Licenziata per “vendetta” Condannati Asl e Pagano

di Andrea Pellegrino

Condanna pesante per l’Asl Salerno. Il provvedimento arriva dal Tribunale del lavoro e, oltre alle prevedibili conseguenze in sede giudiziaria, avrà ripercussioni anche sui penitenziari presso i quali l’Azienda sanitaria locale gestisce il servizio interno; così come ci saranno anche delle ripercussioni in sede contabile, dal momento che, dalla condanna economica contenuta nel procedimento giudiziale, la Corte dei conti di Piedigrotta avvierà un procedimento. In buona sostanza, il Tribunale del Lavoro – nella persona del giudice Ippolita Laudati – ha accolto (con ordinanza dello scorso 29 luglio) il ricorso d’urgenza presentato dalla dottoressa Liliana Cuozzo, dirigente medica addetta, da anni, al servizio psichiatrico presso l’Uosd “Tutela Salute adulti e minori area penale” presso il penitenziario di Eboli. Nel dispositivo, il giudice Laudati ha censurato l’operato dell’Asl e del dirigente Antonio Pagano, che avevano illegittimamente licenziato la dottoressa, assistita dagli avvocati Nicola Scarpa e Michele Cuozzo. Un licenziamento che avrebbe il carattere della vendetta, così come sottolineato nello stesso dispositivo del Tribunale del lavoro: «Dalle dichiarazioni degli informatori escussi – si legge – e dallo stesso dottor Pagano, emerge incontestabilmente che l’estromissione della dottoressa Cuozzo sia una conseguenza diretta dell’esposto denuncia da costei presentato in data 8.12.2018 relativamente all’ingiustificata sottrazione, ad opera del dottor Pagano, del Registro del Ministero, ove vengono registrate le visite dei medici ai detenuti nel penitenziario di Eboli, nonché dello strappo di tre/quattro fogli, sempre ad opera del dottor Pagano, da altro registro ove vengono annotati date e medicinali somministrati ai detenuti». Una denuncia, quella della dottoressa Cuozzo, che, di fatto, le è costato il licenziamento, ritenuto poi illegittimo dal giudice. «Le dichiarazioni false e mendaci del dottor Pagano – si legge ancora nella sentenza firmata dalla giudice Laudati – lasciano la scrivente esterrefatta. Costui nega in presenza di circostanze e fatti conclamati! Del resto, l’arroganza con la quale egli ha agito, ignorando sprezzantemente le richieste verbali della dottoressa Cuozzo e quelle indirizzategli via pec, nonché la noncuranza con la quale ha posto in essere condotte ora sottoposte al vaglio dell’Autorità Giudiziaria competente, tratteggiano un modus procedendi nei rapporti con i propri “subordinati” improntato alla protervia ed alla sopraffazione, nonché un’allegra disinvoltura nell’affidare incarichi a chicchessia in barba alle procedure comparative pur adottate dall’Azienda e che vedevano la dottossa Cuozzo seconda assoluta in graduatoria, spostando a suo piacimento medici dal penitenziario di Salerno a quello di Eboli o viceversa. Egualmente intollerabile ci appare il comportamento incredibilmente emissivo dell’Asl Salerno che, a fronte di una denuncia penale ai danni del dottor Pagano, ha apoditticamente ritenuto “appropriate le condotte adottate dal dottor Pagano». Un dispositivo decisamente duro con il quale è stato integralmente accolto il ricorso presentato dalla dottoressa Liliana Cuozzo, con tanto di condanna – ai danni dell’Asl Salerno e del dirigente Pagano – all’immediato reintegro in organico della dottoressa, nella sua precedente posizione o in una equivalente. Disposto anche il risarcimento del danno patrimoniale, commisurato alle retribuzioni non percepite dal gennaio 2019 e fino alla data di reintegro, oltre agli interessi e alle spese legali. Ora la palla passa alla sezione penale del Tribunale di Salerno, alla luce della denuncia presentata presso la Procura della Repubblica.




SPECIALE “Il repulisti dell’Agro e della Valle dell’Irno”, 4 pagine, 18 articoli e 37 foto

 

LO SPECIALE IN QUATTRO CAPITOLI

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—- 33 arresti per “ripulire” l’Agro e la Valle dell’Irno

AGRO/IRNO I proventi delle estorsioni servivano per l’acquisto di sostanze stupefacenti e “mantenere” gli affiliati.
E’ stata un’alba di manette per 31 persone  (due sono latitanti) accusati di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e numerosi “reati-fine” con l’aggravante del metodo mafioso.
Due anni di indagini per annientare, sul nascere, il clan che deteneva il controllo di armi e droga a nord della provincia di Salerno capeggiato da due soggetti già noti nei clan Fezza-D’Auria Petrosino di Pagani.
Ad eseguire gli arresti sono stati i carabinieri del Comando provinciale agli ordini del colonnello Antonino Neosi. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Grande sinergia si è avuta tra procura di Nocera Inferiore e quella di Salerno. Un lavoro di squadra che ha portato ad un ottimo risultato.
Duecento i militari supportati da unità cinofile provenienti da Sarno e dal settimo nucleo elicotteri di Pontecagnano che hanno dato esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare (22 in carcere e 11 ai domiciliari) eseguite nei comuni di Mercato San Severino, Baronissi, Roccapiemonte, Castel San Giorgio, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani e Scafati oltre ad alcuni comuni dell’hinterland napoletano.
Nel corso del blitz di ieri mattina sono state anche eseguite 8 perquisizioni.
L’indagine ha preso il via nel settembre del 2014 ed è stata condotta dal nucleo investigativo del Comando Provinciale e della Compagnia di Mercato San Severino.  Gli arrestati sono accusati di numerose richieste estorsive ed atti intimidatori (incendi, pestaggi, esplosioni di colpi di arma e altro) posti in atto tra il 2014 e il 2016, ai danni di commercianti e imprenditori della zona. Accertato anche l’utilizzo di armi da fuoco, comuni e da guerra, tra cui anche Kalashnikov AK47, completo di due caricatori e del munizionamento, trovato e sequestrato il16 gennaio del 2015 in un fondo agricolo di  uno degli indagati. Infine, nel corso dell’indagine, è stato rintracciato ed arrestato un componente del sodalizio, colpito di un altro provvedimento restrittivo per reati associativi e sfuggito alla cattura ad ottobre 2014.
Era latitante anche grazie all’aiuto dello stesso sodalizio. Altre due persone sono state arrestate e decine di assuntori di droga sono stati segnalati alla Prefettura, con il sequestro di 50 grammi di coca e altri 50 grammi di hashish. Un’operazione che ha il merito di dare respiro alle persone perbene e stroncare una pericolosa organizzazione criminale che voleva riempire il vuoto della delinquenza organizzata soprattutto dll’agro nocerino sarnese. Pina Ferro

—Aggressioni violente, esplosioni di colpi di pistola contro chi non si piegava al loro volere
I soldi che gli imprenditori dovevano versare servivano a finanziare il mercato degli stupefacenti e gli affiliati
AGRO/IRNO. Voleva il controllo del territorio e per questo non lesinava di imporsi anche con violenza e metodi mafiosi il sodalizio criminale che è stato sgominato dai carabinieri del comando provinciale.
Nel dettaglio l’attività investigativa  svolta attraverso metodi tradizionali supportati da attività tecniche e mirati servizi dinamici, resi ancor più difficili a causa del contesto territoriale, ha consentito di documentare le responsabilità degni indagati in rodine: a plurime richieste estorsive e atti intimidatori con finalità estorsive (mediante incendi, danneggiamenti, pestaggi ed esplosioni di colpi d’arma da fuoco) consumati tra il 2014 e il 2016 ai danni di commercianti e imprenditori della zona, rientrati in un unico disegno criminoso finalizzato ad acquisire ingenti somme di denaro da reinvestire nel traffico di stupefacenti e da utilizzare per il mantenimento delle famiglie degli affiliati; alla gestione delle piazze di spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti ( cocaina, hashish, approvvigionate a Pagani, Scafati e Napoli) nei comuni di Mercato San Severino, Roccapiemonte, Baronissi, Castel San Giorgio, Fisciano e Pagani, attraverso una fitta e organizzata rete di pusher; a quattro aggressioni violente, di cui con esplosione di colpi d’arma da fuoco, poste in essere nei confronti di pusher che operavano autonomamente nei comuni e non intendevano allinearsi alle regole del sistema, al fine di imporre il monopolio nella gestione dello spaccio.

— 22 le ordinanze in carcere e 11 ai domiciliari: 2 i latitanti
All’alba di ieri i militari del comando provinciale hanno fatto scattare le manette e tradotto in carcere: Pietro Desiderio 38 anni di Pagani ma residente a Mercato San Severino; Vincenzo Senatore di Roccapiemonte; Emanuele Filiberto Arena 31 anni di Nocera Superiore;
Pietro Attanasio 37 anni di Nocera Inferiore; Luigi Bove 34 anni di Roccapiemonte; Gianbattista Coppola 33 anni di Mercato San Severino; Antonio Desiderio 46 anni di Pagani; Sisto Ferrara 28 anni di Roccapiemonte; GerardoFerrentino 32 anni di Roccapiemonte; Michele Izzo 55 anni di Mercato San Severino; Nicola Liguori 25 anni di Pagani; Francesco Mandile 44 anni di Mercato San Severino; Luigi Rossi 43 anni di Marano di Napoli; Alessio Ruggiero 32 anni di Roccapiemonte; Rosario Scifo 41 anni di Mercato San Severino; Gerardo Sessa 25 anni  di Pagani; Salvatore Torino 30 anni di Roccapiemonte; Ettore Vicidomini 44 anni di Nocera Inferiore; Biagio Villani 25 anni di Roccapiemonte; Michele Villani 29 anni di Roccapiemonte.
Ai domiciliari: Carla Arpino  1979 di Brusciano; Angela Bonazzola  1992 Di Mercato San Severino; Gianluca Bonazzola  30 anni di Mercato San Severino; Alfonso Cicalese  38 anni di Pagani; Silvio Cuofano  1977 di Castel San Giorgio; Massimo Novaldi  45 anni di Roccapiemonte; Pietro  Pagano 53 anni di Roccapiemonte; Andrea Luigi Pisciotta  45 anni di Pagani;
Gennaro Sicignano  59 anni di Scafati; Giovanna Spista  35 anni di Striano; Vincenzo Vitale  54 anni di Baronissi.
p.f.


CAPITOLO SOSTANZE STUPEFACENTI
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— Spari contro i pusher non allineati al gruppo
La squadra di spacciatori era affidata a Michele e Biagio Villani: criptico il linguaggio utilizzato per piazzare la merce
I soldi delle estorsioni servivano anche per pagare le tutele, soprattutto legali, degli affiliati

AGRO/IRNO. I soldi degli imprenditori per la droga, le spese legali degli affiliati e la loro sussistenza. I proventi delle estorsioni, poste in atto dal gruppo guidato dal  Pietro Desiderio, servivano oltre che al sostentamento del gruppo e dei suoi affiliati e alla loro tutela prevalentemente di tipo legale, anche e soprattutto all’acquisto finalizzato poi allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’attività di spaccio era una vera e propria holding che consentiva anche apprezzabili guadagni pur nella difficoltà collegata alla gestione di piazze di spaccio in ambienti ad alta densità delinquenziale e quindi con un forte regime di concorrenza e alti rischi di invasione dei territori di rispettiva competenza.
L’intera attività di spaccio è stata ricostruita dalle numerose intercettazioni telefoniche e dalle dichiarazioni dei singoli assuntori di sostanze stupefacenti. Dal quadro investigativo è venuto fuori una struttura associativa guidata appunto da Pietro  Desiderio e localizzata, all’interno della sua abitazione, anche quando era detenuto agli arresti domiciliari, con piazze di spaccio nell’agro nocerino sarnese. Il regime dei domiciliari impediscono a Pietro Desiderio di occuparsi in prima persona della materiale attività di diffusione della sostanza stupefacente. L’indagato, infatti, lascia alla substruttura guidata da Michele e Biagio Villani il compito di reclutare assuntori o di presentarsi sul territorio ai singoli assuntori per favorire la vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti e per recuperare il danaro derivante da tale vendita. Questa sub struttura risponde direttamente a Desiderio  solo dei profitti della cumulativa attività di spaccio. La rete degli spacciatori è molto folta e ha rapporti con Michele Villani il quale è direttamente in contatto con Pietro Desiderio. I singoli spacciatori hanno un codice predefinito ed un linguaggio criptico:nel corso dei contatti telefonici con gli assuntori, ci si accorda solo solo il luogo e il tempo dell’incontro. La consegna della droga non sempre viene effettuata da colui che ha preso appuntamento telefonico, questo sia per precauzione che per dare il chiaro messaggio che ci si trova di fronte ad un’organizzazione ben strutturata. Pietro Desiderio veniva informato di tutto e guai a mettersi contro di lui. Egli, infatti,  era particolarmente noto proprio per l’esecuzione di condotte violente ai danni di soggetti che si erano contrapposti a lui. Desiderio controllava le piazze dello spaccio. Il gruppo con le armi (e sparando colpi di pistola) allontanava gli spacciatori non graditi, quindi non appartenenti al sodalizio criminale che deteneva il controllo della piazza. Pina Ferro

—Contigui al clan D’Auria Petrosino Fezza riuscivano a piazzare chili di droga
Pietro Desiderio legati da amicizia ai vecchi esponenti del clan
AGRO/IRNO. Il sodalizio criminale sgominato dai carabinieri all’alba di ieri aveva base operativa nei comuni della Valle dell’Irno ed era organizzato e capeggiato da due soggetti già contigui al clan camorristico Fezza-D’Auria Petrosino di Pagani. I due avevano esteso il proprio interesse sulla Valle dell’Irno.
Il clan Fezza-D’Auria Petrosino ha una forte presenza a Pagani, nonostante lo stato di detenzione dei vertici del sodalizio e la collaborazione con la giustizia di alcuni esponenti.
Diverse le attività che il clan paganese controlla. Attività che a più riprese sono state bloccate dagli investigatori.
Dalle intercettazioni viengono fuori anche le difficoltà, i momenti di fibrillazione, le valutazioni economiche dei sociali che ovviamente non lasciano margini al dubbio sulla effettiva esistenza di un mercato della droga gestito in forma associata.
Ovviamente il sodalizio criminale muoveva grossi quatitativi di droga che veniva mossa in piccola quatità di volta in volta al fine di evitare ingenti sequestri,
Dal contenuto della intercettazione  nella quale, nel corso di una delle tante discussioni aventi ad oggetto lo smercio di sostanze stupefacenti, il Villani dice chiaramente a Desiderio che con quello che è rimasto si possono fare quattro chili e mezzo di cocaina. Particolare questo che fa capire quanto stupefacente erano in grado di muovere.

— Era Pietro Desiderio al vertice dell’organizzazione: sue le strategie criminali
Presso il proprio domicilio di Mercato San Severino dove era ai domiciliari si accupava di “ricevere” chi doveva pagare e gli affiliati
MERCATO SAN SEVRINO – Al vertice dell’organizzazione c’era Pietro Desiderio , con funzioni di promotore capo ed organizzatore del sodali. Era lui ad occuparsi di ideare ed organizzare le condotte criminali, dirigere il gruppo nella  consumazione dei delitti , in particolare quelli estorsivi e inerenti il traffico illecito di sostanze stupefacenti. A Desiderio spettava anche il compito di eseguire materialmente alcuni avvicinamenti estorsivi e recuperi credito, attraverso atti di violenza, ai danni di operatori economici. Talvolta gli imprenditori che dovevano pagare venivano convocati personalmente da Desiderio. L’invito a cui non si poteva dire di no era poi seguito in qualche caso da pestaggio. Desiderio “riceveva” gli operatori commerciali  presso la propria abitazione di Sant’Angelo di Mercato San Severino dove eradetenuto agli arresti domiciliari (dal marzo del 2013 al 21 settembre 2015). La propria abitazione era anche il luogo d’incontro con gli affiliati al fine di elaborare le strategie criminali, era anche il posto dove custodire e tagliare la sostanza stupefacente oltre che le armi a disposizione del gruppo.
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CAPITOLO ESTORSIONI

Layout 1—-Estorsioni per finanziare la droga
Vittime aziende e commercianti della Valle dell’Irno e dell’Agro, costretti a pagare il pizzo da poche centinaia di euro a diverse migliaia
Con i proventi delle varie attività illecite sarebbero stati pagati gli acquisti di diversi stupefacenti: il clan aveva bisogno di molto denaro

AGRO/IRNO. Erano le estorsioni il pane quotidiano del gruppo che fa capo a Pietro Desiderio. Pizzo chiesto ai danni di imprenditori e commercianti di Mercato San Severino, Castel San Giorgio, Nocera Superiore e Roccapiemonte e altri comuni della Valle dell’Irno. Il tutto per finanziare l’acquisto di sostanze stupefacenti. Tangenti reclamate a mezzo di attentati incendiari e dinamitardi oltre che recuperi violenti di crediti rispetto ai quali si proponevano come esattori efficienti in grado di incutere timore alle vittime imponendogli il pagamento coatto delle somme, in parte desinate ad essi stessi come profitto della violenta intermediazione criminale, come recita l’accusa. Per estorsione sono indagati, oltre a Pietro Desiderio: Giuseppe Manuel Picarella, Rosario Scifo, Michele Villani, Gianbattista Coppola, Angela  e Gianluca Bonazzola, Luigi Romano, Vincenzo Senatore, Michele Izzo, Emanuele Filiberto Arena, Francesco Mandile, Luigi Coppola, massimo Novaldi, Pietro Pagano, Vincenzo Vitale, Sisto Ferrara, Carla Carla, Giovanna Spista. Nelle mire del gruppo con estorsioni tentate o consumante erano finiti il “Compro oro” “Lo Smeraldo” di Mercato San Severino, due imprese edili (la Pavisad di Castel San Giorgio e la A&N Costruzione di Siano), la ditta di trasporti Fratelli Orilia srl e un negozio di casalinghi sanseverinesi, la ditta di calcestruzzi Nocerina Calcestruzzi di Nocera Inferiore, la “Amg” allestimenti di Mercato San Severino, l’imprenditore Felice Gambardella della “Plastica Gambardella srl” , due imprenditori che avevano venduto merce a Pietro Pagano per 10mila euro, il titolare di un ristorante sanseverinese, del centro massaggi “La maison” di Nocera Superiore, la concessionaria “Autoclass di Castel San Giorgio. Si andava dal regalo ai carcerati alla rinuncia ai crediti, dal pizzo sulla prostituzione alla classica tangente alle aziende e ai commercianti. Minacce del tipo «se no vi spariamo in testa….vi uccidiamo..» o che erano capaci «di fare del male anche ai bambini».

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— Un’indagine che riserverà altre sorprese
AGRO/IRNO. L’inchiesta e tutt’altro che chiusa. Potrebbero aprirsi anche altri filoni e non solo nel settore degli stupefacenti e delle estorsioni. Da qui la speranza che molti collaborino con la giustizia.

—Recupero crediti, la ditta “Pietro Desiderio” vera specializzata

A loro si sarebbe rivolto il titolare del caseificio Liana per un credito verso gli Erra

AGRO/IRNO. Specializzati nel recupero crediti o nel non farli pagare. A seconda se il debitore o il creditore era un amico della gang. Due i casi più eclantanti. Il primo riguarda Vincenzo Vitale, titolare del del caseificio LI.ANA s.r.L di Baronissi. Vitale vantava un credito insoddisfatto per 15.000 euro nei confronti di  Ubaldo Erra  (titolare e estore del ristorante Villa Desiderio) figlio di Vincenzo. Vitale sarebbe andato da Pietro Desiderio con le cambiali sottoscritte dal debitore per ottenere il recupero dei soldi. Desiderio e  i suoi uomini si mossero minacciando e recuperando il debito.
Altra vicenda è quella di Pietro Pagano che avrebbechiestop l’intervento di Pietro Desiderio per non pagare due commercianti che avevano il leggitimo credito nei suoi confronti per la vendita di materiale elettrico. Le vittime furono costrette a restituire le cambiali in loro possesso sotto minaccia di essere sparati in testa.

—L’estorsione all’ex fidanzato per un prestito
MERCATO SAN SEVRINO AGRO. Il fidanzato le doveva 60mila euro, lasciatole non avrebbe avuto più intenzione di onorare il debito e a questo punto era scattato l’interventi di quelli della gang. E giù botte da orbi, minacce telefoniche, pedinamenti fin nel barese.
Pietro Desiderio, Giambattista Coppola, Giovanna Spista e Carla Arpino sono indagati per una vicenda molto particolare. Spista (avendo instaurato nel frattempo una relazione sentimentale con Coppola) avrebbe rotto il fidanzamento con un uomo del posto che però risiedeva in Puglia.
La donna avrebbe lamentato di vantare un presunto credito nei confronti dell’ex fidanzato per un prestito che diceva di avergli elargito.
Si sarebbe trattato, a dire della presunta creditrice, di un prestito personale di 60.000 euro.
I due uomini indagati (su istigazione delle due donne loro presunte complici)  con metodo camorristico e avvalendosi della propria aura criminale,  avrebbero picchiato, minacciato per due mesi con continue  telefonate di staccargli i genitali e avrebbero mandato loro emissari a cercarlo in Puglia.
Per la vittima mesi di inferno tra paure e tentativi di evitare di essere rintrscciato.
—Sfruttamento della prostituzione, il nuovo maxi affare della gang in un centro massaggi
La proprietà de “La maison dei massaggi” costretta a passare di mano. Le prostitutute allontanate per evitare la concorrenza
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AGRO/IRNO. E negli affari illeciti arriva dei clan era arrivato anche il lucrosissimo lo sfruttamento della prostituzione tra il sanseverinese e il nocerino.
Pietro Desiderio, Giambattista Coppola, Gianluca Bonazzola, Michele Villani e Rosario Scifo sono indagati per lo sfruttamento della prostituzione all’interno del centro massaggi denominato “La Maison dei Massaggi”, già gestito da Carla Arpino e Giovanna Spista nei locali di Nocera Superiore, in via Andrea Villani n. 8. Non solo quindi a questo centro era legato la volontà del clan di impossessarsi, passato attraverso la costrizione a cedere a loro il centro massaggi da parte dei due titolari (tra i quali la Arpino) e dove si sarebbero prostituite la stessa Arpino e la Spista.
Desiderio, Spista e Arpino sono indagate anche per violenza privata nei confronti di due prostitute allontanate da Mercato San Severino.
Le due prostitute furono minacciate e in alternativa fu detto loro o di andare via da Mercato San Severino o di mettersi sotto la loro prostituzione.

—Arrestato il re degli allestimenti fieristici in Campania, da vittima era diventato carnefice
Prima vittima di estorsione e di due attentati poi propose al clan di incrementare la sua attività in cambio del 10% e di altro
NOCERA INFERIORE/MERCATO SAN SEVERINO. E in carcere finisce anche il re degli allestimenti di fiere in Campania. Il 55enne nocerino Michele Izzo, titolare della Amg con sede a Mercato San Severino da vittima si sarebbe trasformato in presunto carnefice fino ad essere accusato di concorso esterno in associazione camoristica ed estorsione.
Izzo è un nome grosso nel panorama degli allestimenti fieristici in Italia meridionale. La sua società era tra le più attive in tutte le fiere campane. Molti gli eventi che organizza in diversi centri della Campania e non solo.
Un imprenditore di quelli che “fanno gola” alle organizzazioni criminali per la disponibilità di soldi e perché possono far lavorare gli affiliati in lavori senza particolare qualifica, come guardiani o parcheggiatori durante le fiere.
Dal maggio al giugno di due anni fa, Pietro Desiderio, Michele Villano ed Emanuele Filiberto Arena avrebbero tentato un’estorsione alla Amg, nella sua sede nella frazione Sant’Eustachio. Fu anche fatta esplodere (tra il 10 e l’11 settembre 2014) una bomba carta presso la ditta e (il sei dicembre successivo) incendiato un autocarro. Il tutto per ottenere da Izzo soldi, l’assunzione di Arena con contratto part-time per guardiania e la concessione della gestione del parcheggio presso l’area fieristica allestita dall’azienda a Mercato San Severino.
Cosa che avvenne, ben sapendo, Izzo, la caratura criminale delle persone che aveva di fronte.
Nei mesi successivi, il passaggio con la messa a disposizione del gruppo malavitoso, fino ad accompagnare gli estorsori dalle vittime o ospitare summit estorsivi.
L’imprenditore avrebbe proposto al gruppo malavitoso, in cambio del suo appoggio alla gang, di incrementare l’organizzazione di eventi da far organizzare alla sua A.M.G. Promozioni.
Come “compenso” il gruppo malavitoso avrebbe avuto una percentuale (pari al 10%) sugli introiti degli eventi organizzati dalla sua ditta e avrebbe assunto alcuni associati o comunque familiari di questi nella sua ditta.  E così assunse Gianluca Bonazzola e il padre Alvaro e il nipote di Pietro Desiderio, in occasione dell’organizzazione di fiere sul territorio, per lavori retribuiti di guardiania, gestione parcheggi e simili. Izzo avrebbe messo a disposizione  la sede della Amg Promozioni in via Caracciolo a Mercato Dan Severino via Caracciolo, per consentire e favorire logisticamente gli incontri a scopo estorsione che organizzava il clan. Pietro Desiderio, capoclan (agli arresti domiciliari ed autorizzato al lavoro in una ditta che aveva sede nei pressi dell’ufficio di Izzo, convocava le vittime di volta in volta, come accaduto per le tentate estorsioni in danno di imprenditori del calcestruzzo o edili. Sempre Izzo partecipava direttamente alla fase di consumazione delle estorsioni, garantendo la propria presenza agli incontri nel corso dei quali venivano formulate le richieste estorsive e in un caso personalmente formulando la richiesta per conto del gruppo e in particolare del capo clan.
E come se non bastasse si sarebbe messo a disposizione come garante in favore degli associati  Emanuele Filiberto Arena e Ettore Vicidomini per l’apertura di una società , fitto di immobili ed apertura di conti bancari, utili a schermare le proprie attività e traffici illeciti.
Su richiesta di Pietro Desiderio avrebbe stipulare un contratto di lavoro fittizio a favore della figlia della convivente di un amico del Desiderio e che forniva al gruppo malavitoso occasione di guadagno illecito.


IL PERSONAGGIO

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— Latitanza di un camorrista e un kalashnikov agli arresti domiciliari Silvio Cuofano

Ex presidente della Nocerina, fotografo sportivo e parlamentare, aveva riscattato la sua immagine dopo una vicenda legata agli stupefacenti

Era preoccupato per le impronte che avrebbe lasciato sull’Ak 47 e sarebbe andato fino a Bologna per aiutare il latitante Vincenzo Senatore

Silvio Cuofano

Silvio Cuofano

NOCERA SUPERIORE. Avrebbe favorito la latitanza di Vincenzo Senatore, “‘o Presidente”,  andando a soccorrerlo fino a Bologna ma, soprattutto, avrebbe saputo e probabilmente toccato custodendolo un fucile mitragliatore Ak47, il più noto kalashnikov. Queste le accuse per il 40enne Silvio Cuofano, notissimo fotografo parlamentare e soprattutto sportivo di Nocera Superiore e, per alcuni mesi amministratore unico della Ags Nocerina.
La detenzione del kalashnikov
I pm Giuseppe Cacciapuoti e Giancarlo Russo contestano al capoclan Pietro Desiderio, a Michele Villani, Gianbattista Coppola, Luigi Romano e a Silvio Cuofano il reato di detenzione e porto d’armi del fucile Ak 47, sequestrato il 16 gennaio 2015 a Mercato San Severino, con l’aggravante camorristica. Da una serie di intercettazioni telefoniche si evincerebbe il timore di Cuofano che la polizia, che aveva eseguito il sequestro del fucile, avesse trovato le sue impronte sull’arma. Poche ore dopo il sequestro furono perquisite quattro case di cui il fotografo avrebbe avuto la disponibilità. In verità, successivamente, alcuni degli altri indagati in questo capo di imputazione, avrebbero addirittura sospettato di essere stato lui il delatore alle forze di polizia per il ritrovamento del Ak47.
Il favoreggiamento de “‘o Presidente”
Cuofano è indagato assieme a Pietro Desiderio, Ettore Vicidomini, Gianluca Banazzola, Pietro Attanasio e Michele Villani di favoreggiamento aggravato dal metodo e dall’agevolazione camorristica. I sei avrebbero aiutato Vincenzo Senatore ad eludere le indagini e a sottrarsi alla cattura. In particolare, Cuofano si sarebbe reso disponibile a prestare denaro per il latitante (mille euro) ma, soprattutto ci sarebbe stato l’episodio del il 22 dicembre 2014.  Senatore, ex Nco, la Nuova camorra organizzata di Cutolo, e poi passato con la Nuova Famiglia, latitante in Repubblica Ceca.
In auto, Cuofano e un familiare di Senatore erano andati a Bologna perché la vettura del latitante era in avaria per dare una mano. Un mese dopo, in una telefonata tra Desiderio e Vicidomini, nel gennaio successivo, si sarebbe parlato della volontà di Cuofano di non aiutare più la latitanza di Senatore e di volersi dedicare solo alla sua attività professionale. Il fotografo sarebbe stato preoccupato per le indagini delle forze dell’ordine («troppe guardie addosso») e per essere stato controllato dalla polizia proprio mente saliva in Emila in auto. Cuofano agli inquirenti avrebbe dato anche una spiegazione analizzata dagli inquirenti e non creduta.

—Dalla Nocerina alla politica, le passioni del fotografo che si diceva figlio prediletto del senatore Esposito

Cuofano era stato nominato nelle scorse ore portavoce del gruppo Comunità Italia, composata da tre consiglieri comunali di maggioranza a Nocera Superiore

NOCERA SUPERIORE. Poche ore prima del suo arresto, era stato diffuso un comunicato stampa con la nomina di Silvio Cuofano a portavoce di “Comunità Italia”. «Ufficializzata la nomina di portavoce del gruppo Comunità Italia, appartenente alla maggioranza del consiglio comunale di Nocera Superiore, nelle persone dei tre componenti consiglieri comunali “i più votati”: l’Avv. Giuseppe Senatore, il Dott. Giovanni D’Acunzi e la Dott.ssa Antonietta Afeltra, al Fotografo professionista Silvio Cuofano. Cuofano vanta una carriera da fotografo alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, nelle squadre di calcio di serie A e B, collaborazioni fotografiche con il Copasir molto vicino al Sen. Giuseppe Esposito con il quale da tempo collabora. Ultimamente vicino ad esponenti politici di livello nazionale, la sua ultima prestigiosa collaborazione al Congresso del Pd a Roma, freelance presso le più importanti testate giornalistiche, impegnato da sempre nei servizi fotografici da cerimonia con lo studio a Nocera inferiore, ed infine Ex presidente della Nocerina Calcio. Silvio Cuofano, per questa nomina, afferma: “Sono onorato per la stima accordata e ringrazio di cuore il mio Gruppo”».
Il 40enne fotografo nocerino ha sempre avuto una passione per la politica, coltivata anche grazie alla conoscenza di numerosi parlamentari: su Facebook, Cuofano si definiva figlio prediletto del senatore Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir, l’organismo di vigilanza sui servizi segreti, per il quale avrebbe collaborato proprio Cuofano.
Del resto, oltre che sui campi di calcio, il fotografo nocerino, di fatto domiciliato a Castel San Giorgio, sulla sua bacheca Facebook pubblicava gli scatti con parlamentari di vari partiti o relativi alla partecipazione professionale a diverse riunione nazionali. Sul social network si definiva fotografo presso al Camera dei Deputati e presso il Senato.
Tra le tante foto anche quelle con il noto pregiudicato nocerino Mariniello Macario, sembra a questo legato da amicizia. Nessuno di costoro è indagato in questa indagine.
Suo amore indiscutibile era ed è la Nocerina della quale, nel novembre 2014, è stato amministratore unico (della società Asg Nocerina), dopo la bufera delle vicende giudiziaria-sportiva che l’aveva coinvolta e grazie al «regalo delle quote» fattogli dalla famiglia Citarella. Incarico tenuto per alcuni mesi.
Dal 2015 si era dedicato alla sua agenzia di comunicazione e allo studio fotografico di Nocera Inferiore.
Sembrava aver imboccato una strada personale vincente anche grazie al sostegno morale della fidanzata, figlia di un noto imprenditore conserviero di Nocera Superiore.
Ora questa pesante tegola giudiziaria che fa tornare alla mente una precedente vicenda giudiziaria legata agli stupefacenti.

La sua passione, fotografarsi con esponenti politici di vari partiti da condividere su facebook
ORA DIVENTANO IMBARAZZANTI QUEGLI SCATTI CON I PARLAMENTARI

 

foto miste silvio cuofano
— «Non abbiamo rapporti»
La famiglia del sindaco

Silvio Cuofano è notoriamente il cugino del sindaco di Nocera Inferiore, Giovanni Maria Cuofano, e portavoce di un gruppo consiliare che lo sostiene.
Va subito ribadito che non vi è nessun elemento che lega il sindaco o altri suoi familiari alle vicende giudiziarie del loro familiare.
In un take dell’agenzia Ansa s legge che la famiglia del sindaco, in merito a Silvio Cuofano, «si dissocia categoricamente da questa persona, in quanto siamo rigidi con chiunque non si comporta bene. La giustizia farà il suo corso, ma noi non vogliamo essere associati a lui con il quale non abbiamo rapporti».




Nocera I. “Street Life” mostra al Moss

NOCERA INFERIORE. Il tema del viaggio è di per sé complesso perché chi lo intraprende approda inevitabilmente dove meno si aspetta di mettere piede. Per di più chi parte è consapevole di esporsi a imprevedibili cambiamenti ed è forse proprio per questo il viaggiatore porta sempre con se un taccuino dove fissare emozioni e particolari  anche minuti che lo aiutino in qualche misura a ricordare gli eventi di cui è stato partecipe. Il viaggiatore di oggi più che scrivere fotografa perché la fotografia, specie quella in bianco e nero, si presta assai bene a fermare quello che non si vorrebbe “scordare” ovvero, come indica il verbo appena usato, far “ uscire dal cuore”. Vero cacciatore delle emozioni che non si vorrebbero mai perdere è Carmine Orlando, fotografo per diletto e per istinto, come già suo padre, che espone le sue fotografie d’autore nella mostra “Street life” aperta dal 14 febbraio scorso nell’ambito di un ciclo sul viaggio, organizzato al Moss di Nocera Inferiore, in via Amato, da Simona Pagano.
Rosanna Ascione




Nocera/Agro. «Gruppo Ipervigile, resta intatto il dramma di 750 lavoratori»

«La magistratura fa il suo corso e fa bene. Per ora sono perseguiti i presunti responsabili del crac: ma  i lavatori sono in mezzo a una strada e all’orizzonte non si prevedono soluzioni». Lucia Pagano, sindacalista della Cisal, lancia l’allarme sulla oscura sorte dei 750 dipendenti delle varie società del gruppo Ipervigile, la holdig della vigilanza privata italiana, tra le più importanti del settore.
Un appello che viene, in realtà, lanciato nuovamente, e all’indomani del giudizio immediato di Fernando De Santis, della moglie Filomena Vicidomini e del braccio destro Maria Assunta Scarpati, tra l’altro, quali presunti associati per delinquere al fine di commettere bancarotte di società del gruppo e truffe Inps .
«Questa storia ha un limite -sottolinea la Pagano-. Bisognava attendere la magistratura per intervenire su un sistema di potere e di cleientele che è proseguito per decenni? E’ mai possibile che nessuno se ne sia accorto? Questa costazione non è accademica ma ci preoccupa per l’avvenire. Non vorremmo che qualcuno legato al gruppo nocerino sia già pronto ad intervenire sul mercato con nuove società per operare nello stesso settore, fidando in controlli pubblici quantomeno tardivi. E così al danno si aggiungerebbe la beffa degli operatori che sono sempre gli stessi». Un timore che per la sindacalista è fondato: «I servizi di vigilanza assicurati dal gruppo Ipervigile sono passate ad altre società che non hanno mai assorbito la forza lavoro». Ma c’è un’ulteriore partita da giocare: «Il sequestrato per equivalente dal pm Roberto Lenza, ridotto poi dal tribunale del Riesame, sarebbe vincolato alle evasioni, omissioni e sanzioni amministrative conseguenti ai reati che si ritiene commessi dagli imputati/indagati. Va ricordato, però, che I lavoratori devono ancora percepire stipendi, straordinari e competenze di fine rapporto. Alla stato sono andate deserte le vendite di beni aziendali disposte dalla curatela fallimentare. Siamo, quindi, preoccupati». Una soluzione potrebbe essere quella di estendere i fallimenti  delle singole società a coloro che di fatto ne erano i gestori. Insoma, i De Santis e la Scarpati potrebbero concorrere con i propri patrimoni personali alla riparazione del presunto danno e spettanze. Il sindacato spera che si arrivi presto a un livello più alto di responsabilità.




Crac Ipervigile. Alla battagliera sindacalista i lavoratori chiesero di farsi da parte per far arrivare una nuova azienda

NOCERA INFERIORE. «Mi fu chiesto di farmi da parte perchè la ditta che voleva subentrare alla Ipervigile non voleva il sindacato di mezzo». A raccontare questa inquientante vicenda è Lucia Pagano, la battagliera sindacalista della Cisal che da sempre ha seguito le vicissitudini del gruppo Ipervigile che conta centinaia di dipendenti, circa 800 in tutto il gruppo di varie aziende. La sindacalista stava lottando, attraverso contatti con parlamentari di tutti i partiti politici e ministero dell’interno, per far riassuemre tutti i lavoratori da parte delle ditte che erano subentarte agli istituti della holding Ipervigile finiti sul lastrico. Si trattava di una riassunzione da parte di quelle ditte che doevvano svolgere i servizi resi dall’Ipervigile.  La battagliera rappresenatnte dei lavoratori aveva posto due paletti, l’assunzione di tutte le guardie giurate e, soprattutto, che la ditta o le ditte subentranti non avessero a che fare direttamente o indirettamente (attraverso teste di legno) con i De Santis. Ad un certo punto, una delle ditte che voleva proporsi vedeva in una posizione chiave una delle dipendenti dei De Santis oggi tra gli indagati: la ferma opposizione di Lucia Pagano fece saltare l’ennesima operazione raggiro. Successivamente, alcuni lavoratori si presentarono alla sandacalista sostenendo che c’era una nuova azienda che voleva riassorbire piano piano tutti i lavoratori ma non voleva di mezzo il sindacato. Questo gruppo di lavoratori chiese alla Pagano di farsi da parte perché avrebbe pregiudicato la riassunzione dei dipendenti.
La sindacalista accettò di non aver più un ruolo d’impatto come prima (anche se è rimasta a seguire la vicenda Ipervigile) per evitare che qualcuno trovasse il pretesto per far saltare l’operazione. I lavoratori, addirittura, già pensavano alle misure delle divise da indossare ma, poi, tutta l’operazione è saltata come aveva previsto Lucia Pagano, ritenendo che dietro questa entarta in campo potessero esserci persone rciconducibili o vicine, diretatmente o indirettamente, ai De Santis. «Nel settore della vigilanza privata -afferma la rappresentante della Cisal- c’è un marcio diffuso. E non è facile riuscire a chiudere trattative a tutela dei lavoratori, evitando loro fregature, specie quando di mezzo c’è la sirenza del lavoro e quindi la vita di migliaia di famiglie e di un indotto di vaste aree della Campania e non solo». Per salvaguardare l’intero settore, per la sindacalista, è necessario un’indagine seria del Ministero dell’Intero che mette mano anche al network che si accaparrano le commesse e a loro volta subappaltano a prezzi stracciati a nuove società. «L’unica strada per i lavoratori del gruppo Ipervigile è quello della riassorbimento da parte delle aziende subentrate alla ditta fallita. Ma su queste aziende occorre fare luce anche sul modo in cui trattano i lavoratori e la questura che dovrebbe suprintendere con controlli mirati e puntuali».




Battipaglia e Cpl: il maxi-appalto da 12 milioni. Zara: «Quando Santomauro mi disse “vergognoso”»

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Lo spettro della Cpl Concordia è arrivato anche a Battipaglia. Nell’occhio del ciclone, infatti, c’è un maxi-appalto per la pubblica illuminazione – 12 milioni di euro per 15 anni – che, nel 2012, la coop di Concordia sulla Secchia s’aggiudicò proprio nella città della valle del Sele. Quegli avvisi di garanzia notificati a Pasquale Angione e Giuseppe Giannella, allora, hanno raggelato una città in cui ancora oggi, in seguito al decreto di scioglimento per infiltrazione camorristica, risalente al 7 aprile del 2014, la sfiducia nei confronti delle istituzioni pare essere dura a morire.

Sia chiaro, le indagini avviate dal sostituto procuratore della Repubblica, Maria Chiara Minerva, non hanno alcun legame con il troncone giudiziario nazionale riguardante la cooperativa rossa modenese, ma gettano comunque più di un’ombra sulla vecchia governance della città del Tusciano, dal momento che i due uomini finiti nella bufera hanno ricoperto incarichi importanti all’interno degli uffici di Palazzo di Città: il primo, l’ingegnere Angione, è stato dirigente dei settori Tecnico e Ambiente fino all’estate del 2014, quando Gerlando Iorio, Ada Ferrara e CarloPicone, membri della triade commissariale che regge le sorti di Battipaglia, lo rimpiazzarono con l’ingegner Giancarlo D’Aco, mentre il secondo, l’ingegner Giannella, ha rivestito i panni di presidente e direttore generale della partecipata municipale Nuova Srl, divenendone il liquidatore dall’ottobre del 2011 al giugno del 2012.

Le indagini della procura, al momento, vertono su una presunta illegittimità dell’attribuzione a Giannella – decretata proprio da Angione – dell’incarico di progettare una gara per l’affidamento e la gestione del servizio di pubblica illuminazione: l’indagine, infatti, servirebbe a capire se, anziché avvalersi della consulenza esterna del direttore tecnico dell’Asis, l’Ufficio tecnico comunale non avrebbe potuto affidarsi a dipendenti comunali dotati di un profilo maggiormente idoneo a ricoprire l’importante incarico e già all’interno della macchina amministrativa municipale.

Un’accusa che, in effetti, lascia aleggiare pesanti sospetti: stando a quanto venuto fuori dal troncone nazionale riguardante la coop emiliana, infatti, la Cpl Concordia si sarebbe servita in molti comuni delle nomine di consulenti graditi pur di riuscire a ottenere vantaggiosi appalti.

All’epoca, tra l’altro, l’esternalizzazione del servizio di gestone dell’illuminazione pubblica destò parecchia indignazione: petizioni, esposti, denunce. E pare che sia stato proprio una denuncia, una tra le tante recanti la firma di Carlo Zara – fratello dell’ex sindaco, Fernando, e presidente dell’associazione “Battipaglia Nostra” – ad attirare le attenzioni della Minerva: il 25 febbraio del 2014 – quando sembrava che l’allora commissario prefettizio, Mario Rosario Ruffo, fosse intenzionato a sottoscrivere il contratto con la coop – Zara presentò presso la Caserma dei Carabinieri di Battipaglia un documento in cui venivano sollevate delle forti perplessità sulla nomina dell’ingegner Giannella.

Ora s’attende di scoprire quel che accadrà: sarà compito dei legali – gli avvocati di Angione saranno la nipote, Azzurra Immediata, e Cecchino Cacciatore, mentre Giannella non ha ancora formalizzato alcuna nomina – smontare quanto venuto fuori dalle indagini della procura. Quel che è certo è che Battipaglia trema. Di nuovo.

 

LE REAZIONI DELLA POLITICA

BATTIPAGLIA. «Quando mi sono esposto sull’affaire Cpl, un certo Santomauro mi ha etichettato come “vergognoso”: ebbene, di vergognoso c’è soltanto quando accaduto con la coop modenese»: sono le parole che Fernando Zara, ex sindaco di Battipaglia, attualmente candidato all’assise consiliare regionale tra le fila di “Caldoro Presidente”, ha pronunciato in merito alla notifica degli avvisi di garanzia a Pasquale Angione e Giuseppe Giannella.

Fernando Zara«Questo pseudopolitico – ha aggiunto il già presidente del consiglio provinciale parlando di Santomauro – durato il batter di ciglio di una bella donna si permette ancora di parlare. Giannella liquida Nuova e subito dopo prepara le gare d’appalto per far vincere la Concordia: era una storiaccia così chiara. Tutto ciò serviva soltanto a fare gli interessi dell’allora sindaco e anche di Alfredo Liguori, perché una voce metropolitana sostiene che quest’ultimo, imparentato con Giannella, abbia partecipato insieme a lui all’elaborazione del piano. Questa gente dovrebbe sparire di Battipaglia».

 

Anche Cecilia Francese, leader di Etica per il Buon Governo, che all’epoca dei fatti organizzò una petizione – raccogliendo oltre 500 firme – per

Cecilia Francese comiziomandar via la Cpl, ha commentato quanto accaduto: «l’avviso di garanzia – ha dichiarato l’endocrinologa – serve a far chiarezza su una questione che noi abbiamo posto nel 2013, perché denunciavamo che la gara d’appalto era a netto favore della società aggiudicataria. Nel 2007, il commissario, Pasquale Manzo, diede mandato ad Alba Nuova per l’installazione dei led con un tempo di ammortamento di soli 7 anni; con la coop, invece, la tempistica era di 15 anni, senza neppure poter potenziare l’illuminazione nelle periferie». A detta della Francese, ad ogni modo, è proprio «il sistema delle cooperative, siano esse rosse o bianche, ad esser marcio, perché con un sistema di gare d’appalto ad hoc riusciremmo ad attrarre anche gli investimenti di importanti aziende europee».

Carmine Pagano«Era inevitabile che accadesse tutto ciò – ha affermato, invece, Carmine Pagano, candidato al consiglio regionale nelle liste di Fratelli d’Italia –  perché era una gara d’appalto anomala da fin dalle origini del suo percorso. Ad ogni modo, spero che le forze dell’ordine faccia chiarezza quanto prima possibile e che di Battipaglia possa venir fuori un’immagine pulita».

 

E si associa allo stesso augurio anche Vincenzo Inverso, presidente provinciale dell’Udc e promotore della campagna inversod’ascolto “#perunnuovoinizio”: «Qui – ha dichiarato l’ex consigliere comunale – piove sul bagnato, considerando quanto accaduto all’ultima amministrazione politica. Ad ogni modo, ripongo piena fiducia nell’operato della magistratura e, conoscendo personalmente l’ingegnere Angione, mi auguro che l’ex dirigente possa dimostrare nelle sedi opportune la propria estraneità ai fatti che gli vengono contestati. È chiaro, tuttavia, che una notizia del genere non fa bene all’umore di questa città, che si ritrova uno spettro sulle spalle ogni volta che pare risollevarsi».

 

Motta Gerardo nuovaPiù aspro, invece, è il commento di Gerardo Motta, già candidato a sindaco con l’appoggio di alcune liste civiche: «ancora una volta – ha dichiarato colui che contese a Santomauro la poltrona di sindaco – abbiamo dimostrato di aver detto la verità: secondo il sottoscritto e il consigliere Mastrangelo, infatti, non si poteva dare un’assegnazione per 15 anni. Mi dispiace per le persone, e in particolare per Angione, che sta subendo un vero e proprio massacro, ma i fatti sono questi».

 

Gianluca Barile, aspirante primo cittadino con l’associazione “Speranza per Battipaglia” ha affermato che «vale comunque la presunzione di

Gianluca Barileinnocenza per gli indagati, che non sono condannati; certamente, visti i precedenti recenti del comune di Battipaglia e vista anche la storia che ha coinvolto la Cpl Concordia in altri comuni, è doveroso che la magistratura indaghi».

 

 

 

Lascaleia buonaLuca Lascaleia, già segretario del Pd cittadino, s’è detto pronto «a dare fiducia alle indagini della magistratura, sperando che le persone coinvolte dimostrino la propria estraneità ai fatti».

 

 

Raffaele Cucco PetroneFurioso, invece, l’ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Raffaele Cucco Petrone: «quando venne fuori il caso Cpl Concordia, io ho provocatoriamente chiesto alla passata amministrazione se qualcuno avesse preso mazzette. Sono stati versati soldi a qualcuno che vende bottiglie di vino? Hanno finanziato la campagna elettorale di qualche politico? Ora cominciano a venire fuori gli avvisi di garanzia: a me, però, non interessano i tecnici, ma i politici, che devono dirci se qualcuno ha preso soldi per questa vicenda».

BATTIPAGLIA. Questo il testo dell’esposto presentato più di un anno fa da Carlo Zara:

Carlo Zara

 

«Il  20.06.2011, due mesi dopo la delibera di giunta n.105, arriva al Comune di Battipaglia con prot. 49317  un curricula dell’Ing. Giuseppe Giannella. Con nota prot.  49174 del 20.06.2011 (stesso giorno di arrivo del curricula) veniva chiesta la disponibilità al professionista citato ad assumere l’incarico per la redazione della proposta progettuale, economica e finanziaria.

Vista la disponibilità a lui viene affidato il servizio di supporto per la redazione di una proposta progettuale per i lavori di “Ammodernamento degli impianti di pubblica illuminazione ricadenti nel territorio comunale finalizzati al risparmio energetico, al rispetto degli standard di sicurezza ed alla diminuzione dell’inquinamento luminoso…..il tutto per la somma di € 19.210,92.

Vorrei lasciare alla sua attenzione alcune considerazioni che meriterebbero approfondimenti. Nessun avviso pubblico viene fatto per informare la città che l’Amministrazione è alla ricerca di un esperto nel risparmio energetico e di pubblica illuminazione. A giugno (in assenza di qualsiasi richiesta) viene protocollato al comune il curriculum dell’Ing. Giuseppe Giannella e nello stesso giorno 20.06.2011 viene chiesta disponibilità all’Ing. che accetta.

A settembre 2011 viene dato l’incarico. Per terminare e cosa che suscita molte perplessità è che dal curricula dell’Ing. Giuseppe Giannella è evidente una sua totale incompetenza nel campo del servizio di illuminazione pubblica e risparmio energetico. In tutto questo bisogna tenere presente che da ottobre del 2010 l’Ing. Giannella è nominato prima Presidente di Nuova srl, società pubblica che si occupa di manutenzione elettrica e ambientale, e poi liquidatore della stessa società fino al giugno del 2012.

Con la messa in liquidazione la stessa società è di fatto impedita a partecipare alla gara. Con delibera n.151 del 8/6/2012 veniva approvato dalla giunta comunale il progetto di gestione del servizio di pubblica Illuminazione propedeutico alla gara predisposto dall’ing. Giannella che nello stesso periodo lasciava la carica di liquidatore di Nuova srl».

 




NOCERA I: Oliva segretario del Pd. I nomi del nuovo direttivo

di Giovanni Sapere

Nocera Inferiore. Congresso cittadino del Pd: vince la mozione “Insieme per…” e nuovo segretario del partito è Alfonso Oliva.

Ieri sera, al termine dello spoglio delle schede, con 355 voti, pari al 56,5% dei votanti, Oliva ha vinto la sfida con Dina Pagano di “#CambiaMenti” (213 voti-34%) e Luca Forni per “Il partito che ci piace” (56 voti-9%). Alla mozione “Insieme per…” vanno 34 componenti del direttivo sui 60 totali, a #CambiaMenti 21 e cinque a “Il partito che ci piace”. Hanno votato in 615 su 738 iscritti.

Il gruppone di “Insieme Per” con le sue 400 e più tessere, è sostenuto da Vincenzo Petrosino, ex vicesindaco e attuale portavoce del partito, dai consiglieri comunali Massimo Petrosino, Francesco Esposito e Antonio Iannello, anche da alcuni fedelissimi dell’ex sindaco Antonio Romano e dell’ex assessore Rosario Cozzolino (a loro si riferirebbero una settantina di persone), oltre che da una serie di esponenti storici del pd. Pagano contava su circa 240 tesserati, una sessantina erano per Forni.

Alfonso Oliva è dipendente di una nota catena di supermercati, è  fratello di Mimmo (è stato tra i maggiori supporter del sindaco Cuofano di Nocera Superiore, del quale è stato per breve tempo assessore, dimessosi poi dopo poco per diventare l’anima di Polis Sa) ed è figlio del sindacalista Cgil e dirigente del Pci Galante. Alfonso Oliva è stato candidato al consiglio comunale di Nocera Inferiore nel 2011 (131 voti) e nel 2012 (64) con il Pd. Luca Forni, avvocato, già consigliere comunale nella giunta di centrodestra con il sindaco Aldo Di Vito alla fine degli anni Novanta, poi diventato segretario dei Popolari Udeur, nel 2011 candidato al consiglio comunale con l’Udeur (86 voti) a sostegno del sindaco Manlio Torquato e dal 2012 è iscritto al Pd. Dina Pagano, figlia del dirigente del pd Tonino Pagano, funzionario della Regione Campania ed è stata sempre vicina al partito.

Ecco il nuovo direttivo.

Per “Insieme per”, con il segretario Alfonso Oliva ci saranno 33 componenti, nell’ordine: il consigliere comunale  Massimo Petrosino, Lucia Bove, Giancarlo Pagliuca, Rosa Petrosino (già esponente del Pci), Antonio Fortino, Raffaella D’Alessandro, Raffaele Napoletano, Giuseppina Esposito, Francesco Scarfò, Maria Laura Cicalese, Mario Salsano, Alfonso Lenza, Giovanni Minardi, Eduardo Giglio, l’ex assessore di matrice socialista Salvatore Soriente, Giuseppe Afeltra, Gerardo Scarpa, Raffaele Serio, Vincenzo Daniele, Sebastiano Barone, Luigi Dattilo, Raffaele Battipaglia, Pasquale Benevento, Pietro Giordano, Gerardo D’Angelo, Alfonso Lombardo, Alfonso Oliva, Augusto Vicidomini, Antonio Stile, Gerardo Ferrentino, Enrico Esposito, Antonio Iannello e Vincenzo Calabrese.

Di #CambiaMenti, assieme al candidato segretario nel direttivo ci saranno, nell’ordine: Vincenzo Stile, Enza Sonetti, Emiddio Stani, Adelina Tirelli, Salvatore Forte, Cristina Oliveto, Ettore Verrillo, Veronica Stile Domenico Siniscalchi,  Pina Scannapieco, Felice Ianniello (ex candidato sindaco del Pd). Alfonso Boffardi, Giacomo Apicella, Nicola Maisto, Renato Guerritore, Paolo Donnarumma, Giancarlo Di Serio, Lello Citarella Stefano De Prisco e Ilaria Granito.

Per il partito che ci piace, assieme al candidato segretario Luca Forni, sono stati eletti altri quattro componenti: nell’ordine, Erminio Capodanno, Luciana Mandarino, Antonio Cesarano (ex vicesindaco della città), Sara Ferraioli.




Nocera I. Congresso del Pd. Ecco le “tessere” in campo. Numeri e nomi per la scelta del segretario cittadino

NOCERA INFERIORE. Ed ora si va alla conta. Domenica prossima, nella sala polifunzionale nella Galleria Maiorino si terrà il congresso cittadino del Pd per scegliere tra le tre mozioni presentate.  l’assemblea degli scritta avrà due fasi, una pubblica dalle 9 alle 11 con la relazione del portavoce, la presentazione candidature e delle piattaforme programmatiche. La fase interna sarà a seguire fino alle 13.30 e dalle 16 alle 20.30, con il dibattito e le votazioni, elezione del coordinatore e del coordinamento.

Tre le mozioni in campo: “Il partito che ci piace”, “Insieme per” e a “#CambiaMenti”. I candidati alla segreteria cittadina del partito saranno Forni per “Il partito che ci piace”, Alfonso Oliva per “Insieme per” e Dina Pagani per “#CambiaMenti”.

L’ultima, in ordine di tempo, mozione a presentarsi è quella di Forni, nata da una scissione di “Insieme Per”, del quale Forni riteneva di essere candidato alla segreteria, mentre il gruppo maggioritario ha deciso di sostenere Oliva.

Il gruppone di “Insieme Per” con le sue 400 e più tessere, sostenuto da Vincenzo Petrosino, ex vicesindaco e attuale portavoce del partito, dai consiglieri comunali Massimo Petrosino, Francesco Esposito e Antonio Iannello, anche da alcuni fedelissimi dell’ex sindaco Antonio Romano e dell’ex assessore Rosario Cozzolino (a loro si riferirebbero una settantina di persone), oltre che da una serie di esponenti storici del pd.

Con Dina Pagano c’è #CambiaMenti e circa 270 sostenitori tesserati. Con l’avvocato nocerino si schiererebbe Antonio Cesarano, ex vicesindaco della città, e una ottantina di iscritti al partito.

“Il partito che ci piace” rischia seriamente di drenare altri consensi a “Insieme per…”. Nel gruppone, infatti, ancora persistente un clima di freddezza, scaturito dalle laceranti primarie. Molti sostenitori di quest’ultima mozione non si sono dati un gran da fare per invogliare i propri tesserati a partecipare alla scelta del candidato a governatore della Regione.

L’asse deluchiano che si rivede in questa mozione è rimasto “scottato” dal mancato tesseramento di Antonio Romano nel partito democratico, deciso dalla commissione provinciale, nonostante i colloqui con i vertici salernitani del Pd. Tra gli scontenti di “Insieme per…” per il no a Romano, diversi non si sono presentati alle votazioni per le primarie o hanno votato per Andrea Cozzolino. C’è il pericolo che alcuni tesserati del gruppone possano fare scelte diverse da Oliva o non partecipare al congresso cittadino. Un’evenienza che aprirebbe i giochi soprattutto a favore del più compatto #CambiaMenti. Tutto è possibile e nulla è scontato.

Domenica prossima, si confronteranno in tre. Alfonso Oliva, fratello di Mimmo (quest’ultimo tra i maggiori supporter del sindaco Cuofano di Nocera Superiore, del quale è stato per breve tempo assessore, dimessosi poi dopo poco per diventare l’anima di Polis Sa) e figlio del sindacalista Cgil e dirigente del Pci Galante, candidato al consiglio comunale di Nocera Inferiore nel 2011 (131 voti) e nel 2012 (64) con il Pd. Luca Forni, avvocato, già consigliere comunale nella giunta di centrodestra con il sindaco Aldo Di Vito alla fine degli anni Novanta, poi diventato segretario dei Popolari Udeur, nel 2011 candidato al consiglio comunale con l’Udeur (86 voti) a sostegno del sindaco Manlio Torquato e dal 2012 iscritto al Pd. Dina Pagano, figlia del dirigente del pd Tonino Pagano, funzionario della Regione Campania ed è stata sempre vicina al partito. E che ci si confronti sulle idee e non solo sulle tessere e le logiche di potere.

 




#CambiaMenti: “Ridurre a Nocera Inferiore i tributi comunali ai cittadini, singoli o associati, che si impegnino in lavori a favore della comunità, in attività di volontariato civico”.

Comunicato Stampa: Proposta di #CambiaMenti, dallo Sblocca Italia una norma per ridurre i tributi comunali ai cittadini e alle associazioni che si impegnino in azioni di volontariato utili alla città.
 
L’ associazione #CambiaMenti, nell’ottica di cercare soluzioni per migliorare la vita dei cittadini nella città e il loro rapporto con le istituzioni, continua nella sua azione di proposte semplici e immediatamente realizzabili.

Dopo la richiesta di un’ordinanza sindacale per impedire alla Gori di eseguire i distacchi totali dell’erogazione dell’acqua ai morosi, avanzata la scorsa settimana, #CambiaMenti, tramite Dina Pagano, candidata alla Segreteria del PD Nocera Inferiore e Vincenzo Stile, presidente del’Associazione, chiede al Sindaco Avv. Manlio Torquato, che il Comune di Nocera Inferiore si avvalga della possibilità, introdotta dall’art. 24 della Legge 164/2014 (decreto Sblocca Italia), di concedere la riduzione dei tributi comunali ai cittadini, singoli o associati, che si impegnino in lavori a favore della comunità, in attività di volontariato civico, singolarmente o riuniti in associazioni, istituendo un Albo della Cittadinanza Attiva, come già fatto in altri comuni italiani.

Gli interventi potrebbero riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze e strade, interventi di decoro urbano, di recupero e riuso di aree e beni immobili inutilizzati .

I vantaggi che potrebbero derivare sfruttando questa opportunità sono molteplici: possibilità di concedere sgravi fiscali alle famiglie in condizioni di disagio, anche sul pregresso, recuperando l’evasione, una più attenta cura e valorizzazione del territorio e dei beni pubblici senza eccessivi oneri di bilancio e rafforzamento del senso di appartenenza alla comunità.

Per fare questo occorrerebbe emettere un avviso pubblico, e un apposito regolamento che istituisca l’Albo della Cittadinanza Attiva, come hanno fatto già altri comuni.

Dina Pagano,candidata di #CambiaMenti alla Segreteria del Partito Democratico di Nocera Inferiore

Vincenzo Stile, presidente dell’associazione #CambiaMenti

Nocera Inferiore,24.02.2015




Dina Pagano: “Stiamo costruendo una proposta per il PD nocerino”

La lettera del candidato alla segreteria cittadina del partito democratico di Nocera Inferiore, Dina Pagano, espressione del gruppo #Cambiamenti.

 

«Le cittadine e cittadini riuniti nell’Associazione #CambiaMenti hanno deciso di indicarmi come loro rappresentante al prossimo congresso per la scelta del segretario di circolo del Partito Democratico di Nocera Inferiore.

Nelle ultime settimane mi è capitato di leggere di “scissioni”, “divisioni” in atto nel PD locale. Ritengo che, in realtà, quello a cui stiamo assistendo sia la manifestazione fisiologica di quei princìpi di democrazia interna e di dialettica politica che sono gli elementi fondanti del Partito Democratico, e che dovrebbero caratterizzare la vita interna di qualunque partito o movimento politico degni di questo nome: posizioni alternative che si confrontano in piena trasparenza e davanti alla opinione degli iscritti, sottoponendosi alla verifica del voto democraticamente espresso.

Ho l’onore di rappresentare, in questa fase congressuale, #CambiaMenti, un’associazione di concittadini e concittadine che dedicano tempo ed energie all’obiettivo di contribuire a migliorare il nostro spicchio di mondo e che si riconoscono nei valori del Partito Democratico. Quello che #CambiaMenti intende fare per il PD di Nocera Inferiore è portare in dote queste nuove energie e competenze e proporre nuovi metodi dell’azione politica, con l’obiettivo di spalancare le porte del Partito e accogliere la voglia di partecipazione dei suoi elettori e delle sue elettrici.

Sei mesi fa siamo partiti con la creazione di un laboratorio permanente di idee e proposte programmatiche per il miglioramento della qualità della vita nella nostra Città. Alcune di queste idee e proposte hanno già prodotto risultati concreti. Alle altre stiamo lavorando, augurandoci di ricevere ancora nuovi apporti e contributi. Su queste basi stiamo costruendo insieme la nostra proposta politica per il Partito Democratico di Nocera Inferiore, per far crescere il Partito Democratico in questa Città e per crescere insieme.

Mi auguro che questa fase congressuale sia un momento di arricchimento per la vita politica cittadina e di rafforzamento della coscienza civile, nella convinzione che quello che contraddistingue il Partito Democratico sia la capacità di fare i conti con se stesso e rinnovarsi ogni giorno».

Dina Pagano