Aliotti, capostaff di Enzo Servalli: «Lascio il Pd, passo con Renzi» Gina Fusco guarda e ci pensa

di Andrea Pellegrino

Da Cava de’ Tirreni arriva la prima adesione ufficiale al partito di Matteo Renzi. Giuseppe Aliotti, capostaff del sindaco Vincenzo Servalli e militante del Partito democratico, approda alla corte dell’ex rottamatore. «Al Partito Democratico mi legano gli anni più belli della mia esperienza politica. Ho fatto parte, con dedizione e passione, di una comunità di donne e uomini liberi che hanno contribuito e di sicuro contribuiranno a rendere questo Paese un posto più accogliente e più vivibile; un posto dove i diritti possano viaggiare di pari passo ai doveri di ogni cittadino. Ho avuto l’onore di rappresentare in prima persona il Circolo della mia città, Cava de’Tirreni , un’esperienza che porterò sempre con me», spiega Aliotti. «Oggi il mio cuore mi dice di prendere un’altra strada. Seguirò Matteo Renzi nel suo progetto di innovazione di questo Paese. Una sfida difficile e stimolante. Una nuova avventura che affronto con grande entusiasmo». Ad Angri segue con interesse il progetto Renzi, Gina Fusco, già assessore comunale. Ieri era la sua prima Leopolda. Nessuna adesione al momento: «Ho partecipato a tantissime convention di partito in questi anni, ma non mi sarei mai immaginata di vedere persone di tutte le età in fila per ore pur di assistere ai lavori – spiega Fusco – Non so se ho ritrovato le ragioni per riprendere più attivamente il mio impegno e non so se le troverò in Italia Viva, quel che è certo è che qui si respira aria di futuro. Trovo che il Pd difetti di un progetto sufficientemente interessante ripiegando sull’alleanza con in m5s come unico elemento strategico e questo non mi convince»




Nuovi e vecchi renziani Riparte il treno di Matteo

Di Andrea Pellegrino 

Tra passato e futuro, tra speranze e posizionamenti, Salerno c’è alla Leopolda post scissione Pd di Matteo Renzi. Sulla lista dei renziani rimasti fedeli, e dopo lo strappo dei deluchiani, c’era rimasto solo Tommaso Pellegrino, sindaco di Sassano e presidente del parco nazionale del Cilento. Renziano di
ferro, della prima ora, e amico di Renzi e Boschi, di Leopolde non ne ha mancata neppure una. Ed è salito, come di consueto,sul palco, durante la prima giornata. Ma l’«Italia Viva» di Matteo Renzi, partita timidamente in provincia di Salerno, inizia a raccogliere le prime adesioni. Si parte dal passato: Roberto Napoli, ex senatore mastelliano, e Peppe Manzo, ex consigliere regionale del Campanile. Sono i primi che potrebbero
sposare il progetto prima dell’arrivo di Clemente Mastella che, da Benevento,
guarda al nuovo soggetto politico insieme alla moglie Sandra, attualmente senatrice berlusconiana. Vecchi ritorni alla corte di Renzi, quelli di Alfonso Buonaiuto, ex assessore al bilancio del
Comune di Salerno, ex capostaff di Vincenzo De Luca in Regione Campania e di Paolo Russomando, già sindaco di Giffoni Valle Piana. Entrambi, nel caso specifico, legati quasi dalla stessa sorte:
spazzati via della furia deluchiana. Arriva a Firenze anche Sergio Annunziata, già sindaco di Atena Lucana, vicino alle posizioni di Pellegrino. Fedele al rottamatore 2.0 anche Angelica Saggese, rimasta a secco dopo le ultime elezioni politiche, con il
seggio senatoriale conquistato da Pittella, venuto in Campania dopo la sconfittan nel suo collegio della Basilicata. C’è anche Nocera Superiore con Cuofano padre e figlio. Ma soprattutto con il figlio sindaco del comune dell’agro. Si vede anche Luigi Cobellis, ex consigliere regionale, che dopo aver saltato l’ultimo turno elettorale è pronto a tornare in campo in prima linea. Da Napoli arriva Nicola Caputo, consigliere politico del presidente De Luca, subentrato all’agricoltura a Franco Alfieri. Con Caputo c’è Carmine Salsano, politico di lungo corso di Cava de’ Tirreni. Gina Fusco arriva da Angri, il consigliere comunale Michele Russo da Scafati. Primo obiettivo per i campani: le regionali 2020. Occhi al governo, all’intesa Pd – Cinque Stelle ma soprattutto alle mosse di Vincenzo De Luca. Per ora Italia Viva in Regione Campania c’è già, con Luigi Bosco che, di recente, ha lasciato “Campania Libera”. Ma alla Leopolda pare si sia visto anche Luca Cascone, fedelissimo del governatore, al punto da rappresentare la lista “De Luca presidente”.




De Luca scarica Renzi e resta nel Partito democratico

di Andrea Pellegrino

Raccoglie poca roba Matteo Renzi in provincia di Salerno. I deluchiani restano nel Partito democratico. Almeno per ora. Piero De Luca ha annunciato ufficialmente che non seguirà l’ex premier. Vale lo stesso per il papà governatore e per tutto il gruppo dirigente salernitano. D’altronde tra Renzi e De Luca c’è Luca Lotti che al momento resta all’interno del Partito democratico. In più, in Campania ci sono le elezioni regionali e De Luca è già in campagna elettorale. Insomma, Renzi resta a secco proprio nella provincia che è stata la più renziana d’Italia, dove si consumò lo strappo con i renziani della prima ora per aprire le porte proprio ai deluchiani, che intanto avevano abbandonato Bersani. «In questo contesto, il Partito Democratico – spiega Piero De Luca – rappresenta oggi l’unica speranza e l’unica garanzia che si intraprenda davvero questo percorso, nell’interesse degli italiani. Non sarà facile. Dovremo lottare con determinazione per innovare e modernizzare la società italiana, per rendere il Paese competitivo e dinamico, per migliorare le condizioni di vita delle nostre famiglie, per creare un grande piano del lavoro rivolto al Sud, per garantire sicurezza urbana nei quartieri, per un rinnovamento profondo della giustizia, per offrire a chiunque un sistema scolastico pubblico di eccellenza, per eliminare le diseguaglianze sociali ed assicurare in ogni luogo del Paese, in particolare nel Mezzogiorno, parità di servizi ed opportunità». All’ex premier resta fedele il sindaco di Sassano Tommaso Pellegrino, presidente del parco nazionale del Cilento e habitué della Leopolda. Con Renzi anche il sindaco di Sapri Antonio Gentile mentre, secondo una prima ricognizione, gran parte dei sindaci dem resteranno nel partito di Zingaretti. Come Enzo Servalli, primo cittadino di Cava de’ Tirreni, consigliere provinciale e possibile candidato anche alla presidenza dell’Anci campana, indicato proprio dal Pd. Fedele al partito democratico anche Anna Petrone, ex consigliere regionale, promotrice proprio della mozione Zingaretti. «E’ un grande errore – spiega Petrone – l’uscita di Renzi dal partito. Siamo un una fase di ricostruzione e molto delicata per il Paese e doveva prevalere il senso di responsabilità e non l’interesse personale». Certo, prosegue Petrone: «L’uscita di Renzi riapre la porta a tanti elettori che guardavano più a sinistra questo non vuol dire un ritorno al passato ma bisogna ristabilire gli equilibri anche all’interno degli organismi dirigenti del partito sia regionale che locale bisogna avere una prospettiva più ampia e parlare con maggiore chiarezza rispetto a temi sociali importanti come il lavoro l’ambiente e le politiche di welfare temi che con il renzismo si erano accantonati. Io come sostenitrice di Zingaretti da primo momento sarò resterò nel mio partito portando avanti i temi a me cari quali la centralità della persona e lo sviluppo dei territori».




Renzi dice addio al Pd De Luca jr. prende le distanze: «Vedremo»

di Andrea Pellegrino

Matteo Renzi è ad un passo dalla scissione e dall’addio al Pd. Ma Piero De Luca, stavolta, ci pensa e attende. Seguire Renzi? Se fino a ieri giurava fedeltà all’ex premier, oggi, anche a governo fatto ed esclusione compresa, De Luca jr inizia a prendere le distanze. «Vedremo», dice: «Io mi auguro che non si verifichi una scissione. Lancio – prosegue il primogenito del governatore della Campania – un appello all’unità, spero che ci si ripensi perché sarebbe un fatto traumatico. Serve una stagione di rinnovamento interno, dalla classe dirigente ai territori. Credo che il Pd debba ripartire da qui». «In questa fase – annuncia ancora De Luca jr – continuo a lavorare perché questa scissione non ci sia». Ma l’addio sarebbe davvero a un passo. Addirittura anche oggi. Le ragioni della scelta sono state esplicitate già in questi giorni da alcuni fedelissimi dell’ex-segretario. «Motivi politici e personali. Politici – ha detto Ettore Rosato in un’intervista – perché dopo l’accordo con i 5Stelle è cambiato tutto. Personali perché Renzi non può essere sempre accusato di tutto e con lui chi ha lavorato per tirare fuori il paese dalla crisi». Ed ancora Maria Elena Boschi che vede il ritorno dei fuoriusciti di Leu nel Pd come una possibilità concreta. «Se tornano D’Alema e Bersani una riflessione andrà fatta». Alla Leopolda, si diceva. Ma tutto è precipitato. L’addio non avrà conseguenze, almeno al momento, sul governo. Il sostegno al Conte 2 è certo, dicono i renziani. Almeno per ora. A Montecitorio l’obiettivo è quello di dar vita a un gruppo autonomo (cominciano anche a circolare ipotesi di nome come ‘L’Italia dei Sì’) mentre a palazzo Madama uscirebbero solo un manipolo di senatori. Tra questi, si parla del fedelissimo Francesco Bonifazi ma non di Andrea Marcucci che resterebbe capogruppo Pd al Senato.




Metti una sera a cena Renzi e De Luca jr.

Piero De Luca era tra i 120 parlamentari (80 deputati e 40 senatori) che hanno partecipato due giorni fa alla cena organizzata da Matteo Renzi in una villa a Roma, sull’Aventino . Vista la location si è anche deciso di pagare il conto alla romana, così il rampollo di Casa De Luca ha sborsato, come i suoi commensali, 50 euro. Convocati ufficialmente per fare il punto della situazione prima della pausa estiva, i renziani in realtà hanno affrontato il discorso della possibile scissione. Non è infatti un mistero che l’ex segretario del Pd stia concretamente pensando ad un nuovo movimento da far partire qualora la dialettica interna ai Dem assumesse contorni di scontro perenne. In questo progetto è dentro, e con un ruolo che potrebbe diventare sempre più determinante, Piero De Luca. Il primogenito del governatore della Regione Campania è un renziano della prima ora. Ha sostenuto la linea dell’ex premier prima da dirigente dei Giovani Dem e successivamente come membro del Pd. Prima delle elezioni politiche e delle dimissioni di Renzi il giovane De Luca si è anche speso per il Sì al Referendum sulla modifica della Costituzione. Ed è proprio da un patto siglato a suo tempo dal papà Vincenzo e dal fu Rottamatore che nascono la candidatura alla Camera dei Deputati e l’elezione parlamentare). Certo, di base Renzi è interessato ai voti di don Vincenzo e alle doti di Piero, avvocato e ottimo conoscitore della burocrazia e u r o p e a avendo lavorato per un lungo periodo a Bruxelles. Però i bene informati fanno sapere che l’ex presidente del consiglio dei ministri, anche grazie ad un’opera si sponsorizzazione della ascoltatissima ex ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi (che con Piero ha un ottimo rapporto), stia consolidando sempre più la sua considerazione nei confronti del neo deputato. Che, qualora si andasse allo scontro interno al Pd e alla fondazione di un nuovo partito, avrebbe un ruolo centrale in Campania oltre a fungere, per quanto abbiamo detto prima, da coordinatore delle politiche europee. Il prossimo appuntamento in agenda è la Festa della Leopolda. Lì, secondo gli osservatori, Renzi potrebbe annunciare la scissione e l’addio definitivo al Partito Democratico. Portandosi dietro 120 parlamentari e lasciando i Dem praticamente allo sbaraglio.




Renzi “snobba” la Campania

Erika Noschese

In vista delle elezioni politiche del 4 marzo prossimo, i big nazionali fanno tappa in Campania per incontrare i cittadini ed esporre il loro programma elettorale. Così, se domenica è stato il turno di Luigi Di Maio, aspirante premier del Movimento 5 Stelle e di Riccardo Nencini e Giulio Santagata, promotori della lista Insieme mercoledì sarà il turno di Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia, infatti, alle 10.30 incontrerà i salernitani a Torrione, presso il Monumento ai Caduti delle Brigate Rosse in via Luca Gaurico. Al termine del comizio, la Meloni deporrà un omaggio floreale ai piedi del monumento delle Brigate rosse. Intanto, pare che anche Silvio Berlusconi possa far tappa in Campania: il prossimo 20 febbraio, infatti, dovrebbe recarsi a far visita alla sede della Regione Campania ma non si esclude che possa arrivare nel salernitano, magari con una visita a sorpresa. Tutti i big, dunque, o quasi. Ad astenersi dal tour elettorale in Campania potrebbe essere il segretario nazionale del partito democratico Matteo Renzi, candidato al Senato nella lista plurinominale in Provincia di Napoli. La decisione sarebbe stata presa dallo stesso ex premier dem che avrebbe così affidato al governatore Vincenzo De Luca l’arduo compito di fare campagna elettorale per il partito democratico e appronfondire i punti del programma elettorale. Per queste ragioni pare infatti che il governatore De Luca fino al prossimo 4 marzo, proprio per rispondere alla richiesta di Renzi, abbia annullato tutti gli appuntamenti amministrativi per dedicarsi alla campagna elettorale. Una scelta che di sicuro penalizzerà i democratici proprio per la scelta di Renzi di non recarsi a Napoli per incontrare i cittadini che, alle urne, dovrebbero esprimere la loro preferenza per il partito di Renzi. «Dopo la decisione di Marco Minniti di annullare alcune tappe elettorali in Provincia di Salerno, alcuni giornali anticipano le stessa possibili valutazioni da parte del segretario nazionale Matteo Renzi. Quale e’ il motivo?», scrive su twitter Simone Valiante, deputato dem e riferimento della mozione Emiliano in Campania, “epurato” dalle liste la notte dell’approvazione delle stesse in direzione nazionale, dopo l’accordo tra il segretario Renzi ed il governatore della Campania Vincenzo De Luca». La scelta di Renzi sembra non trovare approvazione anche dai democratici che avrebbero accolto di buon grado il loro leader nazionale per presentare insieme il programma elettorale che dovrebbero mettere in programma in caso di vittoria alle politiche 2018. A chiedersi il perchè della scelta del segretario nazionale dem sono tanti ma, al momento, nessuna replica è giunta dal diretto interessato. Che queste lamentele lo portino a cambiare idea? Staremo a vedere.




I vertici del Pd ancora al Nazareno: possibili cambiamenti in corso

Due ore di tempo per tagliare il traguardo delle candidature. Salvo nuovi slittamenti. I maggiori rappresentati del partito democratico sono ancora riuniti al Nazareno per completare le liste dei candidati alle elezioni politiche. Al terzo piano della sede del Pd, oltre al segretario Matteo Renzi, ci sono il ministro dello Sport Luca Lotti, la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, il presidente Dem Matteo Orfini, il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, il capogruppo alla Camera Ettore Rosato, Piero Fassino. Sul tavolo gli ultimi ritocchi alle liste, con le minoranze in rivolta. Anche per questo Michele Emiliano è arrivato oggi pomeriggio al Nazareno, ma secondo fonti Dem si è fermato al secondo piano. Orlando (con cui Renzi al momento non prevede nuovi incontri) è stato molto critico, stamani, con il segretario: “Non mi pare che nella maggioranza ci siano solo proposte di grande rinnovamento”, ha detto. Ancora più duro Giuseppe Lumia, parlamentare Dem che non sarà ricandidato. “Stanotte – ha scritto su Facebook – è stato dato un altro colpo mortale all’idea di partito progressista, plurale” e “l’area Emiliano e l’area Orlando sono state colpite alle spalle perchè hanno un’idea di partito progressista, plurale e aperto”. Parole che danno il senso di una spaccatura grave tra i Dem, tanto che un deputato di primo piano della maggioranza renziana, per la prima volta, mette in forse la possibilità di siglare la pace interna. “Ci lavoriamo, vediamo”, dice. La scadenza, al momento, è per le 19, ora in cui il Pd, secondo quanto comunicato, pubblicherà online le liste. Salvo slittamenti che, dopo il continuo rinvio della direzione da ieri mattina fino alla tarda notte, non è possibile escludere.




Scafati. Aliberti e la sua crociata contro le Unioni Civili: “La famiglia è sacra”

Di Adriano Falanga

E’ una vera e propria crociata quella che il sindaco Pasquale Aliberti ha messo in campo per esprimere la sua decisa contrarietà alle Unioni Civili. E per farlo, non ha lesinato di usare la sua pagine Facebook, pubblicando una foto piuttosto eloquente di quella che forse, per lui, è una coppia omosessuale. Molto probabilmente è una forte provocazione quella del primo cittadino, forse anche un modo per rispondere al convegno di questa sera che terranno i Giovani Democratici sul tema, presso la sala consiliare della Biblioteca Morlicchio. Anche perché l’accordo trovato tra le forze di Governo esclude totalmente le adozioni mentre una serie di emendamenti sembrano chiarire che le Unioni Civili non possono essere parificate al matrimonio. Forse Aliberti non lo sa, o forse si, fatto sta che scrive sulla sua pagina in rete: “Il Governo annuncia di aver raggiunto l'accordo sulle ‪‎Unioni Civili. Presto in Italia cambierà il concetto di ‪‎famiglia. In un paese che diventa moderno, come dice ‪‎Renzi, io preferisco essere un rivoluzionario romantico che continua a difendere i banali ‪‎principi di natura”. La foto è forte, e non mancano i commenti di protesta, molti dei quali ancora più pesanti della stessa foto postata dal sindaco. “Non sei d'accordo con le adozioni ma non dare un'immagine distorta del mondo omosessuale – scrive una ragazza – è come se a noi napoletani ci ritenessero tutti camorristi, o i musulmani tutti terroristi e così via. Certe generalizzazioni potrei aspettarmele da una persona mediocre ma non da una persona che dovrebbe avere una visuale più ampia.”. Il primo cittadino tira dritto, ribadisce la sua visione arcaica di famiglia: “Non sono contro gli omosessuali ma per la famiglia naturale. Non farmi sentire un rivoluzionario solo perché dico "naturale". Amatevi ma lasciateci credere ancora che una famiglia si compone di un uomo e una donna”. L’argomento è dolente, ed è notoriamente uno di quei temi su cui i politici preferiscono tacere. Non s’era mai vista una simile catena di veri e propri insulti all’indirizzo del primo cittadino, che quanto a volgarità, non sono secondo alla sua stessa foto. Aliberti però sembra non smuoversi, e a chi non lesina di dargli del ridicolo risponde: “Sarò pure ridicolo, io non mi adeguo alla tua visione. Solo rispetto. La foto sarà di basso profilo, rimane altra però la mia idea di famiglia”.

Almeno al sindaco va dato atto che ha scelto di non nascondersi, cosa non facile per chi, come lui, vive una continua campagna elettorale. Non manca la replica di Michele Grimaldi, consigliere comunale del Pd: “Immaginate come possa essere difficile vivere se stessi e l'amore, quando spesso il bullismo omofobo (e non solo) dilaga così violentemente, in tutti i sensi, nelle nostre scuole, nei luoghi di sport o di aggregazione. E poi immaginate di leggere questo post che ha pubblicato il Sindaco di Scafati. Immaginate di leggere e di guardare la foto, pensando che quel post e quella foto la stiano leggendo e guardano i vostri compagni di classe, i vostri professori, le vostre famiglie. Immaginate tutto questo, ed immaginate come sia purtroppo facile farvi sentirsi diversi, sbagliati, soli. Per questo Pasquale Aliberti lo contesto come Sindaco, ma mi fa ribrezzo come uomo”. Secondo Grimaldi, Aliberti ricopre un ruolo istituzionale e: “Le Istituzioni dovrebbero essere di tutti: dare l'esempio, combattere pregiudizi e discriminazioni, essere sempre e soprattutto dalla parte dei più deboli. L'amore è una cosa semplice, ed è più forte del vostro odio, delle vostre meschinità, delle vostre cattiverie, della vostre convinzioni medioevali”. Occhi puntati quindi sul convegno di questa sera, dove lo stesso Grimaldi sarà presente e che anticipa: “presenterò una mozione in consiglio comunale per l’istituzione a Scafati del registro delle unioni civili”. Una proposta che Aliberti ha già sonoramente bocciato alcuni mesi fa: “Il Pd, gli Arancioni e i cinque stelle, con una semplice raccolta di firme, mi vogliono far istituire a Scafati un registro per le unioni civili. Le uniche unioni che riconosco sono tra uomo e donna. Queste sono già possibili. Per altri tipi di unioni ci pensasse Renzi a fare norme contro natura. La famiglia è sacra”. E Renzi ci ha pensato, a quanto pare. Stasera all’incontro intitolato “Lo stesso sì” saranno presenti anche l’onorevole del Pd Giuditta Pini, Antonello Sannino presidente Arcigay Napoli e Ottavia Voza, presidente Arcigay Salerno.




I lavori per il Grande progetto Pompei: un esempio per l’Italia. Prima parte del reportage sull’inaugurazione di sei domus, in 7 articoli e 8 foto

Le sei domus restaurate I mosaici del pavimento della domus del ricco fornaio Paquius Proculus che tentò anche la scalata al potere candidandosi alle elezioni. oppure la lussuosa domus dell’Efebo, con le sue rifiniture di pregio e le scene nilotiche del giardino per non dimenticare i quadretti erotici. E poi, il laboratorio del possidente tintore Stefanus o quelle più modeste di Fabius Amandio e il Sacerdos Amandus. Tutte e sei tornano allo splendore grazie ad un restauro costato circa 3 milioni di euro del Grande Progetto Pompei.

VISITATORI IN VISIBILIO PER LA TINTORIA DI STEPHANUS E PER I MOSAICI DEL RICCO FORNAIO PROCULO. TUTTO ESAURITO PER LE VISITE GUIDATE neanche un posto dispobile nelle ultime ore per visitare le sei domus innaugurate la Vigilia di Natale. Qui accanto le foto di Michele Amoruso degli affreschi delle bellissime dimore ritornate al loro antico splendore.

 

I lavori per il Grande progetto Pompei: un esempio per l’Italia

Riaperte al pubblico la Fullonica e le cinque case di Criptoportico, Paquio Proculo, Sacerdos Amandus e Efebo. Si tratta di sei strutture ubicate in via dell’Abbondanza, cuore pulsante dell’economia dell’antica città romana. Dopo mesi di minuziosi interventi di restauro, l’inaugurazione è avvenuta il 24 dicembre scorso. Una giornata particolare, scelta forse proprio a voler rimarcare l’eccezionalità dell’evento, percepito da molti un po’ come una sorta di regalo di Natale per il patrimonio culturale non solo italiano ma anche mondiale, perché Pompei è di tutti. A ricordarlo c’è l’Unesco. Il Grande Progetto porta a causa un altro importante risultato ed incassa il plauso della Presidenza del Consiglio. Ricco il parterre dei politici intervenuti: dal premier Matteo Renzi al ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca al sottosegretario di stato alla difesa Gioacchino Alfano, fino ad arrivare all’onorevole Mario Casillo. Presenti anche l’esponente del Pd Raffaele Migliore e Pasquale Sommese, ex assessore regionale al turismo per il Nuovo centrodestra. Seduti in prima fila il soprintendente degli scavi archeologici Massimo Osanna e il generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri a capo della direzione generale del Grande Progetto Pompei dal 2012. Ci sarà però un cambio ai vertici. A Nistri subentrerà un altro generale dei carabinieri, Luigi Curatolo. Entusiasta Massimo Osanna. «E’ stato restituito un pezzo di Pompei che da anni non si vedeva e che comprende case di altissimo prestigio affacciate su via dell’Abbondanza. A marzo apriremo altre case in occasione della mostra “Mito e natura”. Si è lavorato in primo luogo sul restauro architettonico, in particolare sulle coperture in calcestruzzo armato, adeguando tutto alle normative antisismiche in vigore dal 2008. Per il recupero degli apparati decorativi sono state utilizzate nuove tecnologie, anche laser, per eliminare tutte le tracce dei vecchi restauri. Nei primi mesi del 2016 metteremo in sicurezza la metà del sito. Entro il 2017 puntiamo al 100%, che è un obiettivo straordinario se si pensa che nel 2000 si parlava solo del 30%. La data del 24 agosto 2017 sancirà la fine del programma straordinario. Inizierà poi la stagione della manutenzione programmata, della quale Pompei avrà bisogno tutti i giorni». Soddisfatto anche il generale Giovanni Nistri: «Il quadro economico post gara di ogni singolo intervento ad oggi non è stato mutato. I tempi di gara sono passati da 360-350 giorni ad una media di 60-50 giorni. Sono stati posti in tutta una serie di filtri che auspicabilmente hanno ridotto le possibilità di movimento della malavita. Abbiamo cercato di evitare questo. Ma solo l’autorità giudiziaria potrà eventualmente chiarire tutto in futuro. Abbiamo cercato di rispettare i crismi della legalità».NUOVO COMMISSARIO IL GENERALE LUIGI CURATOLI

generale Luigi Curatoli, nuovo commissario per Pompei

generale Luigi Curatoli, nuovo commissario per Pompei

IL NUOVO COMMISSARIO IL GENERALE LUIGI CURATOLI: «Continuare nel solco tracciato e rispettare gli impegni»

Con la chiusura del cantiere che ha ridato al pubblico le 6 domus, parla il Generale Curatoli (nella foto), che proprio nel giorno dell’ inaugurazione, segue nell’incarico di commissario straordinario per i beni archeologici al generale Giovanni Nistri, in vista anche dell’apertura di altre domus a marzo. Generale, le è stato affidato un compito difficile… «Sarà nu impegno gravoso, che porteremo avanti con determinazionecome ha detto il Presidente del Consiglio in conferenza stampa» Quali sono secondo lei le difficoltà che troverà sul campo? «Spero di incontrarne il meno possibile. Mi confronterò con il mio predecessore per farmi fare un quadro completo della situazione in modo da essere quanto più risolutivo possibile» E’ necessario che l’Arma dei carabinieri subentri in tutti questi momenti importanti per il paese? «E’ importantissimo che l’arma entri in questi contesti, anche per camminare insieme verso un obiettivo comune». Per i beni culturali, anche in virtù del prosieguo del Grande Progetto Pompei, la guida è stata affidata ad un ufficiale dei carabinieri, anche perchè ormai è noto, l’Arma dà un pizzico di legalità e rigore ad ogni progetto che le viene affidato».

 

 

 

 

«Il Grande progetto Pompei va  integrato. Bisogna fare sistema per tutta l’area»

di Ciro Serrapica

Parla di offerta integrata di sviluppo del territorio, il capogruppo del Pd in Regione, Mario Casillo. Pompei sta vivendo una nuova stagione, non soltanto un rilancio culturale ma anche economico per tutta questa area. E’ necessario fare rete, sistema, tra i vari comuni tra le varie realtà archeologiche dell’ Agro nocerino e dell’area vesuviana. -Diciamo innanzitutto che Pompei, grazie all’intervento del Ministro Franceschini e del governo e passata da 2600000 visitatori a 3200000 visitatori. C’è stato un grande incremento, ed è la dimostrazione che gli investimenti e l’impegno portano a grandi risultati. Questi risultati però devono trasformarsi anche in un risultato economico per il territorio. Bisogna fare rete. Il Grande Progetto Pompei va bene ma va un attimino integrato, va rivisto. Pompei è sempre stata una grande risorsa, ma non deve solo servire per andare in giro a portare il suo nome, ma deve diventare una grande risorsa anche per il territorio circostante. Stiamo lavorando ancora adesso per questo progetto, ed a maggior ragione io che sono di questo territorio, più di altri mi sto dedicando a questo progetto. E’ necessario recuperare anche ospitalità, perchè in queste zone l’ospitalità alberghiera non sempre sufficiente. In queste zone poi molte famiglie si sono attrezzate all’interno delle proprie abitazioni creando Bed&Breakfast. Tra le priorità della Regione, c’è l’ idea di favorire questo tipo di ospitalità e che cosa intende mettere in campo l’ente per aumentare la capienza dei posti letto? «Un po’ quello che dicevo prima. Bisogna fare sistema, bisogna fare rete. Ci sono bed&breakfast ma non c’è una visione d’insieme e strategica. Ogni comune si attrezza di suo progetto senza un progetto integrato. Pompei non può essere frutto di iniziative estemporanee di singoli imprenditori, che certamente ringraziamo per gli investimenti che mettono in campo, ma è ancora poco. C’è bisogno di progettualità. Il Grande Progetto Pompei va bene, ma bisogna perfezionarlo perché deve essere un progetto di insieme, di sviluppo del territorio e non solamente la visione un po’ parziale. Noi abbiamo dato entusiasmo e risalto a quello che era l’intervento di costruzione della stazione di interscambio tra Ferrovia dello Stato e Circumvesuviana, ma non basta solo questo, c’è bisogno di avere un progetto che prevede la nascita di nuovi alberghi, ma non che nascano sporadicamente, devono essere intesi come visione d’insieme. A Pompei deve aumentare la ricettività alberghiera, ma deve aumentare anche l’offerta turistica. Va bene aprire nuove domus, ma c’è bisogno anche di altro. In questi mesi, in Regione, stiamo lavorando su questo». L’obiettivo principale non è soltanto avere più visitatori ma anche allungare i tempi di soggiorno e visita, quindi la necessità per Pompei di collegarsi anche alle realtà vicine è fondamentale «Si. Appunto ci vuole un’offerta turistica integrata. Basta pensare che in una giornata di pioggia, a Pompei un turista non sa cosa fare, quindi si potrebbe pensare alla creazione di un museo. Bisogna trovare un’alternativa agli scavi, che si sa, sono all’aperto. Vicino Pompei c’è tanto: c’è Castellammare, c’è il Faito, c’è Oplonti, Ercolano, tutto potrebbe rientrare in un progetto integrato di offerta turistica e con una visione d’insieme dello sviluppo dell’intero territorio!.

 

 

Un viaggio tra sei stupende domus, tra le più belle della città

Oggi, probabilmente, la chimaeremmo il “corso”, questa era via dell’abbondanza a Pompei con le sue case e betteghe e perfino ville urbane. Di questa stupenda strada, riaperte al pubblico  la vigilia di Natale sei domus di ricchi e potenti pompeiani ma anche di artigiani. Quella dell’Efebo racconta di un ricco signore che ìopo il terremoto del 63 d.C. axquistò e restaurò diverse abitazioni contigue realizzando una sorta di villa urbana. La domus del Criptoportico era una prestigiosa dimora, con le stanze decorate con scene dell’Iliade, pitture di altissima qualità e le terme interne. Dopo il terremoto del 63 d.C. la meravigliosa dimora  venne probabilmente ceduta e trasformata con il criptoportico chiuso e utilizzato come cantina. Su questo tratto di strada, non abitavano solo ricchi ma anche più semplici come Fabius Amandio e il Sacerdos Amandus, con le loro abitazioni più modeste: più piccole ma sempre decorate con raffinatezza.  Imperdibile la visita al laboratorio Fullonica di Stephanus, noto in città per essere uno dei più importanti per il lavaggio e il trattamento dei tessuti scoperti. L’edificio era dotata di grandi vasche in muratura per il risciacquo, alimentate da un flusso di acqua ininterrotto, di bacini di pietra per la tintura, per il lavaggio e la smacchiatura (che veniva fatta con dei particolari tipi di argilla o con l’urina). Al primo piano,  sulle grandi terrazze, le stoffe venivano stese ad asciugare e trattate e una pressa (il torcular), una sorta di ferro da stiro. Stephanus pare fosse anche attivo nell’influenzare le elezioni politiche. E come non sostare a casa del fornaio Proculo (il suo celeberrimo ritratto accanto alla moglie è una delle icone del sito campano ed è esposto a Napoli al Museo Archeologico Nazionale). Per la sua dimora su tre piani, il propiretario aveva voluto un pavimento con stupendi mosaici e un salone e un peristilio con le pareti dipinte con soggetti ‘nilotici’ in omaggio all’egittomania  in voga in quegli anni.  A colpire il visitatore è atrio con un pavimento eccezionale, tra i più estesi e meglio conservati di Pompei, dove spicca il celeberrimo mosaico del cane alla catena fra porte semiaperte a cui seguono riquadri geometrici con animali, remi, timoni, testine umane. Uan visita mozziafiato.

 

Irlando: «Si pianifichi già la manutenzione ordinaria delle opere»

«Il fatto che siano state riconsegnate alla fruizione pubblica, dopo un periodo di restauro, altri sei edifici è certamente una buona notizia. La questione però a mio avviso è anche un’altra. Mi chiedo cosa sarà fatto dopo, quando gli interventi straordinari promossi dal Grande Progetto Pompei saranno terminati. Mi domando se ci sarà quell’attenzione necessaria affinché i risultati raggiunti, in termini di recuperi strutturali, non vadano perduti. Ritengo che l’inaugurazione dello scorso 24 dicembre, avvenuta nella meravigliosa cornice di via dell’Abbondanza, alla presenza di un parterre politico molto variegato, non debba essere letta come un punto d’arrivo ma, piuttosto, come un’occasione per ripartire definitivamente. Bisogna seguire la strada della manutenzione sistematica». Ha le idee chiare Antonio Irlando, assessore alla cultura per il Comune di Torre Annunziata e presidente dell’osservatorio patrimonio culturale, da sempre molto attento alle problematiche che afferiscono alla tutela,  del patrimonio artistico dell’area di Ercolano, Oplonti, Pompei e Stabia. «Molti risultati sono stati raggiunti. C’è da augurarsi che durino nel tempo»                    MarDiPa

 

Cronista di Sydney: «Pompei non si presenta bene»

Impressioni tutto sommato positive quelle della stampa estera in riferimento all’organizzazione della conferenza stampa di presentazione per la riconsegna ufficiale alla fruizione pubblica, dopo la conclusione dei lavori di restauro, dei sei edifici di via dell’Abbondanza. Sono accorsi giornalisti da ogni parte dell’Italia e del mondo. Per l’occasione l’ufficio stampa del Mibact ha coperto persino rimborsato i costi dei biglietti ai cronisti che, per raggiungere Pompei, hanno viaggiato ad esempio in treno. «L’ufficio stampa del ministero dei beni culturali oltre a chiamarmi per confermarmi l’accreditamento per la visita di Renzi, si è sincerato che potessi raggiungere la città e, se fossi stato impossibilitato, mi avrebbero offerto il biglietto in andata e ritorno per la tratta Roma-Pompei». Questo il commento di un giornalista della stampa nazionale. Raccogliendo un po’ di impressioni tra gli operatori della stampa estera, è risultato molto interessante il pensiero di un cronista di Sidney, il signor Desmond O’ Grady, corrispondente per la testata Sydney Morning Herald. In un ottimo italiano, l’australiano ha espresso le sue impressioni. «Gli interventi dei politici sono stati molto interessanti. Hanno tutti pronunciato discorsi molto accattivanti, ad effetto. Speriamo sia tutto vero. Pompei è bella, però non si presenta molto bene. Ci sono molte cose da migliorare all’interno del sito archeologico, soprattutto per rendere più agevole la fruizione. Devo dire inoltre che, arrivando all’ingresso delle antiche rovine, all’istante non ho percepito che ci fosse anche una città moderna a poca distanza». MarDiPa

 

 




La Leopolda senza i salernitani

di Andrea Pellegrino

Un tempo era la Leopolda dei renziani. Oggi, almeno per quanto riguarda Salerno e la Campania, le “visite” a Firenze sono sostanzialmente diminuite. Rispetto alla processione elettorale dello scorso anno, quest’anno pare che gli esponenti salernitani abbiano marcato visita. A partire dall’area deluchiana, in forze lo scorso anno, per ovvi motivi legati alle primarie e alla candidatura di Vincenzo De Luca alle elezioni regionali, e totalmente assenti in questa edizione. Domenica a chiusura dell’evento politico, il segretario provinciale Nicola Landolfi si è limitato ad un commento, stile democristiano, su quanto affermato da Renzi, auspicando, un maggiore coinvolgimento dei territori. E se i deluchiani non sono sbarcati a Firenze, i renziani (della prima ora) hanno fatto altrettanto. Così, in sintesi, nessuno si è mosso dalle proprie posizioni. Ad eccezione di Tommaso Pellegrino, sindaco di Sassano che si è visto “congelare” la nomina alla presidenza del Parco nazionale del Cilento. Incarico stoppato proprio da Vincenzo De Luca, a quanto pare, estromesso dalle trattative. Per il resto, silenzio assoluto, o meglio ancora “Aventino” per i primi salernitani che hanno creduto in Matteo Renzi per poi essere messi da parte durante la campagna acquisti dei deluchiani. Così l’entusiasmo iniziale che aveva fatto da cornice al primo appuntamento di Matteo Renzi a Salerno (quando De Luca e i deluchiani erano dalla parte di Bersani) è venuto meno, quasi scomparendo nel nulla. Basti pensare che nel corso del tempo, scandito da elezioni annuali, i renziani (quelli veri della prima ora) qui a Salerno non hanno avuto diritto alla parola. D’altronde dopo lo strappo con Bersani, qui il 99,9 per cento del partito democratico è diventato renziano, facendo disperdere nell’aria coloro che fino ad un attimo prima era stati estromessi dal «cerchio magico» perché seguaci dell’allora sindaco di Firenze. Ma questo alla Leopolda l’hanno sempre saputo. D’altronde tra i maggiori sponsor di Vincenzo De Luca alle scorse elezioni regionali c’era Luca Lotti, braccio destro fiorentino di Renzi.
Oggi a distanza di un anno alla Leopolda non c’erano i renziani né della prima, né quelli della seconda.