Emergenza Covid in Campania, torna l’obbligo delle mascherine all’aperto

A conclusione della riunione dell’Unità di Crisi, il presidente Vincenzo De Luca ha firmato l’ordinanza trasmessa in allegato, che contiene ulteriori misure per la prevenzione e la sicurezza. Su tutto il territorio regionale, con decorrenza dal 24 settembre 2020 e fino al 4 ottobre 2020, fatta salva l’adozione di ulteriori provvedimenti in conseguenza della rilevazione quotidiana dei dati epidemiologici della regione, viene disposto l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto. “Occorre ripristinare immediatamente comportamenti responsabili, a maggior ragione con l’apertura delle scuole. Se vogliamo evitare chiusure generalizzate è necessario il massimo rigore”, ha dichiarato il governatore.
Ecco in sintesi i contenuti dell’ordinanza:
Sono ulteriormente confermate le disposizioni di cui all’Ordinanza regionale n.66 dell’8 agosto 2020, concernenti l’obbligo di rilevare la temperatura corporea dei dipendenti ed utenti degli uffici pubblici ed aperti al pubblico e di impedire l’ingresso, contattando il Dipartimento di prevenzione della ASL competente, laddove venga rilevata una temperatura superiore a 37,5 gradi C°;  è disposto l’obbligo, su tutto il territorio regionale, di indossare la mascherina anche nei luoghi all’aperto, durante l’intero arco della giornata, a prescindere dalla distanza interpersonale, fatte salve le previsioni degli specifici protocolli di settore vigenti (ad esempio per le attività di ristorazione, bar, sport all’aperto). L’obbligo rimane escluso per i bambini al di sotto dei sei anni, per i portatori di patologie incompatibili con l’uso della mascherina e durante l’esercizio in forma individuale di attività motoria e/o sportiva; è fatto obbligo ai titolari di esercizi commerciali, culturali, ricreativi, o comunque aperti al pubblico, non all’aperto, di effettuare la misurazione della temperatura corporea all’ingresso dei locali di esercizio e di assicurare la presenza di dispenser di gel e/o soluzioni igienizzanti, subordinando l’accesso ai locali alla previa igienizzazione delle mani e al riscontro di temperatura inferiore a 37,5 gradi C°; si richiamano tutti gli esercenti, gestori ed utenti alla stretta osservanza delle misure di prevenzione e sicurezza. Al fine di rendere tempestiva la corretta ricostruzione degli eventuali casi da “contatto stretto”, vi è l’obbligo della identificazione di almeno un soggetto per tavolo o per gruppo di avventori attraverso la rilevazione e conservazione dei dati con idoneo documento di identità.
Ecco il testo integrale dell’ordinanza
http://www.regione.campania.it/assets/documents/ordinanza-n-72-del-24-settembre-2020.pdf



Sergio Parisi, da Palomonte alla conquista della Regione Campania

di Erika Noschese

Da Palomonte alla conquista di Palazzo Santa Lucia. Il sindaco di Benevento Clemente Mastella sembra a buon punto con la preparazione della lista “Noi campani”, a sostegno del presidente uscente Vincenzo De Luca. Tra i candidati al consiglio regionale anche l’avvocato Sergio Parisi, ex sindaco del comune di Palomonte. Parisi, infatti, vanta un lungo trascorso personale e familiare politico da amministratore della cittadina della Valle del Sele e oggi siede tra gli scranni comunali di Palazzo di città a Palomonte, in qualità di capogruppo di minoranza, pronto a conquistare la Regione Campania per rappresentare non solo le istanze del suo territorio ma, ha detto, per provare a lavorare sulla politica del futuro, per permettere ai giovani di non andar via.

Avvocato, da Palomonte alla conquista di Palazzo Santa Lucia, perché sceglie di scendere in campo?

«E’ certamente un’impresa difficile, ma lo facciamo con la consapevolezza di poter concorrere. Abbiamo un bagaglio di esperienza alle spalle notevole e penso che ci possiamo spendere per tutelare, riguardare il territorio e portare avanti gli interessi della popolazione; in questa mia candidatura non c’è nulla di personale».

In questo momento la comunità di Palomonte sembra abbastanza compatto intorno al suo nome. Da dove bisognerebbe ripartire, secondo lei?

«Le priorità sono molteplici: penso che bisognerà porre la massima attenzione all’intera provincia, fermo restando che è importante pensare all’Alta Valle del Sele. C’è il problema delle scuole, della viabilità territoriale, bisogna attenzione i problemi relativi al dissesto idrogeologico ma la priorità maggiore resta il lavoro, la ripresa dopo il Covid che ha messo a repentaglio non solo i posti di lavoro ma anche la coscienza e la consapevolezza delle persone di poter vivere la vita: oggi, c’è questa paura che va curata, va sensibilizzata la popolazione. Ci sono una serie di cose di cui occuparsi, non che la Regione li abbia dimenticati, anzi. Credo che il presidente De Luca abbia fatto egregiamente il proprio lavoro, partendo da una posizione sfavorevole. Questa questione ha toccato un po’ tutti i governatori ma De Luca mi sembra sia stato uno dei migliori, se non il migliore ad affrontare questa problematica. Non è solo un problema di slogan, di lanciafiamme, De Luca ha affrontato nella sostanza la problematica e lo ha fatto molto bene».

Palomonte, fino ad oggi, è stato uno dei pochi comuni in provincia di Salerno Covid free. Pensa si tratti di una questione di fortuna o il merito è anche dell’amministrazione Casciano?

«Noi siamo una nazione tra l’acqua santa e l’acqua salata e quindi ci ha salvato un po’ la predisposizione del nostro paese. Può sembrare strano ma Palomonte è un paese di montagna proteso verso il mare e la mattina, verso le sette, si ha la possibilità di vedere le navi, le barche. Credo che questo ricambio dell’aria sia stato fondamentale: non so se gli studiosi attribuiscono o meno una fondamentale importanza alla salubrità dell’aria ma penso che non sarà un caso; fatto sta che le regioni del nord, chiuse, che non hanno questo ricambio dell’aria ma hanno le fabbriche, allevamenti di maiale, di polli e quant’altro, hanno avuto i problemi mentre noi che siamo protesi verso il mare siamo stati abbastanza immuni».

Lei è candidato con la lista “Noi Campani” di Clemente Mastella, a sostegno del presidente uscente Vincenzo De Luca…

«Non è stata una cosa dell’ultima ora, è stata una scelta ponderata. Più che aver scelto sono stato scelto: sono stato chiamato in questa competizione elettorale, per bagaglio di esperienza e, mi consenta, per la mia serietà. Non ho mai avuto problemi con la giustizia, sono immacolato sotto questo punto di vista; è una competizione elettorale molto difficile, bisogna far scattare il quorum ma faremo la nostra parte e poi si vedrà».

I sondaggi parlano di una vittoria del presidente uscente e del centro sinistra. Crede in questa riconferma?

«Sì, credo in questa riconferma ma le elezioni hanno un loro risvolto: è un po’ come quando piove, l’acqua viene giù, poi l’acqua da sola prende la propria direzione ingrossandosi. Mi pare che l’acqua sia scesa già per il verso giusto canalizzandosi; poi, più si sparge la voce che c’è la vittoria di De Luca più la gente non vuol perdere».

Se dovesse essere eletto quale sarà la sua battaglia prioritaria?

«La mia battaglia prioritaria è fondamentalmente legata al dissesto idrogeologico, come dicevo prima,e far si che il nostro territorio sia tutelato dal punto di vista della salubrità perché è il nostro bene più prezioso e tutto questo può creare un risvolto dal punto di vista del lavoro. Questa, alla fine, è la tragedia: una delle mie priorità è cercare di trovare gli sbocchi occupazionali per i giovani che hanno problemi per restare qui. Vanno via, cercano lavoro al nord, espatriano e questo è il problema fondamentale. Questo è anche il senso della mia candidatura: non sono nato ieri, ho un’età e cerchiamo di dare qualcosa ai giovani che rappresentano il futuro, ciò che vorremmo essere perché noi già siamo stati e abbiamo anche dato. Dobbiamo proiettarci nel futuro, il politico si caratterizzerà proprio per la capacità di prevenire, e cercate di fare le previsioni del futuro perché molti camminano a tendoni; non bisogna fare la politica dell’oggi e del domani, sicuramente va bene la politica dell’oggi ma bisogna fare soprattutto quella degli anni che verranno. Forse prima c’erano politici più lungimiranti, nonostante i problemi della prima repubblica ma noto che oggi non c’è questa grande preparazione, forse anche a causa di questo sistema elettorale che a me non piace. Vengono elette delle persone o per caso o per la posizione e, da avvocato, mi pongo il problema del risvolto costituzionale di una legge che consente a chi viene posto in una posizione utile di essere eletto. Il listino è formato da 6 persone: chi è al primo posto ha buone possibilità di essere eletto, chi è al sesto ha possibilità molto ridotte ma l’articolo 3 della Costituzione parla di un’uguaglianza che andrebbe ricercata anche in questo, nel dare a tutti la stessa possibilità».




Riprogrammare i “Grandi Eventi”, a rischio Luci, Ravello Festival e Giffoni

di Andrea Pellegrino

I «Grandi eventi» della Regione Campania tutti rinviati al prossimo anno, o almeno, riprogrammati (per quanto possibile) secondo i protocolli di sicurezza. La giunta regionale della Campania ha così “congelato” i finanziamenti già stanziati per le tante manifestazioni culturali e turistiche. Dai teatri, fino al Ravello Festival, passando, naturalmente, dalle “Luci d’Artista” di Salerno. Un programma da 52 milioni di euro che il governo regionale, a guida De Luca, aveva messo su per il 2020. E’ il piano “strategico cultura e beni culturali”, nel quale figura anche un finanziamento da 2 milioni e mezzo di euro per le Luci d’Artista che dovrà essere riprogrammato. Nello specifico, si rinviano al 30 giugno del 2022 gli interventi di manutenzione straordinaria, mentre al 31 dicembre 2021 tutti gli altri. O quasi. «Si possono prevedere – si legge nella delibera – ove possibile, a parziale rimodulazione progettuale delle stesse, la previsione di una modalità di produzione che utilizzi le possibilità offerte dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la fruizione a distanza degli eventi previsti ed allo stesso tempo per offrire all’utenza una conoscenza antologica, delle attività svolte nelle precedenti annualità del Piano strategico, documentando con il supporto digitale una efficace rassegna delle attività pregresse». Inoltre: «E’ imprescindibile che, per gli eventi che verranno proposti in presenza, gli Enti attuatori garantiscano ed attestino la piena e stretta osservanza di tutti gli obblighi di sanificazione e protezione, secondo le vigenti disposizioni regionali e nazionali». Nell’elenco figurano gli eventi del Comune di Salerno (300mila euro); il Ravello Festival (1 milione e mezzo di euro); il sistema delle Mostre del Parco Archeologico di Paestum (200mila euro), le Luci d’Artista (2 milioni e mezzo di euro), la programmazione del Teatro Verdi (un milione di euro) e il Giffoni Film Festival (4 milioni di euro) che quest’anno festeggiava i suoi primi 50 anni.




Pioggia di rimborsi alle cliniche private C’è l’esposto alla Corte dei Conti

di Andrea Pellegrino

I Cinque Stelle annunciano nuovamente battaglia a Vincenzo De Luca. Questa volta a tenere banco è la presunta pioggia di rimborsi dalla Regione alle cliniche private della Campania per gestire l’emergenza Coronavirus e “parte” l’esposto alla Corte dei conti regionale da parte di 29 parlamentari e 4 consiglieri regionali (tra cui il capogruppo del Movimento 5 stelle regionale, Valeria Ciarambino, e il deputato salernitano Provenza) sui soldi da rimborsare stabiliti proprio dall’ente Regione in favore delle cliniche private che hanno offerto supporto alla sanità pubblica per la gestione dell’emergenza Covid. Al centro della contestazione e del documento il protocollo d’intesa siglato lo scorso 28 marzo tra la Regione e l’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop), con cui si autorizzano le strutture del privato a supportare il pubblico, così come previsto dal decreto Cura del Governo – nell’eventualità che il pubblico non riesca a far fronte agli “obiettivi di potenziamento dell’assistenza” con la messa a disposizione dei posti letti in più. Non pochi dubbi mossi dai firmatari che adesso vogliono vederci chiaro e andare al fondo della questione. In particolare, ci sarebbero due punti sottolineati nell’esposto che risultano lacunosi: gli “inopportuni e sproporzionati rimborsi alle cliniche private fino al 95% di un dodicesimo del budget annuale per i mesi di emergenza Covid19, erogati non per le prestazioni effettivamente rese in sostegno della sanità pubblica per il ricovero di pazienti contagiati, ma sulla base della disponibilità manifestata”. L’entità della remunerazione sarebbe quindi “non proporzionata, visto che il decreto Liquidità del Governo prevede un massimo del 70%”. A questo si aggiunge la questione dare-avere (conguaglio) tra Regione e privato che viene posticipato al 2022, mentre “non c’è riferimento alla copertura finanziaria nel protocollo firmato in Regione”. Il 3 aprile scorso, infatti, è stato sottoscritto un ulteriore punto al protocollo stipulato inizialmente, ma cinque giorni dopo è arrivato il decreto del Governo che fissava il tetto massimo per i rimborsi al 70% e vincolava il rimborso alla rendicontazione delle attività svolte. La Regione avrebbe quindi deciso, il 14 aprile, di “rimodulare le condizioni economiche per adeguarle al Decreto legge (23), riportando il tetto massimo al 70% e ponendo come condizione per il risarcimento la rendicontazione delle spese”. Secondo la ricostruzione dei pentastellati, però, il 3 maggio sarebbe stato “sottoscritto un ulteriore protocollo d’intesa tra Aiop Campania e la Regione, con il quale viene ribadito che “per le mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 la modalità di remunerazione sarà quella prevista dall’art. 7 del protocollo d’intesa del 28 marzo, vale a dire il 95% (e non più il 70%) del budget, indipendentemente dal valore effettivo della produzione”. E la capogruppo pentastellata Valeria Ciarambino esprime tutti i suoi dubbi e punta il dito contro il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca: “Le fritture di pesce di Vincenzo De Luca sono tornate alla ribalta camuffate sotto l’emergenza Covid. La sanità privata – attacca il capogruppo in Consiglio, riferendosi a una lettera inviata dall’Aiop alla Regione – è in grado di orientare le scelte della Regione, che diventa subalterna”. Nessun attacco ai lavoratori dei privati per da parte della Ciarambino e dei firmatari dell’esposto: “Non è un attacco ai lavoratori del privato, che rispettiamo – ha sottolineato – ma contestiamo questa relazione particolare, che vede il privato come contraente forte e la Regione in posizione subalterna”. Sulla questione, si è espressa anche la parlamentare Maria Domenica Castelleone che ha già provveduto con un’interrogazione parlamentare a richiedere spiegazioni, annunciando battaglia: “Il protocollo – ha dichiarato – è in contrasto con il decreto del Governo. Ho chiesto verifiche e approfondimenti al ministro Speranza”. Sulla stessa linea il collega e salernitano Nicola Provenza, che evidenzia come, in Campania, “il paziente cronico contribuisca a sostenere i livelli occupazionali del privato e del pubblico e in cambio non riceva il suo diritto all’assistenza. La rete territoriale – conclude – si è rivelata completamente inesistente, d’altronde non era possibile in un mese o due se prima non c’era”.




Il caos dei fondi rurali, la Finanza acquisì primi atti già a gennaio

di Andrea Pellegrino

Ad inizio anno la Guardia di Finanza aveva già acquisito i primi atti dopo le denunce sulle anomalie sui bandi per i progetti di sviluppo rurale ora finiti anche all’attenzione della Procura della Corte dei Conti dopo l’esposto presentato dai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Michele Cammarano e Gennaro Saiello. Bandi, graduatorie, proroghe e modalità cambiate in corso d’opera che hanno bloccato le misure approvate nel 2017. Uno stanziamento da 140 milioni di euro, un fiume di soldi da destinare alle aziende per investimenti nel campo rurale e nel campo giovanile. Graduatorie provvisorie, con punteggi variabili e modalità diversificate per province. Una gestione politica affidata a due diverse gestioni: quella iniziale di Franco Alfieri, all’epoca consigliere per l’agricoltura del presidente De Luca, incarico mantenuto fino all’elezione a sindaco di Capaccio, e poi a quella attuale di Nicola Caputo, ex eurodeputato dem, ripescato a Palazzo Santa Lucia dal governatore dopo la mancata rielezione. E si racconta che di recente, sull’argomento, Caputo e De Luca non siano proprio in sintonia. Un caos che coinvolge aziende ma anche tecnici che nel corso degli anni hanno anticipato, in alcuni casi, anche fondi in attesa dello stanziamento definitivo. Il tutto mentre cambiavano le modalità di finanziamento. Da qui le denunce, oltre i ricorsi al Tar, che hanno fatto avviare una prima acquisizione di atti già ad inizio anno. Attività che ora potrebbe proseguire dopo l’esposto depositato e protocollato alla Procura della Corte dei Conti di Napoli. «Troppe ombre», dicono i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle. Occorre salvaguardare le aziende agricole che rischiano di cadere nel baratro a causa delle procedure regionali relative ai Piani di sviluppo rurale 2014/2020, che rischiano di fare più danni della stessa epidemia di Covid 19. Pare che sia imminente – rivelano i consiglieri M5S – la pubblicazione, dopo due anni, dei decreti di concessione di aiuto. Un’iniziativa che andrebbe a inasprire una situazione oramai complessa, dove solo l’impegno concreto della Regione Campania a far sviluppare le aziende grazie al Psr potrebbe contribuire a tutelare se non a salvare del tutto un intero comparto. E’ il momento di prendersi delle responsabilità e dare risposte chiare. Istituire nuove pratiche non fa altro che bloccare l’erogazione degli aiuti, andando ulteriormente ad allungare i tempi di attivazione dei decreti. Le nuove istruttorie – concludono Cammarano e Saiello – andrebbero a stravolgere graduatorie già pubblicate, e gli imprenditori hanno già dato il via ai lavori, anticipando risorse di tasca propria, fiduciosi di un decreto che forse non arriverà mai».




Coronavirus, 13 contagi in Campania De Luca: «Le scuole devono riaprire»

di Erika Noschese

Sono 13, in totale, le persone contagiate da coronavirus in Campania. Ad annunciarlo è stato proprio il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che ormai da giorni sta monitorando la situazione. Di queste 13 persone, una (la biologa di origini ucraine) proviene dal salernitano, a Vallo della Lucania; 9 a Napoli; due a Caserta e uno nel beneventano. «La task force della Regione Campania continua il monitoraggio costante e continuo della situazione relativa al Covid19», ha infatti dichiarato il presidente di Palazzo Santa Lucia. Nella tarda mattinata di ieri, infatti, nuovi tamponi sono stati esaminati dall’ospedale Cotugno di Napoli, con esito negativo. Delle 13 persone contagiate 3 sono ricoverate in condizioni buone e 10 in quarantena. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha poi preso parte alla videoconferenza con il presidente del Consiglio Conte e le altre Regioni d’Italia alla quale erano presenti anche i componenti della stessa task force regionale. Nel corso della riunione, il governatore ha sottolineato il massimo rigore nella cura e sulla ricostruzione della catena dei contagi e fatto un richiamo alla responsabilità individuale, chiedendo eventuali misure atte ad arginare il rischio di persone già contagiate che, non rispettando le prescrizioni, aumentano la possibilità di nuovi contagi. In merito alle scelte di fondo da adottare, il presidente De Luca ha ribadito il senso di responsabilità della Campania nel garantire scelte coerenti, confermando la riapertura delle scuole e delle università da lunedì e l’espletamento dei concorsi pubblici. Non sono previsti, anche a livello di Governo centrale, provvedimenti di chiusura per scuole e università della Campania, dove da lunedì possono regolarmente continuare le attività didattiche, fermo restando le precauzioni di prevenzione e sorveglianza già in atto. «Stiamo seguendo una linea che punta ad un’operazione verità, a dire esattamente ai nostri concittadini qual è la situazione – ha infatti detto De Luca a margine dell’incontro tenutosi ieri mattina a Palazzo Santa Lucia – Noi dobbiamo avere grande responsabilità nel seguire la vicenda del contagio; ogni cittadino deve sentirsi dirigente e responsabile». De Luca ha poi puntato l’attenzione sulla «irresponsabilità» di alcune persone che di fatto hanno portato a nuovi casi di contagio: «se viene una persona da Cremona ed è un tecnico di laboratorio e va in giro per l’Italia, o nel caso specifico per la nostra regione, io credo che questo sia un comportamento poco responsabile ed è chiaro che se ogni cittadino si comporta in questo modo diventa complicato fermare il contagio». Da qui l’appello a chiamare il medico di famiglia, in caso di presenza di sintomi, piuttosto che a recarsi in ospedale. «Abbiamo individuato tutta la rete di contatti che hanno preso questi concittadini che hanno avuto il contagio e, dal punto di vista medico non c’è alcuna situazione preoccupante». Nessuna proroga all’ordinanza di chiusura delle scuole, dunque, che riapriranno regolarmente domani mattina: «possono riprendere tutte le attività pubbliche, anche quelle scolastiche, salvo diverso orientamento del governo nazionale e del ministero della Salute». De Luca ha inoltre annunciato che provvederanno a denunciare le persone che non rispondono ad obblighi di responsabilità.




Il Tar blocca il maxi concorso della Regione Campania

di Erika Noschese

Non sarebbe stato rispettato il principio dell’anonimato delle prove. Sarebbe questa la motivazione che ha spinto il Tar Campania a bloccare il maxi concorso fortemente voluto dal governatore De Luca. Dopo la prima prova, infatti, alcuni partecipanti hanno fatto ricorso al tribunale amministrativo regionale, contestando il mancato rispetto del principio dell’anonimato delle prove, che risponde all’esigenza di “salvaguardare” la segretezza degli autori delle prove scritte fino a quando la correzione non sia stata ultimata. La procedura per l’assunzione di 950 unità a tempo indeterminato per la categoria D è dunque sospesa, almeno fino al prossimo 6 ottobre quando ci sarà l’udienza pubblica. Di fatti, i candidati esclusi, assistiti dallo Studio legale Leone Fell & C., avevano fatto ricorso per contestare le modalità operative con cui Formez e Commissione Ripam hanno gestito la selezione. Secondo la sentenza del Tar Campania, infatti, “sussistono i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare”. Gli esclusi, difesi da Francesco Leone, Simona Fell e Ciro Catalano, hanno contestato il mancato rispetto del principio dell’anonimato delle prove che avrebbe dovuto garantire la parità di trattamento tra i candidati e la valutazione obiettiva degli elaborati. Nello specifico, i candidati, in conformità alle indicazioni contenute nelle istruzioni per lo svolgimento della prova preselettiva, hanno apposto sul foglio “risposte a lettura ottica” e sul “cartoncino anagrafico” due talloncini identici, contenenti lo stesso codice a barre e, immediatamente al di sotto, identico il codice numero di sei cifre. I fogli relativi alle risposte e i cartoncini contenenti i dati anagrafici, però, rilevano dallo Studio legale, non sono stati chiusi in busta sigillata e priva di generalità all’ esterno dai candidati. Il Tar ha rilevato inoltre che nonostante l’utilizzazione di sistemi ottici di correzione, idonei ad assicurare massima rapidità delle operazioni di valutazione, la fase di correzione delle prove preselettive si è immotivatamente protratta per tre mesi. Lo stesso studio legale ha proposto ricorso anche per la selezione parallela, per l’assunzione di 1.225 unità di personale a tempo indeterminato presso diversi enti della Regione Campania. Per il concorso è stata fissata l’udienza cautelare per il prossimo 25 febbraio. «Anche per il concorso per 1.225 unità – ha detto Francesco Leone – abbiamo denunciato la violazione dell’anonimato e, pertanto, immaginiamo che anche quella procedura sarà sospesa dal Tar Campania nei prossimi giorni». «La violazione dell’anonimato – ha evidenziato Ciro Catalano – è avvenuta per tutti i concorsi gestiti dal Formez e dalla Commissione interministeriale Ripam». Intanto, la Regione Campania, rende noto che – in aggiunta ad analoghe iniziative comunicate dal Formez, dalla Funzione Pubblica e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – ha dato mandato all’Avvocatura di ricorrere al Consiglio di Stato per chiedere l’immediata sospensiva dell’ordinanza della Quinta Sezione del Tar Campania che ha bloccato la procedura Ripam per il cosiddetto “Concorsone”, gestito dal Formez, per l’assunzione di 950 unità Categoria D presso le pubbliche amministrazioni della Campania. L’amministrazione regionale confida su una decisione positiva da parte del Consiglio di Stato, essendo, la procedura e le modalità di selezione del Concorsone, identiche a quelle attuate dal Formez per altri maxi-concorsi pubblici. LE REAZIONI A chiedere le dimissioni del governatore De Luca il questore della Camera dei Deputati Edmondo Cirielli secondo cui è necessario sospendere tutte le prove. «Siamo di fronte all’ennesima figuraccia di Vincenzo De Luca. E’ arrivato il momento che si dimetta per il bene dei campani», ha infatti dichiarato il parlamentare di Fratelli d’Italia. E ancora: «Dov’è, dunque, la trasparenza tanto rivendicata dal governatore pro tempore della Regione? Il concorso – aggiunge il deputato salernitano – venga subito sospeso nel suo complesso. Fare andare avanti le prove, per gli altri profili, sarebbe da irresponsabili. Come al solito quando agisce il Pd ci sono sempre più ombre che luci. E’ evidente, ancora una volta, la responsabilità politica di De Luca che continua a prendere in giro migliaia e migliaia di diplomati e laureati che sperano, invano, di poter essere valutati con meritocrazia e trasparenza. Ora il M5S, che governa insieme al Pd di De Luca la nostra Nazione, dimostri di non essere complice del governatore e ci aiuti a mandarlo a casa il prima possibile». Parla, invece, di «macchina inceppata al primo ostacolo» l’europarlamentare della Lega Lucia Vuolo che etichetta il tutto come «l’ennesima sconfitta politica di Vincenzo De Luca». «Il maxiconcorso elettorale di De Luca presa in giro per decine di migliaia di candidati», ha invece dichiarato capogruppo regionale M5S Valeria Ciarambino. «Le ultime parole famose di celebrazione del maxiconcorso elettorale, già tramutatosi in maxiricorso, De Luca le ha pronunciate anticipando di qualche minuto la sentenza del Tar che sospende le prime procedure di assunzione. E se, come temiamo, le procedure in base alle quali non sarebbe stato garantito l’anomimato fossero state adottate per tutte le prove, rischiamo di trovarci al cospetto di una enorme presa in giro per candidati che hanno realmente creduto nel sogno di un’occupazione – ha poi aggiunto la Ciarambino – De Luca ha oggi il solo e unico dovere di chiedere scusa alle decine di migliaia di candidati che hanno studiato giorno e notte, inseguendo un sogno costruito attorno ad annunci esclusivamente propagandistici. Un piano lavoro fallito in partenza, al pari della becera strategia elettorale messa in piedi dal governatore della Campania».




Fonderie Pisano, dalla Regione Campania l’ok

di Erika Noschese

Le fonderie Pisano potranno ricominciare a lavorare con un nuovo impianto per il trattamento acque di prima pioggia. Lo ha stabilito la Regione Campania che ha espresso parere favorevole circa la Via, Vas e Vi dopo che la commissione si è riunita circa la valutazione di incidenza e valutazione appropriata. Sotto la lente d’ingrandimento il “progetto di adeguamento sottoposto a riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata nel 2012 per l’attività Ippc presso la sede dello stabilimento di via dei Greci, a Fratte. Intanto, la commissione nominata dalla Regione Campania ha stabilito che, prima dell’inizio delle lavorazioni previste dal progetto, dovrà essere effettuata la caratterizzazione dei sedimenti fluviali ovvero la determinazione della concentrazione pura di ogni elemento/sostanza ricercata. Considerati i superamenti riscontrati nel campione C6 si dovrà procedere, nell’area interessata dall’impianto della siepe di Alloro e dalle attività di potenziamento dell’impianto di prima pioggia, in via precauzionale prima dell’inizio di ogni attività, all’effettuazione di indagini preliminari da eseguirsi secondo le indicazioni per le attività produttive attive riportate nell’Allegato 11 al Piano Regionale delle Bonifiche. Una serie di interventi utili per ridurre anche l’impatto sulle acque del fiume Irno e, di conseguenza, tamponare l’inquinamento ambientale anche con l’inserimento di un impianto di pre-trattamento di tipo chimico-fisico per le acque del piazzale est dove sono stoccate le materie prime seconde. Infatti, con il l potenziamento dell’impianto di prima pioggia, ubicato a sud del piazzale ovest (impianto principale), attraverso l’incremento della sua capacità di ritenuta e nella sua trasformazione in modo da consentire l’invio allo scarico in fognatura delle acque di prima pioggia raccolte proprio per escludere qualsiasi possibile contaminazione del fiume Irno. L’impatto su aria, invece, potrà essere abbattuto con l’installazione di un sistema di abbattimento delle emissioni odorigene costituito da un filtro che tratta l’aria prima della fuoriuscita dal camino a servizio dei cubilotti per la riduzione – eliminazione degli odori emessi mentre l’installazione di un sistema di irrorazione controllata di acqua servirà ad abbattere le polveri sottili dai piazzali e dalle aree interne.




Parco del Mercatello, De Luca all’attacco: «Mi è venuto mal di fegato»

di Erika Noschese

«Circa una settimana fa sono passato per il parco del Mercatello e mi è venuto il male di fegato». Non usa mezzi termini il governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca per descrivere lo stato di abbandono e degrado in cui versa il parco del Mercatello, quello che – almeno fino a qualche anno fa – era il polmone verde della zona orientale, uno dei più grandi per la città capoluogo. «Ho trovato macchine parcheggiate dentro, macchine rimosse dal carroattrezzi», ha detto il presidente della Campania secondo cui è necessario fare un intervento di riqualificazione totale del parco del Mercatello perché «deve ridiventare un gioiello, una bomboniera perché quello è stato uno dei più grandi interventi di riqualificazione urbana che ha riammagliato grandi quartieri popolari come Mariconda, Mercatello, quartiere Europa e quartiere Italia. Dobbiamo riportarlo al vecchio splendore ma sono convinto che lo faremo». Intanto, proprio nei giorni scorsi la Regione Campania ha destinato circa 5 milioni di euro al Parco del Mercatello per permettere all’amministrazione comunale di procedere con i lavori di riqualificazione e restituire alla città il grande polmone verde. De Luca ha puntato poi l’attenzione sul ripascimento che interessa tutto il litorale salernitano, bloccato dopo il ricorso al Tar presentato da una ditta napoletana contro la Rcm Costruzioni dei Fratelli Rainone. I lavori, infatti, sono bloccati fino al prossimo 5 febbraio giorno in cui è stata fissata l’udienza. Per quanto riguarda il ripascimento, ha spiegato De Luca, «c’è stato l’immancabile ricorso al Tar ma, mese prima o mese dopo, arriveremo anche lì al risultato». Il governatore ha spiegato che in pochi mesi si potrà procedere con il ripascimento fino alla zona del Polo Nautico a Pastena e successivamente, nel giro di un anno e mezzo, rifare la spiaggia del lungomare cittadino fino al Santa Teresa. «Provate ad immaginare una spiaggia di 100 metri davanti al lungomare di Salerno, spostando la scogliera 100 metri più a largo. Questo significa rilanciare l’economia della balneazione, un’economia turistica nel periodo estivo – ha detto il presidente – Noi oggi viviamo un paradosso: in una città di mare, il picco di turisti ce l’abbiamo nel periodo invernale, dobbiamo fare lo stesso in estate».




Il Tar dà ragione alle Fonderie Pisano Annullata la revoca regionale dell’Aia

di Erika Noschese

«Nonostante il processo in corso per inquinamento ambientale si continua ad inquinare l’ambiente con emissioni nocive, non c’è altro da dichiarare». Parla così il presidente del Codacons Campania, Enrico Marchetti, che denuncia i miasmi prodotti dalle fonderie Pisano, lo storico opificio di via di Greci, al centro di numerose polemiche e di alcuni procedimenti giudiziari. Il Codacons, infatti, ha presentato innumerevoli denunce nel corso di questi anni vista la grave situazione per gli abitanti di Salerno e della Valle dell’Irno che per decenni hanno convissuto con le fonderie Pisano. «Il processo in fase avanzata ha fatto sperare in una soluzione, forse, anzi certamente, non rapida, ma la speranza di una soluzione, una lucetta accesa l’ha fatta vedere – ha dichiarato Marchetti – Purtroppo stamattina (ieri per chi legge ndr, ancora, i miasmi hanno svegliato i residenti delle zone adiacenti e non solo alle fonderie Pisano». Nelle scorse ore, inoltre, numerosi sono stati i cittadini salernitani che si sono rivolti al coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori per segnalare i cattivi odori prodotti dallo stabilimento di Fratte. Il Codacons, dal canto suo, ha chiesto l’intervento della Procura di Salerno affinchè coinvolga immediatamente Arpac e Noe. Intanto il Tar Salerno (Sezione Seconda), ha emesso sentenza favorevole. alle Fonderie Pisano nel processo amministrativo che vede a vario titolo coinvolti la Regione Campania, l’Arpac, l’Asl Salerno, il Comune di Salerno, il Ministero dell’Interno, le intervenute Associazione Forum Ambientalista e Associazione di
Volontariato “Salute e Vita” e che riunisce i sei giudizi che ruotavano intorno alle modalità di svolgimento dell’attività industriale delle
Fonderie Pisano, questione che ha portato anche alla revoca dell’AIA rilasciata alle Fonderie. Nel complesso bilanciamento tra la salvaguardia dei valori ambientali e quella dei diritti (acquisiti) di una realtà industriale – con molti dipendenti – preesistente anche alla
prima normativa comunitaria in materia ambientale, il Tar ha accolto la tesi delle Fonderie, assistite da in ogni fase e procedimento dalla jv FFT – Fatigato Follieri Teta, con il socio di Enrico Follieri & Associati, avvocato Enrico Follieri, coadiuvato dal socio dello stesso Studio prof. avvocato Francesco Follieri, nonché dall’avvocato Lorenzo Lentini. Con la sentenza il Tar Salerno ha annullato la revoca dell’AIA comminata dalla Regione, nonché la successiva sospensione dell’attività irrogata dalla Regione per una presunta violazione delle prescrizioni dell’AIA (a seguito della sospensione della revoca, concessa dal Tar Salerno alle Fonderie e confermata dal Consiglio di Stato) e ha accertato che il progetto di revamping dell’impianto non deve essere assoggettato a Valutazione di Impatto Ambientale, né a Valutazione di Incidenza.