23 i clan camorristi tra Salerno e Provincia

di Pina Ferro

Sarebbero 23 i clan camorristici operanti sul territorio della provincia di Salerno con un numero complessivo di appartenenti che sia attesta intorno alle 660 unità. Il dato viene fuori dagli elenchi ufficiali del Ministero dell’Interno il quale sottolinea che in ogni caso il numero dei clan camorristici realmente attivi sono in numero di gran lunga inferiore ai 213 censiti. Negli ultimi decenni sul territorio sono stati registrati profondi mutamenti negli assetti delle organizzazioni camorristiche con conseguente ricambio generazionale dei quadri criminali che di fatto soppiantato le originarie e storiche organizzazioni criminali della Nco (Nuova camorra organizzata) operante negli anni 80 e la Nuova famiglia operante negli anni 90. Nelle varie aree del territorio salernitano sono state costituiti molteplici gruppi criminali tra di loro indipendenti, dediti principalmente al traffico di sostanze stupefacenti, ma anche ad attività tipiche dei sodalizi di tipo mafioso quali estorsioni, rapina, usura e detenzione di armi i quali annoverano tra le loro fila non solo personaggi già noti alle forze dell’ordine ma anche nuove leve. Gli attuali sodalizi criminali pongono in atto forme organizzative meno strutturate rispetto ai vecchi clan, con il diffondersi di atteggiamenti sempre più spegiudicati, tesi a prediligere l’immediato guadagno piuttosto che il sistematico condizionamento del territorio. L’instabilità degli equilibri comporta peraltro repentini ricambi nei ruoli apicali o di responsabilità all’interno delle consorterie, con soggetti giovani che mirano ad affermare la loro lidership in aree limitate di territorio ovvero in particolari attività illecite. Nella fascia costiera a sud di Salerno e fino ad Agropoli) vi è una criminalità organizzata di matrice etnica (soggetti provenienti dai Paesi dell’Est Europa e dall’Africa) dediti soprattutto allo sfruttamento della prostituzione, alla quale avviano le proprie connazionali. Altro fenomeno particolarmente rilevante risulta essere lo sfruttamento della manodopera agricola di cittadini est europei e ed africani. Fenomeno particolarmente presente nell’entroterra della Piana del Sele. Si tratta del cosiddetto caporalato.




Pontecagnano, il sindaco Lanzara: “Dico no al sito di stoccaggio”

di Marcello D’Ambrosio

“Nessuna azienda potrà mai inquinare la mia amata Città e il futuro dei nostri figli”. Questo il titolo dell’incontro che il primo cittadino di Pontecagnano Faiano Giuseppe Lanzara ha avuto con i cittadini nel pomeriggio di ieri presso il centro sportivo Golden Goal di via Irno. Il riferimento è proprio al potenziale impianto per il trattamento e lo stoccaggio di rifiuti che la Ecosider Srl di Pagani potrebbe costruire nell’area in cui si trova il luogo dell’incontro. Decine di pontecagnanesi ad ascoltare il sindaco, su una vicenda che ha visto numerosi colpi di scena: ultimo, domenica, l’assemblea pubblica in piazza Sabbato organizzata da Federico Arcangelo Marra, coordinatore cittadino di Sinistra Italiana, e Matteo M. Zoccoli, con circa duecento persone per spiegare le ragioni del no a impianti per i rifiuti a Pontecagnano. Sulla questione, dopo la conferenza dei servizi con la regione Campania e gli stakeholder, il deputato Edmondo Cirielli ha annunciato la presentazione di un’interrogazione. La mozione presentata in consiglio comunale dai consiglieri Mazza (gurppo “Movimento Libero“) e Pastore (Forza Italia) è stata votata all’unanimità dal consiglio e ha espresso la chiara volontà politica di dire no a qualsiasi ipotesi di impianto. Queste le parole di Lanzara: «Il nostro esclusivo approccio, paventato in campagna elettorale e confermato oggi, è di tipo ambientalista pertanto, pur avendo ereditato una bel problema dalla passata amministrazione – problema che ha preso piede dall’anno 2015 – lo affronteremo con il medesimo atteggiamento: di vicinanza alla popolazione e di instancabile battaglia con quanti insistono sull’insediamento di questo sito. Stavamo operando e continueremo ad operare una rivoluzione anche di carattere ambientale. Il nostro lavoro sarà premiato: collaboriamo insieme per un secco no a tutte quante le azioni che possano compromettere la salute dei cittadini». Che continua: «E sposiamo, uniti, il progetto di interventi alternativi, evoluti, moderni, che ci consentano di guardare senza paura ad un futuro eco sostenibile e più pulito». «Ogni azione che la legge ci consentirà, noi la metteremo in atto per il bene di PontecagnanoFaiano» conclude Lanzara.




Lega Salerno, Falcone: «Puntiamo ad essere primo partito»

di Marcello D’Ambrosio

“Le nuove vie della seta: il mare di mezzo crocevia di traffici e interessi” è il convegno tenuto ieri pomeriggio nella sede provinciale del movimento di Salvini. Saluti di Mariano Falcone, segretario provinciale della Lega, al tavolo dei relatori, moderato da Luca Lezzi, Clemente Ultimo, Alfonso Mignone, Alessandro Mazzetti. «Nelle prossime amministrative siamo presenti in tutti i comuni superiori ai quindicimila abitanti con nostre liste – sono le parole di Falcone – Abbiamo lavorato affinché ci fossero delle coalizioni di centrodestra e a Scafati, Pagani, Nocera Superiore, Sarno saremo presenti come centrodestra. Solo a Scafati – precisa Falcone – c’è una discrasia: Forza Italia sta da una parte e la Lega e Fratelli d’Italia dall’altra, per una rottura tra FI e Fdi per cui non si è potuto andare insieme. Nei piccoli comuni abbiamo candidati nelle liste civiche in moltissime realtà. Sono almeno venti i comuni dove ci sono uomini della Lega. Rispetto alle europee – prosegue – siamo in attesa delle liste che saranno presentate nei prossimi giorni a livello nazionale. Salerno avrà una sua rappresentanza». Sul capoluogo: «Su Salerno città stiamo lavorando già da adesso per una lista competitiva. Molto probabilmente ci sarà il coordinatore cittadino Cristian Santoro». E sulle regionali: «Ci stiamo preparando, ci sarà la lista della Lega. Dopo le europee vedremo come comportarci, tutto dipenderà dai risultati e dalle percentuali che si otterranno. Non solo in provincia di Salerno ma in tutta la regione. Puntiamo ad essere il primo partito della Campania».




Cirielli guarda alle Regionali «Pronto a scendere in campo»

di Andrea Pellegrino

«Pronto a candidarmi». Edmondo Cirielli scioglie le riserve e si dice pronto a sfidare Vincenzo De Luca. Il nome di Cirielli era stato già avanzato per la Campania dai Fratelli d’Italia su uno scacchiere nazionale più ampio e di coalizione. Un percorso politico che passerà proprio dalle imminenti elezioni europee: una buona affermazione del partito di Giorgia Meloni in Campania potrebbe aprire la strada verso la leadership e quindi verso Edmondo Cirielli. Ed è lo stesso deputato a sbilanciarsi nel corso di una intervista a Ottopagine. «Se fosse necessario, scenderei in campo senza problemi. Così come ho fatto all’epoca delle elezioni provinciali». All’epoca Cirielli sfidò l’uscente Angelo Villani e conquistò la guida di palazzo Sant’Agostino, dopo un lungo governo di centrosinistra. Tempo di europee ed amministrative ma anche già tempo di regionali. «Non capisco come faccia Vincenzo De Luca a ricandidarsi dopo la sua gestione», incalza Edmondo Cirielli ai microfoni di Pierluigi Melillo. Rilancia poil’allarme su Capaccio Paestum, chiedendo l’intervento del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. «Mi giungono notizie di promesse elettorali di assunzioni in Consorzi. Non ho gli strumenti investigativi necessari ed è per questo che ho chiesto e ribadisco l’intervento di Matteo Salvini». Qui, prosegue Cirielli: «C’è Alfieri che ha scelto la professione di sindaco: lo è stato a Torchiara, suo paese; ad Agropoli ed ora si candida a Capaccio. Ma è il delegato all’agricoltura della regione Campania, quindi l’assessore di fatto, che vigila proprio sui consorzi di bonifica e che fa nominare i suoi vertici. Stiamo attenti, dunque, a quel che accade a Capaccio Paestum».




Dante Santoro, tour nell’alto Sele: «Un viaggio nel passato»

Iniziativa di promozione del territorio realizzata dal consigliere provinciale Dante Santoro. Viaggio nelle bellezze e nelle tradizioni. “Il mio viaggio nella Provincia d’Amare” è il titolo dell’iniziativa di promozione del territorio realizzata dal consigliere provinciale Dante Santoro, che a poche settimane dalla sua elezione in provincia lancia questo progetto: «E’un’idea nata per valorizzare e far scoprire i tesori che natura e storia ci hanno regalato – dichiara convinto Santoro – la conoscenza e la consapevolezza dell’immenso patrimonio che abbiamo sono il presupposto per creare nuove economie e ricchezza con iniziative di promozione del territorio». La prima tappa del viaggio è Colliano, suggestivo comune dell’Alto Sele, e inizia con visita alla terrazza panoramica naturale offerta dalla bellissima frazione Collianello, con il sindaco Adriano Goffredo nelle vesti di guida. Posizionato ai piedi del Monte Marzano e distribuito lungo le sue pendici, questo delizioso centro abitato di oltre tremila abitanti domina la Valle del Sele da 630 metri d’altezza sul livello del mare: il nome “Colliano” deriva, forse, dall’espressione ‘Gens Collia’, riferita ad un gruppo di persone che lo abitò in epoca romana (ma la zona dovette essere frequentata in epoca ancor più remota). In epoca alto-medievale il nucleo urbano posto alle pendici del monte andò consolidandosi, in quanto vi convennero gli abitanti di molti villaggi distribuiti nella Piana (che furono abbandonati dalla popolazione, preoccupata di sfuggire ai pericoli di guerre e razzie). Il nome “Colliano” compare comunque, per la prima volta, in un documento di Papa Innocenzo III del 1200 e, successivamente, nel 1220, in documenti della signoria normanna. Il centro fu feudo dei Sanseverino, dei Gesualdo, dei Blanco e, infine, dei Caracciolo. Dal punto di vista archeologico, si segnalano il sito di Bisigliano e le notevoli testimonianze nelle località San Priscolo e San Vittore. Le risorsee i beni ambientali hanno, a Colliano, una notevole e rilevante valenza: parchi, boschi, aree protette e oasi naturali costituiscono, da sempre, un forte richiamo per turisti e amanti della natura. Tra i prodotti tipici più importanti si segnalano, in primis, il rinomato tartufo di Colliano – per la cui promozione il comune e la Pro Loco istituiscono annualmente la frequentatissima “Mostra Mercato Nazionale” – come ricordano durante il viaggio i consiglieri Scaglione e Cavallo – e, poi, patate di montagna, formaggi (in particolare, caciocavallo silano e pecorino), fragole di bosco, fagioli, segale, taralli, pane, carni ovine e bovine, olio evo, noci, castagne, marmellate e miele. Di grande rilievo è il caratteristico centro antico di Collianello, recentemente restaurato: mirabile esempio di urbanistica e architettura medievale, con i resti del Castello normanno e le tante caratteristiche stradine ed abitazioni, dalla cui terrazza panoramica si gode di una suggestiva veduta sulla Piana del Sele. Nel centro storico di Colliano si trovano poi palazzi gentilizi (tra cui spicca il rinomato Palazzo Borriello), la Chiesa di S.Maria del Borgo e, soprattutto, la splendida Chiesa dei SS. Pietro e Paolo. Nella visita non poteva mancare il cordiale e gioioso incontro con i tanti cittadini radunati in Piazza Epifani (principale spazio pubblico comunale). I presenti hanno ricordato gli eventi religiosi collianesi: la festa del Santo Patrono San Leone a luglio, la festa di Bisigliano, ad agosto la Madonna dell’Assunta a Collianello e San Rocco a settembre. La tappa di Dante Santoro termina con la scoperta di un’altra tradizione che ha radici lontane a Colliano: la zampogna, suonata per l’occasione dall’eclettico consigliere Mario Cavallo, accompagnato dal figlio Mirco. Il viaggio di Dante Santoro è dunque iniziato e proseguirà con l’obiettivo di rimettere al centro le aree più belle ed i tanti piccoli e splendidi centri abitati della nostra straordinaria provincia, che ne costituiscono la vera ricchezza,ma che, per tanti motivi, sono stati dimenticati in questi anni dalle Istituzioni. «Dare pari dignità a tutti i territori sarà la nostra battaglia, il nostro “fiato sul collo” – ha assicurato Santoro – per chiedere interventi urgenti, finalizzati specialmente alla riqualificazione delle strade provinciali dissestate dell’Alto Sele sarà una prerogativa. La missione di rilanciare le bellezze del posto e darle visibilità è compiuta, ora collaborando con chi vuole il bene del territorio porteremo avanti tante altre iniziative. E’ solo l’inizio…”.




Provincia di Salerno: presentato volume sulla figura di Diego Tajani

di Antonio Iovino

Valorizzare la memoria storica, per riuscire a superare le problematiche odierne, come quella enorme della mafia, che è possibile battere partendo dai più giovani e valorizzando figure come Diego Tajani, un personaggio storico assolutamente attuale: questo è ciò che è emerso durante la presentazione del libro di Maurizio Mesoraca, già senatore e ora Presidente dell’Università Popolare Mediterranea di Crotone Upmede dell’Associazione Diego Tajani, intitolato “Diego Tajani, un cambiamento atteso un secolo e i nodi irrisolti dell’Italia”. “Il libro – afferma l’autore Mesoraca – parte da un grande personaggio eletto nel collegio di Amalfi – Salerno nel 1874. Costui è stato uno dei personaggi più famosi della storia del Parlamento italiano, intanto perché ha sollevato una serie di nodi, di questioni, che sono di estrema attualità. Egli fu avvocato, magistrato e parlamentare e in tutte e tre queste funzioni, ha assunto decisioni molto importanti. Nel 1875, Tajani, si alza nel Parlamento italiano e pone la questione della mafia in un memorabile discorso; all’epoca parlava della Sicilia perché eravamo agli albori del fenomeno, tant’è vero che si parlava di “maffia”, con due f. Da quel momento, nessuno ha potuto più dire che in Italia non c’era la mafia, magari ci hanno provato più tardi al nord, sostenendo che essa fosse un prodotto esclusivamente del meridione, ma poi questi signori hanno dovuto scoprire che essa esiste anche in Lombardia, nel Veneto, in Emilia Romagna ecc. Io ho assunto questo personaggio proprio perché costui pone questioni come quella della mafia o del Mezzogiorno, che sono attualissime”. Sempre Maurizio Mesoraca, poi, spiega il titolo del suo libro: “Parlo di nodi irrisolti poiché, dal 1875, da quando Tajani pone queste questioni, alcuni di questi nodi si sono aggrovigliati e spesso taluni si sono aggravati”. Mesoraca prosegue dichiarando che, a differenza di fenomeni come il brigantaggio e il terrorismo, la mafia ancora non è stata sconfitta, diventando, anzi, un fenomeno internazionale. I primi due, infatti, sono stati prontamente arginati e debellati, il terzo no, arrivando perfino a contaminare il mondo religioso e trovando, tra chi ha il compito di combatterlo, individui collusi. Infine, l’autore del libro, afferma che per sconfiggere questa piaga “è necessario tagliare i nodi tra il mondo della politica, il mondo dell’economia, il mondo delle istituzioni, che assume la mafia come uno strumento per il consenso; noi, invece, dobbiamo assumere, questa, come una battaglia di resistenza, di liberazione, perché sennò è difficile estirpare il fenomeno. Molta gente, ormai, è stata conquistata e assume la mafia come un fenomeno qualsiasi; è quindi importante andare nelle scuole per favorire le condizioni di un nuovo modello di sviluppo ed ecco perché, Tajani, è una figura molto importante per il presente”. Sull’evento e sul personaggio al centro dello stesso, si è espresso anche il Presidente dell’Università Popolare Interculturale, Walter Iannotti, il quale ha dichiarato: “I temi che centrava Diego Tajani nel 1800 in realtà si ripetono nel Mezzogiorno d’Italia e, come dice anche Maurizio Mesoraca, influiscono anche sulle responsabilità delle regioni del nord; ciò è dimostrato anche dalla cronaca recente e dall’insediamento, sempre più quotidiano, di malavita al nord».




«Illegittimo l’incarico a Di Nesta» Danno erariale da 189mila euro

di Andrea Pellegrino

Era stato nominato nonostante la violazione del patto di stabilità e ora, per l’incarico di direttore generale della Provincia di Salerno a Bruno Di Nesta, la Procura regionale della Corte dei Conti ipotizza un danno erariale che sfiora i 189mila euro. L’indagine ha portato alla notifica di inviti a dedurre per il presidente Giuseppe Canfora, per l’allora responsabile dell’ufficio personale Bellino e per la dirigente del settore finanziario Fronda. Quest’ultima convocata nonostante il parere negativo espresso all’atto della nomina, contrariamente a quello positivo formulato dall’allora segretario generale Di Stefano. Ora Canfora e gli altri indagati dovranno presentare le proprie controdeduzioni. Il presidente della Provincia, a quanto pare, tenterà di dimostrare che l’attività di Di Nesta ha fatto recuperare alle casse provinciali circa 2 milioni di euro. I giudici contabili contestano l’illegittimità della nomina, che sarebbe in contrasto con la riduzione della spesa pubblica e la violazione degli obiettivi previsti dal patto di stabilità. Inoltre, la Procura della Corte dei Conti contesta, al direttore generale, anche il possesso dei titoli necessari per assumere la carica. Infine, per gli inquirenti, il ruolo doveva essere conferito ad una figura interna alla struttura burocratica della Provincia. Il danno ipotizzato si riferisce al periodo che va dal 9 dicembre 2014 fino al 30 agosto scorso, con lo stesso Procuratore generale Michele Oricchio che avverte: «Il danno è suscettibile di ulteriore incremento in considerazione della permanente prosecuzione dell’illecito oneroso incarico». La nomina era finita tra i rilievi del Mef (Ministero dell’Economia e Finanza), a seguito di una verifica contabile finita poi all’attenzione della Corte dei Conti. Quanto alla nomina di Di Nesta, gli ispettori l’avevano contestata nel corso del 2014, «pur in presenza di monitoraggi dei dati di bilancio dai quali si palesava la violazione del patto di stabilità per lo stesso esercizio finanziario». E non solo. Nella relazione, si legge: «nonostante i marcati dubbi espressi dal responsabile del settore finanziario, il presidente della Provincia, il 4 dicembre 2014, decide di procedere all’assunzione di un direttore generale. Assunzione che viene disposta con decreto del presidente della Provincia (Giuseppe Canfora, ndr) il 9 dicembre dello stesso anno».




Di Carlo: «La variante Asi? Semplifica ed introduce la logistica»

di Andrea Pellegrino

«La variante dell’Asi introduce la logistica in zona D e numerose norme per semplificare l’insediamento delle piccole industrie ed artigianato. Ciò non significa che verranno esclusi i grandi stabilimenti industriali». Horace Di Carlo, consigliere comunale e componente del cda dell’Asi, fa chiarezza dopo la delibera approvata tra le polemiche durante la scorsa seduta consiliare. «Si tratta di un recepimento – spiega Di Carlo – Non c’era nessun motivo per rinviare l’argomento e non c’era la possibilità di modifica. Si tratta di una variante che parte da lontano, quando alla guida dell’Asi c’era Gigi Cassandra e al vertice della Provincia di Salerno Edmondo Cirielli. Non trovo che si tratti di nulla di speciale, anzi rispetto al contesto semplifica e si adegua ai tempi. Le norme – prosegue Di Carlo – sono state introdotte per favorire lo sviluppo imprenditoriale e la riconversione degli opifici dismessi. Inoltre, per le nuove edificazioni sono stati inseriti parametri per il verde all’interno dei lotti allo scopo di armonizzare l’aspetto dei vari insediamenti». Quanto alla desertificazione della zona industriale di Salerno, Di Carlo spiega: «Non avviene di certo con quest’ultimo anno. Il primo adeguamento risale al 1996». Ed, infine, sul ruolo dell’Asi dice: «Non è certamente uno stipendificio, ci sono tanti dipendenti e funzionari competenti che lavorano con professionalità»




Avvocatura declassata, Casella porta la Provincia in Tribunale

di Andrea Pellegrino

Approda in Consiglio di Stato la modifica del settore avvocatura della Provincia di Salerno. Il dirigente provinciale Angelo Casella, infatti, ha impugnato la sentenza del Tar di Salerno che rimandava il caso al giudice del lavoro. Ora però la partita torna davanti alla giustizia amministrativa.
Secondo la ricostruzione dei fatti, l’amministrazione provinciale lo scorso ottobre ha rimodulato i settori dell’Ente. Tra questi c’è il settore avvocatura che, secondo il nuovo decreto firmato dal presidente Giuseppe Canfora, perde la sua autonomia e viene assorbito nell’ufficio del presidente e sotto le dirette dipendenze della direzione generale, dunque di Bruno Di Nesta.
Sostanzialmente i contenziosi, gli affidamenti di incarichi e le difese, da ottobre, passano tutti per l’ufficio del direttore generale. Da qui l’estromissione di Angelo Casella che, fin dalla sua assunzione a Palazzo Sant’Agostino, ha svolto sempre le funzioni di avvocato capo e dirigente dell’ufficio legale. Tecnicamente il settore avvocatura viene trasformato in Servizio, coordinato dal dirigente del settore presidenza al quale spetta «la scelta dei professionisti esterni ai quali conferire incarichi di difesa».

Ciò, secondo il ricorso predisposto dall’avvocato Marcello Fortunato, «ha leso l’autonomia e l’indipendenza dell’Avvocatura provinciale. Gli uffici legali di un ente pubblico devono necessariamente godere di quella particolare autonomia di pensiero di organizzazione che può consentire l’esplicazione corretta e proficua dell’attività». Ed ancora, si legge: «Mentre nella precedente macrostruttura il settore avvocatura era collegato direttamente ed esclusivamente al presidente della Provincia, nella nuova organizzazione il servizio avvocatura, prima di arrivare al presidente deve passare dal settore presidenza e dal direttore generale». Casella ora prova a far annullare il nuovo regolamento, e quindi i successivi decreti presidenziali. La Provincia, dal canto suo, si sarebbe affidata all’avvocato Francesco Armenante per resistere in giudizio.




Caso Di Nesta, Fratelli d’Italia: «Avevamo ragione»

«La nota del Mef giunta alla Provincia di Salerno (anticipata ieri su queste colonne) dice che Canfora non poteva assumere un Direttore Generale esterno, così come Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale sostiene dal primo momento». È quanto dichiara Imma Vietri, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale. «Se il presidente della Provincia fosse stato capace di svolgere una regolare verifica di cassa al suo insediamento – spiega – avrebbe capito che l’Amministrazione Iannone ha lasciato una liquidità di cassa di circa 60 mln di euro. L’Amministrazione Cirielli – Iannone ha ridotto notevolmente l’indebitamento da mutui e ha pagato oltre 30 milioni di euro di debiti fuori bilancio delle precedenti gestioni di centrosinistra a trazione Pd». «Con l’amministrazione di Fratelli d’Italia – aggiunge Imma Vietri – i dipendenti non hanno mai avuto un giorno di ritardo nei pagamenti degli stipendi. Oggi ci sono i dipendenti di Arechi Multiservice che sono in arretrato e presto rischiano anche quelli della Provincia. La disonestà intellettuale e politica di Canfora è monumentale, ma non possiamo attenderci altro da un presidente della provincia del Pd che si è schierato quale promotore del referendum di Renzi per l’abolizione di se stesso». «Segnaliamo, inoltre, a Canfora – conclude – che Iannone è l’unico salernitano presidente regionale di un partito, mentre gli altri sono tutti a trazione napoletana e che non abbiamo ricevuto alcun invito per assemblee di lavoratori alle quali parteciperemmo con piacere. Qualcuno spieghi a Canfora che se vuole essere credibile o deve lasciare il Pd o la Provincia».