Il cadavere di un cane rinvenuto in una valigia

Macabro ritrovamento poche ore fa nel fiume Irno. Il cadavere di un cane è stato rinvenuto in una valigia lanciata nel fiume Irno. Poche le informazioni emerse fino ad ora ma stando a quanto emerge, ignoti avrebbero messo il cane, ancora vivo, in valigia per poi lanciarla nel fiume. Sul posto la polizia.




Associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga, 11 arresti nel salernitano

Dalle prime ore di questa mattina, la Squadra Mobile di Salerno, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Salerno, sta conducendo una vasta operazione nei confronti di una organizzazione criminale dedita al traffico illecito di sostanze stupefacenti, operativa su un ampio territorio e in stretto rapporto con gruppi delinquenziali presenti nell’agro-nocerino-sarnese nonché con associazioni criminali attive a livello internazionale.

La  Squadra Mobile sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Salerno nei confronti di 11 indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.




Call center della droga. In quindici vanno a processo

di Pina Ferro

Avevano posto in piedi un call center per ricevere le richieste di dosi di stupefacente che poi provvedeno a consegnare attraverso dei fattorini.

Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Salerno, Pietro Indinnimeo, ha disposto il giudizio immediato per i 15 componenti dei due gruppi che avevano monopolizzato lo spaccio di droga a Salerno, con basi operative nel Rione Petrosino e Calcedonia.

Rifornivano l’intera provincia di cocaina, eroina e meta- done, che nelle conversa- zioni telefoniche diventavano “bianco”, “scuro” e “sciroppo”.

Spesso lo stupefacente era adulterato e quindi pericoloso per gli assuntori. Il prossimo 5 febbraio, dinanzi ai giudici della terza sezione penale compa- riranno: Rosario Chiorazzi, Vincenzo Copina, Massimo Di Domenico, Virginia Fortunato, Guido Errico, Anto- nio Fuoco, Fabio Grimaldi, Giovanni Lucich, Alessan- dro Maiorano, Laura Napoletano, Gerardo Pastore, Vincenzo Pisapia, Marco Russomando, Rosario San- toro, Vincenzo Senatore. Tutti furono arrestati lo scorso 23 settembre su ordine di custodia cautelare richiesto dal sostituto procuratore Elena Guarino ed eseguita dagli uomini della squadra mobile di Salerno.

A capo del gruppo deol rione Calcedonia vi era Fabio Grimaldi che principalmente “prendeva le prenotazioni telefoniche”. A capo del gruppo del rione Petrosino, invece, c’era Gerardo Pastore.

Tra i destinatari del provvedimento0 restrittivo compare anche Antonio Fuoco noto per aver picchiato fino ad uccidere la cagnolina Chicca. Alcune cessioni avvenivano direttamente al domicilio di tossicodipendenti ristretti in regime di arresti domiciliari. Per non essere scoperti, la prenotazione della sostanza stupefacente era effettuata utilizzando un linguaggio in codice.

Per sgominare i due sodalizi sono state determi- nanti le intercettazioni telefoniche, nella quali vengono captate le conversazioni fatte con un linguaggio criptico che è stato decifrato dagli investigatori. Decisivi per ricostruire il quadro indiziario sono stati i pedinamenti dei “falchi” che hanno documentato i viaggi dei fattorini e le consegne, individuando anche le piazze di spaccio.

Un servizio “no stop” grazie al cambio di turno e allo scambio di cortesie tra i pusher-fattorini che si passavano le consegne




Escursionisti dispersi in località Croce, salvati dalla polizia

Nel tardo pomeriggio di domenica 10 novembre, verso le ore 17 giungeva una telefonata al numero unico d’emergenza “112”, da parte di due persone che, durante un escursione in montagna in località Croce, nei pressi del Castello Arechi, avevano perso l’orientamento e non erano più in grado di raggiungere l’auto. Prontamente veniva inviato sul posto un equipaggio  dell’Ufficio Prevenzione Generale – Sezione Volanti della Questura, che in base alle indicazioni della Sala Operativa si poneva alla ricerca dei dispersi, coadiuvati anche da una pattuglia dell’Arma dei Carabinieri. Le ricerche venivano effettuate in tutte le stradine adiacenti alla zona della scomparsa e nel frattempo personale della Sala Operativa riusciva a ricontattare i due soggetti e a geolocalizzarli. Gli operatori pertanto si inoltravano ancor di più nella fitta vegetazione e nonostante l’oscurità e la pioggia incessante continuavano senza sosta nelle ricerche. Solo dopo alcuni minuti, gli agenti udivano delle richieste di aiuto e con l’ausilio di torce, riuscivano a raggiungere i due che venivano ritrovati infreddoliti e con i vestiti fradici. Gli agenti provvedevano alle prime cure del caso facendo riscaldare e rifocillare i due dispersi che non riportavano fortunatamente conseguenze lesive.

Anche nel pomeriggio di ieri, 11 novembre, un episodio analogo vedeva impegnato due equipaggi della Sezione Volanti della Questura e del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Cava de’ Tirreni nella ricerca di un uomo che si era perso nella zona di Croce lato Cava de’ Tirreni. Immediatamente scattavano le ricerche, anche con i volontari della Protezione Civile, e dopo pochi minuti si riusciva a stabilire prima un contatto telefonico e poi visivo con l’uomo che veniva individuato e tratto in salvo dalla zona impervia da cui non riusciva a fare rientro causa oscurità e maltempo. Anche in questo caso fortunatamente l’uomo non riportava conseguenze lesive.

 




Utilizza passaporto falso per il rinnovo del permesso di soggiorno, arrestato senegalese

Gli agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Salerno hanno proceduto all’arresto in flagranza di reato di un cittadino straniero, responsabile della detenzione di un documento valido per l’espatrio falsificato. L’uomo, poi identificato per D.M. cittadino senegalese di anni 21, si era presentato presso l’Ufficio Immigrazione della Questura per richiedere il rinnovo del permesso di soggiorno scaduto di validità. In tale circostanza produceva, quale documento di identità, un passaporto senegalese la cui seconda pagina di copertina, ove sono riportati i dati anagrafici e la foto, evidenziava delle anomalie che lo facevano ritenere sospetto di falsità. Dopo gli accertamenti ai codici di sicurezza da parte degli agenti dell’Ufficio di Polizia di Frontiera Marittima ed Aerea di Salerno per verificare la genuinità del documento, constatata la palese falsificazione dello stesso, il giovane veniva quindi dichiarato in stato di arresto perché responsabile del reato di detenzione di documento valido per l’espatrio falsificato. Dopo le formalità di rito, l’arrestato veniva posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria e condotto presso la casa circondariale di Salerno – Fuorni. 




Ruba abbigliamento e si nasconde all’interno del Ruggi: arrestato

Nel corso del primo pomeriggio di ieri, gli agenti della Polizia di Stato hanno tratto in arresto un uomo M.L. di anni 38  cittadino georgiano, con precedenti di polizia, irregolare sul territorio nazionale, resosi responsabile del reato di furto aggravato. In particolare, alle ore 14.00, gli agenti della Polizia di Stato sono intervenuti per una segnalazione di furto giunta al numero unico d’emergenza “112”, consumato in un esercizio commerciale di via San Leonardo. La pattuglia della Sezione Volanti della Questura di Salerno, giunta in emergenza sul luogo, sulla scorta delle descrizioni avute dall’operatore telefonico, notava che un soggetto, corrispondente alle descrizioni, si allontanava dal luogo del furto entrando furtivamente all’interno dell’Ospedale Ruggi D’Aragona. Gli agenti  si ponevano alla ricerca del sospettato, individuandolo nei pressi dell’edificio della Rianimazione mentre cercava di cambiare abbigliamento per non farsi riconoscere. Prontamente bloccato, si procedeva alla sua identificazione. All’interno dello zaino in suo possesso veniva rinvenuta la merce consistente in pantaloni, un giubbino e tute ginniche che lo stesso pochi istanti prima aveva trafugato dal negozio.

Apparse evidenti le responsabilità dello straniero, gli agenti lo conducevano presso gli uffici  della Sezione Volanti dove veniva arrestato per i reati di furto aggravato e  messo a  disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

La refurtiva recuperata, per un valore di circa 400 euro, veniva restituita all’avente diritto.




Zone collinari nella morsa dei “topi d’appartamento”

Erika Noschese

La frazione collinare di Giovi continua ad essere assediata dai ladri. I furti nelle abitazioni continuano a susseguirsi con cadenza quotidiana. Ad onor di cronaca, talvolta, sono stati denunciati anche più furti in una sola giornata. Gli ultimi in or- dine di tempo si sono registrati nella giornata di ieri. Nel pomeriggio, infatti, i malviventi avrebbero tentato di introdursi in un apparta- mento di via Incarto. Il furto non è andato a buon fine grazie al tempestivo intervento delle ronde che – ormai da settimane – stanno perlustrando il territorio. Sul posto sono giunte anche diverse pattuglie delle forze dell’ordine che si sono messe sulle tracce dei balordi che stanno ormai seminando il panico sui rioni collinari di Salerno. Nella serata di martedì, invece, un ennesimo colpo si sarebbe invece verificato a Sordina: all’una di notte circa, i ladri avrebbero tentato di mettere a segno ancora un colpo ma l’abbaiare del cane che ha svegliato i residenti della zona li hanno messi in fuga. I cittadini dei rioni collinari sono ormai esasperati, prigionieri nelle loro case e chiedono più controlli da parte delle forze dell’ordine e misure per tentare di arginare il dilagante fenomeno dei furti. Dal canto suo, l’amministrazione comunale ha già annunciato l’arrivo dell’unità anti crimine che si è messa subito al lavoro senza ottenere alcun risultato, almeno per il momento. Intanto, i cittadini continuano a perlustrare il territorio tanto di giorno quanto di notte.




«Abbiamo paura, nessuno ci ascolta»

Erika Noschese

I condomini di una palazzina popolare di via Gelso costretti a vivere nella paura. Da circa 7 mesi, infatti, una delle abitazioni è stata affittata – si presume legalmente ma, al momento, di ciò non vi è certezza – ad un gruppo di extracomunitari provenienti dall’Africa. Di questi, due sarebbero agli arresti domiciliari ma, nonostante ciò, continua ad esserci un viavai di persone che, fermi nell’androne del palazzo ed incuranti degli altri residenti, fumano, chiacchierano ad alta voce e – non di rado – sono stati notati sotto effetto di sostanze stupefacenti e di alcol. La prima querela risale allo scorso 23 ottobre 2017 quando, i residenti di via Gelso hanno denunciato gli extracomunitari per minacce, schiamazzi notturni, uso di sostanze stupefacenti sui pianerottoli e uso smodato di sostanze alcoliche all’interno dell’androne condominiale e delle scale oltre alle cattive condizioni igieniche in cui versa l’apparta- mento. Ad oggi, la situazione non accenna a cambiare e, nonostante le continue lamentele, non sono state prese misure a tutela dei condomini che, lo scorso 15 febbraio, hanno assistito all’ennesima rissa tra africani, culminata con un accoltellamento tra gli stessi che, tutt’ora, sono agli arresti domiciliari. Nonostante l’intervento delle forze dell’ordine e l’insistenza nel chiedere il trasferimento presso la struttura carceraria per tutelare la sicurezza dei minori residenti nello stabile, non è stato preso alcun provvedimento da parte dell’autorità giudiziaria per una situazione che sta diventato sempre più allarmante per i cittadini del quartiere. Secondo i residenti, inoltre, il proprietario dell’appartamento non sarebbe nuovo a questo genere di “affari” in quanto non di rado la struttura sarebbe stata affittata ad altre persone extracomunitarie o donne, presumibilmente provenienti dall’est Europa. «Quasi tutti i giorni abbiamo difficoltà sia ad entrare che ad uscire dalle nostre abitazioni e dallo stabile in quanto queste persone stazionano sia sui pianerottoli che nell’androne dello stabile impedendoci fisica- mente di entrare e di uscire dalle nostre case, in quanto nonostante cerchiamo di far comprendere di spostarsi per farci entrare, questi con toni minacciosi e violenti quasi sempre in preda ai fumi dell’alcol e dell’assunzione di sostanze stupefacenti permangono fuori alle nostre porte di casa o al portone d’ingresso dello stabile senza spostarsi, tanto da farci rinunciare ad entrare o ad uscire dalle nostre case. Inoltre queste persone, soventemente, molestano i nostri familiari presentandosi fuori alla porta di casa a tutte le ore sia del giorno che della notte avanzando la richiesta di cibo e quant’altro», denunciano i residenti di via Gelso, lamentando anche le cattive condizioni igienico-sanitarie in cui versa l’appartamento. L’ultima denuncia risale a pochi giorni fa, il 15 febbraio, quando i cittadini della zona – stanchi degli schiamazzi notturni, le forti urla dovute ai continui litigi fra gli abitanti dell’apparta- mento, rumori e trambusti di oggetti fracassati e vetri rotti, tanto spesso da provocare spavento durante le ore notturne agli altri condomini, impedendo loro di dormire tranquillamente. «A causa del comportamento molesto di queste persone siamo co- stretti a modificare le nostre quoti- diane abitudini di vita personale e dei nostri familiari in particolare minori, che vengono sempre scortati fino all’ingresso dell’appartamento e alcuni nipoti ancora minorenni, a cui viene impedito di recarsi a trovare i propri nonni che abitano nel palazzo, essendosi creato all’interno del condominio un forte clima di tensione che siamo costretti a subire. Inoltre, a causa del bivaccare di queste persone nelle parti comuni del condominio, scale androne e piane- rottoli creano disagi anche sotto il profilo igienico sanitario in quanto oltre all’odore nauseabondo prove- niente dal loro appartamento, la- sciano sporcizia e cattivi odori di fumo anche nel palazzo», denunciano ancora i residenti via Gelso, secondo cui ad uno dei residenti diversamente abile sarebbe più volte stato impedito il passaggio, a causa dell’atteggiamento spavaldo e minaccioso degli stranieri che, in di- verse occasioni, avrebbero anche imprecato fuori dalla finestra, importunando i passanti sui marciapiedi che spaventati si sono allontanati cambiando lato della strada. Dalla denuncia si evince, inoltre, che i residenti hanno reso noto di volersi costituire parte civile per il risarcimento dei danni materiali e morali.




Giustizia per l’agente Anna Maria Donadio

Doveva sottoporsi ad una banale operazione chirurgica alla tiroide, invece, il suo cuore cessa di battere. Era il 2015, oggi Marco Gallo, marito di Anna Maria Donadio, poliziotta salernitana non si da’ pace e chiede di avere delle risposte e giustizia per la moglie. L’intervento fu eseguito all’ospedale Policlinico Federico II di Napoli. La storia di AnnaMaria, attraverso un’intervista al marito,  è stata affrontata nel corso del programma Rai ‘Chi l’ha visto?’
L’agente si è svegliata dopo l’intervento ed ha ritrovato il marito che l’attendeva e che l’aveva accompagnata fino alla sala operatoria. Successivamente le sarebbe stata somministrata una iniezione di antibiotico e dal quel momento ha iniziato a sentirsi male. Ha chiesto aiuto perché sentiva di soffocare e non riusciva più a respirare, nel giro di poco tempo è morta sotto gli occhi increduli del marito.
L’intervento era stato programmato per asportare un tumore e dei noduli tiroidei ma una volta rientrata nella stanza ad intervento concluso ha cominciato a stare male, fino al tragico epilogo. Anna Maria aveva cinque figli, era un’agente di Polizia in servizio presso la Questura di Salerno all’ufficio prevenzione generale. Una donna conosciuta e ben voluta nel centro storico dove abitava a via Tasso con la sua famiglia.
E proprio la sua famiglia non si da pace e chiede giustizia per capire cosa sia accaduto ad Anna Maria se sono stati commessi errori in sala operatoria o se sia stato l’antibiotico somministrato a causarle la morte.
Tutti la ricordano come una brava donna, molto religiosa, scrupolosa nel suo mestiere e soprattutto una mamma presente che seguiva in ogni momento i suoi cinque figli.



Spara all’ex cognato diciottenne

Pina Ferro

Punta la pistola alla testa di un 18enne e preme il grilletto, la pistola si inceppa ed il colpo non va a segno. Punta l’arma una seconda volta mirando al cuore, parte il colpo che attinge il giovane ad un braccio. A sparare è stato G.C., 19 anni, fratello della ex ragazza del 18enne. I due erano stati insieme per qualche mese. Protagonisti sono un gruppo di ragazzi residenti tra la Valle dell’Irno e le vicine Contrada e Serino. Ora il giovane ferito è ricoverato nell’ospedale Moscati di Avellino dove ieri è stato sottoposto ad un intervento chirurgico per la rimozione del proiettile. L’autore dello sparo è stato invece denunciato dalla Polizia per lesioni personali. Una lite finita negli spari, paura a Contrada. Il 19enne avrebbe affrontato l’ex cognato insieme ad un gruppo di amici. Martedì sera il 18enne, insieme al fratello 22enne si stavano preparando per andare a disputare a Contrada una partita di calcetto quando su messenger riceve un messaggio da parte dell’ex cognato.  Questi invitava il 18enne ad incontrarlo perchè aveva bisogno di parlargli. Fissano l’appuntamento e poco dopo si incontrano. Sul luogo dell’appuntamento il 18enne, che è accompagnato dal fratello, trova sia il 19enne che un gruppo di ragazzi. I due ex cognati si appartano e cominciano a discutere. All’improvviso G.C. estrae dalla tasca una pistola e la punta contro il 18enne. E’ stato un attimo ed ha premuto il grilletto. L’arma si inceppa ed il colpo cade a terra (recuperato e repertato dalle forze dell’ordine). Nel frattempo il fratello maggiore si era avvicinato nel tentativo di calmare gli animi e dopo aver afferrato il fratello stava per allontanarsi, ma il 19enne punta di nuovo l’arma in direzione dell’ex cognato e spara di nuovo mirando al cuore. Il proiettile questa volta va a segno. Il giovane viene colpito al braccio. Dopo l’esplosione del colpo c’è stato un fuggi fuggi generale, mentre il malcapitato è stato accompagnato in ospedale ad Avellino. Intanto vengono avvisati carabinieri e polizia che immediatamente si mettono sulle tracce dell’autore del gesto. Rintracciato viene portato in caserma e identificato per poi essere denunciato all’autorità giudiziaria. L’arma utilizzata apparteneva al papà del ragazzo ed era legalmente detenuta. A casa dei genitori sono state rinvenute e sequestrate altre armi. Sono in corso ulteriori indagini al fine di accertare i reali motivi alla base del gesto che poteva costare la vita al giovane. Anche i ragazzi che hanno assistito all’episodio sono stati a lungo ascoltati dalle forze dell’ordine. Carabinieri e poliziotti stanno lavorando in sinergia per fare piena luce sulla vicenda.