«La battaglia di De Luca sui rifiuti? Finita nel dimenticatoio» I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle contro il governatore

di Erika Noschese

«Quella dei rifiuti era una battaglia personale di De Luca, con tanto di stretta di mano tra il governatore e Matteo Renzi ma ad oggi se ne sono dimenticati». A parlare così la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Maria Muscarà che, ormai da anni, porta avanti la sua battaglia per liberare la Campania dalle balle. Secondo quanto emerge da dati regionali il 30 maggio 2016 è iniziata la rimozione di circa 5.516.689 tonnellate Rsb dei lotti totali. Di questi, il 16% circa (ovvero 881.934) sono lotti aggiudicati per un totale di 132.290.100,00 euro su un totale complessivo di 827.503.350,00. A distanza di 1338 giorni ( e dunque al 28 gennaio 2020) solo 529.078 tonnellate sono state rimosse, pari al 9.6% per un totale di 79.361.700 euro. Dei lotti aggiudicati, invece, solo il 65.7% di balle sono state rimosse. Al 28 gennaio restano ancora 276.086 tonnellate di rifiuti che potrebbero essere smaltite in non meno di 6 anni. Ecoballe che sono destinate a raggiungere anche l’estero. Tra gli impianti che dovrebbero accogliere i rifiuti campani la discarica Lena Ambiente in Portogallo con 367 carichi per circa 10mila tonnellate. C’è poi l’impianto di Serino, in provincia di Avellino con 177 carichi e poco meno di 5mila balle; e ancora: l’impianto Ecosistem Srl di Lamezia Terme; quello di Castiglion delle Stiviere, Hera Ambiente, Macero Maceratese e Deco (tutte in Italia) con 2.271 carichi per un totale di oltre 66mila tonnellate. Di queste balle presenti in Campania più di 5mila carichi sono destinati all’estero per un totale di 150.479 tonnellate; oltre 104mila sono invece i carichi che dovranno raggiungere diverse zone d’Italia per un totale di oltre 138mila tonnellate. Intanto, potrebbe essere proprio il Portogallo a dire stop alle balle di rifiuti provenienti dalla Campania. Nei giorni scorsi, infatti, numerose sono state le proteste da parte dei cittadini, a causa della cattiva gestione delle discariche. Come anticipato da Fanpage, infatti, Il paese lusitano raccoglie 331 mila tonnellate di rifiuti da altri paesi dell’Unione Europea, grazie ai prezzi particolarmente vantaggiosi. L’Italia è il principale paese esportatore di rifiuti verso il Portogallo, ed in particolar modo è la Campania che esporta, tra ecoballe e residui degli Stir, gran parte della quota italiana. A rischio per la Campania, ci sono le quote di rifiuti che vengono inviate all’estero e che consentono la gestione ordinaria dell’intero ciclo.




Ecoballe non smaltite e impianti fermi Ecco le accuse mosse a Bonavitacola

di Andrea Pellegrino

Lo smaltimento delle ecoballe in Campania finisce al centro dell’inchiesta della procura napoletana che coinvolge il vicepresidente della giunta regionale – con delega all’ambiente – Fulvio Bonavitacola. L’inchiesta – coordinata dai sostituti procuratori Fragliasso, De Renzis e Vanacore – vede 23 indagati in tutto, ma nel caso specifico, il vicegovernatore risponde dei reati di concorso e di omissione in atti di uffici insieme a Lucia Pagnozzi, responsabile della struttura di missione per lo smaltimento delle ecoballe. Ma l’indagine potrebbe portare altri sviluppi attraverso persone ancora da identificare. Sotto “esame” la mancata tempestività e rimozione delle ecoballe. Al 8 gennaio, infatti, risultato smaltite solo 458 tonnellate di rifiuti a fronte di ulteriori 3.849.912 tonnellate di ecoballe ancora da smaltire. Ma la Procura contesta anche la mancata realizzazione dell’impianto per la produzione di Css (combustibile solido secondario) di Caivano «i cui progetti di fattibilità tecnico-economica erano stati approvati rispettivamente il 31.7.2018 e i cui progetti esecutivi avrebbero dovuto essere approvati entro ottobre 2019 e la cui realizzazione, con avvio del servizio di trattamento dei Rsb, dovrebbero avvenire rispettivamente entro dicembre 2020 e settembre 2020, con conseguente smaltimento degli Rsb, come da cronoprogramma non prima del dicembre 2022 per l’impianto di recupero di materia di Giugliano (400.000 tonnellate di Rsb da smaltire in due anni per un quantitativo di 200.000 tonnellate all’anno) e non prima del settembre 2023 per l’impianto di Css di Caivano (1.200.000) tonnellate di Rsb da smaltire in tre anni per un quantitativo di 400.000 tonnellate all’anno)». Secondo le accuse mosse, la Procura immagina «un danno patrimoniale di rilevante gravità allo Stato italiano che ha versato alla Comunità europea, alla data del novembre 2018, la somma di euro 151.640.000 (anticipata dal Mef e richiesta senza esito alla Regione Campania, in quanto ritenuta responsabile per le infrazioni accertate dalla Corte di Giustizia europea con sentenza del 2015) e deve versare alla comunità europea altri 43.8000.00 euro per i periodi del 17 luglio 18 al 16 gennaio 2019 e 17 gennaio 2019 al 16 luglio 2019 per un totale di somme versate e da versare alla comunità europea pari ad euro 195.440.000».




Rifiuti, «Incapacità del sindaco e della Regione Campania»

di Erika Noschese

Una campagna elettorale basata prettamente sulla questione rifiuti, tallone d’Achille del governatore Vincenzo De Luca, soprattutto dopo l’indagine della Procura di Napoli che vede tra gli indagati il vicepresidente della giunta regionale, Fulvio Bonavitacola, e l’assessore all’Ambiente del Comune di Napoli Raffaele Del Giudice. Gli avversari politici del centro sinistra, anche in vista delle prossime elezioni regionali, sembrano non risparmiare accuse al presidente di Palazzo Santa Lucia. Al centro della polemica, infatti, il bianco rifiuti mai andati a regime e la conseguente impiantistica ancora incompleta, oltre ai 600 milioni di euro stanziati dal Governo e «che non sono serviti a cancellare la vergogna delle ecoballe ammassate in varie zone della Campania: in cinque anni di governo De Luca, la Regione non ha fatto che qualche timido passo in avanti nella gestione del ciclo dei rifiuti, vanificato da tanti passi indietro», come ha dichiarato Imma Vietri, portavoce provinciale di Salerno di Fratelli d’Italia. «L’inchiesta della Procura di Napoli, che coinvolge anche la Regione, è solo la conferma di ciò che è da anni evidente. Se esistono responsabilità penali sarà la magistratura a stabilirlo, ma quelle politiche e amministrative sono sotto gli occhi e sotto il naso di tutti. E se a Napoli l’incapacità del sindaco de Magistris si somma a quella della Regione Campania, ancor più grave è la situazione in provincia di Salerno dove i roghi negli impianti di trattamento dei rifiuti hanno reso a lungo l’aria irrespirabile ad esempio nella Piana del Sele. I dati parlano chiaro: la differenziata nel capoluogo è da anni in continuo calo», ha poi aggiunto la dirigente provinciale di Fratelli d’Italia. L’esponente del partito guidato da Giorgia Meloni ricorda come già in passato De Luca avesse dato prova di voler gestire il sistema della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti in base ad esigenze di parte e non in un’ottica di miglioramento dei servizi: «Quando fu nominato commissario per la costruzione del termovalorizzatore a Salerno, annunciò che avrebbe realizzato un impianto all’avanguardia. Salvo poi fare retromarcia e osteggiarne la realizzazione quando la competenza passò alla Provincia a guida Cirielli. Senza tante giravolte, oggi non patiremmo la carenza di impianti e non saremmo costretti a portare in Portogallo o nei termovalorizzatori di altre città italiane le ecoballe ancora da smaltire». Imma Vietri denuncia come a pagare il conto siano i cittadini: «Innanzitutto perché sono i primi a subire le conseguenze di un sistema che non funziona e che, in alcuni casi, rischia di mettere a repentaglio anche la salute delle persone. In secondo luogo perché, direttamente o indirettamente, grava sulle tasche della gente la multa che l’Unione europea ha comminato all’Italia proprio per non aver saputo attuare un corretto ciclo della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti in Campania: in questo, come in tanti settori, altro che “Mai più ultimi”». Ma il riferimento è anche ai 600 milioni dati dal Governo Renzi alla Regione Campania nel 2016 per far rimuovere le montagne di ecoballe entro tre anni. «Proprio Renzi – ricorda la portavoce di FdI – ebbe a dire: “Ora De Luca non ha più alibi”. Siamo certi che il governatore saprà tirar fuori qualche scusa pur di giustificare il suo fallimento, ma ci saremo noi a ricordare gli impegni che aveva preso e che non ha mantenuto soltanto per manifesta incapacità. E a dimostrare, programma alla mano, come la Campania possa finalmente lasciarsi alle spalle l’incubo di una nuova emergenza rifiuti». A rilanciare le accuse il movimento 5 Stelle, attraverso i consiglieri regionali Maria Muscarà e Vincenzo Viglione che parlano di «inattuate tutte le misure del piano e della legge rifiuti del 2016 a firma De Luca». Per i pentastellati, quella degli ultimi 5 anni è stata una gestione dagli «effetti nefasti confluiti nell’inchiesta che vede in cima all’elenco degli indagati il vicegovernatore Bonavitacola, hanno come causa da un lato l’incapacità della giunta De Luca nel dare attuazione a misure a loro firma varate ormai quattro anni fa, dall’altro la paralisi provocata da squallidi giochi politici per le elezioni dei vertici degli enti d’ambito». Secondo i grillini, infatti, le contestazioni della Procura rifletterebbero « esattamente le denunce contenute in numerosi atti a nostra firma e le battaglie che portiamo avanti da sempre. Sono anni che sosteniamo che non un provvedimento tra quelli contenuti nella legge e nel piano regionale licenziati nel 2016, a firma dello stesso De Luca, sia stato attuato». Da qui, dunque, l’attacco a De Magistris, reo – secondo Muscarà e Viglione – di aver completato «ilfallimento» perfezionato, per l’appunto dalla sua gestione. «Tra le conseguenze, oltre al danno ambientale e d’immagine, con vie del centro e delle periferie di ogni angolo della regione sistematicamente invase dalla spazzatura, anche il danno arrecato alle tasche dei cittadini per lo stato di infrazione che costa al nostro paese una multa da 120mila euro al giorno per non essere stati in grado, in cinque anni, di dare seguito a nessuna delle disposizioni della Ue. E se sindaco e governatore non rispondono di alcuna accusa – concludono Muscarà e Viglione – non c’è dubbio che delle loro negligenze ne risponderanno ben presto al cospetto dei cittadini».




Rifiuti in strada dopo Capodanno, la precisazione di Salerno Pulita

In merito alle giuste segnalazioni di cittadini agli organi di informazioni su aree e strade del territorio comunale in cui non sono stati ancora rimossi i resti di fuochi pirotecnici e svuotati cestini e campane, Salerno Pulita fa presente che già da venerdì si sta provvedendo a ripulire anche queste zone, che l’azione è continuata pure oggi e che entro domani la situazione tornerà alla normalità in tutto il territorio comunale. A Capodanno c’è un surplus di lavoro dovuto alla maggiore produzione di rifiuti (organico, cartoni, vetro, indifferenziato, platica ecc.) da parte di famiglie e attività commerciali, ad eventi che attirano migliaia di persone in strade e nelle piazze, alla concomitanza di Luci d’artista ed anche alla deprecabile consuetudine di lanciare oggetti da finestre e balconi sul suolo pubblico. Salerno pulita ricorda che la città deve essere sì ripulita dai propri addetti, ma che al decoro della città concorrono anche residenti, operatori commerciali e visitatori.  La città si rispetta, ad esempio, utilizzando in modo consono i cestini stradali e non per depositarvi le buste di rifiuti che non si vuole differenziare nelle proprie abitazioni; le strade si mantengono pulite anche conferendo i rifiuti negli orari previsti e non in qualsiasi ora della giornata, costringendo a ripassare nella stessa strada anche due o tre volte al giorno.




Tari più alta d’Italia, maglia nera alla città di Salerno

di Erika Noschese

Salerno quinta città con la Tari (la tassa sui rifiuti) più cara d’Italia. E’ quanto rende noto l’Osservatorio Prezzi e Tariffe per il 2019 di CittadinanzaAttiva Onlus. Dati non di poco conto che hanno fruttato al governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca una serie di polemiche. Immancabile la polemica della giunta regionale del Movimento 5 Stelle che punta il dito sulla gestione dei rifiuti. «L’ultimo studio di Cittadinanzattiva sulla gestione rifiuti nel nostro paese conferisce alla Campania l’ennesima medaglia del disonore a conferma di un paradosso che in Consiglio regionale evidenziamo oramai da anni. In un rapporto che accende i riflettori su un Paese che resta spaccato in due sul piano tariffario, con un Nord che paga 258 euro in media e un Sud che ne paga invece ben 351, spiccano i 421 euro che collocano la Campania al primo posto tra le regioni più care», ha dichiarato infatti il consigliere regionale pentastellato Vincenzo Viglione. «Un dato che documenta in maniera disarmante la distanza abissale tra gli annunci e le misure concrete, mai realizzate, del cosiddetto programma straordinario per migliorare la raccolta differenziata inserito nella legge 14/2016 e finanziato con ben 40 milioni di euro, di realizzazione della rete impiantistica per la gestione della frazione organica diventata ormai una leggenda – ha poi aggiunto Viglione – Una fotografia a tal punto disarmante da imbarazzare la stessa giunta regionale, che se ne guarda bene dal commentare un rapporto che, evidenzia la distanza tra una spesa eccessivamente onerosa per le tasche dei contribuenti a fronte di un servizio essenziale per nulla garantito o comunque ben lontano dagli obiettivi fissati. E senza scordare che il nostro paese paga una sanzione europea da 120mila euro al giorno per questa amministrazione regionale non è stata in grado di ottimizzare la gestione del ciclo rifiuti regionale. E c’è ancora chi è convinto che De Luca sia il candidato ideale da proporre alle prossime regionali del 2020». Dall’inchiesta di Cittadinanza Attiva onlus, si evince infatti che la media nazionale, per il 2019, relativa alla tassa dei rifiuti nel nostro Paese, si aggira intorno ai 300 euro con differenze territoriali molto marcate: la regione più economica è il Trentino Alto Adige, con 190euro mentre la più costosa è la Campania con 421euro. Analizzando le tariffe dei 112 capoluoghi di provincia esaminati, sono state riscontrate variazioni in aumento in circa la metà, 51 capoluoghi; tariffe stabili in 27 capoluoghi e in diminuzione in 34. A Matera l’incremento più elevato (+19,1%), a Trapani la diminuzione più consistente (- 16,8%). A livello di aree geografiche, i rifiuti costano meno al Nord (in media 258 euro), segue il Centro (299 euro), infine il sud, più costoso (351 euro). Più di due famiglie su tre (precisamente il 68,2%) ritengono di pagare troppo per la raccolta dei rifiuti: la percentuale sale all’83,4% in Sicilia, segue l’Umbria con l’80,2%, la Puglia con il 79,1%, la Campania con il 78,4%. Entrando nel dettaglio ed analizzando la situazione regionale, in Campania la media è di 421€ a famiglia, ma si passa dai 315€ di Avellino ai 471€ di Benevento. Per quanto riguarda la raccolta differenziata si va dal 31% di Avellino al 66% di Benevento. L’indagine sui costi sostenuti dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti in tutti i capoluoghi di provincia prende come riferimento nel 2019 una famiglia tipo composta da 3 persone ed una casa di proprietà di 100 metri quadri. La città di Salerno, nello specifico, ha subito una variazione pari allo 0.3%: nel 2018, infatti, la media era di circa 422 euro, a fronte dei 421 del 2019. Un lieve calo che segue il trend regionale che chiude il 2019 con un -0.2%, pur restando la regione con la Tari più cara d’Italia. Di fatti, le dieci città più costose, con una spesa annua che supera i 400 euro, sono tutte collocate al sud, mentre nella top ten delle più economiche solo tre sono meridionali, ossia Potenza, Vibo Valentia e Isernia. Attacchi al governatore De Luca anche dal presidente dell’associazione Nord Sud nonché vicecoordinatore regionale di Forza Italia, Severino Nappi: «I campani ricevono un servizio pessimo e pagano la tassa sui rifiuti più alta che altrove. È l’ennesimo paradosso. Nelle altre Regioni la media della spesa è di 300 euro, mentre in Campania supera addirittura i 400 euro. E le cose non potranno che peggiorare grazie all’idea del “governo-bufala” di accorpare Tari e Imu. Questo non è il Nostro Posto. Noi vogliamo una Campania dove i servizi costano meno che altrove e valgono di più. Una terra straordinaria merita un governo straordinario, non guitti o traffichini».




Revocato lo stoccaggio temporaneo di Futa a Polla

di Erika Noschese

Revocato lo stoccaggio temporaneo di Futa a Polla. Lo ha stabilito il presidente della Provincia Michele Strianese con l’ordinanza dello scorso 21 ottobre, dopo che la provincia di Salerno ha scongiurato l’emergenza rifiuti, in seguito allo stop temporeaneo al termovalorizzatore di Acerra, a causa di lavori di manutenzione. «Non è più necessario utilizzare il sito di Polla per lo stoccaggio provvisorio della frazione umida trattata aerobicamente (futa), in quanto sono venute meno le condizioni emergenziali», ha spiegato il presidente della Provincia che – proprio in virtù di un’ipotetica emergenza – aveva scelto il sito di stoccaggio nella zona Pip di Sant’Arsenio nella disponibilità del Consorzio Centro Sportivo Meridionale Bacino Sa3, per lo stoccaggio temporaneo del rifiuto Frazione Umida Trattata Aerobicamente, in uscita dallo Stir di Battipaglia. Dallo scorso 14 ottobre, l’Impianto di Termovalorizzazione della frazione secca dei rifiuti di Acerra ha infatti ripreso la lavorazione a pieno regime, garantendo, così, l’evacuazione giornaliera dall’ex Stir di circa 60 tonnellate di Futa e nei prossimi giorni, a seguito di aggiudica di gara e completate le pratiche autorizzative, sarà avviato il trasporto transfrontaliero della frazione umida trattata aerobicamente prodotta dall’ex Stir di Battipaglia, garantendo, così, l’evacuazione complessiva per circa 14.000 tonnellate. «Rimane solo l’amarezza di una incredibile campagna mediatica di questi ultimi mesi, che ha agitato sapientemente gli animi con lo spettro di gravissime emergenze rifiuti, di problematiche ambientali che invece non ci sono state», ha poi aggiunto Strianese secondo cui il programma anti-emergenza ha funzionato anche grazie alla collaborazione istituzionale fra Regione Campania, Provincia di Salerno, società provinciale EcoAmbiente Salerno SpA, Ente di Ambito dell’Ato Salerno e tutti i lavoratori del ciclo dei rifiuti e dell’Impianto Tmb di Battipaglia. «Il mio impegno per la tutela ambientale del nostro territorio prosegue con forza e convinzione, vicino ai nostri cittadini, così come è stato negli scorsi mesi e da quando ho l’onore di essere il Presidente della Provincia di Salerno», ha poi aggiunto Strianese.




Compostaggio, pochi rifiuti nel sito Alla ricerca dell’umido

di Andrea Pellegrino

AAA cercasi rifiuti per l’impianto di compostaggio. Il Comune di Salerno, o meglio la Salerno Pulita, ha aperto le porte ai comuni della provincia che hanno necessità di smaltire frazione umida. Il sito di compostaggio del capoluogo non è utilizzato al massimo, con evidenti squilibri finanziari nella gestione. Dunque la necessità è quella di aumentare l’ingresso della frazione umida per arrivare a trattare la quantità necessaria a mantenere in equilibrio economico l’impianto, già finito in passato sotto i riflettori dell’Anac di Raffaele Cantone e della Procura di Salerno, seppur sotto il profilo giudiziario non ci sono ancora sviluppi. Stando ai dati, il Comune di Salerno ha una produzione di circa 17.600, 00 tonnellate / anno di frazione organica che vengono conferite presso l’impianto di compostaggio cittadino, in forte riduzione nel corso degli anni. Il sito può ospitare, invece, 23.000,00 tonnellate di frazione organica complessive. Insomma all’appello mancherebbero 6.000 tonnellate circa da ricercare nei comuni della provincia di Salerno, come stabilito da una recente delibera di giunta comunale che ha autorizzato la società “Salerno Pulita” ad un’indagine di mercato. Ma non solo. La crisi del sito di compostaggio ha portato anche ad un abbassamento dei prezzi nei confronti della Gesco ambiente. La tariffa fissata a 168 euro a tonnellata si è ridotta di dieci euro.




Allo Stir di Battipaglia altre 2000 tonnellate di rifiuti

di Andrea Pellegrino

A Battipaglia arrivano altri rifiuti. Così come annunciato nei giorni scorsi, nuova frazione umida arriverà, durante lo stop del termovalorizzatore di Acerra, nel sito battipagliese. Il presidente della Provincia di Salerno, Michele Strianese ha già firmato l’ordinanza. I rifiuti resteranno provvisoriamente a Battipaglia per poi essere trasferiti in Austria. Stando ai numeri, si tratta di un quantitativo massimo pari a 2.000 tonnellate e per un periodo temporale non superiore a 180 giorni. «La Provincia di Salerno – dichiara il presidente Strianese – in stretta sinergia con la Regione Campania, l’Ente d’Ambito per i Rifiuti e la società provinciale EcoAmbiente Salerno, sta gestendo l’emergenza creata dalla chiusura temporanea dell’impianto di Termovalorizzazione dei rifiuti di Acerra, necessaria per la manutenzione delle tre linee di lavorazione, prevista per un periodo di almeno 6 settimane e iniziata nei giorni scorsi. Per quanto riguarda il nostro territorio, abbiamo quindi affrontato la prioritaria necessità di costante evacuazione dei residui prodotti dallo stabilimento Tmb di Battipaglia, che deve poter accogliere quotidianamente i rifiuti provenienti da tutti i 158 comuni della provincia. La saturazione degli spazi potrebbe portare a un fermo impianto che non possiamo permetterci, nell’interesse di tutto il territorio. Ci siamo da subito fatti carico di evitare accumuli di rifiuti nelle nostre città, davanti alle nostre case, agli ospedali, con problemi igienico sanitari, tra l’altro in piena estate e in alta stagione turistica. Abbiamo messo in campo azioni concrete, in assoluto rispetto delle disposizioni vigenti in materia di tutela ambientale, sanitaria e di pubblica sicurezza. EcoAmbiente ha espletato una gara per il trasporto e il recupero di 14.000 tonnellate di Gta destinate a impianti con sede in Austria. Nell’attesa però dei tempi tecnici relativi all’iter di notifica transfrontaliero, abbiamo individuato una soluzione che ci permette di scongiurare il fermo impianto e, conseguentemente, lo stato d’emergenza nella gestione del ciclo rifiuti urbani in Provincia di Salerno». «È stato individuato – prosegue Strianese – un capannone denominato “post raffinazione” all’interno dello stesso Tmb di Battipaglia che presenta volumetrie disponibili e che risulta idoneo allo stoccaggio della Futa, nelle more delle evacuazioni transfrontaliere ad opera della ditta affidataria». Incalza Giovanni Romano, già assessore regionale all’ambiente: «Battipaglia sempre più pattumiera della provincia di Salerno. Questo è l’unico concreto risultato della disastrosa gestione del ciclo dei rifiuti della Regione Campania. Una domanda: con tutti questi rifiuti stoccati, lo Stir di Battipaglia è ancora in linea con le norme antincendio e con i limiti autorizzativi dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) considerato che nell’impianto sono già stoccate oltre 15.000 tonnellate di rifiuti trattati e stabilizzati non smaltiti da oltre un anno?».




Salerno città sporca, l’opposizione rilancia le accuse Capezzuto chiede maggior impegno per Salerno Pulita

di Erika Noschese

Le recenti dichiarazioni del presidente della Regione Campania che, ancora una volta, ha evidenziato lo stato di degrado in cui versa la città di Salerno, a insorgere nuovamente sono i consiglieri di minoranza. Tra questi il capogruppo di Forza Italia al Comune, Roberto Celano che attacca nuovamente il sindaco Vincenzo Napoli: «Chissà se il Sindaco inviterà anche De Luca a passeggio per i quartieri per dimostrargli che la città pulita e che anch’egli è un visionario – ha infatti dichiarato il consigliere azzurro – E chissà se avrà il coraggio di ricordargli che, in realtà, la città era in condizioni indecenti di degrado anche negli ultimi anni della sua gestione e se gli ricorderà’ che management, dirigenti ed organizzazione della Salerno Pulita sono il frutto delle “fritture” di famiglia». Il forzista ancora una volta chiede di «cacciare» l’attuale amministrazione comunale rea – a suo dire – di aver abbandonato al degrado la città capoluogo. Polemiche anche dal consigliere Antonio Cammarota, presidente della commissione trasparenza: «Abbiamo denunciato mala gestio per la città sporca. Il Sindaco ha risposto che non è vero. Oggi (ieri per chi legge ndr) De Luca attacca Salerno Pulita sconfessando il suo sindaco. Ma è solo un gioco delle parti. Ergo: la città è sporca per la mala gestio del potere deluchiano». Intanto, proprio in merito a Salerno Pulita il segretario generale della Funzione Pubblica Cgil Antonio Capezzuto e il segretario provinciale Erasmo Venosi chiedono da tempo impegno ed attenzione per la collettività salernitana con un miglioramento gestionale ed organizzativo del servizio di igiene urbana. «La Salerno Pulita è ormai di fatto il gestore unico del costituito Sad Salerno, per cui riteniamo opportuno e necessario affrontare e risolvere il vero vulnus che caratterizza questa Azienda, ovvero la totale mancanza di una filiera di comando tecnica ed operativa», dichiara il sindacalista che chiede un confronto serio e profondo tra l’amministrazione comunale, Salerno Pulita e le parti sociali al fine di discutere, con spirito costruttivo e collaborativo, dell’intero sistema organizzativo e gestionale. «Non è più possibile che una società composta da 500 dipendenti possa essere gestita e organizzata in alcuni casi ancora come una cooperativa, scaricando le responsabilità sui lavoratori – ha aggiunto Capezzuto – E’ necessario un nuovo piano industriale che dia alla società la possibilità di affrontare la sfida che da tempo gli è stata affidata quale gestore unico del ciclo dei rifiuti a Salerno. Il servizio è e deve restare pubblico». Per la Funzione Pubblica Cgil, infatti, è fondamentale e improrogabile determinare da subito un cambio di passo, a garanzia dei lavoratori, della cittadinanza e del futuro dell’azienda».




Chiude il sito di Sardone: «Vogliamo impianti moderni»

di Andrea Pellegrino

Sardone chiude fino alla totale evacuazione dei rifiuti attualmente presenti nella discarica di Giffoni Valle Piana. La disposizione è del direttore tecnico dell’area di Sardone della Gesco, Gerardo Sabato, che ha adottato l’atto ad horas, considerata l’elevata mole di rifiuti in arrivo nella discarica. Nei giorni scorsi e anche nella stessa mattinata di ieri il sindaco di Pontecagnano Faiano, Giuseppe Lanzara aveva lanciato un nuovo appello e predisposto anche un manifesto: «L’impianto di Sardone deve chiudere. Vogliamo impianti moderni, di piccole dimensioni e lontano dai centri abitati». Michele Cammarano, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, ha chiesto l’intervento del Ministro Costa. «In queste ore – annuncia Cammarano – investiremo della questione il ministro dell’Ambiente, sollecitando un’attività di verifiche e controlli del sito in questione. Lo svuotamento del capannone A potrebbe non essere risolutivo del problema e la successiva riapertura del sito potrebbe dare origine alle stesse criticità segnalate dai cittadini. Nel frattempo stiamo lavorando a una proposta di legge che disciplini in maniera seria e certa i limiti di emissioni prodotte da attività industriali e imprenditoriali». Alza il tiro anche Giovanni Romano, ex assessore regionale all’ambiente e attuale responsabile del dipartimento ambiente della Lega. «La chiusura dell’impianto di Sardone smaschera il Governatore pro tempore della Regione e le sue bugie. L’emergenza che ormai è alle porte non è originata solo dalla chiusura del termovalorizzatore di Acerra, ma anche dalla drammatica mancanza di impianti per il trattamento della frazione umida». «Un fallimento totale della politica dello struzzo del centrosinistra – prosegue Romano – che ha portato la Campania a dieci anni fa. In oltre quattro anni abbiamo assistito alla sola propaganda. Per la nostra martoriata Campania sarà un danno enorme che si aggiungerà alla percezione di “terra avvelenata” che si è aggravata con l’aumento dei roghi»