Scafati. Viaggio nella politica scafatese: partiti, movimenti, personaggi

Di Adriano Falanga

Le elezioni comunali sono lontane, con buona probabilità gli scafatesi torneranno alle urne per scegliere la nuova amministrazione nella primavera del 2019. Con l’insediamento della commissione straordinaria a Palazzo Mayer la politica eletta è stata sospesa, con tutte le gravi conseguenze relative ad uno scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Seppur la scena mediatica è occupata ancora dalle indagini dell’inchiesta che ha comportato il commissariamento, partiti e movimenti politici non stanno fermi. Anzi, stare lontano dai riflettori può favorire (o almeno dovrebbe farlo) un dialogo interno e la costruzione di nuovi progetti politici. Partiamo dal Partito Democratico allora. Dopo le dimissioni di giugno della segretaria Margherita Rinaldi, al circolo di via Giovanni 23° si lavoro al prossimo congresso cittadino. La partita è molto importante, perché chi prenderà le redini in mano della sezione cittadina sarà chiamato a farlo fino alle amministrative, passando per le politiche 2018. Compito non facile, considerato l’alto tasso di “litigiosità” che alimenta il partito negli ultimi anni. Oggi si paga ancora il dazio per non aver presentato un proprio candidato alle elezioni regionali del 2015. Un’occasione persa, che avrebbe potuto “misurare” su scala provinciale e regionale la forza dem scafatese. Hanno preferito dividersi e oggi, non è forse un caso se il governatore Enzo De Luca non è mai stato a Scafati sia prima che dopo la sua elezione. E Scafati ha bisogno di un rapporto con la Regione come un diabetico con la sua insulina. Passano da Palazzo Santa Lucia le risposte ai principali temi che attanagliano la città dell’agro: ambiente, sanità, fiume Sarno. Ma oltre un comunicato stampa sulla firma del nuovo accordo di programma non si è visto e saputo nulla. Un accordo che va a finanziare opere già completate o interrotte, tutte progettate dall’amministrazione Aliberti. Il congresso cittadino necessita quindi di un forte segnale di unità e condivisione di intenti.

Arrivare ad un congresso unitario è fondamentale, come fondamentale è trovare il giusto segretario che riesca a far sintesi interna e rendere appetibile il partito all’esterno. Pare che la convergenza stiano portando alla scelta di Michele Grimaldi, ex leader dei Giovani Democratici. Grimaldi, nonostante la giovane età, ha alle spalle una forte esperienza di partito, ha capacità di aggregazione e dopo l’esperienza da consigliere comunale ha assunto un carattere più “moderato”, così da piacere anche all’area ex democristiana del partito. Quanto ai possibili aspiranti alla poltrona di primo cittadino, spicca su tutti Marco Cucurachi, che neanche lo ha mai nascosto. A guardare alla poltrona che fu di Aliberti c’è anche Michele Marano, noto imprenditore scafatese e già sponsor dell’ex sindaco Francesco Bottoni. Potrebbe inserirsi nella partita, in prospettiva primarie, anche Gennaro Velardo, il cui nome è stato ad un passo dall’essere candidato alle regionali scorse. Il già due volte sindaco Nicola Pesce potrebbe avere anche il sostegno di Art.1-Mdp mentre in quota rosa potrebbe spuntare Margherita Rinaldi, che pure ha ben lavorato alla guida del partito, fino ad essere eletta in Assemblea Nazionale. Tutte ipotesi che avranno maggiori certezze soltanto dopo le elezioni politiche in programma la prossima primavera.

CENTRODESTRA DIVISO

Il centrodestra attualmente a Scafati non ha più un partito di riferimento. E non è detto possa essere un male, visti i trascorsi. Si parte dalle macerie dello scioglimento, con due correnti contrapposte, l’una facente capo a Pasquale Aliberti, l’altra che raccoglie tutto il resto. Gli alibertiani per forza di cose non potranno contare (salvo colpi di scena giudiziari) in una candidatura diretta proveniente dalla famiglia Aliberti. Monica Paolino terminerà il mandato regionale nel 2020, mentre tra le fila dei fedelissimi, l’inchiesta Sarastra ha bruciato il nome di Giancarlo Fele, unico capace di fare sintesi dopo Aliberti, durante l’esperienza amministrativa. Restando dentro l’ex maggioranza consiliare, Brigida Marra o Annalisa Pisacane potrebbero segnare la continuità alibertiana. Ma sono solo mere ipotesi, tutte legate agli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria. L’altra corrente di centrodestra potrebbe far capo all’ex presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola, ma quest’ultimo al momento ha assunto un profilo basso, non certo da leader politico. Coppola potrebbe sintetizzare un paio di liste, assieme all’amico di sempre Pasquale Vitiello, all’ex vicesindaco Giacinto Grandito, e qualche ex alibertiano in crisi di identità. Una candidatura più “partitica” potrebbe essere quella di Cristoforo Salvati, che nel 2019 andrebbe a ritentare il grande salto. Al momento però il medico scafatese deve prima trovare l’unità nel suo schieramento. Con lui in Fratelli d’Italia anche Mario Santocchio e Angelo Matrone. Il primo pare guardare ad una coalizione di moderati, molto allargata e di stampo civico, seppur avendo espresso gradimento per Pasquale Coppola. Angelo Matrone è invece determinato a giocarsi la partita da protagonista, almeno al primo turno. Poi ci sono gli “ex”. Su tutti Luca Celiberti, che punta a guidare Forza Italia a Scafati, sponsorizzando la candidatura di Filippo Accardi, già assessore con Aliberti.

GLI ALTRI

Se il centrodestra, monco di Pasquale Aliberti, è ancora alla ricerca di un leader, la sinistra può vantare di tutta una serie di realtà ben organizzate e piuttosto attive. Articolo Uno-Mdp non è ancora “sposato” con il Pd, e non è detto possa diventarlo, visto il lavoro che il segretario Mirko Secondulfo sta realizzando. Certo, molto dipende dagli esiti delle elezioni politiche, ma l’ambizione è di esprimere un proprio candidato, da mettere magari sulla bilancia delle primarie. Un nome su tutti: Ignazio Tafuro. Nell’attivismo di sinistra impossibile non citare Francesco Carotenuto. Alla guida di Scafati Arancione (corrente vicina al sindaco di Napoli Luigi De Magistris) Carotenuto potrebbe e meriterebbe più spazio, in una forza politica di maggiore spessore. Carotenuto dalla sua ha la capacità di saper aggregare giovani, e formare una lista elettorale non di poco valore. C’è poi il M5S, in città rappresentato da Scafati in Movimento. I militanti sono stati vera spina nel fianco dell’amministrazione sciolta, a differenza dei meet up del comprensorio, da queste parti si è andati oltre i gazebo e l’eco degli slogan romani. Ai grillini va riconosciuto il merito di essere stati costantemente attivi, con o senza amministrazione comunale. Però per le elezioni comunali bisogna uscire dalla mentalità dell’attivismo e cominciare a mettere le basi di un vero progetto programmatico, che sintetizzi non solo giovani militanti, ma anche personalità provenienti dall’esterno del Movimento. L’uno vale uno in fase elettorale serve a poco, se non a creare divisioni. Il M5S deve esprimere un leader, che possa essere espressione sintetica e concreta dell’attività politica da anni portata avanti dal meet up in città. E chissà che non esca da queste fila un candidato rosa.




Scafati. Niente matrimonio, il Comune chiude per ferie

Di Adriano Falanga

<<Signora ci spiace, ma il 9 agosto siamo in ferie, non può spostare il suo matrimonio?>>, <<impossibile è già tutto prenotato>> la risposta, <<allora non può anticipare la sola funzione? Poi darà ricevimento come stabilito>>. La donna, sconvolta, ha lasciato gli uffici comunali in lacrime. La storia ha certamente del paradossale, a denunciarla pubblicamente è Pasquale Coppola, ex presidente del consiglio comunale, a cui la donna si è rivolta per una eventuale “intercessione”. <<Sono rimasto allibito. Questa donna ha prenotato già tutto, compreso il ristorante e ora non sa cosa fare. Io non me la sento di andare al Comune ad intercedere. Mi appello alla Commissione Prefettizia: capisco le tante difficoltà, ma facciamo sposare questa coppia ad agosto. Il Comune non può chiudere per ferie>>. E neanche interrompere un pubblico servizio del resto. Probabilmente sarà stata una autonoma proposta della dipendente comunale, considerato che dietro delega dell’ufficiale di Stato Civile chiunque può celebrare un matrimonio. Impossibile interrompere un pubblico servizio, e un decreto del Presidente della Repubblica del 3 novembre 2000 recita anche: “Le funzioni di ufficiale dello stato civile possono essere delegate ai dipendenti a tempo indeterminato del Comune, previo superamento di apposito concorso, o al presidente della Circoscrizione ovvero a un consigliere comunale che esercita le funzioni nei quartieri o nelle frazioni, o al segretario comunale. Per il ricevimento del giuramento di cui all’articolo 10 della legge 5 febbraio 1992, n.91, e per la celebrazione del matrimonio, le funzioni di ufficiale dello stato civile possono essere delegate anche a uno o più consiglieri o assessori comunali o a cittadini italiani che hanno i requisiti per la elezione a consigliere comunale>>. La sposa può rasserenarsi.




Scafati. Teresa Formisano: “rifarei tutto”. Il punto sul panorama politico

Di Adriano Falanga

<<Rifarei tutto. Ho sempre agito con un grande senso di responsabilità e ho fatto della politica un servizio. Perché non dovrei!?>>. Teresa Formisano, ex capogruppo di Forza Italia, è con Brigida Marra e Carmela Berritto parte della squadra rosa dell’amministrazione uscente, sciolta per infiltrazioni criminali. Tra le tre è stata però quella “politicamente più esposta” e la sua prima esperienza consiliare le ha anche “regalato” un avviso di garanzia per aver convocato un consiglio comunale nonostante il Presidente in carica non sia mai stato impedito. Erano i tempi della “fretta e furia” per chiudere la pratica decadenza di Pasquale Aliberti. Quel Presidente del Consiglio, Pasquale Coppola, con il quale aveva fatto coppia in campagna elettorale, riuscendo a centrare l’obiettivo dell’elezione. Ancora convinta che convocare quel consiglio contro il parere del Prefetto sia davvero stata una scelta giusta? <<Far parte di una squadra significa condividere scelte e percorsi, quindi abbiamo fatto la scelta giusta, tutti insieme>> A due mesi dall’insediamento della commissione, come valuta il loro operato e come trova la città? <<È ovvio che gestire una città non è semplice, soprattutto per chi si trova davanti un percorso già avviato. Siamo ancora all’inizio, difficile giudicare l’operato della Commissione>>. Cosa suggerisce di fare alla triade? <<Di lavorare per il bene della città e di non tralasciare tematiche importanti, come i servizi sociali per continuare a garantire i servizi essenziali alla comunità>> Il comune ha un disavanzo di oltre 31 milioni di euro. Saranno tempi di tagli e stallo per nuove opere e servizi come cultura, politiche sociali, sport, eventi. Vi sentite in parte responsabili? <<Sentirci responsabili per aver messo in campo opere, servizi, cultura, politiche sociali, mi sembra un controsenso. Se solo guardassimo i bilanci dei comuni della Campania ci potremmo rendere conto del difficile momento economico generale in cui versano gli enti>> Farete ricorso al Tar contro lo scioglimento? <<Sicuramente>>. (Il termine ultimo per presentarlo è il 15 aprile, ndr). Sarà ricandidata? <<Troppo presto per dirlo. Dopo quello che è accaduto in questi ultimi mesi lo sconforto è grande, soprattutto quando si è operato in totale trasparenza e nell’interesse del prossimo. Chi vivrà vedrà>> Chi sarà il futuro leader del centrodestra? <<Non ho la sfera di cristallo, ma sicuramente dovrà essere una persona seria, capace di operare per il bene cittadino e di mettere insieme più anime>> E chi invece tra gli alibertiani? <<La stessa cosa>>.

IL RICORSO

maggioranza-alibertiLe elezioni sono lontane, molto lontane. Un anno e mezzo in politica equivale almeno a due o tre “era geologiche” e avere la presunzione di intravedere futuri papabili oggi è fuorviante. Un dato però è certo, tra gli alibertiani c’è un profondo sconforto e senso di ingiustizia, e nonostante la frenetica attività investigativa, ad oggi restano compatti attorno al loro leader indiscusso: Pasquale Aliberti. Presenteranno ricorso al Tar avverso il decreto di scioglimento, Aliberti lo aveva promesso, e questo perché ritengono esserci palesi discordanze con quanto il ministro Marco Minniti ha scritto nella sua relazione, frutto, ovviamente, di una sintesi di quanto prodotto in sei mesi dalla commissione d’accesso voluta dal Prefetto Salvatore Malfi. E se da un lato c’è chi lo sconsiglia, come l’ex assessore Raffaele Sicignano, gli alibertiani sono però convinti che un tentativo vada comunque fatto. E così a firmare potrebbero esserci i fedelissimi: Mimmo Casciello, Brigida Marra, Teresa Formisano, Carmela Berritto, Francesco Vitiello, Alfonso Pisacane, Dalila Borriello, Diego Del Regno (come ex consiglieri comunali) Annalisa Pisacane, Antonio Fogliame, Nicola Acanfora, Giancarlo Fele come ex assessori. In forse Diego Chirico. Come in forse sarà l’adesione di Roberto Barchiesi, con l’ex primo cittadino perno centrale dell’inchiesta Sarastra. Forse pochi per dare un maggior impulso all’esposto, considerato che consiglieri e assessori firmatari non rappresentano l’ex maggioranza eletta (composta da 15 esponenti). Numeri risicati, anche per lanciare le basi di una futura coalizione di centrodestra. E’ chiaro che le indagini ancora in corso (entro settembre dovrà esserci l’avvio del processo) rallentano ogni tentativo di imbastire un ragionamento politico. Anche perché Aliberti in questo delicato frangente non può vestire (almeno ufficialmente) i panni del leader politico. Quanto ai papabili, qualcuno avrebbe scommesso, in altri tempi, su Giancarlo Fele. Ma l’ex vicesindaco non è sembrato voler mettersi a capo della “rinascita alibertiana”, almeno non in questo momento politico.

CENTROSINISTRA IN FERMENTO

3-pd-scafatiDiversa l’atmosfera in casa centrosinistra, da queste parti si parla ampiamente di elezioni. Non comunali però, per quelle c’è tempo e comunque sono conseguenziali alle elezioni politiche e soprattutto al congresso del PD. Si discute all’interno del circolo di via Giovanni 23°, in gioco c’è la futura leadership del partito, importante tassello per determinare il candidato sindaco da opporre al centrodestra e soprattutto al M5S. Non manca nulla ai democrat e in prospettiva congresso sono emerse le tre anime che compongono il circolo. I renziani sono decisamente la maggioranza e a capo c’è la segretaria Margherita Rinaldi, con Michele Grimaldi e Vittorio D’Alessandro per l’ex gruppo consiliare. Buona la rappresentanza di Michele Emiliano, che ha raccolto l’adesione di Marco Cucurachi e Michelangelo Ambrunzo, entrambi consiglieri uscenti. Terza è la componente facente capo al ministro Orlando. A portare avanti la sua candidatura sono l’avvocato Giuseppe Vitiello e una nutrita fetta di ex componenti di “Primavera Non Bussa”, in primis la vice segretaria Regina Scarico. Fuori dai confini del Pd si guarda in ottica elezioni politiche, e in questo contesto ritorna Mirko Secondulfo, che dopo aver guidato Sel ed essere confluito nel Pd, oggi è a capo degli “scissionisti” dalemiani di Articolo 1 – Democratici Progressisti. La nascita di Sinistra Italiana potrebbe rappresentare un trampolino di lancio politico per Raffaella Casciello, già reduce di un brillante risultato elettorale alle ultime regionali. E poi c’è il frenetico e mai stanco attivista in orbita De Magistris, Francesco Carotenuto, a capo del laboratorio politico Scafati Arancione

IL M5S PRONTO AL GRANDE SALTO

1-simLoro continuano a mostrarsi “attivisti”, ma i militanti di Scafati in Movimento sono politicamente maturati e consapevoli che le elezioni comunali del 2019 potrebbero essere la loro grande opportunità. Non parlano di candidature, il M5S è un “partito” al momento appetibile e in una città come Scafati potrebbe rappresentare la “scalata” di qualcuno che ufficialmente non può esprimersi in prima persona. Un po’ come accaduto a Roma, dove si scrive M5S ma tutto sommato, si legge “centrodestra”. I militanti ne sono consapevoli, e seppur hanno intensificato i loro tour in giro per la città a fare proselitismo, tengono ben salde le redini del movimento locale. Fare passi falsi potrebbe compromettere la loro scalata a Palazzo Mayer e l’unico modo per non cadere in errore è parlare di contenuti, prima ancora del contenitore. Tutti al momento sembrano esorcizzare una propria candidatura alla prima poltrona, e gli storici Giuseppe Sarconio o Ivan Piedepalumbo sembrano guardare più alla poltrona da consigliere che al sindacato. C’è tempo ancora, al momento l’imperativo è soltanto uno: evitare scalate esterne e indesiderate. Non risulta essere operativo l’ex candidato sindaco del 2013, Eugenio Panella.

 

 




Scafati. Immacolata di Saia, “highlander” e croce del Comune

Di Adriano Falanga

A Scafati passa tutto, passano i sindaci, le giunte, i consiglieri, gli avvisi di garanzia, ma come per il film “Highlander, l’ultimo immortale”, ne resterà solo uno. Immacolata Di Saia è l’immortale di Palazzo Mayer: la più chiacchierata, la più contestata, la meno compresa, ma certamente l’unica che ancora oggi fa da ponte tra la gestione commissariale e le precedenti amministrazioni targate Pasquale Aliberti, finite nella bufera giudiziaria. Chiunque abbia provato a chiedere la sua testa, ha esattamente ricevuto il contrario. E’ la legge del Karma fatta persona, tutto ciò che le viene augurato ritorna al mittente. A chiedere le sue dimissioni furono già Giacinto Grandito, Sabato Cozzolino, Guglielmo D’Aniello, Cristoforo Salvati e Pasquale Coppola, o meglio la prima giunta Aliberti. Tutti lasciarono l’esecutivo non riuscendo a spuntarla contro la Di Saia. Nell’ultima consiliatura la sua “testa” fu chiesta dai dissidenti alibertiani, in cambio dell’appoggio sul voto di bilancio. Ma Aliberti ha preferito l’inciucio con Michele Raviotta, piuttosto che dare il benservito alla segretaria generale. Da sempre chiacchierata e attenzionata dalla magistratura, la professionista casertana è però molto nota anche per le sue indubbie competenze e capacità. Probabilmente una delle migliori professioniste del settore. Piglio deciso, mai collerosa ma anzi sempre sorridente e con spiccata verve ironica. E’ riuscita a farsi scivolare da dosso ogni accusa e attacco frontale, anche durante i consigli comunali. Come i gatti, Immacolata Di Saia sa cadere sempre in piedi. Con l’ex primo cittadino è unita non solo dal profondo rapporto di fiducia e amicizia, ma anche da diversi avvisi di garanzia, come quello per le false attestazioni di delibere di giunta, e in ultimo l’inchiesta della Procura antimafia che ha decimato l’amministrazione comunale. Nata ad Aversa nel 1962, la Di Saia è stata segretaria in comuni sciolti per camorra come Casapesenna, Casal di Principe, San Cipriano di Aversa, Trentola Ducenta e Battipaglia. Il suo ruolo oggi è in discussione, tanto per cambiare, e probabilmente potrebbe essere rimossa dall’incarico dal Prefetto Gerardina Basilicata già dalla settimana prossima. Ma anche no, considerato che la Basilicata si è già avvalsa della sua collaborazione in altri due comuni dove ha ricoperto il ruolo di commissario straordinario. Buono, cordiale e collaborativo anche il rapporto con la vice prefetto Maria De Angelis. Tutte e tre sono conterranee, di Aversa la segretaria, di Santa Maria a Vico la Prefetto, di Casagiove la De Angelis. Indipendentemente dalle pressioni delle forze politiche avverse alla precedente amministrazione, che pressano per l’azzeramento di ogni ruolo ed incarico, la decisione di rimuovere “l’highlander” di Palazzo Mayer spetta solo ed esclusivamente alla triade commissariale.

OLTRE UN MILIONE DI EURO IL COMPENSO DELLA SUPER SEGRETARIA

2-coppola, aliberti, di saia fele“L’empatia con il sindaco Pasquale è stata immediata, così come è avvenuto con i dipendenti comunali che mi hanno mostrato molta voglia di fare e una grande accoglienza. Il percorso cui andremo incontro, però, dovrà essere imboccato insieme, questo Comune dovrà lavorare in team. Alla classe politica, chiedo pertanto di capirmi, ai dipendenti di affiancarmi”. Queste le prime parole all’insediamento della dottoressa Immacolata Di Saia, nel corso del primo mandato sindacale di Pasquale Aliberti. La professionista aversana rilevò la poltrona da Lucia Petti, dopo la bufera tra quest’ultima e il neo sindaco di Forza Italia. “Sono sicuro che la mia scelta è stata giusta. Dal primo incontro avuto con lei, ho capito di potermi fidare delle sue competenze e di capire al volo le sue intenzioni per iniziare al meglio un rapporto fondato sulla collaborazione” le parole dell’ex primo cittadino. L’alta professionalità della dirigente è cosa nota, come del resto è cosa nota anche l’alta busta paga. Facendo due conti in tasca alla segretaria comunale, gli scafatesi hanno sborsato per la sua collaborazione oltre un milione di euro lordi. Questo perché fino al 1 novembre 2012 la professionista ha ricoperto contemporaneamente il ruolo di segretaria comunale e direttore generale. Due piccioni con una fava, ovviamente del tutto lecito. Sul sito dell’ente sono pubblicate le sue retribuzioni a partire dal 2010, manca il 2016 e chiaramente i mesi in corso del 2017. Nel 2010 la Di Saia ha percepito, al lordo, 79.386 euro più 78 mila come direttore generale. Nel 2011 quasi 117 mila euro come segretaria e 84.500 come dg. Nel 2012 quasi 107 mila euro più 74 mila circa come dg. Nel 2013 percepirà “solo” 88 mila euro. l’Ente risparmierà infatti lo stipendio di direttore generale, che per legge non è più previsto per i comuni al di sotto dei 100mila abitanti. La giunta revocherà l’incarico in fretta e furia alla Di Saia, senza aspettare la naturale scadenza. Una decisione presa più che altro sull’onda emozionale delle polemiche del tempo. La professionista di tutto punto prima sembra volersi dimettere, poi farà causa al comune di Scafati (pur restando a lavorare) per le spettanze non percepite: 100 mila la somma richiesta. Causa ancora in corso. Nel 2014, pur ricoprendo un solo ruolo, la Di Saia porta a casa comunque oltre 123 mila euro, frutto di 77.500 di retribuzione più 45.700 di indennità varie. Meglio va nel 2015, dove la retribuzione totale sale a circa 139 mila euro, frutto di quasi 100 mila di retribuzione più 39 mila di indennità varie. Volendo avere un metro di paragone, la dottoressa Valeria Rubino, segretaria del comune di Nocera Inferiore, nel 2015 ha portato a casa circa 77 mila euro.

Il NON RAPPORTO CON COPPOLA E L’ABBRACCIO CON ALIBERTI

1 IMMACOLATA-DI-SAIADa assessore fino al 2013 e da presidente del consiglio comunale fino allo scioglimento, Pasquale Coppola non ha mai avuto feeling con Immacolata Di Saia. Anzi, più volte ha chiesto la sua rimozione e tra i due vi è anche in sospeso una querela sporta dalla segretaria per un presunto spintone avvenuto durante la concitata fase della decadenza di Pasquale Aliberti, negli uffici comunali. Non si sono mai amati i due, e non l’hanno mai nascosto. “Per noi non c’era mai, arrivava in comune solo nel pomeriggio e si interfacciava unicamente con il sindaco – ricorda Coppola oggi – in Consiglio Comunale doveva assistere me, ma la segretaria si preoccupava più di dialogare con Aliberti. In tutto ciò che è successo, ha anche lei la sua fetta di responsabilità amministrativa”. Non nasconde di aver chiesto più volte la sua rimozione all’ex sindaco: “ma puntualmente Aliberti rimuoveva o allontanava chi lo richiedeva”. Al contrario, con l’ex primo cittadino fu amore a prima vista. Aliberti non ha mai nascosto il forte legame, anche umano, che li legava. Nel suo libro “Passione e Tradimenti”, in un capitolo intitolato “Sono un camorrista?” l’ex sindaco ripercorre un episodio difficile. Erano i tempi dell’inchiesta Over Line (poi archiviata) e su Palazzo Mayer, la segretaria soprattutto, era piena tempesta. “Ero alle strette: mi avevano chiesto di agire allontanandola, altrimenti, come gli altri, sarebbero stati i rimanenti assessori ad andarsene, proprio alla vigilia delle elezioni – scrive Aliberti – Abbassai lo sguardo e le dissi: “Se non vai via continueranno a massacrarci. Non possiamo permettercelo, qui rischiamo di perdere le elezioni”. Sapevo che la stavo colpendo dritto al cuore e quasi per difendermi da quella che pensavo potesse essere una sua reazione, feci due passi avanti e l’abbracciai. Lei rimase immobile, di ghiaccio, ferma con le braccia lungo i fianchi, senza muoversi. Solo quando mi staccai da quell’abbraccio mi disse: “Ti capisco ma stai facendo un errore. Se mi chiedi di andare via penseranno che hanno ragione. Sarà ancora peggio per te. Per me sarebbe ovviamente un danno di immagine, dopo tutto quello che ho dovuto subire sui giornali per inchieste in cui non ho alcuna responsabilità. Al mio curriculum dovrei aggiungere anche di essere stata cacciata da un sindaco nel corso del suo mandato. No, questo non lo faccio. Cacciami pure ma io non vado via spontaneamente”. La Di Saia è sempre stata tacciata di essere legata all’ex deputato forzista Nicola Cosentino, che l’avrebbe sponsorizzata. Nel libro Aliberti rivela: “quando successivamente ebbi modo di parlare della dott.ssa Di Saia con l’on. Nicola Cosentino, che confermò di conoscerla dai tempi dell’università, lui mi confidò che mai me l’avrebbe consigliata come segretaria del comune, perché ne conosceva le abitudini di vita, ossia il fatto che era solita arrivare molto tardi al lavoro, cosa difficile da gestire per un sindaco al primo mandato, che avrebbe avuto sicuramente bisogno di una presenza più costante”.




Scafati. Coppola senza freni: “Senza la Di Saia sarà un buon 2017”

Di Adriano Falanga

“Prima ero presidente e per rispetto del mio ruolo istituzionale non potevo parlare, ma il mio dissenso l’ho sempre fatto sentire nelle sedi opportune. Oggi parlo solo per amore della verità e se andasse via la segretaria il 2017 inizierebbe nel migliore dei modi per questa città”. Che fosse una persona molto impulsiva Pasquale Coppola lo aveva dimostrato già da presidente del consiglio comunale, quando, con estrema facilità, cadeva nel “tranello” che “l’amato nemico” Pasquale Aliberti gli tendeva. Oggi però Coppola non è più a capo dell’Assise, come non è più neanche consigliere comunale e quindi la separazione politica dagli alibertiani adesso può avviarsi al divorzio vero e proprio. E l’esperienza insegna, non esiste separazione che non comporti danni o liti pendenti. E’ senza freni Pasquale Coppola, e l’arrivo del commissario prefettizio Vittorio Saladino gli offre modo di esternare la sua opinione politica, libera da vincoli istituzionali. “Al commissario Saladino chiedo semplicemente discontinuità, ho accolto positivamente le sue prime azioni sono felice che finalmente il Comune porterà avanti una vera e concreta politica di tagli. Erano anni che lo avevo proposto. Ma certe posizioni a Palazzo Mayer erano diventate intoccabili”. Rendite di posizione secondo l’ex alibertiano, da almeno due anni suo ferreo oppositore, a braccetto con Mario Santocchio, anch’esso vecchio amore di Aliberti. E quando amanti e mogli si coalizzano, non c’è speranza per i mariti fedigrafi. Alla scadenza dei sessanta giorni imposti dalla legge, Saladino ha lasciato intendere di poter anche allontanare la segretaria comunale Immacolata Di Saia. Una notizia che Coppola accoglie decisamente a favore, e non fa nulla per nasconderlo. “Sarebbe opportuno poiché la stessa è sottoposta a diverse indagini e sta subendo diversi processi. Diversi comuni dove ha prestato servizio sono stati sciolti per infiltrazioni camorristiche e anche il nostro è a forte rischio”. L’allontanamento della Di Saia era stato chiesto da Coppola, Pasquale Vitiello e altri dissidenti alibertiani come contropartita per il voto a favore di bilancio. Naturalmente, le proposte finirono rispedite al mittente. “Lo chiedevo perché il suo modo di operare non era da segretario dell’ente ma da segretaria particolare dell’ ex Sindaco eppure la pagavamo tutti noi cittadini profumatamente, piu’ di 150 mila euro annui, e siccome non bastavano ha citato l’ente per altri 100 mila euro di rimborso (una causa di lavoro, ndr) Per me erano troppi, per un dipendente che lo si vedeva al Comune solo dopo le 14”. Sarebbe stata questa la causa dei dissapori, neanche mai nascosti, tra il l’ex presidente del consiglio e la segretaria comunale. “Tutto questo ha prodotto ostilità da parte sua nei confronti della figura istituzionale del presidente, fino ad arrivare ad una falsa querela nei miei confronti per  aggressione, cosa non vera che è costata  l’allontanamento di un dipendente dalla segreteria poiché ha testimoniato il vero cioè che io non l’avevo neppure sfiorata”.

1-coppola alibertiE’ un fiume in piena Coppola, la sua posizione è chiaramente di rottura, e nei giorni scorsi su Facebook non aveva lesinato piccate frecciatine all’indirizzo della coppia Paolino-Aliberti. “Non siete stati capaci di prendere un euro dalla regione per il Pip di Scafati, non siete stati capaci di riaprire l’ospedale e avete ancora il coraggio di fare proclami per meriti che non sono i vostri” con riferimento all’annuncio della ripresa dei lavori della nuova rete fognaria. L’ultimo post è ancora più eloquente: “Quando dicono che gli asini non volano dicono il vero, gli asini familiari diventano consiglieri regionali”. Insomma, esternazioni che hanno il sapore di pre riscaldamento da campagna elettorale, dove Coppola potrebbe essere a capo di una coalizione che si autodefinisce “centrodestra costruttivo”. Ma l’interessato smentisce: “Premesso che non mi auguro il voto nel 2019 perché lo scioglimento sarebbe un’onta che la città non merita, non ho nessuna intenzione di candidarmi – ammette Coppola – questa esperienza mi ha molto provato, non solo politicamente, ma soprattutto umanamente e fisicamente. Farò un passo indietro, ma non a favore di un mio parente o di mia moglie, ma di un giovane preparato, che sia animato da sincero amore per la città”. E questo giovane potrebbe essere Angelo Matrone? “Mai dire mai. Ha dimostrato, contrariamente a quanto si sosteneva all’inizio, di non prestare il fianco all’ex sindaco. Ha tenuto le distanze e oggi avverto una positiva maturità politica”. Con ogni probabilità, Pasquale Coppola gioca al “rialzo”, perché attorno a se ha già una squadra molto ampia con la quale ha avviato un progetto politico alternativo ad Aliberti già dalle elezioni regionali del 2015, quando “sfidò” Monica Paolino candidandosi con l’Ncd e raccogliendo poco meno di 2 mila voti in città.




Scafati. L’analisi: se si votasse in primavera? Centrodestra e centrosinistra, gli scenari

Di Adriano Falanga

Gennaio dovrebbe essere il mese decisivo. Due sono le “notizie” che potrebbero essere partorite: la decisione della Cassazione sulla richiesta di arresto per Pasquale Aliberti e il decreto di scioglimento per infiltrazioni mafiose. Con ogni probabilità, venuto meno il suo ruolo istituzionale, la suprema corte dovrebbe respingere la richiesta di arresto avanzata dalla Procura antimafia e confermata dal riesame, questo perché non essendo sindaco, Pasquale Aliberti non può più “reiterare” il reato per cui è accusato: voto di scambio. La decisione di sciogliere il Comune di Scafati spetta al Ministero degli Interni, dove è stata depositata, lo scorso novembre, la relazione della commissione d’accesso che verteva in tal senso. Considerato il contesto socio politico e giudiziario in cui è caduta Scafati, appare più inverosimile una decisione contraria, anche se non del tutto esclusa. Nel frattempo, c’è chi ha già acceso i motori in prospettiva campagna elettorale. “Vuoi vedere che alla fine si andrà al voto in primavera?” si saranno detti i capibastone, e allora “meglio non essere impreparati”. Quindi, se si votasse in primavera, quale potrebbe essere lo scenario elettorale? Su una cosa gli addetti ai lavori sono concordi, ci saranno molti aspiranti sindaci. E questo a causa della frammentazione del centrodestra e del centrosinistra. Nulla si muove tra le fila degli alibertiani, bisogna capire prima cosa accadrà, e successivamente, cosa deciderà lui, Aliberti. L’unico che potrebbe compattare le fila di un’ex maggioranza sparigliata e litigiosa è Giancarlo Fele, ma l’ex vicesindaco non ha mai goduto del benestare del grande capo. Non è escluso che da via Aquino potrebbe cadere dall’alto un nome di alto spessore professionale, non politico, capace di sintetizzare l’esercito del voto alibertiano. C’è poi chi auspica una candidatura in salsa rosa. Qui le papabili possono essere Monica Paolino e Brigida Marra. La prima però dovrebbe lasciare il seggio in Regione, mentre la seconda avrebbe non poche difficoltà a trovare i consensi sulla sua persona. Meglio aspettare ancora. Chiaramente, un non scioglimento del consiglio comunale e il voto in primavera andrebbe a ringalluzzire i delusi alibertiani, mentre il voto nel 2019 può solo rimescolare le carte. Potrebbe essere a capo di un polo di moderati ed ex consiglieri comunali Pasquale Coppola. Probabilmente non ha la caratura e lo spessore politico del suo ex amico Aliberti, però non c’è dubbio alcuno che è stato lui il suo primo oppositore. L’alternativa parte da qui, e su Coppola convergono molti ex alibertiani, tra cui Mario Santocchio e Giacinto Grandito. Potrebbero nascere anche un discreto cartelle di liste, se ci fosse il passo indietro di Cristoforo Salvati e Angelo Matrone. Entrambi esponenti di Fratelli ed entrambi intenzionati a fare il grande passo. Sarebbe un ritorno per Salvati, mentre Matrone andrebbe al battesimo. Quest’ultimo sta già lavorando da tempo e parte dal suo discreto successo, tutto personale, avuto alle regionali del 2015. Può contare sul sostegno dei giovani, ma mancano gli imprenditori e i grandi elettori.

QUI CENTROSINISTRA

3-pd-scafatiIn casa centrosinistra neppure manca il confronto, che pure rischia già di sfociare (tanto per cambiare) nello scontro. Il vulcanico Marco Cucurachi è partito in avanscoperta da tempo, forse dalla prima ora, ma contro ha l’etichetta di “evasore” che uno scaltro ex sindaco gli ha cucito addosso. Deve prima di tutto compattare il circolo locale sul suo nome, e poi sfociare nella restante area di sinistra, dove si muove bene Nicola Pesce. Una cosa è certa, il centrosinistra a Scafati può ritornare a Palazzo Mayer da vincitore solo se compatto. Operazione difficile, tra il circolo locale guidato da Margherita Rinaldi e la galassia del movimentismo di sinistra sembra esserci un abisso. Infine, ma non per ultimo, un occhio di riguardo ai cosiddetti “border line” di centrosinistra, coloro che Aliberti ama definire “poteri forti” e che risultano essere spesso elementi di rottura nel Pd. La coppia Corrado Scarlato e Giovanni Lombardi, Michele Marano e Nello Longobardi, qualora si coalizzassero, potrebbero mettere sul tavolo delle trattative importanti risorse economiche e compattare un unico e variegato polo di centro, dove potrebbero confluire molti ex alibertiani delusi, oltre a esponenti del Pd “chiusi” dal tappo degli ex consiglieri comunali uscenti. E poi vi sono loro, i redivivi, coloro che compaiono quando c’è odore di voto, due su tutti: Peppino Fattoruso e Raffaele De Luca. Il primo, già assessore con la giunta Bottoni, poi coordinatore della campagna elettorale, la prima, di Pasquale Aliberti, nonostante venga ricordato per l’abbandono all’ultimo minuto nel 2013, è tornato oggi con “un gruppo di amici e imprenditori” dando vita all’associazione “Fantastica”.  Fattoruso, imprenditore agrario ma anche uomo di spettacolo, è sempre stato dotato di spiccata verve e fantasia. Ma i più neanche lo ricordano, sarà difficile completare una lista. Raffaele De Luca pure è stato assessore in una giunta di centrosinistra, nel 2013 ha sostenuto Nicola Pesce con la lista “Adesso Scafati”, che si richiamava al movimento di Matteo Renzi, che aveva appena vinto le primarie. Nonostante fosse candidato, non fu eletto ma dalla sua lista venne fuori l’elezione di Filippo Quartucci, poi passato nel Pd e infine nel Cotucit, a sostegno di Pasquale Aliberti. Quartucci però sarà ricordato più per il “non fatto” che per il fatto. Oggi De Luca, dopo una pausa alibertiana, ha stretto un patto politico con il deputato Guglielmo Vaccaro, dando vita al movimento “Idea Repubblicana”. Potrebbe aspirare alla poltrona di primo cittadino.

L’IRONIA DEL WEB: #andiamodalcommissario

1-vittorio-saladino-430x323Diventa virale la voglia e il desiderio di andare dal commissario prefettizio Vittorio Saladino. Evidentemente, rimosso il “tappo” Pasquale Aliberti, il Prefetto che sostituisce sindaco, giunta e consiglio comunale detiene la panacea di tutti i mali della città. O almeno è quanto pensano le forze politiche locali, in particolari gli ex consiglieri comunali. Paradossalmente si registra un’attività politica più intensa e frenetica oggi, senza un’amministrazione eletta, che ieri, quando a Palazzo Mayer sedevano gli alibertiani. Fioccano le proposte, le idee, i suggerimenti e chi più e chi meno, tutti hanno annunciato il desiderio di “andare dal commissario”. E così il web si diverte, e diventano virali le dichiarazioni degli esponenti politici e non che rivedono nel neo commissario Saladino la soluzione a ogni problema. Ironicamente, l’idea parte dal giovane democratico Luigi Cinquegrana che propone un paio di “hastag”: #tuttidalcommissario e #andiamodalcommissario. In realtà, e salvo scioglimento per infiltrazioni mafiose, il funzionario prefettizio agisce solo in regime di amministrazione ordinaria. Il suo insediamento ha però acceso gli entusiasmi di politici assopiti, addirittura ha risvegliato pure quelli “da campagna elettorale”, o meglio, coloro che ricompaiono solo quando c’è da andare a votare, salvo poi cadere nell’oblio durante gli anni restanti. Tutti dal commissario allora, a portare idee, proposte, suggerimenti, come se questo fosse dotato di bacchetta magica. Eppure, bastava poco e bastava farlo prima. Ad esempio, Saladino è partito laddove chi lo ha preceduto era frenato: taglio agli sprechi, accorpando alcuni settori e riducendo così i dirigenti, ergo: azzerati diversi stipendi. La città non ha bisogno di cassa di una cassa d risonanza, e agli scafatesi una simile attività politica suona quasi da presa in giro. Tutto sommato, sono solo “prove tecniche di campagna elettorale”.

 




Scafati. Coppola: “Aliberti ha sempre voluto sfiduciarmi”

Di Adriano Falanga

“Sono rimasto meravigliato nel leggere che il primo cittadino mi avrebbe sempre difeso dalla volontà dei consiglieri di maggioranza di portare in aula la mia sfiducia – commenta Pasquale Coppola – in realtà è vero l’esatto contrario. Aliberti ha sempre e in ogni modo provato a sfiduciarmi, ma alla resa dei conti non ha mai trovato i numeri necessari, perché non solo il sottoscritto ha sempre lavorato in maniera imparziale, ma non aveva i voti necessari anche da parte dell’opposizione. Hanno prodotto atti, fatto segnalazioni, provato finanche a sostituirmi arbitrariamente, durante la fase della decadenza, ma in quel caso il Prefetto ha avallato le mie ragioni”. Il rapporto tra i due “Pasquale”, l’uno sindaco e l’altro il consigliere più votato di ambedue le consiliature, si è incrinato subito dopo la riconferma del 2013, quando Aliberti voleva per Coppola un assessorato, anche il vicesindacato, mentre questi optava e insisteva per la Presidenza del Consiglio. La prima volta che gli alibertiani provarono a sfiduciare Coppola fu a seguito delle elezioni europee del 2014, quando il presidente si smarcò dai colleghi non votando il candidato indicato dal sindaco, espressione di Forza Italia. Ci fu un azzeramento della Giunta e fu proprio Aliberti a chiedere pubblicamente le dimissioni di Coppola, “affinchè possa essere rivotato”. Un secondo tentativo ci fu a margine della travagliata fase della decadenza, quando Aliberti aprì ufficialmente la crisi di maggioranza e in conferenza stampa dichiarò: “Devo capire se c’è ancora una maggioranza disposta ad andare avanti, ma non chiedo una fiducia generica, bensì il pieno sostegno a quattro punti”, e questi erano: Nuova programmazione Più Europa, Puc, nuovo Bilancio e sfiducia a Coppola. Condizioni imprescindibili per proseguire la consiliatura fino alla naturale scadenza del 2018, altrimenti: “rassegnerò le mie dimissioni irrevocabili”. Non se ne fece nulla, perché Aliberti scoprì di non avere più i numeri e la leadership incondizionata. La montagna partorì un misero topolino e alla fine anche la semplice rimodulazione delle sole deleghe agli assessori richiese svariati tentativi. Da allora, il cammino politico di Aliberti è stato tutto in salita, fino ad arrivare all’attuale stallo consiliare, dove l’opposizione è numericamente maggiore degli alibertiani.




Scafati. L’opposizione vuol fare 13. “Poniamo fine a questa agonia”

Di Adriano Falanga

“Bisogna aprire una nuova stagione politica a Scafati, non è possibile assistere all’agonia di un’amministrazione, mentre la città attende risposte”. Non ha dubbi Mario Santocchio, bisogna restituire la parola alle urne e agli scafatesi, e questo indipendentemente dall’azione della magistratura e dalle decisioni del Ministero Dell’Interno sull’opportunità di sciogliere o meno il consiglio comunale. Mandare a casa Aliberti è certamente possibile, e ad un anno esatto dalla fase della decadenza, questa volta a voler dimettersi non è la maggioranza ma le forze di opposizione. Occorrono tredici firme, tanto quanto sono i consiglieri comunali che siedono tra i banchi opposti a quelli degli alibertiani. “Sono pronto a firmare per chiudere una volta per tutte questa bruttissima pagina di storia locale – spiega Santocchio – Scafati ha bisogno di una nuova alba e senza dubbio bisogna archiviare questa gestione della cosa pubblica che ha prodotto solo danni sotto tutti i punti di vista”. D’accordo anche il capogruppo di Fdi, Cristoforo Salvati: “Credo che rappresenti l’unica via di uscita dalla grave caduta di immagine della nostra città che subisce quotidianamente con le gravi accuse dei collaboratori di giustizia per il presunto voto di scambio politico elettorale di tipo mafioso di Aliberti e Company. Dobbiamo rimettere in gioco la fiducia nella politica libera da parte della città sana per poter ricostruire il senso dello Stato e della buona istituzione scevra da condizionamenti della criminalità’ per riportare la serenità’ nella macchina comunale e nei dirigenti liberi ed autonomi dalla politica”. La sensazione è che l’inerzia sia dovuta all’attesa di chissà cosa, da parte della magistratura. Salvati però prende le distanze: “Non possiamo delegare alla magistratura e ai tempi della giustizia le decisioni che spettano alla politica, pur rispettando la loro opera ma dobbiamo assumersi la   responsabilità che la comunità ha voluto darci con il loro voto libero e non inquinato e che attende risposte chiare ed immediate per poter archiviare la pagina più brutta della politica dal 92 ad oggi”. Pronto a dimettersi anche Michele Grimaldi, Pd: “E sono anche pronto a discutere una mozione di sfiducia in consiglio comunale. La nostra città è bloccata da un punto di vista politico e amministrativo, causa l’attaccamento alla poltrona del Sindaco: credo sia ora di guardare avanti”. A Grimaldi fa eco il collega di partito Michelangelo Ambrunzo: “La città è senza guida da due anni. La politica Scafatese è diventata una continua faida. Di certo il commissariamento non mi appassiona, ma a questo punto chiedo sia necessario. Per questo motivo, e non altro, sarei pronto a dimettermi. Una decisione che dovrò però condividere con il mio partito”. Disponibilità anche dagli ex di maggioranza, in primis quella di Alfonso Carotenuto: “ero e sono fortemente critico sull’operato di questa amministrazione. Al di là di qualche sacchetto dei rifiuti fatto rimuovere (atto dovuto) non vedo da mesi nulla di concreto. Se dovesse essere estrema ratio per sbloccare la situazione credo che potrei seriamente prendere in considerazione l’ipotesi”.

4-coppolaPasquale Coppola, presidente del consiglio comunale, è stato più volte schernito dallo stesso Aliberti per il suo “attaccamento” alla poltrona, il primo cittadino durante il voto bilancio di giugno disse ironicamente: “sono certo che Coppola starà pregando affinché io non cadi”. Oggi l’ex alleato inverte la rotta, e si dice pronto alle dimissioni. “Se ci sono i 13 consiglieri sicuramente sì, la città è ferma sta subendo tutte le conseguenze di una gestione che di fatto non c’è più. Paghiamo le troppe campagne elettorali. Fu uno dei motivi che mi fece allontanare dal primo cittadino”. Più cauto il collega e braccio destro Pasquale Vitiello. “Dopo il voto al bilancio che ha consegnato una maggioranza diversa e comunque risicata al Sindaco, con l’ingresso nella stessa del gruppo del Cotucit quali “salvatori di Scafati”, gli stessi non hanno presenziato, forse per senso di responsabilità, gli ultimi due consigli comunali mettendo in difficoltà numerica l’amministrazione cittadina – spiega il capogruppo Pdl – Infatti con i voti dell’opposizione, anche quella “violenta” , sono passate non solo le proposte dalla stessa presentate ma anche quelle proposte dalla maggioranza. Alla luce di ciò, con una mancanza palese della maggioranza più che le dimissioni dei consiglieri sarebbe opportuno, con un atto di “dignità politica” nei confronti della città, che il Sindaco rassegnasse le dimissioni”. Vitiello poi svela: “Comunque l’opposizione di centro destra, elettiva e sopraggiunta, sta lavorando per presentare una mozione di sfiducia all’amministrazione come momento democratico. Se poi, si dovesse passare per le dimissioni, sarei personalmente pronto, a condizione che i dimissionari appartengono tutti all’attuale opposizione”. Un “ni” anche da Stefano Cirillo, con Daniela Ugliano e Bruno Pagano da poco passati in minoranza. “Tocca ad Aliberti prendere atto che non ha più una maggioranza. Se davvero ci fossero i numeri e un progetto di ripartenza nel centrodestra, io ci sto, ma il fine non può essere solo quello di far cadere il sindaco. E poi?” ammonisce Cirillo. Noi restiamo dell’idea che invece occorre una scelta consapevole di tutto il consiglio comunale, una semplice presa d’atto, di una maggioranza che non c’è più, e di un consiglio comunale oramai esaurito. Dimissioni di tutti.




Scafati. Helios: Aliberti contro Coppola e Grimaldi, che replicano “dice bugie”

Di Adriano Falanga

Lunedi pomeriggio il primo cittadino Pasquale Aliberti incontrerà i comitati civici per un confronto sulla difficile situazione ambientale che vivono i residenti di Cappelle, in primis sulla Helios e poi sugli sviluppi per i lavori al collettore Sub1 che dovrebbe risolvere il disagio legato al canale San Tommaso. Aliberti ha affrontato l’argomento nel consueto appuntamento televisivo su Lira Tv. Al cronista che gli chiedeva se intendesse autorizzare un consiglio comunale monotematico sul tema Helios, così come chiede Michele Grimaldi, il sindaco ha replicato: “sul consiglio non ho nessun potere, è il presidente del consiglio comunale che stabilisce cosa fare e cosa non fare. Stabilisce lui gli argomenti da mettere all’ordine del giorno”. E, neppur tanto velatamente, Aliberti richiama alcune situazioni legate al periodo del suo tentativo di decadenza, quando in aula si consumarono pesanti bracci di ferro istituzionali tra gli alibertiani e il presidente Pasquale Coppola. Il primo cittadino ricalca la sua posizione istituzionale, che non gli conferisce, a suo dire, i poteri necessari per poter verificare e intervenire laddove dovessero emergere irregolarità. “Bisogna verificare se il processo produttivo contempla tutte quelle attività concesse dalle autorizzazioni, e questi controlli deve farli chi ha partecipato alla conferenza dei servizi che ha autorizzato la Helios. Il sindaco non ha partecipato a quella conferenza” e preannuncia una richiesta di accesso agli atti in Regione Campania per capire meglio la questione. “I nostri Vigili Urbani intervengono dove di loro competenza, non è che possono stare con il fonometro in mano a misurare l’entità dei rumori” chiarisce Aliberti. Insomma, secondo il primo cittadino, che si definisce dalla parte della gente, bisogna verificare bene cosa avviene nell’opificio e constatare eventuali difformità con le autorizzazioni concesse. E queste verifiche dovrebbero essere fatte da coloro che la Helios l’hanno autorizzata. Poi, rivolgendosi a Michele Grimaldi, consigliere del Pd: “lei che lavora in Regione, vada all’ufficio ambiente e provi a capire di questo ampliamento che mi dicono sia stato fatto a dicembre 2015”. La vicenda è certamente delicata, chiarisce il sindaco, ma bisogna distinguere da chi vuole la polemica strumentale per fare “il capopolo salvo poi scomparire” e chi davvero vive il disagio “del tanfo proveniente dalla Helios”. Non manca la replica del piddino Grimaldi: “Sulla vicenda “Helios” credo ci si trovi dinanzi ad un violento conflitto di interessi. Da una parte, c’è un sito di stoccaggio al centro della città, che emana odori nauseabondi, che è incompatibile con le norme di attuazione del P.I.P., che arreca danni alla salute e alla qualità della vita dei cittadini. Dall’altra c’è un Sindaco che potrebbe – lo sancisce la legge – bloccare le attività di quel sito, nel mentre indagini e analisi trasparenti chiariscano tante cose: cosa si fa in quel sito; quali sono e da dove provengono i rifiuti trattati; quale è il volume di lavoro autorizzato e quale è quello effettivamente svolto; dove vengono sversati gli scarti della produzione; chi e perché ha autorizzato una attività così invasiva nel cuore dell’abitato cittadino”. Secondo Grimaldi il primo cittadino, nella sua qualità di prima autorità sanitaria sul territorio, può sospendere le attività dell’azienda che tratta rifiuti da tutta Italia, nelle more degli accertamenti e delle verifiche attuate dagli enti preposti”. Ma il consigliere democratico va oltre, e ricorda un particolare non certamente indifferente. “Nel mezzo ci sono i rapporti lavorativi tra la società che gestisce quel sito e la società della famiglia Aliberti, singolare fatto che nel migliore dei casi costituisce una coincidenza quantomeno inopportuna. Come inopportuna pare la coincidenza che una società come le “Helios”, che si occupa di rifiuti, abbia rilevato il manufatto industriale nel quale oggi insiste, proprio dalla famiglia di quello che poi sarebbe divenuto il Presidente del CdA della società comunale chiamata a gestire i rifiuti, l’Acse appunto”.

COSA SI NASCONDE DIETRO LE ASSUNZIONI ALLA HELIOS

5-GrimaldiMichele Grimaldi, chiude la replica al sindaco con una domanda decisamente inquietante e dai contorni ambigui, e in quanto tale, da chiarire. “Prima o poi, capiremo anche in base a quali criteri ed affidandosi a quali strutture la società “Helios” abbia effettuato le assunzioni dei lavoratori che operano nel sito scafatese: credo che il Sindaco anche su questo ci rassicurerà che non vi saranno altre coincidenze inopportune”. Il quesito è posto in maniera più trasparente da Luciano Izzo, noto esponente della sinistra scafatese e oggi a capo dell’associazione Polis Sa Scafati: “Quali sono stati gli scambi di “favori” diciamo cosi? Risulta a vero che c’è una societa interinale legata a cittadini scafatesi che gestisce tutte le assunzioni alla Helios?”. Poi aggiunge: “Perché si è ostacolato lo sviluppo e la realizzazione pel Pip di Via Sant’Antonio Abate? Come mai nel 2008/10 si preferì spendere dieci milioni di euro per lavoretti di facciata tra cui il cavalcavia dell’ospedale, le rotonde con i tappeti verdi, tutto puntualmente abbandonato? Perché il Pip di Scafati doveva diventare il “monnezzaio della Campania”. E cosa che non sfugge a nessuno, tutto ciò in sfregio ai cittadini scafatesi e in particolare quelli del circondario. Secondo Michele Grimaldi e Luciano Izzo, ufficialmente il primo cittadino ha un conflitto di interesse, certamente lecito ma definito “politicamente inopportuno” con la Helios in quanto tra loro esiste dal 2005 un rapporto di collaborazione professionale. Non solo, alle spalle ci sarebbero anche delle assunzioni definite “sospette” tramite un’agenzia interinale legata a cittadini scafatesi. Un dubbio legittimo, o una chiara strumentalizzazione politica? Di certo c’è che occorre ancora una volta fare chiarezza, anche su questi aspetti, al fine da restituire ai residenti di via Ferraris e dell’intera contrada Cappelle una risposta certa, reale, svincolata da faziosità politiche e certamente risolutiva.

COPPOLA: ALIBERTI DICE BUGIE

4-pasquale-coppolaSecondo Pasquale Aliberti la convocazione del consiglio comunale sulla vicenda Helios, come chiesto dalle opposizioni, è facoltà esclusiva del presidente del consiglio Pasquale Coppola. “Sul consiglio non ho nessun potere, è il presidente del consiglio comunale che stabilisce cosa fare e cosa non fare. Stabilisce lui gli argomenti da mettere all’ordine del giorno” così il primo cittadino. “Mi dispiace che continui a dire bugie. Il Sindaco sa bene in quanto siede nei banchi del Consiglio da quasi trent’anni, che il Presidente del Consiglio non può convocare autonomamente un consiglio se agli atti non vi sono proposte né dalla maggioranza, ne dalla minoranza o proposte dei dirigenti, non mi sono mai preso nessuna pretesa per farlo. Mai mi sono opposto affinché si facesse un consiglio comunale che si occupano di proposte serie da deliberare”. Ufficialmente sulla scrivania di Coppola è arrivata la sola richiesta di Michele Grimaldi, che da sola non basta, in quanto bisogna che sia supportata da almeno altre tre firme di consiglieri. E queste ancora non ci sono, diversamente da come dichiarato da altri esponenti di minoranza. “Ma, contrariamente a quanto afferma Aliberti, il sindaco può certamente, ai sensi dell’articolo 42 dello Statuto comunale, richiedere la convocazione del consiglio. Il presidente è tenuto a convocarlo entro venti giorni, inserendo gli odg proposti. Io eseguo, non dispongo” chiarisce Coppola. “Ringrazio il sindaco per l’attenzione che mi riserva, ma è chiaro a tutti che oggi non sono di certo io il suo problema. Le sue sono sterili ed inutili provocazioni,  forse volute per distrarre l’attenzione da altre questioni. La Helios è un problema serio, e non può essere affrontato con inutili demagogie politiche”.

ALIBERTI: NON ERO A CONOSCENZA DELL’AMPLIAMENTO DI DICEMBRE

1-2-alibertiDurante la trasmissione televisiva Il Punto, in onda il giovedi su Lira Tv, Pasquale Aliberti ha lasciato intendere di non essere stato a conoscenza dei diversi ampliamenti autorizzati dalla Regione Campania alla Helios. Molti, tre nel 2015, l’ultimo il 23 dicembre. “Grimaldi, che lavora in Regione, vada all’ufficio ambiente e provi a capire di questo ampliamento che mi dicono sia stato fatto a dicembre 2015”. Il consigliere democratico può risparmiarsi la visita all’ufficio preposto, copia di quell’autorizzazione, così come ogni altro decreto regionale emesso in favore della Helios, è sempre stato puntualmente trasmesso al Comune di Scafati, all’indirizzo del sindaco. Evidentemente ad Aliberti sarà sfuggito di leggerlo. Il decreto citato è il numero 279 del 23 dicembre 2015 emesso dal Dipartimento 52 – Salute e Risorse Naturali Direzione Generale 5 – Ambiente e Ecosistema avente come oggetto: “Autorizzazione alla modifica non sostanziale dell’impianto di stoccaggio e di trattamento rifiuti speciali pericolosi non pericolosi della Helios srl”. Tale modifica consisteva nell’aumento del 10% della quantità da volersi stoccare di rifiuti identificati come biodegradabili di cucine e mense, una estensione delle attività inerenti lo stoccaggio di materiali destinati al recupero, inserimento del codice Cer 200399 limitatamente ai soli rifiuti cimiteriali “misti biodegradabili e non provenienti da operazioni di esumazione ed estumulazione”; individuazione di nuove aree per lo stoccaggio del prodotto finito ottenuto dalle varie fasi lavorative. La stessa autorizzazione contiene anche la tabella riepilogativa di sintesi delle capacità complessive dell’impianto, per singola tipologia di rifiuto, pericoloso o non pericoloso. Da questa tabella è chiaramente possibile individuare quali rifiuti, e in quale quantità, la Helios può lavorare o solo stoccare. Infine, si legge anche che il decreto è “trasmesso al Sindaco del Comune di Scafati”, così come tutti i precedenti. Al Comune di Scafati dovrebbe essere stata trasmessa (secondo quanto si legge nei decreti) anche opportuna perizia fonometrica.




Scafati. Coppola da Montemurro: “nessun patto con la camorra, sono parte offesa”

Di Adriano Falanga

“Ho chiesto io di essere ascoltato dal pm Vincenzo Montemurro, come persona offesa”. Pasquale Coppola, presidente del consiglio comunale, è in treno, facendo ritorno al villaggio turistico cilentano dove sta trascorrendo qualche giorno di vacanza. “E’ la prima volta che ho incontrato il dottor Montemurro, che ringrazio per la disponibilità ad ascoltarmi in pieno periodo feriale – spiega Coppola – ma dovevo chiarire, seppur non indagato, le dichiarazioni di Alfonso Loreto sulla mia persona”. Il pentito del clan Loreto-Ridosso infatti, lo aveva tirato in ballo durante i diversi verbali redatti nei mesi scorsi. Secondo il pentito Alfonso Loreto il presidente del consiglio comunale avrebbe chiesto il suo sostegno nella campagna elettorale che lo vedeva candidato alle regionali 2015 con l’Ncd, in contrapposizione con la candidatura di Monica Paolino. Coppola e Loreto si sarebbero conosciuti presso una cooperativa agricola di via Passanti, e in questa occasione, racconta Loreto, “mi fu chiesto di passare con loro”. Da qui, per il tramite di tale Ciro Esposito, fu poi organizzata la riunione-comizio nelle palazzine Iacp di Mariconda, a favore di Coppola. Una riunione che fu “retribuita” per il disturbo con 500 euro, che il candidato avrebbe consegnato al pregiudicato Dario Spinelli. Una circostanza seccamente smentita dall’interessato: “Mai fatto patti con la camorra, mai ottenuto un voto da loro e soprattutto mai pagato un euro per avere voti – ha chiarito Coppola a Montemurro – Conosco Ciro Esposito della cooperativa da sempre, essendo la mia famiglia in rapporti di lavoro con loro. In quell’occasione mi chiese di andare da lui perché delle persone volevano offrirmi il loro sostegno elettorale”. E’ qui che incontra il Loreto, e solo successivamente ci sarà una riunione nelle palazzine Iacp di Mariconda: “organizzata da conoscenti, non sapevo che dietro, a quanto pare, ci fosse Loreto”. Meno di un’ora è durato l’incontro con il pm dell’antimafia, alla presenza anche dell’avvocato Michele Sarno. “Abbiamo parlato espressamente di questa vicenda – prosegue Coppola – perché più delle dichiarazioni del pentito, mi spaventano le strumentalizzazioni politiche sulla mia persona, che pure già ci sono state. E allora, nonostante io non sia indagato, ho voluto sgombrare il campo da ogni minima illazione sul mio operato politico e istituzionale. Non ho assolutamente nulla da nascondere” chiosa il presidente del consiglio. A chiedere al presidente del consiglio comunale di Scafati di chiarire la sua posizione erano stati anche i suoi sostenitori, che piuttosto che patteggiare o strumentalizzare, sulla sua pagina ufficiale Facebook avevano pubblicamente rivolto l’invito a Coppola di chiarire. Da qui la richiesta di un incontro con Montemurro.

DALLA DECADENZA AL PROIETTILE

1-coppola alibertiPasquale Coppola, con Pasquale Aliberti è stato sicuramente tra i protagonisti della lunga e travagliata fase della decadenza, durata almeno tre mesi, e che ha tenuto in stallo il consiglio comunale a fine 2015. Un lungo braccio di ferro politico e anche istituzionale, che ha accentuato lo scontro politico, creando due fronti contrapposti. Da un lato la maggioranza, supportata dai solerti uffici comunali, che pure hanno avallato la legittimità della procedura per la decadenza del primo cittadino e dall’altro l’opposizione, capeggiata proprio da Coppola. L’ufficio Avvocatura, la segreteria comunale, assieme all’ufficio urbanistico, che in soli 5 giorni aveva negato la scia ad Aliberti per la costruzione di una tettoia, a cui il sindaco aveva fatto ricorso, diedero il via ad una delle pagine più forti (e a tratti vergognose) della politica scafatese. L’aula consiliare trasformata in un ring, durissimi gli scontri tra le parti, che portarono ad un esposto alla Procura della Repubblica mosso dal presidente del consiglio comunale quando il 27 novembre 2015 si vide “esautorato” dal suo ruolo, dopo che Teresa Formisano aveva convocato l’Assise in autonomia. Una seduta servita per accelerare i tempi necessari ad Aliberti per decadere entro la metà del suo secondo mandato, termine ultimo per la terza candidatura. Convocazione che fu definita dal vice prefetto Forlenza illegittima, ma nonostante ciò si tenne lo stesso, dando così il via ad una serie di consigli comunali “fotocopia”. Quella decadenza che alla fine ha esasperato anche gli animi di una fetta di consiglieri di maggioranza, in forte contrapposizione tra loro. Un clima velenoso, che ha portato pure ad una querela della segretaria comunale Immacolata di Saia nei riguardi di Coppola, accusato di averla strattonata negli uffici comunali. Poi le lettere anonime alla Polizia Municipale su presunti abusi edilizi realizzati da Coppola nella sua proprietà. Un “corvo” che ha mostrato conoscere bene nei dettagli ciò che denunciava, e a cui i caschi bianchi hanno dato solerte riscontro. Fino ad arrivare al proiettile recapitato in busta chiusa a casa dell’ex alibertiano, il 13 dicembre. Tutte circostanze che Coppola ha già da tempo spiegato agli inquirenti, fornendo i suoi perché e per come, e sulle quali non si è parlato nell’incontro di ieri mattina. Adriano Falanga
Adriano Falanga