Scafati. Paolino: “Quelle stesse persone mi sussurravano Monica sei grande”

Di Adriano Falanga

<<Quelle stesse persone che mi sussurravano ‘Monica sei grande’, trovano più giusto voltare le spalle al consigliere regionale e all’ex sindaco indagati>>. Monica Paolino sceglie di rompere il silenzio, ha tenuto un profilo basso e riservato, poi l’intervista di Cronache a Patrizia Sicignano, la richiesta di dimissioni del deputato grillino Angelo Tofalo, hanno dato l’input per un lungo sfogo che la consigliera regionale condivide sulla sua pagina social. <<E’ più giusto così, forse più conveniente o forse è la conseguenza di un desiderio non soddisfatto, di condizionare ancora consiglieri e scelte – continua la Paolino – ricordo ancora chi decise in consiglio comunale di votare o meno il Bilancio. Ma tant’è. Nella vita tutto può accadere>>. Tra le righe, appare evidente il riferimento ai fratelli Sicignano, che con Daniela Ugliano hanno ammesso davanti all’antimafia il suo forte condizionamento politico subito dal marito ex sindaco Pasquale Aliberti. Quanto alla richiesta di dimissioni avanzata da Tofalo, la forzista puntualizza: <<Puntano il dito se sei un loro avversario e ti comprendono e tacciono sugli avvisi di garanzia che riguardano esponenti della loro parte politica. Forcaioli o garantisti a seconda della convenienza. Mi sarei aspettata, invece, un commento sull’archiviazione del procedimento a mio carico sulla questione dei ‘rimborsi facili’, dopo essere stata sbattuta in prima pagina per mesi>>. Ricorda le sue dimissioni da presidente della commissione anticamorra, quando le fu notificato l’avviso di garanzia: <<Non so quanti lo avrebbero fatto>>. Rivendica il suo operato la consigliera regionale, oggi al secondo mandato, dopo essere stata in maggioranza con Stefano Caldoro. <<Le opere in itinere sul territorio, i finanziamenti intercettati dall’Europa e il lavoro di squadra con tanti amministratori, riflettono l’orgoglio del mio lavoro, silenzioso, perché la concretezza per me è sempre stata più importante del fumus. Lo sanno bene i sindaci, gli amministratori, la gente comune, che nei cinque anni in maggioranza, hanno avuto la possibilità di entrare in contatto con la mia segreteria e vivere da vicino le opportunità regionali>>.

Dopo la chiusura delle indagini e a due anni dall’avviso di garanzia, la Paolino entra nel merito delle accuse che la riguardano: <<Non ho mai fatto promesse in cambio di voti, ma ai territori ho sempre illustrato ciò che di buono era stato realizzato con passione e spirito di servizio nei cinque anni di governo Caldoro. Le accuse contro la mia persona sono ridicole – continua lady Aliberti – C’è un “pentito” che dice di aver raccolto per me voti in comuni nemmeno ricompresi nel perimetro del mio collegio, senza considerare l’ostacolo costituito dalla sua detenzione a Fuorni. Un altro è stato finanche incapace di ricordare il mio cognome: troppe volte ha suggerito di scrivere il mio nome sulla scheda da compromettere in maniera irreversibile la sua memoria>>. Curiosa la spiegazione che offre del comizio tenuto a casa di Anna Ridosso: <<avrei partecipato ad una riunione pubblica organizzata da presunti camorristi, confondendo costoro con i ragazzi presenti, giovani ed entusiasti>>. E’ un fiume in piena Monica Paolino: <<E’ una strana camorra quella con cui avremmo avuto a che fare, capace di farsi promettere di tutto e di non ottenere nulla. Incolpevole è anche la magistratura costretta a reggere il cero ad un dichiarante che cerca a tutti i costi di guadagnarsi un posto in paradiso, o ad un imprenditore o ad un politico disperato>>. Rivendica, con forza, il suo ruolo istituzionale: <<Oggi rappresento ancora circa 14 mila persone dei 160 comuni della Provincia di Salerno ed è per loro che devo continuare a lavorare per il territorio, con la stessa serietà, che mi ha contraddistinto fino ad oggi. Ho un dovere morale, oltre che politico, verso queste comunità, ma soprattutto ho un dovere morale nei confronti della mia famiglia, che mai e poi mai si è sporcata le mani>>. Sono momenti difficili, e la Paolino non lo nasconde: <<due anni e più di lacrime, di ferite lancinanti, di dolori e di notti insonni. Neanche ai nostri più accaniti nemici mi sento di augurare una tale sofferenza>>.




Scafati. “Sfido chiunque a dimostrare di aver detto menzogne”, la Sicignano replica alle accuse

Di Adriano Falanga

<<Siamo stati etichettati come traditori mossi dall’odio, degli avvoltoi capaci di gioire delle disgrazie altrui e questo non è leale considerato che coloro che muovono queste accuse sanno che abbiamo detto solo la verità. O dovevamo mentire?>>. Non nasconde la sua rabbia Patrizia Sicignano, dopo che parte della sua audizione presso la procura antimafia è emersa dall’ordinanza del riesame che ha disposto il carcere per Pasquale Aliberti. <<Non abbiamo scelto di intervenire in questa vicenda giudiziaria di nostra iniziativa, ma siamo stati ufficialmente convocati dalla DIA quali persone informate sui fatti ed abbiamo risposto solo in merito a vicende di cui eravamo a conoscenza dicendo la verità, senza aggiungere ne omettere nulla e senza giudizi di merito>>. Non è stata la sola ad essere convocata lo scorso mese di luglio. Con lei anche il fratello Raffaele e Daniela Ugliano, entrambi ex assessori dell’ultima giunta Aliberti. Parla di gogna mediatica Patrizia Sicignano, e non risparmia stoccate. <<Sfido chiunque a dimostrare che le mie dichiarazioni siano mendaci, non mediante puerili e volgari pettegolezzi da portineria ma nelle sedi opportune>>. Insomma, non intende cercare scappatoie, ma anzi, rivendica il suo diritto di “dire la verità”. Il suo nome compare nell’inchiesta Sarastra perché citata dal pentito Alfonso Loreto. La Sicignano sarebbe stata presente con Monica Paolino al comizio presso la famiglia Ridosso, a quello precedente organizzato dal clan presso un noto bar del centro, e ancora, sempre lei era al fianco della moglie dell’ex sindaco nel 2015, nel corso dei tour elettorali in giro per la provincia di Salerno. Agli inquirenti avrebbe confermato la forte, se non decisionale influenza, dell’ex sindaco nelle scelte politico istituzionali della moglie. Il giorno dopo il riesame Patrizia Sicignano si è sentita al centro di accuse, spesso non tanto velate, nei confronti suoi, del fratello e della Ugliano.

<<Vorrei poter pensare che siano dettate dalla passione che li anima ma dovrei sforzarmi troppo per essere così buonista – aggiunge ancora – mi sembra invece che siano più interessati a gettar fango sugli altri, ad autocelebrarsi o ad esibire le loro perle di saggezza popolare piuttosto che agli esiti della vicenda giudiziaria in se. Le loro accorate difese, ai limiti del ridicolo, mi sembrano propagandistiche. Per quanto mi riguarda non mi lascio certo intimidire dalle loro spudorate insinuazioni. Ho scelto di non replicare perché ritengo che si commentino da soli>>. Non si sente affatto una traditrice, ma una tradita la Sicignano. Prima ancora del boom giudiziario aveva contribuito a dar vita al gruppo consiliare “Identità Scafatese”, a cui faceva riferimento il fratello assessore e composto, oltre che dalla Ugliano, anche da Stefano Cirillo e Bruno Pagano (tutti estranei alle indagini, ndr). <<C’era anche un rapporto amicale con lui (Aliberti, ndr) e la sua famiglia che assolutamente non rinnego e che lui ha politicamente tradito senza farsi nessuno scrupolo. Non ho avuto nessun timore riverenziale nel dirgli apertamente ciò che penso di lui sia sul piano personale che su quello politico>>. Non risparmia parole pesanti la Sicignano: <<Per lui è inaccettabile l’idea che una persona possa disistimarlo o disprezzarlo per le sue azioni: molto più gratificante sentirsi vittima di rancori e invidia. Molto più mediatico mantenere il ruolo della vittima: ci pensano i suoi fedelissimi ad attaccare, ognuno col proprio linguaggio>>.

RESTO PERO’ GARANTISTA. SMENTISCO VELLEITA’ SINDACALI

Entrando nel merito dell’inchiesta, il cui processo partirà a breve, Patrizia Sicignano ritiene che la misura estrema del carcere sia eccessiva per l’ex amico ed ex sindaco Pasquale Aliberti. <<Sono anche d’accordo sul fatto che un libero cittadino abbia il diritto di esprimere le proprie opinioni senza essere per questo perseguito – spiega ancora – anche un altro cittadino però altrettanto libero ha il sacrosanto diritto/dovere di esprimersi liberamente, quando interrogato dagli organi competenti, senza per questo essere condannato alla gogna mediatica>>. Sulla scelta dell’ex sindaco di rinunciare al ricorso in Cassazione, la Sicignano sottolinea: <<Avrà ponderato bene i pro e i contro insieme ai suoi avvocati. Immagino che sia devastante attendere per 2 anni l’inizio di un processo per esercitare il proprio diritto alla difesa. Sono garantista e credo fermamente nella presunzione di innocenza fino a prova contraria. Da questo punto di vista capisco la sua provocazione>>. Alle prossime politiche molto probabilmente sosterranno “Energie per l’Italia”, progetto del deputato scafatese Guglielmo Vaccaro, in uno con l’ex candidato sindaco di Milano Stefano Parisi. Quanto alle amministrative del 2019, la Sicignano puntualizza: <<Sicuramente continueremo ad interessarci della vita politica del nostro paese, come abbiamo sempre fatto a prescindere e prima della parentesi Alibertiana. Ma nessuno di noi ha la velleità di fare il primo cittadino. Credo comunque che questo discorso sia alquanto aleatorio, siamo ancora scossi dalle vicende politico amministrative>>. Poi l’apertura: <<C’è chi invece ha già una suo programma politico ben delineato ed è ora che qualcuno cominci anche a pensare a the Day After>>

TOFALO (M5S) RINGRAZIA GLI INVESTIGATORI E CHIEDE LE DIMISSIONI DELLA PAOLINO

<<Volevo pubblicamente ringraziare gli agenti che ogni giorno in silenzio, con enormi sacrifici, indagano per portare alla luce il tradimento di cui si sono macchiati gli eletti che invece di perseguire il bene pubblico, ne approfittano per loro interessi personali>>. Angelo Tofalo, deputato salernitano del M5S, sposta la sua attenzione nel “dietro le quinte” dell’inchiesta Sarastra. <<Ringrazio gli uomini dello Stato coordinati dal colonnello Giulio Pini e diretti dal capitano Fausto Iannaccone per il loro immane lavoro>>. Dopo la chiusura delle indagini e l’imminente avvio del processo, Tofalo punta l’indice verso la consigliera regionale Monica Paolino. <<Le dimissioni del consigliere regionale Paolino, nonché ex presidente della commissione anti-camorra sarebbero senza dubbio un atto di opportunità – spiega Tofalo – sarebbe un modo corretto di dimostrare alla città di non voler restare a tutti i costi attaccati alle poltrone. Sarà la magistratura a fare chiarezza, ma intanto via dalle aule istituzionali coloro che dalle indagini risulta abbiano infangato la città di Scafati e la Campania tutta>>




Scafati. Si scrive Paolino si legge Aliberti, la tesi del riesame e le testimonianze della difesa

Di Adriano Falanga

<<Ancora oggi, tutt’ora in carica come consigliere regionale è la moglie Monica Paolino che ha beneficiato, durante le elezioni regionali del 2015, dell’accordo del marito con il clan ed è stata lei a tenere il comizio nella proprietà della sorella di Ridosso Romolo, padre di Luigi e zio di Gennaro, oltre che fratello di Salvatore, ucciso in un agguato di camorra>>. Il Tribunale del Riesame accentra l’attenzione, accogliendo le richieste della DDA, sull’attività politico istituzionale della Paolino. Secondo i giudici infatti <<Tale circostanza rende, di fatto, perdurante e quindi attuale e concreta la possibilità per l’Aliberti di attuare, attraverso l’influenza politica della moglie, accordi con i clan in cambio di ulteriori favori politici>>. Il profilo delineato dagli ainquirenti restituisce un consigliere regionale “di facciata”, si scrive Paolino ma si legge Aliberti e a rafforzare la tesi, il pm Montemurro ha depositato le dichiarazioni di Patrizia e Raffaele Sicignano, assieme a quelle di Daniela Ugliano. Gli ultimi due di fatto ex assessori e consiglieri della giunta sciolta per infiltrazioni camorristiche. E’ stata Patrizia Sicignano ad accompagnare personalmente Monica Paolino nei comizi organizzati dal clan Ridosso-Loreto, il primo presso un noto bar di Scafati (ritenuto un flop) e il secondo presso l’abitazione di Anna Ridosso. Della caratura criminale di queste persone il comitato elettorale ne era a conoscenza, in quanto, secondo la Sicignano, sulla scarsa presenza di persone nel bar la moglie di Giovanni Cozzolino avrebbe esclamato: “stai zitta! Non sai chi sono queste persone, potrebbero essere 6 o 7 persone che portano 6-700 voti”. Secondo Raffaele Sicignano invece, ogni decisione politica della Paolino non avveniva senza il preliminare assenso del marito. Secondo il riesame, Aliberti merita quindi il carcere perché <<da casa ha la possibilità di continuare a influenzare le scelte politiche della moglie convivente e utilizzare anche diverse persone di fiducia quali l’ex staffista Giovanni Cozzolino e a mantenere attiva l’attenzione politica della cittadinanza sulla sua persona interagendo sul profilo istituzionale Facebook, sia personale che della moglie>>.

l’ex assessore Raffaele Sicignano

A testimoniare il contrario la difesa dell’ex sindaco ha presentato le testimonianze di Mirra Antonio, responsabile della segreteria della Paolino, di Vincenzo Paolillo, ex politico paganese, Domenico Di Giorgio, già sindaco di Montecorvino Pugliano e Martino Melchionda, ex sindaco di Eboli. Secondo il riesame però queste dichiarazioni <<non mutano il dato che l’Aliberti possa utilizzare la moglie per attuare i patti politici che ha stretto con la criminalità, anche per favorirne l’elezione>>. Melchionda inoltra avrebbe ammesso l’appoggio elettorale alla Paolino in cambio dell’incarico di presidente del Consorzio Farmaceutico propostogli da Aliberti. Paolillo avrebbe sì confermato l’autonomia dell’azione politica della consigliera regionale, ma ammesso pure che in ogni caso esaminato si è sempre arresa alle scelte del marito. Scriverà più avanti il riesame <<Si rammenta che seppur Aliberti si mostra contrariato a parlare con Andrea Ridosso che si vuole addirittura candidare nelle sue liste, candida poi Barchiesi, zio di Alfonso Loreto, esponente apicale del clan. E fa partecipare la moglie ad un comizio organizzatole proprio da Andrea Ridosso e ad un altro a casa di Anna Ridosso, zia dei cugini Luigi e Gennaro>>.

LA “BOCCIATURA” DELLE TESTIMONIANZE

Avendo la Suprema Corte di Cassazione confermato parzialmente la precedente ordinanza, come nel caso di specie sui gravi indizi di colpevolezza e sulla qualificazione giuridica dei fatti, il Tribunale è deputato a deliberare soltanto sul punto della decisione che ha costituito oggetto di annullamento con rinvio, e cioè l’esigenza della custodia cautelare in carcere. E’ per questo motivo che vengono definite “irrilevanti” le dichiarazioni raccolte dal collegio difensivo e depositate a favore dell’ex sindaco. Tra i testi figurano gli ex consiglieri comunali Andrea Granata, Nicola Acanfora, Antonio Pignataro, Brigida Marra, Teresa Formisano e Berritto Carmela. C’è poi l’ex presidente Acse Eduardo D’Angolo, il presidente della Scafatese calcio Vincenzo Cesarano, dell’ex direttore generale Acse Salvatore De Vivo e ancora i componenti della famiglia Semplice: Salvatore, Aniello e Laura, quest’ultima consulente legale della Scafati Sviluppo, dichiarata fallita. <<Si tratta di dichiarazioni che non ineriscono il profilo delle esigenze cautelari bensì quello della ricostruzione indiziaria dello scambio elettorale politico mafioso>> scrive il riesame. In parole semplici, trattano di circostanze che involgono la configurabilità dei reati ascritti all’ex sindaco, sui quali il Collegio non è chiamato ad esprimersi. In questa sede infatti i giudici sono chiamati esclusivamente a decidere sulla misura restrittiva da applicare.




Carcere per l’ex sindaco Pasquale Aliberti

Pina Ferro

 

L’ex sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti deve tornare in carcere. I giudici del tribunale del Riesame hanno accolto la richiesta del sostituto procuratore Vincenzo Montemurro e disposto la custodia cautelare in carcere per Luigi Ridosso e Pasquale Aliberti e, i domiciliari per Gennaro Ridosso. “Pasquale Aliberti – si legge nella decisione del Riesame – ha la possibilità di continuare ad influenzare le scelte politiche della moglie convivente Monica Paolino, necessarie magari per ottenere l’appoggio della camorra e per onorarne i patti già siglati nelle precedenti elezioni. Potrebbe utilizzare a questo scopo le sue persone di fiducia come l’ex staffista Giovanni Cozzolino e potrebbe continuare anche a mantenere attiva l’attenzione politica della cittadinanza sulle pagine Facebook, interagendo sia con il suo profilo che con quello della moglie Monica Paolino”. L’esame delle numerose nuove prove tra cui la bakeka Facebook dell’ex sindaco e di altre conversazioni, è stata determinante per il Riesame (Gaetano Sgroia, presidente, Dolores Zarone relatrice, e Giuliano Rulli giudice) per confermare l’impianto accusatorio formulato dal pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia Vincenzo Montemurro. Il pronunciamento del Riesame è giunto a seguito del rinvio degli atti a Salerno da parte della Cassazione a cui si erano rivolti i legali degli indagati. Secondo i giudici della Suprema Corte, non sussistevano le esigenze cautelari in carcere per l’ex primo cittadino di Scafati in quanto vi era un vizio di motivazione, considerato che aveva rassegnato le dimissioni. Per superare quella che era stata la decisione di rigetto della Cassazione, nonostante la conferma dell’impianto accusatorio, circa le misure cautelari per Pasquale Aliberti, Gennaro e Luigi Ridosso, il Pm ha presentato numerose nuove prove. Tra i documenti più corposi presentati dall’accusa a sostegno della necessità degli arresti in carcere riguarda i social, la pagina personale Facebook dell’ex sindaco ed i tanti post pubblicati dallo stesso, attraverso i quali attacca l’operato amministrativo politico della città di Scafati ad opera dei commissari ed attacca anche numerose persone. E, sempre attraverso il profilo social continuava ad interagire con la cittadinanza di Scafati “in modo da mantenere viva l’attenzione politica sulla sua figura ed a imprimere la convinzione della sua perdurante influenza nelle scelte politiche che interessano il governo della città”. Si legge nel dispositivo. Nella nota della Dia relativamente all’acquisizione del profilo social dal quale sono stati estratti post pubblicati nell’arco temporale che va dal 17 settembre 2016 al 3 aprile 2017, evidenzia come Aliberti anche dopo le dimissioni abbia continuato a comportarsi come se ancora fosse il sindaco della città. A riprova di questo vi è un post del 27 gennaio del 2017 in cui Aliberti, a seguito dello scioglimento del consiglio comunale, scrive: “Apprendo con profondo dolore la notizia dello scioglimento del Consiglio comunale di Scafati, dopo un’indagine di lunghi mesi. Non sono più sindaco ma sono certo della legittimità degli atti prodotti e della camorra che sempre abbiamo tenuto a distanza, adottando anche atti forti, leggeremo le motivazioni e insieme agli avvocati valuteremo, da subito, un eventuale ricorso al Tribunale amministrativo….”. Attraverso Facebook Aliberti interagiva con quanti lo seguivano esprimendo opinioni e giudizi su molti aspetti e scelte della vita politica di Scafati. Tra le altre prove presentate dall’antimafia c’era anche un’ordinanza relativa a Giuseppe e Raffaele Maurelli e altri indagati per traffico internazionale di stupefacenti in cui era emerso un incontro “segreto” tra Nello Aliberti e Giovanni Cozzolino con i due fratelli protagonisti di un’attività di spaccio. L’antimafia ha anche presentato la documentazione che smentisce il presunto stato di patologia mentale che gli avrebbe impedito di essere compatibile con regime del carcere. Il collegio difensivo di Angelo Pasqualino Aliberti ha scelto come testimone chiave in particolare, Monica Paolino che ha spiegato il suo ruolo politico e come fosse distante da quello del marito ed inoltre. In più sono state presentate le dichiarazioni rese da il presidente della Scafatese Calcio Vincenzo Cesarano, di alcuni dirigenti Acse, di alcuni ex consiglieri comunali e di alcuni collaboratori del sindaco, oltre che dell’uscire comunale sulla presenza o meno di esponenti del clan al Comune. A corredo della sua difesa c’è anche il fatto che Aliberti avrebbe garantito l’esproprio ai danni di Vincenzo Nappo e anche ai danni della famiglia Sorrentino e Galasso. Questo dimostrerebbe come lui fosse lontano dalla camorra. In fase successiva l’avvocato di Aliberti spiega anche che Aliberti in realtà non ha mai instaurato dei rapporti con clan camorristici ed inoltre lui stesso avrebbe preso le distanze dall’attività politica. Contesta anche alcune intercettazioni telefoniche e poi tira in ballo tutta una serie di dichiarazioni invece di politici della provincia di Salerno in merito alla candidatura di Monica Paolino alle regionali del 2015.

 

“La Procura non ha un solo elemento per tali affermazioni”

“Non c’era una ragione al mondo per decidere che quest’uomo andasse in carcere”. E’ l’amaro sfogo del legale dell’ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti, l’avvocato Silverio Sica, dopo che il tribunale del Riesame di Salerno ha deciso la reclusione in carcere per il suo assistito. “Ricorreremo in Cassazione – ha detto l’avvocato Sica – non condividiamo le motivazioni del provvedimento che ci sembra particolarmente gravoso per una persona che ritengo del tutto innocente”. Fra le motivazioni del tribunale del Riesame anche la tesi secondo cui Pasquale Aliberti potrebbe ancora influenzare l’attività politica attraverso la moglie Monica Paolino, attuale consigliere regionale di Forza Italia. “Se c’è un marito che riesce ad influenzare la moglie – ha commentato con ironia Sica – si faccia avanti. La Procura – ha aggiunto – non ha un solo elemento per simili affermazioni. Parliamo poi di un consigliere regionale di minoranza”.

 

Melchionda «La presidenza del consorzio offerta per amicizia, ho votato la Paolino»

Secondo quanto affernato da alcuni ex collaboratori politici di Aliberti, la candidatura della Paolino è il frutto di una scelta operata dal marito (Aliberti). L’ex sindaco di Eboli Martino Melchionda agli investigatori avrebbe precisato che tra lui ed Aliberti non vi era alcun accordo politico elettorale per quanto concerne la candidatura di Monica Paolino. Melchionda ha dichiarato di aver votato la moglie di Aliberti e di averla fatta votare da qualche amico ma che non è mai salito sul palco. Inoltre, l’ex primo cittadino agli inquirenti precisa anche che la sua nomina a presidente del consorzio Farmaceutico, offertagli da Aliberti (pur appartenendo di due a correnti politiche diverse) era per pura amicizia.

 

“Datemi la possibilità di difendermi in un processo”

“Datemi la possibilità di difendermi in un processo”. Ieri pomeriggio, Pasquale Aliberti, ha affidato al social network la sua immediata reazione dopo ver appreso la notizia della decisione del Riesame “con profondo rammarico ma anche animato dal coraggio e dalla forza della mia famiglia e dei miei figli della decisione del Tribunale del Riesame di Salerno”. L’ex consigliere regionale e sindaco di Scafati non andrà in carcere perché bisognerà attendere che si pronunci anche la Cassazione, che già aveva annullato la misura cautelare in carcere. E attraverso il social, Aliberti critica anche le motivazioni addotte dal Riesame che lo definisce “un soggetto pericoloso” poiché risulta che “Aliberti abbia aperto un profilo Facebook… attraverso tale social egli continua ad interagire con la cittadinanza di Scafati in modo da mantenere viva l’attenzione politica sulla sua figura ed a imprimere la convinzione della sua perdurante influenza nelle scelte politiche che interessano il governo della città”. “Addirittura influenzerei le scelte dei commissari. – commenta l’ex sindaco di Scafati – Pensavo di essere un uomo che avesse la possibilità di esprimere i propri convincimenti personali, le sue opinioni e le proprie critiche in un paese Italia che I padri fondatori hanno detto di essere libero e democratico nella Costituzione”. “ vero sono indagato per reati gravi – riconosce Aliberti – da oltre 2.5 anni in attesa si chiudano le indagini e di poter essere giudicato su fatti di cui non ho neppure conoscenza in un confronto che si fondi su prove e non solo denunce o presunzioni. Questo per dimostrare che non solo non ho mai avuto rapporti con la camorra ma che un popolo, formato da liberi cittadini, mi ha dato il proprio consenso in libertà”. “ e rimane il momento più difficile della mia vita. -prosegue il post di Aliberti, che ringrazia la sua famiglia e quanti gli hanno testimoniato affetto e vicinanza, ribadendo di credere ancora nella giustizia e nella sua comunità – Ai miei amici, ai miei avversari, ai miei nemici, a chi mi odia o mi ama, a chi ha brindato il mio arresto, dico continuate a criticare, a scuotere le coscienze, a marciare, ad invadere le strade del nostro paese, a pretendere i vostri diritti e a rispettare i vostri doveri, anche attraverso le vostre discussioni, a volte animate sui social a cui continuerò a partecipare, – conclude Aliberti – nonostante tutto, da libero cittadino che ama la sua terra, a meno che non vogliano costringerci a vivere nella società immaginata da Orwell nel romanzo”.

 

I Ridosso possono ancora contare su un gran numero di collaboratori

Carcere per Luigi Ridosso e domiciliari per Gennaro Ridosso, Questo il pronunciamento del Riesame per i due ridosso che attualmente sono detenuti per altri reati. Nel corso dell’udienza della scorsa settimana il Pubblico Ministero Montemurro ha presentato tutto ciò che riguarda gli altri procedimenti giudiziari mentre i difensori dal loro canto, hanno presentato delle memorie difensive in cui spiegano come gli assistiti non abbiano partecipato al patto politico mafioso con l’ex sindaco, quindi non ci sarebbero motivazioni per prevedere la custodia cautelare. Le idagini della Procura, avrebbero dimostrato che i Ridosso possono contare su un gran numero di collaboratori pronti ad assecondare le loro richieste. “Basti pensare a tutti i soggetti che si sono prestati ad intestarsi fittiziamente le ditte dei clan, ai riferimenti che Alfonso Loreto fa a personaggi come Dario Spinelli e Alfonso Morello. D’altro canto le reticenze ed i timori delle vittime durante le escussioni dimostrano come, pur essendo Gennaro Ridosso detenuto ininterrottamente dal settembre 2015 egli è in grado di incuotere timore e soggezione nel tessuto sociale di appartenenza” . Per la Suprema Corte la misura massimamente applicabile sarebbe stata quella degli arresti domiciliari, ma in caso di recidiva, allora potrebbe arrivare il carcere. econdo i giudici del Tribunale del Riesame il pericolo di recidiva non riguarda solo la reiterazione dello stesso reato ma anche il fatto che potrebbero arrivare dei reati simili e nel caso in particolare con le modalità di stampo mafioso in relazione alla posizione di Gennaro e Luigi Ridosso. due sono stati arrestati nel 2015 a poca distanza dalle elezioni di Monica Paolino e quindi c’era il clan totalmente attivo sul territorio e ne aveva fatto parte Gennaro Ridosso fino a quel momento pure non prendendo parte personalmente al patto.

 

L’attacco:«I giornalisti hanno rapporti privilegiati con la magistratura?O hanno capacità di veggenza?»

Secondo Pasquale Aliberti ci sarebbe stata una fuga di notizie sulla decisione del riesame. «Se fosse vero c’è da avere paura perché oramai i giornalisti hanno capacità di veggenza (?) o addirittura rapporti privilegiati con la magistratura?» si legge in un post da lui pubblicato sulla sua pagina social, giovedì sera. Lo stesso strumento digitale che ha concretamente contribuito a rinforzare la tesi del procura antimafia nel chiedere i suoi arresti in carcere, piuttosto che i domiciliari. Pasquale Aliberti nasce, prima che politico, come giornalista. La sua passione per la comunicazione non lo ha mai abbandonato, neanche quando, come in queste settimane, avrebbe dovuto invece agire meno di impulso e soprattutto razionalizzare i suoi post. Si è definito “libero cittadino scafatese” per motivare i suoi commenti. Libere opinioni, un diritto sancito dalla Carta Costituzionale, secondo il suo punto di vista. “Condizionamenti” secondo la sua accusa. Perché disporre di atti istituzionali riservati dimostra, secondo il pm Montemurro, la sua capacità di interagire ancora con la casa comunale, sciolta per infiltrazioni criminali. I suoi post contro l’operato della commissione straordinaria, a cui è anche seguita una denuncia per diffamazione, così come anche i post non proprio amichevoli contro Giacomo Cacchione, sarebbero un chiaro tentativo di intimidire o condizionare o influenzare l’opinione pubblica. Perché se è vero che Aliberti è un libero cittadino, è vero anche che lui è l’ex sindaco sotto inchiesta e Cacchione il suo ex ragioniere capo tra i principali testimoni nell’indagine che lo riguarda. Insomma, Pasquale Aliberti secondo la Cassazione avrebbe anche potuto godere di un regime cautelare più morbido, quali i domiciliari. Ma le sue comunicazioni digitali, i suoi post, le sue foto, hanno convinto ancora di più la Distrettuale Antimafia nella richiesta di custodia in carcere. Una strategia evidentemente rivelatasi controproducente, perché passata come un tentativo di inquinare o condizionare le prove contro di lui. (Adriano Falanga)




Scafati. Sansone si difende: “rispettato la legge”. Spunta ancora la Italy Service

Di Adriano Falanga

Si dice tranquillo e fiducioso nel lavoro degli inquirenti, Filippo Sansone, ex amministratore delegato e presidente del collegio sindacale della Scafati Sviluppo. <<Ho ricevuto dalla Dia di Napoli un avviso di garanzia e la settimana prossima sarò ascoltato dal pm Montemurro – spiega Sansone – Sono entrati in casa mia e nel mio studio molto cortesemente e con modi gentili ed hanno rispettato la mia persona e la mia famiglia>>. Il professionista ha risposto alle domande che gli sono state poste, e fornito loro tutti gli atti in suo possesso inerenti la partecipata scafatese, fallita lo scorso mese, di cui è stato per due volte amministratore delegato e presidente del collegio sindacale. Acquisiti anche due cellulari a sua disposizione. <<Sono sereno e sicuro di essere e di aver fatto tutto nel rispetto della legge e nel rispetto delle mie funzioni di amministratore delegato e presidente del collegio sindacale – continua Sansone – Sono convinto e certo che la verità della mia innocenza sulle cose che mi sono state contestate sarà accertata e ho pieno fiducia nel pm Montemurro e nella polizia giudiziaria che hanno svolto il loro lavoro in modo corretto e professionale>>. Il professionista non è un nome nuovo nel panorama politico istituzionale scafatese. Già candidato nel 2008 con Pasquale Aliberti, in quel mandato ha ricoperto il ruolo di assessore allo sport. Con lui in lista anche Ciro Petrucci, l’ex vicepresidente Acse anch’esso indagato nell’inchiesta “Sarastra”. La lista era “Democrazia Federalista”. Nel 2013 Sansone è stato ricandidato nella lista “Azzurri”, finendo però non eletto. Il suo nome compare anche all’interno di un’intercettazione telefonica tra Petrucci e il boss Luigi Ridosso. Sullo sfondo dei lavori che la Italy Service avrebbe svolto per conto della Scafati Sviluppo, con ad Sansone. La stessa società, intestata al prestanome Mario Sabatino ma di fatto riconducibile al clan Loreto-Ridosso, dove risultavano assunti i cugini Gennaro e Luigi Ridosso. Secondo la tesi dell’antimafia la nomina di Petrucci a vice presidente Acse sarebbe frutto del patto elettorale mafioso di cui è accusato l’ex primo cittadino Pasquale Aliberti. Un patto “consumato” con l’appalto affidato (con Petrucci vice presidente) alla Italy Service, relativo alla pulizia degli spogliatoi Acse. La stessa ipotesi su cui oggi gli inquirenti vogliono far luce, vagliando quelle prestazioni effettuate alla Scafati Sviluppo dalla stessa società del clan.

SANSONE: DUE VOLTE DIMESSO

1-sansone filippoProbabilmente Filippo Sansone è tra i professionisti più esperti tra coloro che si sono alternati alla guida della sfortunata società di trasformazione urbana scafatese, dichiarata fallita lo scorso 6 aprile dal Tribunale fallimentare di Nocera Inferiore. Sansone ha guidato per la prima volta la Scafati Sviluppo fino al novembre 2011, quando fu costretto a dimettersi per impegni professionali. Presidente era Annalisa Pisacane (poi assessore alle politiche sociali). Al suo posto un altro candidato alibertiano, Giovanni Cannavacciuoli. Sansone accettò però di restare come presidente del collegio sindacale. Dopo la seconda tornata elettorale che vide confermato Pasquale Aliberti alla guida di Palazzo Mayer, Sansone fu nominato nuovamente ad della società, dove presidente era Antonio Mariniello. Un rapporto terminato però nel novembre 2014, con la stessa dinamica di quanto era avvenuto tre anni prima: dimissioni per impegni professionali. Da allora il commercialista era finito fuori dal teatro politico locale, dedicandosi in pieno allo studio professionale e alla passione per lo sport. Filippo Sansone è infatti allenatore di una squadra di calcio a 5.

 




Scafati. Indagato anche Filippo Sansone, ex assessore e A.d. Scafati Sviluppo

Di Adriano Falanga

Finisce sul registro degli indagati anche Filippo Sansone, ex amministratore delegato della Scafati Sviluppo, ed ex assessore nella prima giunta Aliberti. Sansone, commercialista scafatese, ha sulle spalle due nomine e due dimissioni dallo stesso ruolo, ufficialmente per motivi di lavoro. E’ stato assessore in quota Democrazia Federalista, lista a sostegno del primo sindacato Aliberti, in cui fu candidato anche Ciro Petrucci. Il suo nome compare nella nota intercettazione telefonica tra Luigi Ridosso e Ciro Petrucci, telefonata considerata provante il patto elettorale mafioso tra il clan e Pasquale Aliberti perché in essa il Ridosso rivela a Petrucci (ignaro) la sua imminente nomina a vice presidente Acse, prima che avvenisse. Gli uomini dell’antimafia di Salerno hanno perquisito locali in suo uso acquisendo alcune documentazioni relative alla sua attività nella gestione della società che coordinava le attività relative alla riqualificazione dell’area ex Copmes,  oltre ai cellulari in uso. Il professionista spiega: <<ho ricevuto dalla Dia di Napoli un avviso di garanzia e la settimana prossima sarò ascoltato dal pm Montemurro. Sono entrati in casa mia e nel mio studio molto cortesemente e con modi gentili ed hanno rispettato la mia persona e la mia famiglia. . Hanno ricevuto da me tutte le delucidazioni del caso e le stesse le ripeterò davanti al magistrato. Hanno rinvenuto e portato via alcuni documenti riguardanti la Scafati Sviluppo spa ed alcune informazioni sulla mia attività di professionista>>. Si dice tranquillo e fiducioso Sansone <<Sono sereno e sicuro di essere e di aver fatto tutto nel rispetto della legge e nel rispetto delle mie funzioni di amministratore delegato e presidente del collegio sindacale. Sono convinto e certo che la verità della mia innocenza sulle cose che mi sono state contestate sarà accertata e ho pieno fiducia nel pm Montemurro e nella polizia giudiziaria che hanno svolto il loro lavoro in modo corretto e professionale>>.




Scafati. La Cassazione “il patto politico mafioso c’è stato”

Di Adriano Falanga

Pubblicate le motivazioni della Cassazione sul no agli arresti nei confronti di Pasquale Aliberti, di suo fratello Nello Maurizio (già stralciati dal Riesame) e degli esponenti del clan Loreto-Ridosso. Il presidente della sesta sezione della Corte di Cassazione, il dottore Vincenzo Rotundo, aveva accolto in parte le considerazioni del procuratore generale Delia Cardi per l’annullamento con rinvio per Ridosso Luigi e Ridosso Gennaro in relazione alla scelta della misura per i fatti del 2013 e rigetto nel resto; per l’annullamento con rinvio per Aliberti Angelo Pasqualino limitatamente alla scelta della misura; rigetto nel resto. Confermato quindi l’intero impianto accusatorio formulato dal pm della Procura antimafia di Salerno, dottor Vincenzo Montemurro. “Il patto politico mafioso c’è stato ed è confermato, Alfonso Loreto è attendibile come pentito” spiegano gli ermellini, che definiscono l’operato del pm come un lavoro fatto in modo “coerente e logico con valutazione probatoria rispondente a criteri di completezza globalità e unitarietà dell’esame” ed inoltre poi, hanno rimarcato anche l’attendibilità del pentito Alfonso Loreto, fonte chiave d’accusa perché “ha tirato fuori una serie di fatti che rimandavano alle indagini in maniera spontanea, con veridicità e coerenza”. Quanto all’appalto Italy Service secondo le ricostruzioni di Loreto, arrivato perché la ditta costituita era stata fatta ad hoc su indicazione dello stesso Aliberti, è arrivata in aula anche la conferma dello stesso Luigi Ridosso. Secondo il Riesame l’interesse del sindaco uscente ad ottenere un sostegno elettorale per garantirsi la rielezione trovava un primo elemento logico di riscontro nella stessa prospettazione dell’Aliberti circa i contrasti avuti anche con la propria maggioranza durante il primo mandato con conseguente consapevolezza di avere margini ristretti per la conferma. Scrive la Cassazione: “In tale contesto ben si inserisce il patto politico-mafioso connesso alla vicenda della candidatura di Ridosso Andrea, rifiutata dall’Aliberti a causa del cognome ingombrante, che poteva nuocergli, accettando il sostegno elettorale da un candidato meno compromettente, sconosciuto, “a zero voti”, individuato dal Loreto e dai Ridosso, Luigi e Gennaro, nel Barchiesi, parente della moglie del Loreto, non legato al clan ed estraneo alla politica, in cambio della promessa di appalti”.

RIDOSSO LUIGIRIDOSSO GENNAROPer gli ermellini poi, sussiste l’aggravante mafiosa ipotizzata dal pm Montemurro e confermata dal Tribunale del Riesame, mentre da approfondire e ridiscutere l’esigenza della misura cautelare perché “la custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, con conseguente inapplicabilità di tale misura coercitiva alla condotta delittuosa indicata”. Inoltre, aggiunge ancora la Cassazione “Il Tribunale dovrà rivalutare il giudizio cautelare sia in punto di sussistenza che di attualità e concretezza delle esigenze cautelari sia di scelta della misura, tenendo conto delle dimissioni nel frattempo rassegnate dall’Aliberti e degli altri elementi indicati dai ricorrenti in ordine alla concretezza e attualità del pericolo di reiterazione”. Quindi, per la decisione dello scorso 7 marzo, “le ragioni illustrate l’ordinanza impugnata va annullata limitatamente alle esigenze cautelari nei confronti di Ridosso Gennaro, Ridosso Luigi e Aliberti Angelo Pasqualino con rinvio per nuovo esame sul punto al Tribunale di Salerno”.

LA POSIZIONE DI NELLO ALIBERTI

La Cassazione ha confermato il no agli arresti per Nello Maurizio Aliberti, fratello dell’ex sindaco, così come già il Tribunale del Riesame aveva disposto, riducendo a marginale il suo ruolo nel patto elettorale in corso tra suo fratello Pasquale con il clan Ridosso-Loreto. Anche se è stato accertato il suo impegno a sostegno del fratello della campagna elettorale del 2013, non risultano però elementi in merito alla sua partecipazione al patto elettorale con Luigi Ridosso o Alfonso Loreto. Infatti, Nello Aliberti non aveva il potere, secondo gli ermellini, di stringere alcun patto. In merito al suo ruolo, nell’episodio che riguarda la giornalista Valeria Cozzolino, secondo la Cassazione, l’episodio non sarebbe per lui gravemente indiziante. Scarsa anche la sua partecipazione nella campagna elettorale del 2015, e infatti, secondo gli ermellini sul fratello piccolo di Pasquale Aliberti, non ci sarebbero elementi tali da giustificare la misura cautelare.

LA BATTAGLIA PER LA LEGALITA’

2-alibertiLa tesi difensiva di Pasquale Aliberti, sostenuta dai legali Agostino De Caro e Giovanni Aricò, ribadiva il forte impegno politico istituzionale dell’ex sindaco contro la criminalità organizzata, in particolare si producevano gli atti per gli espropri e acquisizione dei beni appartenuti ai diversi clan. Nelle motivazione depositate dalla Cassazione si legge: “La ricostruzione del Tribunale risulta, pertanto, coerente, non manifestamente illogica e completa, essendo state valutate e disattese le obiezioni dell’Aliberti per il singolare contrasto tra la linea politica scelta di avversare l’illegalità e la camorra e le condotte tenute, consistite nell’accettare per le elezioni del 2013 la candidatura del Barchiesi e l’indicazione del Petrucci, provenienti dall’associazione mafiosa, e per le elezioni del 2015 che la moglie tenesse un comizio (era candidata ed è stata eletta Monica Paolino, moglie di Pasquale Aliberti), in casa della sorella di un camorrista ucciso in un agguato nel 2001 e di un camorrista ancora attivo come Ridosso Romolo nonché che Ridosso Luigi partecipasse alle cene elettorali. Né risulta irrilevante la circostanza che durante la campagna elettorale del 2013 fossero stati pubblicati articoli, che lo associavano al clan Ridosso-Loreto; che per le elezioni provinciali del 2009 fosse stato trovato un suo manifesto elettorale presso un deposito della famiglia Matrone, che lo aveva appoggiato, come riferito dal custode, e che all’impresa di tale famiglia fosse stato garantito di operare indisturbata nel settore delle affissioni per espressa indicazione del sindaco, come riferito dal Cacchione”. Un comportamento, secondo gli ermellini, quanto meno contradditorio.




Scafati. Perquisizione informatica, l’antimafia setaccia le conversazioni digitali di Aliberti

Di Adriano Falanga

Togliere gli strumenti di comunicazione a Pasquale Aliberti, o quantomeno limitarli, probabilmente consiste in una “punizione” alla pari del carcere. Perché entrambi privano di una libertà personale. L’ex sindaco nasce proprio come giornalista, quando attraverso la storica Canale3 trasmetteva “Scafati diritto di critica” e conduceva il Tg locale. Aliberti conosce bene la comunicazione, si racconta che di notte amava guardare i comizi di vecchi politici italiani, per apprendere l’arte dell’orazione. Rischia però di costargli cara questa sua destrezza e passione, perché l’ultimo blitz dell’antimafia al suo domicilio ha mirato proprio all’acquisizione di materiale informatico e digitale. Contatti, messaggi, e-mail, chat, bacheca Facebook, tutto è stato acquisito e sarà passato al setaccio da esperti informatici. La Procura ipotizza un inquinamento prove o anche tentativi di “intimidazione” attraverso i suoi scritti digitali. Nulla è da escludere e se fosse provata questa tesi, gli inquirenti avrebbero ulteriori elementi per rafforzare la richiesta di custodia cautelare in carcere per l’ex primo cittadino. <<Sorridi, che tutti sappiano che oggi è meglio di ieri. Un abbraccio forte a chi vive momenti difficili>> è questo l’ultimo, ed unico post pubblicato dopo la perquisizione di lunedì. Al setaccio non solo le comunicazioni private, ma anche quelle pubbliche, dove Aliberti, indossando i panni del leader politico di opposizione, non ha lesinato critiche, polemiche e sfottò a nessuno. In primis le polemiche nei riguardi della commissione straordinaria, definendo “nomificio” l’azione amministrativa adoperata per le nomine dei cda delle partecipate e della futura nuova segretaria comunale. Non meno dolci i commenti sull’operato del “Giacomino Cacchione” (nel mirino anche lo stesso cognome del dirigente) che oltre ad essere ragioniere capo dell’Ente è anche e soprattutto tra i principali testi d’accusa nelle indagini che lo riguardano. E poi ci sono gli “scontri” con account fake nati probabilmente apposta per “provocare” una sua reazione. Se così fosse, l’obiettivo è stato pienamente raggiunto, considerati gli sviluppi di questi giorni. Insomma, Aliberti non è mai stato uno che le manda a dire, ma scegliere la strada dello scontro diretto, seppur considerando il sacrosanto diritto di tutti di poter esprimere il proprio pensiero, ha sottovalutato la sua delicatissima posizione giudiziaria, e con un processo oramai alle porte, dove lui è accusato di associazione a delinquere e voto di scambio politico mafioso, anche una posizione politica rischia di assumere la doppia veste di “minaccia”. Insomma, è un po’ come durante la fase per la sua “decadenza”, quando, noncurante dei confini dettati dalle legge, decise di andare avanti attraverso forzature amministrative e istituzionali non propriamente razionali e ponderate. Il resto è storia nota. Del resto lo scontro politico, che tanto appassiona e appassionerà sempre l’ex sindaco, oggi gli è purtroppo negato. O almeno sconsigliato, in questa fase giudiziaria. Una passione, la sua, a quanto pare non “condivisa” da nessuno dei suoi fedelissimi, che al dibattito politico attuale preferiscono le meno impegnative “frasi di circostanza”.

REAZIONI: Grimaldi attacca, Del Regno bacchetta

2-Aliberti con Del Regno<<Dopo aver amministrato per ben 8 anni la nostra città e aver aperto le porte di Palazzo Mayer alla camorra, adesso la ditta Aliberti prova a buttarla in caciara, a lanciare fango nel ventilatore, a minacciare testimoni, a reinventarsi come forza di opposizione ai commissari prefettizi: che rappresentano lo Stato, e che se oggi sono nella nostra città – sia chiaro – è proprio grazie (per colpa) a chi ha provocato lo scioglimento per infiltrazioni malavitose della nostra amministrazione>> così il piddino Michele Grimaldi. <<L’ex Sindaco continui ad occuparsi dei suoi processi, della sua carriera politica finita, di quanto dovrà rispondere dinanzi alla propria coscienza, alla magistratura, a Dio. E lo faccia possibilmente in silenzio, senza continuare a pensare o pretendere che tali suoi problemi debbano interessare gli scafatesi>> chiosa l’ex consigliere comunale. A replicare alle parole di Grimaldi è l’alibertiano Diego Del Regno, e lo fa attraverso una lettera aperta all ‘ex sindaco. <<Noto con rammarico il tuo atteggiamento alquanto remissivo qui su Facebook. I tg e la stampa locale dicono che hai assunto un profilo basso a causa di quest’ultimo provvedimento di “perquisizione informatica”. Ho letto qualche minuto fa che un esponente di ciò che è rimasto dell’ex opposizione ti ha intimato di tacere e di non scrivere su fb. Anche a me, stranamente, ieri hanno intimato il silenzio – prosegue Del Regno – sarà che non amano il confronto democratico o forse che è davvero meglio chiudere i nostri profili per evitare ritorsioni più aspre. Facciamo così. Io già ho dichiarato che probabilmente non mi candido alle prossime amministrative. Esorto anche te a farlo quanto prima. Anzi. Dichiara il tuo voto per il centrosinistra così non sarai più loro avversario, scusa, nemico e potrai postare ogni tanto qualche ricetta di cucina e, se fai il bravo qualche selfie>>




Scafati. La perquisizione a casa di Aliberti e Paolino. Gli otto articoli di le Cronache sul caso

—-VOTO E CAMORA / Un atto irripetibile effettuato su licenza forense . AL centro dell’inchiesta le elezioni ed eventuali collegamenti con La Regina

I profili social nel mirino della Dda

Acquisite le pagine di Aliberti e della Paolino alla presenza di un esperto informatico

Elezioni comunali del 2013 e re- gionali del 2015 ed eventuali ri- scontri ai risultati investigativi che hanno portato, alcune settimane fa, all’arresto, tra gli altri di Gu- glielmo La Regina. Ruota intorno a questi tre punti il motivo alla base della perquisizione effettuata ieri mattina dagli uomini della Di- rezione investigativa Antimafia di Salerno agli ordini del colonnello Giulio Pini e del capitano Iannaccone. Una decina di militari all’alba, hanno bussato all’uscio dell’abita- zione di via D’Aquino a Scafati dove risiedono Pasquale Aliberti, ex sindaco di Scafati e la moglie Monica Paolino, consigliere regionale. Oltre ai militari della Dia erano presenti il Sostituto Procuratore della Dda di Salerno Vincenzo Montemurro ed un ingegnere informatico napoletano. Il magistrato sta indagando su presunti affari tra politica e camorra che stavano per portare in carcere l’ex sindaco. Aliberti e sua moglie sono coinvolti in un’ indagine che vede coinvolti imprenditori politici, clan e professionisti: una ventina in tutto gli indagati fino ad oggi per reati che vanno dall’associazione a delinquere al voto di scambio politico mafioso passando per l’ abuso d’ufficio, concussione e violenza privata, tutti con l’aggravante mafiosa. L’indagine è iniziata il 18 settembre 2015 ed ha visto la Dda Salernitana nel giugno 2016 chiedere gli arresti poi respinti dal gip Mancini per Pasquale e Nello Aliberti, e due espo- nenti della famiglia Ridosso

La perquisizione di ieri, mirava a prelevare tutto il materiale infor-matico presente presso l’abitazione della coppia, dalla memoria dei pc, ai tablet fino ai cellulari. In particolare è stata effettuata una copia forense della bacheca facebook di entrambi. Si tratta di un atto irri- petibile effettuato dietro autorizzazione dell’ufficio legale internazionale (California) del noto social network e dopo notifica dell’atto agli interessati ed ai legali degli stessi che ieri mattina non erano presenti.

L’intera bacheca, dunque conver- sazioni e post pubblicati anche nel passato da parte di Aliberti e Paolillo sono stati acquisiti dagli investigatori su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia. Ovviamente sotto la lente della Dda vi sono le pubblicazioni relative ad uno specifico lasso di tempo ed in particolare quelle ef-fettuate in concomitanza con la campagna elettorale sia per l’ele- zione del sindaco di Scafati (2013) che per le Regionali (2015). La presenza dell’esperto, nominato dalla Procura, era necessaria pro- prio per effettuare la copia forense delle pagine personali aperte sul social network e gestite da Paolillo e Aliberti. Ovviamente ora occor- rerà visionarle e recuperare tutti i messaggi ed i post meno recenti per poter avere un quadro della situazione. Questo compito spetterà all’esperto informatico.
Pina Ferro

—- L’INCHIESTA / Le indagini della Dda di Salerno s’intrecciano con quelle dei colleghi napoletani e un primo punto di contatto è il Polo Scolastico

A caccia di “carte” sugli appalti
La perquisizione a casa dei coniugi Aliberti anche per trovare documenti scottanti
SCAFATI. Ancora una sveglia da parte dell’antimafia per i coniugi Aliberti-Paolino. Erano circa le 6:30 di ieri mattina quando gli uomini del capitano Fausto Iannaccone, su ordine del pm Vincenzo Montemurro, si sono presentati nell’abitazione di via D’Aquino per una perquisizione. Gli inquirenti sarebbero stati a caccia di documenti relativi ad appalti, in particolare sono stati acquisiti tutti i dati telematici dai supporti elettronici in uso agli indagati.
L’indagine è quella “Sarastra” sui rapporti tra politica e camorra a Scafati e nei comuni limitrofi e che ha avuto come conseguenza lo scioglimento del consiglio comunale di Scafati per infiltrazioni della criminalità organizzata. Nell’ambito di questa inchiesta la “coppia politica” formata dall’ex sindaco Pasquale Aliberti e dalla consigliera regionale di Forza Italia Monica Paolino è indagata per scambio elettorale politico mafioso, voti in cambio di benefici per i clan e gli imprenditori loro vicini.
Un’indagine che vede coinvolte una ventina di persone, tra politici, collaboratori, dirigenti e funzionari comunali.
Contestati a vario titolo l’associazione per delinquere, voto di scambio politico, abuso d’ufficio, concussione, corruzione e violenza privata, tutti con l’aggravante mafiosa. Qualche giorno fa la perquisizione ad Andrea Vaiano, interessato alla gestione della “Tyche”, azienda impegnata nella costruzione del Polo Scolastico, progettata da Guglielmo La Regina della Archicons srl, lo stesso del “sistema La Regina” che ha messo nei guai (e anche agli arresti) professori universitari, dirigenti e funzionari pubblici e politici pure del calibro dell’ex assessore regionale e attuale consigliere alla Regione Pasquale Sommese.
Se il “Sistema La Regina” si intrecci con quello “Aliberti-Di Saia” è l’obiettivo sul quale indagano oggi la Dda napoletana con i colleghi salernitani.

Adriano Falanga

 

—- La telefonata che lega i sistemi  “La Regina” e “Aliberti”
SCAFATI. «Per offerta migliorativa parlo di una cosa diversa, come quella che abbiamo fatto a Scafati, ha funzionato, nell’interesse dell’amministrazione». Così parlava Guglielmo La Regina, considerato dagli inquirenti deux et machina del “sistema La Regina”, che a Scafati è entrato in molti appalti banditi dall’amministrazione sciolta per infiltrazioni mafiose.La Regina a telefono cita “Scafati”, spiegando quella che è la sua visione di progettazione e gestione gare per la realizzazione di opere pubbliche. Al suo interlocutore racconta dell’incapacità dei comuni che non hanno in sede competenze e capacità professionali per fare le cose e pertanto si arriva al paradosso di perdere i finanziamenti perché non vengono presentati i progetti. «Per l’accelerazione di spesa loro avrebbero bisogno di una grande mano, di una buona struttura di supporto al Rup» aggiunge La Regina al telefono. Elementi che hanno comportato la settimana scorsa l’acquisizione di documenti nella sede legale della Tyche e l’iscrizione sul registro degli indagati di Andrea Vaiano.  Ieri la nuova perquisizione a Pasquale Aliberti e Monica Paolino.                  (a.f.)SCAFATI. «Per offerta migliorativa parlo di una cosa diversa, come quella che abbiamo fatto a Scafati, ha funzionato, nell’interesse dell’amministrazione». Così parlava Guglielmo La Regina, considerato dagli inquirenti deux et machina del “sistema La Regina”, che a Scafati è entrato in molti appalti banditi dall’amministrazione sciolta per infiltrazioni mafiose.La Regina a telefono cita “Scafati”, spiegando quella che è la sua visione di progettazione e gestione gare per la realizzazione di opere pubbliche. Al suo interlocutore racconta dell’incapacità dei comuni che non hanno in sede competenze e capacità professionali per fare le cose e pertanto si arriva al paradosso di perdere i finanziamenti perché non vengono presentati i progetti. «Per l’accelerazione di spesa loro avrebbero bisogno di una grande mano, di una buona struttura di supporto al Rup» aggiunge La Regina al telefono. Elementi che hanno comportato la settimana scorsa l’acquisizione di documenti nella sede legale della Tyche e l’iscrizione sul registro degli indagati di Andrea Vaiano.  Ieri la nuova perquisizione a Pasquale Aliberti e Monica Paolino.                  (a.f.)

—- LA CRONISTORIA / Dal 18 settembre l’ex sindaco e la moglie sono sott’inchiesta
I due anni di indagine su politica e diversi clan 

SCAFATI. Era l’alba del 18 settembre 2015, quando gli uomini della Dia bussarono alle due villette della famiglia Aliberti. Furono notificati gli avvisi di garanzia all’allora sindaco Pasquale Aliberti, alla moglie consigliere regionale Monica Paolino, al fratello imprenditore Nello Maurizio, allo staffista Giovanni Cozzolino, alla segretaria comunale Immacolata Di Saia. Il 22 marzo 2016 arriva a Palazzo Mayer la commissione d’accesso prefettizia. Resterà sull’Ente per sei mesi, fino al 22 settembre 2016. Nel mese di giungo 2016 il pm Montemurro chiede la misura restrittiva e cautelare degli arresti per i fratelli Aliberti. Il Gip Donatella Mancini respinge, derubricando il reato di voto di scambio a corruzione elettorale, che non prevede gli arresti. La Procura Antimafia ricorre in Appello, il Tribunale del Riesame di Salerno si pronuncerà il 25 novembre 2016. La triade di giudici non solo accoglierà la richiesta dell’antimafia, ma restituirà un profilo giudiziario più grave di quello redatto dagli inquirenti. Alla sentenza del riesame il collegio difensivo degli Aliberti annuncia il ricorso in Cassazione. Il primo cittadino si dimette, il 20 dicembre arriva il prefetto Vittorio Saladino per guidare l’ente come commissario ordinario. Il 27 gennaio 2017 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella firmerà il decreto di scioglimento per infiltrazioni criminali. Arriva la triade commissariale per la gestione straordinaria dell’ente. Un incarico previsto nella durata di 18 mesi, e affidato al Prefetto Gerardina Basilicata, al vice prefetto Maria De Angelis e al funzionario ministeriale Augusto Polito. Il 7 marzo 2017 la Corte di Cassazione nega gli arresti accogliendo parzialmente il ricorso del collegio difensivo. Il caso ritorna al riesame, dovrà motivare il perché si ritiene necessaria la misura degli arresti in carcere, piuttosto che un’altra misura restrittiva, come il braccialetto elettronico. Confermato però l’impianto accusatorio, ritenendo significativo il quadro probatorio del voto di scambio politico mafioso.                      (a.f.)

 

— «La Paolino ha fatto poco danneggiando la città»

I CINQUE STELLE /Il nome di Scafati accostate sempre ad indagini politico giudiziarie
SCAFATI. La città non ne può più di essere continuamente accostata a fatti di criminalità organizzata per le vicende giudiziarie del consigliere regionale Monica Paolino di Forza Italia. Questa in sintesi la posizione del Movimenti Cinque stelle di Scafati.
Scrivono da Sim, Scafati in Movimento usando toni molto duri: «Il nome della città di Scafati dovrebbe essere accostato a una politica per le azioni a favore del territorio e non per le indagini di riferimento e al consigliere regionale Monica Paolino che poco ha fatto per la sua città ma che in termini di cronaca giudiziaria l’ha resa famosa».
I pentastellati aggiungono anche una più ampa riflessione politica: «Ci dispiace per il nome della città che viene accostato sempre ad indagini politico giudiziarie, avvenimenti che non vogliamo facciano passare in secondo piano le vere colpe politiche del Sindaco Aliberti e dei suoi fallimenti che sono sotto gli occhi di tutti. Un sindaco che aveva una maggioranza schiacciante con 16 consiglieri e che è stato capace di perderne la maggior parte passando numericamente in minoranza. Questa è stata la sua più grande sconfitta e va ricordata».

 

—- «Un abbraccio forte a chi ci vuole davvero bene»

SCAFATI. Intonro alle 15 di ieri il primo post su Facebook di Pasquale Aliberti, l’ex sindaco la cui casa è stata perquisita ieri mattina. Tace la moglie Monica Paolino. Scrive l’ex primo cittadino sul social media:   «Le persone belle. Ho imparato che le persone #belle non arrivano dal nulla ma hanno sempre compiuto un percorso nella vita. Che hanno conosciuto la sconfitta, la sofferenza e le delusioni con #dignita’. Che hanno una sensibilità per le cose della vita che riempie le loro azioni di un #amore profondo. Io le ho conosciute: sono le più #semplici e le più comuni. Un #abbraccio forte a chi ci vuole davvero bene».

—- MONICA PAOLINO / La precisazione del consigliere regionale agli investigatori
«E’ un addetto stampa ad occuparsi del mio profilo»

Il consigliere regionale e ex presi- dente della commissione Antimafia Monica Paolino agli investigatori ha spiegato che il suo profilo Facebook non è gestito direttamente da lei ma dal suo addetto stampa. Dunque, è una persona sua fiducia, nominata in concomitanza con l’e- lezione a consigliere regionale che quotidianamente si occupa di ag- giornare la bakeka ed interagire con il nutrito gruppi di “amici” presenti sul profilo. Ovviamente su questo sarà l’esperto informatico a doversi esprimere dopo aver preso visione di post e conversazioni anche private degli indagati.
Non è la prima volta che Pasquale Aliberti e Monica Paolino vengono sottoposti a delle perquisizioni dal- l’apertura del fascicolo a loro carico con l’accusa di voto di scambio.

p.f.

 

«L’avvocato mi aveva detto di non utilizzare facebook»

“Il mio avvocato mi aveva detto che era meglio non utilizzare la pa-gina facebook”. E’ la frase pronunciata dall’ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti quando gli uomini della Dia (direzione investigativa antimafia) agli ordini del colonello Giulio Pini hanno spiegato all’indagato che dovevano procedere alla copia della bacheca perso- nale del social sua e della moglie Monica Paolino.

I coniugi Aliberti nel corso della perquisizioni da parte degli uomini della Dia sono apparsi tranquilli e non hanno voluto la presenza dei legali di fiducia. p.f.

Il consigliere regionale e ex presi- dente della commissione Antimafia Monica Paolino agli investigatori ha spiegato che il suo profilo Facebook non è gestito direttamente da lei ma dal suo addetto stampa. Dunque, è una persona sua fiducia, nominata in concomitanza con l’elezione a consigliere regionale che quotidianamente si occupa di ag- giornare la bakeka ed interagire con il nutrito gruppi di “amici” presenti sul profilo.
Ovviamente su questo sarà l’esperto informatico a doversi esprimere dopo aver preso visione di post e conversazioni anche private degli indagati.
Non è la prima volta che Pasquale Aliberti e Monica Paolino vengono sottoposti a delle perquisizioni dal- l’apertura del fascicolo a loro carico con l’accusa di voto di scambio.

p.f.

pagina2 del 4 aprile 2017 pagina 3 del 4 aprile 2017




Scafati. Nuova perquisizione a casa di Aliberti e Paolino

casa proprietà Aliberti

Casa di Pasquale Aliberti e Monica Paolino

Ancora una volta l’ex sindaco Pasquale Aliberti e e la moglie Monica Paolino, consigliere regionale di Forza Italia, si sono svegliata all’alba e per “colpa” della Dia. Su ordine del pm Vincenzo Montemurro, questa mattima, gli uomini del capitano Fausto Iannaccone si sono presentati nell’abitazione di via D’Aquino per una perquisizione. Gli inquirenti sarebbero stati a caccia di dcumenti relativi ad appalti.

L’indagine è quella “Sarastra” sui rapporti tra politica e camorra a Scafati e nei comuni limitrofi e che ha avuto come conseguenza lo scioglimento del consiglio comunale di Scafati per infiltrazioni della criminalità organizzata. Nell’ambito di questa inchiesta la “coppia politica” sono indagati per scambio elettorale politico mafioso, voti in cambio di benefici per i clan e gli imprenditori loro vicini. Un’indagine che focalizza la sua attenzione che vede coinvolti una ventina di persone contestati a vario titolo l’associazione per delinquere, voto di scambio politico, l’ abuso d’ufficio, concussione e violenza privata, tutti con l’aggravante mafiosa.

Qualche giorno fa la perquisizione ad Andrea Vaiano, interessato alla gestione della “Tyche” impegnata nella costruzione del Polo scolastico progettata da Guglielmo La Regina lo stesso del sistema La Regina che ha messo nei guai (e anche agli arresti) professori universitari, dirigenti e funzionari pubblici e politici pure del calibro dell’ex assessore regionale e attuale consigliere alla Regione Pasquale Sommese. Che il “Sistema La Regina” si intrecci con quello “Aliberti-Di Saia”. Questo l’obiettivo da chiarire da parte degli inquirenti oltre a un presunto appoggio alle elezioni regionali del 2015 da parte dei clan al candidato Paolino che farebbe svoltare l’indagine per s