermato Nunzio Abrignani, primo firmatario dell’emendamento – una norma importante e di questa portata non deve essere accompagnata immediatamente dalla traumaticità del voto per gli enti locali. Bisogna garantire un passaggio definitivo ma graduale. L’obiettivo di questo emendamento erano i sindaci-parlamentari, ma credo che nella interpretazione e nella estensione della norma possa rientrare anche il viceministro Vincenzo De Luca».