“Salerno non si lega”: le sardine riunite in piazza Amendola

di Giovanna Naddeo

Le note di “Bella Ciao” e lo sventolio di sardine di cartone dai colori sfavillanti: no, anche Salerno “non si lega”. In tanti hanno preso parte, nella serata di ieri, al flash mob in piazza Amendola, sulla scia dell’iniziativa bolognese ormai in replica in gran parte delle città italiane e persino oltre i confini nazionali. Sotto le migliaia i partecipanti secondo la Questura di Salerno, all’incirca 3.500 secondo gli organizzatori della serata. «Il nostro è un messaggio di vivacità. Dobbiamo ricominciare a stare insieme» ha esclamato a gran voce Matteo Zagaria. «La nostra comunità è attualmente disgregata da narrazioni che l’hanno lobotomizzata. E’ necessario ritornare a occuparsi dei problemi reali ormai passati in secondo piano, forse perché non strumentalmente utili ad aggregare elettorati, e quindi voti». Musica e parole si sono alternati al microfono, durante una serata sì spontanea, eppure con una chiara finalità, come lo «stimolare le persone a partecipare attivamente, a passare dai social network alla piazza» ha sottolineato Stefano Cibarelli, studente fresco di diploma. A lui il compito, nei giorni scorsi, di canalizzare i diversi canali nati spontaneamente in un unico grande gruppo. «E’ una serata importante per la nostra comunità, che già nei mesi scorsi ha manifestato contro la dialettica dell’odio e della discriminazione che una certa parte del mondo politico sta veicolando». Così Francesco Napoli, che ha aggiunto: «Abbiamo voluto dare un segnale di vivacità, riconfermando la nostra storia di Paese antifascista. Lo dobbiamo a chi è venuto prima di noi». Accanto a lui, tanti giovani artisti come Rocco Scarano, artista salernitano che ha partecipato a Sanremo Young. «La democrazia torna a riprendersi le piazze», è il commento del professore Giso Amendola. «In questa piazza si respira una grande energia. Tanti giovani sì, ma anche quarantenni che hanno subìto diverse batoste nella loro vita». Tra i presenti, anche il vicesindaco di Salerno, Eva Avossa, che plaude all’iniziativa giovanile. «Condivido le motivazioni e sono qui per essere al fianco dei ragazzi che finalmente hanno deciso di scendere in piazza. Noi restiamo più defilati e li guardiamo con ammirazione e speranza». Sul palco, spazio anche alle testimonianze di Osvaldo Casalnuovo, papà affamato di verità e giustizia in seguito alla perdita del figlio Massimo avvenuta nell’agosto 2011. L’appello ai giovani: «Ragazzi, riprendetevi il vostro futuro». Ma non finisce qui perchè le sardine salernitane si dicono pronte a prendere parte alla manifestazione in programma a Roma il prossimo 14 dicembre. «In questa piazza stiamo scrivendo il nostro manifesto. Non ci fermeremo qui. Crediamo nei nostri valori e e andremo avanti. Non ci faremo inscatolare»

 




Dipendenti del Lotto 6 protestano «Senza stipendio da quasi 6 mesi»

di Erika Noschese

«Non percepiamo lo stipendio dal mese di giugno». A lanciare il grido d’allarme i lavoratori del Lotto 6, appartenenti al consorzio Manital che ieri mattina hanno protestato dapprima sotto Palazzo Sant’Agostino e poi sotto la prefettura per denunciare le «gravi inadempienze» del Manital, a cui fanno capo le consorziate che gestiscono il servizio di pulizia all’interno delle scuole salernitane. Si tratta, di fatti, degli addetti alle pulizie Scuole (Ex Lsu e Appalti Storici), appartenenti alle cooperative a cui è stato esternalizzato il servizio. Su delega del presidente della Provincia Michele Strianese, la sindacalista della Cgil di Salerno Mariarosaria Nappa ha incontrato il consigliere provinciale Sagarese, il consigliere comunale Gianpaolo Lambiase e il presidente del consiglio comunale Alessandro Ferrara. «Abbiamo espresso tutte le problematiche che riguardano questa questione e abbiamo ricevuto l’impegno, da parte dell’assessore Sagarese, a portare questa questione nella riunione dei capigruppo – ha dichiarato la Nappa – Questo documento in cui si sostiene la nostra vertenza e si è sensibili alla situazione in atto verrà inviato anche alla prefettura di Salerno e al Miur». Dopo l’incontro a Palazzo Sant’Agostino, i circa 400 lavoratori salernitani, senza stipendio da quasi sei mesi, hanno incontrato il vice prefetto Amendola che, dal canto suo, si è preso l’impegno a sostenere la vertenza dei lavoratori del Lotto 6, chiedendo – tra le altre cose – al prefetto di istituire un tavolo condiviso con Provincia, Regione, Comune, Miur provinciale e regionale, chiedendo anche la partecipazione dei parlamentari salernitani a cui gli addetti alle pulizie hanno lanciato un appello «affinché si rendano conto della situazione esplosiva», ha spiegato la sindacalista. Di fatti, il consorzio Manital versa in uno stato di crisi industriale e, in tutta Italia, sono previsti quattro giorni di mobilitazione a supporto della vertenza che coinvolge i 16mila lavoratrici e lavoratori degli Appalti Scuole (Ex Lsu e Appalti Storici), addetti ai servizi di pulizia, ausiliariato e decoro nelle scuole statali italiane. Per questo servizio, infatti, è prevista l’internalizzazione, dal 1° gennaio 2020, ma il ritardo dell’uscita del Decreto attuativo rischia di trasformarsi in una vera emergenza sociale in mancanza di garanzie occupazionali per tutta la platea di lavoratori coinvolti, prevalentemente donne. Inoltre la bozza di Decreto Interministeriale ad oggi prevede 11.236 assunzioni dirette, paventando dunque una perdita occupazionale per 5mila lavoratori. Oltre alla liquidazione degli stipendi sospesi, il sindacato della Cgil Salerno chiede che nessuno delle lavoratrici e lavoratori resti escluso dalle assunzioni. La Provincia di Salerno, che di fatto non ha competenze sulla questione, ieri ha comunque voluto incontrare una delegazione di sindacalisti in rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori per portare loro solidarietà e vicinanza in questo percorso di crisi lavorativa, e per cercare di individuare soluzioni idonee a dare continuità al servizio di pulizia nelle scuole e ad assicurare la tutela dell’occupazione e del reddito delle lavoratrici e dei lavoratori, perché nessuno rimanga escluso. Il consigliere provinciale delegato all’Edilizia Edilizia, Antonio Sagarese, ha ascoltato le istanze dei lavoratori. Dall’incontro è uscita la proposta condivisa di sollecitare un tavolo congiunto composto da Provincia di Salerno, Comune di Salerno, Prefettura, Regione Campania che segua la tematica in stretta sinergia con i parlamentari del territorio, al fine di poter dare risposte anche ai 5000 lavoratrici e lavoratori che rischiano di rimanere senza reddito e occupazione.




Italcementi, l’azienda avvia la procedura di licenziamento per gli operai

di Erika Noschese

Fine anno amaro per i lavoratori della Italcementi, lo stabilimento di via Cupa Siglia, a Fuorni. L’azienda Heidelberg, infatti, lo scorso 23 ottobre ha avviato le procedure di licenziamento collettivo. Così, i 18 lavoratori, ad oggi in cassa integrazione, dal 31 dicembre resteranno senza lavoro nonostante, nel 2018 – in ambito nazionale – Italcementi ha chiuso il bilancio in positivo con un fatturato pari a 4 8 3 . 1 4 3 . 0 0 0 euro. Da qui l’appello che i lavoratori salernitani hanno lanciato a parlamentari e istituzioni affinché adottino politiche d’investimenti volti alla salvaguardia dell’occupazione. «In tutta Italia siamo rimasti soltanto 19 lavoratori che Italcementi non ha alcuna intenzione di ricollocare nelle prossimità della Campania, avendo due opifici», ha dichiarato Raffaele Della Monica, responsabile Rsu Italcementi. L’azienda Heidelberg Italcementi, di fatti, «sta tentando, come fanno attualmente tutte queste multinazionali, di trasferirci al nord e per noi è un’enorme difficoltà, dovuta anche alla nostra età – ha dichiarato ancora Della Monica – Non abbiamo più la condizione fisica e psichica per affrontare questo». Attualmente, dunque, a Salerno sono 19 le unità lavorative che hanno ricevuto la lettera di licenziamento che dovrebbe scattare il 1 gennaio 2020 perché al 31 dicembre scadrà la cassa integrazione. Da qui, poi, l’appello alla politica locale: «Anche se ormai ci siamo rassegnati all’inadempienza e inattitudine morale di alcuni nostri politici, speriamo che qualcuno ci ascolti», ha dichiarato il responsabile Rsu. I lavoratori, di fatti, ieri mattina hanno protestato in piazza Amendola, dinanzi al palazzo della Prefettura affinché anche il prefetto Russo intervenga nel merito della questione.




La disperazione dei lavoratori: «Abbandonati, siamo sul lastrico»

di Francesco La Monica

«Mittal ci ha traditi e abbandonati. Siamo sul lastrico e non sappiamo cosa ci riserverà il futuro. Chiediamo una risposta immediata del Governo». Questo è il grido d’allarme lanciato dai lavoratori dell’ex Ilva di Salerno nel corso dello sciopero indetto per la giornata di ieri. Forte è la preoccupazione per il destino dei 40 dipendenti dell’ex “Ilvaform”, legato inevitabilmente a quello della casa madre di Taranto. Il colosso industriale “Arcelor Mittal”, nei giorni scorsi, ha già avviato la formale procedura per restituire gli stabilimenti ai commissari della nota azienda e ha presentato la richiesta di avvio della cessione del ramo d’azienda che riguarderà ben 12 siti, compreso quello di via Claudio Felice Tiberio di Salerno. Lo stabilimento salernitano, tra l’altro, non è nemmeno da considerarsi a rischio ambientale, in quanto l’acciaio viene lavorato soltanto a freddo, ed il cui mantenimento in vita non prevede bonifiche ambientali. Intanto i lavoratori restano col fiato sospeso in attesa di buone nuove dal Governo, come ci riferisce Luigi Cristino, delegato Fiom Cgil Salerno: «Gli operai hanno già subito il disastroso passaggio dalla vecchia alla nuova gestione, perdendo quasi 3mila euro di stipendio netto all’anno. Hanno sacrificato questo capitale solo ed esclusivamente per entrare a far parte, almeno come si prospettava all’epoca, di una grande multinazionale, che invece ha disatteso le nostre aspettative. Abbiamo paura per il nostro futuro. Avremo un inverno freddo, sotto tutti i punti di vista». Cristino lancia poi un appello alle istituzioni: «Il Governo ha il dovere di intervenire adesso, non quando la situazione diventerà irrimediabile. E’ inutile domandarsi, successivamente, il perché di eventuali gesti estremi di chi non sa come andare avanti e vede soltanto buio davanti a sé. Finora, nessuno della società civile si è interessato alla nostra condizione, nonostante si tratti del secondo sciopero in poche settimane. Già sappiamo che quando sarà il momento di portare la lotta in piazza e quando la disperazione sarà arrivata al culmine, allora saranno tutti pronti a giudicare». Eguale preoccupazione si evince anche dalle parole del lavoratore Danilo Sardilli: «Siamo preoccupati perché purtroppo, essendo legati alla sede di Taranto, tutto ciò che succede lì si ripercuote sulla nostra condizione. Proprio perché siamo una piccola realtà, siamo preoccupati maggiormente, perché se in altri siti i lavoratori arrivano fino a 800 unità, qui siamo soltanto 40. Il Governo è obbligato a darci delle risposte, anche se Mittal dovesse abbandonare “il giocattolo”». Situazione difficile che viene illustrata anche da Giuseppe De Crescenzo, dipendente dell’ex Ilva da oltre vent’anni: «Essendo vecchio dipendente ed avendo lavorato anche a Taranto, ho vissuto tutte le situazioni drammatiche sotto la gestione Riva. Con l’avvento di Mittal abbiamo creduto in un cambio di rotta che, purtroppo, non è avvenuto. Molti di noi hanno fatto dei passi importanti, comprando casa e assumendo debiti che ora non possono permettersi di pagare. Senza contare che, con il cambio di proprietà, abbiamo rinunciato a premi, ferie e anzianità di servizio. Tutto ciò che abbiamo conquistato in questi anni ci è stato tolto in un attimo. Chiediamo l’intervento immediato del Governo». Toccante lo sfogo del dipendente Pasquale Pastore che, oltre alla precaria situazione lavorativa, è costretto a fronteggiare un grave problema familiare: «Ho mia figlia in ospedale, ma nonostante tutto sono qui a combattere per i miei diritti insieme ai miei colleghi. Non si capisce di chi sia la responsabilità di questa situazione. Noi dipendenti sembriamo una barca in mare senza remi e senza vele. Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per cercare di preservare un elemento fondamentale della vita come il nostro lavoro. In questo momento – aggiunge un commosso Pastore – sto pensando a mia figlia ricoverata in ospedale e non riesco a essere del tutto lucido. Ho assunto diversi impegni che, ora come ora, non saprei proprio come assolvere. Per tutte queste vicissitudini sono molto giù di morale. Chi di dovere ci aiuti».




Ambulanti in protesta al Comune Si cerca di individuare un sito

di Erika Noschese

A piazza della Concordia non c’è spazio per gli ambulanti. E’ questo, in sintesi, l’esito dell’incontro tenutosi ieri mattina a Palazzo di Città, tra l’assessore Dario Loffredo e i venditori che, già nei giorni scorsi avevano puntato il dito contro l’amministrazione comunale perché impossibilitati a lavorare, durante gli scorsi fine settimana, a causa dell’intervento dei vigili urbani che hanno fatto sgomberare l’area. Da qui la decisione, da parte degli ambulanti, di occupare pacificamente il secondo piano di Palazzo di Città, in attesa di un incontro con l’assessore al Commercio. Incontro che è avvenuto, dopo ore e ore di attesa, in presenza del capostaff del sindaco Enzo Luciano e del consigliere comunale Giuseppe Ventura, capogruppo di Davvero Verdi. Quest’ultimo, infatti, da tempo ormai è accanto ai venditori ambulanti che chiedono un posto per svolgere regolarmente il servizio, soprattutto nel periodo della manifestazione Luci d’Artista quando, generalmente, si riesce a guadagnare di più grazie all’afflusso di turisti e visitatori. I mercatali chiedono dunque la stesura di un bando per dare a tutti i lavoratori, muniti di regolare licenza, la possibilità di lavorare. Gli ambulanti, dal canto loro, sembrano essere seriamente intenzionati a preparare un progetto da consegnare al Comune per individuare un luogo e, successivamente, si potrebbe pensare a permessi “provvisori” ad hoc: ovvero concedere la possibilità di svolgere attività lavorativa, in determinati giorni della settimana, in attesa di una collocazione definitiva. I venditori ambulanti infatti vorrebbero potersi sistemare presso il sottopiazza della Concordia, ipotesi già esclusa dall’amministrazione che cerca, invece, un’alternativa che, verosimilmente, potrebbe essere piazza del Marinaio. «Come giusto che sia, un’amministrazione deve sempre ascoltare tutti e credo che l’incontro di oggi (ieri per chi legge ndr) sia volto a questo», ha dichiarato l’assessore Loffredo. L’amministrazione guidata dal sindaco Napoli, dal canto suo, studierà – nei prossimi giorni – le possibili mosse per dare agli operatori, in regola con i permessi, di poter svolgere l’attività di operatori mercatali in zone che saranno dunque indicate dal Comune che, inizialmente, aveva proposto Mercatello come zona prescelta per poi scontrarsi con il rifiuto dei lavoratori che non intendono allontanarsi dal centro cittadino in quanto maggiormente, tanto dai turisti quanto dai visitatori. Tutto sembra dunque rinviato alla prossima settimana quando il Comune fornirà risposte concrete agli operatori mercatali per evitare, come accaduto negli anni passati, una lunga serie di polemiche.




I navigator protestano, il Governatore li snobba

di Erika Noschese

Navigator campani sul piede di guerra. Dopo la decisione del governatore della Regione Campania di non procedere alla firma dell’accordo con l’Anpal, l’Agenzia nazionale per il lavoro che permetterà ai vincitori del concorso di iniziare a lavorare, ieri mattina i 471 navigator, coloro che dovranno guidare chi percepisce il reddito di cittadinanza nella ricerca di un lavoro, che hanno superato il concorso pubblico hanno protesta sotto Palazzo Santa Lucia, insieme ai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle per esprimere il loro dissenso circa i comportamenti del presidente De Luca. «Noi fino ad ora stiamo stati zitti perché non volevano né strumentalizzare la vicenda né rischiare che non approdasse ad una soluzione», ha dichiarato la consigliera regionale Valeria Ciarambino che non risparmia attacchi al presidente della Regione Campania il cui comportamento, secondo la pentastellata, è «truffaldino». Intanto, proprio dai navigator salernitani è partita, nella serata di domenica, una petizione online per “difendere il diritto al lavoro e la dignità umana”, come recita la petizione avviata dalla salernitana Flavia Sabatino, insieme ad Anna Guariglia e Giuseppe Durante, tra i promotori dell’iniziativa. Da qui la richiesta al governatore di firmare la convenzione al fine di garantire l’occupazione dei 471 navigator vincitori in Campania. Dopo solo poche ore, la petizione ha superato le 700 firme, l’obiettivo è raggiungerne mille. Intanto, nella tarda mattinata di ieri da Palazzo Santa Lucia hanno accettato di far salire i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle ma ha impedito l’accesso ad una delegazione di navigator che chiedeva di prendere parte all’incontro. I navigator campani hanno poi chiesto alla consigliera Ciarambino di mediare con l’Anpal affinché proceda con i corsi di formazione e relativi contratti. Intanto, il prossimo 31 luglio i navigator saranno a Roma per cercare una mediazione con il governo nazionale. La protesta si è comunque conclusa con un nulla di fatto in quanto neanche ai consiglieri regionali è stato concesso di incontrare il governatore che, a detta dei responsabili, non era presente in sede. Il neo capostaff di De Luca, Bruno Cesario, ha invece in programma un incontro a breve ma di date certe, almeno per ora, non se ne parla. Intato, proprio De Luca, nella serata di ieri ha ribadito il suo “no” alla convenzione: «La Regione Campania l’ha detto fin dall’inizio che non avrebbe aderito a nessuna operazione di creazione di un ulteriore serbatoio di precariato. Se invece si ritiene che i cosiddetti navigator siano dentro un provvedimento strutturale, perché nei prossimi anni ci sarà bisogno di queste figure, allora i Navigator devono essere assunti a tempo indeterminato dall’Anpal». Non si esclude, tra le altre cose, una class action da parte dei navigator per chiedere ora il rimborso spese di quanto sostenuto fino al concorso.

Giuseppe, 59 anni: «De Luca viola il nostro diritto al lavoro e alla dignità umana»

Giuseppe, 59 anni; Francesco Giordano, avvocato: sono solo due dei 77 navigator salernitani che ieri mattina erano a Napoli per protestare contro la decisione del governatore De Luca di non firmare l’accordo con l’Anpal. «Sappiamo che legalmente la petizione non ha alcun valore ma vogliamo mostrare al presidente della Regione che non siamo soli, abbiamo dalla nostra parte molte persone, salernitane e non», ha spiegato Giuseppe, 59enne di Salerno che risulta tra i vincitori del concorso. Solo nel salernitano infatti sono 77 i navigator che dovranno sistemarsi nei 12 centri per l’impiego presenti su tutto il territorio per aiutare i possessori del reddito di cittadinanza a trovare lavoro. «Siamo qui per chiedere la tutela del diritto al lavoro e ci aspettiamo che De Luca cambi idea», ha poi aggiunto il salernitano che crede molto nella figura del navigator in quanto «innovativa sotto ogni punto di vista». Tra i presenti alla manifestazione anche l’avvocato salernitano Francesco Giordano: «È’ un boicottaggio inaccettabile – ha dichiarato – De Luca nemico dei campani e nemico di Salerno». La Campania, ad oggi, è l’unica regione d’Italia a non aver firmato la convenzione per procedere con i contratti e i corsi di formazione.

Una mozione a favore dei navigator

«Il governatore pro tempore per i suoi sporchi giochi politici sta giocando con la vita di 500 persone». Lo ha dichiarato il consigliere comunale e provinciale Dante Santoro pronto a scendere in campo al fianco dei quasi 500 vincitori del concorso da Navigator in Campania. Quella dei navigator, secondo il consigliere comunale e provinciale, è una figura necessaria «per permettere a 90 mila campani di fruire del diritto a percepire il reddito di cittadinanza. La prepotenza ed arroganza disumana di questo governatore sta negando un diritto a 500 persone, creando apprensione e tensione con le loro famiglie, ed usando il disagio di 90mila campani per fare una politica che usa come merce politica la vita di migliaia di campani. Aldilà dei colori politici non potremo mai accettare che tutto ciò avvenga, siamo pronti alle barricate sia sul livello comunale che provinciale». La vicenda presto approda a Palazzo di Città e Palazzo Sant’Agostino dove Santoro porterà una mozione in loro supporto nelle due assise e «sarò il loro portavoce in questa battaglia giusta contro l’arroganza del potere. Le amministrazioni delle vergogne, dal livello comunale a quello regionale, questa volta hanno superato ogni limite e noi siamo pronti alle barricate contro questi abusi di potere insopportabili», ha aggiunto il consigliere salernitano.




L’inferno al carcere: «La situazione migliora ma c’è tanto da fare»

di Erika Noschese

Quella che doveva essere una ispezione in piena regola si è poi rivelata una semplice visita all’interno del carcere di Fuorni. A visitare la casa circondariale di Salerno Donato Salzano del Partito Radicale; l’avvocato Fiorinda Mirabile coordinatrice nazionale comitati territoriali Fidu; A n t o n i o Stango, presidente nazionale Fidu; l’avvocato Luigi Gargiulo, presidente della Camera Penale Salernitana; Paola De Roberto, presidente commissione Politiche Sociali del Comune di Salerno e l’avvocato Loredana De Simone. Ad oggi, nonostante alcuni miglioramenti apportati anche grazie al lavoro della nuova direttrice Rita Romano persiste il fenomeno del sovraffollamento, soprattutto nel settore dei detenuti comuni in attesa di giudizio dove la situazione è particolarmente grave perchè «le condizioni lasciano un po’ a desiderare nel senso della dignità umana – ha dichiarato il presidente Stango – Non è imputabile al personale penitenziario o alla direzione ma sono carenze strutturali che sono tipiche della situazione penitenziaria italiana». Ad oggi, secondo Salzano ci sono stati alcuni progressi: una piccola sezione dei detenuti in stato di semi libertà è stata ristrutturata; nel reparto di alta sicurezza, invece, i presenti hanno spazi adeguati mentre la sezione femminile sembra quella più avvantaggiata in quanto hanno la doccia nelle stanze e le condizioni di vivibilità sono sicuramente migliori rispetto al resto della struttura. Intanto, proprio la direttrice Romano ha chiesto alla consigliera De Roberto di illuminare con un albero di Natale la zona del carcere, in occasione di Luci d’Artista. «C’è ancora tanto da fare per il ramo femminile – ha detto la consigliera -noi abbiamo già attivato il progetto della realizzazione della pizzeria sociale; grazie alla Fidu abbiamo messo in rete l’operato delle varie partecipate da Salerno Sistemi a Salerno Pulita per migliorare le condizioni di vita all’interno di vita all’interno del carcere garantendo acqua calda 24 ore su 24 e di un servizio migliore di erogazione. Auspico ci possa essere l’avvio della raccolta differenziata che possa migliorare le condizioni di chi ci vive». Sembra essere fiduciosa anche l’avvocato Fiorinda Mirabile che ha tenuto un colloquio con la direttrice non solo per fare il punto della situazione ma anche per accertarsi dello stato di salute dei detenuti. Tra le altre problematiche evidenziate i tempi di attesa per le visite specialistiche: «Non è possibile aspettare visite specialistiche, un cardiologo. Non si può aspettare in lista tanto tempo per interventi chirurgici importanti», ha dichiarato Salzano sottolineando come all’interno del carcere ci sia una donna ancora in attesa di un intervento alla colonna vertebraie. Salzano lancia dunque un appello a chi dirige l’Asl e a chi dirige il nosocomio locale affinché si accelerino i tempi per garantire a tutti i detenuti il diritto alla salute. Tra i detenuti, maggior attenzione l’avvocato Mirabile lo ha rivolto ai detenuti diversamente abili: «Abbiamo registrato dei miglioramenti anche in questo senso; vengono assistiti in maniera diversa oggi», ha spiegato la coordinatrice Fidu che parla appunto di notevoli miglioramenti anche se, attualmente, i disabili sono solo due, dopo il decesso avvenuto lo scvorso anno. «Purtroppo questi non sono temi da campagna elettorale ma va bene così», ha aggiunto l’avvocato salernitano.

504 detenuti per una capienza di 366 posti Aumenta popolazione straniera

Sono 504 le persone detenute presso il carcere di Salerno a fronte di una capienza legale pari a 366 posti. Di questi 44 sono donne e 442 uomini. Di tutti questi detenuti, 328 sono stipati nella sezione dedicata ai reati comuni e, ancora, 300 sono quelli in attesa di giudizio. Detenuti in semi libertà: attualmente sono 17 e le loro celle sono aperte. Alta sicurezza: 51 le persone che si trovano in condizione di alta sicurezza, con spazi fruibili. Donne: sono 44 le carcerate che, ad oggi, hanno sicuramente condizioni di vivibilità migliori ma per loro le attività sono troppo poche. A differenza del settore maschile, infatti, non hanno la possibilità di cucinarsi. Popolazione straniera: in netto aumento gli stranieri, di cui 54 uomini e 12 donne. Condizione, secondo i radicali, peggiorata proprio a causa della legge sicurezza. Lavoro: quasi totalmente assente. Su 504 detenuti solo 80 lavorano su turnazione diu de mesi. Di questi 80 solo 8 sono le donne che, ad oggi, conquistano la maglia nera proprio per l’impossibilità di far svolgere loro lavori per tenerle impegnate. Agenti di polizia penitenziaria: in pianta organica sono 243; di questi, 40 sono del nucleo traduzione mentre amministrativamente sono 190. Ieri erano presenti sono 160 agenti, a causa di permessi, ferie o malattie. E molti detenuti sono costretti a restare presso la caserma in quanto vivono lontani dalle abitazioni. Una situazione drammatica, nonostante i miglioramenti che si percepiscono ad oggi proprio grazie al lavoro della direttrice Romano che in soli 5 mesi sembra aver apportato vari cambiamenti all’interno della struttura proprio per migliorare le condizioni di vivibilità dei detenuti.

Trattamento metadonico e Hiv: detenuti a rischio A breve visite mediche effettuate da specialisti

Ad occuparsi della salute dei detenuti non è più la sanità penitenziaria ma l’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, con l’Asl di Salerno. Ad oggi, i detenuti ricoverati nell’articolazione salute mentale sono 5. Pari, dunque, al totale dei posti letto che hanno subito una drastica riduzione proprio su disposizione dell’azienda sanitaria locale che ne ha decisi di tagliare 3. Tra le persone in carcere per scontare la loro pena anche i tossicodipendenti: sono infatti circa una cinquantina i detenuti in trattamento metadonico che sono al piano terra della sezione reati comuni. Dati allarmanti anche per quanto riguarda le patologie: le più diffuse sono la cardiopatia che vede circa 20 detenuti coinvolti; 10 che necessitano di trattamenti insulinici. E, come facilmente prevedibile, non mancano i malati di Hiv che, ad oggi sono 5. A tentare di fronteggiare l’emergenza sanitaria l’avvocato Fiorinda Mirabile che sta realizzando la possibilità di mettere a disposizione delle persone in carcere medici specialisti che effettueranno visite di controllo in maniera gratuita. Istruzione Disagi anche sul fronte dell’istruzione. A settembre riprenderanno i corsi per le scuole medie ed elementari ma, attualmente, solo 20 detenuti della sezione Alta sicurezza frequentano l’istituto alberghiero. Poco e nulla si fa, attualmente, per reinserire i detenuti nella società dopo aver scontato la pena. La direzione dell’istituto nel frattempo è al lavoro per realizzare una palestra da destinare alla sezione femminile, la più svantaggiata dal punto di vita delle attività.

“Accendiamo i riflettori sul carcere di Fuorni”, la protesta

Accendiamo i riflettori sul carcere di Fuorni: è lo slogan lanciato dall’associazione culturale Andrea Proto, dal collettivo Handala di Salerno, da Radio Asilo.it e da Prospettiva Operaia che, ieri mattina, hanno tenuto una manifestazione pacifica all’esterno della casa circondariale di Fuorni per esprimere il loro dissenso sulla Legge sicurezza voluta dal ministro degli Interni Matteo Salvini. «Si protesta prima di tutto perché a livello nazionale nelle carceri stanno scoppiando molte rivolte, non solo da parte dei detenuti ma anche da parte dei familiari che protestano contro questa nuova emergenza del sovraffollamento», ha dichiarato Francesco Cittadino del collettivo Asilo Politico che punta il dito proprio contro le condizioni di vita di molti detenuti. Comitati e associazioni, tra le altre cose, sottolineano l’assoluta assenza di forme alternative al carcere per gli assuntori di droga o chi ha avuro il Daspo in quanto ambulanti o abusivi. «Vogliamo mandare un messaggio di solidarietà e umanità alle persone detenute perché molto spesso le persone detenute perché spesso delle loro condizioni non se ne parla. Soprattutto in estate, le condizioni diventano ancora più critiche perché con il sovraffollamento e con il caldo ci sono situazioni che tendono ad esplodere», ha invece dichiarato Davide D’Acunto del collettivo Handala Salerno, secondo cui in estate le condizioni di vita peggiorano ulteriormente. La manifestazione pacifica si è tenuta all’esterno del carcere con la distribuzione di materiale informativo anche ai parenti dei detenuti presenti proprio per tentare di far comprendere i danni che la cosiddetta legge Salvini sta provocando in quanto nonostante lo stesso ministro abbia detto che i reati sono diminuiti il numero dei detenuti aumenta». In totale, nelle carceri italiane ci sono circa 61mila detenuti su una capienza massima di 50mila.

L’associazione Crivop: «Da pastore evangelico al carcere per aiutare i bisognosi»

Tanti sono i volontari che lavorano, a titolo gratuito, all’interno del carcere di Salerno. Tra questi spicca la Crivop, associazione di volontariato penitenziario che non si occupa solo di fornire ai detenuti beni di prima necessità ma di aiutarli con la preghiera. I volontari Crivop sono infatti evangelici che hanno come unico scopo quello di portare il nome di Gesù e l’amore di Dio all’interno del carcere. «In Campania curiamo circa 300 detenuti, a Salerno una ventina al momento. I volontari di sesso maschile, il sabato sono al reparto articolazione per rispondere ai bisogni dei detenuti che hanno esigenze particolari», ha dichiarato il responsabile dell’associazione Davide Di Falco. A svolgere assistenza spirituale è invece il pastore della chiesa evangelica Samuele Prudente, autorizzato dal ministro della giustizia ad entrare al carcere ogni settimana. Tra le loro mission anche quella di rafforzare e preservare il legame tra il detenuto e la famiglia che, sempre più spesso tende a spezzarsi proprio a causa della difficile situazione in cui vivono. Una situazione difficile per tutti.




Dramma villa Caruso. Protesta al comune di Scafati – Le foto

Protesta al comune di Scafati dei lavoratori di Villa Caruso di Roccapiemonte per spettanze mai ricevute dal Piano di zona di cui la città è capofila.  A chiedere di essere ricevuti dalla Triade commissariale, i dipendenti insieme anche ad Angelo Di Giacomo, funzione pubblica Cgil, il responsabile provinciale della sanità: “La struttura è accreditata da vario tempo ed abbiamo appurato che si trova in una situazione creditoria nei confronti del comune capofila del Piano di zona, ovvero Scafati. Si parla di di una somma di circa €500000. La nostra protesta nasce all’unisono con la parte datoriale perché abbiamo avuto modo di accertare che per questi crediti, una volta riscossi  saranno il motore per garantire gli stipendi dei lavoratori”.
I dipendenti, di concerto con i rappresentanti sindacali, chiedono un accordo per il pagamento delle spettanze alla parte datoriale e quindi per garantire la messa in regola delle paghe dei lavoratori. Dal comune è arrivata massima disponibilità: “La commissione straordinaria, il coordinatore del piano di zona s01 2 e la responsabile del settore avvocatura del comune di Scafati ci hanno illustrato le procedure di legge ultimate per ottenere dai comuni debitori la liquidazione delle somme non erogate. A conclusione del confronto si è deciso di convocare al più presto la riunione di tutti i sindaci e segretari generali del disciolto piano di zona per risolvere il problema. Come rappresentante sindacale ringrazio la commissione per la disponibilità e inoltre si chiede di risolvere al più presto la situazione per difendere i diritti dei lavoratori” conclude Di Giacomo.




«Mi hanno licenziata senza preavviso il giorno prima delle mie ferie»

Matteo Maiorano

Non ho ancora realizzato quanto accaduto. Non è facile dormire la notte”. È ancora forte lo shock tra i dipendenti del cinema “The Space”. L’azienda, lo scorso 3 agosto, ha convocato quattro lavoratori comunicando loro l’improvviso licenziamento. Solidarietà tra tutti i dipendenti della struttura che ieri pomeriggio si sono riuniti proclamando tre ore di sciopero. Oggi alcuni di loro sarebbero stati di ritorno dalle meritate vacanze: “Mi è stato comunicato il licenziamento il giorno prima delle mie ferie. Sono stata convocata da un responsabile che mi ha spiegato che, dal momento in cui la legge lo consente, si è proceduto al mio esonero dal lavoro”. A parlare è Angela Cautiero. La donna stava timbrando il cartellino quando gli è arrivata l’infausta notizia: “Non mi è stato nemmeno recapitato un avviso nella posta. Il motivo del licenziamento è da ricondurre al calo dei ricavi, dati che vanno controllati ma che per loro sono stati sufficienti per mandarmi a casa dopo sedici anni di lavoro. Adesso stiamo provando a muoverci collettivamente, anche se per quanto mi riguarda ancora non mi è arrivata nessuna convocazione. Non ci sono parole, oggi sarei tornata dalle ferie. Non ho ancora realizzato quanto accaduto. Non è facile dormire la notte”. Riccardo Santangelo lavorava al “The Space” da ormai undici anni: “Ero già al lavoro quando sono stato chiamato da un responsabile senza alcun preavviso. La società non è in rosso – tuona Santangelo – i dati sono tutti da verificare. Per via della legge Fornero il reintegro è quasi impossibile, lotteremo al fianco di chi lavora. Qui c’è gente che ha famiglia e lavora da quasi vent’anni, non è accettabile questo modo di agire. Siamo stati convocati dall’ispettorato del lavoro – conclude l’ex dipendente – adesso vediamo cosa ci offrono. Siamo pronti ad impugnare i licenziamenti”.

Abagnara (Cisl): «Licenziamenti illegittimi, è grave»

“Chiediamo un tavolo di trattative locale per discutere della questione. Ciò che è accaduto è davvero grave” .Nel pomeriggio di ieri sit-in di protesta indetto dai lavoratori del cinema “The Space”. Alla base della frattura tra azienda e lavoratori il licenziamento di quattro dipendenti delle sale cinematografiche. “L’adesione da parte dei lavoratori è stata totale. C’è grande solidarietà da parte di tutte le componenti. Le motivazioni che hanno portato ai quattro licenziamenti, per l’azienda, sono da ricondurre al calo degli spettatori e dei relativi ricavi”. Antonio Abagnara ha mostrato la sua vicinanza, come Filstel-Cisl Salerno, ai lavoratori della struttura: “Non c’è stato alcun preavviso, il che è assurdo: è arrivato qui un responsabile nazionale che ha licenziato quattro lavoratori in tronco. Ciò che è avvenuto è illegittimo sia nella forma che nel merito. Hanno fatto dei licenziamenti in base alla legge Fornero: il loro è stato un artificio societario. La legge permette infatti per motivi economici massimo cinque licenziamenti, invece loro sono arrivati a quota dodici, poiché a perdere il posto sono stati anche lavoratori di Livorno e Bari. Hanno diviso l’azienda – spiega il coordinatore provinciale Filstel – in tante piccole società in modo da poter agire in questo modo. Avrebbero invece dovuto seguire un iter ben preciso, seguendo quanto tracciato dalla legge 223 del 1991 sui licenziamenti collettivi che prevede un determinato iter e l’apertura di una procedura per esubero del personale. Pretendiamo l’immediata reintegro dei lavoratori, c’è necessità di un tavolo di trattativa locale per discutere eventualmente, se ci sono esuberi, misure non traumatiche come riduzione di ore. Vogliamo essere ascoltati”. Sulla questione è intervenuto anche Luigi Longo: “L’azienda aveva parlato di esubero di ore, ma da queste ai licenziamenti il passo è stato breve”. Il componente Rsa aziendale critica il cinismo con cui ci si è occupati della faccenda: “In questo modo non possiamo lavorare tranquilli. Sappiamo che il settore è in crisi ma licenziare dall’oggi al domani quattro persone come degli animali è davvero grave”. Un’altra vertenza che va ad aggiungersi alle tantissime vertenze che mettono in ginocchio il settore soprattutto a Salerno. I sindacati infatti, nell’ultimo periodo sono impegnati su diversi fronti per tutelare il diritto al lavoro e agli stipendi. Basti pensare che a Salerno lo stato occupazionale non è più garantito e viene messo troppo spesso in discussione. La vertenza dei lavoratori del cinema “The space” segue infatti quella di qualche mese fa dei dipendenti del Bingo salernitano che ha tenuto banco per diversi mesi. Ad oggi però nessuna tutela per operai, dipendenti e lavoratori che troppo spesso devono fare i conti con diritti non garantiti ma soprattutto con le proprie famiglie che molto spesso non riescono a mantenere, creando un vero e proprio disagio sociale.




Pace fatta tra il comitato Salute e Vita e l’Arpac A breve una nuova relazione semplificata

Erika Noschese

Pace fatta tra il comito Salute e Vita, e l’Arpac di Salerno. Nella giornata di ieri, i membri del comitato e associazione che da anni si batte per la chisura delle fonderie Pisano hanno protestato sotto la sede dell’agenzia regionale per la tutela ambientale ai fini di chiedere la rimozione del commissario Luigi Sorvino per «non aver fatto nulla e per il suo disinteresse alla vicenda fonderie Pisano», con l’azzeramento di tutti i vertici dell’Arpac di Salerno. Dopo la protesta, una delegazione dei membri del comitato, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Michele Cammarano, il presidente del consiglio comunale di Pellezzano Alessandra Senatore e gli avvocati del comitato hanno avuto un incontro con il direttore Antonio De Sio per discutere della vicenda, portando avanti la tesi dello scontro istituzionale all’interno della Regione Campania «perchè due organi di uno stesso ente che non riescono a capirsi sulla documentazione, ci sembra una cosa che fa scontare ai cittadini quest’incapacità di trovare sintesi», ha spiegato Lorenzo Forte. Al centro della polemica la recente relazione stilata dall’Arpac e la mancata risposta alla Regione Campania, ragion per cui nessuno sembra essere intervenuto per stabilire, una volta per tutte, se le Pisano rispettino o meno le Bat. «Anche in quest’occasione, il direttore dell’Arpac ha dimostrato grande apertura ed interesse al dialogo con i cittadino – ha poi aggiunto il presidente del comitato Salute e Vita – Per questo riteniamo opportuno ritirare la lettere che avevamo indirizzato al governatore De Luca, ma non ancora protocollata, in cui chiedevamo l’azzeramento dei vertici». L’Arpac, dunque, entro la prossima settimana scriverà nuovamente la relazione “in maniera elementare” per permettere «anche a chi non ha competenze specifiche» – come sottolineato da Forte – di comprendere ciò che è stato inizialmente scritto nelle 80 pagine fornite dall’ente nel mese di luglio. Il comitato chiede ora uno sforzo all’Arpac e alla Regione Campania, di comunicare per vie brevi e di essere celeri nei controlli e i risultati: «noi siamo molto preoccupati perchè il dato certo è che a distanza di un anno e due mesi, ad oggi potrebbero ancora non essere a norma», ha spiegato Forte la cui certezza sarà fornita solo con la relazione dettagliata ma semplificata dell’ente che si occupa della tutela ambientale. Dunque, ora spetta ai vertici regionali spiegare il perchè della mancata comunicazione da parte dell’Arpac, come inizialmente ipotizzato. «Siamo stanchi di questo scarica barile – ha poi attaccato il presidente dell’associazione – A noi non interessa di chi è la colpa: la Regione dovrà risolvere questo conflitto istituzionale tra i due organi perchè a pagare sono i cittadini». La Regione Campania, infatti, aveva annunciato l’impossibilità di agire proprio a causa di mancate risposte da parte dell’Arpac, poi smentito dal direttore De Sio, che ha spiegato di aver stilato una relazione chiara e dettagliata, non compresa dai vertici regionali. Presenti alla protesta il consigliere comunale di Salerno di Tutti, Gianpaolo Lambiase; il consigliere regionale pentastellato Michele Cammarano; il consigliere di Baronissi, Agnese Coppola Negri su delega del sindaco Gianfranco Valiante e la consigliera di Pellezzano, Alessandra Senatore, su delega del primo cittadino Francesco Morra. Ad entrambi i Comuni – a detta di Forte – la famiglia Pisano aveva diffidato ad interessarsi della vicenda fonderie. Dunque, non resta che attendere ora la nuova relazione dell’Arpac che deve rispondere ad un quesito semplice: lo stabilimento di via dei Greci, a Fratte, supera o no le Bat consentite per legge? Ora, non resta che attendere la risposta.

Il Comune ancora assente Forte pronto a procedere per vie legali

Ancora una volta, sembra essere il Comune di Salerno, il grande assente nella vicenda fonderie Pisano. Il comitato Salute e Vita, di fatto, ha già annunciato che il prossimo presidio si terrà sotto Palazzo di Città, per avere un incontro con il sindaco Enzo Napoli. Ritirata la lettera indirizzata al governatore De Luca circa l’azzeramento dei vertici Arpac, resta in piedi la missiva pe il primo cittadino di Salerno, a cui il comitato e associazione chiede chiarimenti “in merito alla totale assenza di iniziative poste in essere dall’amministrazione comunale a tutela della salute pubblica sulla questione fonderie Pisano”, si evince infatti dalle lettera indirizzata a Napoli. Ad interessarsi alla vicenda solo il consigliere d’opposizione Lambiase, presente alla manifestazione tenutasi ieri mattina. Per i membri di Salute e Vita, infatti, ci sono tutti gli elementi per emettere ordinanza di chiusura dello stabile di Fratte ma – come scrive Forte – “il Comune di Salerno continua nella sua condotta ambigua ed attendista, ignorando qualsiasi principio di precauzione”. Chiedendo nuovamente un provvedimento di immediata chisura delle fonderie Pisano, in base al principio di precauzione in accordo con le recenti direttive europee, il presidente Lorenzo Forte ha ricordato “l’ultimo vergognoso episodio”, come ha voluto sottolineare nella missiva indirizzata al numero uno di Palazzo di Città , ovvero la prima riunione della Conferenza dei Servizi dello scorso 16 luglio, in occasione del Riesame dell’Aia, alla quale non era presente alcun rappresentante del Comune di Salerno. “Tale comportamento è gravissimo, dal momento che in tale sede si discute della possibile revoca dell’Aia che porterebbe la Regione Campania a decretare inevitabilmente la chiusura dell’impianto”. Il comitato invita dunque il Comune di Salerno a fornire spiegazioni ufficiali ai cittadini riguardo all’operato dell’amministrazione comunale poichè “in mancanza di future azioni concrete “si procederà senza esitazione a rendere pubbliche le condotte omissiove del Comune di Salerno e si valuterà l’opportunità di procedere con una denuncia presso la Procura”. Dunque, il comitato sembra essere seriamente intenzionato ad intrapendere azioni legali contro l’amministrazione comunale di Salerno ed in particolare il sindaco.

«Chiarito l’equivoco tra Regione e Arpac, si proceda con chiarezza»

«Siamo venuti qui stamattina a dirimere questo equivoco tra Regione Campania ed Arpac perchè la trasparenza è la porta della verità». A dichiararlo il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Michele Cammarano, al termine dell’incontro con il direttore dell’ente regionale che si occupa della tutela ambientale, Antonio De Sio. «Basterebbe essere un po’ più trasparenti e chiari per risolvere le cose», ha poi aggiunto il consigliere pentastellato che ha poi spiegato – ancora una volta – che a breve l’Arpac provvederà a redigere un testo più semplificativo di quelle che sono le criticità sulle Bat, comunicandole alla Regione Campania, evitando così nuove querelle circa l’incomprensibilità della relazione originale. Dunque, con il nuovbo documento che la settimana prossima l’ente regionale ambientale invierà alla Regione Campania si potrà procedere per verificare ed accertare eventuali criticità tutt’ora in corso. «La verità sta sempre nel mezzo – ha poi aggiunto Cammarano – però bisogna incentivare ad ulteriori controlli ed azioni, anche da parte della Regione Campania sulle fonderie Pisano e riuscire a capire come tutelare la salute dei cittadini che deve essere la cosa primaria, senza equivoci». Il consigliere regionale ha poi ricordato l’operato del suo gruppo circa la problematica delle Pisano per tentare di capire se sono o meno dannose per la salute dei cittadini, per i dovuti provvedimenti come potrebbe essere la delocalizzazione o l’adeguamento ai nuovi parametri. Cammarano chiede ora di sollecitare l’analisi del metodo Spes, utilizzato per capire quanti metalli pesanti ci sono nel sangue delle persone, «un’altra leva per fare chiarezza sulle persone», ha detto poi il consigliere regionale, intenzionato a fare relazione sulla base di studi certi.