Il prof. Olivieri presenta il “report” della Reumatologia 2016 e fissa gli obiettivi per il 2017

i ricercatori Irel

i ricercatori Irel

il prof. Olivieri con il suo staff

il prof. Olivieri con il suo staff

POTENZA – “La Reumatologia in Basilicata, report 2016 e obiettivi 2017” questo il titolo e il tema di un’interessante tavola rotonda tenutasi venerdì 24 marzo presso la sala conferenze della A.O. San Carlo di Potenza, organizzata dal luminare reumatologo, prof. Ignazio Olivieri, past-president S.I.R. (Società Italiana di Reumatologia) titolato direttore la predetta branca specialistica, organizzatore del 17° congresso internazionale sulla malattia di Bechet (svoltosi a Matera dal 15 al 17settembre 2016)  autore di numerose pubblicazioni e articoli di Reumatologia su prestigiose riviste internazionali del settore ha collezionato una serie infinita di attestati e riconoscimenti, non ultimo e a furor di popolo, quello di “Lucano dell’anno” (2016). Ricco ed autorevole il parterre delle Autorità intervenute: il presidente della Regione Basilicata on. Marcello Pittella, il presidente il Consiglio Regionale on Franco Mollica, il sottosegretario al MIUR (Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca) on. Vito De Filippo, il direttore generale della A.O. “San Carlo” dott. Rocco Valletta, il direttore generale del Dipartimento Salute dott. Vito Pafulli, il direttore generale l’ASM di Matera dott. Pietro Quinto, il direttore generale dell’IRCCS CROB di Rionero in Vulture dott. Giuseppe Cugno; assente per malattia il direttore generale dell’ASP di Potenza. Ha moderato i lavori, la dott.ssa Maria Rita Montebelli, medico internista presso la Fondazione Policlinico Agostino Gemelli e autorevole firma del quotidiano Sanità. Questi i numeri del successo: nel 2016 sono stati eseguite 13.500 prestazioni di cui 2.000 prime visite, 291 ricoveri ordinari e 84 DH. Per quanto attiene i ricoveri ordinari, il 42% proviene dalla Basilicata e il 58% da: Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Lazio, Abruzzo, Molise, Piemonte; mentre il 75% dei DH, proviene dalla Basilicata e il restante 25% da: Campania, Calabria, Puglia, Lombardia, ecc. La Reumatologia dell’A.O. San Carlo è dotata di 8 posti letto di degenza ordinaria e 4 di day hospital, si occupa della diagnosi, cura e ricerca di tutte le malattie reumatiche, tra cui le spondilo-artriti (spondilite anchilosante, artrite psoriasica, artrite reattiva, artrite associata a colite ulcerosa e alla malattia di Crohn, forme indifferenziate, malattia di Behcet); ed effettua, le seguenti indagini strumentali: capillaroscopie, ecografie, densitometria ad ultrasuoni, morfometrie. Compongono lo staff  medico che supporta il prof. Olivieri, i dirigenti medici: Maria Stefania Cutro, Salvatore D’Angelo (consigliere nazionale SIR), Vincenzo Giasi, Pietro Leccese, Matilde Magaldi, Gianna Mennillo, Maria Montaruli, Giovanni Peruz e dulcis in fundo la prof.ssa Angela Padula (consorte del prof. Olivieri e medico di alto spessore scientifico e doti umane). Ad introdurre il Report 2016 della Reumatologia, (il tradizionale appuntamento annuale con cui il prof. Olivieri e il suo team, presentano i dati di un intero anno di duro lavoro) è il stato il Presidente della Regione on. Marcello Pittella il quale ha detto: “La firma del contratto da parte dei cinque ricercatori dell’Irel è un segnale di speranza che come Basilicata lanciamo ai giovani. Abbiamo deciso di continuare a investire nell’Istituto reumatologico lucano e in Olivieri perché la Basilicata è competitiva sul fronte della ricerca e grazie anche a questi asset abbiamo potuto riconquistare la posizione di Regione benchmark in Sanità”. Gli fa eco il prof. Olivieri che ha detto “Con l’assunzione di cinque ricercatori, tre medici e due biologi compiamo un ulteriore passo in avanti sul percorso verso l’Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) reumatologico. I tre ricercatori clinici si occuperanno della Malattia di Behçet, un asset strategico delle nostre attività e di sclerosi sistemica; mentre i due ricercatori biologi, lavoreranno in laboratorio sulla Genetica delle patologie reumatiche e l’Immunopatologia”. Altra novità anticipata dal presidente Pittella “l’avvio a breve di un corso di laurea in medicina in lingua inglese al Madonna delle Grazie di Matera in collaborazione col San Carlo; un’occasione di crescita per i due poli, il sistema sanitario lucano e di integrazione con le attività di ricerca che già vi si svolgono”. Tra i ricercatori assunti, Giuseppina Abignano, 41 anni di Atripalda (Avellino), laureata e specializzata a Napoli, nel 2009 trasferitasi a Leeds (Regno Unito), dove ha partecipato per due anni al Programma di Ricerca sulla Sclerodermia ed ha conseguito il dottorato di ricerca in Immunologia poi come ricercatrice clinica dell’Istituto di Medicina reumatica e scheletro muscolare all’Università di Leeds. Ha ricevuto numerosi premi e menzioni nazionali e internazionali, per le sue ricerche, presentate in occasione di vari congressi di Reumatologia. Un valore aggiunto per l’Irel e la Ricerca Clinica Italiana sulla sclerodermia.
Pino Di Donato




SPECIALE “Il repulisti dell’Agro e della Valle dell’Irno”, 4 pagine, 18 articoli e 37 foto

 

LO SPECIALE IN QUATTRO CAPITOLI

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—- 33 arresti per “ripulire” l’Agro e la Valle dell’Irno

AGRO/IRNO I proventi delle estorsioni servivano per l’acquisto di sostanze stupefacenti e “mantenere” gli affiliati.
E’ stata un’alba di manette per 31 persone  (due sono latitanti) accusati di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e numerosi “reati-fine” con l’aggravante del metodo mafioso.
Due anni di indagini per annientare, sul nascere, il clan che deteneva il controllo di armi e droga a nord della provincia di Salerno capeggiato da due soggetti già noti nei clan Fezza-D’Auria Petrosino di Pagani.
Ad eseguire gli arresti sono stati i carabinieri del Comando provinciale agli ordini del colonnello Antonino Neosi. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Grande sinergia si è avuta tra procura di Nocera Inferiore e quella di Salerno. Un lavoro di squadra che ha portato ad un ottimo risultato.
Duecento i militari supportati da unità cinofile provenienti da Sarno e dal settimo nucleo elicotteri di Pontecagnano che hanno dato esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare (22 in carcere e 11 ai domiciliari) eseguite nei comuni di Mercato San Severino, Baronissi, Roccapiemonte, Castel San Giorgio, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani e Scafati oltre ad alcuni comuni dell’hinterland napoletano.
Nel corso del blitz di ieri mattina sono state anche eseguite 8 perquisizioni.
L’indagine ha preso il via nel settembre del 2014 ed è stata condotta dal nucleo investigativo del Comando Provinciale e della Compagnia di Mercato San Severino.  Gli arrestati sono accusati di numerose richieste estorsive ed atti intimidatori (incendi, pestaggi, esplosioni di colpi di arma e altro) posti in atto tra il 2014 e il 2016, ai danni di commercianti e imprenditori della zona. Accertato anche l’utilizzo di armi da fuoco, comuni e da guerra, tra cui anche Kalashnikov AK47, completo di due caricatori e del munizionamento, trovato e sequestrato il16 gennaio del 2015 in un fondo agricolo di  uno degli indagati. Infine, nel corso dell’indagine, è stato rintracciato ed arrestato un componente del sodalizio, colpito di un altro provvedimento restrittivo per reati associativi e sfuggito alla cattura ad ottobre 2014.
Era latitante anche grazie all’aiuto dello stesso sodalizio. Altre due persone sono state arrestate e decine di assuntori di droga sono stati segnalati alla Prefettura, con il sequestro di 50 grammi di coca e altri 50 grammi di hashish. Un’operazione che ha il merito di dare respiro alle persone perbene e stroncare una pericolosa organizzazione criminale che voleva riempire il vuoto della delinquenza organizzata soprattutto dll’agro nocerino sarnese. Pina Ferro

—Aggressioni violente, esplosioni di colpi di pistola contro chi non si piegava al loro volere
I soldi che gli imprenditori dovevano versare servivano a finanziare il mercato degli stupefacenti e gli affiliati
AGRO/IRNO. Voleva il controllo del territorio e per questo non lesinava di imporsi anche con violenza e metodi mafiosi il sodalizio criminale che è stato sgominato dai carabinieri del comando provinciale.
Nel dettaglio l’attività investigativa  svolta attraverso metodi tradizionali supportati da attività tecniche e mirati servizi dinamici, resi ancor più difficili a causa del contesto territoriale, ha consentito di documentare le responsabilità degni indagati in rodine: a plurime richieste estorsive e atti intimidatori con finalità estorsive (mediante incendi, danneggiamenti, pestaggi ed esplosioni di colpi d’arma da fuoco) consumati tra il 2014 e il 2016 ai danni di commercianti e imprenditori della zona, rientrati in un unico disegno criminoso finalizzato ad acquisire ingenti somme di denaro da reinvestire nel traffico di stupefacenti e da utilizzare per il mantenimento delle famiglie degli affiliati; alla gestione delle piazze di spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti ( cocaina, hashish, approvvigionate a Pagani, Scafati e Napoli) nei comuni di Mercato San Severino, Roccapiemonte, Baronissi, Castel San Giorgio, Fisciano e Pagani, attraverso una fitta e organizzata rete di pusher; a quattro aggressioni violente, di cui con esplosione di colpi d’arma da fuoco, poste in essere nei confronti di pusher che operavano autonomamente nei comuni e non intendevano allinearsi alle regole del sistema, al fine di imporre il monopolio nella gestione dello spaccio.

— 22 le ordinanze in carcere e 11 ai domiciliari: 2 i latitanti
All’alba di ieri i militari del comando provinciale hanno fatto scattare le manette e tradotto in carcere: Pietro Desiderio 38 anni di Pagani ma residente a Mercato San Severino; Vincenzo Senatore di Roccapiemonte; Emanuele Filiberto Arena 31 anni di Nocera Superiore;
Pietro Attanasio 37 anni di Nocera Inferiore; Luigi Bove 34 anni di Roccapiemonte; Gianbattista Coppola 33 anni di Mercato San Severino; Antonio Desiderio 46 anni di Pagani; Sisto Ferrara 28 anni di Roccapiemonte; GerardoFerrentino 32 anni di Roccapiemonte; Michele Izzo 55 anni di Mercato San Severino; Nicola Liguori 25 anni di Pagani; Francesco Mandile 44 anni di Mercato San Severino; Luigi Rossi 43 anni di Marano di Napoli; Alessio Ruggiero 32 anni di Roccapiemonte; Rosario Scifo 41 anni di Mercato San Severino; Gerardo Sessa 25 anni  di Pagani; Salvatore Torino 30 anni di Roccapiemonte; Ettore Vicidomini 44 anni di Nocera Inferiore; Biagio Villani 25 anni di Roccapiemonte; Michele Villani 29 anni di Roccapiemonte.
Ai domiciliari: Carla Arpino  1979 di Brusciano; Angela Bonazzola  1992 Di Mercato San Severino; Gianluca Bonazzola  30 anni di Mercato San Severino; Alfonso Cicalese  38 anni di Pagani; Silvio Cuofano  1977 di Castel San Giorgio; Massimo Novaldi  45 anni di Roccapiemonte; Pietro  Pagano 53 anni di Roccapiemonte; Andrea Luigi Pisciotta  45 anni di Pagani;
Gennaro Sicignano  59 anni di Scafati; Giovanna Spista  35 anni di Striano; Vincenzo Vitale  54 anni di Baronissi.
p.f.


CAPITOLO SOSTANZE STUPEFACENTI
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— Spari contro i pusher non allineati al gruppo
La squadra di spacciatori era affidata a Michele e Biagio Villani: criptico il linguaggio utilizzato per piazzare la merce
I soldi delle estorsioni servivano anche per pagare le tutele, soprattutto legali, degli affiliati

AGRO/IRNO. I soldi degli imprenditori per la droga, le spese legali degli affiliati e la loro sussistenza. I proventi delle estorsioni, poste in atto dal gruppo guidato dal  Pietro Desiderio, servivano oltre che al sostentamento del gruppo e dei suoi affiliati e alla loro tutela prevalentemente di tipo legale, anche e soprattutto all’acquisto finalizzato poi allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’attività di spaccio era una vera e propria holding che consentiva anche apprezzabili guadagni pur nella difficoltà collegata alla gestione di piazze di spaccio in ambienti ad alta densità delinquenziale e quindi con un forte regime di concorrenza e alti rischi di invasione dei territori di rispettiva competenza.
L’intera attività di spaccio è stata ricostruita dalle numerose intercettazioni telefoniche e dalle dichiarazioni dei singoli assuntori di sostanze stupefacenti. Dal quadro investigativo è venuto fuori una struttura associativa guidata appunto da Pietro  Desiderio e localizzata, all’interno della sua abitazione, anche quando era detenuto agli arresti domiciliari, con piazze di spaccio nell’agro nocerino sarnese. Il regime dei domiciliari impediscono a Pietro Desiderio di occuparsi in prima persona della materiale attività di diffusione della sostanza stupefacente. L’indagato, infatti, lascia alla substruttura guidata da Michele e Biagio Villani il compito di reclutare assuntori o di presentarsi sul territorio ai singoli assuntori per favorire la vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti e per recuperare il danaro derivante da tale vendita. Questa sub struttura risponde direttamente a Desiderio  solo dei profitti della cumulativa attività di spaccio. La rete degli spacciatori è molto folta e ha rapporti con Michele Villani il quale è direttamente in contatto con Pietro Desiderio. I singoli spacciatori hanno un codice predefinito ed un linguaggio criptico:nel corso dei contatti telefonici con gli assuntori, ci si accorda solo solo il luogo e il tempo dell’incontro. La consegna della droga non sempre viene effettuata da colui che ha preso appuntamento telefonico, questo sia per precauzione che per dare il chiaro messaggio che ci si trova di fronte ad un’organizzazione ben strutturata. Pietro Desiderio veniva informato di tutto e guai a mettersi contro di lui. Egli, infatti,  era particolarmente noto proprio per l’esecuzione di condotte violente ai danni di soggetti che si erano contrapposti a lui. Desiderio controllava le piazze dello spaccio. Il gruppo con le armi (e sparando colpi di pistola) allontanava gli spacciatori non graditi, quindi non appartenenti al sodalizio criminale che deteneva il controllo della piazza. Pina Ferro

—Contigui al clan D’Auria Petrosino Fezza riuscivano a piazzare chili di droga
Pietro Desiderio legati da amicizia ai vecchi esponenti del clan
AGRO/IRNO. Il sodalizio criminale sgominato dai carabinieri all’alba di ieri aveva base operativa nei comuni della Valle dell’Irno ed era organizzato e capeggiato da due soggetti già contigui al clan camorristico Fezza-D’Auria Petrosino di Pagani. I due avevano esteso il proprio interesse sulla Valle dell’Irno.
Il clan Fezza-D’Auria Petrosino ha una forte presenza a Pagani, nonostante lo stato di detenzione dei vertici del sodalizio e la collaborazione con la giustizia di alcuni esponenti.
Diverse le attività che il clan paganese controlla. Attività che a più riprese sono state bloccate dagli investigatori.
Dalle intercettazioni viengono fuori anche le difficoltà, i momenti di fibrillazione, le valutazioni economiche dei sociali che ovviamente non lasciano margini al dubbio sulla effettiva esistenza di un mercato della droga gestito in forma associata.
Ovviamente il sodalizio criminale muoveva grossi quatitativi di droga che veniva mossa in piccola quatità di volta in volta al fine di evitare ingenti sequestri,
Dal contenuto della intercettazione  nella quale, nel corso di una delle tante discussioni aventi ad oggetto lo smercio di sostanze stupefacenti, il Villani dice chiaramente a Desiderio che con quello che è rimasto si possono fare quattro chili e mezzo di cocaina. Particolare questo che fa capire quanto stupefacente erano in grado di muovere.

— Era Pietro Desiderio al vertice dell’organizzazione: sue le strategie criminali
Presso il proprio domicilio di Mercato San Severino dove era ai domiciliari si accupava di “ricevere” chi doveva pagare e gli affiliati
MERCATO SAN SEVRINO – Al vertice dell’organizzazione c’era Pietro Desiderio , con funzioni di promotore capo ed organizzatore del sodali. Era lui ad occuparsi di ideare ed organizzare le condotte criminali, dirigere il gruppo nella  consumazione dei delitti , in particolare quelli estorsivi e inerenti il traffico illecito di sostanze stupefacenti. A Desiderio spettava anche il compito di eseguire materialmente alcuni avvicinamenti estorsivi e recuperi credito, attraverso atti di violenza, ai danni di operatori economici. Talvolta gli imprenditori che dovevano pagare venivano convocati personalmente da Desiderio. L’invito a cui non si poteva dire di no era poi seguito in qualche caso da pestaggio. Desiderio “riceveva” gli operatori commerciali  presso la propria abitazione di Sant’Angelo di Mercato San Severino dove eradetenuto agli arresti domiciliari (dal marzo del 2013 al 21 settembre 2015). La propria abitazione era anche il luogo d’incontro con gli affiliati al fine di elaborare le strategie criminali, era anche il posto dove custodire e tagliare la sostanza stupefacente oltre che le armi a disposizione del gruppo.
pieffe


CAPITOLO ESTORSIONI

Layout 1—-Estorsioni per finanziare la droga
Vittime aziende e commercianti della Valle dell’Irno e dell’Agro, costretti a pagare il pizzo da poche centinaia di euro a diverse migliaia
Con i proventi delle varie attività illecite sarebbero stati pagati gli acquisti di diversi stupefacenti: il clan aveva bisogno di molto denaro

AGRO/IRNO. Erano le estorsioni il pane quotidiano del gruppo che fa capo a Pietro Desiderio. Pizzo chiesto ai danni di imprenditori e commercianti di Mercato San Severino, Castel San Giorgio, Nocera Superiore e Roccapiemonte e altri comuni della Valle dell’Irno. Il tutto per finanziare l’acquisto di sostanze stupefacenti. Tangenti reclamate a mezzo di attentati incendiari e dinamitardi oltre che recuperi violenti di crediti rispetto ai quali si proponevano come esattori efficienti in grado di incutere timore alle vittime imponendogli il pagamento coatto delle somme, in parte desinate ad essi stessi come profitto della violenta intermediazione criminale, come recita l’accusa. Per estorsione sono indagati, oltre a Pietro Desiderio: Giuseppe Manuel Picarella, Rosario Scifo, Michele Villani, Gianbattista Coppola, Angela  e Gianluca Bonazzola, Luigi Romano, Vincenzo Senatore, Michele Izzo, Emanuele Filiberto Arena, Francesco Mandile, Luigi Coppola, massimo Novaldi, Pietro Pagano, Vincenzo Vitale, Sisto Ferrara, Carla Carla, Giovanna Spista. Nelle mire del gruppo con estorsioni tentate o consumante erano finiti il “Compro oro” “Lo Smeraldo” di Mercato San Severino, due imprese edili (la Pavisad di Castel San Giorgio e la A&N Costruzione di Siano), la ditta di trasporti Fratelli Orilia srl e un negozio di casalinghi sanseverinesi, la ditta di calcestruzzi Nocerina Calcestruzzi di Nocera Inferiore, la “Amg” allestimenti di Mercato San Severino, l’imprenditore Felice Gambardella della “Plastica Gambardella srl” , due imprenditori che avevano venduto merce a Pietro Pagano per 10mila euro, il titolare di un ristorante sanseverinese, del centro massaggi “La maison” di Nocera Superiore, la concessionaria “Autoclass di Castel San Giorgio. Si andava dal regalo ai carcerati alla rinuncia ai crediti, dal pizzo sulla prostituzione alla classica tangente alle aziende e ai commercianti. Minacce del tipo «se no vi spariamo in testa….vi uccidiamo..» o che erano capaci «di fare del male anche ai bambini».

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— Un’indagine che riserverà altre sorprese
AGRO/IRNO. L’inchiesta e tutt’altro che chiusa. Potrebbero aprirsi anche altri filoni e non solo nel settore degli stupefacenti e delle estorsioni. Da qui la speranza che molti collaborino con la giustizia.

—Recupero crediti, la ditta “Pietro Desiderio” vera specializzata

A loro si sarebbe rivolto il titolare del caseificio Liana per un credito verso gli Erra

AGRO/IRNO. Specializzati nel recupero crediti o nel non farli pagare. A seconda se il debitore o il creditore era un amico della gang. Due i casi più eclantanti. Il primo riguarda Vincenzo Vitale, titolare del del caseificio LI.ANA s.r.L di Baronissi. Vitale vantava un credito insoddisfatto per 15.000 euro nei confronti di  Ubaldo Erra  (titolare e estore del ristorante Villa Desiderio) figlio di Vincenzo. Vitale sarebbe andato da Pietro Desiderio con le cambiali sottoscritte dal debitore per ottenere il recupero dei soldi. Desiderio e  i suoi uomini si mossero minacciando e recuperando il debito.
Altra vicenda è quella di Pietro Pagano che avrebbechiestop l’intervento di Pietro Desiderio per non pagare due commercianti che avevano il leggitimo credito nei suoi confronti per la vendita di materiale elettrico. Le vittime furono costrette a restituire le cambiali in loro possesso sotto minaccia di essere sparati in testa.

—L’estorsione all’ex fidanzato per un prestito
MERCATO SAN SEVRINO AGRO. Il fidanzato le doveva 60mila euro, lasciatole non avrebbe avuto più intenzione di onorare il debito e a questo punto era scattato l’interventi di quelli della gang. E giù botte da orbi, minacce telefoniche, pedinamenti fin nel barese.
Pietro Desiderio, Giambattista Coppola, Giovanna Spista e Carla Arpino sono indagati per una vicenda molto particolare. Spista (avendo instaurato nel frattempo una relazione sentimentale con Coppola) avrebbe rotto il fidanzamento con un uomo del posto che però risiedeva in Puglia.
La donna avrebbe lamentato di vantare un presunto credito nei confronti dell’ex fidanzato per un prestito che diceva di avergli elargito.
Si sarebbe trattato, a dire della presunta creditrice, di un prestito personale di 60.000 euro.
I due uomini indagati (su istigazione delle due donne loro presunte complici)  con metodo camorristico e avvalendosi della propria aura criminale,  avrebbero picchiato, minacciato per due mesi con continue  telefonate di staccargli i genitali e avrebbero mandato loro emissari a cercarlo in Puglia.
Per la vittima mesi di inferno tra paure e tentativi di evitare di essere rintrscciato.
—Sfruttamento della prostituzione, il nuovo maxi affare della gang in un centro massaggi
La proprietà de “La maison dei massaggi” costretta a passare di mano. Le prostitutute allontanate per evitare la concorrenza
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AGRO/IRNO. E negli affari illeciti arriva dei clan era arrivato anche il lucrosissimo lo sfruttamento della prostituzione tra il sanseverinese e il nocerino.
Pietro Desiderio, Giambattista Coppola, Gianluca Bonazzola, Michele Villani e Rosario Scifo sono indagati per lo sfruttamento della prostituzione all’interno del centro massaggi denominato “La Maison dei Massaggi”, già gestito da Carla Arpino e Giovanna Spista nei locali di Nocera Superiore, in via Andrea Villani n. 8. Non solo quindi a questo centro era legato la volontà del clan di impossessarsi, passato attraverso la costrizione a cedere a loro il centro massaggi da parte dei due titolari (tra i quali la Arpino) e dove si sarebbero prostituite la stessa Arpino e la Spista.
Desiderio, Spista e Arpino sono indagate anche per violenza privata nei confronti di due prostitute allontanate da Mercato San Severino.
Le due prostitute furono minacciate e in alternativa fu detto loro o di andare via da Mercato San Severino o di mettersi sotto la loro prostituzione.

—Arrestato il re degli allestimenti fieristici in Campania, da vittima era diventato carnefice
Prima vittima di estorsione e di due attentati poi propose al clan di incrementare la sua attività in cambio del 10% e di altro
NOCERA INFERIORE/MERCATO SAN SEVERINO. E in carcere finisce anche il re degli allestimenti di fiere in Campania. Il 55enne nocerino Michele Izzo, titolare della Amg con sede a Mercato San Severino da vittima si sarebbe trasformato in presunto carnefice fino ad essere accusato di concorso esterno in associazione camoristica ed estorsione.
Izzo è un nome grosso nel panorama degli allestimenti fieristici in Italia meridionale. La sua società era tra le più attive in tutte le fiere campane. Molti gli eventi che organizza in diversi centri della Campania e non solo.
Un imprenditore di quelli che “fanno gola” alle organizzazioni criminali per la disponibilità di soldi e perché possono far lavorare gli affiliati in lavori senza particolare qualifica, come guardiani o parcheggiatori durante le fiere.
Dal maggio al giugno di due anni fa, Pietro Desiderio, Michele Villano ed Emanuele Filiberto Arena avrebbero tentato un’estorsione alla Amg, nella sua sede nella frazione Sant’Eustachio. Fu anche fatta esplodere (tra il 10 e l’11 settembre 2014) una bomba carta presso la ditta e (il sei dicembre successivo) incendiato un autocarro. Il tutto per ottenere da Izzo soldi, l’assunzione di Arena con contratto part-time per guardiania e la concessione della gestione del parcheggio presso l’area fieristica allestita dall’azienda a Mercato San Severino.
Cosa che avvenne, ben sapendo, Izzo, la caratura criminale delle persone che aveva di fronte.
Nei mesi successivi, il passaggio con la messa a disposizione del gruppo malavitoso, fino ad accompagnare gli estorsori dalle vittime o ospitare summit estorsivi.
L’imprenditore avrebbe proposto al gruppo malavitoso, in cambio del suo appoggio alla gang, di incrementare l’organizzazione di eventi da far organizzare alla sua A.M.G. Promozioni.
Come “compenso” il gruppo malavitoso avrebbe avuto una percentuale (pari al 10%) sugli introiti degli eventi organizzati dalla sua ditta e avrebbe assunto alcuni associati o comunque familiari di questi nella sua ditta.  E così assunse Gianluca Bonazzola e il padre Alvaro e il nipote di Pietro Desiderio, in occasione dell’organizzazione di fiere sul territorio, per lavori retribuiti di guardiania, gestione parcheggi e simili. Izzo avrebbe messo a disposizione  la sede della Amg Promozioni in via Caracciolo a Mercato Dan Severino via Caracciolo, per consentire e favorire logisticamente gli incontri a scopo estorsione che organizzava il clan. Pietro Desiderio, capoclan (agli arresti domiciliari ed autorizzato al lavoro in una ditta che aveva sede nei pressi dell’ufficio di Izzo, convocava le vittime di volta in volta, come accaduto per le tentate estorsioni in danno di imprenditori del calcestruzzo o edili. Sempre Izzo partecipava direttamente alla fase di consumazione delle estorsioni, garantendo la propria presenza agli incontri nel corso dei quali venivano formulate le richieste estorsive e in un caso personalmente formulando la richiesta per conto del gruppo e in particolare del capo clan.
E come se non bastasse si sarebbe messo a disposizione come garante in favore degli associati  Emanuele Filiberto Arena e Ettore Vicidomini per l’apertura di una società , fitto di immobili ed apertura di conti bancari, utili a schermare le proprie attività e traffici illeciti.
Su richiesta di Pietro Desiderio avrebbe stipulare un contratto di lavoro fittizio a favore della figlia della convivente di un amico del Desiderio e che forniva al gruppo malavitoso occasione di guadagno illecito.


IL PERSONAGGIO

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— Latitanza di un camorrista e un kalashnikov agli arresti domiciliari Silvio Cuofano

Ex presidente della Nocerina, fotografo sportivo e parlamentare, aveva riscattato la sua immagine dopo una vicenda legata agli stupefacenti

Era preoccupato per le impronte che avrebbe lasciato sull’Ak 47 e sarebbe andato fino a Bologna per aiutare il latitante Vincenzo Senatore

Silvio Cuofano

Silvio Cuofano

NOCERA SUPERIORE. Avrebbe favorito la latitanza di Vincenzo Senatore, “‘o Presidente”,  andando a soccorrerlo fino a Bologna ma, soprattutto, avrebbe saputo e probabilmente toccato custodendolo un fucile mitragliatore Ak47, il più noto kalashnikov. Queste le accuse per il 40enne Silvio Cuofano, notissimo fotografo parlamentare e soprattutto sportivo di Nocera Superiore e, per alcuni mesi amministratore unico della Ags Nocerina.
La detenzione del kalashnikov
I pm Giuseppe Cacciapuoti e Giancarlo Russo contestano al capoclan Pietro Desiderio, a Michele Villani, Gianbattista Coppola, Luigi Romano e a Silvio Cuofano il reato di detenzione e porto d’armi del fucile Ak 47, sequestrato il 16 gennaio 2015 a Mercato San Severino, con l’aggravante camorristica. Da una serie di intercettazioni telefoniche si evincerebbe il timore di Cuofano che la polizia, che aveva eseguito il sequestro del fucile, avesse trovato le sue impronte sull’arma. Poche ore dopo il sequestro furono perquisite quattro case di cui il fotografo avrebbe avuto la disponibilità. In verità, successivamente, alcuni degli altri indagati in questo capo di imputazione, avrebbero addirittura sospettato di essere stato lui il delatore alle forze di polizia per il ritrovamento del Ak47.
Il favoreggiamento de “‘o Presidente”
Cuofano è indagato assieme a Pietro Desiderio, Ettore Vicidomini, Gianluca Banazzola, Pietro Attanasio e Michele Villani di favoreggiamento aggravato dal metodo e dall’agevolazione camorristica. I sei avrebbero aiutato Vincenzo Senatore ad eludere le indagini e a sottrarsi alla cattura. In particolare, Cuofano si sarebbe reso disponibile a prestare denaro per il latitante (mille euro) ma, soprattutto ci sarebbe stato l’episodio del il 22 dicembre 2014.  Senatore, ex Nco, la Nuova camorra organizzata di Cutolo, e poi passato con la Nuova Famiglia, latitante in Repubblica Ceca.
In auto, Cuofano e un familiare di Senatore erano andati a Bologna perché la vettura del latitante era in avaria per dare una mano. Un mese dopo, in una telefonata tra Desiderio e Vicidomini, nel gennaio successivo, si sarebbe parlato della volontà di Cuofano di non aiutare più la latitanza di Senatore e di volersi dedicare solo alla sua attività professionale. Il fotografo sarebbe stato preoccupato per le indagini delle forze dell’ordine («troppe guardie addosso») e per essere stato controllato dalla polizia proprio mente saliva in Emila in auto. Cuofano agli inquirenti avrebbe dato anche una spiegazione analizzata dagli inquirenti e non creduta.

—Dalla Nocerina alla politica, le passioni del fotografo che si diceva figlio prediletto del senatore Esposito

Cuofano era stato nominato nelle scorse ore portavoce del gruppo Comunità Italia, composata da tre consiglieri comunali di maggioranza a Nocera Superiore

NOCERA SUPERIORE. Poche ore prima del suo arresto, era stato diffuso un comunicato stampa con la nomina di Silvio Cuofano a portavoce di “Comunità Italia”. «Ufficializzata la nomina di portavoce del gruppo Comunità Italia, appartenente alla maggioranza del consiglio comunale di Nocera Superiore, nelle persone dei tre componenti consiglieri comunali “i più votati”: l’Avv. Giuseppe Senatore, il Dott. Giovanni D’Acunzi e la Dott.ssa Antonietta Afeltra, al Fotografo professionista Silvio Cuofano. Cuofano vanta una carriera da fotografo alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, nelle squadre di calcio di serie A e B, collaborazioni fotografiche con il Copasir molto vicino al Sen. Giuseppe Esposito con il quale da tempo collabora. Ultimamente vicino ad esponenti politici di livello nazionale, la sua ultima prestigiosa collaborazione al Congresso del Pd a Roma, freelance presso le più importanti testate giornalistiche, impegnato da sempre nei servizi fotografici da cerimonia con lo studio a Nocera inferiore, ed infine Ex presidente della Nocerina Calcio. Silvio Cuofano, per questa nomina, afferma: “Sono onorato per la stima accordata e ringrazio di cuore il mio Gruppo”».
Il 40enne fotografo nocerino ha sempre avuto una passione per la politica, coltivata anche grazie alla conoscenza di numerosi parlamentari: su Facebook, Cuofano si definiva figlio prediletto del senatore Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir, l’organismo di vigilanza sui servizi segreti, per il quale avrebbe collaborato proprio Cuofano.
Del resto, oltre che sui campi di calcio, il fotografo nocerino, di fatto domiciliato a Castel San Giorgio, sulla sua bacheca Facebook pubblicava gli scatti con parlamentari di vari partiti o relativi alla partecipazione professionale a diverse riunione nazionali. Sul social network si definiva fotografo presso al Camera dei Deputati e presso il Senato.
Tra le tante foto anche quelle con il noto pregiudicato nocerino Mariniello Macario, sembra a questo legato da amicizia. Nessuno di costoro è indagato in questa indagine.
Suo amore indiscutibile era ed è la Nocerina della quale, nel novembre 2014, è stato amministratore unico (della società Asg Nocerina), dopo la bufera delle vicende giudiziaria-sportiva che l’aveva coinvolta e grazie al «regalo delle quote» fattogli dalla famiglia Citarella. Incarico tenuto per alcuni mesi.
Dal 2015 si era dedicato alla sua agenzia di comunicazione e allo studio fotografico di Nocera Inferiore.
Sembrava aver imboccato una strada personale vincente anche grazie al sostegno morale della fidanzata, figlia di un noto imprenditore conserviero di Nocera Superiore.
Ora questa pesante tegola giudiziaria che fa tornare alla mente una precedente vicenda giudiziaria legata agli stupefacenti.

La sua passione, fotografarsi con esponenti politici di vari partiti da condividere su facebook
ORA DIVENTANO IMBARAZZANTI QUEGLI SCATTI CON I PARLAMENTARI

 

foto miste silvio cuofano
— «Non abbiamo rapporti»
La famiglia del sindaco

Silvio Cuofano è notoriamente il cugino del sindaco di Nocera Inferiore, Giovanni Maria Cuofano, e portavoce di un gruppo consiliare che lo sostiene.
Va subito ribadito che non vi è nessun elemento che lega il sindaco o altri suoi familiari alle vicende giudiziarie del loro familiare.
In un take dell’agenzia Ansa s legge che la famiglia del sindaco, in merito a Silvio Cuofano, «si dissocia categoricamente da questa persona, in quanto siamo rigidi con chiunque non si comporta bene. La giustizia farà il suo corso, ma noi non vogliamo essere associati a lui con il quale non abbiamo rapporti».




Castel San Giorgio. Aperta un’indagine sull’incendio dell’auto dell’ex assessore Salvati. Le foto

CASTEL SAN GIORGIO. Aperta un’indagine dei vigili del fuoco per stabilire le cause del rogo che questa notte, intorno alle 4.50, ha avvolto la Ford dell’ex assessore Michele Salvat. L’incendio, come anticipato da Le Cronache, è divampato  in località Trivio, in via Pietro Fimiani, all’altezza del civico 67. Intervenuti i vigili del fuoco di Mercato San Severino.

Michele Salvati

Michele Salvati

L'abitazione dell'ex assessore

L’abitazione dell’ex assessore

Il luogo dell'incendio in via Pietro Fimiani a Castel San Giorgio

Il luogo dell’incendio in via Pietro Fimiani a Castel San Giorgio

Via Pietro Fiminai a Castel San Giorgio, questa mattina

Via Pietro Fiminai a Castel San Giorgio, questa mattina

Attesa la relazione dei caschi rossi per stabilire le origini dell’incendio. L’interveno è terminato alle 6.40.




CASTEL SAN GIORGIO. A fuoco l’auto dell’ex assessore Michele Salvati

CASTEL SAN GIORGIO. Questa notte, intorno alle 4.50, la Ford dell’ex assessore Michele Salvati è stata distrutta dalle fiamme in località Trivio, in via Pietro Fimiani, all’altezza del civico 67. Intervenuti i vigili del fuoco di Mercato San Severino. Attesa la relazione dei caschi rossi per stabilire le origini dell’incendio. L’interveno è terminato alle 6.40.




Nocera Inferiore. Inseguito da un ordine di carcerazione arrestato dagli agenti della Polfer

NOCERA INFERIORE. Cagliaritano arrestato dalla polizia ferroviaria: doveva scontare tre mesi di reclusione per reati contro la persona. Non  è sfuggito al controllo degli ispettori Raffaele De Vivo e Pietro Scarpato e del soprintendente Alfonso Campanella il 42enne A.C., inseguito da un ordine di carcerazione emesso dalla procura di Livorno.  Gli uomini della polfer nocerina, guidati dell’ispettore De Vivo, nella stazione di Nocera Inferiore hanno notato la presenza di un uomo a che alla vista delle forze dell’ordine ha tentato di allontanarsi con fare circospetto. I poliziotti hanno bloccato e controllato l’uomo scoprendo che era destinatario di un’ordinanza di carcerazione. Arrestato A. C. e, dopo i rilievi foto dattiloscopici di rito, è stato condotto alla casa circondariale di Salerno per l’espiazione della pena.




Battipaglia. Primarie, corsa a cinque: Oddati c’è Escluso Cornetta. I candidati al Consiglio

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Corsa a cinque nel centrosinistra.
Sono scaduti ieri sera alle 19 i tempi utili per la presentazione della modulistica necessaria ai fini della partecipazione alle primarie dei progressisti battipagliesi.
Ogni candidato ha dovuto consegnare un carteggio con almeno 250 firme e 12 nomi di aspiranti consiglieri comunali.
E la notizia è che c’è pure Nicola Oddati. L’ex assessore del Comune di Napoli, forte di 295 firme, vidimate dal consigliere regionale Nello Fiore, ha presentato quindici nomi che la coalizione del centrosinistra potrà candidare al consiglio comunale.
Oltre a Oddati, in campo, per il Pd, ci sono pure Pietro Ciotti, con ben 721 sottoscrizioni, vidimate dal notaio Rosa Barra, e 12 candidati al consiglio comunale, e Nicola Vitolo, con 553 firme, che hanno ottenuto il placet del consigliere provinciale Mimmo Volpe, e pure lui con 12 aspiranti consiglieri.
Fuori dal Partito democratico, ci sono i due indipendenti Enrico Lanaro, con 687 firme, vidimate dai funzionari dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Battipaglia, e 14 candidati, e Carmine Galdi, con 294 firme attestate dal sindaco di Bellizzi.
Il primo a consegnare la modulistica è stato Vitolo. Lo ha fatto alle 17 di venerdì sera. L’architetto battipagliese, tuttavia, è stato l’unico, tra i primaristi, a non consentire agli organi del Partito democratico di diffondere i nomi dei suoi candidati consiglieri.
Poi, alle 18 di ieri, sulla scrivania del segretario del Pd, Davide Bruno, e del suo vice, Vincenzo Spinelli, sono arrivati i moduli di Galdi e Lanaro. Poi, alle 18:40, è toccato a Ciotti presentare il carteggio, mentre dieci minuti dopo, a sorpresa, è arrivato anche Oddati, accompagnato da Gelsomino Megaro.
In realtà, nella mattinata di ieri, all’interno della sede di via Domodossola, s’era recato pure l’ex sindaco di Serre, Palmiro Cornetta. L’avvocato, che avrebbe voluto partecipare alle consultazioni interne alla coalizione progressista, aveva presentato un documento con 323 firme, vidimate da Volpe, e 12 candidati. Eppure, alle 19 di ieri, il comitato di garanzia, durante un’infuocata riunione, ha deciso di tener fuori dall’agone delle primarie l’ex primo cittadino di Serre: «Durante il percorso che ci ha condotti alle consultazioni interne – hanno fatto sapere dalla direzione cittadina dem – Cornetta non s’è mai fatto vedere».
E allora sarà corsa a cinque. Forse.
Continuano, infatti, i tentativi tesi a federare il centrosinistra sul nome di Oddati. L’ha confermato lo stesso ex assessore del Comune di Napoli: «La mia candidatura vuole unire, e noi pensiamo che la nostra presenza nel campo delle primarie possa consentire ancor di più di lavorare alla coesione, ma, nelle prossime giornate, valuteremo ancora».
Potrebbe far marcia indietro Vitolo. Tra l’architetto e Oddati, infatti, c’è un rapporto di forte amicizia: «Se non fossi stato candidato alle primarie – ha aggiunto il bassoliniano – avrei supportato Vitolo». Difficile, al contrario, pensare che Oddati possa rimanere in campo pure in presenza di tutti gli altri primaristi. «Ad ogni modo, sosterrò il vincitore», ha concluso l’ex amministratore partenopeo.
Grande entusiasmo da parte del segretario Bruno: «Abbiamo la forza di oltre 2mila sottoscrizioni e più di 60 candidati al consiglio comunale – ha dichiarato il numero uno del Pd cittadino – e io sfido qualsiasi organizzazione del territorio a mostrare numeri simili».
Il centrosinistra, per il leader dem, «rappresenta l’unica novità politica in una città che ci candidiamo a guidare con la serietà e l’affidabilità di tutti».


I CANDIDATI AL CONSIGLIO COMUNALE

Con Pietro Ciotti: Giuseppe Avallone, Gerardo Cucino, Rosanna Natella, Massimo Di Taranto, Nunziante Jemma, Romina Galietta, Rosaria Toriello, Sergio Mauro, Alessandro D’Auria, Pasquale Guerriero, Valerio Santaniello, Gennaro Vitolo

Con Carmine Galdi: Vincenzo Bove, Antonio Cammarota, Franco Trippa, Roberto Caruccio, Jacopo Miceli, Silvio Fulgione, Giannicola Veltri, Italo Crispino, Silvana Montesanto, Palmina Padula, Vito Pecoraro, Egidio Vistocco

Con Enrico Lanaro:  Marco Palumbo, Francesca Marotta, Alessandra Cataldo, Mariangela Borzi, Rosalba Morena, Gerardo De Pasquale, Luca Cupo, Raffaele Cavaliero, Ivan Petolicchio, Gabriella Ator, Antonino Furnari, Barbara Capasso, Alfredo Noschese, Vittorio Noschese

Con Nicola Oddati: Gelsomino Megaro, Franco D’Orilia, Caterina D’Errico, Francesco Turco, Annamaria Giannattasio, Fabio Panzella, Lucia Giulio, Roberto Di Lauro, Vanessa Prota, Michele Sinopoli, Anna Giunto, Giorgio Scala, Lucilla Ferrara, Annalucia De Libero

 

L’ECCEZIONE, NICOLA VITOLO

Nicola Vitolo è stato l’unico, tra i candidati alle primarie, a non accettare che i vertici del Pd diramassero i nomi degli aspiranti consiglieri.

 




Scafati. In fiamme due aule della scuola media di San Pietro

SCAFATI. In fiamme due aule della scuola media di San Pietro. In particolare in fiamme sono finite le aule della segreteria e quindi alcuni documenti potrebbero essere stati compromessi. Sul posto i vigili del fuoco del distaccamento di Sarno che stanno cercando di capire se sia stato un rogo accidentale o doloso. Attimi di vero panico in via Trieste dove, i residenti, hanno visto il fumo uscire dall’edificio ed hanno allertato le forze dell’ordine. I danni sono ingenti ma tuttora in corso di verifica




Nocera S. Omicidio Lordi, diminuite in appello.

Nocera Superiore. Omicidio di Bruno Lordi: ridotta in appello le pene per entrambi i Serino, padre e figlio. Ieri pomeriggio, al termine dell’udienza per il giudizio di secondo grado, seguito al giudizio abbreviato davanti al gup Palo Valiante del tribunale di Nocera Inferiore.
Mentre in primo grado, lo scorso luglio erano stati condannati il 54enne Mario Serino a 11 anni di reclusione e il 33enne figlio Carmine a 12 anni, in appello al padre è stata riconosciuta la diminuente del concorso anomalo e la pena è stata ricalcolata in otto anni di carcere e per il figlio la condanna è scesa a 9 anni e 8 mesi.
Lordi fu colpito il 26 dicembre del 2014 da Carmine Serino con una bombola del gas alla testa, con il concorso del padre Mario: la 45enne vittima nocerina morì l’11 gennaio dello scorso anno, dopo ben 16 giorni di disperate cure mediche per salvargli la vita.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stata una perquisizione domiciliare ai danni dei Serino eseguita poche ore prima dell’omicidio, da parte dei carabinieri e della guardia di finanza la causa del litigio.
I militari erano stati avvertiti della presenza di fuochi di artificio illegali nell’abitazione dei Serino in via Uscioli a Nocera Superiore. Alla fine del sopralluogo i carabinieri e i finanzieri non trovarono nulla. A sollecitare l’intervento delle forze dell’ordine nel pomeriggio del 26 dicembre scorso era stato lo stesso Lordi. Questa ennesima azione negativa del 45enne nocerino avrebbe innescato la barbara reazione degli esasperati Serino che, verso le 19 del giorno di Santo Stefano, avrebbero raggiunto davanti casa la vittima che stava cenando con la compagna, e avrebbero colpito al capo con una bombola del gas, dopo una violenta lite. Portato in ospedale a Nocera Inferiore, Lordi si era aggravato domenica 4 gennaio ed era entrato in coma, la morte sopraggiunse dopo 16 giorni di agonia.
I due imputati sono stati condannati anche al pagamento di una provvisionale di 10mila euro per ciascuna delle parti civili costituite, rappresentate dagli avvocati Francesco Paolo rappresentate dagli avvocati Francesco Paolo laudisio e Pietro Pasquali. audisio e Pietro Pasquali.




Scafati. Aliberti: «Non lascio Forza Italia»

di Adriano Falanga

Scafati. “Nel ’94 ho aderito a Forza Italia e mai ho cambiato bandiera”. Smentisce le voci di un suo avvicinamento al movimento politico Ala del senatore Denis Verdini, l’ex coordinatore nazionale del Pdl e di Forza Italia oggi sostenitore del Governo guidato da Matteo Renzi. “A Roma sono stato per questioni relative al mio ruolo di componente dell’Ufficio di Presidenza ANCI e al Senato, come spesso accade, per un saluto ad alcuni amici senatori – spiega Aliberti – Sulla questione della Commissione d’Accesso in merito alla quale pare, da quanto riportato dai giornali, ci siano pressioni politiche del Pd, ribadisco che noi restiamo assolutamente sereni, che non temiamo un controllo degli atti amministrativi prodotti sempre con trasparenza e linearità”. Aliberti conferma però la cena con il enatore Pietro Auricchio: “mio vecchio amico”, ed ex sindaco di Terzigno poi decaduto (lui si). Auricchio pochi mesi fa ha lasciato il gruppo Forza Italia al Senato, passando in Ala con Denis Verdini. Aliberti ironizza: “E se avessi incontrato Renzi, oggi sarei forse in procinto di passare al Pd?”. Eppure fonti molto accreditate raccontano che il primo cittadino di Scafati abbia incontrato Verdini una prima volta la mattina, e poi, dopo un importante voto al Senato, di pomeriggio. L’ex sindaco di Terzigno avrebbe “interceduto” affinchè i due si incontrassero. Sembra che Aliberti abbia mostrato interesse verso l’area politica moderata del centrodestra oggi vicino a Renzi. Del resto, i rapporti con Forza Italia si sono pesantemente incrinati dopo il voto alle Regionali, quando Aliberti è stato accusato di aver contribuoto alla sconfitta di Stefano Caldoro, perché avrebbe influito sulla composizione della lista in provincia di Salerno facendo sì che venisse eletta (o meglio, riconfermata) la moglie Monica Paolino. Una scelta vincente per lui, perdente per il partito. Anche con Mara Carfagna i rapporti sono freddi e nell’attuale partita per le future elezioni del 2016, dove si vota in importanti Comuni tra cui Salerno, Aliberti è tenuto fuori dai vertici provinciali.
E non è neanche un segreto del resto, che se fosse riuscito a decadere si sarebbe ricandidato con una serie di liste elettorali a lui legate tutte espressione di forze civiche. A Verdini il primo cittadino avrebbe assicurato una spinta al movimento in provincia di Salerno. All’ex coordinatore nazionale del Pdl la prospettiva non spiacerebbe, Aliberti è pur sempre un sindaco di una importante città salernitana, la terza, per numero di abitanti. Ma a porre un freno ad eventuale passaggio è l’altra salernitana, la senatrice Eva Longo, che con il sindaco di Scafati non ha mai avuto un buon rapporto, fin da quando entrambi erano nei vertici provinciali di Forza Italia. La Longo avrebbe posto un veto netto sul nome di Aliberti, e non solo, non ha gradito lo “sconfinamento provinciale” del collega Auricchio. Resistenze anche dall’altro senatore campano di Ala, Pietro Langella. Originario della confinante cittadina di Boscoreale, Langella ha posto le sue rimostranze a Verdini, per un motivo molto semplice: è cugino del presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola, che Aliberti vuole a tutti costi sfiduciare cercando di affidare quella poltrona o a Teresa Formisano, o a Mimmo Casciello, entrambi disponibili a rilevare l’importante ruolo istituzionale. Soprattutto a Casciello, che potrebbe vedersi realizzare il sogno di fare un’importante esperienza politica restando consigliere comunale, ed evitando quindi il tento temuto scorrimento della lista in cui è stato eletto nel 2013: l’Udc. Ma i numeri non ci sono, Coppola, almeno per ora, è in una botte di ferro, protetto dalla minoranza consiliare.




Nocera I. Tutto sull’operazione che ha portato agli arresti i fratelli Marrazzo, Claudio Trimarco e Adelchi Quaranta

Giuseppe Marrazzo

Giuseppe Marrazzo

Alessandro Marrazzo

Alessandro Marrazzo

Claudio Trimarco

Claudio Trimarco

Adelchi Quaranta

Adelchi Quaranta

 

 

Tre articoli e foto da Le Cronache oggi in edicola

 

NOCERA INFERIORE. Droga, armi e munizioni: arrestati tre nocerini e un pontecagnanese. Ai domiciliari sono finiti i fratelli Marrazzo, il 23enne Alessandro e il 30enne Giuseppe, il 27enne Claudio Trimarco, tutti di Nocera Inferiore e il 29enne Adelchi Quaranta originario di Pontecagnano ma residente a Montecorvino Pugliano.

Indagati anche il 32enne Antonio Marrazzo (fratello di Alessandro e Giuseppe) e il 24enne Luciano Solferino Tiano, entrambi di Nocera Inferiore di Nocera Inferiore: per questi ultimi, però, il giudice delle indagini preliminari ha ritenuto che non sussistessero i gravi indizi di colpevolezza.

I provvedimenti restrittivi scaturiscono da un’indagine avviata nel marzo 2014 dalla Sezione operativa del Reparto territoriale di Nocera Inferiore, agli ordini del maggiore Enrico Calandro, e conclusasi alla fine dello stesso anno. Un’inchiesta che avrebbe portato all’individuazione di diversi soggetti, dediti a vario titolo allo spaccio di cocaina a Nocera Inferiore. L’attività investigativa, svolta attraverso metodi tradizionali supportati da attività tecniche e mirati servizi dinamici, resi ancor più difficili a causa del contesto territoriale, ha consentito di documentare le responsabilità, a vario titolo, degli indagati in ordine a numerosi episodi di spaccio di cocaina nel suddetto comune; alla detenzione illegale di una pistola calibro 9, con relativo munizionamento, utilizzata per il tentato omicidio di Pietro Cesarano da parte di Giuseppe Marrazzo (noto perché aveva intrapreso la carriera come cantante neomelodico con il nome d’arte Pino Ferrucci), avvenuto a Nocera Inferiore il nove marzo 2014. Nel corso delle indagini sono stati sottoposti a sequestro 30 grammi di cocaina e decine di munizioni di vario calibro.

Le indagini sono partite dal tentato omicidio di Cesarano, avvenuto in Napoli, sotto casa dei Marrazzo.

Nelle ore successive, raccolta una voce da una fonte confidenziale su una presunta attività di spaccio da parte di Alessandro Marrazzo, i carabinieri fecero una perquisizione in un box in uso alla famiglia. Nel box i carabinieri trovarono 15 grammi di cocaina e 28 proiettili  calibro 9×21, di altri due 357 magnum ed uno calibro otto.  Un parente dei tre disse che nutriva da tempo sospetti sull’attività fatte in quel locale dai te fratelli Marrazzo, perché c’era un andirivieni di persone fino a tarda sera.

Da questo sequestro si è poi allargata l’indagine grazie anche all’uso delle intercettazioni telefoniche.

 

LE ACCUSE

NOCERA INFERIORE/PONTECAGNANO. I tre fratelli Marrazzo sono sott’inchiesta per la detenzione di 15 grammi di cocaina, la detenzione di 28 proiettili  calibro 9×21, di altri due 357 magnum ed uno calibro otto, fatti del 13 marzo dello scorso anno. Questa partita di droga, secondo gli inquirenti, sarebbe stata ceduta da Solferino Tiano.

Alessandro Marrazzo è indagato per detenzione e cessioni di cocaina dall’11 aprile 2014.

Giuseppe e Alessandro Marrazzo e Trimarco avrebbero detenuto cocaina. Trimarco avrebbe anche ceduto due dosi di coca ad un assuntore a Nocera Superiore ed altra quantità della stessa sostanza a consumatori di Nocera Inferiore.

Adelchi Quaranta avrebbe ceduto a Giuseppe Marrazzo una pistola calibro 9X21, un’altra arma a Antonio Marrazzo al costo di mille euro (per questa accusa il gip ha ritenuto non sussistere i gravi indizi di colpevolezza),  e avrebbe ceduto 10 grammi di cocaina ad Alessandro Marrazzo, al costo di 700 euro.

La pistola ceduta a Giuseppe Marrazzo sarebbe stata quella utilizzata da questi per il tentato omicidio di Pietro Cesarano.

Il gip Paolo Valiante ha ritenuto non sussistere i gravi indizi per Antonio Marrazzo e Solferino Tiano.

 

Il tentato omicidio di Pietro Cesarano da parte di Pino Ferrucci, al secolo Giuseppe Marrazzo

Via Napoli, Nocera Inferiore. 9 marzo 2014. Intervento dei carabinieri per il tentato omicidio Pietro Cesarano

Via Napoli, Nocera Inferiore. 9 marzo 2014. Intervento dei carabinieri per il tentato omicidio Pietro Cesarano

Alfonso Serra

Nocera Inferiore. I fratelli Giuseppe e Antonio Marrazzo sono nomi noti alle cronache. Giuseppe non solo per le sue performance di cantante neomelodico con il nome d’arte di “Pino Ferrucci” ma soprattutto per essere stato condannato in due gradi di giudizio (sentenza ancora non definitiva) per il tentato omicidio di Pietro Cesarano, in primo grado a 10 anni di reclusione, pena ridotta in appello a sei anni e otto mesi e la concessione del beneficio degli arresti domiciliari.

Ferrucci o Giuseppe Marrazzo, che dir si voglia, era stato accusato del tentato omicidio di Cesarano e di ricettazione, detenzione e porto in luogo pubblico di una pistola calibro 9X21, una Taurus modello 92Fs, di proprietà di un salernitano che, si scopre oggi, gli sarebbe stata data da Adelchi Quaranta.

Motivo della lite alla base del tentato omicidio sarebbe stata una situazione economica sospesa tra i due.

La mattina di domenica nove marzo 2014, in via Napoli, dove abita Ferrucci-Marrazzo, per oltre due ore il suo citofono continuò a suonare. A citofonare era Cesarano, noto anch’egli alle cronache. Dopo una prima lite, il “disturbatore” sarebbe tornato a casa del cantate e avrebbe cominciato di nuovo a citofonare. A questo punto, Marrazzo si affacciò dal balcone di casa e esplose cinque colpi di pistola contro il conoscente, fortunatamente senza colpirlo.

Sul posto intervennero i carabinieri che hanno ricostruito la vicenda e, nel corso di una perquisizione, fu trovata la pistola, una calibro 9X21.

Giuseppe Marrazzo è anche stato uno degli indagati per l’omicidio di Guido Garzillo, detto lo “showman”, avvenuto la sera del 12 ottobre 2013, in via D’Alessandro a Nocera Inferiore, anche se per la sera dell’assassinio, Ferrucci avrebbe un alibi: si sarebbe trovato in una festa in un locale pubblico ad Angri, e c’è chi lo testimonia. A Giuseppe Marrazzo gli inquirenti arrivarono anche perché abita a meno di un chilometro metri di distanza dalla casa di Garzillo, e il killer era arrivato ed era andato via a piedi. Nella notte tra il 12 e il 13 ottobre, i carabinieri, infatti, perquisirono varie abitazioni di Cicalesi, il quartiere periferico nocerino dove abitano i Marrazzo e i Garzillo, e da casa Marrazzo sarebbe stata gettata da una finestra una pistola giocattolo modificata che può sparare proiettili di vario calibro, e 5 colpi nel serbatoio. Per il solo possesso e la ricettazione di questa arma giocattolo, a gennaio dello scorso anno, fu condannato in primo grado a due anni e cinque mesi di reclusione il trentatreenne operaio Antonio Marrazzo, fratello di Giuseppe.

I due fratelli Giuseppe e Antonio Marrazzo sono stati anche rinviati a giudizio, lo scorso anno, perché avrebbero rapinato lo zio che tornava dalla Svizzera. Il 19 agosto del 2012, lo zio dei Marrazzo era tornato a Sarno dalla Svizzera. Sceso dal pullman, ad attendere il 48enne zio c’erano i nipoti nocerini che si sarebbero presentati con un bastone con il quale lo avrebbero picchiato, procurandogli lesioni per 40 giorni. I due fratelli si sarebbero appropriati del portafogli dello zio, contenente pare 900 euro in contanti oltre a documenti vari, di un telefonino cellulare e di una valigia.