Caos San Matteo, dopo sette anni si chiude il processo: 18 condanne

di Pina Ferro

Salerno. A distanza di sette anni si chiude il primo grado del processo per il caos scoppiato nel giorno della processione di San Matteo: alla sbarra c’erano 19 tra cittadini e portatori accusati di turbativa di funzione religiosa e vilipendio di un ministro del culto (all’epoca monsignor Moretti.
Il pm Francesca Fittipladi aveva chiesto due anni di reclusione a testa tranne che per Raffaele De Martino, il capo paranza della statua di San Giuseppe per il quale era stata avanzata istanza di assoluzione. Per lui i giudici hanno stabilito per il proscioglimento. Condannato a 9 mesi di reclusione Raffaele Amoroso, Consolato Esposito 8 mesi di reclusione, Domenico Alfieri 6 mesi; quindi 4 mesi a Riccardo De Angelis, Palmerino Oliva, Rossella Pullo, Gianluca Mutarelli, Antonio Amati, Mario Barra, Maria Rosaria D’Agostino, Giovanni Di Landri, Carlo Cuoco, Gerardo De Simone. E ancora 4 mesi per Mario Ferrara, Veronica D’Agostino, Antonio Simone, Guglielmo Pagano e Gianluca Vitale. Molti capi di imputazione a carico dei coinvolti sono caduti.
Secondo le accuse, gli imputati non avrebbero rispettato gli accordi presi con la Curia che aveva vietato le soste al Comune e alla Guardia di Finanza: soste effettuate ugualmente dai portatori delle statue e che, per la procura, avrebbero condizionato l’andamento della processione incitando i cittadini a fischiare e lanciare invettive contro l’allora arcivescovo Luigi Moretti.
Per questo motivo tra gli imputati non ci sono solo alcuni componenti delle paranze, ma anche semplici cittadini che gridarono all’indirizzo dell’arcivescovo (che aveva voluto la processione del patrono più sobria e con regole precise come stabilito dalla Conferenza episcopale della Campania) insulti del tipo «vai via» ed altri epiteti ancora più pesanti e spintoni. Nel capo di imputazione d’origine venivano contestate le giravolte nei luoghi in cui tra il 1996 e il 2002 avvennero tre omicidi di camorra: le giravolte della statua di San Matteo in piazza Portanova dove fu ucciso Berardino Grimaldi; sul Lungomare di Salerno dove fu ammazzato il fratello Lucio Grimaldi; all’altezza di via Velia, la strada che porta a piazza Portarotese, dove in un circoletto di via Vernieri fu ucciso Lucio Esposito.




L’omaggio della città al suo santo protettore- FOTO

di Erika Noschese

Cosa hanno in comune il sindaco Vincenzo Napoli e monsignor Andrea Bellandi? Entrambi, per la prima volta, hanno preso parte alla tradizionale processione di san Matteo. L’arcivescovo salernitano è giunto alla guida della comunità salernitana poco più di due mesi fa mentre il primo cittadino è laico, ragion per cui ha sempre delegato la sua vice, Eva Avossa, ha sfilare con la fascia tricolore. Ma Napoli non si smentisce e alla domanda “Lei è emozionato?” ha risposto con un secco «non particolarmente» per poi raddrizzare il tiro: «nel senso che c’è una grande compartecipazione alla festa dei miei concittadini in occasione del santo patrono e lo faccio con spirito di servizio. Sono felice e onorato di poter rappresentare la città». Il primo cittadino ha poi spiegato di aver deciso di partecipare per rendere omaggio al nuovo vescovo Bellandi, «per accoglierlo con ancora più amicizia e farlo sentire ancor di più a casa sua». Molto più folta, rispetto alla mattinata di ieri in occasione della santa messa al Duomo, la presenza istituzionale. E così, in rappresentanza della Provincia c’era proprio il presidente Michele Strianese, gli assessori Eva Avossa, Antonia Willburger, Luigi della Greca, Mimmo De Maio; i consiglieri Massimiliano Natella, Paolo Ottobrino, Paky Memoli, Paola De Roberto Antonio Carbonaro, Donato Pessolano, Rocco Galdi, Peppe Zitarosa, Horace di Carlo e Dante Santoro; il sindaco di Baronissi Gianfranco Valiante, Alfonso Andria e i parlamentari Gigi Casciello, Enzo Fasano. E se questa è stata la processione delle prime volte lo è in tutti i sensi: ad accompagnare la statua di san Giuseppe un gruppo di donne che, seppur simbolicamente, hanno fatto da portatrici. A dare inizio alla processione, seppur con un quarto d’ora di ritardo, le parole di don Michele Pecoraro. Centinaia e centinaia i fedeli che hanno atteso l’uscita del santo patrono dalla cattedrale. E se monsignor Bellandi, ieri mattina, ha dichiarato di sentirsi «un salernitano tra i salernitani» a confermarlo il lungo applauso che ha accompagnato il vescovo all’uscita dal Duomo e lungo le strade cittadine. Lunga sosta anche dinanzi Palazzo di Città con Bellandi che ha rivolto un pensiero all’amministrazione affinché siano sempre umili, corretti e dalla parte dei cittadini: «sostieni quanti si adoperano per rendere migliore la vita di tutti, sostieni coloro che si affannano a trovare lavoro a chi non ne ha e sia condiviso l’amore forte che caratterizza i fedeli», ha dichiarato il vescovo. Don Michele Pecoraro, ancora una volta, ha invocato san Matteo affinché questo spirito cristiano che caratterizza la città di Salerno non tramonti. E al grido di “Viva San Matteo” fedeli e portatori hanno sfilato lungo via Roma. «Il popolo partecipante è numerosissimo, è incredibile. E’ il segno dell’accoglienza, segno di essere una città accogliente e spero che questo spirito si mantenga sempre vivo», ha aggiunto il primo cittadino che ancora una volta ha speso parole di apprezzamento per Bellandi che in più occasioni, anche durante la processione, si è avvicinato alle persone anziane, malate e agli indifesi per portar loro il suo saluto. Breve sosta anche dinanzi la chiesa dell’Annunziata per poi procedere verso il ritorno al Duomo, ancora una volta gremito di fedeli che hanno atteso i santi. Il tutto mentre l’arcivescovo metropolita si fermava a salutare la folla sotto una pioggia di coriandoli colorati. «Come pastore di questa chiesa voglio chiederti la pace nel cuore, interiore, con i nostri fratelli e sorelle, con tutti quelli che tu ci metti accanto», ha detto Bellandi, nella preghiera conclusiva che, di fatto, ha segnato la fine di questo san Matteo 2019, sicuramente particolare. E Bellandi ha abbracciato un giovane portatore, una mamma e un papà a segnare, ancora, il legame con questa città che lo ha amato fin dal primo giorno, «affinché la nostra comunità viva sempre unità nel nome dei nostri santi e della nostra comunità», ha detto don Michele Pecoraro.

Il Nunzio apostolico dà il Pallio a Mons Bellandi

Centinaia di fedeli, istituzioni politiche, religiosi, militari e il grande ritorno – alla tradizionale messa delle 10.30 – del governatore Vincenzo De Luca. C’erano proprio tutti, ieri mattina, al Duomo di Salerno in occasione delle celebrazioni per il san Matteo, santo patrono della città di Salerno. Un momento storico per tutti, soprattutto per monsignor Andrea Bellandi che, per la prima volta, è stato protagonista indiscusso di questo San Matteo. A pochi mesi dal suo insediamento, infatti, ieri il Nunzio Apostolico Sua Eccellenza Monsignor Emil Paul Tscherrig ha donato all’arcivescovo il pallio «sacro simbolo che marca la comunione tra il Metropolita e papa Francesco – ha dichiarato il Nunzio Apostolico – E’ una festa di comunione che oggi (ieri per chi legge ndr) vogliamo affidare a San Matteo». Tra i presenti il prefetto, il questore, il governatore De Luca, il sindaco di Salerno Enzo Napoli, i parlamentari salernitani Piero De Luca e Enzo Fasano, i consiglieri comunali Paola De Roberto, Rocco Galdi, Roberto Celano e Dante Santoro; e ancora: il sindaco di Pellezzano Francesco Morra, l’ex primo cittadino Eva Longo, il rettore dell’Università di Salerno Aurelio Tommasetti, in rappresentanza della Provincia il consigliere Antonio Sagarese, l’assessore alla Cultura Antonia Willburger e i rappresentanti delle forze dell’ordine, la Guardia di Finanza, la capitaneria di Porto. Tutti, insomma, ad ascoltare l’arcivescovo Bellandi che ha parlato della pecorella smarrita nel deserto, un po’ come il presidente di Palazzo Santa Lucia che torna “all’ovile” dopo anni di assenza, di discussioni con l’allora arcivescovo Moretti. E proprio quest’ultimo, ancora una volta, è stata vinto dalla sua malattia. Impossibilitato a partecipare alla santa messa mentre c’era il suo predecessore Gerardo Pierro. «Il pallio diventa il simbolo della missione del pastore, segno liturgico della comunione – ha dichiarato monsignor Bellandi durante l’omelia – E’ significativo che tale rito avvenga nella solennità di San Matteo, proprio qui». L’arcivescovo di Salerno ha fatto sue le parole di papa Francesco per lanciare un messaggio alla cittadinanza affinché ci si aiuti gli uni con gli altri. Al termine della santa messa Bellandi ha voluto rivolgere un ringraziamento ai salernitani «per l’affetto e il calore. Mi hanno fatto sentire il pastore di tutti. Un salernitano tra i salernitani». L’arcivescovo ha voluto poi ringraziare Moretti e Pierro: «sono ad entrambi molto grato, per come mi hanno accolto. Ho ancora molto da imparare da loro – ha poi aggiunto Sua Eccellenza – Ringrazio il cardinale Martino, per essere qui oggi e monsignor De Rosa, vescovo salernitano impossibilitato ad essere con noi». Bellandi ha ringraziato tutti, diaconi, sacerdoti, fedeli e istituzioni per la loro presenza. «Intanto saluto tutti i salernitani a cui rivolgo un ringraziamento per l’affetto con cui mi hanno accolto in questi mesi, l’inizio del mio ministero. Mi auguro che anche durante la processione si manifesti questo calore e quest’unità del popolo, uno degli aspetti più belli che testimoniano le radici anche cristiane di questa città. Significa che le radici della festa sono sempre radici religiose perché altrimenti non è una vera festa ma solo espressione di dimenticanza, di lontananza dal proprio io. Invece, la festa vera è quando c’è alla base una motivazione religiosa e poi di esprime, chiaramente, anche con i modi umani che sono quelli di manifestare la gioia», ha poi aggiunto l’arcivescovo salernitano. Parla di «giornata radiosa e festosa», il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli. «Credo sarà una bella giornata, indimenticabile, con la funzione religiosa, la processione e lo spettacolo dei fuochi d’artificio che quest’anno sarà particolarmente cospicuo, con lo spettacolo di Arbore. Un giorno di festa per la città. Ricordo che da bambino mi guardavo la processione come una cosa assolutamente suggestiva. Dalla casa di un mio amico in via Portacatene guardavo questa processione e stavo particolarmente turbato da questo rito che è ancestrale in qualche modo e atavico, ricco di archetipi e che emoziona», ha poi aggiunto il primo cittadino. Rivolge un augurio a tutti i salernitani, invece, il presidente della Campania De Luca «soprattutto alle famiglie, un augurio alle persone che hanno problemi di salute in questo momento, un augurio per i figli e per i ragazzi, sperando che insieme possiamo costruire una prospettiva di lavoro e serenità anche per i nostri ragazzi. Ce la stiamo mettendo tutta. Auguri a tutti».

Savastano e la statua del Santo

E’ ancora un San Matteo all’insegna della tradizione per la città di Salerno. E tra l’odore di milza che ha caratterizzato, ancora una volta, i vicoli del centro storico fino alla zona orientale i dolci tipici e le preghiere a suscitare ancora una volta la curiosità e Savastano Presepi. Il titolare, Giuseppe Savastano, in occasione dei festeggiamenti per il santo patrono ha voluto rendere omaggio alla sua città con la realizzazione di una statua di San Matteo e altre creazioni, tutte “made in Salerno”. Savastano presepi è ormai un punto di riferimento per salernitani, fedeli e turisti che – ogni giorno, a prescindere dalla stagione – affollano il suo negozio alla ricerca dell’ultima opera da esporre, che sia un pezzo di presepe, un semplice corno o, come in questo caso, la statua che raffigura il patrono.




Statua di San Matteo al Comune Buona la prima per Bellandi

di Erika Noschese

A pochi giorni dai solenni festeggiamenti in occasione del santo patrono, ieri mattina, la statua di San Matteo ha fatto il suo ingresso a Palazzo di Città – come tradizione vuole – in presenza del sindaco Vincenzo Napoli, dei dirigenti comunali e di numerosi cittadini salernitani. Buona la prima, a quanto pare, per l’arcivescovo Andrea Bellandi che – a pochi mesi dal suo arrivo in città – sembra aver già superato a pieni voti la “prova San Matteo”. Almeno per l’amministrazione comunale, dopo i numerosi litigi tra l’attuale governatore De Luca e monsignor Moretti che, di fatto, negli anni passati ha impedito ai portatori di sostare dinanzi la “casa del cittadino”, con il tradizionale inchino. «L’immagine di San Matteo nello stemma di Salerno qualche significato ce l’avrà – ha dichiarato monsignor Bellandi – Vorrà dire che i salernitani riconoscono un punto di riferimento che vada al di là degli interessi di parte ma che si richiama, in qualche modo, alla dignità trascendente di ogni persona». Per l’arcivescovo di Salerno la figura di san Matteo è un «richiamo a non perseguire i propri interessi egoistici a non guardare solo nel proprio piccolo limitato territorio ma capire che c’è una sfida e una chiamata all’amore che rappresenta la responsabilità di ciascuno». Rivendica la tradizione anche il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli che – seppur laico – ieri ha accolto don Michele Pecoraro, l’arcivescovo e la statua di San Matteo presso Palazzo di Città: «noi siamo qui, alla presenza dei massimi dirigenti del comune di Salerno, dei nostri dipendenti e di parte del popolo di Salerno per accogliere – come una bella consuetudine inaugurata qualche anno fa – la presenza del santo nel nostro Palazzo di Città. Una bella concomitanza perché alla statua del santo si contrappone l’effige del santo in una splendida vetrata che Enzo De Luca volle che fosse installata», ha dichiarato Napoli che – ancora una volta – ha manifestato parole di stima e di affetto nei confronti di monsignor Bellandi perché – ha detto – «già lo sentiamo un nostro concittadino e con la sua simpatia è stato in grado di conquistarsi l’affetto e la stima di tutti». Da qui, poi, un pensiero rivolto all’arcivescovo emerito monsignor Moretti dal primo cittadino di Salerno «sperando che guarisca rapidamente dalla sua malattia» Per il primo cittadino, la città di Salerno riconosce san Matteo come simbolo unificante: «Ciascuno di noi, credo, si riconosca pienamente nell’immagine di san Matteo come immagine di Salerno e viene accolto nella casa comunale. San Matteo, con il suo vangelo, ha dato una spinta formidabile, il suo è un vangelo attuale, dopo secoli di storia perché il suo è un messaggio di civiltà, laico». Per don Michele Pecoraro, Bellandi è entrato nel cuore dei cittadini salernitani in poco tempo e «lo salutiamo con grande affetto, promettendogli di essere figli, discepoli, docili a questa parola». Per il sacerdote salernitano, a capo del Duomo di Salerno, un pensiero va rivolto all’amministrazione di Salerno affinché svolga sempre al meglio il suo dovere, per il bene dei cittadini. «La città di Salerno, da più di 10 secoli, ci auguriamo che non conosca tramonto nella fede per il patrono ma continui ad ispirare progetti giusti per uno sviluppo morale sempre sano e dia grazia, sostegno a tutti, a partire dagli ultimi e dai bisognosi», ha poi detto don Michele.




«Lavoriamo a un nuovo itinerario sulle orme di San Matteo»

di Giovanna Naddeo

Quando la passione si trasforma in lavoro: i tour di Angelo e Adriano in giro per la Campania. Gambe in spalla alla scoperta delle bellezze e dei sapori campani. E’ la mission di Angelo Mattia Rocco ed Adriano De Falco, fondatori de “Il Duomo Trekking”, brand nato all’ombra del campanile del Duomo di Salerno. Entrambi guide ambientali escursionistiche (Gae) nonché appassionati di turismo e montagna, ogni giorno accompagnano turisti di ogni nazionalità su sentieri e itinerari campani, documentando sui social network i momenti più emozionanti. A un anno dal “Cammino di San Matteo”, continua il lavoro di Angelo e Adriano per la creazione di un nuovo itinerario turistico, sulle orme delle spoglie del Santo Patrono, dal Cilento alla città capoluogo (era l’anno 954). Come è nata la vostra collaborazione? «Ci siamo conosciuti sul web, attraverso un forum di discussione dedicato alla meteorologia. Da lì iniziammo a pubblicare foto paesaggistiche di itinerari e, successivamente, a organizzare le prime escursioni in montagna. Ben presto, quella che era una semplice passione si è trasformata in lavoro. Dopo diversi progetti individuali, abbiamo deciso di unirci, puntando tutte sulle strategie digitali a servizio del turismo e all’accompagnamento e l’educazione ambientale in montagna fino alla fondazione de “Il Duomo Trekking” nel 2018». Dal Cilento alla costiera amalfitana, il territorio salernitano vanta un gran numero di sentieri e percorsi escursionistici. Quali i più gettonati in questo periodo?

«Dipende. I turisti stranieri prediligono il Sentiero degli Dei e l’itinerario sulle montagne della Valle delle Ferriere di Amalfi. Invece i turisti italiani preferiscono variare. Ad esempio, siamo reduci dall’escursione alla Fiumara di Tannera nell’ambito di una tre giorni al fresco dei quindici gradi del Laceno. Questa sera saluteremo un mese ricco di attività con la traversata escursionistica al tramonto da Salerno a Vietri sul Mare con risalita all’Eremo di San Liberatore».

Lo scorso anno eravate impegni con “Il cammino di San Matteo” lungo le tappe della traslazione delle spoglie del Santo Patrono. Oltre 170 chilometri in sei giorni, dal Cilento al Duomo di Salerno. A quando un secondo appuntamento?

«Stiamo lavorando attivamente con l’obiettivo di proporre l’itinerario ai turisti e ai devoti di San Matteo, sulla scia del celebre cammino di Santiago. Ci sono diverse difficoltà logistiche, legate ad esempio all’ospitalità. Per questo motivo abbiamo deciso di selezionare poche tappe per il momento, come quella di Altavilla silentina, con la possibilità di usufruire di bus nelle zone più impervie. Ci sono tutti i presupposti per il lancio di un grande progetto, tra fede, devozione e tradizione».




«Vi chiedo di pregare per me», la commozione di Moretti

di Erika Noschese

«Come dice il Papa vi chiedo di pregare per me». Con queste parole, e non senza un momento di commozione, l’arcivescovo di Salerno, Monsignor Luigi Moretti conferma la sua assenza alla solenne processione, a causa delle sue precarie condizioni di salute. Proprio come accaduto lo scorso anno, dunque, l’arcivescovo di Salerno ha dovuto rinunciare ad accompagnare il santo patrono lungo le vie della città di Salerno. Presente l’amministrazione comunale di Salerno: ad indossare la fascia tricolore, come pre annunciato dal sindaco Enzo Napoli, la vice sindaco Eva Avossa: «Davvero molto bello, credo che ogni anno si rinnova questo spirito di fede, devozione ma soprattutto attaccamento alla propria città, alle proprie tradizione e al santo patrono. Quest’anno vedo in modo particolare il clima di serenità che ci fa senz’altro piacere ed io ringrazio tutti coloro che hanno collaborato ed organizzato questa bellissima festa che i salernitani attendono sempre», ha infatti dichiarato la vice sindaco nonché assessore alla Pubblica Istruzione, sottolineando come la festa per il santo patrono richiami in città persone da tutta la provincia di Salerno. «Anche questa idea del Cammino religioso che ha coinvolto altri territori è una cosa molto bella. Ma i salernitani, checché se ne dica, tengono molto al loro santo patrono – ha poi aggiunto la Avossa – Anche perchè, ricordiamocelo, ci sentiamo tutti emozionati e orgogliosi quando leggiamo “Salerno è mia e io la difendo, motivo di orgoglio per noi avere un santo patrono così importante». Dunque, sotterrata l’ascia di guerra tra istituzioni politiche e religiose, dopo le polemiche dei giorni scorsi circa l’ingresso della statua di San Matteo a Palazzo di Città, come ha sottolineato la vice sindaco Avossa: «Io credo siano state un po’ montate, non ho visto grande attrito ma anzi devo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a stemperare – se ci sono state ma non ci sono state da parte nostra – delle criticità». Un grande giorno di festa, quello di ieri, per la città di Salerno come ha poi dichiarato anche l’arcivescovo monsignor Luigi Moretti: «Si, un giorno di festa come sempre. Il problema è non essere ripetitivi, perchè ripetere sempre diventa rito, celebrare significa crescere. Stamattina (ieri per chi legge ndr) alla celebrazione della messa c’è stata molta partecipazione vera, non dobbiamo stare a contare i numeri ma come viviamo questi momenti – ha poi aggiunto Moretti – Il messaggio è riprendere il vangelo, sul serio, per quello che ci dice San Matteo». Presente anche l’amministrazione comunale, con Dante Santoro, Roberto Celano, Paky Memoli, Peppe Zitarosa, Antonio Cammarota, Paolo Ottobrini così come ha voluto omaggiare il santo patrono di Salerno anche il professore di Cava de’ Tirreni Armando Lamberti. Tra i deputati che hanno preso parte alla solenne processione anche l’onorevole di Forza Italia Enzo Fasano mentre grande assente è stato invece Piero De Luca. I santi hanno sfilato lungo le vie della città, tra i fedeli che hanno accolto San Matteo con un lungo applauso. Proprio come annunciato giorni fa da don Michele Pecoraro, nessun inchino per i santi, segno di una tradizione ormai giunta al termine. 347 03 58 510 Amici di LeCronache www.cronachesalerno.it LeCronache Grande attesa per l’arrivo di San Matteo sotto Palazzo di Città. Dinanzi l’ingresso del Comune, infatti, don Michele, sacerdote della Cattedrale, ha tenuto un momento di preghiera: «Tre giorni fa, San Matteo è entrato ed è stato un giorno intero, come a voler fare compagnia a chi, ogni giorno, si occupa della nostra città», ha infatti dichiarato don Michele, prima di collegarsi con il coro presente in Cattedrale, per allietare i fedeli. Tutto secondo programma, dunque, con la processione che ha percorso il centro storico della città prima di far ritorno in Cattedrale dove San Matteo è stato accolto da un lungo applauso da parte dei fedeli che hanno poi potuto godere dello spettacolo dei fuochi pirotecnici, organizzato dall’associazione nata proprio con l’obiettivo di raccogliere i soldi necessari. Per una giusta conclusione di una festa tanto sentita e apprezzata da salernitani e non.

«Salerno unica città con l’immagine di San Matteo raffigurata sulla vetrata»

«E’ un evento che fonde spiritualità e società. Il comune di Salerno è l’unico al mondo ad avere l’effige del santo protettore cittadino nel proprio atrio». Lo ha dichiarato il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, nel corso del consueto appuntamento del venerdì con Lira Tv. Il numero uno di Palazzo Santa Lucia, come facilmente prevedibile, non ha preso parte ai festeggiamenti in occasione di San Matteo. A sostituirlo il figlio, il deputato Piero De Luca. Il governatore ha puntato l’attenzione sul momento di grande spiritualità e di riscoperta dei valori comunitari, inevitabilmente collegati al 21 settembre. Ma, a quanto pare, De Luca non ha potuto non fare un salto nel passato e ripercorrere la storia della sua città, quando a guidarla era proprio lui: «Ho tolto le vetrate degli anni ’30 e fatto collocare in vetro cattedrale l’immagine di san Matteo anche perché c’è la tradizione di portare la statua del santo nell’atrio. Questo spazio del comune è la casa di tutti i salernitani». Il governatore non nasconde gli investimenti economici del passato: «Ricordo e lo voglio ricordare anche ai più giovani che ho investito quasi venti milioni per fare i sagrati di quasi tutte le chiese di Salerno. In alcuni casi il Comune ha spostato le strade per ricavare i sagrati». De Luca snocciola qualche esempio in merito: «La chiesa di San Pietro davanti alle poste centrali. La strada passava davanti ai tre gradini della chiesa, abbiamo deviato la strada per fare il sagrato. La chiesa del Carmine aveva la porta d’ingresso che dava sulla strettoia di via Carmine, abbiamo fatto cambiare l’apertura, aperto la chiesa verso piazza San Francesco, recuperato anche lì un bel sagrato. Madonna di Fatima, Fuorni, Mariconda: i lavori sono stati diversi. A Sant’Eustachio abbiamo fatto una chiesa nuova. C’è stata una grande attenzione prosegue il governatore – da parte del Comune per le nostre chiese perché c’è una grande unità tra mondo religioso e mondo laico, com’è giusto che sia. San Matteo rappresenta un momento d’incontro per la comunità salernitana». Insomma, De Luca non dimentica. E proprio come lui non devono farlo neanche i salernitani, ragion per cui – ancora una volta – ha ripercorso le tappe più importanti della sua attività politica, come sindaco della città che, in qualche modo, gli ha dato la “gloria” e la “fama” che tanto auspicava. A conferma di ciò, un’immagine divenuta virale sul web che raffigura Vincenzo De Luca al posto di San Matteo. Ironica, sia chiaro, ma il messaggio sembra essere lo stesso “Salerno è mia, io la difendo”. Proprio come continua a fare tutt’ora, nonostante a capo della città ci sia il suo successore Enzo Napoli.

Solenne Pontificale/ «Siate punto di riferimento per le nuove generazioni»

Un’amministrazione comunale quasi al compleato ha preso parte, ieri mattina, alla Solenne Pontificale tenutasi presso la Cattedrale di Salerno. Nonostante non sia cattolico, il sindaco Enzo Napoli ha preso parte alla messa solenne, con la fascia tricolore. Presente anche il presidente della Provincia, Giuseppe Canfora, il Procuratore Capo ormai in pensione , Corrado Lembo ed il suo presunto successore Leonida Primicerio. Magistratura al completo, per le celebrazioni di San Matteo ma non hanno fatto mancare la loro presenza anche il rettore dell’Università degli Studi di Salerno Aurelio Tommasetti ed alcuni parlamentari salernitani, tra cui Enzo Fasano, Piero De Luca, Gigi Casciello. A presidere la solenne celebrazione l’arcivescovo Luigi Moretti che ha lanciato un monito alle attuali generazioni: essere punto di riferimento per i giovani: «Io vorrei solo, ma solo come fatto di esempio, fermarmi su quella che è la nostra responsabilità nei confronti delle nuove generazioni per capire e ritrovare il modo per essere noi, generazioni adulte, capaci di essere riferimento, di essere esempio, di essere modello, di essere stimolo, di essere incoraggiamento delle nuove generazioni. Generazioni che vivono, lo sappiamo bene, lo smarrimento, l’incertezza, la perdita di riferimenti sicuri», ha infatti dichiarato Moretti. Prima della messa, importante incontro con Monsignor Alberto D’Urso, presidente della Consulta nazionale Antiusura che ha celebrato la messa insieme a Moretti. Poco prima delle celebrazioni, un lungo via vai di fedeli, curiosi e turisti hanno affollato lo spiazzale antistante il Duomo. Un lungo corteo, dell’amministrazione comunale prima e della Guardia di Finanza, di cui il santo patrono della città è protettore, hanno affollato la navata della chiesa principale della città di Salerno. Nessun cenno tra il primo cittadino e Moretti: né uno sguardo, né un sorriso eppure la presenza di Enzo Napoli sembra aver sancito ufficialmente la pace tra istituzione politica e religiosa, dopo le polemiche dei giorni scorsi circa l’ingresso della statua di San Matteo a Palazzo di Città il giorno della solenne processione. Dunque, la Solenne Pontificale presieduto dall’Arcivescovo Metropolita Luigi Moretti è stata concelebrata con Monsignor Michele De Rosa, il Vescovo Emerito Gerardo Pierro, Paolo Giulietti, Vescovo ausiliario di Perugia, partito all’alba dall’Umbria, Monsignor Alberto D’Urso, proveniente da Bari, presidente delle Confederazioni anti-usura. Il Santo Evangelista è raffigurato anche nello stemma dell’Università degli Studi di Salerno. L’omaggio del Rettore Aurelio Tommasetti, presente in Cattedrale: «San Matteo è parte di noi, oggi non a caso attività didattiche e scientifiche sono sospese, gli uffici del Campus chiusi. Sul volto dei ragazzi si vede la voglia di approfondire le tradizioni. Questa è la dimostrazione più viva dell’autenticità e modernità del messaggio». Toccante l’omelia celebrata dopo la lettura del Vangelo secondo Matteo: La fede – ha esordito monsignor Moretti – non è seguire ideologie e filosofie ma è l’esperienza di un incontro dove c’è uno sguardo che parla, eloquente, lo sguardo di Gesù che incontra Matteo. C’è anche la parola “seguimi”: è sequela, oltre che accoglienza; è mettersi sulla strada di Gesù che Dio ci manda come Salvatore. Gesù si fa carico della povertà, delle contraddizioni, della schiavitù del peccato ma lo fa per rompere queste catene. Il Signore vuole condividere soprattutto grazia, cioè la possibilità di rinmovarci. Come dirà Nicodemo, per vivere di nuovo e vivere la vita come vita nuova. Questo è quello che faceva il Signore. E noi? Ecco la sfida. Noi sappiamo – e lo crediamo fermamente – che Gesù ha vinto la morte e continua ad essere il vivente, il presente nella storia, la storia della nostra vita. Questa esperienza ci può e ci deve appartenere oggi. Siamo dentro la stessa avventura. Non siamo noi che possiamo dare l’appuntamento a Lui. E’ Lui, Gesù, che ha creato le condizioni per accoglierlo, attraverso i segni sacramentali. E’ l’esperienza che ci dà la possibilità di rinascere a vita nuova. Senza eucarestia, non ci sono vita e fede cristiana. Gesù non è ricordo ma colui che condivide la storia, perché la mia insieme alla sua possano essere storie di salvezza. Io artefice insieme a Lui”. Insomma, anche quest’anno, San Matteo non ha deluso le aspettative dei fedeli. Sarrà perchè “Salerno è mia ed io la difendo”, forse la più importante testimonianza per tutti i salernitani.

La banda di Vietri sul Mare ha accompagnato la processione

Il Gran Concerto bandistico di Vietri sul Mare ha onorato della sua presenza la solenne processione di San Matteo. Guidati dal maestro Aniello Ronca, i musicisti hanno accompagnato – con la loro musica – i santi dall’uscita del Duomo, lungo tutto il centro storico fino al ritorno in Cattedrale. Un momento emozionante non solo per chi ha accompagnato, musicalmente parlando, i fedeli in un giorno così importante per i salernitani ma anche chi ha avuto il piacere e l’onore di poterli ascoltare.




La giornata del Santo patrono tra sacro e profano

Olga Chieffi

Il campanone del duomo, questa sera, intorno alle 18 annuncerà l’uscita della processione, in sul calar del sole. Nell’aurea di rigidità e di falso ordine, dopo i numerosi labari delle associazioni di volontariato e quelli trapunti d’oro delle confraternite, tra autorità civili e religiose, San Matteo, unitamente ai Santi Martiri salernitani, Gaio, Anthes, Fortunato, il papa illuminato San Gregorio VII e San Giuseppe, saranno portati in “paranza”, per le strade del centro storico. Nella mattinata, dopo le sante messe previste ogni ora sin dalle ore 6,30 per poi ascoltare alle ore 10,30, il Solenne Pontificale presieduto dall’Arcivescovo Luigi Moretti, l’addobbo floreale delle statue, evocanti simboli religiosi o della città, la sfilata, alle ore 18,30, con le “paranze”, una specie di clan, quasi inaccessibile. Arduo riuscire a “mettersi sotto un santo”, i posti si tramandano di padre in figlio da generazioni. Infatti, scorrendo le liste dei portatori ci si imbatte in cognomi antichi del porto e del mercato di Salerno, i Coscia, i D’Agostino, i Grillo, i Collaro, i De Martino che riservano i posti ai propri parenti, ma se non sei del giro, si può chiedere di portare una statua per sciogliere un voto o una grazia, riconsegnando prontamente il “posto” l’anno successivo. Movimenti danzanti per le prime tre statue, i “Salerni sanctorum martyrum Fortunati, Caii et Anthes sub Diocletiano imperatore et Leontio proconsole decollatorum” (“Martylogium Romanum”), i tre martiri condannati al tempo di Diocleziano, poiché Fortunato s’era rifiutato di adorare Priapo anche a nome di Gaio e Ante, riaffermando la vera fede nell’unico Dio, indi esposti all’offesa di fiere e uccelli rapaci, i quali, al posto di martoriare i loro corpi, li vegliarono, permettendo ai fedeli di dar loro degna sepoltura, edificando un tempio che li ricordasse sul luogo stesso del martirio presso il fiume Irno. Le tre statue argentee aprono la processione del Santo Patrono e nell’immaginario popolare sono definite “e’ ssore e San Matteo”, per i loro volti efebici e i capelli lunghi sottolinenati i dolci lineamenti. Busti leggeri che sono stati costruiti nella prima decade del ‘700 e vengono fatti ondeggiare e fluttuare per l’intero cammino. Segue la preziosa statua di San Gregorio VII, risalente al 1742, papa morto a Salerno nel 1085, durante il suo esilio. Da lui fu consacrata, nel 1804, la Cattedrale costruita da Roberto il Guiscardo e dedicata a San Matteo. Santo stimato e adorato peril suo rigore morale, il suo spirito di sacrificio e il tenore rigido della sua vita, tanto che pare che, nel suo esilio salernitano, non abbia accettato l’ospitalità nella reggia del Guiscardo, anche per la condotta non certo esemplare del principe normanno, abbandonandosi al fascino del richiamo del vicino monastero di S. Benedetto dal momento che egli viveva profondamente la spiritualità benedettina e anche da papa indossava l’abito monastico. Nel silenzio del monastero egli scrisse la sua ultima enciclica, piena di appelli accorati e profetici, in cui egli vide la Chiesa « libera, casta e cattolica » da lui sognata e servita con immenso amore e indomito coraggio, “ ancora scossa e turbata dalle tempeste della storia, ma avviata verso il sicuro trionfo”. Dietro San Gregorio, avanzala statua lignea di San Giuseppe, che pesa ben 347 03 58 510 Amici di LeCronache www.cronachesalerno.it LeCronache sette quintali, il cui privilegio di “paranza” è dei facchini del mercato. Giuseppe è un santo di grossa tradizione liturgica, cui la popolazione è molto affezionata, in quanto patrono della “Buona Morte”. A chiudere la processione l’effigie di San Matteo, il telònes, il pubblicano, il gabelliere, redento autore del primo Vangelo, salvatore delle genti dell’Etiopia antica da draghi, ucciso mentre celebrava l’Eucarestia intorno al 69 d.C. Il miracolo più famoso del Santo, al quale dobbiamo la celebre statua bifronte, è quello di aver salvato Salerno dal terribile terremoto del 5 giugno 1688. Statua bifronte non certo per ricordare il carattere dei salernitani, un po’ voltagabbana, ma in funzione del doppio altare della cripta del duomo che favoriva la celebrazione simultanea di due messe. La statua di San Matteo è portata da lavoratori del porto, pescatori e pescivendoli, tra gli ex-voto spiccano le triglie e i tonnetti che pendono dalle sue dita, simbolo che la devozione della città al suo santo va ben oltre la terra, allargandosi al mare, a quel Mediterraneo che le sue spoglie attraversarono fermandosi miracolosamente sulla spiaggia di Casalvelino. Dopo la corsa liberatoria sulle scale, simbolo dell’infinito eccesso, di quel mistico venir meno, che oggi, come non mai, nel nostro annuale “ridire”, “ricordare”, c’appartiene, l’affidamento della cittadinanza a Matteo e ancora una messa in cripta. I fuochi che sigilleranno la festa civile sono stati affidati da un cartello di privati alla ditta Colangelo che ha sede in Avigliano in Basilicata, non lontano da Ruvo del monte




Niente processione show San Matteo è il protagonista

Andrea Pellegrino

Scherza con i fanti ma lascia stare i Santi. Un detto che racchiude tutto ciò che da qualche anno non accade a Salerno città in occasione della festa del suo Santo Patrono La festa da quattro anni è anticipata da polemiche, in pieno stile don Camillo e Peppone. Polemiche dal sapore politico più che meramente pratico. Sostanzialmente non si è mai capito con sia accaduto tra Vincenzo De Luca e Monsignor Luigi Moretti. Troppo riduttivo, ormai dopo anni e anni di braccio di ferro, puntare sul mancato ingresso della statua all’interno di Palazzo di Città nel giorno della processione. Troppo poco per una “guerra” che mantiene alta la tensione tra le due istituzioni. Troppo poco per rovinare una giornata simbolo per la città di Salerno, attesa fin da dopo ferragosto e considerata quasi come il capodanno della città, naturalmente con tanto di fuochi d’artificio. Insomma qualcosa deve essere accaduto quattro anni fa, quando improvvisamente Vincenzo De Luca, dopo aver affisso manifesti inneggiando all’orgoglio salernitano, disertò clamorosamente la processione, scatenando il caos, sfociato poi anche in una inchiesta giudiziaria, oltre al clamore mediatico senza precedenti. Da allora l’eterno tira e molla, perfino con la venuta di Vincenzo Napoli, alla guida del Palazzo. Solo qualche giorno fa l’ennesimo strappo, poi rientrato, dopo una clamorosa retromarcia del primo cittadino, costretto a riaprire le porte del Palazzo al Santo che è rimasto in esposizione per una giornata intera. Napoli, da buon sindaco non credente, alla processione non ci sarà, con la fascia che sarà affidata al vicesindaco Eva Avossa che sarà (o dovrebbe essere) accompagnata dal gruppo di consiglieri ed amministratori comunali che secondo propria scienza e coscienza parteciperanno alla processione. Altri tempi quelli di Vincenzo De Luca, dell’applausomentro, delle sfogliatelle lungo via Mercanti, del «tutti presenti» dietro al Santo. Anche per quest’anno da Palazzo c’è il libera tutti. Chi vorrà starà dietro al gonfalone, per gli altri non ci sarà nessuna ammenda. Anche quest’anno – fortunatamente – la processione show è stata rimandata. Semmai quando Vincenzo De Luca ritornerà alla guida di Palazzo di Città e Monsignor Luigi Moretti si godrà la pensione o un altro incarico (che attende ormai da tempo). Sempre che, naturalmente, San Matteo sia d’accordo. Buona festa a tutti.




Il sindaco Napoli ci riprova: no a San Matteo poi cambia idea e dice sì, ma resta l’amarezza

Erika Noschese

Passano gli anni ma la musica non cambia. E così, anche questo San Matteo 2018 non delude la aspettative di chi credeva, per ovvie ragioni, in una nuova polemica. L’ultima, se non altro per l’ordine cronologico, riguarda il sindaco Enzo Napoli e la sua “presa di posizione” circa la presenza della statua del santro patrono in quella che viene definita la Casa dei Cittadini. Una scelta approvata dall’arcivescovo Monsignor Luigi Moretti che ha così stabilito che il santo entrasse in Comune proprio questa mattina alle 10 per restarci fino alle 17. Una decisione che si è però scontrata con la ferma volontà del primo cittadino di Salerno che, a più riprese, ha dichiarato di volere la statua di San Matteo in Comune il giorno della solenne processione. Così, ha provveduto ad inviare una lettera a Moretti. Missiva ricevuta ma “cestinata”. Nessu ingresso a Palazzo di Città il 21 settembre, nessun inchino. Stop, dunque, alle vecchie tradizioni che in più occasioni hanno spaccato l’opinione pubblica, costretta a scegliere tra le istituzioni religiose e quelle politiche. Un momento di rabbia per il sindaco Napoli che in un’intervista rilasciata a Telecolore ieri ha dichiarato: «Se il Santo non può entrare in Comune il giorno della processione, allora non entrerà neanche tre giorni prima», motivando il tutto con un’inverosimile aggravio di costi che l’amministrazione comunale dovrebbe affrontare, avendo già provveduto ad un vasto programma per festeggiare degnamente il santo patrono della città. Festeggiamenti senz’altro degni, motivazioni un po’ meno. Scelta del sindaco tutt’altro che apprezzabile. Le voci di un probabile annullamento della visita del santo in Comune aveva messo in allarme i cittadini. Don Michele Pecoraro, guida del Duomo di Salerno, ha prontamente smentito il tutto, spiegando che subito dopo la decisione di Enzo Napoli c’era stato un nuovo incontro con ilo sindaco e l’allarme era rientrato. «E’ stata una decisione affrettata quella del sindaco. La statua entrerà in Comune proprio come avevo progettato e come scritto sul manifesto», ha infatti dichiarato il sacerdote confermando però che i rapporti con le istituzioni politiche restano tutt’ora molto tesi, nonostante il cambio di idee. “Il Comune di Salerno, dopo ulteriori incontri con la Curia, l’ultimo in queste ore, conferma l’appuntamento in uno spirito di pacificazione”, hanno reso noto da Palazzo di Città.” Tuttavia, non possono nascondersi perplessità ed amarezza per le polemiche di questi giorni ed il rincorrersi di voci che avrebbero potuto turbare la gioia che deve ispirare tale giornata – ha poi aggiunto il sindaco Napoli attraverso una nota – Pur rispettando l’autonomia dell’Autorità Ecclesiastica, la Civica Amministrazione ribadisce il suo prioritario impegno per difendere le consolidate tradizioni identitarie del Popolo Salernitano ed esprime stupore e rammarico per la scelta, perlomeno discutibile, di consentire l’ingresso del Santo a Palazzo di Città, casa di tutti i cittadini, in un giorno feriale e di impedirlo durante la solenne processione. Il Comune di Salerno invita tutti i salernitani a stemperare queste tensioni in onore dell’amato Patrono”. Insomma, ancora una volta Napoli ha tentato di imitare il suo predecessore, il governatore De Luca. Ma anche questa volta il risultato è stato dei peggiori, a testimonianza, forse, dell’incapacità di Enzo Napoli nel prendere una presa di posizione netta che gli avrebbe sicuramente valso critiche ma che avrebbe dimostrato di “volere rispetto”. Salerno è sua, di De Luca s’intende. E Napoli non può far altro che accettare questa realtà. I suoi tentativi di imitare “lo sceriffo” falliscono miseramente. San Matteo, intanto, continua ad essere motivo di discordia tra Chiesa e Comune. Ora, non resta che attendere cosa accadrà il giorno dei solenni festeggiamenti che si concluderanno alla mezzanotte in punto con dei fuochi d’artificio che godono anche del contributo dell’amministrazione comunale




San Matteo alla riscoperta della tradizione

Matteo Maiorano

«Abbiamo voluto fortemente che San Matteo partisse da qui, luogo dei martiri salernitani. Il nostro obiettivo è arrivare al cuore della nostra comunità». Centinaia di fedeli ieri pomeriggio hanno riempito i giardini di “Forte La Carnale” per accompagnare idealmente la statua dell’apostolo dentro la chiesa di Santa Maria ad Martyres, dove la riproduzione del santo resterà per tre giorni, prima di spostarsi verso la parrocchia di Gesù redentore nel quartiere Pastena. E’ ufficialmente partita la marcia di avvicinamento verso la festa del santo patrono di Salerno. «Ho voluto fortemente che la statua di San Matteo iniziasse la pelegrinatio cittadina dai giardini de “La Carnale”, luogo in cui vengono venerati la vergine santa ed insieme i tre martiri salernitani, Ante Caio e Fortunato, assassinati ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano». Visibilmente soddisfatto della massiccia risposta da parte della cittadinanza alla celebrazione don Michele Pecoraro. Il parroco ha spiegato le motivazioni che ho hanno spinto a voler iniziare il percorso, che quest’anno toccherà interi quartieri della città, proprio nei pressi della foce del fiume Irno: «E’ qui che i nostri martiri vennero decapitati, tra la stazione e la parrocchia di Torrione. All’inizio del 4 secolo questi giovani, pane di casa nostra – come ama definirli il parroco del duomo di Salerno – offrirono la propria vita nella testimonianza più coraggiosa. Preferirono rinunciare alla loro vita nel fiore della giovinezza, per confondersi nell’eterna giovinezza di Cristo». Missione delle celebrazioni di questi giorni la riscoperta della memoria collettiva: «Abbiamo voluto che Matteo abbracciasse i suoi fratelli. Rievocare la memoria storica e religiosa della nostra comunità penso sia un’iniezione profonda di carica, amore, fiducia e forza, perché possiamo vivere oggi la nostra testimonianza, ovvero il nostro martirio, il nostro sì incondizionato a Cristo Gesù, che il vangelo ci annuncia continuamente, attraverso il loro esempio. Non vorrei cadere nella poesia e nel sentimento – prosegue Pecoraro – ma vorrei davvero che il sangue del sacrificio dei nostri martiri sgorgasse nelle vene della chiesa. Vorremmo che questa testimonianza di amore e immenso sacrificio sia da esempio anche per noi che governiamo la sfera spirituale. Troppe volte anche noi ci sentiamo fragili ». Dopo il rito di incensazione che ha inebriato i fedeli, i portatori hanno condotto la statua all’interno della Chiesa di Santa Maria ad Martyres, dove è stata condotta la consueta messa serale. «Non riusciamo ad affrontare l’ateismo pratico di oggi. Ecco perché abbiamo voluto che Matteo visitasse la nostra città tutta perché potessimo noi capire la bellezza del nostro sì incondizionato al vangelo, a quel vangelo scritto con l’inchiostro ed «il sangue» ha asserito il parroco alla fine della celebrazione.

Foto a cura di G.Gambardella




Enzo Napoli s’affida a San Matteo Si torna alle origini: 21 opere per il 21

Andrea Pellegrino

Quest’anno a San Matteo è richiesto uno sforzo in più: il rilancio dell’amministrazione comunale di Salerno. Sindaco, giunta e maggioranza s’affiderebbero, infatti, al Santo Patrono per portare la pace a Palazzo di Città. In compenso, è già stato programmato e presto dovrebbe essere annunciato un vecchio rituale in omaggio al Santo: le ventuno opere per il ventuno di deluchiana memoria. Uffici ed amministrazione comunale sarebbero già al lavoro per stilare il programma dei 21 interventi da presentare alla città. A quanto pare, anche le coperture economiche sarebbero state già individuate in bilancio. Perlopiù si tratterebbe di interventi di manutenzione, soprattutto dei parchi cittadini (con sguardo particolare a Mercatello e Pinocchio), sagrati di chiese cittadine e un maxi piano per il riasfalto di alcune strade del capoluogo. Il tutto condito da una ritrovata armonia con Monsignor Moretti che quest’anno dovrebbe cedere sul percorso e far ritornare San Matteo nell’atrio di Palazzo Guerra nel giorno della processione. Anche sui fuochi d’artificio l’accordo sarebbe stato già trovato. Insomma, tutto lascerebbe presagire il meglio per quanto riguarda la festa religiosa e civile più attesa dell’anno per i salernitani. A Palazzo di Città, il 21 settembre dovrebbe essere il nodo di svolta. Sul tavolo ci sono ancora spinose questioni ed angoli da smussare in maggioranza. A partire dal caso “Davvero Verdi”che ha rinviato la crisi e la conseguente discussione a settembre. In ballo ci sarebbe sempre la richiesta di azzeramento dell’esecutivo cittadino e di rilancio, dunque, dell’azione amministrativa e politica della squadra Napoli. Obiettivo non facile da raggiungere. Tra le priorità c’è anche un’altra crisi da superare: quella della macchina amministrativa e del possibile cambio dei vertici dirigenziali. Per ora è già toccato ad Alberto Di Lorenzo, che da superdirigente è ritornato ad occuparsi del solo settore attività produttive lasciando il mega ufficio staff ad Enzo Luciano. Pare che Di Lorenzo abbia già sbaraccato l’ufficio – non senza malumori – e salutato i suoi collaboratori. Ma ci sono altri due avvisi di sfratto: il primo riguarda Elvira Cantarella che dovrebbe lasciare il comando dei vigili urbani all’ex questore Pasquale Errico; il secondo riguarda Luca Caselli, dirigente del settore ambiente che negli anni ha seguito i casi più spinosi. Ma al momento mancherebbe il sostituto. La prima riunione della maggioranza è fissata per domani: si parlerà di viadotto Gatto e dell’ipotesi di ripristino del doppio senso di circolazione in via Benedetto Croce. Soprattutto per quanto riguarda quest’ultimo aspetto non tutta la maggioranza è favorevole. Ma probabilmente il primo responso si avrà venerdì quando De Luca tornerà al Genio Civile per i consueti appuntamenti salernitani.