Chiude il sito di Sardone: «Vogliamo impianti moderni»

di Andrea Pellegrino

Sardone chiude fino alla totale evacuazione dei rifiuti attualmente presenti nella discarica di Giffoni Valle Piana. La disposizione è del direttore tecnico dell’area di Sardone della Gesco, Gerardo Sabato, che ha adottato l’atto ad horas, considerata l’elevata mole di rifiuti in arrivo nella discarica. Nei giorni scorsi e anche nella stessa mattinata di ieri il sindaco di Pontecagnano Faiano, Giuseppe Lanzara aveva lanciato un nuovo appello e predisposto anche un manifesto: «L’impianto di Sardone deve chiudere. Vogliamo impianti moderni, di piccole dimensioni e lontano dai centri abitati». Michele Cammarano, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, ha chiesto l’intervento del Ministro Costa. «In queste ore – annuncia Cammarano – investiremo della questione il ministro dell’Ambiente, sollecitando un’attività di verifiche e controlli del sito in questione. Lo svuotamento del capannone A potrebbe non essere risolutivo del problema e la successiva riapertura del sito potrebbe dare origine alle stesse criticità segnalate dai cittadini. Nel frattempo stiamo lavorando a una proposta di legge che disciplini in maniera seria e certa i limiti di emissioni prodotte da attività industriali e imprenditoriali». Alza il tiro anche Giovanni Romano, ex assessore regionale all’ambiente e attuale responsabile del dipartimento ambiente della Lega. «La chiusura dell’impianto di Sardone smaschera il Governatore pro tempore della Regione e le sue bugie. L’emergenza che ormai è alle porte non è originata solo dalla chiusura del termovalorizzatore di Acerra, ma anche dalla drammatica mancanza di impianti per il trattamento della frazione umida». «Un fallimento totale della politica dello struzzo del centrosinistra – prosegue Romano – che ha portato la Campania a dieci anni fa. In oltre quattro anni abbiamo assistito alla sola propaganda. Per la nostra martoriata Campania sarà un danno enorme che si aggiungerà alla percezione di “terra avvelenata” che si è aggravata con l’aumento dei roghi»




Sardone “in manutenzione”, è caos rifiuti

Stop ai conferimenti presso l’impianto di Sardone. Fino al 19 settembre la struttura di Giffoni Valle Piana non riceverà l’umido. E mentre nei Comuni della provincia di Salerno il ciclo della raccolta rifuti va in titl, dall’impianto nei pressi di Giffoni Valle Piana assicurano che la chiusura è solo per un tempo limitato a pochi giorni. Il fermo dell’impianto di Sardone in ogni caso ha provocato preoccupazione nei sindaci delle città del circondario provinciale, come a Cava de’ Tirreni dove nelle zone collinari quali la frazione San Pietro e la frazione Santa Lucia e la frazione Annunziata, la spazzatura è accumulata ai margini delle strade ed agli incroci. Solo pochi giorni dunque, come assicura il direttore tecnico dell’impianto Gerardo Sabato: “E’ tutto sotto controllo”. “Stiamo facendo un po’ di manutenzione del capannone – spiega Sabato – Abbiamo fatto tutta l’estate a pieno regime ed ora abbiamo deciso di prenderci tre o quattro giorni per assestarci, quindi riprendiamo la settimana prossima. Per quanto riguarda il conferimento – continua il direttore tecnico – abbiamo avvisato i Comuni che provvederanno autonomamente, magari con stoccaggio nelle isole ecologiche. Gli impianti fisiologicamente hanno bisogno di un po’ di manutenzione – conclude Sabato – e abbiamo preferito non farlo nei periodi più caldi. Abbiamo fatto passare luglio, agosto, oramai siamo alla seconda settimana di settembre. La situazione è più calma in quanto gli arrivi sono calati e i turisti sono rientrati”. Disagi anche nell’Agro nocerino sarnese ed a Nocera Inferiore dove i disagi legati alla spazzature per strada sono numerosi. Brilla per zelo invece Vietri sul Mare, dove il consigliere comunale delegato all’ambiente, Massimiliano Granozi garantisce: “Con zelo e determinazione siamo riusciti a limitare i danni dovuti alla chiusura temporanea del sito di Sardone che in ogni caso potrebbe far riportare disagi nella raccolta rifiuti. Abbiamo trovato un sito di conferimento alternativo, in modo che non avremo per strada rifiuti e tutte le problematiche igienico – sanitarie relative”.




Canfora allarga lo Stir, la Regione mette altri soldi

Andrea Pellegrino

Sospesa l’ipotesi Sardone, il presidente della Provincia Giuseppe Canfora «allarga» lo Stir di Battipaglia. Questa volta – contrariamente ai precedenti atti – l’ordinanza è pubblicata sul sito istituzionale dell’ente ed è stata resa nota. Allo Stir di Battipaglia è possibile stoccare, per i prossimi 90 giorni, ulteriori rifiuti. Questo per un nuovo rallentamento del termovalorizzatore di Acerra. Insomma, le balle che erano in viaggio verso Sardone resteranno a Battipaglia. Almeno secondo le ultime indicazioni. Non fosse altro che l’ordinanza numero 2 del 25 luglio 2018 resta in piedi o quantomeno non c’è traccia della sua revoca. Così come di una ulteriore ordinanza che consentiva alla Gesco di accogliere nuovi rifiuti nel sito di trasferenza del comune di Giffoni Valle Piana. Il tutto mentre la RegioneCampania stanzia nuovi fondi per svuotare gli Stir della Regione.

ROMANO: «DA CANFORA SOLO UNA PEZZA»

«Il presidente della Provincia di Salerno è costretto a firmare una ordinanza urgente per “sanare” le violazioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale in base alla quale sta funzionando l’ex Stir (ora Tmb) di Battipaglia»,incalza Giovanni Romano, ex assessore regionale all’ambiente. «In sostanza, avendo superato le quantità massime di rifiuti accumulati nell’impianto (oltre 15.000 tonnellate) a causa delle mancate evacuazioni della Frazione Secca Tritovagliata (FUT) e della Frazione Umida Tritovagliata e Stabilizzata (FUTS), per scongiurare il pericolo di una chiusura dell’impianto da parte delle Autorità di Controllo per la conseguente mancanza degli standard di sicurezza, il Presidente della Provincia ci mette “una pezza” e con l’ordinanza “sana” giuridicamente le gravi mancanze e addirittura “autorizza” ulteriori stoccaggi interni all’impianto di Battipaglia in previsione dell’aggravarsi della situazione a causa di un altro rallentamento del termovalorizzatore di Acerra».  Il provvedimento – secondo Romano – non risolve in alcun modo il problema strutturale dell’impianto di Battipaglia che risulta stracolmo di rifiuti non tanto per i rallentamenti del termovalorizzatore di Acerra, ma per due ordini di motivi che continuano ad essere ignorati dalla Provincia e dalla Regione Campania. «L’ordinanza del presidente della Provincia aggrava il già precario stato di sicurezza dello Stir di Battipaglia e la previsione di consentire questi stoccaggi “provvisori” per soli 90 giorni fa semplicemente sorridere visto che gliabbancamenti proseguono da oltre un anno».

PIU’ DI 8 MILIONI PER SVUOTARE GLI STIR

Quanto alla delibera regionale, Romano spiega: «La prova che la nostra Regione è sull’orlo del baratro trova una ulteriore conferma nella delibera della Giunta Regionale che ha deciso di “anticipare” 8.300.000 euro per svuotare gli ex Stir di Battipaglia e Tufino e consentire di recuperare gli spazi necessari per realizzare gli impianti di compostaggio che si prevede di realizzare all’interno degli stessi. A Battipaglia addirittura la gara si è conclusa lo scorso autunno e l’impresa aggiudicataria, la Monsud SpA, è in attesa da oltre nove mesi di iniziare i lavori». «Possiamo solo immaginare le inevitabile procedura per l’aggiornamento dei prezzi (con conseguente aumento del costo dell’opera) e, probabilmente per il ristoro dei danni causati ad una impresa che ha regolarmente vinto una gara e alla quale non viene consentito di effettuare i lavori perché le aree sono occupate da rifiuti non evacuati. Chiaramente la Regione, per evitare problemi con la Corte dei Conti, chiarisce che questasomma dovrà essere “recuperata” dalle due società (EcoAmbiente Salerno e Sa.p.Na. Napoli) anche perché le stesse società, incassando la tariffa dai Comuni (cioè dai cittadini), dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) già avere queste somme e, quindi, non possono essere pagate due volte. Ci chiediamo – s’interroga Romano – stiamo parlando delle stesse società provinciali che sono state raggiunte da provvedimenti di pignoramento della stessa Regione (poi “opportunamente” sospesi) perchè non hanno pagato (nonostante le tariffe incassate) il conferimento al termovalorizzatore di Acerra? E se queste Società hanno già le risorse finanziarie acquisite attraverso i pagamenti dei Comuni, perché deve intervenire la Regione? In realtà si continua a nascondere che il sistema è fallito. Nonostante i milioni di euro del Governo Renzi. Nonostante i roboanti proclami dell’attuale Presidente pro-tempore della Regione che sta tristemente ritornando ad essere la Regione della “monnezza”».




«Paradossale la nostra difficoltà»

Marcello D’Ambrosio

«La nostra difficoltà nel conferire è nota». Lo dichiara, senza mezzi termini, Stefano Romano, eletto nella lista “Con Cecilia” al consiglio comunale di Battipaglia, vicesindaco della città della Piana del Sele, dallo scorso 24 luglio. Avvocato, ha, tra le altre, la delega ai rapporti amministrativi con la società Alba. «Oggi (ieri per chi legge n.d.r.) è stato nominato il nuovo amministratore delegato della società Alba. Si tratta dell’ingegnere Palmerino Belardo, che sostituisce Luigi Giampaolino – ci conferma -. Per quanto concerne il pagamento dei dipendenti di Alba, ieri con la sindaca Francese ci siamo recati in banca e siamo riusciti a sbloccare il pagamento degli arretrati. Il ragioniere di Alba ha già provveduto a firmare i mandati di pagamento». Sulla questione rifiuti, Romano è chiaro: « L a nostra difficoltà nel conferire è nota. Trovo paradossale che proprio la città di Battipaglia, che ospita l’impianto di stoccaggio, l’ex Stir, trovi difficoltà nel conferimento». «In alcuni casi siamo costretti a rivolgerci altrove, ma soprattutto ci vediamo obbligati a lasciare in strada i rifiuti, impossibilitati ad effettuare la raccolta in quanto non esiste un luogo in cui trasportarli. In riferimento ai miasmi e ai cattivi odori che parte della cittadinanza denuncia, ho più motivi per pensare che essi siano dovuti all’attività dell’impianto di compostaggio di Eboli, escludo che provengano dallo Stir di Battipaglia – ha spiegato il vicesindaco di Battipaglia – Purtroppo in questa fase emergenziale la regione Campania, che si sta impegnando per risolvere la situazione, a mio avviso non lo sta facendo nel modo ottimale. E poi c’è l’enorme problema delle microdiscariche abusive in città. Ho in mente di effettuarne una mappatura, e in questi giorni, di sera, sono sceso in strada con la protezione civile, costituendo un presidio notturno per scongiurare il deposito selvaggio di immondizia da parte dei cittadini». Purtroppo lo Stato lo impedisce, riferisce poi Romano, poiché aprendo le buste che contengono i rifiuti domestici sarebbe molto semplice risalire al responsabile. E poi c’è il grosso problema legato ai roghi e agli incendi di rifiuti sul territorio battipagliese: «su questo c’è la costante vigilanza della protezione civile, a cui va il mio ringraziamento, che appostata sulla collina Castelluccia monitora in maniera attiva la situazione segnalando gli eventuali incendi». E ancora: «La mia intenzione è di proseguire anche in futuro con il presidio notturno insieme alla protezione civile. Sullo stato del conferimento allo Stir posso dire che l’altra notte all’una vi erano ancora due mezzi in attesa di scaricare che sono stati costretti a ritornare il mattino successivo». Da qui, poi, lancia l’allarme per una situazione complessa, «e la nostra attenzione si sta focalizzando, ritornando al problema delle microdiscariche dislocate su tutto il territorio cittadino, all’area di Viale Francia, al confine con la zona industriale, dove si trova la più estesa tra le discariche abusive, con presenza, tra i rifiuti, di farmaci e fitofarmaci».




Rifiuti, Canfora firma due ordinanze: «Entro fine settimana dovremmo risolvere»

Brigida Vicinanza

Entro questa settimana potrebbe rientrare l’emergenza rifiuti che sta preoccupando tutti i comuni della provincia di Salerno. Parola di Giuseppe Canfora, presidente dell’ente di Palazzo Sant’Agostino che giovedì scorso aveva provveduto a firmare un’ordinanza per il trasferimento dei rifiuti all’interno del sito di Sardone nei pressi di Giffoni Valle Piana, dato il blocco dello Stir di Battipaglia ma soprattutto il guasto ad una linea del termovalorizzatore di Acerra che ha messo in tilt e in ginocchio quasi tutto il perimetro comunale della provincia salernitana. Le ordinanze fatte però sono state due e alla fine non sono state rese nemmeno pubbliche in quanto secondo il presidente «erano ordinanze di urgenza fatte per comunicare un disagio e risolvere una situazione che si stava creando in quelle ore». La confusione però nei giorni precedenti è stata tanta. Dall’umido al secco, ai rifiuti trattati, non è stato possibile comprendere quali tipologie di rifiuti sono arrivati nella zona del comune picentino. Ma una soluzione andava trovata, soprattutto perché come già dichiarato dal primo cittadino di Cava de’ Tirreni e consigliere provinciale con delega all’ambiente, Vincenzo Servalli «non si parla più di emergenza ma di quotidianità e ci stiamo preparando ad un estate infernale». I rifiuti nelle strade andavano tolti e la situazione probabilmente sta degenerando. Tutelare i cittadini è la parola d’ordine, ma spesso la non chiarezza e la non trasparenza generano “caos”. Delle due ordinanze però nemmeno l’ombra. Il presidente della provincia Giuseppe Canfora ci tiene a precisare: «Quella non è una discarica, ma un sito di stoccaggio. In ogni caso lì arrivano rifiuti già trattati. Entro fine di questa settimana però l’emergenza dovrebbe rientrare perchè stanno provvedendo anche ad aggiustare il guasto della linea “interrotta” del termovalorizzatore di Acerra, ci stiamo impegnando affinchè il tutto vada per il verso giusto, i rifiuti non devono stare in strada, soprattutto in questo periodo – ha concluso Canfora – le due ordinanze sono state indirizzate direttamente al sindaco di Giffoni che doveva sapere, per il resto lavoreremo affinché non si verifichino più casi del genere. »




I rifiuti a Sardone “autorizzati” da Canfora

Brigida Vicinanza

L’ordinanza per smaltire i rifiuti a Sardone è stata firmata proprio dal presidente della Provincia di Salerno, Giuseppe Canfora. A dichiararlo è proprio quest’ultimo che dopo l’emergenza rifiuti è dovuto correre ai ripari: «Ho fatto io l’ordinanza, in quanto non è possibile tenere i rifiuti in strada in quasi tutti i comuni della Provincia, soprattutto dopo il blocco dello Stir di Battipaglia, ma anche del guasto al termovalorizzatore di Acerra – ha dichiarato Canfora – ci tengo a precisare che i rifiuti fanno parte di quelli già trattati ovvero il tritovagliato, ma questa situazione permarrà fino a quando non saranno ripristinate le tre linee del termovalorizzatore ad Acerra». In merito alla questione però anche il consigliere provinciale delegato all’ambiente, Vincenzo Servalli non le manda a dire: «Stiamo vivendo un momento di grandissima difficoltà, un’emergenza che non è più un’emergenza perché oramai è una costante difficoltà che i comuni vivono per la gestione della propria parte del ciclo dei rifiuti. La difficoltà è quella di conferire i rifiuti, per quanto riguarda i nostri comuni che portano il seccoindifferenziato all’interno dello Stir di Battipaglia e noi abbiamo ogni mattina il dubbio di che cosa riusciamo a scaricare e quanto riusciamo a scaricare – ha sottolineato Servalli – con i camion che ci tornano dietro, con costi enormi che hanno il rischio di essere trasferiti sulle bollette dei cittadini. E quindi non ha più senso parlare di emergenza perché rappresenta l’ordinarietà, un’emergenza è un fenomeno che si verifica per un periodo e poi si risolve, noi viviamo permanentemente in uno stato di emergenza ed è diventato molto difficile andare avanti. Il trasferimento a Salerno adesso è una scelta obbligata rispetto alla quale dobbiamo fare tutti quanti con spirito di solidarietà uno sforzo per affrontare questa situazione e credo che noi avremo un’estate difficile». Ma dal Comune di Giffoni Valle Piana, adesso vogliono vederci chiaro. Tra chi sostiene che i rifiuti fanno parte della categoria del “secco” e chi sostiene che siano rifiuti “organici”, adesso è caos e polemica. Infatti proprio ieri, un’interrogazione urgente a firma del gruppo di “Giffoni Democratica” che interrogano il primo cittadino “per avere riscontro o smentita urgente di quanto asserito nell’articolo succitato – riportato su queste colonne – e, nello specifico, per conoscere tutti i dettagli della vicenda che investe l’interesse pubblico dell’intera comunità di Giffoni Valle Piana”. Infine proprio i consiglieri chiedono al sindaco di “attivarsi affinché l’impianto venga immediatamente chiuso e reso indisponibile all’accoglimento dei rifiuti per salvaguardare la salute dei cittadini di Giffoni”.

Giuliano: «Giffoni è una città pulita»

Se da un lato i rifiuti continuano ad arrivare a Sardone, da circa tre giorni, dall’altro lato il primo cittadino del comune picentino Antonio Giuliano prova a difendere la “sua” città: «Non c’è alcun rifiuto per strada a Giffoni e tantomeno nei pressi della cittadella del Cinema dove si sta svolgendo il festival. Lo stesso rifiuto organico che c’è qui è quello prodotto in tutte le città, anche a Salerno la situazione è uguale – ha sottolineato Giuliano – ma la città è pulita, non vi è nemmeno una carta in strada». Ma il primo cittadino forse prova a “bypassare” il problema, “criticato” anche dal gruppo del comune di Giffoni che ieri gli hanno indirizzato un’interrogazione a risposta urgente. Il problema c’è e probabilmente forse non è stato centrato.

Tra infinite attese e caldo rovente: l’inferno degli autisti davanti allo Stir di Marcello D’Ambrosio

Sono le 8:00 del mattino allo Stir di Battipaglia. “Stabilimento di Tritovagliatura e Imballaggio Rifiuti Ecoambiente Salerno” come si legge sul cartello all’ingresso dell’area. Il viale che porta all’ingresso dell’impianto è occupato da una colonna di oltre trenta mezzi, fermi. Su alcuni di essi è possibile leggere i nomi dei comuni di provenienza: città di Castellabate, città di Scafati, Metellia Servizi (Cava de’Tirreni). Gli autisti non sono a bordo dei mezzi. Alcuni camminano nervosamente avanti e indietro sul viale, altri sono fermi seduti sulle scale in prossimità del casello d’ingresso. Il cielo è limpido, ci sono 26°, la temperatura è in costante aumento e con il caldo l’odore dei rifiuti diventa sempre più forte. Ogni tanto viene chiamato dall’addetto il nome di un comune. È il turno del rispettivo compattatore. Il mezzo si avvicina al gabbiotto, dove viene effettuato un controllo, la consegna del “formulario”, e poi, come ci spiega uno degli autisti, va a posizionarsi sulla bilancia. Una volta rilevato il peso con il carico a bordo si può procedere con il conferimento. Effettuato il quale viene rilevato di nuovo il peso dell’automezzo “scarico”. Dopo questi passaggi si può rientrare. Ci avviciniamo ad un gruppo di autisti. Due di loro ci dicono di essere rispettivamente di Pagani e di Minori. Inizialmente sono un po’ diffidenti, poi si lasciano andare. All’impianto di Battipaglia, a cui si arriva da nord attraverso l’uscita Eboli della Salerno – Reggio Calabria e poi proseguendo per la zona industriale, conferiscono “tutti i comuni della provincia di Salerno e anche qualcuno del napoletano”. “Io sono qui dalle 6:00 di stamattina. Ogni giorno è così. Lo scarico inizia alle 6:00. I tempi di attesa per il conferimento non si conoscono, sono un punto interrogativo”. L’autista del comune di Minori cede. E’ giovane, sotto i trent’anni. “Siamo stremati. Sono fermo qui da due giorni. Non sappiamo da cosa dipende il tempo di attesa. Motivi che non conosciamo, ci adeguiamo a quello che ci dicono. Al momento dell’arrivo veniamo inseriti nella lista d’attesa e poi aspettiamo che ci chiamino. I compattatori restano fermi all’aperto anche per 48 ore. Ogni giorno ci sono notizie di roghi. A Minori il comune si è attrezzato con una pressa per superare il problema dell’attesa. Quando l’attesa è molto lunga ricorriamo ad una pressa a compattazione a terra che quando veniamo a scaricare viene riempita. Funge da stoccaggio temporaneo. Ma è una soluzione che va bene per i piccoli comuni, nelle città più grandi ce ne vorrebbero dieci, quindici. Non è una soluzione praticabile nelle grandi realtà. Con questa soluzione però aumentano i costi per i comuni, per le ditte, per gli enti, per gli utenti. Sono soldi bruciati. E noi facciamo questa vita, dieci, dodici ore di attesa al giorno per due o tre giorni. Non è bello. Il tempo massimo di attesa prima di conferire è arrivato anche a quarantotto ore. Io sono un operaio part time, dovrei lavorare cinque ore al giorno. E invece… Però mi viene consentito di recuperare, con giorni di ferie. Sono anni che ci sono questi problemi. Nel periodo estivo la situazione peggiora drasticamente, sono pochi i mesi dell’anno nei quali si riesce a scaricare in tempi ragionevoli. Ma anche nei mesi invernali ci vogliono dalle quattro alle sei ore. Dipende anche dal giorno della settimana. Ripeto, non si può andare avanti così. Perché alla fine quelli che rischiano con la propria vita siamo noi. Facciamo un mestiere già rischioso, poi fare dieci o dodici ore al giorno non è sopportabile. Stare sempre a contatto con i rifiuti, le mosche, le zanzare, respirare quest’aria. Nei camion non si può stare. C’è un punto ristoro per gli autisti, ma c’è solo qualche distributore, non c’è nemmeno un’area attrezzata per riposarsi. Come vedi oggi ci sono oltre trenta automezzi, per la maggior parte autocompattatori. L’emergenza c’è e non credo che si risolva facilmente”.

La Gesco è una società in liquidazione da 10 anni: ma continua ad operare con il liquidatore Morriello

E’ la società Gesco che gestisce il sito di trasferenza di Sardone. Una società in liquidazione da circa 10 anni ma che continua ad operare tranquillamente. Una delle stranezze: perchè si mette in liquidazione ma poi si continua come nulla fosse. Il commissario liquidatore è Vincenzo Morrillo, avvocato di San Gregorio Magno, indicato da Cirielli quando la Provincia era in mano al centrodestra. Inoltre c’è da considerare che la Gesco è una società formata dai 4 Consorzi di bacino che praticamente non essistono più. L’ultumo, quello di Salerno affidato all’avvocato Corona, da qualche giorno ha passato la mano a Salerno pulita.Quindi è inspiegabile questo stato di cose: forse la magistratura dovrebbe metterci le mani per capirne di più.




A Sardone i rifiuti della Terra dei Fuochi Arrivano anche le balle di Battipaglia

Andrea Pellegrino

Si corre ai ripari per evitare una estate di emergenza rifiuti. Seppur il passo sembra che sia davvero breve. E l’emergenza, con sé, trascina anche vecchi ricordi e soluzioni di un tempo. Così, lo stesso comune che ospita il Giffoni Film Festival sta ricevendo anche rifiuti da fuori provincia ed ecoballe. Da qualche ora, infatti, Sardone (località di Giffoni Valle Piana) è ritornata protagonista. Ed in particolare il suo sito di trasferenza, gestito dalla Gesco (società in liquidazione guidata da Vincenzo Morriello). Dalla Terra dei Fuochi a Battipaglia, gli Stir pare che abbiano trovato la loro(minima) valvola di sfogo proprio nel comune picentino. Così da Santa Maria Capua Vetere pare che stia arrivando la frazione umida mentre da Battipaglia arrivano le note ecoballe, che già da qualche anno avrebbero dovuto essere un vecchio ricordo. Invece, nonostante l’impegno dell’allora governo Renzi, la promessa di De Luca e i milioni di euro stanziati, le ecoballe riempiono ancora diversi siti della regione Campania. Alcune, per liberare lo Stir di Battipaglia ormai al collasso, pare che stiano viaggiando verso Giffoni Valle Piana. Non va meglio a Salerno città, dove è prossima l’emergenza ad Ostaglio. Il sito, nonostante abbia già aumentato notevolmente la sua capienza (oltre 10 volte in più), non avrebbe molta autonomia. Si valutano ulteriori provvedimenti e non si esclude che si possa allargare – fino al limite della sopportazione – la permanenza dei rifiuti presso il sito cittadino. Almeno fino a quando non tornerà a pieno regime lo Stir di Battipaglia. Pare che primi spiragli si possano intravedere da lunedì.




Termovalorizzatore, nuovo atto. Al Tar Lazio per cancellare l’impianto

Andrea Pellegrino

Arriva al Tar del Lazio la vicenda del Termovalorizzatore di Salerno che potrebbe, finalmente, stabilire il destino dell’impianto di Cupa Siglia. Il 5 dicembre dinanzi al Tribunale amministrativo è stata fissata l’udienza di camera di consiglio del ricorso proposto dai comuni di Giffoni sei Casali e di San Cipriano Picentino difesi dall’avvocato amministrativista Oreste Agosto. I due Comuni dell’area dei Picentini hanno impugnato il piano di ambito per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati della provincia di Salerno, approvato con decreto del presidente della Provincia di Salerno del 30 novembre 2010, nonché il piano industriale per la gestione dei rifiuti urbani della provincia di Salerno nelle parti in cui prevedono la localizzazione del termovalorizzatore nel Comune di Salerno, piana di Sardone, località Cupa Siglia. Il ricorso riguarda anche il bando, della Provincia, di progettazione, costruzione e gestione dell’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti della provincia di Salerno. Il procedimento di adeguamento – sia normativo che tecnico- amministrativo, nonché tecnico ambientale – non sarebbe stato mai espletato, con gravissima compromissione dei valori costituzionali della salute e dell’ambiente. «Tale vizio – spiega l’avvocato Oreste Agosto – si aggrava ancor di più, in quanto dalla lettura degli atti confermati, si evince che le verifiche e valutazioni tecnico scientifiche che riguardano la salute dei tutti i cittadini, non solo di quelli dei comuni ricorrenti, ma anche dei cittadini salernitani, non sono state aggiornate, né tantomeno le originarie analisi verificate. Non risultano agli atti le valutazioni di impatto ambientale né la valutazione ambientale strategica (Via E Vas) perché il sistema commissariale ne consentiva la deroga, oggi in regime ordinario tale deroga non è più vigente». Ancora, secondo l’amministrativi- sta sono numerosi i motivi: «Vi è anche un palese violazione delle linee di piano 2011- 2013 della Regione Campania per una serie di insuperabili motivi: la mancanza del piano regionale di gestione dei rifiuti, allo stato in itinere. La mancata partecipazione procedi- mentale di tutti gli enti interessati ( fra i quali i Comuni ricorrenti per la contiguità all’impianto). La non necessità ex lege di un impianto di termovalorizzazione a Salerno, ma la sua eventualità. Il piano d’ambito per la gestione dei rifiuti impugnato è palesemente illegittimo, in primo luogo, per carenza della indefettibile Valutazione ambientale strategica. Tale normativa – in uno alla direttiva comunitaria 2001/42/CE – impone che ogni piano o programma che abbia un impatto significativo sull’ambiente debba essere accompagnata da una procedura Vas che doveva essere accompagnata con informazione al pubblico dell’avvio del procedimento; fase di scoping; redazione del rapporto ambientale; svolgimento di consultazioni del pubblico e delle autorità competenti in materia ambientale; Valutazione del rap- porto ambientale e gli esiti delle consultazioni; informazioni sulle decisioni; monitoraggio. «Il piano d’ambito ed il piano industriale prevedono la costruzione di un inceneritore di 300 mila tonnellate e nel contempo prevedono l’incenerimento dei rifiuti, nelle more della realizzazione e messa in funzione dello stesso, presso il cementificio già esistente in località Cupa Siglia. Trattasi di scelte assoluta- mente pericolose e deleterie per la salute umana e per l’ambiente. Non si comprende, in primo luogo, in base a quali studi, analisi e verifiche sarebbe stato consentito di utilizzare percentuali di additivi per inertizzare le ceneri volanti!? Ma allo stato non risulta che la Provincia abbia effettuato specifici rilievi ed analisi a riguardo».

I dati.

Secondo il ricorso, «non sono stati considerati gli allarmanti risultati emersi dal monitoraggio ambientale, commissionato dal Comune di Giffoni Sei Casali all’Università degli studi di Salerno, che ha evidenziato concentrazioni di PM 10 e PM 2.5 superiori a valori prevedibili per aree non fortemente urbanizzate. Il pregiudizio è gravissimo ed irreparabile per gli enti locali ricor- renti, per le loro popolazioni, per le popolazioni dell’intera area del tessuto urbano di Salerno e Pontecagnano, derivante dalla realizzazione di un termovalorizzatore che allo stato nonè supportato da al- cuna istruttoria concreta sotto tutti i profili indicati nel ricorso. Ma soprattutto per la pericolosità di inserimento in una zona già piena di fonti di inquinamento ambientale. Non sono stati, infatti, considerati gliallarmanti risultati emersi dal monitoraggio ambientale, commissionato dal Comune di Giffoni Sei Casali all’Università degli studi di Salerno, che ha evidenziato concentrazioni di Pm 10 e Pm 2.5 superiori a valori prevedibili per aree non fortemente urbanizzate».