Alla Digital Week di Milano approda il MakerStarts, un progetto made in Salerno che da voce a brevetti e invenzioni

Nella prestigiosa vetrina milanese della Digital Week, è stato anticipato un ambizioso progetto dedicato al mondo dei makers e dell’innovazione.

Si chiama “MakerStarts” (makerstarts.it) e si presenta come perfetto programma di valorizzazione di idee, invenzioni e brevetti industriali attraverso l’attribuzione di credito da 10.000 a 50.000€ in consulenza marketing, legale e commerciale.

Il progetto si annuncia come valido sostegno per gli inventori perché offre loro una concreta opportunità di trasformare idee in startup, un programma completo di affiancamento che culmina nell’esposizione annuale al Maker Expo, fiera internazionale del marketing per gli inventori.

L’iniziativa nasce a Salerno, ideata e presentata dal Salernitano Giovanni Sapere Art director dell’Agenzia di Comunicazione “Creatiwa Studio, promossa in collaborazione con l’’Associazione di professionisti Innova Marketing (innovamarketing.it), nata per lo sviluppo di progetti innovativi e che si offre come supporto concreto al maker che aspira ad entrare nel mondo dell’imprenditoria.

Al salotto intellettuale milanese, presenti imprenditori, consulenti e manager dell’innovazione che hanno condiviso e commentato favorevolmente la brillante proposta.

Intervenuti:

Maria Christina Hamel (CEO Start up Micro Design) e Cesare Castelli (Ass. Milano Makers) – “Il mondo dei maker sarà il mondo del futuro, quello soprattutto popolato da persone creative”

 “ Siamo davvero entusiasti di promuovere il Makerstarts, iniziativa che riteniamo nel mondo del design autoprodotto, sia argomento innovativo, c’è un enorme bisogno di alfabetizzazione dei Makers all’uso di questi strumenti che possono essere fondamentali per il settore.

Jacopo Guedado Mele (Marketer YourDIGITAL) – “Makerstarts è un’iniziativa che consentirà di aiutare i makers nella fase di go to market, crediamo sia fondamentale accompagnare gli inventori al mercato attraverso professionisti e aziende che si occupano di marketing e comunicazione.”

Giuseppe Spadone (Project Manager Oscar) e Dr. Joris Gadaleta (CEO e Art Director IMMENSO.SPACE) – “Makerstars intercetta un fabbisogno tangibile per chi come noi ha fatto un percorso d’impresa, Un progetto di grande interesse, c’è tanto da lavorare, l’ecosistema offre tanti spunti, è un’ottima idea, una bella avventura che mette in rete persone, fa conoscere diverse realtà che possono interagire tra loro, siamo conviti che la strada da percorrere è entusiasmante e proficua.”

Roberto Piazzola  (CEO e Art Director IMMENSO.SPACE) – “Una bella iniziativa, un progetto ambizioso e un avventura interessante ricca di curiosità. Essere invito a discutere in un ambiente così culturalmente stimolante è sempre un onore, speranza per un futuro sempre più evoluto.”

Giovanni Sapere (Executive creative director di Creatiwa Studio) – “Makerstarts è un programma rivoluzionario, perché è fatto da persone vere. Si pone in aiuto degli inventori attraverso il marketing, ed assicura una concreta opportunità di sviluppo delle idee.

Il progetto, per ora solo anticipato nella finestra Milanese della Digital Week, vedrà l’appuntamento completo al meeting previsto il prossimo 28 settembre a Palazzo Innovazione di Salerno.




La soluzione già esiste: il porto isola

Vincenzo Senatore

Partiamo dai dati, perché danno la dimensione esatta del problema di cui trattiamo. Nel mese di febbraio del 2007 le Autorità Portuali di Salerno e Napoli, all’epoca separate, commissionano alla società regionale Logica (azienda per la promozione logistica e il trasporto merci) uno studio sullo sviluppo dei traffici commerciali nel porto di Salerno. Viene fuori che entro il 2030 si raggiungeranno i 2,8 milioni di Teu di container movimentati, il triplo del 2009. Poiché ad oggi, con il 2019 che si avvicina, siamo pienamente in linea con quelle previsioni significa che lo scalo commerciale salernitano è ormai già in fase di saturazione. Di conseguenza bisogna pensare ad un’alternativa. Alcuni ingegneri dell’università Federico II di Napoli, che abbiamo interpellato, ci hanno trasmesso il progetto del porto isola. Una soluzione individuata a suo tempo per spostare parte del traffico commerciale al di fuori del circuito cittadino, con benefici sia per l’area portuale che per la gestione del traffico. Tra l’altro, e se ne fa menzione anche in un interessante report progettuale dell’ingegnere napoletano Marco Scerbo, già il Piano urbanistico comunale di Salerno prevede il dirottamente fuori città del porto commerciale e la riconversione dell’attuale scalo ad esclusivo approdo turistico (di qui i progetti di riqualificazione dell’intero waterfront, che dovrebbe culminare in Piazza della Libertà). Il progetto del porto isola prevede la costruzione di una piattaforma rettangolare delle dimensioni di 2 chilometri di lunghezza e 1 chilometro di larghezza. La maxi banchina verrebbe allestita a due chilometri di distanza dalla costa e collegata alla terraferma attraverso un viadotto a percorrenza stradale e ferroviaria. Il tutto, secondo i tecnici, a basso impatto ambientale. L’idea fu inserita anche nella discussione del Ptcp, il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Ma poi se ne persero le tracce. Il porto isola è attrezzato per gestire 2,5 milioni di Teu ogni anno, compresi i cosiddetti Ro-Ro (container destinati a trasporto rotabile), quindi sarebbe un toccasana per l’intero sistema commerciale marittimo di Salerno e provincia. I progettisti, per essere sicuri che funzioni, lo hanno tarato su modelli che già da anni forniscono risultati eccellenti: su tutti i porti piattaforma di Città del Capo in Sudafrica e Valencia in Spagna. Ma altri casi di studio sono quelli di Gijon, Nord della Spagna, Nizza in Francia, Koper Capodistria in Slovenia e Queensland in Australia. Forse vale la pena di discuterne.




Sol, via libera per l’impianto di Gnl

Vincenzo Senatore 

Sol Gas Primari, società del gruppo Sol che fa capo all’imprenditore Giovanni Annoni, sta per realizzare un investimento milionario a Salerno. Presso lo stabilimento industriale di via Firmino Leonzio, infatti, verrà costruito un deposito per lo stoccaggio di gas naturale liquefatto (o liquido), meglio conosciuto con l’acronimo di Gnl. Sol è una società con sede a Monza e una presenza importante sui mercati internazionali, è già leader nei settori dei gas tecnici e medicali e vuole espandersi, sia in termini di siti che di prodotti. Salerno, nel caso del deposito di Gnl, rappresenta una scelta strategica. Il gas naturale liquefatto è, tra le tante cose, il combustibile principale delle grandi navi di nuova generazione, colossi del mare alimentati mediante questa miscela per avere un minore impatto sull’ambiente e ridurre il costo del carburante. Il business è enorme. Ma torniamo ai fatti. Nella documentazione inviata a suo tempo alla Regione Campania si legge che “per sopravvenute esigenze produttive e gestionali, l’azienda intende ampliare gli impianti dello stabilimento di Salerno con la realizzazione di una nuova sezione di stoccaggio di Gas Naturale Liquefatto (Gnl) presso lo stabilimento”. L’intervento consiste nell’installazione di tre serbatoi verticali fuori terra per un volume totale pari a 300 metri cubi di prodotto. I serbatoi in oggetto avranno la funzione di immagazzinare il gas naturale liquefatto, il quale raggiungerà il sito tramite autocisterne. Ciascun serbatoio sarà dotato di una camicia di coibentazione sottovuoto e riempita di perlite e installato su spazio scoperto, fuori terra e con facilità di ispezione visiva. Lo stabilimento Sol Gas Primari di Salerno produce gas tecnici (ossigeno, azoto e argon) mediante liquefazione e frazionamento dell’aria con impianto di tecnologia Linde. È inoltre presente un piccolo laboratorio per la sperimentazione e la prototipazione di nuovi catalizzatori e supporti. “In merito alle operazioni di carico e scarico dei nuovi serbatoi di Gnl si stimano circa 4 movimentazioni/mese per un totale annuo pari a circa 48 operazioni. Per quanto attiene il traffico sulla via Firmio Leonzio occorre notare che le attività indotte dall’intervento oggetto della presente relazione non comportano variazioni significative a livello di traffico”, assicurano dall’azienda. Il progetto ha ottenuto già il nulla osta da parte della Regione Campania, che non ha richiesto alcuna modifica. Lo stabilimento di Salerno, edificato nel 1982, attualmente produce ossigeno, azoto e argon tramite il processo di distillazione frazionata dell’aria. Sono inoltre presenti stoccaggi di idrogeno in carri bombolai ed un laboratorio per la sperimentazione e la prototipazione di nuovi catalizzatori e supporti per le reazioni di reforming del metano.




Trincerone Est, costi alle stelle

Vincenzo Senatore

Diciotto stati di avanzamento dei lavori, costi in continua crescita e qualche noia con l’Ispettorato del Lavoro. E’ la situazione attuale del Trincerone Est, un maxi progetto che avrebbe dovuto tagliare in due Salerno e migliorare la viabilità. Invece c’è ancora il cantiere aperto e la consegna dell’opera, prevista per il 15 settembre del 2017, continua a slittare. Va detto, peraltro, che a vedere la luce sarà comunque una parte del progetto complessivo. Ma andiamo con ordine, partendo dai soldi. In queste settimane il Comune di Salerno, con propria determina, autorizza il pagamento del dicottesimo Sal, stato di avanzamento dei lavori, per un importo di 401.234,67 euro. Soldi che, aggiunti agli altri pagamenti effettuati in passato, portano la cifra complessiva dei lavori a quota 9.642.650 euro. Questo a fronte di un costo stimato, per la totalità dei lavori, di 9.200.580,17 euro, peraltro comprensivi di 624.772 euro di oneri relativi alla sicurezza. Il costo complessivo dell’opera, a leggere la determina numero 2574 del 7 giugno 2011, viene stimato in 18.405.047,78 euro, di cui i 9 milioni e rotti di cui abbiamo già detto sono da imputarsi ai lavori e altri 9.204.467,61 euro rientrano nel novero delle somme a disposizione. Tutto ciò per dire che il Comune di Salerno, fin qui, ci ha rimesso solo soldi: per la precisione dal bilancio dell’amministrazione sono usciti 1.938.724,37 euro mentre altri 16.466.321,41 euro provengono dalla dotazione del Por Fesr Campania 2007/2013 e sono stati assegnati a Palazzo di Città nel 2009, con decreto dirigenziale della Regione numero 377 del 15 ottobre. Negli anni cambiano anche gli attori. I lavori vengono assegnati, con determina 1064 del 2 marzo 2012, all’associazione temporanea d’impresa composta da Fadep srl, Andreozzi Costruzioni srl, Armafer del dottor Michele Morelli srl, che il 12 giugno dello stesso anno firmano il contratto di appalto con il Comune di Salerno. Questo dopo aver vinto la gara con un ribasso del 13,896% sulla base d’asta. L’importo dichiarato all’epoca è pari a 8.008.885,88 euro. Un tetto che è stato ampiamente sfondato, come dimostra la somma raggiunta dopo il pagamento del Sal numero 18. In questi anni, è quanto dicono i diretti interessati, sono sorti dei problemi con la rete ferroviaria sottostante ed è stato necessario effettuare delle modifiche progettuali. Sempre nel 2012, però, a luglio (un mese dopo la firma del contratto), il Comune riceve comunicazione in merito alla costituzione, da parte di Fadep e Andreozzi Costruzioni, di una nuova azienda: la Società Consortile a r.l. San Matteo. Passano gli anni, qualche altro problema insorge e in questa storia entra anche l’Ispettorato del Lavoro di Salerno. Che verifica la posizione di due dipendenti, Vincenzo Noschese e Sabato Viscido. I due, tramite i loro avvocati, lamentano il mancato pagamento di alcune retribuzioni e chiedono l’intervento sostitutivo del Comune di Salerno. Che, con nota del 6 agosto scorso, chiede ulteriori chiarimenti alla Direzione Territoriale del Lavoro di Salerno. A Corso Garibaldi stanno lavorando sul dossier e presto lo trasmetteranno agli uffici dell’amministrazione comunale. Da lì potrebbero arrivare nuove e inattese sorprese.




I supermercati Etè-Gruppo Meda e il Liceo G. Da Procida, insieme per le future generazioni

A Salerno è nata un’iniziativa davvero interessante per inserire i giovani nel mondo del lavoro e donare loro l’opportunità di entrare a diretto contatto con le aziende, questo è il progetto di alternanza scuola-lavoro della catena dei supermercati Etè-Gruppo Meda e il Liceo G.Da Procida.

L’esperienza ha coinvolto 13 giovani delle classi terze e quarte del Liceo “G. Da Procida”, della durata di 20 ore con 6 incontri presso la sede dei supermercati Etè-Gruppo Meda di via Wenner,  la quale consolidatasi negli anni sul territorio, ha sempre tenuto ben saldi chiari obiettivi quali: qualità del prodotto e piena soddisfazione del cliente.  Eté – Gruppo Meda oggi conta quattro punti vendita con circa 120 dipendenti e 11 tirocini di inserimento e reinserimento lavorativo.

Attraverso il progetto di alternanza scuola-lavoro si è sviluppato un percorso denominato “Marketing aziendale” al fine di far comprendere ai giovani studenti come è organizzata un’azienda e quali sono le tecniche utilizzate per promuovere al meglio i prodotti.

La scelta di improntare il percorso alla praticità utilizzando una metodologia attiva quale il learning by doing, ha fatto si che i ragazzi nei diversi incontri, affiancati costantemente da repartisti e banconisti, hanno potuto vivere in prima persona l’organizzazione dei vari ambiti dell’attività.

Un’esperienza questa che mira a rafforzare il legame con il territorio, dove giovani studenti possono essere orientati verso opportunità lavorative e contribuire a formare profili professionali coerenti con gli attuali bisogni delle imprese.




Galiziano, alcuni cittadini favorevoli al progetto: «Oggi finalmente ci siamo quasi»

Erika Noschese

La chiesa del Galiziano sembra aver trovato riscontro favorevole da parte di alcuni residenti della zona. In una lunga lettera, infatti, i cittadini hanno espresso la loro approvazione per il progetto: «Forse il nome della parrocchia di “San Felice e Santa Maria Madre della Chiesa” non vi dirà molto; eppure è una delle parrocchie più estese di Salerno: comprende Sala Abbagnano e Torrione Alto e fa capo alla chiesetta medievale di San Felice in Felline. La parrocchia ha circa diecimila abitanti: è grande all’incirca come l’intero comune di Pellezzano; ha addirittura più abitanti di Vietri sul Mare. Nonostante questi numeri, il centro vitale della parrocchia è la chiesa di San Giovanni, costruita come “provvisoria” negli anni ’50 e grande circa 200 metri quadri, per intenderci, quanto un paio di appartamenti. E’ proprio dagli anni ’50, prima ancora che venisse costruita la tangenziale, che si parla di realizzare un centro parrocchiale più adeguato». «Oggi, finalmente, ci siamo quasi. Ci sono i fondi, stanziati dalla Cei (il famoso 8×1000…), c’è un progetto che prevede di realizzare il centro a ridosso del parco del Galiziano, in un’area privata», sostengono i residenti pro Galiziano parlando poi della battuta d’arresto subita dal progetto per via dell’opposizione del comitato Save Galiziano che ha chiesto di ridimensionare il progetto iniziale in quanto “sconfinava” dal suolo privato e prevedeva volumi eccessivi. La curia ha quindi presentato un nuovo progetto, conforme agli spazi disponibili ed al piano regolatore, eppure l’opposizione ha rapidamente assunto un carattere ideologico ed il “movimento” ha messo in atto diverse iniziative per far sentire la propria voce. In virtù di ciò, questo pomeriggio, alle 18, il Comune di Salerno presenterà il progetto che dovrà essere approvato dal Consiglio Comunale presso l’azienda del gas. «Eppure io spero che ci sia anche ci vorrà far sentire la propria voce in difesa di un centro parrocchiale che è atteso da oltre 50 anni. Un centro parrocchiale non significa soltanto una chiesa per celebrare messa. Significa aule e strutture rivolte ad attività pastorali di cui tutti noi saremo fruitori, anche se apparteniamo ad altre parrocchie. Significa disporre di spazi per diffondere il messaggio di Gesù non soltanto attraverso la liturgia, ma anche con “attività sociali” ed associazioni. A ben guardare, in Italia la maggior parte di iniziative del genere sono promosse proprio dalle parrocchie. «Chi si oppone al progetto, vuole far credere che la popolazione non abbia interesse al culto cristiano: spero ci siano persone che vogliano dare una Testimonianza diversa, anche se costa un po’ di sacrificio. D’altronde, “Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione”», ha dichiarato ancora questo residente che è dunque favorevole alla realizzazione del parco del Galiziano che tanto sta dividendo l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari e costringendo, di fatto, ad apportare modifiche al progetto iniziale. E




Viadotto Gatto, ecco il progetto dell’architetto Lucadamo

Aniello Palumbo

“Eliminando il Viadotto Gatto e lasciando soltanto i piloni strutturali, calcolati per carichi in movimento e quindi capaci di sopportare notevoli pesi puntuali, si potrebbero mettere, su ognuno dei piloni, delle grandi piastre in acciaio circolari, raggiungibili con ascensori di vetro, dove inserire delle strutture ricettive: un ristorante panoramico, una discoteca, un centro benessere, un giardino pensile e quant’altro. Ho pensato anche di collegare, tramite un ascensore utile ai pedoni, Via Ligea con Via Benedetto Croce” E’ questa in sintesi l’idea progettuale dell’architetto – scultore Raffaello Lucadamo che ha sempre avuto la lungimirante capacità di immaginare nuovi mondi, nuove frontiere, per riutilizzare il Viadotto Gatto, un’infrastruttura considerata da molti pericolosa dal punto di vista statico e sempre più al centro di polemiche legate alla viabilità, al congestionamento del traffico veicolare dovuto al transito di tir che devono entrare nel porto commerciale di Salerno:” Aprendo le gallerie di Porta Ovest, che dovrebbero collegare il porto alla parte alta della città, il Viadotto Gatto diventerebbe inutile soprattutto se venisse ripristinato il traffico ordinario veicolare su Via Benedetto Croce”, ha spiegato l’architetto Lucadamo durante un incontro di riflessione sull’architettura e l’urbanistica della nostra città con i rappresentanti delle associazioni del territorio organizzato dall’architetto Ruggiero Bignardi, curatore della mostra “Architettura. Scultura. Design” tenutasi dal 7 al 23 maggio nel suggestivo e storico spazio dell’Arco Catalano di Palazzo Pinto in Via Mercanti. Nella mostra dell’architetto Lucadamo erano esposte circa 40 opere: macchine e costruzioni in movimento, plastici, sculture e modelli. Un vero e proprio viaggio nella storia professionale e artistica di Lucadamo che l’architetto Ruggiero Bignardi ha definito artigiano – architetto. L’architetto Lucadamo laureatosi alla Facoltà di Architettura di Napoli nel 1979 con una tesi su uno studio di un habitat sottomarino, il cui plastico è stato esposto nella mostra, è sempre stato affascinato dal fantastico mondo sottomarino: già da ragazzo leggeva il libri di Giulio Verne : “Ventimila leghe sotto i mari” e” L’ isola Misteriosa” con il famoso “Nautilus” che incontra i mostri marini. Il sogno è il protagonista delle opere di Lucadamo, soprattutto delle sue sculture:” Ho sempre avuto la passione per l’arte, per la scultura in particolare che ho imparato ad amare fin da piccolo frequentando il laboratorio di mio padre che era un bravo scalpellino. La scultura in effetti è un’architettura un po’ priva di funzioni. C’è un’ interrelazione tra la scultura e l’architettura”. Lucadamo per realizzare le sue opere armoniose usa vari materiali: marmo, cotto, legno, ferro, alluminio, ottone, e per i modelli anche la plastica e il vetro attraverso i quali esprime il senso dei suoi progetti:” Il senso del progetto è una visione del mondo che potrebbe essere e non è: un mondo fatto di forme scevre di riferimenti e stilemi ma che trovano sempre delle soluzioni innovative”. Lucadamo che ha conosciuto vari artisti e scultori realizza oggetti di design, disegni a tempera, acquerelli, schizzi, sculture in ferro che rappresentano macchine medievali da guerra, installazioni che richiamano personaggi mitologici come il famoso Achille e macchine agricole. Oltre all’ipotesi progettuale per il Viadotto Gatto, Lucadamo, che ha insegnato al Liceo Sabatini – Menna, ha realizzato anche dei plastici per presentare il suo progetto di recupero delle cave dismesse come quella di Pellezzano: ” Abbiamo in Campania più di 100 cave dismesse, vere ferite per il territorio che potrebbero essere utilizzate come bacini per la raccolta delle acque meteoriche in un periodo di emergenza idrica” e il progetto per sostituire le tante antenne radiotelevisive poste sulla sommità del Colle Bellara con un’unica grande antenna: ” Potrebbe anche essere un elemento con varie funzioni, visibile dal mare quasi come se fosse un faro”. Nella mostra che è stata visitata da tanti salernitani e turisti, era esposto anche il modello progettuale per il recupero di Via Leucosia: ” E’ formata da due strade una delle quali potrebbe essere recuperata per realizzare un giardino roccioso”.




Galiziano, Lambiase attacca don Gaetano: «Perdita dei finanziamenti non veritiera»

Erika Noschese

Non accennano a placarsi le polemiche che, ormai da tempo, ruotano intorno alla chiesa del Galiziano per la realizzazione del complesso edilizio destinato alla parrocchia in questione, per svolgere poi attività legate ai giovani frequentanti la chiesa. Ad attaccare il sacerdote Gaetano Landi, parroco della parrocchia di San Felice e Santa Maria Madre della Chiesa è Gianpaolo Lambiase, consigliere comunale di Salerno di tutti. Secondo Lambiase, don Gaetano lo scorso 22 marzo avrebbe presentato al Comune la richiesta di rilascio di Permesso di Costruire, in deroga agli strumenti urbanistici, per la realizzazione di un complesso edilizio destinato a chiesa, casa parrocchiale e locali polifunzionali nei terreni ubicati in via Roberto Virtuoso di proprietà della Parrocchia, in adiacenza al Parco Pubblico denominato “Parco del Galiziano”. Su sollecitazione del parroco e dell’arcivescovo, che avvisavano della sicura perdita di un finanziamento di circa 3 milioni d’euro promessi dalla Cei, già nel 2017 il Consiglio Comunale approvò un progetto per la realizzazione di Chiesa, locali e vani accessori che si estendevano oltre i confini di proprietà. Dopo qualche mese, secondo il consigliere di Salerno di Tutti, lo stesso parroco informò l’amministrazione comunale di aver dato incarico a nuovi tecnici per riprogettare il complesso parrocchiale, in modo da renderlo “meno impattante”. «Evidentemente, non era del tutto veritiera la perdita del finanziamento, che motivava l’urgenza della prima richiesta! Il consiglio comunale di conseguenza revocòla la delibera approvata, bocciando il primo progetto», ha dichiarato Lambiase, spiegando che nella seduta del consiglio comunale dello scorso 17 aprile, tra gli argomenti all’ordine del giorno, c’era anche l’approvazione del nuovo progetto che consiste in un complesso parrocchiale che, sebbene rientri nei confini di proprietà, concentra in spazi più limitati un’enorme quantità di volumi da edificare. Su proposta del sindaco l’argomento è stato rinviato per la necessità di tenere sul luogo un’assemblea pubblica (il 20 aprile promossa dalla “civica Amministrazione” e dal parroco ndr) per illustrare ai cittadini della zona, fino ad oggi mai consultati, il progetto della nuova chiesa. Secondo il consigliere, prima di concedere ogni autorizzazione da parte del Comune, dovrebbe essere necessario analizzare il nuovo “programma costruttivo”: il nuovo progetto produrrebbe, se realizzato in tali dimensioni, un impedimento sostanziale alla fruizione del Parco del Galiziano, anche per il fatto che alcuni locali verranno costruiti a confine di proprietà, con affaccio diretto sull’area pubblica attrezzata a giardino; oltre la Chiesa, composta dalla grande sala per le funzioni religiose, la cappella feriale, la sacrestia, un ufficio ed un bagno, il complesso parrocchiale è così articolato: la casa del parroco di 140 mq dotata di due camere da letto matrimoniali, una camera singola, due soggiorni, una cucina, uno studio e tre bagni; un “deposito” ed un “archivio” al di sotto della casa canonica di circa 80 mq; il “deposito-arredi-liturgici” raggiungibile e facilmente accessibile dalle automobili attraverso una rampa interna al lotto, che potrebbe essere un ottimo garage per sette posti-auto; otto ampie aule con servizi igienici annessi, la “sala-parrocchiale”, una sorta di cinema-teatro. Inoltre, l’area attrezzata del Parco del Galiziano, in adiacenza a sud del nuovo complesso parrocchiale, vedrà di fronte, causa i dislivelli del terreno, una serie di volumi che raggiungeranno alla sommità l’altezza di circa20 metri. «E’ chiaro che, a parte la Chiesa (la grande sala per le funzioni religiose, la cappella feriale e la sacrestia), per tutti gli altri “volumi” da realizzare è difficile riconoscerne “l’interesse pubblico” da parte del Comune. Riconoscimento necessario per la “deroga agli strumenti urbanistici” e quindi per l’approvazione del progetto! Si dia da fare il parroco per proporre un progetto ridotto, che non comprometta la fruibilità del Parco, che risponda meglio alle esigenze dei fedeli della zona, che non aggiunga al complesso edilizio volumi con destinazioni d’uso non compatibili con le funzioni religiose, locali ad uso “privato” che non possono essere considerati “attrezzature di interesse collettivo”, come previsto dal Piano Urbanistico Comunale», ha spiegato Lambiase.




L’Abbraccio si allarga: sì alla sala polifunzionale

Andrea Pellegrino

S’allarga la sede de «L’abbraccio». L’associazione, oltre al rinnovo del comodato d’uso per un ulteriore triennio dei locali (comunali) di via Fresa, potrà anche ampliare la struttura. Il via libera arriva dal Comune di Salerno che ha concesso la realizzazione di un ampliamento della struttura per la creazione di una sala sociale polifunzionale. «Gli spazi adeguati ed ampliati – sostiene l’amministrazione comunale – posso essere messi a disposizione per lo svolgimento di attività socio culturali del quartiere». Inoltre, prosegue: «Queste attività rivestono particolare interesse, a beneficio della collettività e per la promozione del territorio. Attività che non potrebbero essere svolte in forma autonoma dall’amministrazione comunale con il personale ed i mezzi a propria disposizione».




Porta Ovest, nuovo progetto e nuovi soldi Una perizia aveva previsto le anomalie

Andrea Pellegrino

Per completare Porta Ovest occorre un nuovo progetto. E quindi anche nuovi soldi. Vincenzo De Luca l’aveva già annunciato in una delle ultime conferenze stampa pre elettorali tenutesi a Salerno. Sessanta milioni di euro per consentire l’utilizzo delle gallerie ad automobili e mezzi pesanti. Da un primo studio potrebbe addirittura variare uno degli svincoli previsti a monte. Si parla di semplificazione progettuale: ad esempio, dal punto di vista tecnico – spiega Francesco Messineo a LiraTv – si valuta la possibilità di eliminare alcune delle rampe di svincolo previste lungo il percorso delle gallerie. Alcune delle rampe – infatti- creano difficoltà perché passano a pochi metri dalla pavimentazione delle volte autostradali (prive di arco rovescio). Eliminare i doppi svincoli al Cernicchiara e prima della galleria San Leo potrebbe portare a concludere Port Ovest senza ulteriori intoppi e prima del previsto. È la seconda variante in corso d’opera per un intervento fino ad oggi finito più volte sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica e sotto i riflettori anche dell’Anas e della Società Autostrade che fin dal principio mostrano perplessità rispetto al progetto sostanzialmente variato dal definitivo all’esecutivo. Un parere tecnico del 14 gennaio 2014, a cura dello studio Ferrara, aveva già evidenziato tutte le criticità rispetto all’originario progetto firmato da Pica Ciamarra, vincitore del primo premio internazionale bandito nel 2006 dal Comune di Salerno e dall’AutoritàPortuale. Tra i primi rilievi il ridisegno del noto e del collegamento con l’autostrada A3 – oggi oggetto di una nuova modifica – che secondo il parere «rappresenta una sostanziale revisione con impatto negativo sul delicato sistema ambientale», con particolare riferimento al fronte collinare e torrente Cernicchiara. Ma non solo. Il consulente individua anche ulteriori criticità legate alla viabilità: «In generale va sottolineato che il progetto escutivo avendo modificato sostanzialmente il tracciato della viabilità in galleria – posiziona l’imbocco Ligea diversamente, portandolo a quota bassa ed eliminando l’innesto sul tratto terminale del viadotto. Il progetto esecutivo nel rivedere i tracciati in galleria modificando direzioni e uscite, trasformano l’innesto previsto in corrispondenza del nodo San Leo convogliando il traffico solo in direzione Cernicchiara e non più verso Ligea. Pertanto gli utenti provenienti da Vietri con direzione Porto dovrebbero arrivare tramite via Gatto al nodo Cernicchiara e da lì poi imboccare la canna in direzione Porto. Analogamente per raggiungere il Porto, gli utenti della zona alta di Salerno dovrebbero arrivare prima al nodo Cernicchiara tramite via Gatto, poi imboccare la canna in direzione porto».