Scafati. Passata la festa, si torna alla politica. Domani voto al bilancio, Aliberti cerca voti

Di Adriano Falanga

La fine della festa Patronale coincide con il ritorno alla quotidianità per gli scafatesi. E con essa, ritorna anche la discussione politica. Dunque, dove eravamo rimasti? Alle dimissioni di Alfonso Carotenuto da presidente della commissione Lavori Pubblici, e alla sua dichiarazione di passaggio in minoranza. Una brutta tegola sulla testa di Pasquale Aliberti, che vanifica tutto il lavoro di “mediazione” che ha portato all’inciucio con il Cotucit di Michele Raviotta e Filippo Quartucci. Non bastano i voti dei due ex di opposizione per garantire il proseguo della consiliatura. Il 16 giugno il Bilancio passò grazie ai 13 voti raggiunti per il rotto della cuffia, compreso lo stesso voto del sindaco. Questo significa che il passaggio di Raviotta in maggioranza garantisce solo 12 dei 13 voti necessari. L’addio di Alfonso Carotenuto può segnare anche l’addio anticipato alla seco0nda consiliatura targata Aliberti. E questo capita nel periodo più difficile e buio non solo del primo cittadino, ma della stessa città di Scafati, ad oltre venti anni dallo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. Aliberti in questi giorni di festa ha voluto restare con la sua famiglia, prendendo parte alla sola messa del Lunedi con il Vescovo, monsignor Beniamino Depalma, e alla processione per il centro storico al seguito di Maria delle Vergini. “La mia attività politica è cresciuta all’ombra di Maria” disse il sindaco in occasione della tradizionale visita che l’immagine della Madonna fa alla Casa Comunale. Aliberti lo raccontano essere sereno sul piano giudiziario, la sue “fede” nella magistratura è pari quasi a quella in Maria Santissima. Meno però sull’aspetto politico, anche se indiscrezioni lo vogliono oramai rassegnato, quasi certo di non trovare quei voti necessari per arrivare fino al 2018. Carotenuto è partito per le ferie, difficilmente sarà presente domani sera, mentre Identità Scafatese è decisa a tenere ferma la sua posizione e non votare il bilancio. Aliberti questo lo sa, e neanche insite più di tanto a cercare nuovi accordi, sarebbe solo un inutile tentativo di prolungare l’agonia di un’amministrazione oramai al tramonto. Eppure, in questa profonda frattura tra le fila della maggioranza poco c’entrano le vicende giudiziarie. Ad incrinarsi sono stati in primis i rapporti umani tra alcuni ex colleghi, forse inaspriti anche dalla nascita di due blocchi contrapporti: fedelissimi contro autonomi. Uno scontro cresciuto nel tempo, la cui origine affonda le radici nella triste pagina rappresentata dal tentativo, fallito, di decadere per un terzo mandato. Ed è questa la colpa maggiore del primo cittadino. Non aver evitato lo scontro tra i suoi ma anzi, l’averlo favorito non frenando la nascita degli “ultras”, che non si sono mai risparmiate reciproche e velenose accuse. Oggi restano i cocci, ma risultano scarsi i tentativi di metterli assieme. Il primo mediatore, il vice sindaco Giancarlo Fele, è in ferie. C’è ansia e preoccupazione in città, e questa si respira tra i corridoi di Palazzo Mayer. Il confine con la querelle giudiziaria dovrebbe essere lontano, distinto e distante dall’attività politica. Ma nella sostanza è tutto molto flebile e sottile. I confini sono combacianti, e l’eco delle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto, avvalorate da diversi testimoni, influenzano gli umori del palazzo il cui destino sembra irrimediabilmente compromesso. “E’ corruzione elettorale”, questo passaggio del Gip Donatella Mancini può palesare ottimismo negli indagati, ma segna comunque la condanna a morte dell’amministrazione comunale. E’ il riconoscimento della commistione tra politica e clan, tra clan e imprenditoria, tra clan e appalti pubblici. La veridicità e gravità delle accuse saranno accertate dalla Magistratura, fatto sta che l’influenza del clan su Palazzo Mayer e l’indotto che ruota attorno ad esso sembra essere accertata. Lo testimoniano i contatti, anche senza evidenza di reato, che i Ridosso avevano con gli esponenti politici. “Passiamo in maggioranza perché il commissariamento avrebbe fatto male alla città” dichiarò Michele Raviotta in consiglio comunale, a questo punto la domanda potrebbe anche cambiare: “ma il commissariamento, è davvero il male minore?”

LE ALIBERTIANE BLINDANO IL SINDACO E ZITTISCONO IL PD

1-formisano-marra--292x300Da Palazzo Mayer nessuna nota ufficiale, come continua a restare in silenzio Roberto Barchiesi, entrato in un secondo momento nell’inchiesta ma a pieno titolo, avendo avuto un ruolo importante nel patto elettorale Aliberti-Ridosso, secondo le testimonianze del pentito e di alcuni teste fino ad oggi ascoltati dalla Procura Antimafia. Come sempre più spesso capita, al social network Facebook vengono riservati i pensieri personali. “Le grandi ‪‎verità iniziano come calunnie, bestemmie o maldicenze. Poi però, quando le si conoscono fino in fondo, possono anche rendere voi altri ‪folli – scrive Pasquale Aliberti sulla sua pagina – Cambia finalmente la ‪‎prospettiva, si vede la ‪‎luce ma le persone che ci ‪vogliono bene sono restate sempre lì, al proprio posto. ‪Grazie di cuore”. Insomma, il rigetto degli arresti appare come un primo segnale positivo, nonostante la motivazione del gip Mancini sia tutt’altro che a favore. “Capisco il rammarico e la delusione di coloro che in questi mesi hanno postato il borsone da viaggio. Dopo undici lunghi mesi la verità inizia a prendere forma”, è la positiva visione di Brigida Marra, la pasionaria alibertiana, che con Teresa Formisano e Carmela Berritto non ha mai prestato le spalle al loro leader. “Aliberti è smentito dal Gip. L’inchiesta dimostra in modo inequivocabile che l’Aliberti che parla è diverso da quello che opera – dall’opposizione Mario Santocchio – un uomo senza scrupoli disposto a tutto per il potere. Gli rinnoviamo la richiesta di dimissioni”. E il Pd fa appello al Prefetto, in vista del voto consiliare di mercoledì sera, minacciando addirittura di non prendere parte alla seduta. La replica arriva da Teresa Formisano: “Sono sconcertata dall’atteggiamento assunto da alcuni consiglieri di opposizione che si permettono di giudicare, accusare e dare sentenze al posto di chi di dovere. Da loro in questi anni non mi sembra di aver sentito proposte per la Città, l’unica loro preoccupazione è sempre stata quella di mandare a casa Pasquale Aliberti”. Non usa mezze misure la forzista: “La violenza verbale usata in una fase delicata per la vita di persone e famiglie oneste dimostra tutta la loro aggressività e odio nei confronti del Sindaco oltre che un certo infantilismo da social network. E loro sarebbero l’alternativa? Farebbero bene in questa fase fare silenzio, lasciare che le indagini vadano avanti e che la magistratura, organo competente, faccia il suo dovere. Che fine ha fatto il loro essere garantisti? Ah già, è a convenienza” la stoccata della Formisano.

SIM: “BORRIELLO? ALTRA YES WOMAN”

1-dalila borriello“Mercoledì prossimo ci sarà la seduta di consiglio comunale, all’ordine del giorno c’è l’entrata del neo consigliere Dalila Borriello al posto di De Quattro; che non mantenendo l’impegno preso con gli elettori nel 2013 ha lasciato l’assise in cambio della poltrona al cfi”. Scafati in Movimento punta la lente d’ingrandimento sulla surroga della new entry Borriello, dandola il “benvenuto” in stile cinque stelle: “A Scafati non esiste solo lo scambio di voti ma anche lo scambio di poltrone, il nostro primo cittadino in questo è maestro. Una yes woman al posto di uno yes man”. Un attacco frontale quello degli attivisti: “Non possiamo non definirli così. Perché altrimenti il Sindaco Aliberti non avrebbe mai permesso a De Quattro di andare al Consorzio delle Farmacie. Il sindaco è sicuro di poter contare sulla new entry altrimenti avrebbe adottato la strategia seguita per Casciello: non farlo assessore ordinandogli di non muoversi dal consiglio comunale, per non far entrare la mente pensante, l’ex assessore Giacinto Grandito”. Non manca una pesante stoccata all’indirizzo della giovane candidata in lista Aliberti Sindaco: “La Borriello entra ed accetta di sedere in una coalizione su cui pendono gravi accuse e che, come si evince dalle indagini, dalle dichiarazioni dei pentiti e da quelle degli imprenditori, risulta essere vincente con il supporto dei voti del clan Ridosso-Loreto. Entrare e beneficiare di un posto in una assise in virtù di un quorum raggiunto con i voti della camorra è fuori da ogni logica per chi intende la politica come esempio di onestà e legalità”.

 




Scafati. Alla fine Aliberti decide tutto lui. Ecco la “nuova” giunta

Di Adriano Falanga

La montagna ha di nuovo partorito un topolino, un copione già visto nel mese di gennaio scorso, dove i protagonisti si sono ritrovati comparse e le comparse protagonisti. Dopo la decadenza ci doveva essere azzeramento della giunta e dei cda, e il voto di fiducia in consiglio comunale. Quella resa dei conti è stata poi rimandata, chiaramente “per il bene della città” e anche in quell’occasione ci fu lo scontro politico con Raffaele Sicignano. Un braccio di ferro con il primo cittadino sulla scelta delle deleghe agli assessori, che fu vinto parzialmente da Sicignano, con un Aliberti costretto a rivedere ogni suo precedente progetto. Anche in quel momento si parlò di Mimmo Casciello assessore, ma questo oramai già non faceva più notizia. “Casciello è il Maradona della politica” disse Aliberti, soltanto che questi non giocava in panchina. Insomma, cambiare tutto per non cambiare niente, una strategia oramai collaudata e ben oliata, convincere la sua squadra che tutti sono determinanti nelle scelte, aprire puntualmente una finestra consultiva salvo poi decidere lui, da solo, le cose da fare. Nulla di illecito, il potere di nomina di giunta e dei cda è pur sempre in capo al sindaco, ma Aliberti sembra avere un vizietto: se ne ricorda sempre dopo aver ottenuto ciò che gli preme. Riunioni, vertici, incontri, messaggi, cene, una democrazia apparentemente partecipata, per un disegno di solito già realizzato. E così, anche questa volta, dopo il voto al bilancio, Aliberti ha fatto tutto da solo, e chiaramente, chi non acconsente “non vuole bene alla città”. Questo dimostra che le maggioranze in realtà non esistono, ma vengono plasmate all’occorrenza. E in questo ragionamento rientra anche la posizione di Identità Scafatese, i tre dissidenti infatti si sono dichiarati indipendenti, ma il sindaco sa che riportando Sicignano in Giunta può avere una carta in più da giocarsi nelle future votazioni importanti. Tra cui il Documento Unico di Programmazione, in aula di nuovo entro luglio, e su cui necessitano di nuovo 13 voti. Sicignano in giunta riporta il sereno anche a Roberto Barchiesi, che seppur ha votato il bilancio rifiutando di passare con IS, ha conservato un rapporto non solo politico con l’ex assessore al bilancio. E a chi si è chiesto il motivo per cui il sindaco ha preferito scontentare tre, e accontentare uno, la soluzione è tutta qui: Aliberti sa bene che nessuno, messo alle strette, è disposto ad andare a casa. Lui ha tenuto testa, ha promesso assessorati, deleghe, poltrone, poi ha realizzato che in fondo il tutto non serviva, perché a decidere è pur sempre lui, e chi protesta alla fine si accoda lo stesso.

2-aliberti cascielloL’esempio di Casciello è lampante, ma anche quello di Brigida Marra. Tutto sommato, una maggioranza dopo il 16 giugno, seppur striminzita era venuta fuori. La giunta era già a 5 con le dimissioni di Sicignano, bastava semplicemente accompagnare alla porta Antonio Pignataro (unico non eletto) e lasciare entrare la coppia Formisano-Casciello, con buona pace di Alfonso Carotenuto che pure sponsorizzava Antonio Mariniello. Ma ad Aliberti piace trattare con i suoi, per poi decidere con gli altri. E’ ciò che è accaduto durante la decadenza, e si è ripetuto oggi. Volendo essere maligni, verrebbe da dire che essere “fedelissimi” è più una palla al piede che un vanto. Perché poi agli occhi degli addetti ai lavori chi “davvero fa politica” appare Michele Raviotta, che pure è salito in cattedra nella maggioranza, o ancora Roberto Barchiesi, e il gruppo Identità Scafatese. Lo scenario comunque non è dei migliori, perché la squadra di maggioranza è troppo volubile, litigiosa, scontenta, e succube delle stesse decisioni del primo cittadino, molto bravo a farli sentire partecipi in una fase, ed esclusi in un’altra. Ma tutto questo si rende necessario per il bene della città, come lo stesso Raviotta ha sottolineato nell’ultima riunione. Occorre mettere da parte i personalismi e le ambizioni, perché “non è il momento” e chi mostra malumore “non ha a cuore il destino della città”. Tutto questo è emerso solo dopo il voto al bilancio però, perché prima, Palazzo Mayer si era trasformato in un banco dei pegni, più che sede istituzionale. Poi il peggio è passato, o meglio rimandato, a quando ci sarà il dup da votare. “Solito teatrino. La verità è che il sindaco continua a fare il gioco delle tre carte, mentre il Paese è sull’orlo del precipizio – polemizza Mario Santocchio – chiacchiere tante, giochi di potere e di ruoli semplicemente per restare aggrappati alla poltrona”.

ECCO LA “NUOVA” GIUNTA

1-giunta (2)Giunta a sei con tutti gli assessori riconfermati tranne Antonio Pignataro. Una grande vittoria per l’assessore Raffaele Sicignano che rientra in giunta una volta che il sindaco ha accettato le sue condizioni. Il primo cittadino ha indetto una conferenza stampa in modo tale da chiarire tutti gli aspetti della sua nuova squadra. “Dopo l’approvazione del bilancio ho bisogno di una maggioranza forte e stabile che riesca a dare serenità all’azione amministrativa. Solo in queste condizioni sarà possibile completare il grande lavoro di questi anni ed andare oltre il chiacchiericcio e le divisioni per volare alto sulla violenza dei nostri avversari e lavorare per l’unità” dichiara Aliberti “Per questo ringrazio chi ha votato il bilancio e ancora di più chi ha rinnovato la sua fiducia nonostante le velleità personali. È ancora più giusto che un sindaco decida in piena libertà e senza il ricatto politico di nessuno”. Poi il sindaco: ” Dopo una lunga consultazione e un confronto sereno e maturo ho deciso fosse giusto comporre la giunta con i sei consiglieri che si erano già dimessi all’inizio del mandato ovvero Fele, Pisacane, Acanfora, Chirico, Sicignano e Fogliame. Ognuno senta sulle sue spalle la responsabilita del ruolo nel momento difficile che vive la politica e il Paese è dia il meglio di sé nel solo ed esclusivo interesse della città”.
Questa giunta rende scontenti i consiglieri comunali Mimmo Casciello e Alfonso Carotenuto. Infatti avevano chiesto un posto nell’esecutivo cittadino. La deleghe saranno pronte nel corso della prossima settimana così come il cda Acse dove dovrebbe restare D’Angolo. Presente alla conferenza anche il neo consigliere di maggioranza Michele Raviotta. Finora l’unico vincitore sembra essere Raffaele Sicignano che ha mantenuto il posto in giunta distaccandosi dal gruppo Identità Scafatese con cui aveva fatto una battaglia prima del bilancio.

Gennaro Avagnano

 




Scafati. Rimpasto di giunta, i primi scenari. E sull’Acse…

Di Adriano Falanga

Primo giro di consultazioni terminato, comincia a delinearsi un primo scenario possibile per la nuova giunta. A Pasquale Aliberti sono arrivate diverse richieste per un posto nell’esecutivo. Alfonso Carotenuto sponsorizza Antonio Mariniello (attualmente presidente del cda della Scafati Sviluppo) e Mimmo Casciello se stesso.  Secondo il “Cencelli” alibertiano, alla coppia Raviotta-Quartucci spetta un posto nell’esecutivo, affinché possano a pieno titolo entrare nella fase gestionale. L’ingresso di Raviotta in giunta aprirebbe le porte del consiglio comunale alla giovane avvocato Sabrina Vitiello, già a capo del Cotucit Giovani e già in organico allo staff dell’ufficio Più Europa nel 2015. La Vitiello potrebbe dividersi il mandato (o rinunciare a suo favore) con Carmine Sorrentino, braccio destro di Raviotta. Spunta anche l’ipotesi Annamaria Federico, moglie di Quartucci e prima non eletta in lista Adesso Scafati con Nicola Pesce. Quanto alla posizione di Casciello, lo scoglio rappresentato dal subentro di Giacinto Grandito pare essere superato. L’ex vicesindaco nel primo sindacato Aliberti avrebbe infatti “benedetto” l’ingresso del collega di lista in giunta, facendo sapere di non essere interessato ad entrare in consiglio comunale. Questo porterebbe in aula l’attuale amministratore delegato della Scafati Sviluppo Mario Ametrano, fedelissimo del primo cittadino. Uno scenario difficile per Aliberti, perché si ritroverebbe ad avere il vertice della Stu scoperto, mancante proprio degli uomini che più di altri hanno concretizzato una fetta del progetto Ex Copmes.

2-aliberti-casciello-300x336 C’è poi l’incognita “fedelissimi”, Brigida Marra, Teresa Formisano, Diego Del Regno e Carmela Berritto sono coloro che più degli altri si sono costantemente spesi a favore del sindaco, la Formisano è indagata per aver convocato il consiglio comunale del 27 novembre scorso, definito illegittimo dal Vice Prefetto Forlenza. I 4, supportati da Francesco Vitiello e Alfonso Pisacane, avrebbero chiesto la presidenza dell’Acse, oltre che sponsorizzare Formisano e lo stesso Casciello. Pasquale De Quattro è oramai in dirittura di arrivo per una poltrona nel cda del Consorzio Farmaceutico Interprovinciale, guidato da Andrea Inserra, ex vicepresidente del consiglio. De Quattro andrebbe a rilevare il posto di Filippo Accardi, ex assessore alla Pubblica Istruzione, lasciando il posto in Assise a Dalila Borriello, giovane alibertiana già in carico al Servizio Civile. Manovre che porterebbero persone più “affidabili” in consiglio comunale, soprattutto in considerazione del pareggio maggioranza opposizione in 12-12. Aliberti però tira dritto, ascolta tutti, ma come sempre accade, sarà lui a decidere. Perché poi ci sarebbe anche un’altra riflessione da fare: Non votare il Bilancio equivale a non dare fiducia al sindaco, ma chi tra i 12 consiglieri considerati “opposizione” sono disposti a votare poi una mozione di sfiducia, quella vera, al primo cittadino? Considerato che lo stesso non vota per se stesso, teoricamente ci sarebbero i numeri per consegnare davvero la città al voto. Ma Aliberti lo sa, in quei 12 non votanti il bilancio non c’è (non in tutti) volontà di tornare a casa. Ecco perché alla fine deciderà tutto lui. Come da copione.




Scafati. Addio decadenza, il Tar rinvia la decisione sul contestato consiglio del 27 novembre

Di Adriano Falanga

La sospensiva del resto era inutile, dopo il 27 novembre c’è stato il consiglio “fotocopia” del 9 dicembre, e la decadenza per il primo cittadino Pasquale Aliberti sembrava essere già accantonata. Il Tar ha deciso di non decidere e rinvia il tutto a data da destinarsi. Se avesse legittimato la seduta contestata, si sarebbe potuto aprire ancora uno spiraglio per ritornare al voto, ma oramai tutto è finito nei meandri, lunghi e burocratici, della Giustizia italiana. “Una decisione che non cambia nulla, ero e resto sereno sulle procedure che ho portato avanti, sempre nel rispetto delle leggi” il commento di Pasquale Coppola, che ha presentato la richiesta di sospensiva. Una decisione che sarebbe dovuta arrivare entro il 9 dicembre, ma oramai tutto è stato compiuto, i consigli si sono tenuti e Aliberti resta nel pieno dei suoi poteri. E’ ironico il sindaco: “Il presidente Coppola è competente in materia, è giusto che fosse lui a decidere sulle procedure adottate e sia ancora lui ad esprimere eventuali pareri”. Non si aspettava diversamente Mario Santocchio: “Ormai si tratta soltanto di una coda giudiziaria generata da un capriccio del Don Rodrigo di turno. La verità è che la farsa della decadenza è saltata per l’opposizione messa in campo dai magnifici nove. Tra qualche anno arriverà la decisione nel merito quando non servirà più a nessuno”.

Sulla stessa linea anche Marco Cucurachi, Pd: “La decisione del TAR di Salerno di rinviare ad un’udienza di merito da fissare nei prossimi mesi non mi scandalizza, non mi meraviglia e non mi preoccupa, perché’ prima o poi verrà chiarito se quel consiglio del 27 novembre, sul quale già il Prefetto ha espresso le sue considerazioni, sia legittimo o meno. Una cosa è certa ed incontrovertibile e cioè che la decadenza costruita ad arte da Aliberti è stata bloccata ed archiviata definitivamente soprattutto per le attività messe in campo politicamente, amministrativamente e legalmente dal Partito Democratico”. Oltre al giudizio del Tribunale Amministrativo Regionale, pende anche l’esposto alla Procura presentato sempre da Coppola e che ha comportato l’apertura di un fascicolo d’inchiesta. In quel fascicolo la Procura di Nocera Inferiore sta verificando le posizioni e gli eventuali reati commessi da tutti gli attori che – in un modo o nell’altro – avrebbero contribuito in concorso al disegno “decadenza lampo” del primo cittadino di Scafati. In primis, la magistratura, dopo la segnalazione al Prefetto e la denuncia presentata dalle opposizioni, sta controllando l’iter tecnico. Nel mirino ci sono tutti i passaggi eseguiti nel rapido diniego alla richiesta di Scia presentata dal cittadino Pasquale Aliberti per la realizzazione di una tettoia, a cui ha successivamente rinunciato. Sotto esame anche il veloce diktat sull’incompatibilità nonché il parere legale sulle diverse convocazioni di consiglio emessi dal dimissionario avvocato comunale Francesco Romano. La Procura inoltre ha chiamato in causa anche l’operato del consigliere comunale “anziano” Teresa Formisano per aver convocato le assise scavalcando il ruolo del presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola su richiesta dei consiglieri comunali Daniela Ugliano, Alfonso Pisacane, Michele Raviotta, Brigida Marra e Francesco Vitiello. Un gioco forza del sindaco, quello sulla decadenza, che ha comportato una crisi di maggioranza che dovrebbe risolversi, in positivo o negativo, tramite voto ad una mozione di sfiducia nei confronti di Pasquale Aliberti, da tenersi in un imminente consiglio comunale.

LA MAGGIORANZA ESULTA: “2-0 PER NOI”




Scafati. Equilibrio consiliare saltato, la maggioranza fa i conti

Di Adriano Falanga

Comunque finirà la querelle sulla decadenza di Aliberti, consegnerà alla città uno scenario politico pressoché distrutto rispetto a quanto sancito nel voto del 2013. Le divergenze esistenti tra Pasquale Aliberti con Pasquale Coppola, Pasquale Vitiello e Stefano Cirillo si sono drasticamente inasprite, fino a diventare fratture profonde. Non solo, anche la stessa maggioranza rimasta ne uscirà malconcia. Basta ritornare ai voti degli ultimi consigli comunali, o all’ultima lettera di sollecito a Coppola. Si arriva a nove consiglieri considerando anche Michele Raviotta, formalmente ancora opposizione. Sono dieci con Filippo Quartucci, in rottura con il gruppo a cui appartiene, il Pd. Restano in bilico Roberto Barchiesi e Alfonso Carotenuto, fortemente critici verso il voto anticipato. Ma anche gran parte della Giunta appare molliccia su quanto ha deciso, oramai da mesi, il primo cittadino. La guerra con Coppola appassiona pochi e l’arruolamento di Raviotta scontenta molti, tra cui lo stesso Barchiesi. La volontà comune è di proseguire fino alla scadenza naturale del 2018, ma seppur volendo, con quali numeri? Un equilibrio consiliare oramai radicalmente cambiato, ma non solo, appare chiaro che anche la fiducia nel presidente del consiglio è venuta meno, ma anche qui non sembrano esserci i voti per poterlo rimuovere dal suo ruolo. Uno scontro istituzionale che rischia seriamente di compromettere l’attività amministrativa della città. Da cornice a tutto questo, le ripetute lettere e manifesti anonimi verso entrambe le compagini politiche. Un clima difficile, pesante, che non appartiene al normale dibattito politico, e non si capisce chi dovrà riportare i toni dello scontro ad un livello accettabile.




Scafati. Cambiano gli equilibri politici. Quartucci con Aliberti, il Pdl contro. Grimaldi capogruppo Pd

Di Adriano Falanga

Come da previsioni della vigilia, l’ultimo consiglio comunale consegna alla città un nuovo dato politico. Cambiano gli assetti e saltano alcuni equilibri. Dalla maggioranza non è passata indifferente la lunga mediazione che alcuni assessori, capeggiati dal vicesindaco Giancarlo Fele, hanno portato avanti per convincere Roberto Barchiesi e Pasquale De Quattro a prendere parte alla seduta. Nulla da fare per il primo, mentre De Quattro entrerà a metà seduta, visibilmente nervoso. Voterà comunque come da indicazioni. Stefano Cirillo è oramai lontano da palazzo Mayer, entrato in “crisi politica” sembra sul punto di rassegnare le dimissioni. Barchiesi e De Quattro, del gruppo Uniti per Scafati sono nettamente contrari alla decadenza, ufficialmente per le difficoltà che avranno a spiegare il perché ai loro elettori, ufficiosamente sembra invece che temano di non riuscire ad essere riconfermati. E governare solo per metà mandato per soddisfare il desiderio del sindaco di un terzo mandato, li ha messi in posizione critica. C’è chi scommette che Aliberti recupererà tutti per il voto finale. All’opposizione oramai il presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola e il suo braccio destro Pasquale Vitiello. Per Coppola pronta una mozione di sfiducia nel caso non passi la decadenza. Nel Pd, se da un lato si registra il “salto” di Quartucci, dall’altro si è notato un curioso feeling tra Marco Cucurachi e Michele Grimaldi. Sembra che sarà proprio l’ultimo entrato a rilevare il ruolo di capogruppo che fu di D’Alessandro. Che sia una manovra per aprirgli le porte alla candidatura a sindaco? Chissà, dalla segreteria Margherita Rinaldi non si pronuncia, spiega solo che occorre “un chiarimento urgente con Quartucci, come è giusto che sia”. Michele Raviotta sostiene oramai ogni azione politica e programmatica della maggioranza. Guai però a chiedergli di sedersi dall’altro lato. Scoppia la pace in Fratelli D’Italia, Angelo Matrone è stato infatti, con Santocchio, uno dei più agguerriti oppositori alla decadenza e ha votato, forse per la prima volta in due anni e mezzo, sempre uniformemente con il suo gruppo. Più che feeling ritrovato, il più giovane consigliere comunale starebbe solo spianando il terreno per la sua candidatura a sindaco. Con lui, pare, ci siano già Pasquale Coppola e Pasquale Vitiello. Saranno comunque i prossimi due consigli comunali a chiarirlo.




Scafati. Avviata la decadenza, i retroscena del consiglio comunale

Di Adriano Falanga

Il consiglio comunale è finito con l’avvio del procedimento per la decadenza di Pasquale Aliberti. La città già dormiva quando martedi notte, ben oltre l’una, l’assise ha accertato il contenzioso decidendo di procedere con l’iter. E’ corsa contro il tempo adesso. La legge concede al sindaco dieci giorni per rimuovere, nel caso voglia, la causa di incompatibilità. Dopodichè il consiglio comunale sarà chiamato ad esprimersi altre due volte, a distanza di dieci giorni almeno l’uno dall’altro. Molto difficile chiudere tutto entro il 15 dicembre, giorno ultimo che segna l’esatta metà del secondo mandato di Aliberti, oltre il quale non è possibile ricandidarsi. La legge, come ricorda l’opposizione in aula, è chiara: non è possibile fare un terzo mandato. “E’ tutta una palese messa in scena per aggirare il divieto del terzo mandato – griderà Mario Santocchio – Non vogliamo giocare a carte truccate, siamo disposti a votare la sfiducia, pur di non ingannare la legge”. Santocchio puntualizza anche il come sia in essere il “sistema Aliberti” o meglio la polemica sulla precarietà dei dirigenti comunali, tutti (o quasi) assunti a tempo determinato. “Questo crea un rapporto di soggezione politica sindaco-dirigente. Non è un caso se il responsabile dell’ufficio Urbanistica e del settore Avvocatura siano entrambi dei precari, o fai così, o via da qui” termina Santocchio. Sulla stessa scia anche gli altri due consiglieri di Fdi. “L’ufficio Urbanistica ha risposto alla richiesta della Scia in appena cinque giorni – dirà il capogruppo Cristoforo Salvati – mentre i tempi medi per un cittadino normale sono di mesi, se non anni”. Perde il suo “aplomb” istituzionale verso la maggioranza Angelo Matrone, a lungo accusato di fare, con Michele Raviotta, da stampella: “Non mi presto però a questi patetici giochini per raggirare la legge”.

Il Partito Democratico, con Michele Grimaldi, Marco Cucurachi, Michelangelo Ambrunzo e Nicola Pesce ribadiscono che “Aliberti deve dimettersi, e non per le sue vicende giudiziarie, ma per i suoi fallimenti politici”. A parlare a nome della maggioranza è la capogruppo forzista Teresa Formisano: “gli attacchi dell’opposizione, a volte anche violenti e volgari come lo sono stati i manifesti anonimi affissi in città contro il sindaco, ci spingono ancora di più a credere nella nostra scelta di votare la decadenza. Saranno gli elettori a decidere”. Siccome la discussione è incentrata su di lui, da regolamento il primo cittadino può assistere ma non prendere parte alla discussione. Difficile per lui, abituato a tenere banco con la sua spiccata dialettica politica. Toccherà a Brigida Marra arringare la minoranza in favore del sindaco. Ne avrà per tutti, da Cristoforo Salvati, accusato di usare due pesi e due misure: “ha prima difeso Bortoletti ricordando che è solo indagato e non condannato dopo i tre gradi di giudizio, e adesso chiede le dimissioni del sindaco anch’esso solo indagato, come lo è Bortoletti (ex commissario Asl, ndr)”. Ribadisce le accuse ai democratici la Marra, di strumentalizzare pubblicamente le vicende giudiziarie di Aliberti e l’attentato con bomba carta subito dall’ex capogruppo Vittorio D’Alessandro. Una strenua difesa delle motivazioni del primo cittadino durata oltre 12 minuti, come evidenzierà Pasquale Coppola, dicendo pubblicamente che poco prima la segretaria comunale Immacolata Di Saia lo aveva tacciato di essere il leader dell’opposizione: “come vede segretaria, io sono imparziale nel mio ruolo”.

Un emendamento della maggioranza al deliberato sulla decadenza introduce anche la possibilità di convocare i prossimi consigli in via straordinaria, andando ad abbreviare i tempi. “Non vedo il motivo e non capisco neanche il perché la delibera debba essere immediatamente esecutiva” così Pasquale Vitiello, facendo da eco alla minoranza. Alla fine si vota comunque, senza aver spiegato i motivi dell’urgenza. Si apre così una nuova fase politica scafatese, e indifferentemente dall’esito della decadenza, andrà a cambiare molti equilibri precostituiti. Segno evidente è il voto a favore di Filippo Quartucci e Michele Raviotta, mentre contro hanno votato Coppola e Vitiello. Assenti Cirillo e Barchiesi per la maggioranza.

LA CURIOSITA’, SPUNTA UN PINOCCHIO NELL’AULA CONSILIARE

Chiunque sia entrato nella sala consiliare martedi sera non ha potuto non notare l’enorme Pinocchio posizionato proprio all’ingresso. Altro quasi tre metri, forse il manichino era  reduce da uno dei tanti eventi culturali che ospita la biblioteca Morlicchio, dove è situata l’aula consiliare. Resta che la sua posizione e la sua imponenza hanno strappato decine di ironici sorrisi. “Sembra che voglia ammonire chi stasera racconterà la bugia della tettoia e del ricorso al Tar – è invece il commento di Scafati in Movimento – portando a termine un palese imbroglio ai danni dei cittadini e soprattutto ingannando la legge e le Istituzioni”.

Chiunque sia entrato nella sala consiliare martedi sera non ha potuto non notare l’enorme Pinocchio posizionato proprio all’ingresso. Altro quasi tre metri, forse il manichino era reduce da uno dei tanti eventi culturali che ospita la biblioteca Morlicchio, dove è situata l’aula consiliare. Resta che la sua posizione e la sua imponenza hanno strappato decine di ironici sorrisi. “Sembra che voglia ammonire chi stasera racconterà la bugia della tettoia e del ricorso al Tar – è invece il commento di Scafati in Movimento – portando a termine un palese imbroglio ai danni dei cittadini e soprattutto ingannando la legge e le Istituzioni”.

 




Scafati. Marra e Raviotta difendono il sindaco: “con l’odio che stanno seminando, raccoglieranno solo tempesta”

Di Adriano Falanga

A replicare all’interrogazione parlamentare del Pd la consigliera comunale e forzista, Brigida Marra: “E’ vergognoso che quattro parlamentari tutti della Regione Campania presentino un’interrogazione che li avrà impegnati non poco relativamente alle vicenda di un semplice sindaco anziché attivarsi come invece avrebbero dovuto fare rispetto a dei problemi che hanno messo in ginocchio l’intera Regione Campania: sicurezza, emergenza sanitaria, Fiume Sarno, allagamenti, fanghi, miasmi e pericolo per la salute dei cittadini. Questi sono i temi dei quali da cittadina prima ancora che da consigliere mi aspettavo si occupassero i nostri parlamentari con risposte concrete –continua la Marra – Mai ho visto fino ad oggi nella nostra Città un attivismo di questa parte politica così intenso come quello che stanno mettendo in campo da mesi, con ogni mezzo e in ogni sede per mettere fuori dalla scena politica l’uomo Pasquale Aliberti. E’ l’ennesima dimostrazione che dove non riescono ad arrivare con il consenso popolare sono pronti a percorrere qualsiasi ulteriore strada, ma in fondo a loro il consenso non serve – poi la stoccata –  Al di là della mia collocazione politica, sono sempre più convinta che il partito lo fanno gli uomini e che se in questi anni al Parlamento ci fossero stati uomini come Vincenzo De Luca certamente la Campania avrebbe avuto il ruolo che meritava”. Dal canto suo il primo cittadino su Facebook ne approfitta solo per rinnovare la sua intenzione di tornare al voto: “hanno chiesto al Governo di eliminare il sindaco di Scafati e sostituirlo con un commissario. Oramai lo chiedono da anni a tutti: al Governo, al Prefetto, alle Procure d’Italia. Perché non chiederlo agli scafatesi?”. Dall’opposizione arriva la solidarietà ad Aliberti da Michele Raviotta, ex Pd: “Mi dispiace per gli amici onorevoli, ma non hanno capito nulla, non è così che si costruisce il dopo Aliberti. Credo che alla fine li ringrazierai perchè con l’odio che stanno seminando a Scafati, raccoglieranno solo tempesta”.




Scafati. Raviotta con Aliberti, strali dal Pd

Di Adriano Falanga

Otto liste a sostegno di Pasquale Aliberti in una tornata elettorale ufficialmente ancora non confermata. Almeno tre di queste sono di estrazione centrosinistra, tanti gli esponenti del Pd, tra cui, come già raccontato, l’ex capogruppo consiliare e l’ex segretario cittadino, oltre a Michele Raviotta. “Evidentemente se ciò fosse vero, significa che nel Pd qualcosa è andato storto” spiega un ex componente del direttivo cittadino, cercando di scaricare le responsabilità dell’esodo su chi ha lavorato male nel partito. Margherita Rinaldi, segretaria cittadina, è però schietta: “Raviotta spieghi pubblicamente il suo indecoroso sostegno al sindaco uscente dopo sette anni di opposizione, quantomeno formale, in Consiglio Comunale. L’uomo a difesa ed a disposizione del popolo, l’uomo che fu’ vicino a Di Pietro, vicino ad Arlacchi, De Luciano prima e Cozzoliniano poi, che ha sempre stazionato in ambienti di centro sinistra fino a giurare un suo ingresso nel Pd, Michele Raviotta ed il suo Cotucit ora al fianco del Re Pasquale Aliberti”. La dirigente cittadina non usa mezzi termini: “se la notizia fosse confermata, come farà Raviotta a far conciliare e le sue battaglie per abbassare le tasse con l’Amministrazione che ha prodotto le tasse più alte della Regione, come farà a far conciliare le sue battaglie contro il disagio sociale con l’Amministrazione che ha letteralmente distrutto le politiche socio assistenziali,  come farà, ancora, a far conciliare il suo impegno per la riapertura dell’Ospedale con l’Amministrazione che ha provveduto a chiuderlo?”

La Rinaldi ne ha anche per gli ex piddini: “attenderei conferme più concrete prima di esprimere un giudizio – premette – Certo e’ che la Politica ci ha abituati negli ultimi anni a salti della quaglia e cambi di casacca con una rapidità e una disinvoltura tale che a dirsi stupiti o indignati si rischia di far la figura di non essere al passo coi tempi. Io ritengo che la coerenza sia ancora un valore, che perfino Aliberti, che oggi sta facendo campagna acquisti, ha mantenuto fino ad ora rimanendo in FI anche nei momenti bui. Mi chiedo allora come lui stesso giudichi questi personaggi aldilà della convenienza del momento e che considerazione ne avrà un attimo dopo le elezioni. A mio parere – la conclusione della segretaria dei democratici – se queste voci trovassero riscontro e dirigenti ed esponenti istituzionali del Pd passassero veramente con Aliberti solo per interessi personali, sarebbe semplicemente vergognoso”. Dalle fila del gruppo consiliare Marco Cucurachi ha invece lanciato un ultimatum a Raviotta: “Sei ancora in tempo, torna nel perimetro del centrosinistra”.

Margherita Rinaldi

Margherita Rinaldi




Scafati. Resa dei conti in aula, Coppola e Cirillo disertano. Maggioranza a rischio

Di Adriano Falanga

Ufficialmente si tratta di motivi di salute, ma la valenza politica è palese, Pasquale Coppola decide di non esserci nel giorno in cui si vota il Bilancio Di Previsione 2015. La seduta, prevista per le 18, inizia con oltre mezz’ora di ritardo in attesa che arrivi il Presidente del Consiglio. È gelo in aula, fino a che un Sms dell’interessato conferma la sua assenza per motivi di salute. Il primo cittadino sembra prenderla con tranquillità, e ai consiglieri di maggioranza dirà “andiamo a votare”. I numeri per approvare il Bilancio ci sono, ma occorre il sostegno dell’opposizione. Tra i banchi della maggioranza pesa infatti anche l’assenza di Stefano Cirillo, atteso dai suoi colleghi fino alla fine, certi del suo arrivo. Cirillo però resta ufficialmente preso da impegni professionali. Ancora, lontano anche il braccio destro di Coppola, il collega di partito Pasquale Vitiello. Avevano presentato un emendamento di taglio ad alcuni capitoli di spesa i due dissidenti già messi fuori da Aliberti. Proposte bocciate, in quanto vanno a toccare diversi capitoli di spesa e sarebbe mancato materialmente il tempo per il parere dei dirigenti di settore interessati.

Di fatto viene meno la maggioranza uscita dalle urne nel 2013, e Aliberti non l’ha mai nascosto di voler ritornare al voto nel momento in cui ci fossero diversi scenari sugli equilibri di maggioranza. Vero, Coppola e Cirillo sono assenti giustificati, ma impossibile non collocarli nel contesto di rottura che va avanti da diversi mesi oramai. E anche la bocciatura, l’ennesima, agli emendamenti presentati è chiaramente un segnale di chiusura che la maggioranza manda ai due dissidenti. Resta solo la firma alla separazione chiesta e voluta da Aliberti. L’assenza “strategica” non è contemplata dal primo cittadino, per lui è già sfiducia. Da questo istante si aprono i giochi elettorali che vede Aliberti pronto al suo terzo mandato.