Il figlio di Peppe Stellato coinvolto nella rissa di Torrione

Erika Noschese

Sembra essersi chiuso il cerchio intorno alla rissa verificatasi in piazza Gian Camillo Gloriosi a Torrione, lo scorso 11 luglio. I carabinieri della compagnia di Salerno hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Salerno su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di Domenico Ascione, 20 anni, e Domenico Stellato, 19enne figlio di Giuseppe Stellato.. Per i due giovani, molto legati nella vita privata, come si evince anche dai social, sono ritenuti responsabili di tentato omicidio, lesioni aggravate e porto e detenzione di arma. A finire nei guai, subito dopo la rissa con i tre fratelli casertani, giunti in città per acquistare la droga, erano stati un 16enne, condotto in una comunità per minori, e poi finito in carcere e poi matteo Manzo che dopo il carcere è finito nei giorni scorsi ai domiciliari. Anche per loro l’ipotesi d’accusa è tentato omicidio colposo, lesioni aggravate e porto abusivo di armi da fuoco. Le indagini condotte dai carabinieri della locale stazione hanno dunque consentito di accertare la partecipazione degli indagati, in concorso con il 18enne ed il 16enne già arrestati in flagranza di reato, nell’efferata aggressione scaturita da dissidi per la cessione di alcune sostanze stupefacenti, perpetrata con un coltello, un martello ed un tirapugni lo scorso 11 luglio in piazza Gloriosi a Torrione ai danni dei 3 fratelli, due dei quali vivono a Salerno mentre l’altro a Caserta, di cui uno – il maggiore dei tre di 26 anni – era stato trasportato in pericolo di vita all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, operato nel cuore della notte per salvargli la vita. Gli arrestati sono stati tradotti agli arresti domiciliari presso le loro rispettive abitazioni.




Guerra tra i Pergola, nipote picchia lo zio Un esposto al Comune scatena il caos

Vincenzo Senatore

E’ guerra all’interno della famiglia Pergola, nota per le sue attività nel campo delle imprese funebri. Ieri mattina in piazza Nicotera si sono incontrati per un chiarimento Pierpaolo e Mimmo, nipote e zio. Dalle parole si è passati in poco tempo alle mani e Pierpaolo ha picchiato il parente. Solo l’intervento di alcuni passanti ha evitato che la situazione degenerasse ulteriormente. Sul posto è giunta un’ambulanza del servizio 118 e anche le forze dell’ordine che hanno provveduto ad accertare cosa fosse accaduto. Alla base del dissidio un esposto che Mimmo Pergola ha presentato al Comune di Salerno contro il nipote, documento di cui parliamo diffusamente nell’articolo qui a lato. Un’azione che Pierpaolo ha preso come un affronto e che ha fatto evidentemente esaperare dei dissaporti che già c’erano tra i due. Di qui la richiesta di chiarimento che però ha solo peggiorato le cose. Ma non è finito tutto a piazza Nicotera perché al Pronto Soccorso, dove Mimmo è stato trasportato, si è scatenata una ulteriore rissa. Sul posto è infatti arrivato il genero e si è scagliato contro Biagio Pergola, fratello di Pierpaolo, giunto all’ospedale forse per capire cosa fosse accaduto. All’interno della famiglia adesso è guerra e tutto è da ricondurre alla questione delle autorizzazioni ad operare per le imprese funebri. Una questione che sta tenendo banco in queste settimane e che Cronache ha seguito passo dopo passo fin dall’inizio. Da verificare adesso gli strascichi dell’aggressione perché pare che Mimmo abbia sporto denuncia per aggressione contro il nipote, anche se la circostanza fino a ieri sera non trovava conferma nelle verifiche effettuate. Fosse davvero così si aprirebbe un ulteriore fronte di scontro all’interno della famiglia, stavolta però come indiretta conseguenza di quella che si configura sempre di più come una guerra per motivi economici. L’episodio di ieri mattina ha comunque fatto immediatamente il giro degli ambienti imprenditoriali legati ai servizi funebri e molti sono rimasti negativamente impressionati dalla piega che sta assumendo la vicenda delle autorizzazioni. Si rischia una sorta di guerra tra poveri consumata, peraltro, sulle spalle dei cittadini e degli utenti che, a causa di queste beghe, oltre al dolore per la perdita quando sono costretti a rivolgersi a queste attività rischiano anche di avere un servizio di scarsa qualità. Purtroppo lo scontro tra i Pergola è destinato a non rimanere un episodio isolato.

La richiesta “Fermate le attività di mio fratello, sono fuorilegge”

Domenico Pergola ha indirizzato un esposto al Comune di Salerno, al Comando di Polizia Municipale, all’Osservatorio regionale per la legalità e la trasparenza delle attività funerarie e cimiteriali e ai responsabili dello Sportello Attività Produttive dei Comuni di Salerno e Pellezzano. Tutto nasce dalla guerra tra lo stesso Domenico e il fratello Luigi, un tempo soci nell’attività Pergola Luigi e Domenico snc e adesso ai ferri corti per una storia di affari andati male. “Purtroppo – scrive Mimmo nell’esposto – dopo 30 anni il sodalizio con mio fratello si è rotto a causa della creazione di una società che fa capo al figlio Pierpaolo e che fa concorrenza sleale alla nostra azienda”. Su questa vicenda c’è già in corso un procedimento penale (il numero 5091 del 2017). Ad oggi Mimmo risulta escluso dalla gestione della ditta di cui è socio insieme a Luigi “e nonostante le mie sollecitazioni ad adempiere alla regolarizzazione mediante l’ottenimento della licenza ad operare emessa dal Comune nulla è stato fatto – fa presente nell’esposto – io in qualità di socio ho il dovere di denunciare le irregolarità”. Agli oganismi destinatari della denuncia si chiedono verifiche sia sulla Pergola Luigi e Domenico snc che su altre due società, evidentemente riconducibili al ramo della famiglia che è operativo sul mercato delle onoranze funebri: Centro Funeralia Servizi Funebri Salerno, con sede a Pellezzano in via Wenner e impres individuale Biagio Pergola con sede in via Guariglia a Salerno. Mimmo Pergola sostiene che “alla richiesta di autorizzazione comunale avrebbe potuto provvedere il sottoscritto ma questa azione è resa impossibile a causa della sottrazione allo scrivente dei documenti necessari alla preparazione della pratica”. E purtroppo non finisce qui.

A Salerno in regola i Guariglia, la famiglia Caso e La Precisa di D’Avino

Il 27 giugno scorso è scaduto il termine per la presentazione dei documenti necessari ad ottenere l’autorizzazione comunale per l’esercizio dell’attività di onoranze funebri. A quella data risultavano in regola le aziende Antonio e Tommaso Guariglia, i Caso e La Precisa di D’Avino. La materia è regolata dalla legge nazionale numero 12 del 2001, dalla legge regionale numero 7 del 2013 e da una serie di delibere della giunta regionale (le ultime in ordine di tempo sono 89 e 90 del 20 febbraio scorso). La normativa vigente dispone che “l’esercizio dell’attività funebre è subordinato al rilascio formale del titolo abilitativo da parte del Comune dove l’impresa intende istituire la propria sede principale ovvero una propria filiale”. La stessa legge disciplina anche il sistema dei controlli. “Il Comune, tramite il Comando della Polizia Locale, esercita controlli volti a verificare durante lo svolgimento dell’attività, la permanenza dei requisiti richiesti per l’esercizio dell’attività funebre, in qualunque momento e senza preavviso”, è scritto nel testo. Ma cosa rischia chi non è in regola? Ci sono tre gradi di sanzione: la prima è di carattere pecuniario, poi si provvede alla sospensione temporanea dell’attività e infine, al persistere dell’irregolarità, alla definitiva interdizione dallo svolgimento dell’attività. Responsabile del procedimento sanzionatorio è il capo del Suap, lo Sportello comunale per le Attività Produttive. E proprio il Comune di Salerno fin qui ha atteso gli eventi senza agire. Cronache ha provato più volte a contattare anche l’assessore al ramo, Dario Loffredo, senza però ricevere mai alcuna risposta. Ora la situazione degenera.

 

 




Rissa alla stazione di Salerno, coinvolte tre donne ed un giovane

Uno spettacolo sconcertante per i tanti turisti in arrivo alla stazione di Salerno. Questa sera, intorno alle 20.15, è scoppiata una violenta rissa che ha coinvolto tre donne e un giovane. Calci, pugni, schiaffi, capelli strappati, urla. Tutto sotto gli occhi esterrefatti di almeno cinquanta persone, la maggior parte visitatori appena usciti dalla stazione, che assistevano alla scena. A cercare di dividere le contendenti un ausiliario di Salerno Mobilità, che era lì per controllare le auto in sosta, e due agenti della Polizia Ferroviaria accorsi sul posto. Successivamente sono arrivate due volanti che hanno provveduto a identificare questa gente. Pare che alla base della rissa ci fossero dei motivi personali che coinvolgevano il giovane, un tipo corpulento che però è finito gambe all’aria per la violenza dei colpi ricevuti da due delle tre donne, e una delle partecipanti alla scazzottata. Molto probabilmente motivi di gelosia con un vero e proprio duello tra rivali che poi è finito peggio di come era cominciato. Chi ha assistito alla scena dall’inizio, i quattro si sono picchiati proprio davanti l’ingresso della chiesa del Sacro Cuore, racconta che tutto è cominciato con un violento litigio per poi degenerare. I primi ad accendere la miccia sono stati il ragazzo e due giovani, poi è arrivata urlando dallo stazionamento dei pullman una signora di mezza età che ha iniziato a colpire una delle altre due donne presenti.  Una di loro sembrava incinta, sensazione confermata anche dagli altri presenti, ma è difficile dirlo con certezza vista la stazza fisica di tutti i litiganti.

 




Rissa in carcere tra stranieri Agente si frattura un piede

Pina Ferro

Scazzottata nel carcere di Fuorni tra un gruppo di detenuti marocchini ed un nigeriano. Ad avere la peggio sono stati tre agenti della polizia penitenziare costretti a fare ricorso alle cure dei medici del pronto soccorso del “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. Uni dei tre agenti, intervenuto per sedare la scazzottata ha riportato la frattura di un arto. L’ennesimo episodio di violenza si è consumato intorno alle 15 di ieri pomeriggio. Alla base del disordine pare vi siano futili motivi. Prima un violento battibecco e successivamente il gruppo di stranieri dalle parole è passato ai fatti. Sono volati pugni e calci. Immediato l’intervento degli agenti in servizio in quella sezione detentiva. I poliziotti hanno dovuto lavorare non poco per dividere i detenuti ed evitare che potessero farsi male. Alla fine a farsi male sono stati proprio coloro che erano intervenuti per riportare la calma. Nessuno dei detenuti ha riportato gravi ferite, ad eccezione di qualche contusione. Riportata la calma, tre degli agenti della penitenziaria intervenuti sono stati accompagnati dai colleghi, presso il pronto soccorso del visino ospedale di via San Leonardo. I poliziotti sono stati medicati e sottoposti agli esami diagnostici che il caso richiedeva. Per uno di loro la diagnosi è stata di frattura di un piede. Sarà costretto ad uno stop forzato dal lavoro. La rissa di ieri segue di qualche giorno quella scoppiata la scorsa settimana e che ha avuto come protagonisti detenuti salernitano contro napoletani. Fortunatamente in tal caso i detenuti non sono mai venuti in contatto. Pare che un affronto ad un etenuto salernitano da parte di un napoletano sia stata la motivazione alla base di insulti e sputi che i due gruppi si sono scambiati dalle inferriate che dividevano il passeggio delle due sezioni. Anche in questo caso, gli agenti, nonostante in numero non sufficiente sono riusciuti a fronteggiare l’emergenza che si era venita a creare riportando la calma. Purtroppo episodi di violenza si verificano con una certa frequenza nel penitenziario salernitano. A Natale scorso un detenuto colpì con uno sgabello il volto di un detenuto di Cava de’Tirreni il quale è stato costretto ad una lunga degenza in ospedale a causa dei traumi riportati.




Sputi e minacce tra detenuti a Fuorni

Pina Ferro

Prima il sequestro di un cellulare in una cella d’isolamento e poi una discussione avvenuta dietro le inferriate tra una trentina di detenuti (napoletani contro salernitani). Discussione nata, pare, dopo, una parola offensiva lanciata al detenuto Sirica originario di Sarno. Sono volate parole grosse, insulti e sputi. E’ accaduto ieri nella casa circondariale di Fuorni, dove ancora una volta la grande professionalità degli uomini del comandante, il commissario capo Langella ha fatto si che la situazione non degenerasse. Era da poco passato mezzogiorno quando il comandante Langella, insieme ad alcuni agenti ha fatto irruzione in una cella occupata da un solo detenuto di origini napoletane. Il detenuto era in isolamento. Sottoposto a perquisizione, nella tasca del accappatoio é stato trovato un minicellulare con batteria e sim card telefonica. Il tutto è stato sequestrato e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria competente. Si tratta dell’ennesimo sequestro di cellulare e sim avvenuto all’interno della casa circondariale salernitana. Trascorrono circa 30 minuti dal sequestro e all’interno del penitenziario scatta un nuovo allarme dai passeggi della prima sezione. In particolare, sono stati i detenuti di due passeggi ad animare gli animi, da un lato salernitani e dall’altro napoletani. Circa 30 detenuti usciti dal passaggio all’improvviso si sono lanciati insulti, parolacce e sputi, scagliandosi contro le inferriate che li divideva. Ovviamente, i due gruppi non potevano in alcun modo entrare in contatto. Tra i primi ad accorrere è proprio il commissario Langella unitamente ad un gruppo di poliziotti anche se pochi per la carenza di organico. Giunto sul posto gli animi erano caldi: insulti, parole, minacce, sputi. Con professionalità il personale è riuscito a far rientrare tutti i detenuti costruendo un cordone di poliziotti e mettendo i carcerati in condizioni di farli risalire nei propri bracci. Non sarebbe la prima volta che si verificano episodi simili. Puntualmente i contendenti non danno giustificazioni sulle motivazioni del litigio spesso pare si limitino a dire “sono cose nostre nate al di fuori del penitenziario” . Non è da escludere che si tratti davvero di vicende nate fuori. Eppure, anche se solo un indiscrezione, sembrerebbe che il detenuto napoletano passando dinanzi alla cella di Sirica, lo abbia insultato. Questo sarebbe accaduto non ieri. ma ieri si è presentata l’occasione per “pulire” l’offesa ricevuta. Il direttore Martone e il comandante Langella si sono già attivati per i provvedimenti del caso. Intanto, la Uil penitenziaria ha chiesto un incontro ai vertici a Roma per discutere della perdurante carenza del personale.




Urla e spintoni all’Asl di Pastena/ FOTO

Erika Noschese

Ancora una mattinata infernale all’Asl di Pastena. In questi giorni, diversi sono gli utenti che si sono recati presso l’azienda sanitaria locale della zona orientale per rinnovare l’esenzione ticket. Sono alcuni giorni fa, Le Cronache ha tentato di parlare con le dottoresse presenti in struttura e tentare di capire la situazione ma il tutto si è concluso con un nulla di fatto in quanto la dottoressa Liliana Palma ha pensato bene di sbatterci fuori dalla struttura in quanto «ai giornalisti non è consentito stare qui». Nella mattinata di ieri, la situazione era tutt’altro che tranquilla. Come sempre, infatti, pochi minuti dopo l’apertura della struttura, i 50 numeri disponibili erano già terminati. Dopo diverse ore di attesa, ad un certo punto, gli utenti si sono spazientiti e così ecco urla, spintoni, richieste di parlare con il dirigente Antonio Giordano. La situazione è degenerata in poco tempo e i presenti hanno iniziato a gridare, lanciare le carte in aria e a dar vita a situazioni tutt’altro che piacevoli. «Sono una persona malata, ho una moglie a casa con problemi di cuore e sono in fila dalle 7.30 di questa mattina (ieri per chi legge ndr). Sono le 13 e ancora non ho avuto il numero», ha dichiarato un signore anziano, esasperato dalla situazione perchè da giorni ormai tenta di rinnovare l’esenzione ticket. Polemica scoppiata anche tra una donna straniera ed un’italiana che ha messo in allarme le guardie giurate che hanno dovuto separare le due prima che arrivassero alle mani. La situazione è ulteriormente degenerata quando alcuni cittadini in attesa hanno notato le dottoresse fuori, intende a fumarsi una sigaretta. A nulla sono valsi i tentativi delle guardie giurate di tentare di calmare la situazione e di far sedere le persone in attesa del loro turno. La situazione si è normalizzata solo verso le 13 quando, forse esasperati dalle pretese degli utenti, le dottoresse hanno iniziato a chiamare le persone con evidenti difficoltà e problemi, preparando la documentazione necessaria per l’esenzione ticket pur non avendo il numero in quanto già determinati. Insomma, a distanza di quasi una settimana, non solo nulla è cambiato presso l’azienda sanitaria locale di via Sichelmanno ma la situazione sembra peggiorare ogni giorno di più, nonostante al’Asl di via Nizza sia stata firmata una convenzione che permette ai Caf di sbrigare le pratiche.

«Ho una patologia permanente ma devo rinnovare l’esenzione»

«Sono una persona operata, ho la sacca stomia e ho subito un’operazione per la rimozione di quattro tumori». Inizia così il racconto di un anziano salernitano, Antonio Abate, 85 anni, in fila per ore ieri mattina all’Asl di Pastena, dopo diversi giorni di tentativi andati a vuoto. «La mia patologia è permanente, ho bisogno di diversi medicinali da assumere al giorno. Mi chiedo: se la mia patologia è permanente perchè, ogni anno, devo rinnovare l’esenzione? Dovrebbe avvenire in automatico invece, quando mi sono recato dal mio medico di base, mi è stato detto che l’esenzione era scaduta e avrei dovuto rinnovarla. Tra l’altro, in tempi brevi visto che ho necessità di assumere i medicinali», ha spiegato ancora il signor Abate che ieri si è presentato presso l’azienda sanitaria alle 8.30. Dopo diverse ore di attesa, i dottori che si stavano occupando della sua pratica hanno riscontrato alcuni errori, chiedendo al signor Antonio di rifare la pratica nuovamente e rimettersi in fila. «Perchè per le persone come me, l’esenzione non si rinnova in automatico? Io, a 85 anni, mi sento fortunato perchè posso ancora camminare, nonostante i miei problemi di salute mentre ci sono persone che, alla mia età, sono bloccati a letto e non possono muoversi», ha spiegato ancora l’85enne. Una situazione, quella di Antonio Abate, che accomuna decine e decine di persone che ieri mattina erano in attesa di rinnovare l’esenzione ticket. Tra queste, un signore che – nonostante l’età – deve badare alla moglie malata e bloccata a letto. Anche in questo caso, in fila dalle 8 del mattino senza ottenere il numero. Una giornata persa, per lui, che avrebbe dovuto dedicare alla cura della casa e della moglie. E le guardie giurate non possono, a loro dire, aiutare le persone anziane nella compilazione dei moduli creando loro ulteriori difficoltà e costringendoli a far ritorno più volte.




Tensione ad Ercolano, la Polizia interviene tra i dem

Brigida Vicinanza

Alta tensione registrata ieri all’assemblea del Pd provinciale di Napoli. E’ stato necessario infatti l’intervento della Polizia per riportare la calma nella sala del Mav di Ercolano dove era in corso l’assemblea convocata dal segretario Massimo Costa per analizzare il risultato del partito alle elezioni del 4 marzo, segno delle ferite ancora aperte all’interno del partito dem. Adesso, a quanto pare, tutti stanno presentando il proprio conto cercando una giustificazione alla disfatta tutta meridionale del Pd. A scatenare la bagarre è stato l’intervento dal palco di Nicola Oddati, già candidato alla segreteria provinciale sconfitto proprio da Massimo Costa e autore di un ricorso al giudice ordinario. Oddati ha chiesto le dimissioni di Costa, il presidente del Pd di Napoli, Tommaso Ederoclite, ha preso la parola per ricordare a Oddati che il tempo per il suo intervento era finito; Oddati ha quindi risposto contestando il metodo adoperato da Ederoclite. Nel frattempo in sala è nata una pesante discussione tra diversi gruppi di militanti del Pd e si è rischiata una vera e propria rissa. In sala sono entrati alcuni agenti della Polizia di Stato, presenza che ha permesso di riportare la calma. La discussione è poi ripresa con l’intervento di Marco Sarracino, ex segretario dei Giovani democratici di Napoli, della corrente di Andrea Orlando. Prima della bagarre, il dibattito si era concentrato sulle prospettive dopo il flop elettorale. Per il sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto, componente della direzione nazionale del Pd, “dobbiamo stare all’opposizione dove ci hanno collocato i cittadini”. Anche Migliore ha chiuso ad ipotesi di alleanze: “Dobbiamo essere all’opposizione e avanzare una proposta alternativa di governo del Paese”. Lo stesso Migliore che nei giorni scorsi ha criticato il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. C’è “necessità immediata di autocritica e di un bagno di umiltà”, ha dichiarato Costa: “Dobbiamo iniziare un lungo percorso che vedrà anche momenti critici e dobbiamo evitare di essere rappresentati come una comunità in perenne conflitto al di là delle colpe. Se vogliamo voltare pagina, dobbiamo assolutamente fuggire dalle rese dei conti che non servono a nulla”. Critico anche l’intervento di Umberto Ranieri: “Renzi non è stato stato in grado, e avrebbe potuto farlo, di avviare una riforma del Pd. Credo che abbia del tutto sottovalutato il rilievo strategico che un partito rifondato avrebbe avuto per il futuro del Paese. Il disastro nel Sud è la più impietosa conferma di questa sottovalutazione”. Insomma, un partito che sta iniziando a fare i conti con le proprie debolezze e difficoltà, dopo il disastroso esito delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. Adesso toccherà al governatore della Campania analizzare a fondo la questione. Anche se da quest’ultimo già durante la direzione nazionale al Nazareno di lunedì, non c’erano state parole “d’amore” nei confronti del partito, ma nemmeno parole d’amore nei confronti dello stesso governatore campano.




Corso, litigano per futili motivi spunta un coltello: un ferito

Pina Ferro

Hanno dapprima cominciato a discutere per futili motivi, poi all’improvviso è spuntato un coltello. E’ stato un attimo e la lama ha attinto la gamba del rivale. Protagonisti del litigio due cittadini italiani, uno senza fissa dimora, di cui non è stata resa nota l’identità. L’episodio si è verificato nel tardo pomeriggio di ieri sul corso cittadino. Stando ad una prima ricostruzione dei fatti operata dai carabinieri della compagnia di Salerno, intervenuti sul posto, pare che i due, in prossimità di piazza Vittorio Veneto abbiano cominciato a discutere animatamente sotto gli occhi di numerosi passanti. Non è da escludere che uno dei due fosse in stato di ebbrezza. Fatto sta che in pochi minuti la situazione è degenerata. I due hanno anche percorso parte di Corso Vittorio Emanuele continuando nella loro violenta litigata. Poi, all’improvviso è spuntata una lama che ha attinto alla coscia uno dei due. Immediatamente è scattato l’allarme da parte di alcuni cittadini. Il ferito è stato medicato dal personale del 118 allertato da alcuni passanti. Fortunatmente l’uomo ha riportato solo delle ferite superficiali per le quali non è stato necessario il trasferimento al pronto soccorso. Il ferito ascoltato dai carabinieri ha raccontato che la discussione era cominciata per furtili motivi e che poi è degenerata. Intanto si ripropone la questione sicurezza in città. L’episodio ha fatto temere il peggio a quanti hanno assistito impotenti e che pensavano di poter rimanere feriti da quella lama.




Rissa in carcere, i due ancora al “Ruggi”

Sono ancora ricoverato nel reparto di chirurgia Dante e Vincenzo Zullo (padre e figlio) massacrati di botte all’interno della sezione Alta sicurezza della casa circondariala di Fuorni la sera della vigilia di Natale. Ancora non è stato programmato alcun intervento chirurgico per Dante Zullo che ha riportato diversi gravi traumi al volto. Proseguono anche le indagini tese a stabilire le cause dell’aggressione anche se sembra acclarata la pista secondo la quale sarebbe stata un’offesa rivolta ad alcuni detenuti partenopei a scatenare la maxi rissa. Avevano bevuto qualche bicchiere di troppo in attesa del Santo Natale e nel giro di pochi minuti tra i detenuti è scoppiato il caos. Dante e il figlio avrebbero offeso i partenopei che immediatamente hanno reagito a suon di botte. L’intervento della polizia penitenziaria ha evitato il peggio. I due detenuti, soccorsi sono stati immediatamente trasportati all’ospedale di via San Leonardo dove sono stati medicati e sottoposti agli esami del caso, per entrambi si è reso necessario il ricovero presso la struttura ospedaliera.




Padre e figlio “puniti” in carcere

Pina Ferro

Padre e figlio massacrati di botte nel carcere di Fuorni. E’ accaduto la sera della vigilia di Natale. I due soccorsi sono ora ricoverati nell’ospedale di via San Leonardo. Da indiscrezioni sembrerebbe che per uno dei detenuti (il padre) i medici stiano valutando l’ipotesi di un intervento di chirurgia maxillo facciale. Ad essere pestati con inaudita violenza sono stati Dante e Vincenzo Zullo finiti in manette lo scorso mese di maggio insieme ad una terza persona con l’accusa di droga, usura pluriaggravata, estorsioni continuate aggravate dal metodo mafioso ed intestazione fittizia dei beni. I due sono stati vittime della furia di altri detenuti della sezione “Alta Sicurezza” della Casa Circondariale di Fuorni. Da alcune indiscrezioni, al momento non confermate, sembrerebbe che alla base del pestaggio vi sia un’offesa rivolta da uno dei Zullo (probabilmente brillo) ad alcuni detenuti partenopei. Immediata la reazione violenta degli “offesi”. Sull’episodio è stata aperta un’inchiesta interna oltre ad essere stato informata l’autorità giudiziaria. Il tutto è accaduto nel giro di pochissimi minuti. Erano da poco trascorse le 21 del 24 dicembre quando all’interno del reparto di Alta Sicurezza è scoppiato il caos. Gli agenti di polizia penitenziaria immediatamente accorsi hanno dovuto lavorare non poco per sottrarre i due malcapitati alla furia dei detenuti. Dante e Vincenzo Zullo sono stati soccorsi e trasportati al “Ruggi”. I due, a seguito del pestaggio, hanno riportato una serie di gravi traumi al volto ed al cranio per i quali si è reso necessario il ricovero presso la struttura ospedaliera. Ad aver riportato traumi che destano maggiori preoccupazioni è Dante Zullo per il quale potrebbe rendersi necessario un intervento chirurgico maxillofacciale. Ovviamente l’immediato intervento degli agenti di Polizia Penitenziaria in servizio nella sezione ha evitato che la furia dei detenuti potesse arrecare danni ancor più gravi a padre e figlio. Nonostante le grandi didfficoltà, denunciate più volte dalla Uil Penitenziaria, e dal suo segretario Daniele Giacomaniello, gli agenti non abbassano mai la guardia. Dante e Vincenzo Zullo furono arrestati a Maggio e lo scorso fine novembre sono stati rinviati a giudizio. Padre figlio e Porpora compariranno dinanzi ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno il prossimo 30 gennaio quando avrà inizio il processo. L’operazione dello scorso mese di maggio giunse a conclusione di una attività investigativa avviata nel 2015. Nel corso del blitz gli investigatori sottoposero a sequestro due società di Cava de’Tirreni del settore dei trasporti privati e del noleggio e vendita di autovetture, inoltre, furono eseguite perquisizioni nei confronti di altri quattro indagati di cui tre provenienti dal’area di Scafati – Castellamare di Stabia. Le indagini condotte dalla Mobile di Salerno e dal reparto territoriale dei Carabinieri di Nocera Inferiore e coordinate dalla Procura Distrettuale Anitmafia di Salerno consentirono di documentare la presenza e l’operatività di un gruppo facente capo a Dante Zullo, già condannato in passato per partecipazione ad associazione mafiosa, coadiuvato dal figlio Vincenzo Zullo, sottoposto fino a pochi anni fa alla misura della sorveglianza speciale.