Scafati. Allagamenti, bastano”Quindici minuti” e la città va in tilt

Di Adriano Falanga

“Ciascuno avrà 15 minuti di fama” scriveva Andy Warhol nel 1968. Scafati pure ha i suoi quindici minuti famosi, tanti quanti ne bastano per mandare la città in tilt. Quindici minuti di pioggia intensa e si ferma la Circumvesuviana, sotto un metro di acqua. Questo perché l’acqua che scorre (allagandola) su via Passanti finisce in ciò che oggi è diventata una vasca di laminazione naturale, l’incrocio tra via Battisti e via Martiri D’Ungheria. Naturalmente a diventare un canale veneziano è anche la stessa via Battisti. E’ allarme maltempo per questo fine settimana scafatese, che porterà con se gli ultimi scampoli di festività natalizie. Già ieri pomeriggio la città è finita nel caos, quando i famosi “15 minuti di pioggia” hanno provocato allagamenti in ampie zone della città. Via Passanti, via Nuova San Marzano, via Lo Porto, via Cesare Battisti, via Terze, l’elenco è sempre lo stesso. A finire sommersi dall’acqua box, scantinati ed esercizi commerciali. Paura in via Sant’Antonio Abate, in contrada Cappelle, dove intorno alle 14 la caduta di un fulmine ha mandato in tilt gli impianti elettrici, oltre ad aver danneggiato diverse televisive e bruciato gli apparecchi tv ad esse collegate. Fortunatamente nessun danno fisico a persone. Dopo qualche ora la situazione è tornata nei limiti di tolleranza. Perché Scafati è così, bastano 15 minuti per metterla in ginocchio.




Scafati. Speciale allagamenti: le responsabilità, e il dibattito sul canale Conte Sarno

Di Adriano Falanga

Allagamenti a Scafati, è scontro sulle possibili soluzioni per evitare che la città finisca sommersa ad ogni pioggia. Un dato però è certo ed accomuna tutti: il fenomeno si è accentuato dopo la chiusura del canale Conte Sarno. Chiaramente, anche la cementificazione selvaggia e incontrollata ha contribuito in maniera non indifferente. Si è costruito sui canali naturali, le città si sono espanse ma i sottoservizi e le infrastrutture, come la rete fognaria, è rimasta quella di una trentina di anni fa, e oggi si presenta sottodimensionata, incapace di accogliere e smaltire le masse d’acqua dalla superficie. Complice anche la scarsa manutenzione di quel poco che rimane, e un necessario dragaggio dei canali del Sarno, che con il tempo e l’incuria hanno perso gran parte della loro portata. E Scafati era chiamata la piccola Venezia perché divisa in più tronconi dal fiume Sarno e dai suoi canali, non certo perché era sommersa dall’acqua, come oggi. Le alluvioni erano certamente possibili, ma poco frequenti e vedere il centro città finire sotto mezzo metro di acqua era un caso eccezionale, quasi sempre conseguenza di piogge incessanti e abbondanti. Oggi il fenomeno è diventato routine, segno evidente di una città urbanisticamente al collasso, e anche mezz’ora di pioggia intensa è capace di mettere l’intera città in ginocchio. Tutto questo naturalmente comporta danni alle colture, al manto stradale, alle cantine, ai negozi, alle auto, ed ogni volta diventa un gioco forza per intere famiglie poter lasciare il proprio appartamento.

3 scafati allagamenti 3 Certo è che le responsabilità affondano negli anni e sono equamente divise tra le amministrazioni comunali che si sono succedute, colpevoli di non aver mai scelto politiche urbanistiche rivolte verso il rispetto e la tutela dell’ambiente, tenendo conto delle difficoltà idrogeologiche, e non risulta, ad oggi, nessuna politica comunale di incentivo a costruire secondo questi criteri. Pasquale Aliberti si sfoga, la sua soluzione del problema sta nel completamento della rete fognaria. “La realizzazione della rete fognaria è un dato di fatto. Opera da 37 milioni di euro già partita. Tempi? Almeno 18 mesi. Altre due stagioni di piogge prima di avere dei notevoli miglioramenti e un’opera di urbanizzazione colossale”. Responsabilità amministrative non vuole averne il primo cittadino, è un tema che va oltre le competenze dell’ente locale, a suo dire. “Cosa avrei dovuto fare di più per fermare le acque che arrivano dai paesi vesuviani? Sicuramente avviare la realizzazione della opera di dragaggio del progetto Grande Sarno che prevede anche vasche di esondazione – continua Aliberti – Dopo aver ottenuto il finanziamento di 210 milioni di euro la maggioranza dei sindaci e degli ambientalisti si è opposta al Tar e al Consiglio di Stato. Unico comune a difendere il progetto davanti al Tribunale Amministrativo è stato Scafati. Ho fatto più delle mie competenze e i cittadini che davvero hanno seguito la problematica sanno bene del grande lavoro che abbiamo fatto anche per modificare il progetto iniziale della rete fognaria che va avanti spedito”.

CANALE CONTE SARNO: i pro

Nato nel 1593 quando il conte di Sarno Muzio Tuttavilla decise di portarvi le acque del fiume omonimo, al fine di sfruttarle per la macinazione delle farine e la produzione delle paste alimentari, il canale Conte Sarno è stato chiuso una ventina di anni fa quando, a seguito di lavori per il suo ampliamento, ci si è accorti che questi poteva creare problemi all’area archeologica di Pompei. Da allora, complice la cementificazione urbana, il fenomeno degli allagamenti è degenerato. A Scafati sono in molti a chiederne la sua riapertura, diverse le raccolte firme ad opera di comitati di cittadini. Non mancano anche esponenti istituzionali, come il consigliere di maggioranza Mimmo Casciello e il presidente del Consiglio Comunale Pasquale Coppola. “Per centinaia di anni il Conte Sarno ha svolto egregiamente il suo compito, non vedo perché oggi non potrebbe essere riutilizzato”, spiega Coppola. E del resto, anche i progettisti della nuova rete fognaria lo hanno suggerito nella loro relazione. “Il riutilizzo del canale Conte Sarno risolverebbe gran parte dei problemi di raccolta e smaltimento delle acqua meteoritiche si legge nel documento –  esso infatti raccoglierebbe tutti i contributi meteorici prodotti dal territorio che, in destra, è situato a monte di Scafati, convogliandoli direttamente a mare senza aggravare il sistema di drenaggio scafatese che, come risulta anche da esperienze e da calcoli idrologici e idraulici eseguiti, è sovraccarico ben al di là delle proprie possibilità di smaltimento”.

FERRARA: Conte Sarno, una chimera, comuni responsabili di non aver investito in politiche ambientali

Carmine Ferrara“Leggo da più parti, come ad ogni occasione di allagamento, il solito refrain del riutilizzo del Canale Conte Sarno. Premesso che un limitato riutilizzo di un tratto finale di circa 800 metri è previsto dal Grande Progetto “Completamento della riqualificazione e recupero del fiume Sarno”, detto erroneamente “Grande Sarno” (come completamento della seconda foce), la sbandierata “rifunzionalizzazione idraulica” di tutto il Canale Conte Sarno si presenta come una pericolosa chimera”. Carmine Ferrara, presidente dell’associazione Amici del Sarno, è certamente uno dei maggiori esperti e conoscitori del corso d’acqua che da risorsa è diventato un problema ambientale e sanitario per i territori che attraversa. “Innanzitutto il Canale Conte Sarno non ha mai svolto la funzione di grondaia del Vesuvio, come da più parti leggo, essendo stato realizzato per fornire energia idraulica ai mulini di Torre Annunziata, e svolgendo un residuo ruolo irriguo. La disastrosa cementificazione dello stesso canale, avvenuta tra il 1981 ed il 1995 ha solo sventrato un lungo tratto del nostro territorio da Sarno a Pompei, con enorme spreco di danaro pubblico, circa 140 miliardi di vecchie lire, per realizzare uno scatolare di cemento armato, ormai totalmente deteriorato e costruito con criteri che oggi non sono a norma. Per cui spiega ancora Ferrara –  in caso di rifunzionalizzazione, andrebbe totalmente rifatto, dopo aver, naturalmente, scavato il vecchio defunto, consistente in molte centinaia di migliaia di metri cubi di cemento armato contaminato, difficilmente smaltibile, insomma un’opera dai costi immensi dai tempi di realizzazione ultradecennali, che non può avere tifosi se non nei sostenitori della filosofia delle Grandi opere”. Ma non sempre è tutta colpa della Regione, secondo Ferrara. “Mi chiedo come mai molti Comuni scaricano ogni responsabilità sulla Regione, che pur ne ha, essendo l’Ente preposto alla realizzazione di progetti inerenti la mitigazione del rischio idraulico, ma non si impegnano, come accade altrove, a fare quanto di propria competenza in materia di allagamenti”. Esistono soluzioni definitive, adottate dagli enti che usano tecniche più avanzate e sostenibili. “Il Grande Progetto Sarno, sia ben chiaro, da solo, anche se fosse realizzato, non risolverà tutti i problemi di allagamento del comparti medio Sarno e foce Sarno, non essendo stato progettato per mitigare il anche il rischio idraulico proveniente dal versante orientale del Vesuvio e, a parte il Comune di Poggiomarino, che io sappia, che ha adottato un minimo di regole per la mitigazione del rischio idraulico, molti altri enti sono totalmente inerti in materia”. I Comuni hanno delle loro colpe: “sarebbe opportuno inserire nei PUC l’obbligo di realizzazione di parcheggi drenanti per le nuove costruzioni, la realizzazione di serbatoi di accumulo di acqua piovana per uso industriale ed agricolo, la realizzazione di fasce tampone boscate ai lati di fiume e canali (lì dove è possibile) con duplice funzione di depurazione delle acque piovane (fitodepurazione) che ruscellano nei fiumi, e l’incentivazione di tetti inverditi, con funzione di isolamento termico e ritenzione di acque zenitali. Insomma, proprio a causa di questa cultura dello scarica barile e per lo sbandieramento di “soluzioni miracolose” che ci troviamo in ritardo di oltre quarant’anni per la soluzione dei problemi inerenti il rischio idrogeologico” aggiunge Carmine Ferrara. Politiche ambientali, queste sconosciute. Del resto Scafati ha speso oltre 40 milioni di euro di fondi europei per la riqualificazione urbana, ma non ha investito un solo euro nell’adeguamento sismico delle strutture pubbliche e nella prevenzione del rischio idrogeologico. “Aggiungo che queste proposte da realizzare localmente darebbero lavoro a professionisti e manovalanza locale, cosa praticamente impossibile con le grandi opere”. Ed infatti, l’unica azienda scafatese impegnata nel Piu Europa era la Tyche srl, che doveva realizzare il Polo Scolastico. Doveva, perché il resto è storia nota




Scafati. Allagamenti, al via le pulizie delle caditoie. Alcune sono state asfaltate

Di Adriano Falanga

La città si allaga, anche laddove non dovrebbe, e in certe zone c’è un qualcosa che amplifica, piuttosto che ridurre, il fenomeno. Sono le caditoie, meglio noti come i tombini di scolo della rete fognaria. L’infrastruttura è chiaramente vetusta, carente e precaria per far fronte alle forti portate d’acqua che si generano sulla superficie, ma spesso non riesce neanche a far fronte al carico per cui è stata progettata. Colpa delle caditoie ostruite, in alcuni punti addirittura coperte dai recenti lavori di riasfaltatura del manto stradale. E’ così a via Domenico Catalano, via Luigi Sturzo e via Giacomo Mateotti, dove i tombini di scolo sono pressoché inesistenti, contrariamente alla normativa che li vuole presenti ogni tot metri. E quelle poche che ci sono, sono ostruite. Ecco spiegato il motivo per cui l’angolo tra corso Trieste e via Sturzo si allaga, isolando di fatto il centro storico. In alcuni punti l’acqua arriva ai fari delle auto e spesso si è reso necessario l’intervento dei pompieri per liberare le auto in panne.

1-2-caditoie-ostruite 1-2-caditoie-ostruite2Tocca alla Gori la manutenzione del sistema fognario, ma è compito del Comune la pulizia delle caditoie. E così la giunta comunale corre ai ripari e stanzia 25 mila euro per la loro manutenzione. Fondi, si legge nella delibera, prelevati dal capitolo di bilancio destinato alla manutenzione ordinaria immobili comunali e scuole. “Le caditoie ostruite non drenano l’acqua, lasciando che questa scorra sulla sua superficie senza finire nella fognatura sottostante. Come amministrazione abbiamo già deliberato in tal senso, e stiamo provvedendo alla pulizia dei tombini ostruiti. Chiaramente questo non risolve il problema – spiega Raffaele Sicignano, assessore a Bilancio e Manutenzione – ma almeno può ridurre i disagi in alcune zone. Per quanto rientra nelle nostre competenze”. Volendo essere polemici, trattandosi di manutenzione ordinaria, forse si dovrebbe intervenire prima, e tramite un crono programma preciso e dettagliato. Ma la manutenzione, è cosa nota, è una spina nel fianco di Palazzo Mayer.

LE PROTESTE

1-pompieri-corso-triesteE’ stato un week end da dimenticare per gli scafatesi, quello che secondo i pessimisti è solo un anticipo di ciò che sarà “servito” durante i mesi invernali. La città si allaga, spesso anche con una certa facilità, tanto da costringere intere famiglie ad essere chiuse in casa. “Torna la pioggia e tornano puntuali gli allagamenti a Scafati. Un appuntamento oramai risaputo a cui l’Amministrazione si fa trovare, come di consueto, impreparata: ritardo nella realizzazione della rete fognaria i cui lavori acuiscono ulteriormente il problema, mancanza di manutenzione ordinaria, anche quella più banale come la pulizia delle caditoie, lavori di rifacimento del manto stradale fatti male, dalle  pendenze alle buche che subito si formano – Così Margherita Rinaldi, Pd – cittadini sequestrati in casa,  costretti a spalare acqua e fango dalle proprie abitazioni. Scene che si ripetono ogni anno a cui non si pone alcun rimedio. Certo il problema è più grande ed ha più concause ma questa Amministrazione non fa neppure il minimo di sua competenza, preferendo come al solito lo scaricabarile piuttosto che essere vicino ai cittadini, non con attestati di solidarietà ma con risposte concrete”. “ Ancora una volta gli abitanti di corso Trieste così come quelli di via Terze e di via Nuova San Marzano, ma anche altri residenti di diverse aree periferiche cittadine, hanno vissuto una domenica infernale, subendo numerosi danni – così il meet up grillino di Scafati in Movimento – Come è possibile che nonostante le sfilate e le passerelle delle campagne elettorali degli ultimi 10 anni alla fine il problema, non solo non si risolve, ma aumenta piuttosto che diminuire? Questa non è una battaglia nei confronti dell’amministrazione comunale, provinciale o regionale ma è una battaglia di dignità e civiltà. Dov’è la sicurezza e quali rischi ci sono per la salute? Si può chiamare civile un paese che di fronte ad episodi di questo tipo si preoccupa più di beghe politiche e giudiziarie, piuttosto che degli effettivi rischi e disagi corsi da centinaia di persone sparse nei vari centri cittadini? È finito il tempo delle accuse e quello della dietrologia – incalzano gli attivisti – è arrivato il momento di battersi anche con gli organi sovracomunali per ottenere la dignità i servizi che davvero renderebbero i cittadini orgogliosi di Scafati. Basta teatrini”. Getta acqua sul fuoco l’assessore all’Urbanistica Nicola Acanfora: “Se mi guardo intorno vedo non una città, non l’agro nocerino sarnese ma mezza Italia sott’acqua, si chiama rischio idrogeologico”. In stile veneziano la proposta del consigliere di maggioranza Diego Del Regno. “Premesso che se da un lato è vero che il compito di risolvere definitivamente il problema degli allagamenti è di natura sovra-comunale (Arcadis col Grande Progetto Sarno), è pur vero che dobbiamo cercare di alleviare i disagi che questi eventi portano ai cittadini – osserva l’alibertiano – al fine di evitare ulteriori danni ai genitori che, non accompagnando i figli a scuola per l’acqua alta, hanno problemi con il lavoro o a coloro che devono ricevere medicinali o debbano raggiungere mezzi pubblici, propongo – dopo aver individuato i punti critici e se possibile – l’approvvigionamento di passerelle rialzate da installare in previsione di forti piogge. Per un motivo diverso, potremmo tornare ad essere la Piccola Venezia”

ALIBERTI CHIAMA DE LUCA: “SUBITO UN TAVOLO TECNICO”

“Alla prima pioggia i paesi dell’Agro e del vesuviano sono stati costretti in ginocchio. La giornata di domenica – ha dichiarato il primo cittadino Pasquale Aliberti – è stata a dir poco drammatica, per la protezione civile, il volontariato e i cittadini scafatesi, che non sono stati in grado, da soli, di tamponare gli enormi disagi. Il tutto, infatti, è stato gestito con risorse esigue. Quanto accaduto ieri, è la dimostrazione che non possiamo più attendere. E’ vero che esistono e sono una realtà progettazioni, gare d’appalto, interventi per i territori più colpiti, ma la soluzione definitiva al problema degli allagamenti prevede tempistiche più lunghe. L’appello alla Regione Campania e al presidente De Luca è, pertanto, quello di convocare ad horas un tavolo tecnico con i sindaci dell’Agro e del vesuviano e i tecnici regionali, per capire come affrontare l’emergenza quotidiana, qualora si ripresenteranno le stesse condizioni di calamità naturale, nonchè l’eventualità di incrementare mezzi e uomini con una compartecipazione della Regione, attraverso una collaborazione tra enti. Si chiede, pertanto, un intervento immediato, nel pieno rispetto delle istituzioni e delle opere che si stanno mettendo in campo”.




Nocera Inferiore. Via Canale, il parcheggio in un lago d’acqua e fango

12804038_10208740827820986_1097821283_n12804033_10208740827980990_1676038464_n (1)12784707_10208740827100968_2078289028_n12784622_10208740827500978_138302584_n12804033_10208740827980990_1676038464_n12784577_10208740829021016_1706972668_ngallerygalleryNOCERA INFERIORE. Mentre l’Amministrazione pensa all’automatizzazione delle aree sosta, il parcheggio di via Canale si trasforma puntualmente in una mega pozzanghera di acqua e melma. Succede ad ogni forte pioggia tra le mille proteste degli automobilisti che quotidianamente affollano l’area. Anche ieri mattina il numero dei posti auto invasi dall’acqua era di gran lunga superiore a quello dove era possibile parcheggiare, ma nessun cartello all’ingresso dell’area avvertiva dell’evidente disagio e dei possibili disservizi. Molte persone dopo avere fatto un giro del parcheggio si sono viste costretti ad andare a cercare sosta altrove, mentre qualche distratto o noncurante ha parcheggiato ugualmente per ritrovarsi, una volta sceso dalla macchina, con acqua e fango fino alle caviglie. L’ennesimo episodio che si verifica a pochi giorni dalla sigla del contratto tra la Nocera Multiservizi e la Parkit, società che si è aggiudicata la gara d’appalto per l’automatizzazione delle aree sosta, progetto che prevede la sostituzione dei vecchi gabbiotti con sportelli automatici che funzioneranno senza personale H24. Insomma, si pensa a modernizzare il parcheggio con nuovi onerosi contratti mentre l’area risulta effettivamente abbandonata a se stessa e necessiterebbe di non pochi lavori di adeguamento. Ci si  chiede, ad esempio, perché la superficie non sia stata mai coibentata o perché non si stata realizzata una canalizzazione per la raccolta delle acque reflue o impianto “prime piogge”. L’area non risulta nemmeno asfaltata ed è spesso ricettacolo di immondizia oltre a mancare completamente la segnaletica orizzontale, dettaglio che induce spesso i parcheggiatori ad occupare più spazio  del necessario per posteggiare l’auto a discapito degli altri utenti. La ragione si tanta incuria non è conosciuta ai molti, ma potrebbe essere collegata allo stato di incertezza che regna sull’area, da oltre un trentennio oggetto di controversie e battaglie legali tra il Comune e i vecchi proprietari. Sull’area pende infatti, una sentenza che già nel 2015 avrebbe dovuto costringere l’Amministrazione alla restituzione ma il Tribunale avrebbe deciso di esprimersi sulla vicenda solo nel prossimo 2017. Fino ad allora via Canale rimarrà in quello stato o i cittadini potranno sperare in un adeguamento del parcheggio?gallery




Scafati. Allagamenti, ogni volta si rischia la tragedia. Aliberti scrive al Prefetto

Di Adriano Falanga

Non è chiaro se si tratta di pazienza o di rassegnazione, ma gli scafatesi sembrano averci fatto l’abitudine a restare bloccati nei giorni di pioggia. L’allarme è oramai costante, non bastano più giorni intensi, ma ci vogliono dieci minuti fitti e la città intera si paralizza. Diventa tutto maledettamente difficile, uscire per andare a lavoro, accompagnare i figli a scuola, oltre a ritrovarsi case, negozi, box e auto sommersi da acqua. Salta la viabilità, e anche un mezzo di soccorso ha non poche difficoltà a raggiungere un punto di chiamata. Criticità notevoli, che rischiano di trasformarsi ogni volta in tragedia. Una città intera in preda all’incapacità delle Istituzioni di fornire risposte immediate. Non da meno un rischio sanitario dovuto ai depositi dei fanghi che lascia il Sarno ad ogni esondazione. E’ chiaro che non basta affatto chiudere le scuole, oppure annunciare lo stato d’allerta. Quella che era un’impressione, appare lentamente come certezza: Scafati si allaga troppo facilmente, perché? Quali le cause? Una risposta la fornisce il primo cittadino Pasquale Aliberti, che parla di dragaggi a monte che aumenterebbero la portata d’acqua che defluisce a Scafati. Presa carta e penna, il sindaco interpella il Prefetto. “Dragare a macchia di leopardo per risolvere singole situazioni vuol dire peggiorarne delle altre. A Scafati con poche gocce d’acqua ci allaghiamo più di altri anni in alcuni punti nevralgici come Piazza Garibaldi e via Ortalonga – spiega Aliberti –  Di fronte al silenzio della Regione e degli enti sovracomunali l’unica speranza è che si possa organizzare un tavolo tecnico serio e produttivo nell’interesse di tutti. Il nostro punto di riferimento a questo punto rimane solo il Prefetto a cui abbiamo scritto”. Ogni bollettino meteo avverso a Scafati diventa un allarme. Nella giornata di ieri si è rischiato l’allagamento del Palazzo Comunale e dell’intero centro storico, a causa di una spaventosa piena che ha trascinato con se detriti e rifiuti, accumulatisi all’altezza delle chiuse della Traversa Scafati, nei pressi dello storico ponte di Piazza Vittorio Veneto. Una tensione palpabile che è sfumata solo quando il cielo ha mostrato schiarite. Vigili Urbani impegnati fin dalle 5 del mattino, a monitorare le aree a rischio quali via Roma, piazza Garibaldi, via Passanti, via Nuova San Marzano, via Terze, via Lo Porto. Tutte finite puntualmente sott’acqua. Protestano i genitori, costretti ad accompagnare i figli a scuola nonostante i disagi. Considerato il problema, è chiaro anche che non è praticabile la chiusura delle scuole anche nei giorni di ordinario maltempo. Il problema purtroppo non è la pioggia abbondante, ma la città, incapace oramai di gestirla.

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Scafati. Allagamenti, solito copione. Benvenuto Autunno

Di Adriano Falanga

Benvenuto Autunno, la città di Scafati, dopo un’estate molto calda, ritorna alla sua autunnale quotidianità. E riscopre di avere un problema irrisolto: gli allagamenti. Un’ora di pioggia battente, intensa, e la città si paralizza. Monta la rabbia di chi, nei pressi di piazza Garibaldi, si è ritrovato il box auto sommerso. Ad aggravare la situazione l’orario di punta dovuto all’uscita scolastica, che ha intensificato il già pesante disagio. Auto in panne in via Passanti e in via Cesare Battisti, dove la lava d’acqua proveniente dal vesuviano si è riversata in piazza Vittorio Veneto, allagando gli esercizi commerciali e interrompendo il deflusso veicolare. “Macchine da demolire, garage da ristrutturare, un giorno di assenza a lavoro. Una frase dei vigili del fuoco “qui non si dovrebbe vivere”, che ti resta in gola perché si pagano affitti alti e tasse senza aspettative. E’ una situazione che ti lascia a denti stretti e non per sorridere – lo sfogo della signora Michela su Facebook, uno dei tanti – Ne abbiamo viste molte di situazioni buffe ma tutte creano disagio, dall’impossibilità di muoversi a quella di aprire un negozio. Si continua solo a perdere”.

Vigili del Fuoco allertati nel centro storico, dove gli allagamenti sono provocati anche dalle caditoie ostruite del vecchio e parziale sistema fognario. Impossibilitati ad uscire da scuola i bambini delle medie Falco di San Pietro. Fortunatamente il Sarno non ha rotto gli argini, gli allagamenti sono dovuti solo alla pioggia. Secondo l’amministrazione di Pasquale Aliberti il problema sarà risolto non appena terminati (semmai cominceranno) i lavori della nuova rete fognaria. L’ultimo comunicato di Palazzo Mayer è datato 1 agosto e ne annunciava l’avvio nel mese di settembre, procedendo poi per tappe. Lavori del costo di 37 milioni di euro e un cantiere “inaugurato” dall’ex governatore Stefano Caldoro il 20 maggio scorso, poco prima delle elezioni regionali. “L’avvio dei lavori, probabilmente creerà qualche disagio alla viabilità ma è un sacrificio che vale la pena affrontare, è un grande risultato, un obiettivo che la Città chiedeva da oltre un trentennio” spiegava il primo cittadino. Per ora purtroppo gli unici disagi sono (ancora) quelli degli allagamenti.

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Saltano le tubature, chiuso il Vestuti

di Francesco Carriero

Saltano le tubature, lo stadio Vestuti resta chiuso. La pioggia incessante di questi ultimi giorni ha mietuto la sua prima vittima: l’impianto idrico della storica struttura sportiva salernitana. Nel pomeriggio di ieri, infatti, molto probabilmente a causa di un’occlusione negli impianti di scarico dovuta proprio alle violenti precipitazioni che hanno funestato la città per tutta la settimana, le tubature dello stadio Vestuti sono scoppiate, costringendo gli operatori comunali a chiudere la fornitura di acqua alla struttura. Nulla si è potuto fare, in attesa degli interventi di riparazione, se non chiudere le porte della struttura alle tantissime società sportive che li svolgono i propri allenamenti, lasciandole senza un posto dove andare. Lo storico impianto, che ospita la suo interno oltre al campo da calcio e alla pista di atletica numerose palestre per la boxe, scherma ed arti marziali, non è nuova a questo tipo di cedimenti strutturali: lo scarso anno, sempre a causa della pioggia, si registro un cedimento del soffitto all’interno del tunnel che dagli spogliatoi conduceva al campo da gioco, mentre due anni fa, dopo una serie di giornate in cui si registrarono precipitazioni, un pesante cancello che delimitava la pista di atletica, cadde al suolo fortunatamente senza conseguenze per gli atleti presenti al momento. Inoltre, in diversi punti della facciata principale e della vecchia gradinata si registrano, quasi quotidianamente crolli di intonaco. La situazione del Vestuti, unica struttura in città in cui è presente una pista d’atletica e campo che storicamente ospita gli allenamenti del rugby e del football americano delle squadre della nostra città, sta mandando su tutte le furie le società sportive che con il Comune di Salerno hanno firmato il contratto d’uso: «La struttura, al di là dei progetti futuri – ha commentano Vincenzo Cusati, presidente degli Eagles Salerno american football team – ha bisogno di interventi urgenti di messa in sicurezza nonché di manutenzione ordinaria. Questa chiusura, che speriamo non si protrarrà per molto, ci costringe ad andarci ad allenare in altre strutture con ricadute economiche sulla nostra società non indifferenti. In una città in cui poco si fa per gli sport minori, questa situazione ci penalizza tremendamente». In attesa, quindi, dei prossimi sviluppi sulla messa a nuovo, lo storico stadio sembra esser condannato ad un limbo: da un lato la mancanza di manutenzione che mette in evidenza i limiti strutturali dovuti all’età del Vestuti; dall’altra il progetto di riammodernamento, lontano anni luce dalla posa della prima pietra.




Rischiano di annegare in auto nel sottopassaggio di via San Leonardo

Rischiano di annegare in auto al sottopasso di via San Leonardo. Insieme a quello di via Dalmazia, il sottopasso che collega il Ruggi allo stadio Arechi è il più pericoloso della città: ogni pioggia un allagamento. Quello di ieri sera ha rischiato di essere fatale per quattro persone a bordo di una vettura rimasta impantanata proprio sotto il ponte della estrema zona orientale di Salerno. Il fortissimo temporale di ieri sera ha fatto sì che si allagasse tutto e che l’acqua arrivasse ben presto a raggiungere i finestrini dell’automobile. I Vigili del Fuoco si sono letteralmente tuffati in acqua per salvare dall’annegamento le quattro persone rimaste incastrate nella loro auto. Solo il tempestivo intervento dei caschi rossi ha evitato il peggio. Sono state due ore di intenso lavoro per i caschi rossi alle prese con numerose emergenze tra Salerno e Pontecagnano. Una quarantina le richieste di intervento per appena due ore di pioggia che hanno creato problemi, in particolare, nella zona industriale ed a Pontecagnano dove si è registrato il maggior numero di interventi dei Vigili del Fuoco alle prese anche con lievi movimenti franosi e con la rimozione di alberi caduti sulla sede stradale.