Scafati. Bilancio, una battaglia a colpi di emendamenti: ecco cosa taglierà Palazzo Mayer

Di Adriano Falanga

Una ventina di giorni è si ritornerà in aula per il voto al Rendiconto 2015, che com’è noto, ha certificato il pre dissesto dell’Ente. Colpa degli incassi a rilento secondo il primo cittadino, colpa di una spesa schizzata alle stelle, secondo l’opposizione. Da contorno, la relazione degli ispettori del Ministero delle Finanze che hanno contestato i conti del periodo 2010-14, ritenendoli di non facile comprensione ed evidenziando 24 punti di contestazione. Si attendono ancora le controdeduzioni di Giacomo Cacchione, responsabile del servizio Finanziario. Il voto al Consuntivo 2015 è propedeutico al Bilancio di previsione 2016. Se Palazzo Mayer non dimostrerà di adoperare misure concrete per il contenimento della spesa, Pasquale Aliberti rischia seriamente di non trovare i voti necessari, e di finire sotto (e a casa) per mano di parte della sua stessa maggioranza. Fioccano allora gli emendamenti al Previsionale. Sono 13, a firma di Teresa Formisano, Alfonso Pisacane, Stefano Cirillo, Bruno Pagano, Daniela Ugliano, Pasquale De Quattro. Più che tagli finalizzati al contenimento della spesa, le proposte sono modifiche che spostano somme da impegnare da un capitolo all’altro, senza però variare i saldi. In poche parole, si punta ad una razionalizzazione della spesa, cercando di non farsi trovare impreparati sulle spese impreviste. Fa “carosello” Palazzo Mayer, attraverso il potenziamento del fondo passività potenziali. Un salvadanaio per gli imprevisti, da rimpinguare attraverso tagli ad alcune voci di costo. Non calando però la spesa totale, non dovrebbero calare neanche le imposte per gli scafatesi, questo è doveroso specificarlo, e del resto come potrebbe essere diversamente, in un Comune chiamato a risanare?

l'assessore Raffaele Sicignano

“È vero non cambiano i saldi, ma tutti i tagli che sono confluiti nel fondo passività potenziali faranno da scudo per eventuali debiti. Sostanzialmente sono risorse che non possono essere spese se non per pagare debiti futuri” conferma Raffaele Sicignano, assessore al Bilancio. “Tale fondo di circa 300 mila euro sarà raddoppiato a fine luglio quando ci sarà il momento di verifica sugli equilibri di bilancio. Ci sono stati tagli ai dirigenti, alle posizioni organizzative e credo che ci sarà anche un taglio ai compensi della giunta. Come dissi qualche giorno fa “quando la politica o un cda di una partecipata non raggiunge i propri obiettivi credo che sia lecito rivedere gli stessi, riprogrammando le risorse e mettendo in discussione anche il proprio ruolo a cominciare dal mio” – continua Sicignano – Per quanto concerne altri tagli effettuati, è stata ridotta la cifra dell’ attività di comunicazione, anche il nucleo di valutazione è stato ridotto nei compensi e nei numeri, ma il consiglio comunale è sovrano e quindi tutto può essere ancora migliorato e questo sarà il mio indirizzo politico”. Restano ancora da definire le proposte di Identità Scafatese (diverse dagli emendamenti presentati) che vanno nella direzione di rimescolare gli equilibri politici, passando attraverso l’azzeramento di dirigenti e cda. Perché sono queste le “condizioni” per la quadra al consuntivo, diversamente, si può anche andare a casa. Il gruppo Identità Scafatese è legato proprio a Sicignano e il suo ottimismo potrebbe anche essere segno di una probabile distensione, a siglare una probabile tregua.

PALAZZO MAYER, A RISCHIO ANCHE LA …CARTA IGIENICA

4-municipioPiù che tagliare, Palazzo Mayer pensa al potenziamento di un cospicuo salvadanaio. Fondi riservati per gli imprevisti futuri, grazie al contenimento della spesa. Vediamo nel dettaglio quali e su quali capitoli. Primo emendamento va a coprire l’aumento della spesa per utenze e canoni di telefonia, i 52 mila euro previsti saranno garantiti, tra l’altro, dal taglio del nucleo di valutazione (25 mila euro) tagli alla pinacoteca-archivio storico (7.500) e dalla soppressione del cda di Scafati Solidale (5.000). I 10 mila euro per il fondo Protezione Civile (forse pochi, per una città a rischio idrogeologico) saranno coperti da altrettanti tagli alle transazioni legali. Previsti anche 10 mila euro per la vigilanza in Villa Comunale, da reperire attraverso il taglio a generiche “spese per servizi”. Una maggiore spesa di centomila euro per le bollette dell’energia elettrica sarà coperta dal taglio della convenzione con canile privato (10 mila), indennità di posizione dei dirigenti (20 mila euro) taglio del fondo salario accessorio (30 mila) manutenzione straordinaria degli immobili comunali (40 mila). Il fondo passività potenziali sarà di 250 mila euro, e servirà da “salvadanaio” per spese impreviste future, ma c’è anche ci vede dentro, ben nascosta, un’opera pubblica da realizzarsi a San Pietro. I fondi necessari saranno reperiti da questi tagli: 5 mila dal piano della comunicazione, 110 mila euro dalla mancata manutenzione straordinaria dell’impianto di pubblica illuminazione, 130 mila dal taglio del fondo di compartecipazione al Fua, ulteriori 5 mila euro dal risparmio sul materiale igienico sanitario. Si rischia di portarsi la carta igienica da casa a Palazzo Mayer. Previsto anche un fondo espropri e servitù onerose di 105 mila euro, coperto da questi tagli: 5 mila euro dalla manutenzione viaria, 15 mila euro da prestazioni di servizi, 20 mila euro dall’adeguamento legge 626/94 (adeguamento impianti elettrici), 10 mila euro dalla manutenzione straordinaria immobili comunali, e 50 mila euro dal rinvio della manutenzione straordinaria della caserma dei Carabinieri. Addio al nuovo impianto di videosorveglianza, i 100 mila euro previsti saranno dirottati sulla manutenzione straordinaria viaria, sulla manutenzione scuole e immobili comunali. Nel complesso poca cosa, rispetto a chi si aspettava la netta sforbiciata alle retribuzioni di giunta e dirigenti, nessun taglio ai cda, se non quello già in atto (e inutile) di Scafati Solidale. Nessuna sforbiciata agli incarichi esterni, che solo per la voce Avvocatura sono costati oltre 100 mila euro nell’ultimo trimestre, nessuna buona notizia per i Vigili Urbani, e anche sicurezza e protezione civile ne escono malconce. L’ultima parola spetta però al consiglio comunale, e solo dopo il parere del collegio dei Revisori contabili.




Scafati. Allarme pre dissesto, Coppola ad Aliberti: “si, se ti dimetti”. Fele diserta il voto…

Di Adriano Falanga

Conti in rosso a Palazzo Mayer, ente in stato di deficit strutturale, o meglio, pre dissesto. Un allarme serio, che agita anche le acque in maggioranza e il voto in consiglio comunale non è affatto scontato. Se Aliberti può compattare il gruppo sul previsionale 2016, sul consuntivo ha vita dura, perché lo stato di pre dissesto, seppur reversibile, è comunque un contesto grave, serio, dove il voto favorevole può trasformarsi, nel peggiore dei casi, in una chiamata ad assumersi responsabilità anche legali, oltre che politiche. In questi giorni di attesa, c’è molto frenesia a Palazzo Mayer, lo scopo è di ricompattare la squadra di maggioranza uscita dalle urne nel 2013. Ogni soluzione è considerata, ogni alternativa valutata. Si parte dai voti “esterni” di Michele Raviotta e Filippo Quartucci, che seppur non hanno amministrato la città (non essendo loro squadra di governo, ma di opposizione) potrebbero comunque decidere di assumersi delle responsabilità e votare il pre dissesto. Ma è poca cosa, perché il gruppo Identità Scafatese, composto da Stefano Cirillo, Roberto Barchiesi, Bruno Pagano e Daniela Ugliano è ai ferri corti con alcuni colleghi di maggioranza, e le frecciatine tra di loro sono all’ordine del giorno oramai. Ad Aliberti il compito di metterci una pezza. Ed una pezza con Pasquale Coppola neanche è scartata a priori dai fedelissimi del primo cittadino. In politica, si sa, si fa presto a dimenticare il torto subìto, davanti alla prospettiva di andare tutti a casa. Un incontro tra il sindaco e il presidente del consiglio sembra esserci già stato, senza però risultati positivi. Ad Aliberti il capo dell’Assise non avrebbe chiuso del tutto le porte, e il voto al consuntivo sarebbe però possibile dietro dimissioni del sindaco. Una contropartita importante, e la tesi di Coppola sembra avere avuto anche un paio di sponsorizzazioni dalle fila della maggioranza. Non voterà mai un rendiconto di un bilancio che non ha contribuito a formare Pasquale Vitiello, braccio destro di Coppola ed ex alibertiano. Il ragionamento è semplice: “perché assumermi delle responsabilità su di una gestione amministrativa in cui non ho fatto parte, dopo che loro stessi mi hanno cacciato fuori?”. C’è chi poi fa notare anche un fatto apparentemente strano, ma politicamente rilevante: il vice sindaco e attuale assessore ai Lavori Pubblici Giancarlo Fele non ha preso parte a nessuna giunta in cui si è stati chiamati a votare atti relativi ai bilanci. Con lui anche anche Annalisa Pisacane, non nuova alle “defezioni”, pure giustificate, dalle riunioni deliberative dell’esecutivo. Fele è stato assente al voto sul riaccertamento dei residui e variazione esigibilità, sui quali c’è stata la riserva del collegio dei Revisori. La delibera è la numero 89 del 11 aprile. E se i consiglieri comunali sono chiamati a votare il rendiconto 2015, con tanto di deficit strutturale, questo non è stato però votato dal vicensindaco e dalla Pisacane, entrambi assenti anche il 18 aprile, quando la giunta ha votato la relazione e lo schema del rendiconto 2015. Non basta ancora, perché Giancarlo Fele il 29 aprile non ha votato neanche la delibera numero 120, o meglio il Documento Unico di Programmazione 2016-2018. Probabilmente sarà stato giustificato anche quando si è votato il bilancio di previsione 2016, assente sulla delibera 121. Assenze certamente motivate e inderogabili, ma trattandosi di argomenti delicati e istituzionalmente rilevanti, soprattutto per un amministratore pubblico, a qualcuno possono essere sembrate come delle mancate assunzioni di responsabilità. Indipendentemente dalla volontà dell’interessato o meno.

RESIDUI, IL “NI” DEI REVISORI

3-palazzo mayerTra i cinque parametri sforati, sui dieci di riferimento, che hanno determinato lo stato di pre dissesto, ci sono gli accertamenti dei residui attivi e passivi. Una verifica necessaria secondo la legge e propedeutica al voto al bilancio. Questa però non è stata favorevolmente accolta dal Collegio dei Revisori dei Conti, che ha espresso la sua riserva sulla proposta di deliberazione della giunta, e alla quale neanche il vicesindaco Giancarlo Fele e l’assessore Annalisa Pisacane hanno preso parte all’atto di votarla. Il riaccertamento ha prodotto Residui attivi per oltre 73 milioni di euro e residui passivi per oltre 37 milioni. Una voce che scosta dai parametri di riferimento del Ministero. All’interno della gestione del bilancio comunale, i residui rappresentano la differenza tra le voci di entrata o di spesa iscritte a bilancio secondo il principio della gestione di competenza, e le stesse voci iscritte in accordo alla gestione di cassa. In altre parole, rappresentano la quota di entrate e spese che il comune prevedeva di realizzare nel corso dell’anno. I residui attivi vengono calcolati alla fine di ogni anno all’interno del bilancio consuntivo. Essi sono dati dalla differenza tra gli accertamenti (ovvero le entrate che si prevedevano di incassare a inizio anno) e le riscossioni (ovvero le entrate effettivamente incassate). I residui attivi vengono positivamente conteggiati nel risultato di esercizio in quanto rappresentano dei crediti che l’ente comunale vanta nei confronti di soggetti terzi. Un aspetto molto importante della gestione dei residui è la valutazione della loro attendibilità: è infatti importante che l’ente comunale cancelli dall’importo dei residui iscritti a bilancio per l’anno successivo quelle voci di entrata che prevede di non incassare o che prevede di incassare solo in parte. I residui passivi sono dati dalla differenza tra gli impegni (ovvero le spese che il comune prevedeva di dover sostenere nel corso dell’anno) e i pagamenti (ovvero le spese effettivamente sostenute e a fronte delle quali è stata registrata un’uscita di cassa). I residui passivi contribuiscono negativamente al calcolo del risultato di amministrazione in quanto rappresentano dei debiti che l’ente comunale vanta nei confronti di soggetti terzi. La loro differenza rappresenta l’avanzo di amministrazione, un dato che, almeno virtualmente, rappresenta lo stato di salute del bilancio comunale. Chiaramente, iscrivere a bilancio dei crediti in realtà non più esigibili significa rendicontare un bilancio discordante dalla realtà. E in questo caso, il parere di riserva dei revisori dei conti e la relazione del Mef vanno probabilmente in questa direzione.