Europee, la sfida dei rettori è iniziata Tommasetti accusa, Pasquino ironizza

di Andrea Pellegrino

La sfida dei rettori accende il dibattito politico. Da un lato Aurelio Tommasetti, attuale rettore dell’Unisa, candidato alle europee con la Lega; dall’altro l’ex numero uno dell’università degli studi di Salerno, Raimondo Pasquino che invece conduce la lista Più Europa. Tommasetti non risparmia accuse al suo predecessore: «Da rettore a Salerno – dichiara in una intervista al Romaha presieduto il Consiglio comunale sostenendo de Magistris. Poi si è schierato alle elezioni regionali con De Luca. E ora conclude il suo percorso con i Radicali». La replica di Pasquino non tarda ad arrivare: «Vorrei parlare con Tommasetti di politiche europee per l’università e la formazione, non di piccole polemiche stile Salvini. Sa bene che ho fatto il presidente del Consiglio comunale, che è una figura di garanzia, essendo stato candidato sindaco». «Il mio impegno – prosegue Pasquinoè sempre stato orientato a un forte riformismo europeista, la mia candidatura con +Europa è la naturale conseguenza. Proviamo a parlare di cose concrete, i battibecchi tra partiti sono la cosa più vecchia e inutile che esiste». «Mi concedo solo una battuta – dice ancora Pasquinol’ideologo della Lega Nord e di Umberto Bossi, il professor Gianfranco Miglio, sarebbe stato molto divertito e sorpreso dal vedere il rettore di una importante università del Sud come Salerno candidato per il suo partito…».




Ciao Marco, grazie di tutto

di Andrea Pellegrino

Il 2 maggio l’ultimo compleanno. Ma il regalo più grande e giusto non gli è mai arrivato. Ossia quella nomina a senatore a vita, timidamente avanzata più volte da vari esponenti politici ma mai presa in considerazione realmente. Eppure Marco Pannella è stato uno dei punti fondamentali della storia repubblicana di questo paese. Chissà quante leggi e quante battaglie non ci sarebbero state senza un Marco Pannella, senza i suoi scioperi della fame e della sete e senza il suo gruppo politico. Dire Pannella significa dire libertà. Quella vera e non le chiacchiere o i vari cinguettii dei vari politici che, a suon di slogan, ammaliano gli italiani. La storia, la vita, le battaglie intraprese fino all’ultimo respiro – semmai tra una sigaretta e l’altra – sono tangibili e visibili. Ma neppure quella processione di big, con in testa Matteo Renzi, è riuscita a far quell’ultimo regalo a Pannella. Che probabilmente più che a lui stesso sarebbe servito all’Italia intera, o a quella parte che oggi è insofferente verso questo tipo di politica. Difficile fare il conto delle sue proposte referendarie e complicato è raccontare le sue battaglie per la riforma del sistema e delle istituzioni giudiziarie. Un garantista vero che s’impegnò al fianco di Enzo Tortora nella sua tragica vicenda giudiziaria. Nel 1979 Pannella era riuscito a portare a Montecitorio Leonardo Sciascia, che vi sarebbe rimasto, come deputato radicale, fino al 1983. Ma poi la lotta per la legalizzazione delle droghe leggere, le campagne per la “giustizia giusta”, le candidature in Parlamento della pornostar anni ’80 Ilona Staller, dell’ex leader di Autonomia operaia Toni Negri, l’impegno a favore dell’eutanasia, le sue polemiche da non-violento contro i pacifisti, i continui appelli per l’amnistia e la critica per lo stato delle carceri. Ed ancora aborto e divorzio. Clamorosa la protesta messa in atto nel 1978, quando, insieme ai compagni di partito Bonino, Mellini e Spadaccia, si presentò negli studi Rai imbavagliato per partecipare (in silenzio) a una Tribuna sui referendum (legge Reale, aborto e finanziamento pubblico ai partiti) per protestare contro quella che a suo giudizio era la disinformazione della tv di Stato. Una vita controcorrente per dare un contributo importante per rendere migliore il nostro paese. Ed al di là delle sue idee, Marco Pannella oggi ha fatto inchinare davanti a sé anche gli avversari politici. Come un vero e grande politico. All’Italia mancheranno la sua intelligenza e la sua parola. Ciao Marco, grazie di tutto.




Carceri, corsa contro il tempo

di Andrea Pellegrino

I Radicali contano i giorni. “A nove giorni dalla data perentoria imposta dalla sentenza pilota della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nota come la sentenza “Torreggiani”, pena pesanti sanzioni comunitarie, decine e decine i milioni da risarcire ai detenuti a spese dei contribuenti italiani (sembrerebbe non basti una Comunitaria al mese), ancora non si è fatto nulla”. Donato Salzano, segretario della sezione salernitana dei Radicali porta avanti la sua battaglia, con impegno, passione e determinazione. Come Radicali cosa state facendo? “Dallo scorso 27 febbraio abbiamo deciso di attendere il 28 maggio in Satyagraha, più di mille persone tra militanti Radicali e familiari di detenuti in sciopero della fame, insieme nel dare corpo alla lotta nonviolenta e gandhiana con la fame di verità di Rita Bernardini e la sete di Diritto di Marco Pannella. Dialogando con le istituzioni e controllando giorno dopo giorno quali azioni concrete verranno messe in atto per porre fine alla continuata flagranza criminale in cui da più di trent’anni vive il nostra Repubblica. Poi contiamo i giorni: se entro il 28 maggio non sarà ripristinata la legalità, l’Italia verrà condannata a risarcire i detenuti: si parla di decine e decine di milioni”. A Salerno come vi state muovendo? “Innanzitutto c’è la mia lettera aperta, inviata all’attenzione di tutte le Istituzioni coinvolte, compreso al direttore dell’Asl, Antonio Squillante ed al sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. Ho partecipato con il mio digiuno alla battaglia nazionale e sollecito quanti sono interessati a non rendersi responsabili di ciò che accade e che accadrà nelle carceri”. Quale è la situazione a Fuorni? “La nostra ultima visita a Fuorni ci ha portato alla sezione Alta Sicurezza, quella che una volta era dedicata ai tossicodipendenti, lì sono stipati, ammassati, come carne da macello, circa 130 uomini in 16 celle (da quattro posti) e 4 singole (Cubicula), pensare che anche per scendere giù nell’ora d’aria, è necessario fare i turni nel piccolo cortile che prima era destinato ai pochi tossicodipendenti. Il Consiglio d’Europa ha stilato il rapporto 2012 sulle carceri: siamo secondi soltanto alla Serbia per tasso di sovraffollamento, (145 ristretti per 100 posti contro 160/100 dei Serbi). A Fuorni su una media di circa 500 tra uomini e donne ci sono 280 posti legali (fate un po’ voi i conti), tolti i 130 di Alta Sicurezza e le 48 donne, il resto sono tutti ammassati come agnelli sacrificali nella 1° sezione destinata ai cosiddetti Comuni, senza dimenticare poi la costante sempre più preoccupante e crescente percentuale da record dei detenuti in attesa di giudizio, quando la legge prescrive l’extrema ratio per la custodia cautelare. Ed è ecco perché mi rivolgo – nella mia lettera aperta – al presidente dell’ufficio dei Gip e al Tribunale di Sorveglianza”.   Quali interventi fare? “Lo stesso Presidente della Repubblica, dopo aver elencato tutta una serie di provvedimenti in tema di decarcerizzazione e depenalizzazione, ammonisce nel suo messaggio che “tutti i citati interventi – certamente condivisibili e di cui ritengo auspicabile la rapida definizione – appaiono parziali, in quanto inciderebbero verosimilmente pro futuro e non consentirebbero di raggiungere nei tempi dovuti il traguardo tassativamente prescritto dalla Corte europea. Ritengo perciò necessario intervenire nell’immediato con il ricorso a “rimedi straordinari”. Per il Presidente Napolitano: non c’è da perdere nemmeno un giorno. E, invece, sono passati anni, vite umane martirizzate a migliaia, mentre lì nelle carceri si continuano ad ascoltare le urla provocate da un dolore insopportabile in questi corpi e in queste anime”. Ed il Governo cosa fa? “Con Monti e con la bravissima Cancellieri – cancellata proprio perché brava – erano stati messi in atto alcuni strumenti che avrebbero portato alla riforma della giustizia”. Ed oggi? Il Ministro Orlando cosa fa? “S’arrampica sugli specchi, cerca di giustificarsi e non esclude neppure il risarcimento (stimato secondo lui in 20 euro al giorno) per i detenuti. Noi invece facciamo proprio il messaggio di Napolitano, pensando che Amnistia ed Indulto siano i primi strumenti da mettere in campo. Anche perché riteniamo che la riforma della giustizia porti anche i suoi vantaggi sotto il profilo economico e di sviluppo di una Paese”. Vantaggi economici, perché? “Mi spiego: se un investitore vuole venire in questo Paese la prima cosa che guarda è il sistema giudiziario. Se si accorge che per superare una controversia impiegherà anni ed anni, rinuncia al suo investimento su questo territorio. Ecco perché è importante ristrutturare il sistema”. Torniamo alla sua lettera aperta, chiude citando Papa Francesco “Questo Papa, Francesco, da un po’ ci esorta a riflettere evangelicamente sulle beatitudini, tra esse sicuramente rilevante: “Beati i perseguitati per causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli”. Ed è un Papa che ha incontrato Marco Pannella, nel suo momento di lotta politica più dura”. Ma qualcuno ha risposto al suo appello? “Al momento devo solo ringraziare alcuna stampa per la vicinanza e per aver raccolto questa lotta di civiltà”.




Cecchi Paone si presenta: «Sono qui per amore del Sud»

di Francesco Carriero.

«Ho scelto di candidarmi al Sud perché amo questa terra, perché qui sto bene e voglio dar voce a questa gente» parola di Alessandro Cecchi Paone, candidato nelle fila si Forza Italia per le prossime elezioni europee. Il presentatore, protagonista di tante trasmissioni di divulgazione scientifica, era ieri a Salerno per incassare l’appoggio del Partito Radicale e del Nuovo Psi e dell’ex parlamentare forzista Pasquale Vessa, che di Cecchi Paone ha sposato le campagne ambientaliste. Il candidato al parlamento di Bruxelles arriva al bar Moka con un ora di ritardo rispetto all’inizio della conferenza stampa, in compagnia di Lisa Fiusco, la “subrettina”, chiamata a far leva sul suo seguito popolare. Se l’accostamento tra Forza Italia e il presentatore tv potrebbe apparire stridente, Cecchi Paone fa subito luce sul perché della sua scelta: «Berlusconi mi ha chiesto di presentarmi – dichiara – per ricordare al Paese la sua grande opera di modernizzazione ed innovazione non solo in campo politico, ma anche come editore, nello sport e nella tv. Ho accettato di candidarmi soprattutto per il ritorno di Forza Italia, partito da sempre riformatore, dopo il periodo buio del Pdl, al quale mai mi sono accostato. In questo partito darò vita alle mie battaglie per i diritti civili. La mia Unica condizione posta a Berlusconi è stata quella di potermi presentare al Sud. Sono qui quindi per amore del Sud». Dopo l’investitura ricevuta direttamente da Marco Pannella, Alessandro Cecchi Paone incassa i consensi dei radicali salernitani, che vedono nel candidato forzista, l’unico uomo che può far da ponte per le battaglie sui diritti civili e portale in Europa: «da tempo ormai lottiamo per la situazione nelle carceri italiane – spiega Donato Salzano, segretario del partito radicale di Salerno – in cui ad oggi si vivono situazioni inumane. A più riprese la Corte di Giustizia europea ci ha condannato ma ad oggi nulla è cambiato. la presenza di Alessandro Cecchi Paone al parlamento europeo è fondamentale per la riaffermazione dei diritti civili in questo Paese». «Marco Pannella – ha spiegato poi Cecchi Paone – è stato per me un maestro. Mi ha insegnato il valore dei diritti civili e come fare per far diventare queste battaglie le battaglie di tutti. Avere l’appoggio del Nuovo Psi e del Partito radicale mi riempie di orgoglio e di energie per affrontare con maggiore convinzione questo impegno elettorale». Alla conferenza stampa era presente anche Rita Giordano, figlia del sindaco socialista Vincenzo, vittima della mala giustizia. Anche lei ha voluto, in prima persona, sostenere la candidatura del presentatore: «La lotta per i diritti civili – ha dichiarato – fa parte del mio passato e quindi non potevo che sostenere questa candidatura. Sono sicura che anche mio padre avrebbe approvato, viste le sue battaglie ed il suo impegno contro la mala giustizia».




Del Mese incontra Pannella a Potenza Offerta la candidatura all’Europarlamento

di Andrea Pellegrino

Un incontro tra vecchi amici o un incontro politico? I più informati propendono per la seconda ipotesi. Stiamo parlando di Marco Pannella, leader dei Radicali e dell’ex deputato Paolo Del Mese. I due si sono incontrati sabato a Potenza. E’ vero che sono amici di vecchia data ma inesorabilmente i due politici, altro non hanno potuto fare che parlare di politica. Soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Tra tutti quello delle Europee 2014. Si voterà in primavera e Pannella con i suoi Radicali sarà in campo, con molta probabilità, con il suo simbolo e i suoi uomini. E chissà se tra questi non possa esserci, naturalmente in pole position e nella circoscrizioni Sud, proprio Paolo Del Mese. A quanto pare almeno sempre i più informati riferiscono che l’offerta c’è stata. Ora, tempi tecnici di riflessione a parte, la risposta dovrebbe giungere dall’onorevole Del Mese. Insomma qualcosa di succulento bolle in pentola.




“A Fuorni condizioni disumane”

Il celebre Piero Calamandrei disse: “La libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. La stessa frase viene oggi ripresa con enfasi dai Radicali che anche quest’anno hanno deciso di organizzare una raccolta firme sui referendum, nel carcere di Fuorni.
Presenti nell’afosa giornata di ieri: Donato Salzano e Carlo Padovano segretario e tesoriere di Radicali Salerno “Maurizio Provenza”, l’onorevole Dario Barbirotti, gli avvocati Fiorinda Mirabile, Massimo ed Emiliano Torre. Tutti uniti per lo stesso obiettivo: informare e coinvolgere i presenti sui dodici referendum radicali. “Continuiamo a batterci per una giustizia giusta che si sposa con le nostre richieste: responsabilità civile dei magistrati, far rientrare i magistrati fuori ruolo, custodia cautelare per limitare il carcere preventivo ai soli reati gravi, separazione delle carriere dei magistrati. Ma anche il divorzio breve per evitare l’attesa dei tre anni di separazione, l’abrogazione del reato di clandestinità, l’eliminazione della pena detentiva per fatti di lieve entità riguardanti le droghe, lasciare allo Stato la quota di 8 per mille di chi non esercita più, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti” spiega la delegazione presente.
“Siamo giunti a 100 firme tra i detenuti per i referendum – continua Donato Salzano – puntiamo comunque ad estendere la raccolta alle carceri di tutta la provincia. Per fine agosto già è previsto un altro incontro per nuovi consensi.” “Le condizioni in cui vivono i reclusi della casa circondariale di Fuorni – spiega il segretario – sono disumane L’affollamento è un problema che resta ancora irrisolto e che si affianca a quello dell’amnistia per i carcerati.” Ma Salzano non è il solo ad esprimere il suo disappunto e malcontento per la situazione attuale. “Anche le prestazioni sanitarie sono altrettanto disastrose” aggiunge l’onorevole Barbirotti. Un punto, inoltre, sembra creare maggiore tensione tra parenti e amici dei detenuti accorsi fuori la casa circondariale per la petizione: l’ergastolo che deve essere abolito. Una situazione delicata e particolare quella descritta che sembra avvalorare ancora di più le parole dei Radicali che mirano alla consegna delle 500 firme entro poco più di un mese.
Annacaterina Scarpetta




Carfagna: voterò contro il salva De Luca

“Le Commissioni Bilancio e Affari Costituzionali della Camera dei deputati hanno approvato un emendamento bipatisan al dl ‘Fare’ che rimuove l’incompatibilita’ tra le cariche di sindaco e viceministro. Ritengo sbagliata questa norma e di conseguenza in Aula votero’ contro”, annuncia Mara Carfagna sul suo blog. La portavoce del gruppo Pdl alla Camera, che e’ anche commissario provinciale del partito a Salerno, aggiunge che “non e’ una presa di posizione ‘contra personam’, visto che e’ chiaro a tutti che tra i beneficiari rientra anche il sindaco della mia citta’, di Salerno, Vincenzo De Luca. E’ piuttosto – precisa – una questione di principio. Svolgere bene, con competenza, assiduita’, attenzione e impegno, due incarichi di estrema delicatezza come quelli di primo cittadino ed esponente di governo e’ assolutamente arduo. Impossibile”.Carfagna osserva ancora che “per esperienza personale, posso testimoniare che un incarico di governo ti assorbe in maniera totale. Trovarsi a gestire o co-gestire un ministero – sottolinea – impone tempo, obblighi e doveri che non possono essere condivisi con altre responsabilita’, altrettanto importanti e complesse. Sempre che lo si voglia fare nel migliore dei modi”. E allora, “consentire di cumulare piu’ cariche e’ un errore. In un momento cosi’ delicato della vita pubblica del nostro Paese, poi, far passare il messaggio che sia opportuno e conveniente concentrare posizioni di potere – ribadisce ancora – e’ deleterio. Uno schiaffo a tutti coloro che chiedono maggiore trasparenza e correttezza. Rappresentare una istituzione significa dedicarsi appieno allo svolgimento del compito richiesto. Chi mette in discussione questo sacrosanto principio democratico o ritiene di essere un supereroe o e’ semplicemente – conclude – una persona che vuole solo gestire maggiore potere. Il tutto a scapito degli interessi dei cittadini”.