Roscia nuovo membro dell’assemblea provinciale

Adriano Rescigno

Si è riunita ieri sera all’Holiday Inn di Cava de’ Tirreni l’assemblea provinciale di Fratelli d’Italia che si ritrova ad esaminare la situazione in cui versa il Paese dopo le elezioni politiche dello scorso 4 marzo che non hanno decretato vincitore alcuno e le consultazioni per il formando governo sono ancora in corso d’opera. Tutti, allineati e coperti dai rappresentanti del partito in città ai coordinatori provinciali Ugo Tozzi ed Imma Vietri fino al neo senatore già presidente della provincia di Salerno Antonio Iannone all’onorevole metelliano Edmondo Cirielli fresco di nomina a questore della Camera dei Deputati e già componente della quarta commissione difesa.Per utilizzare il francese, la situazione politica attuale è un cul de sac nella quale serve senso di responsabilità ed una visione avanzata del Paese per non essere più il fanalino di coda dell’Europa o la terra di nessuno in cui chi varca illegalmente i confini può fare quello che vuole restando impunito. La sintesi di quanto è emerso dall’incontro che non ha visto al microfono solo i vertici ed i parlamentari ma anche i tanti militanti, una vera propria assemblea aperta alle istanze territoriali ed alle tante proposte che da essi provengono. Il meeting è stato l’occasione di ufficilizzare l’entrata nell’assemblea provinciale in qualità di dirigente di Antonio Roscia, su volontà diretta dell’onorevole Cirielli, a poco più di un mese dall’entrata tra le fila degli uomini di Giorgia Meloni. «Ringrazio l’onorevole Edomondo Cirielli – Roscia -per la stima e con lui tutta la dirigenza provinciale ed in particolare Imma Vietri per nomina ricevuta. Cercherò di dare il mio contributo da dirigente di Fratelli d’Italia, come sempre con l’impegno e la passione che mi piace mettere in politica».




Tirata d’orecchie agli amministratori De Luca incontra “i suoi” in segreto

Brigida Vicinanza

Tutto da rifare per riprendere il cammino e ricostruire quella fiducia persa tra i cittadini. Il diktat di Vincenzo De Luca è questo. Ieri, in un incontro a porte chiuse al Mediterranea Hotel di Salerno, amministratori locali e sindaci da tutta la provincia di Salerno hanno potuto “ricevere” la tirata di orecchie del Governatore della Campania. Alla presenza dei figli Piero (neoeletto alla Camera dei deputati) e Roberto (ex assessore al bilancio del Comune di Salerno), in platea tantissimi dei fedelissimi Pd, tra cui anche il primo cittadino Enzo Napoli. Dagli sconfitti Tino Iannuzzi e Franco Alfieri, agli assessori regionali Bonavitacola, Picarone e Cascone, fino ai sindaci della Costiera e dell’Agro. Tutti ad ascoltare l’analisi del voto del 4 marzo e a provare a cercare una giustificazione al disastroso risultato del Partito democratico, non solo a livello nazionale ma soprattutto in Campania. Non si è risparBrigida Vicinanza miato De Luca senior nel puntare il dito contro azioni, ma soprattutto contro Renzi o dirigenti che non hanno “saputo comunicare al meglio ciò che il Pd ha realmente fatto, lasciando così che la nostra dignità fosse calpestata completamente dal Movimento 5 stelle”. «Ci siamo indeboliti, abbiamo preso provvedimenti legislativi che confondevano la trasparenza con la stupidità e la subalternità all’estremismo dei 5 stelle – ha commentato De Luca – in Italia Ieri incontro a porte chiuse al Mediterranea per analizzare il voto del 4 marzo abbiamo perduto una battaglia culturale, di senso comune, di linguaggio che per 15 anni ha delegittimato tutto il ceto politico. Se noi andassimo a vedere i titoli degli organi di stampa, gli articoli, l’opinione pubblica, le trasmissioni (quei pollai ignobili in cui veniamo trascinati tante volte) – continua parlando alla platea dei “fedeli” presenti – che servono ad esaltare il narcisismo dei conduttori televisivi e a offendere la dignità degli esponenti politici che vi partecipano, come in uno show, troviamo anni e anni di questa campagna contro la casta. Questa battaglia di opinione ha sviluppato due risultati in Italia: violenza diffusa per il partito pubblico, nel linguaggio e nei comportamenti e da questo punto di vista il ruolo dei 5 stelle è stato devastante. Dieci anni di bombardamento continuo e di diffusione di violenza. Noi abbiamo atti di squadrismo in Consiglio regionale». Non mancano da parte del De Luca senior, i riferimenti al partito dei dem a livello nazionale: «È arrivata ai cittadini un’immagine di un partito sconfitto, di una presidenza al quale siedono tutti quelli che hanno gestito il partito fino ad oggi. Renzi il segretario ti assumi tutta la responsabilità? Bene, ti dimetti? Bene. E tutto il resto? L’immagine di quella presidenza è quella di tutti quelli che hanno gestito il partito oggi. Da Guerini a Orfini a Martina e non so chi diavolo c’era. È arrivato qualcosa nel merito dei problemi veri che vivono le famiglie? Assolutamente no. È arrivata quella immagine che conta. Ed è arrivato un dibattito su tutto quello che dobbiamo fare a livello politico e solo quello. Ma nel merito delle questioni vive, di carne e di sangue, non è arrivato niente». Un discorso alla fine del quale l’imperativo ai sindaci e agli amministratori locali è «Buttate il sangue per riavvicinare le persone, ma fatelo, lavorate affinchè si facciano fatti e non si dica soltanto di fare, zona per zona,risolvete i punti critici, io vi posso aiutare».




Salzano si dimette da commissario cittadino «La mia non è una fuga da Forza Italia»

Andrea Pellegrino

Un risultato elettorale non soddisfacente e al di sotto delle aspettative della vigilia. E’ un’analisi lucida e impietosa quella che Aniello Salzano fa del risultato elettorale ottenuto da Forza Italia a Salerno alle scorse elezioni del 4 marzo. Una valutazione che il professore fa contestualmente alla remissione del suo incarico di commissario cittadino del partito nelle mani di Mara Carfagna.”Non è una fuga – dice – ma la voglia di fare il militante”. “Il risultato elettorale non ci ha soddisfatto – si legge nella missiva di Salzano – E’ inutile nasconderlo. Per cui mi infastidiscono non poco la grancassa, l’eccessivo entusiasmo e i toni trionfalistici di alcuni per un risultato che soprattutto qui per il centrodestra e per Forza Italia non è stato per niente in linea con i pronostici e i sondaggi della vigilia che premiavano generosamente proprio questa parte politica. Sottovalutare quanto è successo, fingere di non vedere quella enorme macchia gialla disegnata sui giornali da Pescara alla Sicilia – dice ancora riferendosi all’ottima affermazione del Movimento Cinque Stelle, primo partito a livello nazionale – è miopia politica”. E’ proficuo – secondo Aniello Salzano – “un momento di pacata riflessione e di analisi, evitando, però, la inutile caccia ad eventuali colpevoli e i processi sommari che non servono a niente, così come le dichiarazioni muscolari e i toni ultimativi, cui purtroppo alcuni dirigenti si stanno abbandonando, reiterando minacce di espulsioni nei confronti di dirigenti e di vecchi militanti: un partito autenticamente liberale è capace di tenere dentro tutte le anime, di conciliare le diverse sensibilità, di saper parlare ai sentimenti delle persone, valorizzando tutte le intelligenze e tutelando anche chi critica”.Eppure, il dimissionario commissario cittadino di Forza Italia, aveva sin dal principio espresso le proprie perplessità in ordine alla composizione delle liste: “Non è un mistero che avrei preferito un ricambio più incisivo e profondo, l’inclusione di affermati ed illustri rappresentanti delle professioni e un maggiore coinvolgimento degli organi provinciali nella composizione delle liste come nelle decisioni finali. Mi sono inutilmente sforzato di suggerire criteri e soluzioni, indicando la costruzione di un progetto all’insegna del rinnovamento e dell’entusiasmo. Purtroppo le mie proposte, i miei suggerimenti hanno provocato un altezzoso fastidio, e invece che ascolto e cittadinanza hanno trovato un muro di gomma e un confronto anche aspro e duro. Tuttavia, per non danneggiare Forza Italia, non ho recriminato su ciò che si è fatto. Pertanto ho rinnovato i tentativi di riportare in F.I. tanti amici, delusi e amareggiati, che ci avevano abbandonato, di aggregare, di unire ed esaltare le differenti sensibilità presenti all’interno dello stesso Partito, di svelenire i rapporti tra le varie componenti. Non è stato facile né semplice, anche perché c’era nel Partito chi giocava solo per se stesso più che per l’affermazione di un progetto, chi pretendeva di essere arbitro e nel contempo giocatore”.”Ora, però, ad urne chiuse, alla luce di un responso elettorale insoddisfacente, di cui tutti siamo corresponsabili e che di certo non possiamo ignorare, è il momento dei bilanci e delle decisioni. Ritengo pertanto opportuno rassegnare l’incarico affidatomi dall’onorevole Carfagna, cui va il mio sincero ringraziamento per la fiducia che mi ha voluto accordare – conclude Salzano – La mia non vuole essere diserzione, né una fuga dalle responsabilità. E’ invece la voglia di fare il semplice iscritto, il militante tra la gente, il desiderio di parlare sempre il linguaggio della verità, da uomo libero cui nessuno può tirare la giacca, nella consapevolezza che la politica, come diceva Einstein, è più complicata della fisica”.




Tensione ad Ercolano, la Polizia interviene tra i dem

Brigida Vicinanza

Alta tensione registrata ieri all’assemblea del Pd provinciale di Napoli. E’ stato necessario infatti l’intervento della Polizia per riportare la calma nella sala del Mav di Ercolano dove era in corso l’assemblea convocata dal segretario Massimo Costa per analizzare il risultato del partito alle elezioni del 4 marzo, segno delle ferite ancora aperte all’interno del partito dem. Adesso, a quanto pare, tutti stanno presentando il proprio conto cercando una giustificazione alla disfatta tutta meridionale del Pd. A scatenare la bagarre è stato l’intervento dal palco di Nicola Oddati, già candidato alla segreteria provinciale sconfitto proprio da Massimo Costa e autore di un ricorso al giudice ordinario. Oddati ha chiesto le dimissioni di Costa, il presidente del Pd di Napoli, Tommaso Ederoclite, ha preso la parola per ricordare a Oddati che il tempo per il suo intervento era finito; Oddati ha quindi risposto contestando il metodo adoperato da Ederoclite. Nel frattempo in sala è nata una pesante discussione tra diversi gruppi di militanti del Pd e si è rischiata una vera e propria rissa. In sala sono entrati alcuni agenti della Polizia di Stato, presenza che ha permesso di riportare la calma. La discussione è poi ripresa con l’intervento di Marco Sarracino, ex segretario dei Giovani democratici di Napoli, della corrente di Andrea Orlando. Prima della bagarre, il dibattito si era concentrato sulle prospettive dopo il flop elettorale. Per il sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto, componente della direzione nazionale del Pd, “dobbiamo stare all’opposizione dove ci hanno collocato i cittadini”. Anche Migliore ha chiuso ad ipotesi di alleanze: “Dobbiamo essere all’opposizione e avanzare una proposta alternativa di governo del Paese”. Lo stesso Migliore che nei giorni scorsi ha criticato il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. C’è “necessità immediata di autocritica e di un bagno di umiltà”, ha dichiarato Costa: “Dobbiamo iniziare un lungo percorso che vedrà anche momenti critici e dobbiamo evitare di essere rappresentati come una comunità in perenne conflitto al di là delle colpe. Se vogliamo voltare pagina, dobbiamo assolutamente fuggire dalle rese dei conti che non servono a nulla”. Critico anche l’intervento di Umberto Ranieri: “Renzi non è stato stato in grado, e avrebbe potuto farlo, di avviare una riforma del Pd. Credo che abbia del tutto sottovalutato il rilievo strategico che un partito rifondato avrebbe avuto per il futuro del Paese. Il disastro nel Sud è la più impietosa conferma di questa sottovalutazione”. Insomma, un partito che sta iniziando a fare i conti con le proprie debolezze e difficoltà, dopo il disastroso esito delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. Adesso toccherà al governatore della Campania analizzare a fondo la questione. Anche se da quest’ultimo già durante la direzione nazionale al Nazareno di lunedì, non c’erano state parole “d’amore” nei confronti del partito, ma nemmeno parole d’amore nei confronti dello stesso governatore campano.




«Io ci sono e ci sarò per il mio territorio» Passata la delusione Alfieri ricomincia

Aveva minacciato di abbandonare la politica dopo la sconfitta del Partito democratico quando all’alba del 5 marzo scorso si era sentito abbandonato dal suo territorio, ma adesso dopo che la rabbia ha lasciato il posto alla critica politica costruttiva, così si ripropone il sindaco di Agropoli Franco Alfieri: «Se si ha un progetto politico ed il supporto di così tanti sostenitori e militanti, è possibile lavorare ogni giorno per il territorio, al di là delle dinamiche politiche che sono in continua evoluzione. E’ per questo che io ci sono e ci sarò, con la passione e la concretezza di sempre».

Nel suo collegio ha convinto 34.779 voti, pari al 26,56%, tra i candidati all’uninominale della coalizione di centro-sinistra, il miglior risultato dell’Italia meridionale, qual è l’analisi della sconfitta?

«Le sconfitte sono sempre una delusione ma servono a capire e a lavorare meglio successivamente. Adesso occorre trovare motivazioni serie a questa sconfitta, con grande senso di responsabilità. Quando la proposta elettorale di un partito non trova appeal nella gente quando c’è una coalizione messa insieme all’ultimo minuto utile. Con questa legge elettorale e le candidature uninominali si pensava di vincere ma abbiamo solo potuto arginare quanto accaduto ma non si sarebbe riuscito a ribaltare quanto poi è stato l’esito delle urne».

Per riconquistare gli elettori persi per strada e che hanno preferito altre coalizioni o movimenti, da dove, il Partito democratico deve ripartire?
«Deve ripartire dai territori, dal dare voce ai militanti. C’è stata una vera e propria rivoluzione nell’elettorato, bisogna ritornare al merito, al proporre competenze agli elettori, con il maggior grado di vicinanza possibile ai cittadini ed ai territori».

Quindi per Franco Alfieri è inverosimile la proposta di Michele Emiliano di fornire un appoggio per governare al Movimento 5stelle?
«Il popolo ha sancito vincitori Lega e Movimento 5stelle, adesso devono governare loro. Devono abbassare le tasse, dare il reddito di cittadinanza, città sicure, devono fare tutto quello che hanno promesso. Il nostro ruolo è all’opposizione per controllare che tutto quanto venga svolto come deve svolgersi. Componenti del Pd pronti a governare con i 5 stelle? Se c’è stata una vocazione al martirio ma non credo proprio, non l’ho avvertita».

Per l’ex sindaco di Agropoli, la delusione del voto dello scorso 4 marzo è difficile da diferire ma, nonostante ciò, è tornato sui suoi passi, ringraziando gli elettori per quanto hanno fatto e ritrattando le sue parole circa l’addio al mondo politico. Nessuna alleanza,per il sindaco del comune cilentano. Il Pd, come già detto da Maurizio Martina nel corso della direzione del partito democratico tenutasi al Nazareno deve stare all’opposizione, proprio come stabilito dagli elettori.




De Luca pensa e prepara la strategia Nella lista nera ci sono anche i sindaci

Andrea Pellegrino

Con un occhio al Viminale ed uno ai risultati incassati sul territori, Vincenzo De Luca pensa al piano di rilancio. Nel mirino del governatore ci sono tutti. Non fosse altro che il Pd, ed in particolare il figlio Piero, hanno incassato poca roba sui territori, gran parte dei quali rappresentati da amministratori dem. Altri tempi quelli dei risultati bulgari. Soprattutto a Salerno città dove la sconfitta è stata più cocente. Sono pochissimi i seggi in cui De Luca jr è riuscito a superare l’eletto Provenza. Ma ancor di più la sconfitta assume caratteri più politici in casa De Luca alla lettura dei risultati del centrodestra, nonostante tutto. Presidenti di società municipalizzate di Salerno città ma anche amministratori, sindaci dei comuni del collegio e consiglieri regionali, tutti sarebbero nella lista nera del governatore. Da stabilire quale sia la migliore strategia: se annullare tutto e ripartire da zero o non toccare nulla per evitare ulteriori terremoti politici che potrebbero compromettere anche il governo regionale. A Napoli è già forte la spinta per il varo di un esecutivo politico mentre da Roma non mancano accuse al «sistema De Luca», che sostanzialmente avrebbe consegnato la Campania al Movimento 5 Stelle. A Palazzo di Città si attende un confronto proprio con De Luca o quantomeno all’interno della maggioranza. Ma al momento non risulterebbe nessun vertice in programma e di prossima convocazione. Insomma, silenzio più totale in attesa di conoscere i risultati ufficiali, le decisioni del governatore ma soprattutto la sorte di Roberto De Luca. Di certo nella lista nera compaiono anche i sindaci del collegio. Quindi Enzo Servalli di Cava de’ Tirreni che avrebbe consegnato un modesto risultato al Pd – e quindi al figlio del governatore – ma anche di Gianfranco Valiante (Baronissi) e di Vincenzo Sessa (Fisciano). Ma non solo. Le verifica toccherà anche ai consiglieri regionali. Quindi a partire da Tommaso Amabile fino a finire ai salernitani Franco Picarone e Luca Cascone.




Cirielli: «Boom 5 Stelle? Solo un voto di protesta»

Edmondo Cirielli torna in Parlamento. Il candidato di Fratelli d’Italia del collegio uninominale di Scafati è stato riconfermato per un posto alla Camera dei Deputati. La vera sorpresa però è Antonio Iannone, ex presidente della provincia di Salerno, che ha raggiunto l’obiettivo e vola in Parlamento. Edmondo Cirielli torna in Parlamento. Il candidato di Fratelli d’Italia del collegio uninominale di Scafati è stato riconfermato per un posto alla Camera dei Deputati. La vera sorpresa però è Antonio Iannone, ex presidente della provincia di Salerno, che ha raggiunto l’obiettivo e vola in Parlamento.

A Scafati lei ha raggiunto un buon risultato. Se l’aspettava?

«Si, siamo contenti del risultato, considerando che le persone volevano votare i 5 Stelle e la Lega. C’è stato un grande voto irrazionale di protesta che chiaramente ha punito i partiti più istituzionali. Giorgia Meloni piaceva tanto, era stimata da tutti ma era il voto razionale. Il voto irrazionale è stato questo. Ciò detto, abbiamo raggiunto quasi il 6% in provincia di Salerno, non possiamo che essere contenti del risultato ma il risultato diventa straordinario perché oltre a me – che sono stato confermato – è stato eletto Iannone. Quindi, a Salerno Fratelli d’Italia raddoppia la sua rappresentanza parlamentare. E’ un aumento del 100% quindi la vittoria vera, straordinaria, è proprio l’elezione di Iannone: abbiamo raddoppiato i parlamentari».

Il Movimento 5 Stelle è il primo partito. A cosa si deve, secondo lei, questo boom di consensi?

«La colpa principale è di Renzi e De Luca. Il disastro del Pd, le bugie, lo sfascio totale e la vicenda etico-morale con tutti gli scandali hanno fatto crollare il Pd e i loro voti sono andati ai 5 Stelle».

Il crollo del Pd si è registrato un po’ in tutta Italia, non solo a Salerno.«Certo, ma a Salerno il crollo è clamoroso perché nei sondaggi veniva dato al 30%. In Campania, il crollo del Pd ha consentito ai 5 Stelle di vincere in quasi tutti i collegi».Per Fratelli d’Italia lei si aspettava un risultato diverso?

«Guardando i risultati sono contento perché abbiamo quasi gli stessi risultati delle politiche della volta scorsa e non ci dimentichiamo che abbiamo avuto molti cambi di casacca, molti che ci hanno lasciato quindi anche all’ultimo secondo, circa il 6% è un risultato di cui siamo contenti».




«Mai un governo con Di Maio»

Erika Noschese

L’ex presidente della provincia, Antonio Iannone, è stato eletto senatore. Ad annuncialo, tra i primi, il neo eletto Edmondo Cirielli.

Dottor Iannone, si aspettava questo risultato importante per lei?

«Non mi aspettavo di arrivare al Senato nonostante l’impegno messo in campagna elettorale»

Lei si aspettava questo boom dei 5 Stelle?

«Si, gli ultimi giorni di campagna elettorale mi sono effettivamente reso conto del consenso che stavano ottenendo. L’avanzata dei 5 Stelle è dovuta sicuramente al crollo del partito democratico. Renzi e De Luca ormai sono la stessa cosa».

Il centro destra potrebbe mai allearsi con Luigi Di Maio?

«No, mai un governo di larghe intese con Luigi Di Maio. Noi di Fratelli d’Italia ci siamo mossi prima in questo senso firmando il patto anti-inciucio a Roma con la leader Giorgia Meloni».

Cosa pensa del reddito di cittadinanza? E’ una cosa fattibile, secondo lei?

«Il reddito di cittadinanza è qualcosa di impossibile da attuare. Ho l’impressione che non sappiano neanche loro come fare per mettere in atto questo. Alla prima chiamata rifiutata, il reddito di cittadinanza viene tolto. Ma lavoro non ce n’è, come potrebbe partire allora questa chiamata?».




«Accordo centro destra -5Stelle? Periodo ipotetico dell’impossibilità»

Erika Noschese

“È la gioia per il raggiungimento d’un obiettivo per il quale ho lavorato a lungo, sempre dalla stessa parte, sempre con Forza Italia, per una giustizia più giusta, per più società e meno stato, per una vita più serena per tutti”. A poche ore dalla sua elezione, il direttore Gigi Casciello commenta così la sua vittoria con la coalzione di centro destra alle politiche 2018. Il suo nome è rimasto in bilico fino alla fine mentre la notizia della vittoria del senatore uscente Enzo Fasano era certa fin dalla giornata di martedì. Casciello ci ha creduto fino alla fine e la passione per la politica, la vicinanza al territorio lo hanno premiato, entrando tra i banchi della Camera dei Deputati con Forza Italia, il partito che – per sua stessa ammissione – non ha mai tradito. Direttore, il centro destra ce l’ha fatta.

Lei è stato eletto alla Camera dei Deputati. Si aspettava di raggiungere questo obiettivo?

«Come Forza Italia abbiamo il miglior risultato della Campania, abbiamo evitato un tracollo per la politica in provincia di Salerno per questa avanzata incontrollabile del voto dei 5 Stelle. Abbiamo vinto il collegio del Cilento, l’unico collegio uninominale in Campania vinto da noi».

In quel collegio, tra gli sfidanti c’era l’ex sindaco Franco Alfieri la cui vittoria sembrava certa.

«Abbiamo fatto una campagna elettorale molto attenta su questo argomento».

Quali saranno i primi passi che lei ed il suo partito avrà intenzione di fare al Parlamento?

«Bisogna capire quali sono le condizioni. Sicuramente, uno degli argomenti su cui saremo molto attenti, a tutela dei cittadini, è che ai cittadini campani venga restituito il diritto di aderire al condono fiscale che fu negato nel 2003».

Il crollo del Pd a cosa si deve, secondo lei?

«Il crollo del Pd è dovuto sicuramente agli errori di Renzi. Sul territorio in provincia di Salerno è un momento di ribellione di fronte ad un potere invasivo, eccessivo, familistico, rappresentato da De Luca».

Il Movimento 5 Stelle ha vinto in 32 collegi su 33. Un risultato importante. Ve lo aspettavate?

«Certo, quando uno non fa una proposta ma dice che a chi non lavora verrà dato il reddito di cittadinanza di oltre 1500 euro al mese, mi pare evidente ci sia un problema. Questa storia del reddito di cittadinanza è una follia ma c’è chi ha creduto a questa cosa e li ha votati».

Il centro destra è la prima coalizione mentre i pentastellati sono il primo partito politico. Secondo lei, cosa bisogna fare ora per governare?

«Bisogna trovare le condizioni per fare un governo a guida centro destra. È ancora troppo presto per parlarne ma è sicuramente questo l’obiettivo».

Il centro destra potrebbe mai coalizzarsi con Luigi Di Maio?

«Mai, penso».

E se lo facesse la Lega?

«No, credo sia un periodo ipotetico dell’impossibilità. Gli alleati del centro destra sono tutti leali».

Casciello subito dopo la vittoria ha voluto ringraziare Enzo Fasano, Marzia Ferraioli (a cui è andata la vittoria nel collegio del Cilento), la leader campana Mara Cargafna “Mi attendono, ci attendono, giorni di lavoro intenso. Garantisco di vivere ogni istante con la passione e l’impegno di sempre”, ha poi aggiunto infine.




«Il crollo del Pd? Spero sia la fine del sistema De Luca»

Erika Noschese

Tra gli sconfitti di questa tornata elettorale c’è anche Gennaro Esposito, militante di Fratelli d’Italia che era candidato alla Camera dei Deputati, nell’uninominale di Salerno. Tra gli sconfitti di questa tornata elettorale c’è anche Gennaro Esposito, militante di Fratelli d’Italia che era candidato alla Camera dei Deputati, nell’uninominale di Salerno.

A cosa si deve questo risultato dei 5 Stelle e come mai il centro destra ha ottenuto un risultato inferiore, soprattutto rispetto agli altri anni.

«Io penso che la politica sconta un difetto di carattere generale, prescindendo dalle bandiere e questo difetto della politica di essersi allontanata dalle esigenze della politica, si è tramutato in un rigurgito elettorale a favore dei 5 Stelle. E’ una vicenda che non ha un senso compiuto rispetto ad una logica e rispetto al futuro del popolo. Però, il popolo è sovrano e dunque va rispettato l’esito elettorale».

Per quanto riguarda i risultati del centro destra, la Lega primeggia su Forza Italia. 

«Evidentemente, Forza Italia non ha saputo interpretare con il messaggio programmatico le esigenze che il popolo ha manifestato. Molto meglio ha fatto Salvini che comunque sia lancia un messaggio populistico di pari contenuto, a mio avviso, rispetto a quelli dei 5 Stelle. Probabilmente, riusciranno a fare un governo insieme ma non a governare questo Paese».

Il risultato di Fratelli d’Italia se l’aspettava o puntavate a qualche voto in più?

«Io avevo aspettative un po’ differenti però rispetto alla débacle generale e alla mancata riuscita di un’attività politica che comunque è voluta essere, parlo di quella della Meloni, in mezzo alla gente per provare a dare delle risposte, rispetto a questo mancato risultato penso che sul mio collegio abbiamo mantenuto il livello degli anni precedenti».

Il crollo del Pd a cosa è dovuto, secondo lei?

«A me pare chiaro che le menzogne di Renzi, di tutto l’apparato, le frammentazioni interne, logiche clientelari dell’altro secolo, si sono ritorte contro».Per Salerno crede sia la fine del sistema De Luca?«E’ il mio auspicio. Anche per questo ho combattuto la mia battaglia».