Opposizione unita contro il Puc: «Pronti anche a ricorrere al Tar»

Andrea Pellegrino

Salerno continua a perdere abitanti ma il numero delle costruzioni residenziali aumenta. I consiglieri comunali d’opposizione fanno muro contro il Puc e sono pronti a fare ricorso al Tar. Per la prima volta, senza distinzioni d’appartenenza, l’opposizione in Consiglio comunale siede allo stesso tavolo per segnalare le anomalie e le carenze riscontrate nella revisione decennale del Piano urbanistico di Salerno. Un Puc che – secondo Antonio Cammarota, di La nostra libertà – «è palesemente falso, perché si fonda su dati vecchi, risalenti al 1999, non verificabili e sbagliati. Chiediamo, innanzitutto, la revoca in autotutela del provvedimento. Poi, saremo pronti ad andare al Tar, perché qui siamo dinanzi a una vera e propria emergenza democratica, figlia dell’arroganza del potere». La revisione del Puc presenta numerose pecche, come sottolineato dal consigliere di Salerno ditutti, Gianpaolo Lambiase: «Gli abitanti sono diminuiti, c’è crisi nel settore immobiliare ma il numero degli alloggi previsto è in crescita: oltre ai 6.000 già esistenti ma vuoti, ce ne saranno altrettanti con il nuovo Puc. Soprattutto non rispetta, per numerosi aspetti, la legge regionale: non ci sono atti di programmazione; non c’è adesione al Piano casa; le nuove abitazioni saranno costruite dappertutto, anche in terreni agricoli, e in zone non servite da alcun tipo di servizio. Per non parlare dell’assoluta assenza degli standard: basti pensare, ad esempio, che il Comune è proprietario di 400mila metri quadrati di aree da destinare a standard ma non ha una lira per attrezzarli». Insomma, un documento che, secondo il forzista Roberto Celano, «dà ancora mandato alla devastazione di questa città. Noi non siamo assolutamente disponibili a dare deleghe in bianco a nessuno, perché, con la revisione del Puc, di fatto, a tutti sarà consentito di fare tutto a prescindere dall’area cittadina. In tal modo, si priva anche Salerno di un’identità: un’identità che questa città avrebbe potuto avere se non avesse perso un numero così elevato di cittadini». L’obiettivo è quello di “imporre” edificazione di parte pubblica perché, secondo Celano, «per anni abbiamo assistito alla realizzazione sempre prima degli inteventi privati:Marina d’Arechi, Eden park e Crescent sono solo alcuni degli esempi. Prendiamo Piazza della libertà e i parcheggi: gli interventi pubblici vengono sempre relegati in un angolo. Eppure, Salerno è una città con un commercio ormai in ginocchio e che sta vivendo una crisi causata dalle scelte dell’amministrazione comunale». Amministrazione comunale il cui «fallimento è certificato» – secondo il consigliere di DemA, Dante Santoro, «dalla perdita di 20mila abitanti in 10 anni. Serve un cambio di metodo e l’opposizione che fa fronte comunque è un buon inizio. Il Comune sta cercando di mascherare, con mezzucci lessicali, una nuova cementificazione selvaggia». Dunque, opposizione compatta (eccezion fatta per l’assenza, per impegni precedenti del consigliere della Lega, Giuseppe Zitarosa) ma sempre nei corridoi. Già, perché esattamente come nell’occasione precedente, è stato negato l’utilizzo della sala Giunta. «Una mancanza di rispetto nei confronti dei consiglieri comunali- ha precisato l’esponente di Attiva Salerno, Ciro Russomando – Noi siamo eletti dai cittadini, per portare le loro istanze. Non è questo l’atteggiamento corretto».




La Piscina Crescent in commissione Commercio, «sinergia con operatori»

Andrea Pellegrino

«Porteremo la vicenda della Il consigliere comunale e presidente della commissione trasparenza, Antonio Cammarota ‘piscina’ del Crescent in commissione trasparenza». L’annuncio è di Antonio Cammarota, consigliere comunale d’opposizione de “La Nostra Libertà” e presidente della commissione trasparenza. Un caso sollevato dopo la pubblicazione di un video – e raccontato anche su queste colonne – che registra una ingente quantità d’acqua all’interno del costruendo settore 6 del Crescent di Santa Teresa. «Insieme al Crescent – prosegue Cammarota – affronteremo anche la gestione della Cittadella Giudiziaria che è di competenza comunale, a differenza del vecchio Palazzo di Giustizia di corso Garibaldi. Insieme all’ordine degli avvocati discuteremo degli spazi e delle problematiche e vogliamo capire, soprattutto, come il Comune si stia adoperando per risolvere questo problema».

Dieci giorni fa il caso “Salerno Solidale” sollevato da gran parte dell’opposizione, ieri la vicenda in commissione trasparenza…

«D’accordo con il presidente della commissione statuto, abbiamo chiesto i documenti e le schede relative alla mancata comparazione del costo del rispetto al pubblico mercato per cui un anziano viene a costare euro 4200 al mese. In più è stato richiesto di istruire la vicenda ai fini di un’eventuale istanza in autotutela, raccogliendo anche le preoccupazioni dei consiglieri comunali di maggioranza che legittimamente temono per le loro tasche in un eventuale contenzioso contabile. Anche in questo caso penso che abbiamo colto nel segno».

Torniamo sul commercio e sulla crisi che colpisce tantissime attività del territorio salernitano…

«Occorre, come già sostenuto, una rivoluzione per il commercio salernitano. E’ inutile, a mio avviso, accaparrarsi da parte degli organi di governo della città simpatie di qualche esponente di associazioni di categorie. Occorre invece un tavolo istituzionale, di sintesi, con la partecipazione delle categorie per creare un marchio del commercio salernitano, iniziative a tutela dei commercianti, iniziative di spettacolo e di promozione turistica, organizzate per settori zonali e di ambito merceologico e creare gli eventi in ragione di questo. Una grande sintesi tra eventi, iniziative turistiche, promozioni, in sintonia con chi il commercio lo pratica. Anche perché, coinvolgendo le categorie, non si può che andare nella direzione giusta». E questa è stata sempre una battaglia de “La Nostra Libertà”… «Esattamente cinque anni fa, con un convegno al Polo Nautico, nacque il “progetto Salerno”. Coinvolsi commercio, artigianato e imprese proprio affermando l’idea che occorre fare sistema in mano pubblica con la partecipazione delle categorie di settore e private della produzione per difendere la nostra economia e alla fine il lavoro per i nostri giovani. Lì nacque l’idea del marchio del commercio salernitano che non è un logo ma è una sinergia di funzionamento del sistema».

Infine, sulle visite istituzionali e politiche dei giorni scorsi. Lotti all’Arechi, Martina all’Aeroporto…

«Lotti e Martina sono stati a Salerno come se fossero ministri invece sono gli ex del nulla e non si capisce a che titolo – se non quello autoreferenziale e familistico, male antico della nostra terra – siano stati presenti».




Nuovo Puc, parcheggi interrati ovunque Le linee guida sancite dal Comune

Andrea Pellegrino

Si vende tutto. Il Comune di Salerno sancisce ulteriori linee guida per la revisione del Puc. Le criticità e la crisi hanno reso «arduo il decollo di più comparti del piano urbanistico», precedentemente approvato ed attualmente in vigore. Si parte dai parcheggi, così come proposto al settore attività produttive di Palazzo di Città. Nello specifico si amplia ai privati la possibilità di realizzare forme di parcheggio, non limitati più a quelli pertinenziali, così come attualmente previsto. Dunque, il nuovo piano urbanistico comunale, dovrebbe prevedere che nel sottosuolo delle aree pubbliche disponibili si possano realizzare parcheggi privati a rotazione, prevedendo canoni concessori o tariffe concordate. Dunque vere e proprie aree di sosta gestite da imprenditori privati e non più esclusivamente dal pubblico. Altra novità dovrebbe riguardare la possibile cessione del diritto di superficie delle aree pubbliche per le quali, ad oggi, è prevista la sola possibilità di vendita.




I Pisano delocalizzano a Buccino, Parisi gioca la carta della variante al Puc

di Brigida Vicinanza

Le Fonderie Pisano sono sempre più vicine a Buccino. Ieri la proprietà dell’opificio di Fratte ha presentato domanda di partecipazione al bando dell’Asi, in scadenza ieri, per ottenere un suolo utile alla delocalizzazione. Attendono, dunque, quasi l’ultimo minuto i Pisano per presentare la documentazione richiesta dal bando di concorso, dopo i tantissimi tentativi del passato per tenere in vita la produzione. Stando ad alcuni dati tecnici infatti il suolo che potrebbe “calzare” alla perfezione per il nuovo impianto si trova nell’area del Cratere che comprende Buccino-Roccapiemonte e Contursi Terme. Intanto pare che il sindaco del comune di Buccino, Nicola Parisi, ha proposto una variante al Puc senza contestualmente impugnare il bando Asi e dunque i Pisano potrebbero finalmente riuscire nella “missione” della delocalizzazione tanto attesa e che potrebbe salvare le sorti dell’azienda che oramai è ferma da troppo tempo. Sperano intanto i lavoratori, ancora con il fiato sospeso e che attendono qualche notizia positiva per poter riprendere almeno in parte la produzione, utile alla delocalizzazione e soprattutto a mantenere in vita cassa integrazione e dunque la possibilità di poter iniziare a produrre lontano da via dei Greci con buona serenità sia dei comitati a difesa della salute che per i lavoratori stessi, ma anche per la proprietà che non dovrebbe più ricevere “grattacapi”. «Dopo aver appurato che la proprietà ha presentato la documenta zione utile per partecipare al bando, iniziamo a ben sperare perché abbiamo la possibilità di intraprendere un percorso che porti a scongiurare i licenziamenti già annunciati dall’azienda – ha dichiarato Francesca D’Elia (Fiom) – nelle prossime ore intanto ci aspettiamo di poter definire con la proprietà una data di incontro in sede territoriale per avere ulteriori aggiornamenti». Non si escludono incontri dell’ultimo minuto tra sindacati, lavoratori e proprietà per poter decidere come procedere e soprattutto un Tavolo regionale per decifrare l’enigma della cassa-integrazione




Eva Longo torna in campo

Adriano Rescigno

PELLEZZANO. L’ex primo cittadino Eva Longo dopo il periodo romano ha deciso di tornare in campo e come sua tradizione interviene a gamba tesa verso quelli che lei non considera nemmeno avversari politici. «Gestire un Comune non è come andare a comperare un giocattolo. E’ arrivato il momento che i responsabili di questo disastro, con un Ente quasi sull’orlo del baratro, tornino a casa». Poi l’analisi si sposta alla situazione interna al Partito democratico locale: «Il Comune è in una situazione di stasi, ed iL Pd è frammentato in tre fazioni, umiltà zero, solo arroganza. Hanno sbagliato completamente il modo di rapportarsi ai cittadini. Sono giovani, volevano rottamare, e faranno la fine di Renzi, da rottamatore a rottamato». «Sono peggio dell’amministrazione Citro, dal 2014 hanno approvato 4 bilanci dell’ente e 5 della partecipata, non possono dire che ora ci sono i debili perchè vuol dire che hanno approvato bilanci falsi; per non parlare della pessima decisione di affidare il servizio idrico all’Ausino Spa, ho chiesto la documentazione dieci volte e ancora devo averla». «Sfido chiunque – tuona la Longo – solo io in una piccola comunità come la nostra ho portato 100 milioni di finanziamenti, gli altri, solo piccole cose, nessuna programmazione ed una situazione sull’orlo del baratro. La mia lontananza politica è evidente ha procurato solo disastri e situazione imbarazzanti come quando in Consiglio comunale, gli attuali inquilini, hanno presentato un preliminare di Puc ancora con il timbro di Citro. E io dovrei avere timore politico di questi elementi?». «E non andassero per la città a promettere posti di lavoro, altrimenti ci ritroviamo nella stessa folliadi chi ha votato il movimento 5 stelle. Un Comune crea condizioni, non promette lavoro. Io non illudo i cittadini e non faccio piagnisdei infantili. Io, non ho manie di protagonismo».




«Tutto il territorio sarà reso edificabile»

Una delibera di indirizzo che “ribadisce con determinazione una volontà dell’amministrazione comunale estremamente dannosa per gli interessi della collettività: l’esaltazione alla massima potenza dell’iniziativa dei privati costruttori”. Salerno di tutti fa le pulci al Piano urbanistico comunale di Salerno e a quella che è la revisione che il Consiglio comunale – probabilmente il prossimo gennaio – dovrà approvare. Un Puc, quello datato 2007, che si basava su una stima di crescita della popolazione di circa 30mila unità (da 150mila a 180mila) ma che, invece, ha dovuto fare i conti con una perdita demografica di circa 20mila unità. Nella relazione presentata ieri pomeriggio, accompagnata anche da alcuni filmati riguardanti le opere – pubbliche e private – di Salerno, sono stati analizzati gli aspetti negativi del Piano urbanistico comunale: le nuove abitazioni private costruite in 10 anni sono state 5mila (ne sono state vendute circa il 20%); all’interno del patrimonio edilizio residenziale privato storico, antico e moderno, si contano circa 6mila alloggi disponibili non occupati e, sebbene non vi sia alcuna esigenza, se non sarà ridimensionato il nuovo Puc sarà possibile procedere alla realizzazione di altri 7mila alloggi. Di fatto, l’intero territorio comunale sarà reso edificabile, denunciano da Salerno di tutti, sottolineando come “a dieci anni dalla sua entrata in vigore, il Puc ha agevolato esclusivamente la realizzazione di nuove case private, dal momento che le grandi opere pubbliche sono tutte incomplete”. “Si costruisce vicino a centri abitati già esistenti, in aree destinate a verde – spiega il consigliere comunale Gianpaolo Lambiase – mentre gli standard vengono previsti in zone inconcepibili. Il Comune di Salerno ha, di proprietà, ben 400mila metri quadrati di aree destinate a standard ma non le attrezza. Quando ho fatto presente la questione, mi è stato risposto che si sarebbero potute affidare ai privati. Stando alle chiacchiere da campagna elettorale, tutto quanto collegato al Puc avrebbe dovuto portare con sé 3mila posti di lavoro: ebbene, secondo una stima sono state occupate solo 600 persone in maniera saltuaria. Inoltre, il Comune non ha speso una lira per sottoservizi, infrastrutture, trasporto pubblico locale, fognature”. Per quel che concerne le opere pubbliche, Lambiase ha sottolineato come i 62 milioni di euro complessivi investiti per Piazza della Libertà – tra l’altro ancora incompleta – sarebbero potuti servire “per la ristrutturazione e riqualificazione del patrimonio esistente; avremmo potuto rifare da capo il centro storico. Stesso discorso per i 140 milioni di Porta Ovest, un progetto nato per soddisfare esclusivamente le esigenze di tre imprenditori marittimi”. L’intento di Salerno di tutti è quello di indurre l’amministrazione comunale ad avviare un censimento degli alloggi presenti in città e, su quella base, proporre adeguamenti del Puc. “Non faremo passare cose che sono fuorilegge – ha concluso Lambiase – perché non è legale costruire ancora strutture ad uso abitativo quando non ce n’è necessità. Il grande problema di questa città, che ha fatto la fortuna elettorale di De Luca, è stato quello di restare nel recinto comunale, senza dialogare con i territori vicini. Salerno ha bisogno di mettersi a disposizione del comprensorio, altrimenti non ha alcuna prospettiva di crescita sotto nessun punto di vista”. All’incontro di ieri hanno preso parte, tra gli altri, Il segretario regionale di Sinistra Italiana Tonino Scala, Massimo De Pascale di Mdp e la presidente di Italia Nostra, Raffaella Di Leo.




Il nuovo ospedale nell’area Finmatica Napoli lascia il Consiglio provinciale

Andrea Pellegrino

Consiglio comunale fissato (non senza polemiche) per il 27 dicembre senza il Puc. All’esame ci sarà solo il bilancio, così come di consueto nell’ultima seduta consiliare dell’anno. Ieri pomeriggio il vertice di maggioranza ha affrontato l’aggiornamento del piano urbanistico comunale, il cui esame, però, slitterà ai prossimi mesi. Per ora solo un primo confronto, in considerazione della delicatezza del tema. Entro fine gennaio il documento di indirizzo dovrebbe essere prodotto dalla giunta comunale. Il sindacoNapoli chiede: «Massima compattezza sia sul Puc e che sul bilancio».

IL NUOVO OSPEDALE NELL’AREA FINMATICA

Tra le novità del nuovo Puc c’è la nuova struttura ospedaliera, già annunciata e finanziata dalla giunta regionale guidata da Vincenzo De Luca. Oltre ai fondi sarebbe stata individuata anche l’area. Non in via San Leonardo, dunque, ma poco più a sud, nei pressi della Centrale del Latte, ed in particolare nell’area in cui sarebbe dovuto sorgere il polo Finmatica di Pierluigi Crudele. Confermate le edificazioni nelle aree pubbliche in vendita. A quanto pare sarà salvaguardata solo via Vinciprova. A Piazza Mazzini ci sarà – secondo l’assessore De Maio – la costruzione di un palazzo di basse dimensioni mentre si realizzerà un fabbricato nell’area dell’ex cementificio.

NAPOLI LASCIA IL CONSIGLIO PROVINCIALE

Intanto la città di Salerno non avrà più il suo rappresentante a Palazzo Sant’Agostino. Il primo cittadino ha infatti annunciato le sue dimissioni da consigliere provinciale. Al suo posto entrerà il sindaco di Bellizzi Mimmo Volpe. Una mossa che avrebbe creato malumori all’interno della maggioranza. Il posto consiliare, infatti, era ambito da diversi consiglieri comunali bloccati all’epoca dalla discesa in campo del sindaco Napoli.

POLEMICHE SUL CONSIGLIO POST NATALE

C’è chi spinge per rimandare almeno di un giorno la seduta consiliare. Alcuni consiglieri, tra cui Gallo e Naddeo, hanno annunciato già la propria assenza. Tra l’altro sorgerebbe un motivo logistico: la fissazione della seduta il 27 dicembre, giorno dopo Santo Stefano, vedrebbe la chiusura degli uffici comunali i tre giorni precedenti la convocazione. Nelle prossime ore, però, dovrebbe essere convocata la conferenza dei capigruppo.




Scafati. L’era Aliberti? Mille euro di debiti per ogni scafatese. Neonati compresi

Di Adriano Falanga

Cosa resterà di questi 8 anni di amministrazione Aliberti? Lo scioglimento certo, ma anche e soprattutto debiti. Tanti debiti, molti debiti. Facendo una stima molto approssimativa, parliamo di qualcosa come 50 milioni di euro, che ogni scafatese sarà chiamato a pagare, neonati compresi. Ad occhio e croce fanno circa mille euro a testa. Oltre naturalmente alle imposte portate al massimo e servizi al minimo. Non vogliamo parlare delle cause, per non incorrere nel rischio di strumentalizzazione, ma vogliamo invece parlare di numeri. Di cifre e dati di fatto. Partiamo allora da quelli che erano i “cavalli di battaglia” elettorali dell’ex sindaco, i temi su cui nacque lo slogan “Orgogliosi di Scafati” nel 2013, come quel cartellone che ancora campeggia sul cantiere abbandonato del Polo Scolastico. Ed è da qui che partiamo. Un progetto ambizioso, finanziato con fondi europei per oltre 9 milioni di euro. L’epilogo è oramai cosa nota, oltre al buco in pieno centro e alla perdita delle strutture pre esistenti quali il Palazzetto dello Sport, la scuola materna e i campi da tennis, il contenzioso aperto con la Tyche srl fino ad oggi costa agli scafatesi, tra spese legali, ctu, rimozione rifiuti, oltre 300 mila euro. <<Abbiamo scritto la storia>> sosteneva un entusiasta Aliberti dopo l’approvazione del Puc. Da allora però il nulla. Lo strumento urbanistico è stato rimandato indietro dalla Provincia perché non conforme alla normativa provinciale di riferimento. Un errore palese, non un cavillo tecnico. Come a voler costruire casa senza conoscere il Piano regolatore del Comune. Ad oggi non ci sono responsabili, restano le spese per la sua redazione. Un centinaio di migliaia di euro, suppergiù. Intorno ai 400 mila euro è costata la sola progettazione dell’Urban Center, presentato in campagna elettorale come il progetto più ambizioso (e costoso) del Piu Europa.

Tra i progettisti Sintecna e Giugiaro Architettura. L’Urban Center doveva ospitare, presso l’area della Ex Manifattura dei Tabacchi, attività quali uffici pubblici e privati, centro culturale e biblioteca, ostello, ristorante, centro commerciale, parcheggio a due piani e finanche una palestra/fitness. Oggi è sede di uffici comunali, mentre gran parte della struttura cade a pezzi. Il Pip non nasce con l’ultima amministrazione, oggi però ha inciso per oltre il 50% sul disavanzo di amministrazione che portato il Comune ad adottare un piano di rientro decennale lacrime e sangue. Oltre 32 milioni di euro, frutto di debiti fuori bilancio mai contabilizzati dall’amministrazione uscente, ed è qui la responsabilità, perché, se fossero stati iscritti a tempo debito, si sarebbe (forse) potuto evitare il cumulo che ha rischiato di mandare in default l’Ente. Sul Pip Aliberti non ha mai scommesso, e in più occasioni ha dirottato gli investitori interessati a scommettere sul progetto di riqualificazione Ex Copmes. Da Monte Everest da 30 milioni di euro, il progetto firmato da Giugiaro è diventato una modesta collina, ridimensionato e diviso in due lotti, sono stati consegnati e attualmente in uso circa 2 mila mq. Nel frattempo, la Scafati Sviluppo, partecipata comunale nata appositamente per realizzare l’opera, è stata dichiarata fallita. Nell’ultimo bilancio i debiti iscritti sono pari a circa 8 milioni euro. Soldi che pure pagheranno gli scafatesi.

Centro Sociale di Mariconda, opera da finanziare con i fondi Piu Europa. Allo stato di fatto, il cantiere è oggi in evidente stato di abbandono e di pericolo. Fondi persi e un contenzioso aperto per i 165 mila euro anticipati dal Comune. Pista ciclabile, costata quasi 2 milioni di euro, fu inaugurata nel settembre 2012 e parzialmente chiusa dopo appena 4 mesi, quando si scoprì che i lavori per la pavimentazione eseguiti nel tratto della Villa Comunale non erano a norma. Ciò che resta è in totale abbandono, chiuso anche il parco giochi per manifesta incapacità di manutenzione e sicurezza. Centro Sociale San Pietro, realizzato su un terreno di proprietà della famiglia Nappo, acquisito a patrimonio comunale per un abuso edilizio, è costato oltre un milione di euro di fondi Piu Europa. Ospita il centro anziani e il centro disabili. Una sentenza del Consiglio di Stato ha però condannato Palazzo Mayer a restituire l’area al proprietario oppure a risarcirlo, perché la normativa urbanistica vigente gli permetteva di sanare l’abuso. In gioco qualcosa che si aggira sui due milioni di euro. Punto forte del programma Piu Europa è stata però la riqualificazione urbana. Decine di milioni di euro spesi per la realizzazione di alcune piazzette, e soprattutto per il completo rifacimento del manto stradale, illuminazione e accessori compresi, tra cui i dossi pedonali. Opere purtroppo che già versano nel degrado, perché la crisi economica del Comune lo rendono incapace di provvedere alla regolare manutenzione.

Inoltre, i lavori della rete fognaria hanno già distrutto le principali arterie, come via Aquino, via Catalano, via Tricino, via Della Resistenza, via Fosso dei Bagni. Da appalto l’ente attuatore il progetto dovrebbe ripristinare i luoghi allo stato originale, ma non è ancora accaduto e comunque, fatto grave, la riqualificazione stradale è stata decisa nella piena e totale consapevolezza degli imminenti lavori di scavo per la posa della nuova rete fognaria. E questo vale anche per strutture come la rotonda/fontana sul corso Nazionale. Chi pagherà questi costi? Gli scafatesi. E non solo, l’incapacità finanziaria del Comune di Scafati e l’assoluto blocco agli investimenti consegneranno alla futura amministrazione una città ridotta malissimo. Ripartire da zero sarà difficile, con sulle spalle i vincoli di spesa legati al piano di riequilibrio decennale. E poi ci sono i costi dello scioglimento del consiglio comunale. Quantizzarli preventivamente è impossibile, ma il danno morale e di immagine è già stato fatto. Che la colpa possa essere davvero dell’ex amministrazione comunale o di un eccesso di zelo del ministero dell’Interno lo dirà solo il tempo. Ma a quel punto, poco importerà.




Scafati. Il Puc che fu. La scommessa (fallita) delle grandi opere

Di Adriano Falanga

<<Abbiamo scritto la storia>> dichiarava soddisfatto Pasquale Aliberti il 2 luglio 2014, il giorno dopo l’approvazione in consiglio comunale del Puc. Un consiglio comunale fiume, terminato verso le 2 di notte. <<Dopo sei anni di lavori, di dibattiti e confronti, realizzati in grande democrazia in cui ci siamo confrontati con le professioni, i cittadini, le associazioni e la politica tutta è stato approvato senza alcun voto contrario il Piano Urbanistico Comunale. Credo che sia uno dei pochi in Italia con un risultato simile – spiegava ancora l’ex primo cittadino – E’ un PUC pensato nell’interesse delle famiglie, della piccola e media impresa, degli artigiani e dei commercianti e che tiene conto della necessità di dotare la città di nuove infrastrutture e servizi soprattutto nelle periferie anche nell’ottica di rimettere in moto l’economia. Tra 90 giorni sarà operativo dopo l’approvazione da parte della Provincia e gli effetti positivi potremo verificarli già nel 2015”. Le parole di Aliberti però resteranno scritte nella storia come le “ultime parole famose”, perché da allora tutto finirà nell’oblio, a far buona compagnia al progetto del Polo Scolastico, alla riqualificazione Ex Copmes, alla riapertura del Pronto Soccorso, al Pip. Senza ombra di dubbio i “grandi obiettivi” della campagna elettorale del 2013 di Pasquale Aliberti, tutti purtroppo non centrati e miseramente falliti o impantanati. E c’è poco da addebitare all’opposizione in questi casi, qui le “denunce” c’entrano nella misura in cui c’entra l’inerzia e la superficialità con cui l’ex amministrazione ha curato i progetti dei grandi obiettivi. Molta apparenza, poca sostanza. Ricorderemo tutti le grandi inaugurazioni, perché all’amministrazione Aliberti piaceva inaugurare non le opere finite, ma i cantieri. Ma delle grandi opere restano le foto, gli slogan, e i cantieri abbandonati. Puc, Pip, Polo Scolastico ed Ex Copmes sono tutti finiti, a vario titolo, in un’aula di Tribunale. Una sfida persa, da cui certamente ripartire nel 2019 quando la commissione straordinaria si congederà agli scafatesi. Lo strumento urbanistico purtroppo non rispettando il Pctp è stato dichiarato non conforme dalla Provincia e rispedito al mittente. Bisognerà adeguarlo a quanto dispone la Provincia con annessa nuova Valutazione Ambientale Strategica. Un errore grossolano e grave dei tecnici, o strumentalizzazione politica di chi l’ha bocciato? Non è chiaro, di sicuro c’è che il piano deve essere adeguato, poi ritornare in consiglio comunale. I tempi? <<Sui tempi stiamo ancora valutando con il dirigente Nicola Fienga e l’architetto Anna Mesolella, redattrice del piano. Dobbiamo capire se conviene andare con la legge nuova o quella vecchia, considerato che c’è un giudizio di incostituzionalità sulla nuova procedura di adozione”. Così l’ex assessore all’Urbanistica Nicola Acanfora, nel febbraio 2016. “Probabilmente si dovrà continuare con la legge 16 chiariva l’ex assessore – e in tal caso, i tempi per l’approvazione finale possono essere di 7-8 mesi. Bisogna modificare la Vas, rifare le osservazioni e chiedere ulteriori pareri agli organi preposti” insomma, una procedura ex novo. Da allora, ne è passata di acqua sotto ai ponti. Scomparso il Puc, e con esso pure l’amministrazione, nel frattempo sciolta per infiltrazioni mafiose.

VITIELLO: come il cinque maggio, “ei fu”

1-consiglio comunale<<Il P.U.C. pensandoci lo associo all’inizio della poesia di Alessandro Manzoni Il Cinque Maggio “ei fu”. Può sembrare strano ma è così. Dopo un notturno non stop, che vide l’approvazione del Puc in Consiglio Comunale, i relativi atti vennero trasmessi agli uffici provinciali per gli adempimenti sovraordinati>>. Fa mente locale Pasquale Vitiello, ex consigliere di maggioranza, poi passato all’opposizione e presidente della commissione Urbanistica. <<Sembrava tutto fatto, doveva essere una passeggiata ma così non fu. Infatti la provincia contestò il Puc perché non redatto secondo il vigente PTCP. In seguito ad ottobre del 2015 il Consiglio Comunale prende atto del verbale della conferenza dei servizi con la provincia, dal quale si evince l’obbligatorietà di adeguare il PUC al vigente PTCP, e demanda al Dirigente gli atti consequenziali. Da allora oltre che liquidare i compensi ai progettisti, poiché avevano svolto in modo professionalmente corretto l’incarico affidatogli, nulla più è stato fatto. Non risultano stipulate nuove convenzioni né con i vecchi progettisti né con nuovi professionisti atte ad adeguare il Puc, eppure quello della pianificazione territoriale è uno strumento di vitale importanza per un territorio>>. Intorno ai centomila euro il compenso, per un lavoro di fatto non conforme, praticamente inutile. <<Non risulta essere stata intrapresa alcuna azione nei confronti di chi ha redatto il PUC non conforme alle normative in materia né a tutela del territorio che resta vincolato ad un piano PRG ormai datato né a tutela dei numerosi cittadini (204) che rimettendoci tempo e soldi hanno presentato osservazioni al piano – prosegue ancora Vitiello – Ora che il Comune è commissariato, toccherà a loro spulciare questa problematica. Probabilmente il vecchio strumento urbanistico ed il nuovo nasceranno sotto la stessa stella, la stella commissariale. Ai posteri l’ardua sentenza>>

 

 

 

 




La Cassazione deposita le motivazioni, respinto un punto del ricorso di Rainone, Italia Nostra: «Il Comune di Salerno avrebbe dovuto sospendere i lavori»

di Brigida Vicinanza

Ancora una volta Italia Nostra e il comitato No crescent, alzano la voce e chiedono la sospensione dei lavori al Comune. E per l’ennesima volta a scendere in campo sono i comitati e le associazioni dopo la cassazione “ha rimesso tutto in discussione”. “Come da sempre sostenuto dalle associazioni ambientaliste il Comune, che dovrebbe essere organo imparziale, a tutela del territorio e dell’ambiente avrebbe dovuto da tempo sospendere i lavori in attesa della sentenza della Cassazione. Ciò non ha affatto assumendosi le proprie responsabilità. La Cassazione con la sentenza pubblicata (sul procedimento cautelare) in questi giorni ha rigettato il primo motivo di ricorso con il quale la Crescent sosteneva che tutto fosse insindacabile dal Giudice Penale perché coperto dal giudicato amministrativo del Consiglio di Stato” scrivono in una nota, che continua: “Il Consiglio di Stato non ha mai avallato la legittimità dei permessi di costruire del 2011 e del 2012, perché non ha mai deciso sul punto che afferma “la legittimità della competenza penale non è preclusa quando sul tema non sia intervenuta una sentenza del giudice amministrativo irrevocabile”. “Ricordiamo a tutti gli organi che la sentenza del consiglio di Stato annullando le autorizzazioni paesaggistiche a monte ha annullato tutta la procedura successiva. La conseguenza della decisione della cassazione e’ che i permessi del 2011 e del 2012 essendo privi di autorizzazione paesaggistica sono illegittimi e quindi sono illegittimi tutti i permessi in variante successivamente rilasciati ne 2015 e 2016”. Poi scrivono a caratteri cubitali: “E’ confermato che il crescent è abusivo sin dall’inizio e quindi insanabile”. Poi continuano: “Il Tribunale del riesame dovrà uniformarsi ai principi della Cassazione. Nelle more il Comune ha il dovere di sospendere i lavori e di rappresentare a tutti gli organi anche giudiziari che non si stratta di oneri di urbanizzazione bensì di una prescrizione del Puc che si doveva applicare per il sub comparto 1 e si dovrà applicare anche per il sub comparto 2. La Magistratura salernitana, alla luce dell’equivoco oneri-prescrizione Puc dovrà emettere nuovi provvedimenti cautelari. Il Comune e la Soprintendenza dovranno emettere provvedimenti demolitori. Sarà su questo punto ancora una volta sarà diffidata anche la Regione Campania per l’adozione dei poteri sostitutivi”. Infine i comitati annunciano che i nuovi sviluppi giudiziari saranno a breve resi pubblici in conferenza stampa.