Scafati. Terrorismo, indagati due fratelli marocchini per terrorismo internazionale.

Di Adriano Falanga

Dopo il blitz dei Ros sezione antiterrorismo del 25 agosto, continua la nostra inchiesta sul tema immigrazione a Scafati.

<<Non siamo terroristi. Siamo profondamente e convintamente lontani da certe idee sovversive e criminali. Mai avuto nessun contatto o pensato di averne, con persone in qualsiasi modo vicine all’Isis o a cellule jihadiste. Siamo in Italia per lavorare onestamente>>. Così i fratelli marocchini Bakhada Soulaimane, 25 anni e Bakhada Abdelghani, di 27. Sono loro i destinatari del blitz compiuto lo scorso 25 agosto dai Ros di Salerno, nell’ambito di un’operazione voluta dalla Procura di Salerno, sezione distrettuale Antiterrorismo, pubblico ministero Silvio Marco Guarriello. Un blitz che ha fatto molto scalpore a Scafati, dove risiede una comunità marocchina tra le più numerose della Campania. I fratelli Bakhada sono difesi dall’avvocato Ludovico Fattoruso (in foto), ed è a lui che hanno affidato anche l’incarico di fornire la loro spiegazione dei fatti. <<I ragazzi sono molto spaventati per l’etichetta che si portano addosso. Hanno preso le distanze in maniera decisa e inequivocabile da posizioni estremiste – spiega il legale – e attendono con fiducia l’esito delle indagini che li vede coinvolti, anche alla luce delle verifiche del materiale sequestrato presso la loro abitazione>>. Al momento, i due sono finiti sul registro degli indagati con l’accusa di terrorismo internazionale. Per Abdelghani è scattato il foglio di via in quanto ha precedenti penali alle spalle e documenti non in regola mentre il fratello Soulaimane, regolare permesso di soggiorno ma di fatto senza fissa dimora, l’obbligo di non lasciare l’Italia.

L’inchiesta si scopre essere partita già da mesi indietro, quando lo scorso mese di marzo a carico di Abdelghani furono riscontrati file inerenti foto, immagini e simboli relativi al conflitto civile in Siria oltre a materiale di propaganda non solo riconducibile allo stato islamico dell’Isis, ma anche relativo a milizie jihadiste e del” esercito libero siriano”. Al principio dell’estate in corso Soulaimane assieme ad un altro fratello è rientrato in Italia dopo essere stato all’estero. Una condotta che ha insospettito le autorità italiane, ed è sempre quest’ultimo che, secondo un’informativa dei Ros, potrebbe essere a conoscenza di possibili attività terroristiche, in quanto, intercettato con un suo conoscente, pare avesse preannunciato attentati alcuni verificatisi e altri in effettiva preparazione. Da qui è scattato il blitz del 25 agosto, presso l’abitazione dei due in località San Pietro. <<In questa occasione i miei assistiti hanno fornito piena collaborazione agli inquirenti, consegnando tutto ciò che è stato trovato e ritenuto utile ai fini delle indagini>>. Nel dettaglio, sono stati requisiti diversi cellulari, documenti, e alcune schede telefoniche di diverse utenze. L’esame di questo materiale chiarirà l’eventuale esistenza di legami con cellule del terrore mentre per quello sequestrato a marzo relativo al conflitto in Siria, l’avvocato Fattoruso spiega: <<E’ materiale informativo. L’interessato lo deteneva per fini personali, per tenersi aggiornato su quanto accadeva nel mondo. Nessun scopo illecito, e nessun contatto con frange terroristiche. Siamo certi che presto tutto sarà chiarito>>.

IL TERZO FERMATO, NON INDAGATO

Un terzo marocchino il 25 agosto è stato perquisito e sottoposto a verifiche, ma ufficialmente non è indagato e non risulta destinatario dell’informativa. A Scafati lo conoscono con il nome italiano di “Emilio”, ambulante di 33 anni. L’uomo abita nelle immediate adiacenze dei fratelli Bakhada, e il suo nome è stato fatto dal proprietario di entrambi gli immobili in via Pietro Conte, in quanto, a suo dire, sarebbe stato proprio “Emilio” a presentargli i fratelli. Sottoposto a perquisizione, i militari hanno riscontrato diversi documenti di altri marocchini non presenti in quel momento, una somma di denaro di 1.340 euro (frutto del lavoro da ambulante e pronto per essere inviato ai parenti in Marocco) e diverse schede telefoniche. Nulla è stato però portato via. “Emilio” ha spiegato agli agenti di essere istruttore di pugilato e conosceva da tempo Abdelghani, in quanto si allenava nella stessa palestra di arti marziali di Scafati. Anche questi fa sapere, tramite il legale Ludovico Fattoruso, di essere distante, sia ideologicamente che fisicamente, da ambienti riconducibili a frange terroristiche di matrice islamica.

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Nocera Inferiore, Voto in cambio di soldi e piaceri: Quattro gli arresti, tra questi i candidati Ciro Eboli con il centrodestra e Carlo Bianco con il centrosinistra

Pina Ferro

 

Un voto in cambio di 50 euro. Escamotage che non è servito alla rielezione ma che lo ha fatto finire nella rete della giustizia. L’asse politica e clan è stato bloccato al- l’alba di ieri dai carabinieri del Ros (reparto operativo speciale) del co- mando provinciale di Salerno. Quattro le persone finite in ma- nette con l’accusa a vario di titolo di associazione mafiosa, scambio elettorale politico mafioso ed estorsione. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip del tribunale di Salerno su richiesta del pm Senatore della Dda. Nel corso dell’operazione sono state effettuate anche perquisizioni a carico di altri 19 indagati per il reato di corruzione elettorale. Al centro delle indagini del Ros i clan camorristici operanti nel- l’Agro nocerino sarnese e, in particolare, i loro interessi nel settore imprenditoriale. Uno il clan in particolare quello facente capo ad Antonio Pignataro. L’indagine è partita nel 2016 e prosegue quella che ha visto finire agli arresti i giovani protagonisti delle nuove leve criminali cittadine quelle che avevano animato la guerre per lo spaccio tra settembre e novembre dello scorso anno e riconducibili in parte ai fratelli Cuomo (Luigi cuomo è il cognato di Ciro Eboli). Seguendo queste indagini, gli uomini del colonnello Mabor sono risaliti al personaggio chiave dell’inchiesta, Antonio Pignataro tra gli ideatori dell’omicidio di Simonetta Lamberti vittima involontaria dell’agguato orchestrato nel 1982 a Cava de’ Tirreni per uccidere il padre il giudice Alfonso Lamberti, procuratore di Sala Consilina. L’uomo era agli arresti domiciliari per motivi di salute. Antonio Pignataro, detto “Zio Antonio” era riuscito a creare un nuovo nucleo associativo operando «dal balcone di casa». L’ordinanza è stata inviata anche al prefetto di Salerno per quanto di sua competenza e valutare tutti gli aspetti relativi all’inquinamento eventuale dell’attività amministrativa cittadina e della politica, trasversale alle ultime elezioni e che riguarderebbe «un sistema diffuso e trasversale a diverse formazioni politiche». L’obiettivo del clan era quello di realizzare un progetto di loro interesse per la mensa della Caritas, attraverso il cambio di de- stinazione d’uso di un terreno, cambio che sarebbe avvenuto at- traverso una delibera di giunta. Interessamento avvenuto tramite il vicesindaco della Giunta Romano Antonio Cesarano (e uno dei punti di riferimento dei Riformisti per Nocera che aveva appoggiato la coalizione Torquato nel 2012), il suo amico e candidato della lista Carlo Bianco.Nell’ultima tornata elettorale ‘Zio Antonio’ si è impegnato in prima persona per accrescere i voti di degli arrestati Ciro Eboli e Carlo Bianco. Il quarto ar- restato, Luigi Sarno avrebbe pro- curato voti al candidato Nicola Maisto, eletto nelle fila di Uniti per Torquato: Sarno era destinato agli arresti domiciliari ma, grazie al rinvenimento di cocaina nella sua disponibilità è finito in carcere.

 

Antonio Pignataro, il killer di Simonetta Lamberti condannato e liberato

Si era detto pentito per avere ucciso quella bambina di 11 anni, Simonetta Lamberti, tanto da accusarsi di aver fatto parte del commando. E così, l’anziano criminale era stato condannato a 30 anni di reclusione. Antonio Pignataro noto boss della Nuova Camorra Organizzata a Nocera Inferiore e che per un periodo era transitato anche nella Nuova famiglia, quel ultimo omicidio non lo poteva dimenticare. Ma poi, ottenuti gli arresti domiciliari, era tornato ad avere un ruolo di preponderanza nel panorama criminale e sociale di Nocera Inferiore tanto da volersi occupare di affari e di altre vicende compreso gli appoggi alla politica. È così, come hanno riferito gli stessi inquirenti, ha inventato la «camorra dal balcone», un modo nuovo che sottolinea come gli arresti domiciliari, in alcuni casi, non siano con- cedibili a persone con un curriculum pericoloso come quello di Pignataro, pure se ammalato, e che questi devono essere trascorsi eventualmente in case di cura cura, comunque lontano dal territorio che hanno contribuito con le loro malefatte a distruggere.  Un cattivo esempio anche per altri componenti della famiglia, Pignataro, come lo è stato per il figlio Alessandro. Il giovane era av- viato su una strada diversa rispetto a quella del genitore ma già nel novembre 2015 era stato arrestato per furto di pneumatici a Batti- paglia e l’anno successivo condannato per per due rapine commesse tra Nocera Superiore a Cava de’ Tirreni. Insomma l’approssimarsi dell’uscita del genitore aveva avuto probabilmente un effetto deleterio anche sui familiari. Va ricordato che Nocera Inferiore come in altre realtà dov’è la ca- morra è stata molto presente, la liberazione di taluni criminali sol- lecita sempre le fantasie delle nuove leve delinquenziali e rappresentano un punto di unione e di raccordo tra vecchie e nuove leve criminali. Per questo sarebbe necessario scontare le pene lontano dalle pro- prie città o quantomeno in luoghi protetti e non accessibili a un vasto pubblico soprattutto quando i condannati hanno molti anni di reclusione da scontare e hanno un indubbio “cursus honorum” che può diventre un’arma per realizzare nuove strategia appena li- beri. Deve essere chiaro sempre e comunque chi commette gravissimi delitti va carcerato.

Ecco il modus operandi di “Zi ‘ntonio”

Spedizioni punitive, atti intimidatori, rapine, richieste di sconti su forniture e di assunzioni. Era attra- verso queste pratiche che Antonio Pignataro, alias Zio Antonio stava imponendo il proprio volere sul territorio di Nocera Inferiore, forte del suo passato. Per affermare il suo potere Zio Antonio si avvaleva di Ciro Eboli, Guerino Prudente, Aristide Castro e di certo France- sco (ancora non identificato. I quattro erano gli esecutori materiali degli ordini impartiti dal boss ristretto ai domiciliari. Pignataro era pronto a tutto per affermare la propria volontà o, punire sgarri subiti non solo da lui ma anche dai suoi familiari. Basti pensare alla spedizione punitiva posta in essere nei confronti di Y.S., reo di aver aggredito e picchiato il figlio di An- tonio Pignataro, Alessandro durante un incontro della Nocerina Calcio. Zio Antonio aveva programmato anche, insieme a Domenico Orsini (altro nome noto) delle ritorsioni ai danni di “Peppe fallit” ed altri collaboratori di giustizia. Ma a Pignataro ci si rivolgeva anche per “rimettere a posto” certe situazioni. E’ il caso di quando Pignataro intervenne nei confronti di una famiglia per far desistere un parente dall’occupare abusivamente una casa che era nelle disponibilità di altro soggetto; e ancora per difendere una donna dall’aggressione subita. E, fu incaricato R.A. a recarsi presso la Nocerina Calcestruzzi per rappresentare che dietro la forni- tura di calcestruzzo vi era in realtà Pignataro e per questo doveva praticare uno sconto. Una volta Carlo Bianco e Luigi Sarno arrivarono a pianificare una rapina ai danni dei coniugi Vastola. Si trattava di una punizione per aver subito un torto sul luogo di lavoro. Infine Antonio Cesarano si interessò per conto di Pignataro di procurare un lavoro presso una cooperativa comunale di Nocera ad una giovane donna.

 

L’interessamento per l’“opera pia”: Bianco, Cesarano, Eboli e Pignataro tesi a far realizzare una casa famiglia della parrocchia, in cambio dei voti del clan

 

«Vedi che quella cosa (la delibera di giunta comunale, ndr) è stata votata, ho chiamato a… e gli ho detto che voglio una copia di quella delibera… la devi far vedere a zio Antonio e un’altra devo portare al prete. Io la parola mia l’ho mantenuta… questa è la dimostrazione eccola qua la delibera firmata». E’ questa l’intercettazione dei Ros che inguaia Carlo Bianco, che nel maggio scorso era ancora consigliere comunale. Bianco era a telefono con l’amico di sempre e suo grande sostenitore politico, Antonio Cesarano, già vicesindaco con la giunta del sindaco Antonio Romano. I due a telefono parlano della delibera della giunta comunale di No- cera Inferiore, del 16 maggio scorso. Per questa vicenda sono indagati per scambio elettorale politico-mafioso sia Cesarano sia Bianco ma anche Ciro Eboli e Antonio Pignataro, “zi Antonio”, che voleva rivestire il ruolo di criminale di peso atteso il suo passato.

La vicenda al centro dell’inchiesta è la richiesta del cambio di destina- zione d’uso di un terreno a Montalbino.

Secondo l’accusa, Carlo Bianco (candidato nella lista “Moderati per Torquato”  elezioni del 11 giugno scorso) avrebbe accettato da Antonio Pignataro la promessa di procurare voti (pare un centinaio) con la forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva dal nome che questi ha in quanto appartenente alla Nuova Camorra Organizzata la Nco di Raffaele Cutolo e la sua fama di pluriomicida. In cambio, Bianco si sarebbe interessato al cambio di destinazione d’uso di un fondo ubicato nella vicinanze della proprietà della diocesi di Nocera Inferiore sul quale doveva essere realizzato un edificio da destinare a mensa Caritas rispetto alla cui edificazione aveva interesse Pignataro e Ciro Eboli (attivo nella comunità parrocchiale della zona), grazie anche Antonio Cesarano che avrebbe avuto lo specifico compito di fungere da tramite tra Bianco e Pignataro che era agli arresti domi- ciliari.

La ricostruzione

Il sacerdote della parrocchia di San Giuseppe, don Alfonso Santoriello, il 15 ottobre scorso, aveva scritto al sindaco: « vengo a lei con la pre- sente, dettata dalla necessità del servizio pastorale che come par- roco svolgono nella parrocchia di San Giuseppe che abbraccia la fa- scia periferica di Nocera Inferiore dal rione Calenda fino alla zona di Montevescovado, per chiedere alla S.V.I. di poter beneficiare di una va- riante al Puc per il fondo limitrofo alla parrocchia suddetta. Si rende necessario un ampliamento delle strutture per le Opere Parrocchiali perché sono molte le richieste e pochi gli strumenti. Già da anni sia con gli operatori pastorali, sia con i giovani dell’associazione caritativa San Giuseppe ci siamo adoperati a soddisfare i bisogni del suddetto quartiere, perché sprovvisto di una casa di accoglienza una mensa e sale di catechismo e multimediale, dicevo da anni provvediamo in silenzio, senza lucro e nessuna pretesa dai vari enti, a sostegno di famiglie svantaggiate, al recupero scolastico dei bambini disagiati con attività di doposcuola e attività ludico-ricreative. Siamo in attesa di acquistare un fondo terreno rudere confinante sul lato nord con la proprietà della parrocchia. E, l’ampliamento e fondo esistente, consentirebbe la realizzazione delle suddette opere e faciliterebbe anche lo smalti- mento delle acque reflue dell’attuale chiesa parrocchiale nella fogna comunale in virtù di un avvicinamento al punto ottimale dimissione». L’area in questione è destinata ad area per verde urbano e non sono possibili gli interventi richiesti dal parroco visto il Puc in vigore. Il vescovo monsignor Giuseppe Giudice in una lettera del 9 maggio scorso, indirizzata al sindaco Manlio Torquato, in occasione della festa del Santo Patrono, scrive al Comune di Nocera Inferiore esprimendo parere favorevole alla richiesta inoltrata dal parroco e lo autorizzava la presentazione di un progetto corredato di quanto necessario.

Il 16 maggio scorso, vista la richiesta del parroco e la nota del ve- scovo, oltre al valore sociale dell’iniziativa indirizzati alle persone svantaggiate, la Giunta comunale ha dato il via libera alla valutazione della proposta del sacerdote, che a sua volta, qualora fosse stata positiva, necessitava del- l’approvazione del consiglio comunale. La Giunta ha deliberato un atto d’indirizzo ai funzionari responsabili degli uffici di piano e di area privata per l’avvio di un del procedimento di formazione ed eventuale approvazione della variante al Puc riguardo la richiesta don Alfonso Santoriello. Nella de- libera l’indirizzo la giunta evidenzia che vanno comunicate a tutti i soggetti interessati a partecipare l’avvio del procedimento, che è necessario verificare con l’ufficio preposto la sostenibilità ambientale della variante. Una variante che poi dovrà essere approvata dal consiglio comunale, a quel punto dal successivo a quello ormai “scaduto”.

Il ruolo

Bianco, a suo dire, si sarebbe interessato alla vicenda che, dalla documentazione in delibera, risulta sponsorizzata dal vescovo (tanto da scrivere al sindaco nel giorno solenne del santo patrono) e chiesta dal parroco. Una delibera che, in realtà, avviava solo un procedi- mento di valutazione e non era già il cambio di destinazione d’uso da verde pubblico a quello necessario per l’opera parrocchiale. Per questo suo presunto interessamento, Bianco si sarebbe aspettato i voti procuratigli da Pignataro che alla fine non sarebbero arrivati (da consigliere uscente, Bianco prese solo 137 voti) tanto da gridare al tradimento e prendersela con i “correi” dopo le elezioni. Sinceramente è poco credibile che fosse necessario un intervento di Bianco dopo una richiesta al cattolico Torquato da parte del vescovo che “raccomandava” un’opera di valore sociale in una delle zone più disagiate della città. Comunque sia, rimane gravissimo per un cittadino normale e ancor più per un consigliere comunale, anche il semplice aver avuto a che fare con un camorrista come Pignataro, figuriamoci fare un patto per avere i voti. Che siano arrivati o meno questi voti, per Bianco o Eboli (qualora risultassero provate le accuse) la vicenda sarebbe gravissima e senza appello.

 

50 euro a chi aveva votato quegli “Uniti per Torquato”

Erano Rocco Sileo e Luigi Sarno ad avere il compito di reclutare gli elettori, di suggerire il nome del candidato da votare, nel dare loro istruzioni su come documentare il voto dato e, all’esito, nel remunerarli su espressa richiesta di Nicola Maisto, candidato al consiglio comunale alle elezioni amministrative 2017 ed eletto nelle lista “Uniti per Torquato”. Sileo e Sarno nella giornata delle elezioni effettua- vano elargizioni di denaro a fa- vore di chi, essendosi recato alle urne, documentava di aver dato la preferenza ai candidati indicati. Nel dettaglio a tale Gennaro detto “piedone” recatosi al voto intorno alle ore 12,50 A.C., S,C, e E.C, e della cugina di queste ultime A.E. per l’importo di euro 40 ciascuna; a M.G.R. alla madre di quest’ultima al fratello Alfonso per l’importo di euro 40 ciascuno. L’inchiesta in ogni caso prosegue e non si escludono ulteriori sviluppi, tali da renderla ancor più clamorosa.

 

 

 

Il primo blitz del dicembre 2016 denominato “Un’altra storia”, dai capi ai pusher ai picchiatori

Droga, l’indagine continua sulle tre gang dello spaccio Gli organigrammi decimati dagli arresti tra Nocera e l’Agro

di Riccardo Finzi

NOCERA INFERIORE – L’indagine nasce come proseguimento di “Un’altra storia” che lo scorso dicembre, portò in carcere i fratelli Michele (37enne) e Luigi Cuomo (33enne), il 44enne Mario Passa- mano, il 29enne Antonio De Na- poli, il 32enne Luigi Vicidomini, il 31enne Domenico Rese, il 43enne Leontino Cioffi, il 40enne Diego Landino, il 35enne Mario Comitini, i fratelli Francesco D’Elia (35enne detto “Checchetto” o “checchecco”) e il 33nne Mario, il 33enne Marco Iannone (detto “Marchitiello ‘o stallone), il 24enne Mario Tortora (detto “Mario sce- sce”), il 38enne Camillo Fedele (detto “bicchierino”), il 27enne Giuseppe Abate, i 46enni Giuseppe Bergaminelli e Giuseppe Stanzione, il 33enne Riccardo Siani, il 27enne Carmine Cuomo e il 33enne Giuseppe Petti, tutti di Nocera Inferiore e il 41enne Raffaele Mellone di Pagani. Sono accusati di associazione per associazione di stampo camorristico Michele e Luigi Cuomo, Mario Passamano, Antonio De Na- poli, Domenico Rese, Luigi Vicido- mini, Leontino Cioffi, Raffaele Mellone, Diego Landino, Mario Tortora e Marco Iannone. Sono accusati di associazione dedita allo spaccio di stupefacenti Mario e Francesco D’Elia, Marco Iannone, Mario Tortora, Camillo Fedele e Giuseppe Petti. Stessa contestazione per Giuseppe Abate, Giu seppe Bergaminelli, Giuseppe Stanzione, Riccardo Siani e Carmine Cuomo. Dei pestaggi sono accusati Michele Cuomo, Mario Comitini, Raffaele Mellone. Di Rissa sono accusati Iannone, Tor- tora, Fedele e Passamano. Tre le organizzazioni di spaccio che si fronteggiavano in città. Una è quella capeggiata da Michele Cuomo con il contributo di Mario Passamano, entrambi molto vicino al clan Contaldo di Pagani, ormai disciolto. Questo aveva base a Ca- sale Nuovo e prediligeva le piazze di spaccio di piazza del Corso e dei tre Casali oltre quella di Cupa del Serio. Un’altra quella tra Giuseppe Abate e Giuseppe Bergaminelli che aveva base a Piedimonte. Sempre a Piedimonte e a Cupa del Serio operavano gli “uomini” di Francesco D’Elia, “sopra alle palazzine”, via Filangieri, dove abitano, però anche i fratelli De Napoli, vicini ai Cuomo.




NOCERA/AGRO. Guerra del calcestruzzo: Arrestate cinque persone legate al clan Fabbrocino. I nomi

Cinque persone sono state arrestate in un’operazione dei Carabinieri dei Ros e del Comando provinciale di Salerno in un’operazione scattata all’alba per l’esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Salerno su richiesta della Dda in un’inchiesta sul «mercato del calcestruzzo». Secondo l’ipotesi degli investigatori, il gruppo agevolava il clan di camorra di Mario Fabbrocino, danneggiando gli imprenditori della zona- I reati contestati, a vario titolo sono associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alla commissione, mediante violenza, di incendi, estorsioni, rapina con sequestro di persona, furti, ricettazione e concorrenza illecita nel settore delle forniture di calcestruzzo.

A capo del gruppo – sempre secondo l’ipotesi investigativa – vi era l’imprenditore Mario Tedesco, di Nocera Superiore, che opera in tutta Italia, con ramificazioni anche all’estero, in particolare in Marocco, dal 2002. Le indagini sono state avviate dal Ros nel 2008 dopo l’incendio di numerosi mezzi d’opera, d’ingente valore, della Società Nocerina Beton di Nocera Inferiore, aggravata da episodi minatori ai suoi titolari. Secondo gli investigatori, il clan aveva un’ala operativa che si occupava di commettere danneggiamenti, minacce ed estorsioni, mentre un altro segmento era dedito ai furti, alle estorsioni (praticate con il metodo del cosiddetto «cavallo di ritorno») ed alla ricettazione. I dettagli dell’operazione verranno resi noti dal Procuratore Dott. Corrado Lembo durante la conferenza stampa indetta per le ore 12.00 presso i suoi uffici alla Procura della Repubblica di Salerno.

Comunicato carabinieri

Questi i nomi: Mario Tedesco di Nocera Superiore, Biagio Palumbo e Gaetano Antonio Galluccio

Alfonso Masullo e Francesco Marraconf-stampa

 




Operazione antiprostitruzione “Litoranea”: arrestato un rumeno che faceva prostituire la convivente

Questa mattina, a Napoli, presso lo scalo aeroportuale di Capodichino, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno e del ROS hanno intercettato, appena sbarcato da un volo di linea proveniente dalla Romania,  Gabriel DUMINICA 32enne rumeno, colpito da provvedimento cautelare della detenzione in regime di arresti domiciliari, poiché ritenuto responsabile del reato di “favoreggiamento e sfruttamento, in concorso, della prostituzione”.

Il provvedimento è stato emesso dal GIP presso il Tribunale di Salerno nell’ambito dell’attività investigativa che ha consentito di eseguire, il 16 aprile scorso, una misura cautelare personale emessa nei confronti di altri 15 indagati (8 in carcere, 1 agli arresti domiciliari e 6 obbligo di dimora), ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di “associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione”, “favoreggiamento e sfruttamento, in concorso, della prostituzione”, “lesioni personali aggravate e tentato sequestro di persona” e “tentata estorsione”.

 

L’indagine – avviata il 4 ottobre del 2014 a seguito di una rapina perpetrata, in località lido Lago del Comune di Battipaglia (SA), ai danni di una prostituta rumena alla quale era stata incendiata l’auto, seguita da una violenta aggressione nei confronti di una coppia di giovani del luogo appartati nelle vicinanza (Francesca GIANNETTO e Natalino MIGLIARO, quest’ultimo deceduto il 12 dicembre 2014, in conseguenza delle gravi lesioni  riportate) – è stata condotta congiuntamente dai citati reparti con metodi tradizionali e attività tecniche e ha consentito, in breve tempo, di individuare due aggregati criminali operanti sulla fascia costiera dei Comuni di Battipaglia (SA) ed Eboli (SA), uno composto da cittadini rumeni (MIREA Alin Georgian detto “Laurentiu”, MIREA Stefan Nicolae, TRANCA Adrian detto “Adi”, TURCIC Costica Ilie, DUMINICA Gabriel) con il supporto logistico garantito da due italiani (DAMIANO Mauro e LONGO Augusto detto “Musu Toni”), l’altro promosso e organizzato da cittadini albanesi (SULEJMANI Vilson, SULEJMANI Kristian, KECANAJ Nuard) con il concorso di un italiano (DI NAPOLI Davide).

 

Le investigazioni hanno consentito di stabilire che tutti gli indagati, in un clima di rispetto dei reciproci ruoli nel “controllo del territorio” favorivano e sfruttavano l’attività di prostituzione di diverse donne rumene (indicate nelle intercettazioni con l’appellativo di “pezza”, “cagna”, “maledetta”, “morta”), assicurando alle stesse “protezione” anche mediante il “supporto logistico” garantito dai tre italiani citati, dietro l’imposizione di un corrispettivo fissato nella metà di quanto ricavato da ciascuna di esse nell’esercizio del meretricio.

 

Le donne, inoltre, venivano avviate alla prostituzione in settori territoriali ben delimitati e stabiliti per accordo tra gli stessi sfruttatori: il tratto della SP175 “litoranea” a confine tra i Comuni di Eboli (SA) e Battipaglia (SA) era gestita dal distributore antistante il supermercato “A.L.D.I.” alla via Idrovora dagli sfruttatori rumeni, mentre da un’azienda agricola della contrada Spineta al ponte della località Lido Lago era controllata dal gruppo criminale di etnia albanese.

Tra gli stessi criminali vigevano pertanto rapporti di interazione e collaborazione concretizzatisi in reciproci favori sia sull’accompagnamento delle prostitute sia sulle ronde per garantire loro protezione, nonché sui diversi servizi logistici necessari al meretricio, con lo scopo di non far insorgere situazioni di conflitto e così trarre vantaggio dall’attività illecita.

 

Per quanto attiene gli aggregati di etnia rumena, l’attività investigativa ha consentito di disvelare nei particolari le modalità con le quali avveniva lo sfruttamento delle donne, che nel caso degli sfruttatori rumeni coincidevano con le compagne conviventi degli indagati, nei confronti delle quali venivano poste in essere continue gravi minacce, spesso accompagnate da violenze fisiche con cui i protettori si garantivano la completa sottomissione delle meretrici e la piena disponibilità delle aree di competenza rispetto a terzi, a clienti insolventi ovvero ad altre prostitute. Nel senso, ogni indagato svolgeva diverse mansioni nella conduzione delle attività illecite in argomento: è stato individuato, di volta in volta, chi si occupava del reclutamento delle prostitute anche in altre aree della penisola (TURCIC Costica Ilie, autotrasportatore), della protezione (MIREA Alin Georgian detto “Laurentiu”, MIREA Stefan Nicolae, TRANCA Adrian detto “Adi”, DUMINICA Gabriel, ciascuno per la “propria” donna), del supporto logistico (DAMIANO Mauro e LONGO Augusto detto “Musu Toni”, per fornitura di profilattici, bevande, cibi, recapiti di clienti e ricariche telefoniche), dell’accompagnamento da e per la piazzola assegnata a ciascuna dal protettore (oltre ai protettori, LONGO Augusto detto “Musu Toni”, dietro corrispettivo di 20 euro ciascuna), della vigilanza (oltre ai protettori, DAMIANO Mauro) per eludere l’intervento delle forze dell’ordine lungo il tratto litoraneo interessato ovvero per scongiurare problemi con terze persone (clienti insolventi o altri sfruttatori), tutti momenti propedeutici alla riscossione, in ultimo, dell’illecito profitto.

DUMINICA Gabriel, in particolare, faceva prostituire la convivente e ne pubblicizzava attività e prestazioni su diversi social network e siti di incontri, favorendo l’incontro con i clienti.

 

Per quanto attiene il gruppo criminale di etnia albanese, l’attività investigativa ha consentito di documentare l’esistenza di un vincolo associativo tra i sodali dediti allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione, evidenziato dal fatto che gli stessi, oltre ad accompagnare le prostitute sul luogo del meretricio preventivamente assegnato e a riaccompagnarle a casa, effettuavano una vera e propria vigilanza propedeutica sia a garantire la protezione alle donne (circa una decina, di etnia rumena) sia il controllo del territorio di competenza, ciascuno secondo specifici ruoli: i 4 indagati, infatti, disponevano di autovetture per i servizi logistici e di utenze cellulari dedicate al controllo, utilizzate anche per avvisare le prostitute della presenza di forze dell’ordine (particolare rilievo, nel senso, assume il ruolo di DI NAPOLI Davide, che in occasione di una rapina perpetrata il 25 novembre 2014 ai danni di una prostituta “protetta” dal sodalizio si trovava nella zona con precisi compiti di vigilanza). Inoltre, gli stessi si preoccupavano di fornire assistenza logistica alle “protette” e di dirimere le controversie che insorgevano a causa della presenza in zona di altre meretrici non sottoposte alla loro protezione, ovvero di clienti non ritenuti sicuri.

Il sodalizio criminale, per il “servizio” reso, tratteneva la metà del ricavato giornaliero dell’attività di meretricio.

 




Sequestro per un milione agli eredi Longo

 

BATTIPAGLIA. Nuovi sequestri a carico dei clan Maiale e Pecoraro. I sigilli dei carabinieri sono scattati nei confronti di due società e di 17 conti bancari, il tutto per un valore totale di circa un milione di euro. Nella mattinata di ieri, infatti, i carabinieri del Reparto operazioni speciali, coadiuvati da militari del Comando Provinciale di Salerno, hanno proceduto all’esecuzione del Decreto di confisca previo sequestro, ai sensi della normativa antimafia in materia di misure di prevenzione, emesso lo scorso 29 gennaio dal Tribunale di Salerno Sezione Misure di Prevenzione, in accoglimento di proposta avanzata dalla Procura della Repubblica preso nei confronti degli eredi del defunto Candido Longo di Battipaglia. Ai successori dell’uomo, come detto, è stata notificata la misura patrimoniale della confisca previo sequestro di due società (una impresa individuale nel campo agricolo denominata “Longo Candido” ed una società agricola ed agrituristica denominata “La Vecchia Fattoria srl” con annessa Lounge Farm) tutto sito a Battipaglia in via Tufariello e 17 posizioni bancarie, per un valore complessivo di circa 1 milione di euro.

Come acclarato in sede processuale, Candido Longo negli anni 90 metteva a disposizione dei clan camorristici Maiale di Eboli e Pecoraro di Battipaglia la sua masseria per incontri o preparativi preliminari per la commissione di vari delitti, in particolare per il tentato omicidio di Antonio Ristallo ed il duplice omicidio di Barbone e Lauro. Nello stesso sito nascondeva latitanti del clan Maiale ne custodiva armi e mezzi che poi sarebbero stati utilizzati per commettere gravi delitti. L’attività che ha portato all’emissione del provvedimento di confisca eseguito ieri dai carabinieri si inquadra in una più ampia azione di contrasto patrimoniale alle infiltrazioni della criminalità organizzata di matrice camorristica nella provincia di Salerno da tempo intrapresa dal Ros, come sviluppo dell’attività investigativa convenzionalmente denominata “California” e che ha portato sino ad oggi – dopo la conclusione del relativo processo – al sequestro ed alla confisca di beni mobili ed immobili di un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro.